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Risorse Umane a Zurigo

In Storie di Talenti on 30 aprile 2012 at 09:00

All’interno delle aziende, la gestione delle risorse umane sta ricoprendo un ruolo sempre più fondamentale. Ormai le risorse umane non si occupano più solo di selezione del personale, di amministrazione e pagamento dei salari, ma giocano un ruolo fondamentale nelle decisioni strategiche prese dal business. In Svizzera la maggior parte delle aziende copre interamente i costi di istruzione del proprio personale, a partire dalle lauree triennali… per arrivare agli Mba. Anche in Italia sempre più aziende investono nelle risorse umane, ma l’idea generale è che nella Penisola il dipartimento HR si occupi solamente delle assunzioni e dei salari. E purtroppo, in molte aziende, questa è ancora la realtà“.

Parola di Silvia Vendrame, 27enne trevigiana, attualmente HR Coordinator per un’importante banca internazionale a Zurigo. Silvia vi arriva al termine di una formazione estremamente internazionale. Questo è anche il tema della puntata di questa settimana: la formazione all’estero. Fin dalla scuola secondaria Silvia allarga i propri orizzonti, con un anno in Germania. Poi l’iscrizione alla Facoltà di Economia, all’Università Ca’ Foscari di Venezia: ancora una volta, è l’esperienza all’estero a rivelarsi fondamentale. Uno stage di quattro mesi in Cile, poi l’Erasmus -ancora in Germania- a Bamberg.

Alla fine dell’università il salto in Svizzera, avvenuto -parole di Silvia- un po’ per caso: “ho visto un’offerta di lavoro interessante su un sito internet, ho mandato il CV e dopo pochi giorni sono stata contattata per un colloquio“, ricorda. Due i colloqui telefonici, poi l’intervista -decisiva- a Zurigo. Alla fine l’offerta del contratto a tempo indeterminato, con una posizione da Recruitment Consultant. Nel giro di un anno, grazie anche ai risultati conseguiti, Silvia viene promossa, passando a gestire un team di cinque persone. Tutte più anziane di lei. Fino all’ulteriore promozione, lo scorso dicembre.

In pochi anni Silvia sperimenta, a solo poche centinaia di chilometri dall’Italia, un mondo del lavoro giovane, internazionale, con una forte base meritocratica. Basti pensare che ciascun dipendente viene rigorosamente valutato alla fine dell’anno, per stabilire incentivi, bonus e promozioni. Un altro mondo… Anche per questo Silvia, pur nostalgica del Belpaese, non pianifica al momento un ritorno. Non ci sono le stesse prospettive. As simple as that.

Ospite della puntata è Raffaele Pirola, Direttore Marketing di Intercultura, associazione con la quale Silvia ha spiccato il primo salto verso l’estero. Con lui andiamo ad esplorare questa “Generazione Y”, sempre più internazionale e globale, abituata a viaggiare e ad abbattere le frontiere mentali e linguistiche. Sarà la classe dirigente del futuro? Riuscirà l’Italia a utilizzarla al meglio?

Nella rubrica “Spazio Emigranti” apriamo la consueta finestra mensile sull’associazione Italiansonline, la più grande comunità -virtuale e non- di espatriati italiani. Restiamo in Svizzera, ma passiamo alla sponda francofona: Giuliana Riva ci porta a conoscere la comunità tricolore di Losanna.

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Intanto siete tutti invitati a compilare il “Manifesto 2012 dei Giovani Talenti”:

Inviaci la tua proposta, per rendere l’Italia un Paese di “Circolazione dei Talenti”:
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2) sei un giovane professionista “under 40″ in Italia? Indicaci UN motivo che ti aiuterebbe a restare

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Alla prossima puntata: sabato 5 maggio, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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Centodiciannovesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 28 aprile 2012 at 09:00

Centodiciannovesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Internazionalizzarsi serve, fin da giovani: oggi vogliamo lanciare un messaggio alle nuove generazioni e alle loro famiglie, affinché le esperienze all’estero -nelle varie forme possibili- siano incentivate. E diventino una precondizione formativa.

Lo facciamo, con la storia di una selezionatrice attualmente al lavoro per una grossa banca in Svizzera: il posto per lei è arrivato, dopo una carriera scolastica e universitaria che ha avuto nelle esperienze oltreconfine la propria stella polare.

