sergionava

Archive for settembre 2011|Monthly archive page

+++Flash: Sale la Disoccupazione Giovanile+++

In Giovani Italians on 30 settembre 2011 at 13:16

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

FONTE: TMNEWS / Prosegue la crescita della disoccupazione dei giovani ad agosto. Il tasso di disoccupazione giovanile del mese scorso è pari al 27,6%, con un aumento congiunturale di 0,1 punti percentuali. Lo comunica l’Istat. Nel secondo trimestre invece il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni scende dal 27,9% del secondo trimestre 2010 al 27,4% del secondo trimestre del 2011.

Annunci

“Perché non torniamo”

In Fuga dei giovani on 29 settembre 2011 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Cityman“, lo pseudonimo che abbiamo assegnato a un giovane professionista italiano al lavoro in una grande città della Gran Bretagna, avvia da oggi il suo contributo con il blog “La Fuga dei Talenti”. Un giorno probabilmente deciderà di svelare la sua reale identità. Per adesso vi anticipiamo che si tratta di un italiano che ha il polso costante dei mercati, in una fase cruciale della nostra economia.

In un “post” ruvido, ma assolutamente realistico, ci spiega -con grande onestà intellettuale- due cose: perché il “Titanic Italia” rischia di affondare… ma, soprattutto, perché lui e centinaia di migliaia di altri giovani professionisti espatriati non intendono fare rientro nel Paese.

PERCHE’ NON TORNIAMO        

Come tanti degli italiani emigrati all’estero, ogni qual volta rientro in Italia per trascorrere le mie vacanze, la prima cosa che faccio e’ fermarmi al bar a prendere un caffe’.

Il sapore di un espresso, quello vero e non quello bruciato e annacquato di Starbucks, mi fa sempre porre la domanda: “ma quand’e’ che mi decido a tornare in Italia?”

La nostalgia, e non solo del caffe’, e’ tanta. Tuttavia, la nostalgia svanisce non appena esci dall’aeroporto: i collegamenti per la stazione sono pressocche’ inesistenti, un taxi ti chiede 50 euro per fare 3km, e una volta arrivato alla stazione o non ci sono treni o se ci sono, sono -comunque sia- perennemente in ritardo. Allora la nostalgia lascia spazio, ancora dopo tanti anni, alla rabbia e ad alcune delle ragioni che mi hanno visto espatriare.

E’ chiaro, non si va via perche’ non c’e’ un treno o un collegamento, si va via perche’ non c’e’ lavoro…e non si torna piu’.

Eppure io ci ho provato, a ritornare. Nel 2004 tornai in Italia per continuare a studiare, con l’intenzione di restarci. Finito il Master, presi l’elenco delle aziende alle quali le mie esperienze e qualifiche sarebbero dovute risultare interessanti, e spedii loro il mio curriculum.

Su 89 aziende contattate 2 sole risposte che, leggendole, mi fecero prenotare un biglietto di sola andata per il Paese dal quale ero ritornato un anno prima. All’estero, in 5 giorni, ho contattato 3 aziende e ricevuto 2 offerte di lavoro: dopo 7 giorni dal mio secondo espatrio siedevo gia’ dietro una scrivania.

Un nuovo tentativo lo feci 4 anni dopo: era il 2008, avevo dato le dimissioni dove lavoravo perche’ cercato ed assunto da un’altra azienda. Qui, dove vivo, e per il lavoro che faccio, venni obbligato a non lavorare per 3 mesi. Quindi tornai in Italia a trascorrere le mie forzate vacanze, che si trasformarono subito in una gioia nel rivedere gli amici ogni giorno, quegli amici che sono rimasti piantati come alberi nel posto natale.

Tanta era la gioa che, nonostante il lavoro che mi aspettava all’estero, decisi di dare un’occhiata al mondo del lavoro italiano, nei posti dove ero nato e cresciuto: l’unica offerta di impiego a tempo indeterminato veniva da un’azienda alimentare e recitava: CRECASI DISOSSATORE DI POLLI CON ESPERIENZA. Ovviamente capii subito che non era il caso di vedere se ci fosse un lavoro, sia perche’ non avevo esperienza nel disossare polli (ma ne serve?) sia perche’ dopo una laurea ed un master lo trovavo poco interessante intellettualmente.

Pochi giorni fa ho ricevuto una mail da un commercialista ,il quale mi ricordava come il Governo italiano stia cercando di incentivare gli espatriati a tornare attraverso delle concessioni di natura fiscale. La mail titolava: “e’ il momento di tornare a casa”.

