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***S24: “Italiani all’estero, la Brexit non ostacola l’esodo verso Londra”***

In Fuga dei giovani on 15 luglio 2017 at 12:30

In un articolo di Sergio Nava su “Il Sole 24 Ore” di lunedì 10 luglio, gli ultimi dati Aire sull’espatrio dall’Italia nel 2016:

-espatri annui raddoppiati in un quinquennio – ora oltre quota 120mila;

-boom della Gran Bretagna -nel 2016- tra i 20-40enni… nonostante la Brexit

LA VIDEOINTERVISTA DI FRANCESCA BARBIERI A SERGIO NAVA

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Dati Aire luglio 2017 parte 1/// Dati Aire luglio 2017 parte 2

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***BREAKING: Solo due italiani su dieci pensano al rientro

In Fuga dei giovani on 2 dicembre 2016 at 10:37

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FONTE: ANSA. Poco piu’ del 20% degli italiani all’estero pensa al rientro “come un possibile esito futuro, anche a breve”, mentre il 31,5% e’ certo di non voler proprio tornare. E’ quanto emerge dal 50esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis.

Il 62,7% considera stabile la propria presenza all’estero e intende continuare a vivere nel Paese di destinazione, il 6,2% e’ attivato per restare, il 22% non ha ancora progetti precisi.

Il 52,3% dei rispondenti si riconosce nell’affermazione che indica nell’Italia un Paese pieno di risorse, ma penalizzato dalla sua classe dirigente.

Basta Ipocrisie sui Talenti in Fuga

In Fuga dei giovani on 10 ottobre 2016 at 09:00

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A proposito degli ultimi dati sull’emigrazione italiana contenuti nel Rapporto Migrantes, che peraltro vi avevamo anticipato ad aprile (clicca qui per leggere), vi offriamo questo piccolo e modesto spunto di riflessione:

Che sempre più italiani emigrino non è una notizia. Ha smesso di esserlo. Già due anni fa avevamo sfondato la quota ufficiale di 100mila espatri. Ufficiale, perchè anche i muri sanno che i numeri sono almeno doppi, ad esser generosi. Quello che sta cambiando è la composizione: sei mesi fa Radio 24 -con la trasmissione “Giovani Talenti”- rilevò come cresce sempre di più la quota di giovani, all’interno del flusso migratorio. Quantificammo in oltre la metà gli “under 40”, sul totale degli expats. La Fondazione Migrantes restringe il focus, e individua i 18-34enni come un terzo del totale. Di qui due notizie. Quella buona è che una parte dei nostri giovani sta diventando sempre più mobile e internazionale. Forse più per necessità, che per scelta. Quella cattiva è che a forzare -per l’appunto- questa mobilità sono le condizioni in cui si trovano gli “under 40” nella Penisola. Non passa giorno senza che un rapporto o una statistica ce lo ricordi: ultima l’Ocse, secondo cui sui giovani inattivi facciamo peggio solo di Grecia e Turchia. Riassume il presidente Mattarella: “i flussi migratori talvolta rappresentano un segno di impoverimento, piuttosto che una libera scelta”. Il problema, spostando il focus, non è tanto e solo nell’uscita. Ma sul rientro. O sull’attrattività di capitale umano. I pasticci legislativi fatti negli ultimi anni dai vari Governi -in tema di incentivi al rientro- ben rappresentano la confusione che regna sul tema. E forse, guardando al fatto che la méta preferita dai giovani italiani resta la Gran Bretagna, destinazione ora messa in pericolo dalla Brexit, qualche sforzo ulteriore per rendere l’Italia il nuovo posto dove vivere e lavorare andrebbe fatto. Altrimenti piantiamola di piangere lacrime di coccodrillo. L’ipocrisia non è una qualità di cui vantarsi“.

What is an “Expat”?

In Fuga dei giovani on 21 settembre 2016 at 09:00

Riceviamo e segnaliamo il progetto di ricerca avviato da una linguista italiana sul termine “expat”. Invito rivolto a tutti i nostri connazionali all’estero. A voi:

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Cervelli e Competitività

In Fuga dei giovani on 8 giugno 2016 at 09:09

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L’agenzia di stampa Ansa ha recentemente anticipato la bozza del DL competitività, che prevederebbe novità anche per i ricercatori che scelgono di rientrare nella Penisola. Novità pure per le start-up.