Soprattutto, scopriremo -attraverso la sua esperienza- come selezione e meritocrazia siano due ingredienti fondamentali del mondo del lavoro ideale. Non utopico. Altrove funziona… perché non provarci anche qui in modo strutturato, senza lasciare queste fondamentali caratteristiche a poche aree d’eccellenza?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Meritocrazia

In Meritocrazia on 26 aprile 2012 at 09:00

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“Meritocrazia” – by Bruno Bozzetto

Italia 2.0. La “Riconnessione”

In Declino Italia on 25 aprile 2012 at 09:00

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Trecentomila sono gli italiani altamente qualificati residenti nei Paesi Ocse: questa la stima fatta da un gruppo di ricercatori e professori italiani all’estero, presentata la scorsa settimana all’Aspen Institute (la ricerca è consultabile, cliccando su questo link).

Il 40% di loro vive in Europa, il 32% negli Usa, sempre secondo la stessa ricerca. Commenta il fisico Antonio Ereditato: “è come se l’Italia avesse un capitale e si fosse dimenticata di dove ha messo le azioni“.

Fa impressione vedere come le idee sostenute su questo blog, e portate avanti da qualche mese anche dall’associazione ITalents, siano ora al centro dell’azione di Governo: il premier Mario Monti ha recentemente dichiarato, anzi, “invocato”, l’incremento della connessione tra i cervelli italiani e quelli all’estero.

Dal brain drain alla brain circulation: abbiamo cominciato a dirlo, nel silenzio generale, tre anni fa. Nel frattempo altri tre anni sono andati bruciati, con un’Italia che si ostinava a ripetere, come un mantra, che la crisi era solo psicologica, che noi stavamo meglio degli altri, che come fanno le cose gli italiani non le fa nessuno, che gli altri erano stati cretini e incapaci nel modo di provocare  poi gestire la crisi. Ma poichè noi siamo più intelligenti, non ne avremmo sofferto. Balle.

Tre anni dopo, le imprese soffrono pesantemente gli effetti della crisi “psicologica” (Berlusconi, ti ricordi?), i giovani non sanno più dove sbattere la testa per trovare un lavoro qualsiasi, e stanno venendo al pettine tutti i nodi irrisolti di un Paese strutturalmente incapace di riformarsi.

Questo Governo ha mosso i primi passi su linee d’azione giuste, almeno nella teoria. Nella pratica, però, senza troppa decisione, senza capire che -proprio attraverso questa riconnessione con i migliori talenti all’estero- passa il rilancio dell’Italia.

E’ giusto e interessante porre le basi teoriche di questa riconnessione, è sicuramente interessante creare quello che è già stato definito il “social network” dei cervelli in fuga (lanciato otto giorni fa al Ministero degli Esteri), ancor più interessante avviare Digitalia e la “task force” delle start-up, come ha cominciato a fare il Ministro Passera. Ma marciamo alla velocità giusta? No.

Questo passo da lumache in gita scolastica ce lo potevamo permettere dieci anni fa. Ora non bisogna camminare e filosofeggiare. Bisogna correre.

Non serve un “social network” dei ricercatori in fuga: serve uno sforzo immane di riconnessione con tutti i migliori professionisti che questo Paese ha messo alla porta. E non per invitarli a darci qualche bella idea: ma per consegnare loro le chiavi della “stanza dei bottoni”. Piantiamola di vedere il problema del “brain drain” come un problema meramente relativo alla ricerca (su questo il Ministro degli Esteri Terzi deve ancora chiarirsi un po’ le idee).