Gia’, ma a fare cosa? E poi l’incentivo fiscale e’ di per se abbastanza per convincermi a tornare?

Seppur al momento mi trovo a pagare il 50% di tasse, la cosa non mi inquieta affatto perche’ le mie tasse vengono utilizzate per finanziare una societa’ che funziona, dove c’e’ un treno ogni 15 minuti che ti porta da uno dei 5 aeroporti al centro della citta (mi viene offerto un servizio), c’e’ uno Stato che pensa e agisce per la popolazione, e non uno Stato dove i propri governanti percepiscono il Paese come al loro servizio. Un Paese che -da zero e senza conoscerne la lingua- mi ha consentito di inserirmi e lavorare, ripagandomi in base alle mia capacita’ e competenze… e non in base alle mie “conoscenze”.

Cercare di incentivarmi a rientrare attraveso uno specchietto per le allodole mi fa capire tante cose, tra cui la mirabolante mancata percezione della realta’ da parte dei nostri politici.

Gli italiani, me incluso, se non hanno problemi a pagare le tasse all’estero, perche’ dovrebbero averne se si trovano in Italia? E’ forse l’incentivo fiscale proprio di una miopia incurabile dei nostri politici, che si rispecchia nella mentalita’ italiana del “meno tasse pago e meglio e’”? Dovrebbero forse i nostri politici chiedersi qual’e’ la ragione di una propensione all’insofferenza verso le tasse, da parte dei cittadini? E’ l’insofferenza della popolazione italiana alle tasse direttamente proporzionale all’incapacita’ dei nostri politici di governare il Paese?

Io sarei ben felice di tornare in Italia e pagare in tasse quanto pago qui, ma se -e solo se- le mie tasse venissero utilizzate per offrire un servizio ai cittadini, me incluso, e non essere utilizzate al fine di mantenere una classe politica inefficente, che mi fa addiruttura vergognare di essere italiano, quando vengo deriso o per gli scarsi principi morali dei nostri politici (gli scandali sessuali), o per le battute poco felici su altri capi di Stato e di governo (abbronzature e proporzioni dei fondoschiena), o per la scarsa democrazia (how can a media tycoon been allowed to be prime minister? E’ la piu’ comune delle domande), o per l’avversione politica alla meritocrazia ed una economia libera da lacci e lacciuoli che ci hanno visto crescere solo piu’ dello Zimbawe nel passato decennio.

Per tornare in Italia non ho bisogno di un incentivo: e’ il mio paese, ho solo bisogno di un lavoro non ottenuto grazie al vescovo, al reppresentante della Regione o al politico di turno. Un lavoro retribuito in maniera commisurata alle mie capacita’, e non un lavoro come disossatore di polli con o senza esperienza, mentre i figli dei politici occupano posizioni retribuite profumatamente, perche’ raccomandati e non perche’ “capaci”.

Per tornare in Italia e pagarci le tasse ho bisogno di un Paese democratico e meritocratico, cosa che siamo lontani anni luce dall’avere.

Un Paese nel quale la parola meritocrazia ha un senso lato, non e’ certo un Paese dove mettere le proprie radici. Rubbia, Modigliani e gli altri noti italiani, non sono espatriati a caso.

Dall’estero ci vedono come un Paese anacronistico, spaventato da globalizzazione e immigrazione: un Paese che e’ al servizio dei suoi politicanti, i quali puntano al mentenimento dello status quo, piuttosto che alla sua modernizzazione e recupero del terreno perso nell’ultimo trentennio: una nazione che -dopo la fine della Prima Repubblica- non è riuscita a rinnovare le sue istituzioni, lasciando intatti tutti i conflitti esistenti che ne costituivano -e tutt’ora ne costituiscono- il vero e proprio cancro.

Siamo visti come un Paese che non e’ molto differente dai Paesi nord Africani e del Medio Oriente, dove i despoti l’hanno fatta da padrone per il passato trentennio: che differenza c’e’ tra i politici italiani che siedono in parlamento da ormai quasi un trentennio e Mubarak? I politici europei ci guardano e pensano che nei loro paesi 20 anni fa c’erano Kohl, Mitterand, Major: oggi ci sono la Merkel, Sarkozy, Cameron. In italia nel 1994 vinse le elezioni Berlusconi e vedendo i filmati della camera ci si accorge che le faccie in 20/30 anni non sono cambiate – Bossi, Fini, Fassino, Berlusconi, D’Alema, Casini, Buttiglione, sono tanto logevi quanto i despoti mediorentali e tutti, come i despoti, si crogiolano nei loro lauti stipendi e sulla loro vita vissuta da Paperon de’ Paperoni, pagata dai contribuenti per un lavoro svolto mediocremente… senza averne le capacita. Un Paese che mungono come fosse una mucca per mantenersi i loro privilegi, e al quale non rendono niente, neanche sottoforma di prestazione lavorativa come parlamentari… perche’ fare il parlamentare e’ un secondo lavoro, o al Parlamento ci vanno quando hanno tempo.

