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Stipendi “polacchi” / costo della vita “svizzero” – The Expo Case

In Giovani Italians on 29 aprile 2015 at 09:00

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Se c’è qualcosa che può spiegare -meglio di qualsiasi articolo o lezione accademica- l’Italia a uno straniero in arrivo questa settimana ad Expo… beh, questa è proprio la vicenda dei famosi “contratti Expo“.

Un articolo su un noto giornale nazionale -pochi giorni fa- lanciava l’allarme sociale: Expo offre lavoro, ma quei “bamboccioni” dei nostri giovani spariscono, non appena qualcuno offre loro l’occasione di tirar su le maniche. Autocritica di categoria: prima di pubblicarlo, forse sarebbe stato il caso di approfondire un po’ di più… che ne dici, collega?

Poi però si scopre che le agenzie interinali incaricate di fare la selezione stavano -nei fatti- offrendo un tipo di contratti che -a fronte di 28/36 ore di lavoro settimanali- corrispondeva la miseria di 800-900 euro netti mensili.

La solita furbata all’italiana. Il lavoro non c’è, allora si gioca al ribasso. Nell’ambito di un evento di portata internazionale, intorno al quale girano milioni e milioni di euro, la manodopera la si paga con stipendi da Paese dell’Est Europa. Dimenticandosi che Expo si trova a Milano, città notoriamente davvero cara, per viverci.

La solita logica dello “stipendio polacco-costo della vita svizzero”, che sta mettendo in ginocchio un’intera generazione di giovani.

Quando capiremo che fare i furbi non paga… non sarà mai troppo tardi. O forse, scusate se mi contraddico, è già troppo tardi.

I nostri migliori giovani hanno fatto nel frattempo le valigie, volando verso destinazioni dove lo stipendio è commisurato al costo della vita. Expo o non Expo. Ribadisco: con tutti i soldi che girano intorno a questo maxievento, non si riusciva a garantire stipendi un po’ più decenti?

Traduzioni “made in Switzerland”

In Storie di Talenti on 27 aprile 2015 at 09:00

Anche se trascorro spesso le ferie in Italia, rimpatriare al momento non è un mio obiettivo. Talvolta mi chiedo cosa starei facendo, se non fossi mai partita, e l’immagine che vedo non è particolarmente allettante: se tornassi indietro rifarei senz’altro le stesse scelte“: non ha rimpianti o rimorsi Martina Bellodi, 38enne coordinatrice dell’Ufficio Traduzioni per le Poste Svizzere, a Berna.

Martina coltiva fin da giovane la passione per le lingue: scegli così di studiare Traduzione a Forlì (inglese e tedesco). Alla fine del periodo di studi opta per la libera professione, cominciando a lavorare come freelance su commissione, in particolare con l’area svizzera.

Il lavoro ingrana, ma l’imposizione fiscale in Italia si rivela presto imponente: oltre 50 ore settimanali di lavoro divengono un carico sproporzionato, se raffrontato con la pesante sforbiciata di tasse a fine anno.

Dopo sette anni di lavoro come traduttrice freelance, e forte dell’esperienza accumulata con la Svizzera, decisi nel 2009 di contattare diverse istituzioni e aziende elvetiche, per effettuare un periodo di lavoro all’estero“: così Martina ricorda la svolta della sua vita.

L’offerta d impiego arriva dalle Poste svizzere, azienda che ha un forte bisogno di traduttori -al punto da vantare una divisione specifica- a causa del quadrilinguismo che contraddistungue la nazione elvetica. “E’ proprio la Svizzera uno dei pochi Paesi dove i traduttori possono aspirare a posizioni da dipendenti presso grandi aziende o istituzioni“, sottolinea Martina.

In soli cinque anni, dopo essere entrata al livello più basso, scala rapidamente le posizioni aziendali, arrivando a coordinare l’Ufficio Traduzioni: “il mio datore di lavoro ha creduto nelle mie possibilità e nel mio potenziale“, annota orgogliosa.

Ospite della puntata è Rafael Lozano Miralles, Direttore del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione presso la sede di Forlì dell’Università di Bologna. Con lui affrontiamo il tema delle opportunità professionali per i giovani traduttori, tra Italia ed estero, e raccontiamo del “ponte” che sta costruendo proprio con Martina.

Nella rubrica “Expats” spazio alle vostre lettere: oggi ospitiamo la missiva che ci ha inviato Paolo Faleschini, architetto protagonista di una puntata di “Giovani Talenti” lo scorso gennaio, che ci racconta come -grazie al nostro programma e ai suoi consigli- un giovane architetto abbia trovato lavoro in Olanda.

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La discussione di aprile: “L’Italia è ancora il Paese dei raccomandati? Quanti raccomandati conoscete, che non hanno mai inviato uno straccio di curriculum, per guadagnarsi il posto? E’ ancora utile essere “figlio di”, in questo Paese? E per ogni raccomandato incapace… quanti giovani bravi e senza “Santi in Paradiso” se ne vanno?”

