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Capitale umano. Per il Futuro.

In Giovani Italians on 30 novembre 2011 at 09:00

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Il nuovo Governatore di Bankitalia Ignazio Visco lo ha ribadito recentemente: i giovani italiani sono esclusi dai benefici della crescita. I loro salari di ingresso nel mercato del lavoro sono su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa. Conferma una tabella pubblicata sul quotidiano “La Repubblica”: gli under 30 uomini percepiscono in media 898 euro al mese, contro i 750 delle donne. Si va dai 748 euro del sud agli 876 euro del nord. Un laureato guadagna in media 1088 euro. Sono cifre davvero ridicole, se confrontate con quelle di altri Paesi europei. Non c’è davvero da stupirsi se i migliori fanno la valigia. Chi glielo fa fare, di competere a questi livelli? Meglio cercare all’estero…

Rileva Visco: “i differenziali salariali per livelli di istruzione sono non solo inferiori a quelli di altri Paesi, ma sono molto meno ampi per i lavoratori giovani, che per quelli più anziani“. Visco punta il dito anche sulla necessità di migliorare l’investimento in capitale umano, per tornare a crescere: un’antifona che fino ad ora è stata raramente colta dalle élites di questo Paese, che poco hanno fatto per incoraggiare un processo virtuoso di maggiore qualificazione, cui associare un processo di crescita economica e miglioramento del tessuto produttivo.

Mi spiego meglio: anziché incoraggiare le imprese a crescere dimensionalmente ed innovare, nel loro stesso interesse (!), gli ultimi Governi hanno chiesto ai giovani di abbassare le pretese professionali (celebri le frasi dell’ex-Ministro Sacconi, che invitava fino a pochi mesi fa i giovani a raccattare tutto quanto passasse il convento, ignorando il fatto che i nostri giovani talenti all’estero sono ricercatissimi. E’ come se la Lumezzane dicesse a Ibrahimovic di giocare per 500 euro al mese in difesa… poi arrivano la Juventus, l’Inter o il Milan e gli offrono milioni di euro per fare quello che gli piace, giocando in attacco.  Altro che ridimensionarsi!)

E’ dunque un cambio culturale, quello che suggerisce il nuovo Governatore di Bankitalia, la cui passione per l’investimento in capitale umano era già nota. Un bell’esordio pubblico, con parole giuste al momento giusto.

Ora tocca a questo Governo tradurle in fatti concreti, dal punto di vista legislativo. E tocca al sistema-Italia (imprese, università, tessuto sociale) spiccare il necessario salto culturale, per modernizzare e innovare per davvero questo Paese. Rendendolo un Paese per giovani. Un Paese che non gioca in difesa, temendo tutto ciò che di nuovo arriva dall’esterno. Ma in attacco. Osando.

Per vincere la sfida della modernità servono gli astri nascenti di una generazione “nativa digitale”. Cresciuta in Europa. Che trova nel mondo la sua casa naturale.

Giovani Accademici alla “Fonderia Oxford”

In Storie di Talenti on 28 novembre 2011 at 09:00

L’Italia è uno Stato economicamente debole, socialmente ingiusto e assolutamente immobile“: è partendo da questa premessa che un gruppo di giovani accademici italiani, tutti al lavoro nella prestigiosa università britannica di Oxford, hanno recentemente dato vita alla “Fonderia Oxford”, un think tank made in Italy, che ha l’obiettivo di affrontare i problemi del Belpaese e proporre soluzioni. Partendo dalla rivalutazione del “merito”, pietra miliare di ogni cambiamento.

In questa puntata speciale di “Giovani Talenti” vi raccontiamo la storia di tre componenti del gruppo: Martina Di Simplicio, 33 anni, psichiatra di formazione e dottoranda in Neuroscienze; Emanuele Ferragina, 28 anni, ricercatore esperto di politiche di welfare comparate; Paolo Falco, 26 anni, ricercatore e dottorando, esperto del mercato del lavoro e delle politiche per la crescita.

Tre giovani professionisti dell’accademia, che rappresentano la punta dell’iceberg di un’emigrazione dei “cervelli” che -negli ultimi anni- si è trasformata in una vera e propria emergenza nazionale. Martina, che da Siena approda in Gran Bretagna non appena scopre che in Italia le risorse necessarie alla ricerca latitano, e che se ne va nell’indifferenza generale. Emanuele, che in un decennio passa dalla sua Calabria a Torino, per poi muoversi prima verso la Francia poi verso la Gran Bretagna – da dove denuncia l’immobilismo italiano nell’investimento in capitale umano. Paolo, che fin dall’università sceglie Londra come la sua base di studi.

