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Edizione Speciale Estate

In Lettere e Proposte on 18 agosto 2010 at 10:50

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+++ PERCHE’ NON PRENDERE ESEMPIO (SUL SERIO) DA QUI? +++

FONTE: Ansamed

Allarmato da una fuga di cervelli che rischia di depauperare il suo patrimonio scientifico e intellettuale, punto di forza del Paese, Israele ha ora cominciato un deciso sforzo per richiamarli in patria con un piano di incentivi e con la creazione di nuovi posti di lavoro, cattedre universitarie e centri di ricerca.

Nello Stato ebraico l’esodo verso l’estero di molti dei suoi migliori cervelli ha assunto dimensioni che sono divenute causa di vero preoccupazione, a maggior ragione in un Paese che vede nell’innovazione tecnologica il motore del suo sviluppo economico e un elemento vitale della sua sicurezza.

In Israele, secondo il prof. Manuel Trachtenberg, presidente di una commissione interministeriale col compito di combattere il fenomeno, la percentuale degli accademici che scelgono di vivere all’estero è del 25%. “Israele – afferma – è involontariamente divenuto uno dei maggiori esportatori di cervelli al mondo”. In Israele si stima che siano 20-30 mila gli accademici residenti all’estero.

Una conseguenza è tra l’altro l’invecchiamento del corpo accademico israeliano. Secondo dati del Consiglio Israeliano per l’Istruzione Superiore, il 48,3% dei docenti universitari ha ora un’età superiore ai 55 anni. Negli Stati Uniti sono il 32,2%, in Australia il 24,9%, in Gran Bretagna il 16,9%.

Un primo passo per richiamare in patria i figli migliori è la creazione da parte del ministero della Scienza e la Tecnologia, di una banca dati contenenti informazioni su circa cinquemila scienziati, esperti di hi-tech e ricercatori attualmente impiegati da primarie università, industrie e centri di ricerca esteri, dove le condizioni di impiego e di lavoro sono ben più favorevoli che in patria.

Grazie anche al contributo di imprenditori israeliani, che si sono mobilitati in questo sforzo, ciascuno degli iscritti nella banca dati sarà contattato tramite canali diversi con proposte di impiego in Israele.

Oltre a allettanti incentivi fiscali, lo stato israeliano ha deciso la creazione di una trentina di “centri di eccellenza” per la ricerca che dovrebbero richiamare in patria diverse centinaia di ricercatori.

“Ciascuno di loro – dice Trachtenberg – diverrà membro del corpo accademico di una delle università e riceverà nell’arco di cinque anni uno stanziamento di due milioni di shekel (400 mila euro) per le ricerche, al quale si aggiungerà uno stanziamento per l’acquisto di computer, equipaggiamento per laboratori, letteratura e informatica”.

Inoltre sarà costituita una fondazione con un bilancio di un miliardo di shekel (220 milioni di euro), col compito di creare società di start up e ricerche nel campo della biotecnologia.

Il piano, dice il ministro delle finanze, Yuval Steinitz, “riporterà in Israele centinaia, forse migliaia di professori e dottori che stimoleranno le nostre industrie e miglioreranno le nostre università, che soffrono di stagnazione, e al tempo stesso le ringiovaniranno”.

In una graduatoria delle migliori università al mondo l’ Università Ebraica di Gerusalemme ha occupato nel 2009 il 72.mo posto, il Politecnico di Haifa, l’Università di Tel Aviv e l’ Istituto di Ricerche Weizman si sono piazzati rispettivamente fra i primi 100 e i primi 150 posti.


Buone Vacanze!

In Fuga dei giovani on 8 agosto 2010 at 09:00

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In vacanza, finalmente… Il blog “La Fuga dei Talenti” chiude per circa un mese, pronto a tornare all’inizio di settembre, con nuovi “post“, nuove iniziative e nuove storie da raccontarvi dal mondo dell’emigrazione giovane.

Vi anticipo però fin d’ora l’appuntamento di venerdì 10 settembre al “Festival della Letteratura” di Mantova, che ci vedrà protagonisti nella presentazione di due splendidi libri usciti negli ultimi mesi, aventi per tema proprio la nuova emigrazione italiana: “Fuori Luogo”, di Federico Taddia e Claudia Ceroni, e “Vivo Altrove” di Claudia Cucchiarato. Li presenterò alle 18.45, al Liceo Classico “Virgilio”, nell’ambito dell’importante rassegna letteraria.

Nell’augurarvi buone vacanze, vi ricordo anche l’appello per le nuove storie della trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24, che riparte -nella versione tradizionale- sabato 18 settembre. BUONE VACANZE A TUTTI!

SERGIO NAVA

ANNUNCIO DEL PROGRAMMA “GIOVANI TALENTI” – RADIO 24

“Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista della ripresa del format autunnale il 18 settembre:Sei giovane e “under 40″? Laureato/a e/o con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell’ottica di un ritorno?

Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it : la tua storia andrà on air in una delle prossime puntate!