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Alla prossima puntata: sabato 2 maggio, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24

Duecentosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 25 aprile 2015 at 09:00

Duecentosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Dopo aver toccato nelle ultime puntate nuove e inesplorate frontiere, tra Iraq e Filippine, chiudiamo il mese nella vicina Svizzera tedesca.

Una “prima assoluta” per la professione che vi raccontiamo oggi: quella del traduttore -o meglio, della traduttrice, in questo caso- lavoro che rappresenta un interessante segnale dell’indice di internazionalizzazione di un Paese.

All’interno della storia che vi raccontiamo oggi, apriamo pure uno spaccato sulla valorizzazione delle professionalità dei giovani italiani all’estero. Dove la carriera può essere davvero molto rapida.

***Prosegue oggi “Giovani Talenti in Europa”: per i nostri ascoltatori quattro viaggi-studio al Parlamento Europeo di Strasburgo, e quattro biglietti per il Padiglione Europeo ad Expo 2015. Tutte le info su come partecipare ascoltando oggi “Giovani Talenti”. STAY TUNED!

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Italiani di Frontiera

In Storie di Talenti on 22 aprile 2015 at 09:00

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Oggi vi segnalo un libro appena uscito, che ritengo abbia realmente tanto da insegnare, per storie e modelli che rappresenta.

Lo ha scritto Roberto Bonzio, anima e volto del progetto “Italiani di Frontiera“, ed è -nei fatti- la trasposizione su carta dello storytelling sull’ecosistema innovativo della Silicon Valley, che Roberto sta portando in giro da anni nella Penisola, con un potente messaggio di cambiamento.

Raramente segnalo libri, anche perché preferisco parlare di fatti e dati. Ma “Italiani di Frontiera” è la rappresentazione plastica del perché i connazionali all’estero possono fare la differenza.

Anche perché -come viene riportato nella quarta di copertina- “l’innovazione non riguarda le tecnologie, ma il modo di pensare. Non le macchine, ma le teste”.

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Start-Up nelle Filippine

In Storie di Talenti on 20 aprile 2015 at 09:00

Voglio lanciare un messaggio ai giovani italiani dai 20 anni in su: lasciate l’Italia, per andare in posti dove ci sono maggiori opportunità. Questi posti, a meno che non lavoriate in finanza, moda o real estate, non sono né Londra, nè New York, nè Sydney – il vero spirito imprenditoriale lo potete tranquillamente sfoggiare in Paesi dove ci sono meno competitors, e più opportunità!” Si presenta così, con un messaggio ad alto contenuto innovativo (e anche di sfida), Mario Berta, 30 anni, Regional Managing Director per un fondo di venture capital nelle Filippine.

Il percorso di Mario prende il via con una laurea in Economia a Torino. Un’esperienza di lavoro in Olanda lo proietta però presto sul palcoscenico internazionale: è a quel punto che decide di trasferirsi in Spagna, per completare i suoi studi economici.

Se volete andare a fare un Master all’estero, dovete entrare nelle prime 15 scuole al mondo“, consiglia Mario, che -una volta conclusi gli studi nella Penisola iberica- entra a far parte di un’azienda di comunicazione specializzata nella vendita di servizi ai Paesi emergenti. La finestra sull’Asia si apre per lui in questo preciso lasso temporale.

Il passo fondamentale Mario lo compie nel 2010, quando mette piede in Malesia: “da quel momento capii che il mondo stava entrando nel cosiddetto “secolo asiatico”“, riflette ora a posteriori. In pochi anni la sua vita professionale si trasforma: prima un’esperienza di lavoro presso una multinazionale americana nel settore delle telecomunicazioni, poi l’esordio nel settore hi-tech, come amministratore delegato di Easy Taxi. Fino all’ultima -per ora- tappa: Direttore dello Sviluppo per un fondo di investimenti, che implica -tra le altre cose- il trasferimento della residenza nelle Filippine.

In Asia c’è un’ambizione che oggi è impossibile incontrare non solo in Italia, ma in tutta Europa“, riflette Mario.

Ospite della puntata è Marco Bicocchi Picchi, delegato all’Internazionalizzazione dell’associazione “Italia Start-Up”. Con lui facciamo il punto sul livello di sviluppo dell’ecosistema delle aziende innovative nella Penisola. E sul grado di internazionalizzazione che stanno acquisendo.

Nella rubrica “Expats” parliamo di un libro, “Vivere all’estero – Guida per una Relocation di Successo”, che punta a fornire consigli pratici sul trasferimento all’estero. Quali sono le opportunità e le difficoltà, quali le progressive fasi di adattamento, personale e professionale? Con noi Francesca Prandstraller, autrice del volume.

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Duecentosettantatreesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 18 aprile 2015 at 09:00

Duecentosettantatreesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Dopo aver toccato la frontiera “calda” dell’Iraq la scorsa settimana, questo sabato ci spostiamo in un altro “territorio di frontiera”, quello delle Filippine. Un Paese finora poco battuto, dalla nostra trasmissione.

Nei pressi di Manila -come vedremo- si lavora al futuro. Almeno in termini di start-up e innovazione. Anche in questo caso, ad essere coinvolto in prima persona è un giovane italiano.