Con loro esploriamo il tema del “brain drain” italiano, che in alcuni casi comincia fin dall’università, e proviamo a proporre possibili soluzioni su come far sì che chi sceglie l’estero non si senta un “cervello esiliato”, ma una risorsa per questo Paese. Anche nell’ottica di un ritorno futuro, se mai sarà possibile.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” continuiamo la nostra indagine mensile sulle nuove associazioni di italiani all’estero, con l’aiuto del network Italiansonline.net, la più grande comunità -virtuale e non- di espatriati. Facciamo tappa nel cuore della finanza tedesca: Marco Bellavia ci racconta IOL Francoforte.

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La discussione di questa settimana: All’estero, con la testa e il cuore in Italia: quanto i nuovi professionisti emigrati possono contribuire al rilancio del Paese con iniziative e proposte concrete? E’ possibile una messa in rete dell’”Italia diffusa”, per sprigionare una reale forza di cambiamento, che prenda esempio dai migliori modelli stranieri?

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Alla prossima puntata: sabato 3 dicembre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Novantasettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 novembre 2011 at 09:00

Novantasettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Dalla denuncia alla soluzione dei problemi… In questa puntata speciale del programma vogliamo aprire uno spaccato sulla nuova emigrazione italiana, che all’estero prova a proporre idee concrete, per uscire dal declino che obbliga alla fuga centinaia di migliaia di giovani professionisti. Vi porteremo in una prestigiosissima università britannica, per raccontarvi le storie personali e professionali di tre giovani accademici. Che in Gran Bretagna ce l’hanno fatta. E faremo esporre loro possibili soluzioni per il nostro Paese. Come sempre, una puntata da non perdere!

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: All’estero, con la testa e il cuore in Italia: quanto i nuovi professionisti emigrati possono contribuire al rilancio del Paese con iniziative e proposte concrete? E’ possibile una messa in rete dell'”Italia diffusa”, per sprigionare una reale forza di cambiamento, che prenda esempio dai migliori modelli stranieri?”

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Reuters su “La Fuga dei Talenti”

In Fuga dei giovani on 25 novembre 2011 at 10:06

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L’agenzia di stampa Reuters -in un lungo articolo in inglese- parla del fenomeno della fuga dei talenti all’estero. All’interno, l’intervista a Sergio Nava.

Pubblichiamo qui la versione integrale del testo. Per leggerlo sul sito dell’agenzia, è sufficiente CLICCARE QUI.

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Italy’s brightest look abroad for opportunity

by Crispian Balmer

(Reuters) – After working as an unpaid intern for 18 months in Italy, Massimo Fantini decided to try his chances abroad. Within five years he had a good job in a major multinational, had bought a house and had got married.

“If I had stayed in Italy, none of this would have been possible,” said Fantini, speaking by telephone from New York.

“When I talk to my friends who stayed behind, I can hear their frustration. They are losing their energy and their dreams. That is the worst thing you can do to someone,” added the 34-year-old accountant.

Fantini is one of a growing number of highly qualified young Italians who feel forced to take their skills elsewhere because of the economic turmoil, bureaucratic red tape and deep-seated cultural constraints that weigh on their aging country.

The problem has become so acute that the Italian parliament has passed legislation trying to entice the emigrants to return, but newly installed Prime Minister Mario Monti will have to go much further with the reforms if he hopes to halt the exodus.

Italy has a long tradition of emigration, with an estimated 25 million Italians searching work abroad between 1876-1970. Whereas in the past, it was mainly the unskilled and uneducated who packed their bags, now it is well-trained graduates.

Although there are no official statistics specifically on university leavers, Italian business lobby Confimpreseitalia estimated in a recent report that 120,000 young Italians moved abroad in 2008/09, 70 percent of whom were graduates.

Sergio Nava, a journalist who has written a book and blog tracking what he terms the “la fuga dei talenti” (the flight of the talented), believes the economic crisis that has engulfed Italy in recent months has only made matters worse.

“Italy is a country dominated by old men. They give work to people they know and trust, rather than to those with the best qualifications. It is a nightmare for young people,” he said.

