sergionava

ll Circolo Vizioso

In Giovani Italians on 4 febbraio 2015 at 09:00

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Partiamo dai dati positivi, stavolta: la disoccupazione giovanile è sensibilmente calata, passando in un solo mese al 42%, il valore più basso in un anno, -1% in 31 giorni.

Dato indubbiamente incoraggiante, che forse fa intravedere una svolta. Ma non dimentichiamo che -al contempo- sono aumentati gli inattivi, una “camera di compensazione” che si amplia e si svuota regolarmente, incidente sul numero di occupati e disoccupati. Indica l’Istat come -in un solo mese- gli inattivi siano cresciuti di 37mila unità, +0,9%. Non si tratta di nuovi occupati. Ma di giovani che il lavoro non lo cercano più. E che per questo, paradossalmente, non figurano tra i disoccupati.

Altro dato su cui riflettere, quello della Garanzia Giovani: a tutti gli effetti un flop clamoroso, a cui il Governo sta cercando di mettere una pezza. Solo il 22,8% dei potenziali beneficiari si sono iscritti al programma, 392mila giovani circa. E non solo i giovani inattivi non credono nel piano (che -tra l’altro- è gratis): pure le aziende sembrano sostanzialmente disinteressate. Da maggio ad oggi sul portale sono comparse solo 30mila offerte di lavoro, per un totale di 43mila posti. Una goccia nel mare. E non parliamo della qualità delle posizioni offerte, molto spesso sotto gli standard…

Attualmente sono attive solo 3784 offerte di lavoro, per quasi seimila posti in totale. Pochi, davvero troppo pochi.

Poiché ci piace chiudere con una dichiarazione significativa, oggi vi citiamo quella -recentissima- del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco: “le imprese italiane non investono sull’innovazione tecnologica, favorendo così la fuga dei cervelli. In presenza di significative difficoltà nel trovare competenze adeguate nel mercato del lavoro, le imprese sembrano reagire non innalzando i salari, bensì riducendo la propensione a investire in nuove tecnologie, contenendo di conseguenza il fabbisogno di manodopera qualificata. L’innescarsi di questo circolo vizioso deprimerebbe ulteriormente l’incentivo all’investimento in capitale umano, spingendo i lavoratori altamente qualificati a emigrare, in cerca di migliori opportunità lavorative. Alcuni studi della Banca d’Italia attribuiscono quasi metà del divario nella quota di laureati tra Italia e Germania a questo ipo di interazioni“.

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