Cosa ne pensate? Sono misure interessanti? Potenzialmente utili, soprattutto?

Scriveteci la vostra: fugadeitalenti@gmail.com

Questi i punti principali:

-L’agevolazione fiscale per il “rientro dei cervelli” in Italia potrebbe diventare permanente. La misura elimina infatti i limiti temporali del bonus inserito nel dl 78/2010, non fissando altri parametri. Il dl di 6 anni fa prevedeva l’esclusione “dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo del 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori” che dopo due anni all’estero tornassero a lavorare in Italia.

-In arrivo sconti fiscali per le imprese che adotteranno una start up, divenendone ‘sponsor’. In pratica, le società quotate che investiranno nel capitale di start up con una quota di almeno il 20% – e che deterranno la quota per almeno tre anni – potranno scaricare integralmente le perdite operative per l’avviamento della nuova azienda.

-Visti e permessi di soggiorno “facili” per chi investe in Italia. Il visto potrà essere rilasciato a chi investe almeno un milione di euro in un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato (con l’obbligo di mantenere l’investimento per almeno 2 anni) o in alternativa a chi effettua “una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica…) per un importo non inferiore a un milione di euro”.

Una questione di soldi

In Giovani Italians on 25 maggio 2016 at 09:00

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L’Istat ha recentemente fotografato le persistenti difficoltà che caratterizzano la vita dei giovani italiani: sono sempre di meno, troppo qualificati rispetto ai lavori che svolgono, con contratti spesso e volentieri a tempo. Giovani che -anche quando studiano a livello universitario- sono nei fatti obbligati a proseguire la carriera accademica, per evitare di restare a piedi. Così sei su dieci rimangono a casa con i genitori. E oltre due milioni di loro continuano ad essere inattivi.

Per chi volesse saperne di più, a questo link sono disponibili tutti gli approfondimenti.

Noi oggi ci limitiamo ad aggiungere un solo dato, ma molto significativo, che spiega perché i nostri migliori talenti, potendo, scelgono l’estero.

E’ anche una questione di soldi, sì: secondo un’indagine Willis Towes Watson, i nostri giovani, all’ingresso nel mercato del lavoro, percepiscono una media di 27mila euro annui. Gli spagnoli sono a 30.700 euro, i francesi a 33.400, i britannici a 33.600, i tedeschi a 47mila, gli svizzeri a 83.600 (!)

Serve altro?

 

 

Emigrazione & Formazione

In Fuga dei giovani on 4 maggio 2016 at 09:00

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Proseguiamo nella pubblicazione di dati significativi, in tema di emigrazione e giovani:

-secondo l’Istat, oltre 36mila giovani hanno lasciato l’Italia nel 2014 (per chi volesse consultare i dati Aire aggiornati al 2015 clicchi qui). Il dato è del +20,9% sull’anno precedente…: “si osserva un’accresciuta propensione dei giovani residenti in Italia a emigrare“, annota l’Istat.

-…non dimentichiamo che una parte sempre più consistente di questa nuova emigrazione è costituita da giovani altamente qualificati. Risorsa rara e preziosa in Italia, se consideriamo che -secondo Eurostat- siamo ancora maglia nera in Europa per numero di laureati. Solo il 25,3% dei 30-34enni italiani era in possesso di un titolo di laurea nel 2015. A salvarci sono le donne, col 30,8%, mentre gli uomini arrivano a stento al 20%. In generale, facciamo peggio anche di Romania, Malta e Slovacchia.

Topic of the Week – Siete d’accordo? Dite la vostra!

In Fuga dei giovani on 6 aprile 2016 at 09:00

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Basta con questo racconto retorico e un po’ stanco, per cui dobbiamo riportare a casa i ragazzi che se ne vanno“, ha dichiarato il premier Matteo Renzi dagli Stati Uniti, parlando della “fuga dei cervelli”. “E’ un ragionamento che non ha senso. L’Italia deve investire su un proprio sistema di ricerca, che sappia attrarre e offrire a quei ragazzi che vogliono tornare indietro delle occasioni, ma il nostro obiettivo non è riportarli indietro“.