“This is bringing Italy to its knees,” he added.

NOT MUCH WORK, EVEN LESS PAY

Italy has far fewer graduates than most EU countries, with just 19.8 percent of Italians aged between 30 and 34 holding a degree against an EU average of 33.6 percent, according to the European Union statistics office, Eurostat.

And yet, Italy had the highest number of jobless graduates for more than six months (58 percent), while average monthly pay for those lucky enough to find work was put at just 1,078 euros ($1,535) in 2009 by AlmaLaurea, a higher education jobs service.

By contrast, the average starting salary for graduates in the United States that year was $4,042 and $2,800 in Britain.

To make matter worse, Italian firms invariably offer graduates a string of short-term, or “precarious” contracts, reserving the perks and job protection for older workers.

The lack of work, low pay and shaky contracts means that nearly a third of Italians in their early 30s still live at home with mamma and papa — a figure that has tripled since 1983 and forced people to delay starting families.

“If I went back to Italy I would have to give up most of my independence,” said Fantini, who co-founded an association to help other Italian professionals moving to New York.

“Do our leaders, who are all in their 60s or older, understand that? Can they put themselves in our shoes?”

Monti, 68, was sworn into office on November 16 by Italy’s 86-year-old president, Giorgio Napolitano. The average age of his cabinet of technocrats, tasked with digging the country out of a gathering debt crisis, is 63.

Calling the young one of Italy’s “great wasted resources,” Monti promised to free up the economy and reform closed-door guilds – 28 professional bodies that guard their long-standing privileges ferociously, making it hard for bright youngsters to get ahead in a broad range of jobs.

ATTACKING THE CARTELS

Various governments have tried to take on these wealthy lobbies in the past and have almost always failed, to the despair of graduates who complain that the cartels foster rampant nepotism while strangling competition in key sectors.

“Some great talent is leaving Italy because of its medieval approach to hiring people. It is not what you have done, but who you know, or who you have slept with,” said Alessandro Capata, a Rome academic actively seeking work abroad.

“If you want to work in a supermarket you can find a job. But if you want to be an architect, a dentist or a journalist then you will really struggle. It is a feudal system.”

Berlusconi had promised to tackle the problem, but Stefano Saglia, the undersecretary for economic development in his administration, acknowledged that little headway was made.

“Certainly someone needs to have the courage to carry out a reform,” he told Reuters. “Politicians are always frightened of protest … but perhaps a government of technocrats will have more success because they aren’t running after every vote.”

Saglia co-sponsored a rare cross-party bill in 2010 which offered tax breaks to Italians under 40 who were living abroad to try and lure them home. There is no sign that the measure is having an impact, and all the while Italy is losing out.

A study by the Italian Competition Institute estimates Italy lost four billion euros over the past 20 years in terms of revenues from patents that expatriate Italian scientists filed abroad. The Confimpreseitalia business group estimates that Italy’s brain drain had cost the country 5.9 billion euros.

While graduate emigration is not unique to Italy, the Organization for Economic Coordination and Development, says very few educated foreigners want to come here, despite the fine weather and great food. In a 2001 survey, it said that only 57,515 graduates from OECD countries worked in Italy, while 395,229 Italians with tertiary education had moved abroad.

However, Nava, who has a weekly show on Radio 24 where he interviews Italian expatriates, is convinced that the flows could be reversed, if the government acted decisively.

“Many of the people I talk to want to come back. They see that the country is in great difficulty and that there isn’t much time to sort things out. But before they return, Italy will have to become a more attractive place to live,” he said.

(Editing by Giles Elgood)

Tornare a Sognare

In Lettere e Proposte on 24 novembre 2011 at 09:00

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Davvero una bella iniziativa quella lanciata dal giornalista Roberto Bonzio di “Italiani di Frontiera”. Un Manifesto per la Rinascita del Paese. Per aderire e saperne di più potete cliccare a questo link.

Un uomo cammina fra le macerie di una città in rovina. E’ italiano, ha un sogno che molti considerano folle: puntare tutto il suo patrimonio su chi non ha garanzie da offrire, se non la propria energia, la voglia di ripartire da zero. Ricostruire dando fiducia agli altri.