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A Nation on the Run

In Fuga dei giovani on 15 aprile 2015 at 09:00

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Oggi vi segnalo questo interessante articolo, comparso sul sito “CapX”, che fa il punto -visto dalla Gran Bretagna- della nuova emigrazione professionale italiana. Fenomeno che non accenna ad arrestarsi.

Tra i commenti, molto interessante quello del giornalista del “Financial Times” Ferdinando Giugliano: “Italy is basically losing big chunks of its potential ruling class at all levels: politicians, technocrats, and entrepreneurs“. E’ quanto sosteniamo da anni: qui abbiamo un enorme problema di classe dirigente potenziale che se ne va.

E raramente torna. Lasciandoci con un'”altra” classe dirigente: mediamente anziana, mediamente cooptata e non selezionata, nonché ben poco internazionale. Non è una bella prospettiva…

L’articolo integrale CLICCANDO A QUESTO LINK

 

Cooperazione Internazionale in Iraq

In Storie di Talenti on 13 aprile 2015 at 09:00

Ho provato a tornare in Italia, dopo il Master negli Stati Uniti, ma quando l’ho fatto mi sono scontrata con un sistema di lavoro obsoleto, e per nulla meritocratico. Il problema è che l’Italia è ancora in periferia, quando si tratta di sviluppo sostenibile“: è l’amara denuncia di Elena Vuolo, 35 anni, Reports Specialist per l’Unicef a Erbil, in Iraq.

Elena studia “Management delle Organizzazioni Internazionali” a Milano, grazie ad una borsa di studio: le prime esperienze sul campo arrivano nel corso del periodo universitario, anche se Elena ravvisa fin da subito un forte scarto fra la teoria e la pratica, come avviene spesso in Italia – peraltro…

A quel punto opta per una tesi sperimentale: “il giorno dopo la laurea ero in Spagna, dove a 24 anni divenni “project manager” per il Dipartimento di Cooperazione Internazionale del Politecnico di Madrid“, ricorda lei ora.

Dopo un anno Elena lascia la Penisola iberica, e si trasferisce -grazie ad un’altra borsa di studio- negli Stati Uniti, per un Master in “Global Health”. Un’esperienza che le apre gli occhi, sul modello di insegnamento americano. Il ritorno in Italia, per sua stessa ammissione, è “frustrante“: “lavoravo per poco più di 1200 euro al mese in università, preparando moduli per Masters che promettevano di insegnare cosa fosse la cooperazione internazionale, senza neppure offrire opportunità di internships. A 27 anni sentivo di non appartenere al mio Paese“, denuncia Elena.

I suoi tentativi di “americanizzare” il modello italiano, collegando maggiormente studio e pratica, si rivelano un insuccesso: Elena decide allora di tornare sul campo. Prima al Cairo, con l’Oms, poi in Afghanistan (Oms ed Onu), prima di approdare con l’Unicef in Iraq.

Non mi piace parlare di “fuga dei cervelli”: siamo italiani che lavorano in contesti e sistemi, che seguono logiche di meritocrazia e opportunità, che il nostro Paese semplicemente non offre“, chiosa Elena.

Ospite della puntata è Stefania Paradisi, responsabile dell’Ufficio Master presso l’Ispi di Milano. Con lei approfondiamo il tema delle opportunità di studio e lavoro, per i giovani che intendono seguire le orme di Elena nel settore della cooperazione internazionale.

Nella rubrica “Expats” ci trasferiamo in Irlanda, per conoscere “Radio Dublino”, emittente che racconta –online e in FM- la nostra comunità di espatriati sull’Isola di Smeraldo. Ne parliamo con Maurizio Pittau, produttore e presentatore di “Radio Dublino”.

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Duecentosettantaduesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 11 aprile 2015 at 09:00

Duecentosettantaduesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Apriamo con oggi un mese “globale”, che ci porterà su sentieri meno battuti dalla nostra emigrazione “tradizionale”: iniziamo dall’Iraq, per parlare di cooperazione internazionale, e di quanto sia difficile poterla fare con un piede nella Penisola…

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Non è un Paese per Meritevoli…

In Meritocrazia on 8 aprile 2015 at 09:00

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Misurare la meritocrazia“: finalmente qualcuno ci ha provato. Dopo anni in cui abbiamo buttato il nostro tempo a riempire i “talk show” di termini che neppure ci appartengono culturalmente, in quanto lontani anni-luce dai nostri sistemi consociativi e basati sulle relazioni della peggior specie… scopriamo che nulla è cambiato.

L’Italia NON è un Paese meritocratico.

A certificarlo, questo interessante studio di Paolo Balduzzi, Giorgio Neglia e Alessandro Rosina, che classifica la Penisola all’ULTIMA posizione in Europa per meritocrazia, sulla base di diversi parametri.

Tra le altre cose, abbiamo la conferma che anche Spagna e Polonia ci sorpassano abbondantemente.

Tutte le informazioni a questo link: http://www.lavoce.info/archives/34061/il-merito-in-italia-questo-sconosciuto/