La classe dirigente all’estero è composta da professionisti appartenenti a tutte le classi professionali: richiamiamo i giovani imprenditori, richiamiamo i manager, richiamiamo gli architetti e gli ingegneri, richiamiamo i medici, i registi, i giornalisti, gli avvocati che hanno lasciato questo Paese, schifati da quella melassa corporativa, corrotta e avversa al merito che l’ha azzoppato. Diciamo loro: “ragazzi, abbiamo fatto un casino. Scusateci. Ora avete carta bianca per azzerare tutto e ripartire. Ovviamente avete anche carta bianca per sbattere fuori gli incompetenti e i raccomandati che abbiamo messo nelle leve di comando“. Tabula rasa, insomma. I “social network” ce li potevamo permettere 10-15 anni fa (così li avremmo inventati noi, quantomeno…)

Sulle start-up: un articolo dell’Ap ha -col solito stile anglosassone, poco incline ai giri di parole- spiegato perché qui hanno vita difficile: “la cultura delle start-up si scontra con blocchi pesanti in società, quali quella italiana, tradizionali e avverse al rischio“. Quindi vanno bene le “task force”, ma intanto vogliamo lavorare per eliminare una volta per tutte questi ostacoli da Italia autarchica e provinciale, che pensa che sia giocando in difesa il segreto per vincere? Il contropiede funziona ormai solo nel calcio. Il “catenaccio”, nel mondo globale, è perdente. Riformiamo e liberalizziamo, pesantemente. Semplifichiamo, soprattutto per avviare le imprese giovani. Hanno bisogno di strada libera, non di un asfalto da anni ’60.

Intanto -se guardiamo alla Penisola- tre milioni di persone sono a casa, inattive. Il dato rivela la grande bugia della disoccupazione italiana. Non è inferiore alla media europea. E’ ampiamente superiore: se a livello Ue il nostro tasso di disoccupazione è sotto di circa un punto percentuale, a livello di inattivi la nostra percentuale sul totale della popolazione è del’11,6%, oltre tre volte (tre) la media europea. Non sono a tutti gli effetti disoccupati? Due volte disoccupati: il lavoro non ce l’hanno, e questo Paese li ha talmente fatti rassegnare, che neanche lo cercano. Tra gli “under 25” la quota di inattivi è salita al 33,9%: +3% in un anno. Un giovane su tre. Ormai hanno perso le speranza. Allarme rosso fuoco.

Chiudo con una nota positiva: il Politecnico di Milano ha annunciato che dal 2014 i corsi per gli studenti dell’ultimo biennio di specializzazione e dei dottorati saranno tenuti esclusivamente in inglese. Una preghiera: fatelo davvero.

Ovviamente sono saltati fuori i soliti “Signor No”, tra cui qualche linguista. A loro dico: “tornate nel Medioevo. L’Italia del futuro non fa per voi. Lasciateci progredire, di tempo ne abbiamo perso fin troppo”.

Adelante, internazionalizziamoci. Altrimenti continuerà a succedere quel che già accade da dieci-quindici anni: che saranno i nostri giovani migliori ad “internazionalizzarsi”. Ma autonomamemte. Fuggendo a gambe levate da questo Paese.

“Giovani Italiani all’Estero” – ITalents a Milano

In Fuga dei giovani on 24 aprile 2012 at 09:00

ANDARE NEL MONDO PER TORNARE A FAR GRANDE MILANO

Martedì 24 aprile presentazione ufficiale a Milano dei risultati completi del sondaggio “Welcome Talent”, organizzato da ITalents in collaborazione col Comune di Milano.

Giovani italiani all’estero: perchè partono, come vedono il Paese da lontano, cosa trovano e cosa gli manca lì dove sono. E cosa vorrebbero per tornare indietro.

WHAT: Presentazione dei risultati del sondaggio online «Welcome Talent», realizzato dal Comune di Milano e dall’associazione Italents

WHERE: Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele 11/12, Milano

WHEN: martedì 24 aprile, dalle 10 alle 13

WHO:

Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca

Alessandro Rosina, docente di demografia e presidente dell’associazione Italents

Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro, deputati Pd e promotori della legge «Controesodo»

con il saluto di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano

e la partecipazione straordinaria di Beppe Severgnini, columnist del Corriere della Sera e animatore del blog “Italians”

Un Filmmaker a New York City

In Storie di Talenti on 23 aprile 2012 at 09:00

Negli Stati Uniti le opportunità sono numerose, ma anche la competizione è più aggressiva. Una certezza è che se sei in gamba ce la fai, e i professionisti lo riconoscono. Chiamiamola pure meritocrazia, abbinata a una selezione naturale. Chi resta ha le qualità: perché non molla di fronte alle sfide quotidiane“.