Quella città, San Francisco, oggi simbolo dell’innovazione, deve molto alla “follia” di quell’italiano di talento, figlio di emigrati liguri. Dopo il terribile terremoto del 1906, Amadeo Peter Giannini decise di far prestiti a chiunque avesse la forza di impegnarsi nella ricostruzione. Trasformò così un immane disastro in una grande opportunità, dando il via alla rinascita della città californiana, mentre la piccola Bank of Italy da lui fondata due anni prima cresceva sino a diventare Bank of America.

Centocinque anni dopo, l’Italia cerca le energie per uscire da una pesantissima crisi. Ma per guardare al futuro con fiducia e rimediare a sperperi e ritardi, dovrà prima di tutto rimuovere modi di pensare diffusi, vere “macerie culturali” nelle nostre teste. E risolvere una colossale contraddizione, che mina il suo sistema di valori. Quella di un Paese che per ricchezza di cultura è costante fucina di talenti capaci di primeggiare nel mondo, dall’impresa, all’arte alla scienza, eppure sembra rassegnato a sperperare in patria quel talento, con un malcostume che mortifica i migliori, chi sa immaginare il domani, rischiare, mettersi in gioco lealmente. Favorendo spesso invece chi ostacola i cambiamenti, antepone il proprio orticello al bene comune, prevale non perchè più bravo ma grazie ad amicizie, conformismo, ossequio a potentati, disinvoltura nel gioco sporco.

Una contraddizione inaccettabile, mentre in un mondo che cambia sempre più rapidamente, la risorsa di cui l’Italia è più ricca, quella intellettuale, diventa più importante delle materie prime o della posizione geografica.

Non ci sarà rinascita politica ed economica senza affrontare a viso aperto questo paradosso, che ben conoscono le migliaia di connazionali di talento costretti ad andare all’estero per realizzarsi. Proprio dagli italiani cittadini del mondo occorre partire, per innescare in patria una indispensabile Rivoluzione culturale, che ridia fiducia anche ai tanti che il loro talento cercano di affermarlo faticosamente in patria, fra mille ostacoli.

“I giovani devono partire ma per curiosità non per disperazione. E poi tornare. Partire per capire il resto del mondo e prima ancora se stessi” Renzo Piano.

E’ cruciale comprendere che davvero abbiamo qualcosa di particolare, nell’affrontare la complessità delle cose, intrecciare arte e scienza, che questo patrimonio ha un valore immenso nel mondo d’oggi. Ed è importante far tesoro di esperienze e idee dei tanti che sono italiani a pieno titolo anche vivendo all’estero. Un’italianità che sulla scia dello spirito d ’impresa di navigatori, esploratori ed emigranti di ieri, oggi si esalta nell’essere cosmopolita e le frontiere le supera agilmente, non le trasforma per paura in barricate, in nome di un passato mai esistito.

Per guardare al futuro con fiducia, occorre tornare a sognare. Come fecero i nostri padri, dopo i disastri della guerra. Prendendo a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo. Occorre scoprire e far conoscere questi esempi positivi. Storie di ieri, come quella di un italiano fra le macerie, col sogno folle di puntare tutto sugli altri per ricominciare. Storie di oggi, dei tanti che magari accanto a noi, sanno inseguire con tenacia e creatività questi sogni, credere che tutto è possibile, se lo vogliamo. Persino fare squadra, invece di diffidare degli altri o peggio ancora, cercare di fregarli.

Dobbiamo spostare i riflettori dai troppi inetti, arroganti e litigiosi che hanno goduto di una immeritata visibilità ed hanno diffuso modelli devastanti che sono le macerie di cui liberarci. Basta aprire gli occhi, per trovare nuovi modelli, inseguendo il talento. Occorre trarne ispirazione e farli conoscere, soprattutto ai più giovani. Dando a loro nel frattempo molta più voce e ascolto. Perchè certo i più giovani hanno molto da insegnare ai più anziani, su come si guarda al futuro.

Roberto Bonzio, giornalista e blogger  Italiani di Frontiera (Milano).

Spunti da cui Ripartire

In Declino Italia on 23 novembre 2011 at 09:00

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Le nuove Rimesse“, “Give Back“, “Pivot“: tre concetti-chiave che ho portato a casa dalla conferenza di Pesaro “Little Italy Big Italians“, dello scorso venerdì. Un momento di confronto estremamente utile, che ha dimostrato -una volta di più- come un numero sempre maggiore di attori sociali stia cominciando a interrogarsi sul problema della fuga dei talenti. E di come trasformare questo esodo in un movimento “circolare”, che permetta un vero e proprio intrscambio di intelligenze.