Piu’ volte viene ripetuto dalla stampa estera (di qualsiasi colore politico) che l’Italia e’ un paese privo di personalita’ politiche, sia di governo che di opposizione, capaci di affrontare e risolvere le problematiche che affliggono il Paese. Ciò che e’ ancor piu’ scandalosamente disarmante e’ che gli stessi politici, rendendosi conto della loro scarsa efficenza ed efficacia, chiedono Governi tecnici che nessuno e’ disposto a guidare. E’ possibile che ogni volta che alla classe politica venga chiesto di riformare strutturalmente il Paese e renderlo al passo con i tempi si debba far ricorso a Governi tecnici? Non dovrebbe la politica sapersi assumere le proprie responsabilita’? L’Italia deve liberarsi dai politici che si nascondono dietro a parole come “ci vogliono 30 anni per fare il federalismo”; “la bicamerale per fare le riforme” o “governi tecnici”. Il procastinare nasconde semplicemente incapacita’ di esecuzione per carenza di idee, e non fa altro che allungare l’agonia degli Italiani.

Come siamo visti all’estero e’ ben racchiuso nelle parole degli analisti di S&P (forse anche loro italiani), che hanno  declassato l’Italia, dichiarandola meno affidabile relativamente alla capacita’ di far fronte ai debiti assunti negli anni passati.

Nel report si legge a chiare lettere che il giudizio di S&P e’ stato condizionato da tre fattori strutturali: 1) una eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro, 2) un settore pubblico inefficente e 3) investimenti esteri quasi inesistenti.

Ma i nostri politici non prestano attenzione ai moniti, ne’ quelli dei mercati che continuano a farci credito a prezzi sempre piu’ alti (Alfano che sbraitava in Parlamento contro i mercati ad agosto era l’emblema di una classe politica che non si rende conto che se il mercato stacca la spina, l’Italia non ha i soldi neanche per accendere la luce domani mattina) ne’ a quelli delle agenzie di rating, che vengono etichettate come strumenti politici manipolati dai media.

E cosi, al pari dei politici greci che misero la testa sotto la sabbia come gli struzzi (nel 2010), oggi i nostri politici fanno altrettanto, sperando che la tempesta passi da sola, senza rendersi conto che loro sono la causa scatenante della tempesta… e la barca Italia puo’ salvarsi solo se alleggerita del loro peso.

Allora eccomi qui, seduto davanti al pc, con carta di credito in mano, pronto a prenotare un’altro biglietto per rientrare in Italia come turista a prendermi quel tanto amato caffe’… che ormai sembra essere una delle poche cose che mi manca realmente.

Legge Controesodo al traguardo (quello definitivo)

In Fuga dei giovani on 28 settembre 2011 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Buone notizie dal fronte legislativo: la legge Controesodo per il rientro dei giovani professionisti “under 40” residenti all’estero da almeno due anni è pienamente operativa. Lo ha reso noto il sito ufficiale dei promotori legge, in questo “post” (clicca per leggere).

L’ultimo tassello è giunto con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, che potete leggere collegandovi a questo link. In precedenza, anche il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Economia avevano emanato i rispettivi decreti attuativi (pur con mesi e mesi di ritardo). Sulla base della legge, dei decreti attuativi e dei provvedimenti fiscali, dovrebbe -a questo punto- essere definitivamente possibile poter usufruire pienamente della legge. Usiamo il condizionale, consci che la burocrazia italiana è sempre pronta a imbastire sorprese…

Scrivono i promotori del provvedimento, meritevoli di aver fatto approvare una legge pensata veramente nell’interesse comune: “si tratta di un provvedimento perfettibile e, come ogni legge, che affronta una piccola parte dell’emergenza del nostro Paese. In un panorama di questo tipo ci inorgoglisce sottolineare come noi (cioè noi collaboratori insieme a voi amici e sostenitori) siamo riusciti a creare un, piccolo, pezzetto di Paese nuovo. Cosa che, visti i tempi, somiglia quasi ad un piccolo miracolo. Tanto più che la grande partecipazione registrata in tutte le tappe, reali e virtuali, del nostro viaggio racconta di giovani italiani per niente disinteressati né alla politica né al loro futuro, e di certo nemmeno al mondo del lavoro“.