Oggi il mondo è interconnesso, tutto è globale – ha aggiunto Renzi – l’Italia può mettere in più degli altri la qualità del capitale umano, quindi dobbiamo investire sulla ricerca, ci sono due miliardi e mezzo pronti come investimento, e con una possibilità di creare un sistema in cui si diano certezze a chi vuole stare in Italia, ma contemporaneamente massima interconnessione con queste realtà qui, come il Fermilab“.

SIETE D’ACCORDO? PARLARE DI “FUGA DEI CERVELLI” E’ RETORICA?

IL PROBLEMA E’ STATO RISOLTO DALLA INTERCONNESSIONE E GLOBALIZZAZIONE?

NON HA QUINDI SENSO RIPORTARE A CASA I TALENTI?

La discussione è aperta.

Diteci la vostra, a fugadeitalenti@gmail.com

Quote of the Week…

In Giovani Italians on 17 febbraio 2016 at 09:00

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…non poteva che essere lo sfogo della ricercatrice Roberta D’Alessandro, che ha gelato i trionfalismi del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. La quale -incautamente- aveva celebrato l’ottima posizione raggiunta dai ricercatori italiani nell’assegnazione delle borse dell’ERC europeo. Peccato che la stessa Giannini non avesse guardato bene le tabelle… se lo avesse fatto, avrebbe visto come più della metà dei nostri stessi ricercatori lo avesse vinto all’estero (!) Un “unicum” tra i grandi Paesi europei.

La geniale Roberta D’Alessandro non gliele ha mandate a dire: il suo sfogo su Facebook ha messo a nudo il gap tra il mondo reale dei nostri giovani all’estero, che suda ogni centimetro conquistato e quanto sa di sal lo pane altrui… e una classe politica che non sembra proprio avere grande spessore. Anche impegnandosi.

Il testo della ricercatrice Roberta D’Alessandro:

“Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati.
La mia ERC e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai.
E così, io, Francesco e l’altra collega, Arianna Betti (che ha appena ottenuto 2 milioni di euro anche lei, da un altro ente), in 2 mesi abbiamo ottenuto 6 milioni di euro di fondi, che useremo in Olanda. L’Italia ne può evidentemente fare a meno.
Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.
Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.
Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto.

Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei”.

Questa la replica successiva del Ministro Giannini. Quando la toppa è peggio del buco – soprattutto perchè la Giannini vola altissimo, eterea e leggera… senza ancora una volta capire il nocciolo del problema. Un capolavoro di nulla:

“Ogni forma di polemica penso sia inutile e sterile quando si parla di ricerca scientifica e di risultati importanti che riguardano la comunità scientifica nazionale. I ministri non si vantano di alcunchè, hanno semmai il dovere, come credo di aver fatto umilmente e gioiosamente, di felicitarsi con tutti i membri della comunità italiana. Ricordo poi che, alla fine, i ricercatori, gli studiosi e gli scienziati non sono, italiani, tedeschi, francesi o americani ma membri di una comunità che per definizione è internazionale. Quindi più cooperazione, più fondi per la ricerca, che è il nostro compito e la nostra responsabilità, e più meccanismi semplici perchè – ha concluso – non siamo solo in grado di far rientrare i nostri giovani o meno giovani che sono all’estero per ragioni di studio ma anche di attrarre sempre più e sempre meglio talenti stranieri”.

“Il Futuro Altrove”

In Fuga dei giovani on 10 febbraio 2016 at 09:00

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Molto ben fatta la puntata di TG2 Dossier di sabato 6 febbraio sui giovani italiani all’estero, raccontati senza clichè o preconcetti. Uno spaccato davvero interessante e in presa diretta di questo mondo che sta crescendo oltreconfine. Raccontato dalla loro viva voce. I motivi che li hanno spinti a lasciare l’Italia appaiono evidenti.

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA DI TG2 DOSSIER