E’ questa la formula del successo della “Meritocrazia” americana, quella con la “M” maiuscola? Lo chiediamo a Giuseppe De Angelis, 32enne filmmaker al lavoro a New York. “Giovani Talenti” vira, per una volta, sul mondo del cinema e dei documentari.

Giuseppe approda Oltreoceano dopo un diploma alla Civica Scuola di Cinema di Milano: i primi anni di carriera li trascorre però in Italia, lavorando in case di post-produzione o come assistente al montaggio, prima di spostarsi in tv, come montatore. Una situazione più subìta, che cercata: nel suo settore, la tv rappresentava l’unico approdo contrattualmente sicuro.

Nel 2005 la svolta: Giuseppe vince una borsa di studio e vola a Los Angeles, per frequentare workshop intensivi della New York Film Academy, dove ne approfitta per girare alcuni cortometraggi e lungometraggi. Da quel momento la sua vita professionale non sarà più la stessa: inizia a viaggiare tra Italia e Stati Uniti, prima di trasferirsi in pianta stabile nella Grande Mela nel 2009. Giuseppe insegna ora alla Nyfa, lavorando contemporaneamente alla realizzazione di cortometraggi e lungometraggi: “devo constatare che nel breve periodo finora trascorso negli Stati Uniti, ho avuto l’occasione di lavorare su molti più progetti cinematografici, che in tutti gli anni trascorsi in Italia“, sintetizza.

Ospite della puntata è Diana Santi, direttrice dell’Overseas Programme della New York Film Academy: a questa istituzione si rivolgono ogni anno decine e decine di aspiranti filmmakers italiani, come Giuseppe. Cercano -negli Stati Uniti- una realizzazione sempre più difficile in Italia: Oltreoceano hanno ormai costituito una vera e propria comunità. Che andiamo ad esplorare.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” vi parliamo dell’ultimo libro pubblicato sul tema della nuova emigrazione professionale: si tratta di una guida pratica su come fare i bagagli e partire, superando ogni tipo di difficoltà organizzativa. Ce ne parla Luisella Zappetto, autrice di “Vivere felici all’estero”.

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Centodiciottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 21 aprile 2012 at 09:00

Centodiciottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Variazione artistica, oggi: usciamo dal seminato delle professioni più “tradizionali” di espatrio, proponendovi una storia dal mondo del cinema e dei documentari. Andiamo ad indagare uno spicchio d’Italia Oltreoceano, composto da giovani filmmakers che -negli Usa- trovano opportunità di realizzazione professionale difficilmente immaginabili in Italia.

Storia che fa riflettere, sulle enormi potenzialità che il nostro Paese potrebbe avere nel settore culturale, se solo riuscisse a coglierle, sviluppando una vera industria. Giovane, senza ingessature e politica di mezzo…

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Ho visto l’Italia del futuro

In Giovani Italians on 18 aprile 2012 at 09:00

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C’è una via d’uscita? Sì, c’è. Basterebbe dare spazio all’enorme energia che cova sotto le ceneri di un Paese morto, nella sua classe dirigente attualmente al comando. Troppo relazionale e politicizzata, per poter dire ancora qualcosa. Troppo anacronistica, nella sua visione del mondo.

La buona notizia, credetemi, è che il potenziale finora represso da questa “classe dirigente” (virgolette d’obbligo) è semplicemente straordinario.

Lo dico, dopo un weekend, quello appena trascorso, passato a conoscere più da vicino questa Italia. Ne ho parlato nell’ultimo “post”, sugli appuntamenti che attendevano “La Fuga dei Talenti”: un liceo lombardo, la Innovation Makes Wonders Conference dei Giovani Imprenditori a Brescia, il convegno dell’Alta Scuola Politecnica a Milano.

Tre spaccati, che mi hanno consegnato un quadro unitario di un’Italia che sta crescendo: il futuro è già qui, insomma. Ma è come se questo Paese facesse l’impossibile per rimandarlo.

Dai giovani delle ultime classi di liceo, con una consapevolezza del proprio posto nel mondo e del proprio futuro sconosciuta ai loro predecessori più immediati, agli innovatori che cercano di farsi largo in un Paese imprenditorialmente ancorato a modelli troppo spesso datati, fino ai giovani ingegneri di eccellenza che stanno progettando il futuro in giro per il mondo… Sono le tre angolazioni, solo apparentemente molto diverse tra loro, che un tour per certi versi sfibrante, ma incredibilmente entusiasmante, mi ha consegnato.