I promotori di Controesodo si apprestano a lavorare sugli altri quattro disegni di legge ancora in cantiere: “Talenti welcome”, “Learn & Back”, “Scudo Fiscale Nord-Sud”, “Investimenti Italians”. Per tutte le informazioni, potete cliccare a questo link.

Ma non è il solo fronte, dove purtroppo occorrerà lavorare. L’Italia resta un Paese dove…:

-come denuncia una lettera al quotidiano “La Repubblica”, se un 35enne con esperienza di lavoro in Uk (presso Barclays) invia un curriculum in inglese a un’agenzia di recruitment basata in Italia, si vede rispondere: “Apprezziamo lo stile, ma visto che chi raccoglie i dari è un’italiana che non parla l’inglese, e visto che questa è l’Italia, rinvii il tutto in lingua indigena, per ora il suo cv è stato eliminato. Cordialmente“. Bell’esempio di ipocrisia e ignoranza. E se ne vanta pure, certa gente, della sua ignoranza… Perché non cominciamo ad “eliminare” chi ragiona così?

-dove solo il 76,6% dei laureati italiani tra i 20 e i 64 anni lavora, contro l’88% della Svezia, l’87% di Olanda e Germania, l’86% di Lituania, Slovenia e Danimarca. Ci batte solo la Slovacchia! Un perfetto esempio di investimento in capitale umano qualificato… alla faccia di tanti bei discorsi.

-dove, a forza di parlare di liberalizzazioni (che sprigionerebbero crescita e dinamismo), siamo riusciti solo ad incrementare di due punti l’indice di apertura del mercato – dati dell’Istituto Bruno Leoni. Tv e telecomunicazioni, trasporti, servizi idrici, sono i servizi meno aperti alla concorrenza. Gli ordini professionali non si schiodano rispetto al mercato, insensibili alla modernità e alla globalizzazione. Un lascito medioevale, di cui occorre cominciare a vergognarsi.

-dove -dati del rapporto Fraser Institute sulla libertà economica- continuiamo a perdere posizioni in classifica: dal 66esimo al 70esimo posto. I vincoli all’economia e il peso dello Stato imbrigliano il Paese. Il rapporto dimostra come -a più libertà economica- si associ, solitamente, un maggiore reddito pro-capite.

-dove un dipendente su dieci lavora in nero. Parliamo di oltre due milioni e mezzo di lavoratori. Roba da Terzo Mondo. L’economia sommersa ammonta a oltre 255 miliardi di euro (dati Istat).

-dove essere un professionista del mondo dello spettacolo è ormai considerato un hobby, non solo nel sentire comune, ma anche per l’Inps(!) Che ha pensato bene di togliere a queste categorie professionali l’indennità di disoccupazione. Una vergogna, per un Paese che dovrebbe fare della cultura la propria bandiera.

-dove, per effetto di tutto ciò e di decine di migliaia di altre arretratezze, la crisi ci sta facendo pagare un prezzo altissimo. Pure il Governo si è dovuto rassegnare, tagliando le stime di crescita del Pil al +0,7% per il 2011 e al +0,6% nel 2012. Ridicole… e per di più intrise di ottimismo.

Questo è un Paese che non cresce più, dopo aver represso per due decenni ogni accenno di meritocrazia e valorizzazione dei suoi giovani professionisti. Gli outsider, non i cooptati e raccomandati… Un Paese ormai in ginocchio. Riusciranno i talenti di rientro (se mai accetteranno la sfida) a risollevarlo? Per domani vi annunciamo -su questo blog- una bella lettera. Scritta da un professionista italiano in UK: ci spiegherà perché i nostri “expats” non intendono tornare.

 

Una giovane scienziata nella Top Ten USA

In Storie di Talenti on 26 settembre 2011 at 09:00

Non sono scappata. Semplicemente ho scelto di vivere  in una nazione, l’America, che mi ha dato opportunità uniche per perseguire i miei interessi ed applicarli al meglio“: è di una lucidità impressionante l’analisi di Chiara Daraio, 33enne professore ordinario di Ingegneria Aeronautica e Fisica Applicata al prestigioso Caltech di Pasadena (Usa).

Chiara ha una particolarità: insieme all’altro scienziato Maurizio Porfiri, è entrata nella Top Ten degli scienziati “under 40” più promettenti negli Usa. Un riconoscimento straordinario, che conferma -una volta di più- la straordinaria validità dei nostri giovani ricercatori e professori all’estero.