Vado sui tre punti menzionati sopra:

-“Le nuove Rimesse“: nell’emigrazione del passato, le rimesse erano soprattutto monetarie. L’emigrante andava all’estero per lavorare, accantonava parte dei guadagni e li spediva alla famiglia in Italia. Nell’emigrazione intellettuale del XXI° Secolo, questo non è più vero. Le rimesse si declinano in tre nuove tipologie: le competenze professionali di altissimo valore che i nostri “expats” acquisiscono fuori, e che possono riportare qui, in un’ottica di crescita del sistema-Paese; le partnership e le iniziative cross-border che si possono attivare tra i nostri professionisti all’estero e i loro colleghi in Italia, nell’ottica di una “win-win situation”; le semplici testimonianze che i giovani expats possono fornire, sui media o negli incontri pubblici, per aiutarci a fare il necessario salto di qualità.

-“Give Back“: un altro salto culturale fondamentale, da attuare al più presto. Occorre passare da una cultura latino-italiana del “do ut des”, su cui si imperniano le relazioni sociali del Belpaese (ti faccio un favore, ma tu me ne devi fare un altro), alla faccia del merito… per passare a una cultura anglosassone del “Give Back”. Concetto spiegato molto bene da Lorenzo Thione, l’inventore del motore di ricerca Bing. “Io ti faccio un favore o ti aiuto, ma senza alcun impegno. So che quanto semino oggi mi tornerà indietro in futuro in modo positivo, se non da te da qualcun altro che apprezza quanto faccio”. Come vedete, il salto culturale è enorme, tutto legato alla meritocrazia: si investe in qualcosa in cui si crede, senza ricavarne un profitto diretto, consci di innescare così un circolo virtuoso di crescita che si rifletterà positivamente anche su di noi. In Silicon Valley funziona: provare per credere!

-“Pivot“: concetto per me nuovo, introdotto ancora da Thione. Ed estremamente interessante, perché sta condizionando positivamente la crescita di molte aziende negli Usa. Parto con un’idea, ma sono sempre pronto a modificarla, anche radicalmente, in base alle esigenze del mercato e alle verifiche periodiche che svolgo. In un mercato produttivo e in un tessuto industriale molto ingessato e poco innovativo come quello italiano, anche questa è una perla di saggezza da non buttare.

Tre miniricette, quelle menzionate sopra, che possono rappresentare un ottimo punto di partenza per avviare un profondo cambio culturale e di passo in Italia.

Un Paese che ne ha un maledetto bisogno. Qualche dato recente per riflettere:

-i nostri giovani faticano il doppio rispetto ai coetanei europei per entrare nel mercato del lavoro. Quando anche ce la fanno, lo stipendio è di 800 euro… Siamo penultimi in classifica, davanti solo al Lussemburgo (fonte Datagiovani-Il Sole 24 Ore).

-secondo l’indagine Stella, nel 2010 l’occupazione a un anno dalla laurea è scesa al 38% per i “dottori” triennali, mentre per quelli magistrali resta al 64,5%. Davvero bassa la retribuzione media: 1133 euro, ben lontana dagli standard europei, e poco superiore a quella dei diplomati. Anche questa ricerca conferma che i tempi di ingresso nel mercato del lavoro si dilatano per i laureati, ormai siamo ben oltre il semestre.

-l’84% dei giovani teme per il proprio futuro lavorativo, secondo l’Osservatorio Confesercenti. Il dato sfiora ill 100% tra gli studenti.

last but not least, l’inquadramento generale. Perché tutto ciò avviene? Semplice, basta dare un’occhiata ai dati macro della crescita: tra il 2000 e il 2007, periodo di bonanza, il Pil italiano è cresciuto solo dell’1,5% annuo, contro il 2,2% dell’Eurozona e il 2,6% degli Usa (dati Giovani di Confcommercio). Addirittura, se ci confrontiamo con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, scopriamo di essere in pauroso ritardo, rispetto a loro. Hanno collezionato un +4,8%. Spiega il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella: “Occorre prendere coscienza della gravità di questa malattia di bassa crescita, anche perché si sono consumate le riserve date dai risparmi. Stiamo perdendo opportunità non solo planetarie, ma anche in mercati geograficamente prossimi ed economicamente dinamici. C’è una questione italiana, e da prima che se ne accorgessero i mercati internazionali“.