In questo quadro nero di recessione, dove il sistema-Italia è ormai in trincea, a partire dal suo stesso sistema imprenditoriale, dobbiamo sapere che abbiamo munizioni fresche, dalle quali ripartire:

l’enorme patrimonio di capitale umano: i 18enni di oggi sono già “globali”. Parlano le lingue, considerano l’Europa come la loro casa, progettano un futuro all’estero, ma sognano di poter realizzare i loro sogni in Italia. Hanno una maturità e consapevolezza sconosciuta a chi, come me, aveva la loro età nei primi anni ’90. Pochi anni fa. In mezzo c’è però un’era geologica. Sono già pronti per essere classe dirigente, vanno formati, ma il “materiale” su cui lavorare è di straordinaria qualità. Soprattutto, cercano una rottura con i meccanismi datati e anacronistici delle generazioni che li hanno preceduti. Sono pragmatici: le ideologie non li affascinano più di tanto. Il loro è un mondo 2.0. Vogliamo condannare anche loro all’esilio, o vogliamo deciderci a farli esordire presto in Serie A?

gli innovatori. A Brescia ho conosciuto un panorama assolutamente straordinario. Sono già un’industria, sono pronti a far sistema. Sono innovatori “tout court”, soprattutto: non creano solo nuove aziende digitali o web, ma innovano persino nei settori più disparati: il pane, le fiere, la meccanica… La dimostrazione plastica di come possiamo rilanciare il sistema-Paese non solo creando industria in quei settori dove scontiamo un ritardo strutturale, ma possiamo cominciare migliorando quella che già abbiamo, con un salto di qualità. E il salto di qualità lo possiamo fare solo con imprese giovani, che impieghino una giovane -e innovativa- forza-lavoro qualificata.

-i “progettatori di futuro”: ancora più grande la sorpresa nell’incontrare le eccellenze dei nostri Politecnici. Ventenni che stanno già girando il mondo, da New York a Singapore, tenendo alto il nome dell’Italia nel globo. Ventenni che stanno “cambiando il mondo”, con progetti straordinariamente innovativi… nel silenzio generale. Fa impressione vedere come questo Paese continui a cercare le soluzioni ai propri problemi di competitività, senza capire di averle già in casa. Basterebbe levare le mani dagli occhi e rendersi conto che una nuova classe dirigente esiste già. Puntiamo su di essa, investiamo soldi, sprigioniamo le energie degli “old money” gelosamente custoditi nelle cassaforti delle banche e dei patrimoni milionari che esistono in questo Paese ricco. Ma vecchio. Investiamo sul futuro. E su chi lo sta già progettando. La “vecchia Italia” ha i soldi, spesso frutto di posizioni di rendita. La “nuova Italia” ha le idee. Vogliamo trovare un punto di incontro?

Serve una nuova coalizione generazionale, tra giovani imprenditori, innovatori e professionisti. Serve una nuova classe dirigente, che traghetti l’Italia nel futuro. Un futuro che esiste già. Non è lontano. L’Italia è già pronta per entrare nel Terzo Millennio, e tornare ad essere competitiva. Le barriere sono soprattutto culturali, e di rendite di posizione.

Per questo i migliori giovani di questo Paese devono “fare squadra”. E prepararsi a guidarlo.

 

Un architetto sulle sponde del Tamigi

In Storie di Talenti on 16 aprile 2012 at 09:00

Non ho mai smesso di inviare curricula in Italia, perchè -come dice Renzo Piano- dobbiamo partire per fare nuove esperienze e vedere posti diversi, ma prima o poi dobbiamo ritornare, per lavorare nel nostro Paese“. Pensiero davvero apprezzabile quello di Alice Cofanelli, 27enne Senior Architectural Designer per Casaforma a Londra. Ma sapete quante risposte ha ricevuto, quale segno di riconoscenza verso questa sua incrollabile fede nel suo Paese? Zero.