Chiara arriva negli Usa già negli anni della formazione universitaria italiana (Facoltà di Ingegneria Meccanica): successivamente alla laurea -a soli 23 anni e con menzione d’onore- fa ritorno all’Università della California, per conseguire un Master e un dottorato in Scienza dei Materiali e Ingegneria. Proprio nel corso dell’ultimo anno di dottorato le giunge l’offerta del Caltech, che la contatta per una posizione di Assistant Professor: lei accetta, e nel corso dei successivi cinque anni si snoda la sua intera carriera, che la porta a diventare professore ordinario.

Recentemente, giunge anche la scoperta che la proietta nell’Olimpo dei giovani scienziati più promettenti negli Usa: quella delle lenti acustiche non lineari, potenzialmente in grado di rivoluzionare il mondo della medicina, sia a livello di interventi, sia di esami sui pazienti. “Il mio ambiente di lavoro in California si fonda sul rispetto reciproco, sull’onestà e sulla meritocrazia. Un buon modello da esportare“, afferma, con grande onestà intellettuale, Chiara.

Ospite della trasmissione è Simone Gamba, 29enne assegnista di ricerca al Politecnico di Milano. Simone ha recentemente vinto il riconoscimento “Debutto nella Ricerca”, assegnato dall’Eni. Con lui discutiamo le numerose sfide, per un giovane ricercatore che intende affermarsi professionalmente in Italia.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” apriamo la consueta finestra mensile sul network “Italiansonline”, la più grande comunità -virtuale e non- di giovani professionisti emigrati. Questa settimana facciamo tappa a Barcellona, una delle città-simbolo della nuova emigrazione professionale. Ne parliamo con Marco Barlocci, amministratore di IOL Barcellona.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Utilizza la piattaforma online “Matching”: CLICCA QUI

La discussione di questa settimana: Quando si parla di giovani talenti all’estero: è più corretto definirla “fuga” di professionisti dall’Italia, oppure non è meglio ribaltare il concetto? Non è forse il “team-Italia” che si priva delle sue star migliori, incapace ormai di trattenerle? E rischia -di conseguenza- la Serie B (o C) delle potenze mondiali?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 1° ottobre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

“La rincorsa inutile”

In Fuga dei giovani on 25 settembre 2011 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Prosegue la collaborazione de “La Fuga dei Talenti” con il blog di Marco Bozza, autore della lettera “Partire sì, ma con una piccola certezza“. Marco ci ha inviato alcuni giorni fa un racconto molto particolare. Dietro la metafora dell’auto e della “rincorsa inutile”, pare celarsi la vita-tipo di un giovane outsider in Italia. Una vita fatta di continui e disperati tentativi, per affermarsi solo sulla base della propria determinazione e delle proprie capacità. In un contesto ostile – a prescindere. Le porte si aprono solo se hai il passepartout giusto. E’ un Paese democratico, questo? Alla fine, non resta che abbandonare la vettura. Questa “automobile-Italia” non è la Ferrari che ci avevano dipinto. E’ una vecchia Uno scassata. Ci hanno proprio truffato. Non resta che guardare fuori…

La rincorsa inutile

“Accendo il motore, salgo in macchina, mi basta premere sull’acceleratore per iniziare il mio percorso. Fisso delle mete, dei punti fermi, degli spazi dove posso prendere fiato magari colloquiando con qualcuno pronto a sentire le mie ragioni. Invece no. Il silenzio mi costringe ad accelerare sempre più con la speranza di prevaricare i miei competitori nella scelta della persona giusta. Sono blindato dai paraocchi. Non vedo e non sento nulla, il mio mondo ovattato m’imprigiona e mi perseguita. Non guardo più i miei simili come esseri umani, ma come nemici da annientare, come soldati da uccidere, come tiranni da massacrare. Solo così ho qualche speranza di essere l’eletto. Mentre mi opprime questa mia orribile vita, la rincorsa mi porta a bussare ad ogni porta, ma mai nessuna si apre. In qualcuna addirittura devo litigare per farmi accettare, quasi fossi un mostro da sconfiggere. Eppure non credo di avere le sembianze di un assassino. La corsa però, dopo un lungo peregrinare, si arresta. All’improvviso il vuoto. L’auto affonda i suoi equilibri ed io non sono più me stesso. Ho dato tanto e non ho raccolto nulla. Ho sperato e sono stato ingannato. Ho addirittura pensato di dover combattere una guerra per affermare alcuni miei diritti. La follia la lascio nelle menti di chi l’ha generata. Non mi resta altro che abbandonare l’auto ed imbarcarmi verso aperture oceaniche, col vento in faccia e nuovi sogni da riporre nei segreti dell’alba che verrà. La rincorsa inutile non mi appartiene più”.