Così sempre più giovani scappano all’estero. Mentre quelli che già ci vivono hanno la soluzione in tasca per far ripartire il Paese.

Lancio un appello all’intero “sistema-Italia”: riportiamoli indietro e consegniamo loro le chiavi della stanza dei bottoni, prima che sia troppo tardi. Occorre fare presto. I segnali di cambiamento finalmente sono arrivati, ma il tempo perso è stato troppo. Non ne abbiamo altro da buttare.

+ “Giovani Talenti” su ITunes +

In Fuga dei giovani on 22 novembre 2011 at 09:00

Scusate il ritardo… verrebbe da dire! “Giovani Talenti“, il primo programma radiofonico a raccontare la nuova emigrazione professionale italiana, sbarca su ITunes.

Sulla piattaforma online potrete scaricare le ultime puntate della vostra trasmissione preferita, ovviamente in modo gratuito. E potrete abbonarvi al feed di “Giovani Talenti”, se lo desiderate.

CLICCA QUI PER COLLEGARTI ALLA PAGINA DI “GIOVANI TALENTI” SU ITUNES

Buon ascolto!

Torni in Italia per la ricerca? No grazie, resta in Svizzera

In Storie di Talenti on 21 novembre 2011 at 09:00

Quando vedo come funziona qui, ho l’impressione che esista un vero dare-avere. Gli studenti forniscono prestigio e brevetti all’università: in cambio ricevono buona formazione, reali possibilità di carriera, buoni stipendi e aiuti per creare una start-up. Italiani ce ne sono molti, e ho l’impressione che aumentino sempre. E davvero pochi sperano di tornare“. Così Francesca Zagari, 31 anni, ricercatrice e PhD., riassume la sua visione della ricerca italiana. Dalla Svizzera, ovviamente.

Storia di una doppia emigrazione, quella di Francesca: dalla Calabria al Nord per studiare. Poi verso la Francia e la Svizzera. Per lavorare. Arriva a Milano per studiare Biotecnologie Farmaceutiche, una laurea che -le garantiscono- le avrebbe spalancato le porte dell’impiego. Non in Italia, però.

Concluso il ciclo di studi con un bel 110 e lode, Francesca firma un contratto per una borsa di studio annuale, ma si rende presto conto di vivere una condizione da “parcheggiata”. Prova un concorso di dottorato, ma comprende immediatamente che il vincitore era già stato designato.

E’ a questo punto che arriva il guizzo: prende al volo una Borsa Leonardo, e si sposta per un semestre a Grenoble, in Francia. “Esperienza bellissima“, la definisce. Francesca non si perde comunque d’animo: nel 2006 avviene il suo primo tentativo di ritorno a Milano, in una piccola azienda e con contratto a progetto. Dopo un anno molla, stanca della precarietà, del basso stipendio e dell’impossibilità di essere autonoma.

Prende allora il volo per Strasburgo, dove lavora presso una multinazionale che vende prodotti per la ricerca e produzione di farmaci. Le condizioni di lavoro sono ottime, rispetto all’Italia, ma l’ambito di impiego è molto diverso rispetto alle sue aspirazioni. Nel 2009 si rimette allora sul mercato, ottenendo un contratto presso una multinazionale farmaceutica in Svizzera. Qui avviene il secondo tentativo di ritorno nel Belpaese, con un esito paradossale: la multinazionale le offre la possibilità di svolgere un dottorato a costo zero, con stipendio, progetto, e attività di ricerca già comprese e a carico dell’impresa. L’unico tassello che le manca è un’università di riferimento. Francesca è convinta di poter concedere una seconda chance al suo Paese: contatta due atenei, uno a Milano, l’altro a Roma. E scopre, con enorme sorpresa, che nessuno dei due può garantirle questa possibilità. La burocrazia italiana le crea una tale serie di complicazioni, che Francesca opta per restare in Svizzera, iscrivendosi ad un ateneo elvetico.

Qualche volta ho il senso di colpa per essere scappata dal nostro Paese… ma poi ripenso alla mia storia, guardo la situazione politico-sociale. E penso ai miei amici rimasti. E il senso di colpa passa!“, riflette ora amara Francesca.