Alice si laurea in Architettura a Firenze, seguendo alla lettera i consigli dei suoi professori, che la spingono a fare tutto in tempo, per presentarsi ancora giovane sul mercato del lavoro: già durante gli studi, riesce a trovare uno stage all’interno di uno studio di architettura a Jesi. Trecento ore, ovviamente non retribuite: una volta conclusa l’università, però, arriva l’offerta di restare. Il primo stipendio è da standard “asiatici”: 400 euro, per un mese e mezzo di lavoro. Che passano a 600 euro lordi mensili, una volta superato l’esame di Stato. Alla insoddisfazione salariale si accompagna presto quella professionale: il lavoro di Alice consiste sostanzialmente nel ricopiare in Autocad il lavoro del suo principale, senza poter incidere minimamente, con la propria creatività. Al massimo, può “sbizzarrirsi” seguendo tutte le pratiche burocratiche dei progetti. E quando prova a guardarsi intorno, in Italia, le possibilità di assunzione restano ancorate alla solita cifra. Zero.

La svolta arriva quando degli amici a Londra le consigliano di inviare alcuni curricula nella capitale britannica: presto viene chiamata da Casaforma, studio di Interior Design nella capitale britannica. Le sono sufficienti due colloqui per venire assunta. In pochi mesi ottiene una promozione a Senior e un contratto a tempo indeterminato, cogliendo l’occasione -davvero unica- di poter seguire progetti di lavoro dall’altra parte del mondo, in India.

Nello studio sono la più giovane, ma non per questo la meno rispettata o stimata“, sintetizza Alice: “all’interno del mio team ho precise responsabilità e specializzazioni“. E noi restiamo con la solita domanda, che non trova mai risposta: perché -appena varcano le Alpi- questi nostri giovani professionisti si trasformano? Perché qui non vengono valorizzati a dovere?

Ospite della puntata è Pippo Ciorra, curatore della sezione “Architettura” al Museo Maxxi di Roma, e autore del libro “Senza Architettura. Le ragioni di una crisi”. Con lui affrontiamo proprio il tema delle giovani energie che l’Italia, culla dell’arte, si permette di sprecare ed “esiliare” all’estero, dopo averle costrette a ridimensionare ogni prospettiva e ambizione nel Belpaese.

Nela rubrica “Spazio Emigranti” andiamo a conoscere un sito web, presto diventato punto di riferimento per i nostri giovani emigranti in Australia. Creato da giovani, come guida per i giovani che sbarcano agli antipodi. Parliamo di Melbourne.it: ce lo presenta il creatore, Andrea Buonaguidi.

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Letture domenicali sulla “Fuga dei Talenti”

In Fuga dei giovani on 15 aprile 2012 at 09:00

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Qualche spunto e qualche lettura domenicale, per riflettere sulla “fuga dei talenti” dall’Italia:

-il primo articolo è una versione più estesa dei dati recentemente pubblicati dall’Aire, circa il flusso di “under 40” in uscita dall’Italia. E’ stato pubblicato sul sito de Il Sole 24 Ore, CLICCA QUI PER LEGGERE

Uno spaccato inedito -per certi versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana: le nuove statistiche Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) sui 20-40enni in uscita dall’Italia nel 2011 certificano il sorpasso delle regioni del Nord Italia su quelle del Sud, almeno per quanto riguarda le “forze fresche” che emigrano. La crisi sembra dunque incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante. […]

-il secondo è un articolo dell’agenzia France Presse, sulla nuova emigrazione professionale del Sud Europa verso la Germania. Ovviamente, figura anche l’Italia. Interessanti i dati riportati. CLICCA QUI PER LEGGERE (IN INGLESE)

FRANKFURT – “I was at the top of my career, earning well, and now I’m back at the bottom,” says Ms Elena Nunez-Arenas, one of thousands from debt-wracked euro-zone countries seeking work in Germany, Europe’s powerhouse. […]

-infine, sempre dalla Germania, un articolo del quotidiano “Die Welt” sulla fuga degli italiani all’estero. CLICCA QUI PER LEGGERE (IN TEDESCO)

Was sich Riccarda zu ihrem erfolgreichen Universitätsabschluss wünsche, fragt der Moderator eines lokalen TV-Senders in Verona. Die junge Mathematikerin zögert keine Sekunde. Ein Flugticket nach Melbourne, antwortet sie und fügt hinzu, der Hinflug reiche, zurück komme sie ohnehin nicht mehr. […]