http://marcobozza.blogspot.com/

Ottantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 24 settembre 2011 at 09:00

Ottantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Ci sono giovani scienziati che tengono alta la bandiera del nostro Paese nel mondo, lontani anni luce da un sistema della ricerca -tutto italiano- che finisce col riflettere, nel piccolo, i mali di una nazione alla deriva. Un recente studio suggerisce che i nostri ricercatori sono primi (tra i maggiori Paesi europei) per produttività individuale, incapaci di rassegnarsi -dunque- a un sistema in declino. Il cui sfacelo si riassume però in altri dati: siamo ultimi per numero di ricercatori rispetto alla popolazione, ultimi -con la Spagna- per investimenti pubblici nella ricerca (ma non che con i privati vada poi così meglio…), penultimi nelle collaborazioni internazionali. Ci resta dunque solo il “capitale umano”. Spesso emigrato, verso lidi professionalmente più propizi. Come dimostra la straordinaria storia che vi proponiamo oggi. Quella di una nostra giovane docente e ricercatrice, che grazie a un’importante scoperta scientifica negli USA è approdata in una prestigiosa classifica internazionale.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Quando si parla di giovani talenti all’estero: è più corretto definirla “fuga” di professionisti dall’Italia, oppure non è meglio ribaltare il concetto? Non è forse il “team-Italia” che si priva delle sue star migliori, incapace ormai di trattenerle? E rischia -di conseguenza- la Serie B (o C) delle potenze mondiali?

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

Il link al blog del programma: CLICCA QUI

Il link alla piattaforma online “Matching”: CLICCA QUI

Le frequenze di Radio 24: CLICCA QUI

Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Cercasi Italia Disperatamente

In Fuga dei giovani on 22 settembre 2011 at 12:30

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

…E per chi se lo fosse perso, ieri su Rai 3 è andata in onda la versione tv di “Italy Love It or Leave It”, di cui abbiamo parlato nel precedente “post” (clicca qui per leggere), il documentario che ha sbancato il Milano Film Festival, ottenendo tutti i premi principali.

CLICCA QUI PER VEDERE LA VERSIONE ITALIANA DEL DOCUMENTARIO

“CERCASI ITALIA DISPERATAMENTE”

Buona visione!

Anno Zero

In Declino Italia on 21 settembre 2011 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Anno Zero come ricostruzione necessaria e non più rinviabile di un Paese ormai in ginocchio. Un Paese la cui reputazione è stata rovinata all’estero dal più grande scandalo a luci rosse della storia repubblicana. Un gigantesco giro di prostitute (“escort” è un appellativo fin troppo nobile, per queste ragazze), dalla quale si desume una sola cosa: il premier -per primo- disapplica ogni concetto di meritocrazia, nella scelta delle élites. Una notte nelle sue residenze apre le porte della tv, degli affari, del potere. Il peggior esempio di italiano-medio. Senza parole.

Questa è l’Italia peggiore. Questo è il prototipo peggiore di un Paese costruito sul malaffare, sugli scambi di favore, sul “do ut des”. Senza pudore, senza vergogna. Fa male, fa molto male vederlo incarnato in una delle massime cariche dello Stato. Toglie ogni speranza.

Ma siamo ormai alle macerie di un Paese che ha fatto il passo più lungo della gamba. E che dovrà necessariamente cambiare, se non vorrà morire. Un Paese che, favorendo sistematicamente gente come Tarantini o la prostituta di turno, ha finito col dimenticare, emarginare e/o cacciare la maggioranza di giovani outsiders validi. Saranno loro il punto di ripartenza, il punto da cui ricominciare a costruire su questo inferno.

Meglio non aspettarsi alcun aiuto dalle generazioni precedenti, incarnate dai cosiddetti “poteri forti”: ma dove sono? Dove sono gli eredi di quelle classi dirigenti che hanno trasformato questo Paese in una delle prime potenze mondiali? Dove si sono nascosti? Helloooo??? Dov’è la Chiesa, sempre in prima fila quando si toccano i sacri valori della famiglia, oppure i suoi sacri interessi economici, ma straordinariamente debole, quando sul banco degli imputati siede il Potente? Dov’è chi dovrebbe preoccuparsi di consegnare un Paese meno infangato, alle nuove generazioni?