Ospite della trasmissione è Marko Bertogna, ricercatore e fondatore del blog “Giovani Ricercatori Universitari”, che rappresenta i “giovani cervelli” che hanno vinto le ultime tornate concorsuali. Ma che poi si sono visti discriminati. Marko ci spiega perché.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” l’ultima puntata dell’inchiesta sulle città e sui Paesi della Nuova Emigrazione, in collaborazione con il Ministero degli Esteri. Tappa in Brasile: Piermario Daccò, Consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia, ci racconta la nuova emigrazione professionale in uno dei Paesi emergenti.

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La discussione di questa settimana: Sentite di poter dare il vostro contributo alla ripresa dell’Italia, in un momento così delicato della sua storia? Quanto bisogno ha ora il Paese delle migliori intelligenze, formatesi all’estero in un contesto internazionale? Permane però il rischio, secondo la vostra esperienza, che le porte siano sprangate, nel momento del rientro? E’ pronta insomma l’Italia a chiedere aiuto e offrire possibilità concrete ai suoi giovani più “globali”?

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Alla prossima puntata: sabato 26 novembre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Novantaseiesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 19 novembre 2011 at 09:00

Novantaseiesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Ci sono storie che non possono lasciare indifferenti. Quella che vi raccontiamo oggi è una di quelle. Storia di una giovane ricercatrice, protagonista di una doppia emigrazione: prima dalla Calabria a Milano, per studiare. Poi all’estero, per lavorare. Le avevano spiegato che la sua laurea in Biotecnologie Farmaceutiche le avrebbe garantito un lavoro. Non in Italia, però. Lei lo ha compreso presto, e ha preso il volo prima per la Francia, poi per la Svizzera. Ma la vicenda più assurda deve ancora verificarsi: quando prova a rientrare per un dottorato, interamente sponsorizzato dalla multinazionale svizzera che l’ha assunta per un PhD, si trova le porte sprangate. Delle due università italiane che contatta, nessuna è in grado di offrirle garanzie: questo, nonostante il suo dottorato sia a costo zero. Incredula, la protagonista della puntata odierna resta dov’é. Qualche centinaio di chilometri sopra la frontiera. Dove ha modo di apprezzare un sistema di ricerca in grado di valorizzare -per davvero- i giovani che vogliono intraprendere la carriera scientifica.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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“La Fuga dei Talenti” a “Little Italy Big Italians”

In Fuga dei giovani on 18 novembre 2011 at 09:00

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I Giovani Imprenditori di Confindustria si interrogano sul “brain drain” italiano, per cercare di comprendere perché tanti giovani professionisti di talento lascino il Paese. Soprattutto, intendono stilare una serie di ricette per rendere l’Italia un Paese attrattivo per i talenti, nati qui o altrove. E’ la scommessa di rendere il Belpaese un polo d’attrazione mondiale, dove “succede” qualcosa. Se ne parla oggi a Pesaro, al 6° Forum Interregionale del Centro.

Programma 2011

Ore 13.45 : Iscrizione dei partecipanti al Laboratorio

Ore 14.30 : Apertura dei lavori

Saluti di benvenuto:
Federico Ferrini – Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Pesaro Urbino
Paolo Andreani – Presidente Confindustria Marche
Alberto Drudi – Presidente Camera di Commercio di Pesaro Urbino

Ore 15.00

Apertura lavori:
Jacopo Morelli – Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confindustria

Ore 15.15 : Introduzione di Roberto Bonzio, giornalista autore del sito “Italiani di Frontiera”

Ore 16.00 : INTERVISTA
Lorenzo Thione – Imprenditore fondatore del motore di ricerca Powerset, ora parte di Microsoft BING (USA)

Ore 16.50 : INTERVISTA
Raphael Gualazzi – Autore, compositore e musicista (ITA)

Conduce le interviste con interventi dal pubblico
Sergio Nava – Giornalista di Radio24 e conduttore della trasmissione “Giovani Talenti

Ore 17.10 : INTERVENTO
Vivek Jacob – CEO di Banyan Tree Holdings (IND)

Ore 17.40 : TAVOLA ROTONDA
Ermanno Vitali – Vice Direttore FAAM Asia (CHI)
Alessandro Dolcetta – AD Astrom FIAMM Safety (FRA)
Andrea Goldstein – Senior Economist presso OCSE (FRA)

Modera la tavola rotonda
Giovanni Iozzia – Condirettore Panorama Economy

Ore 18.40: CONCLUSIONI

Federico Montesi – Presidente Giovani Imprenditori Interregionale del Centro