-Queste nuove generazioni, dove -dati Ocse alla mano- il 28% dei giovani è senza lavoro. E dove i giovani che ce l’hanno, nel 46,7% dei casi sono precari! Altro mito da sfatare, per l’Ocse: la nostra rete di ammortizzatori sociali non difende il reddito, in caso di una pesante contrazione degli stipendi.

-Queste nuove generazioni, dove (Datagiovani) sette giovani su dieci sono preoccupati per la situazione del Paese, e dove tre su dieci si dicono pronti a trasferirsi all’estero per cercare fortuna. Sono così fiduciosi nell’Italia, che nel 35% dei casi si dicono convinti che il quadro economico sia destinato a peggiorare ulteriormente! Sei su dieci pensano di non farcela, a crescere e a realizzarsi professionalmente.

-Se allarghiamo il sondaggio alla platea generale, nella metà dei casi il consiglio ai giovani è uno solo: vattene! (Sondaggio Swg – sempre meglio che protestare in piazza, solo il 30% delle risposte…)

-Tornando ai giovani (sondaggio Tesionline), ben il 57% dei laureati si vede all’estero, tra cinque anni. Idem i diplomati (56%).

-Alla fine, questo è un Paese, come giustamente rileva il Financial Times sulla base di dati Ocse, il cui numero di laureati residenti all’estero è quattro volte il numero di quelli tedeschi, tre volte quello degli inglesi, il doppio dei francesi. Premio Internazionale per la Lungimiranza… non c’è che dire. Ma -dopotutto- che ce ne facciamo di questo capitale umano altamente qualificato?… abbiamo Tarantini e le escort, loro sì che fanno girare gli affari!

-Saranno forse ance i nostri salari a farli scappare? Lo sapete che, per l’Ocse, lo stipendio medio in Italia è di 36.773 dollari, contro una media Ue-21 di 41.100 dollari e dell’Ue-15 a 44.904 dollari? I salari francesi (46mila dollari), tedeschi (43mila), inglesi (47mila) e svizzeri (80mila!) ce li sognamo. Dove va un Paese con un costo della vita nordico e salari libanesi?

-Un Paese che stupidamente non ha ancora capito come -per competere nel mondo globalizzato- non si può vivacchiare al 29esimo posto su 34, nella classifica Ocse per l’investimento del Pil nella scuola. Spendiamo solo il 4,8% del Pil in istruzione, contro una media Ocse al 6,1%. L’Ocse conferma pure un altro dato drammatico: siamo agli ultimi posti, per percentuale di laureati che lavorano. Il loro tasso di occupazione è pari al 79,2%, contro una media Ocse dell’83,6%! Peggio di noi solo Turchia, Corea, Cile e Ungheria.

-Sullo sfondo, quale causa (o effetto?), c’è un Paese fermo, prossimo alla stagnazione. Secondo gli ultimi dati del Centro Studi Confindustria, il Pil italiano crescerà quest’anno dello 0,7%, e dello 0,2% nel 2012. La pressione fiscale è destinata a salire, nel 2012, al 44,1%. Fotografia di un fallimento. Giustamente Confindustria fa presente come -con un piano per lo sviluppo comprensivo di riforme- il Pil potrebbe schizzare al +1,5%. Ma per farlo serve una classe dirigente. Quella attuale va bene per il Bagaglino. Non per governare.

Logica conclusione di questo ragionamento: saranno i giovani, ora “stranieri in patria” (per dirla con il regista Fabrizio Arcuri), a dover ricostruire. Il momento è vicino.

In quel momento, quando saranno rimaste solo macerie, eredità inevitabile di questi ultimi anni, toccherà ai migliori -tra coloro che sono rimasti qui (con l’aiuto di chi se ne è andato, ma crede ancora in questa nostra bandiera) – … ricostruire.

Sarà forse l’occasione storica di mettere in piedi un’Italia finalmente diversa. Lavando via, una volta per tutte, la vergogna di questi giorni.

Comunicazione (giovane!) a Berlino

In Storie di Talenti on 19 settembre 2011 at 09:00

La Germania non è il Paese dei balocchi: è un posto dove un 28enne viene trattato come tale, non come un ragazzino. In Italia le persone che ci ricordano che alla nostra età papà e mamma avevano una famiglia, sono le stesse che non ci mettono in condizione di averne una, e che si stupiscono al pensiero che a 28 anni si possa avere un reale ruolo di responsabilità“: è netta e tagliente la denuncia di Matteo Bovio, 28 anni, Public Relations and Communications Manager per la multinazionale Zalando a Berlino.

Matteo ha sperimentato in prima persona e sulla propria pelle i concetti di meritocrazia e responsabilizzazione: lui che, laureato con 110/110 in Discipline Semiotiche, un Erasmus in Danimarca alle spalle, prova prima a sfondare nell’irraggiungibile mondo del giornalismo italiano, poi in quello della comunicazione. Se il primo si rivela impraticabile, a meno di non lavorare gratis, il secondo offre opportunità estremamente ridotte: oltre cento curricula inviati, due colloqui fatti e un contratto, che fin da subito si rivela atipico e precario, fatto di co.co.pro. e prolungamenti a tempo determinato. Altro discorso sono le mansioni e l’esperienza fatta sul campo, che registrano note fortunatamente più positive.

Esiste tuttavia un problema, tutto italiano, che Matteo non riesce più a tollerare, dopo un biennio di lavoro nel Belpaese: la visione gerarchica del lavoro. “Ho riscontrato un distacco incolmabile tra i giovani e l’approdo a determinate posizioni, con una logica davvero priva di senso. L’avanzamento contrattuale e di ruolo viene vincolato all’esperienza maturata, con piccoli step automatici che ricordano la carriera militare, piuttosto che una realtà aziendale meritocratica“.

E’ a questo punto che arriva la svolta: la multinazionale Zalando recluta team di giovani a Berlino, con l’obiettivo di costituire nuclei nazionali per il suo business in Europa. Matteo coglie l’occasione al volo e parte. “Finalmente avevo una prospettiva“, confessa a “Giovani Talenti”. Molti chilometri più a nord, scopre “team di lavoro giovani e internazionali, composti da persone competenti e responsabili, che lavorano con professionalità e dinamismo“. Lui, che a 28 anni, si rende conto di essere uno dei più “vecchi” del gruppo…

Soprattutto, scopre che la gerarchizzazione “all’italiana” del luogo di lavoro, basata quasi interamente sull’anzianità, è un concetto arcaico, superato e fondamentalmente inutile: “non siamo un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Siamo un gruppo di giovani che responsabilmente gestisce delle risorse, e che quotidianamente si assume la responsabilità della sua gestione“. Ci vorrà tanto, a comprenderlo anche in Italia?

Ospite della trasmissione è Diego Masi, a capo di “Go Green Digital”, nonché presidente di Assocomunicazione. Con lui affrontiamo i problemi elencati da Matteo, concentrandoci in particolare sulle differenze tra Italia ed estero.

Nell rubrica “Spazio Emigranti” prosegue la nostra inchiesta sulle nuove città dell’emigrazione italiana, in collaborazione con il Ministero degli Esteri. Ci trasferiamo a Toronto, Canada, vecchia e nuova méta di espatrio per i nostri connazionali. Il Console Generale Gianni Bardini ci porta a conoscere la comunità di emigranti italiana.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Utilizza la piattaforma online “Matching”: CLICCA QUI

La discussione di questa settimana: Ha senso l’avanzamento di carriera, così come è concepito in Italia? Ha senso che segua spesso una logica gerarchica e di anzianità, senza alcuna attenzione per il talento… e per i giovani? E quanto incide l’aspetto “relazionale” (della peggior specie), rispetto alla capacità di produrre risultati tangibili? In questo siamo un Paese da Primo Mondo? O no?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 24 settembre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

“Me ne vado dall’Italia”

In Fuga dei giovani on 18 settembre 2011 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO “FOLLOWING” IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Un’altra incredibile segnalazione da Blue M: l’ultimo lavoro del videomaker Riccardo Specchia, un inno alla libertà, dedicato a tutti coloro che lasciano il Paese per affermare un proprio modo di vivere e pensare.

DALL’INTRODUZIONE AL VIDEO:

L’Italia è un paese cristallizzato e anziano. “Me ne vado dall’Italia” racconta una fuga dalla nazione di molta gente che non può più credere nella terra della propria nascita. Questo video è dedicato a tutte le persone che hanno scelto di andare oltre un incubo. A quelle persone che nei 150 anni d’Italia vedono un paese svuotato, negli intenti e nei cervelli.

Questo contributo è una raccolta di immagini di un tempo indefinito. Di lotte sociali, di ideali e di volontà spezzate. Di un tempo in cui si lascia una nazione e si sogna il ritorno, prima o poi, in un posto migliore.

ALCUNE FRASI DEL VIDEO:

…me ne vado, per tutto ciò che ho sognato e non ho ricevuto…

…me ne vado, perché tutto quello che so fare, a questa gente non serve…

…me ne vado dall’Italia, perché preferisco vedere ciò che non si ripete…