Parigi, tra pianisti e documentaristi

In Fuga dei giovani on 7 agosto 2010 at 09:00

“GIOVANI TALENTI – ESTATE” / RADIO 24. All’ombra della Tour Eiffel si snodano le vicende di Andrea Turra, pianista di 30 anni emigrato per poter svolgere il proprio lavoro senza dover ricorrere alle “raccomandazioni” della peggior specie. E di Luca Bergamaschi, documentarista di 34 anni, che in Francia ha trovato un Paese pronto a valorizzare chi lavora nel settore artistico, anche attraverso generosi sussidi.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” forniamo i dati dell’Anagrafe Italiani Residenti Estero, relativi ai giovani italiani “under 40” che lasciano ogni anno il Belpaese.

VI ANTICIPIAMO LE PROSSIME PUNTATE DI “GIOVANI TALENTI – ESTATE”:

14 agosto: Ingegneri nucleari ed aerospaziali all’estero

21 agosto: Medici che lasciano l’Italia

28 agosto: Brain Drain italiano

4 settembre: Selezionatori di successo tra Usa e Uk

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La nuova discussione lanciata in trasmissione: “Gli ultimi mesi hanno portato con sé importanti novità: l’approvazione alla Camera del ddl Controesodo, che introdurrà incentivi fiscali finalizzati al ritorno dei professionisti “under 40″ espatriati da almeno due anni, e l’articolo 44 della Manovra, che riduce le imposte a ricercatori e docenti che tornano in Italia. Queste misure, a vostro avviso, sono sufficienti? Cosa si può fare, ancora?”

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

L’Italia che non cambia mai…

In Fuga dei giovani on 4 agosto 2010 at 09:00

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Mi ha molto colpito la storia di Paolo Macchiarini, 51enne chirurgo specializzato in interventi al torace, che la scorsa settimana ha annunciato che tornerà all’estero. Storia paradigmatica, quella di Macchiarini: formatosi a Siena, trasferitosi in Francia e negli Stati Uniti, poi rientrato in Italia, per la precisione all’ospedale fiorentino di Careggi. Pochi giorni fa l’annuncio: Macchiarini parte per la Svezia. Destinazione: il prestigiosissimo Karolinska Institutet.

Mi hanno preso in giro: ero tornato in Italia perché chiamato per un progetto innovativo, ma non ho avuto quello che mi hanno promesso“, ha denunciato lui pochi giorni fa, spiattellando pubblicamente la propria storia ai media. Dopo aver compiuto, nelle ultime settimane, un trapianto di trachea con un metodo altamente innovativo, Macchiarini ha denunciato senza paura il mondo accademico fiorentino: “Per le ricerche innovative che sto portando avanti ho bisogno di finanziamenti e la Regione Toscana è l’unica che me li ha dati, ma c’è stata una chiusura evidente del mondo accademico fiorentino nel darmi un incarico. Possibile che non sono bastate quattro riunioni per decidere sul mio ruolo, quando al Karolinska è stato sufficiente leggere il curriculum per darmi un incarico, e all’University College di Londra per darmi la nomina a professore in chirugia toracica? Mi chiedo se questo paradosso sia giustificato per tutti i giovani che fanno ricerca“. E ha concluso: “Inizierò a settembre la mia attività, soprattutto per i giovani che lavorano con me e potranno avere una prospettiva“. Già, ancora i giovani

Ovviamente, squarciato il velo d’ipocrisia, mostrata la nudità del re, è stato tutto un correre a riprendersi il povero Macchiarini, in una specie di “Telethon” francamente poco edificante. La Regione Toscana, col suo presidente Enrico Rossi, ha promesso che farà di tutto per farlo restare a insegnare: in questo caso va precisato che Macchiarini non lascerà l’ospedale fiorentino, proprio per gratitudine verso la stessa Regione, che gli ha concesso i finanziamenti necessari a farlo lavorare. Molto più aspra la contesa con l’università, con il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Gian Franco Gensini, che ha dichiarato: “Spiace leggere cose non vere da parte del professor Macchiarini”. Gensini ha richiamato non meglio precisate condizioni amministrative, necessarie per una chiamata diretta all’insegnamento.

Macchiarini, che aveva definito il sistema universitario italiano partitocratico e non meritocratico, si è limitato a controbattere con un “buongiorno”.

Questa è l’Italia: parole, parole, parole… La storia di Macchiarini la si può ritrovare -quasi identica- nella quasi totalità delle centinaia di storie di quei pochi coraggiosi, che hanno provato a rientrare nel Belpaese. Attratti da un cambio di mentalità di facciata, hanno cercato di reinserirsi nel “sistema”, fiduciosi di poter ricominciare. Ma presto hanno scoperto come termini quali “merito”, “giovani”, “ricambio”, hanno una valenza puramente linguistica, dalle nostre parti. Dietro c’è il nulla. Dietro proseguono -immutabili- le vecchie logiche di potere.

Riuscirà la cosiddetta “Riforma Gelmini” a cambiare le cose? Difficile dirlo. Il mandato a tempo per i rettori, l’abilitazione nazionale per ordinari e associati, lo stop ai ricercatori a vita, il Fondo per il merito (se mai si troveranno i soldi…), rappresentano degli elementi indubbiamente positivi. Lo scarso potere pratico dei Dipartimenti, il rischio che -nonostante l’abilitazione nazionale dei docenti- i singoli atenei continuino a reclutare “gli amici degli amici”, le scarse garanzie di assunzione per i giovani ricercatori, il mancato pensionamento forzato delle “mummie”, i professori “over 65” (il pensionamento sarà obbligatorio solo per gli “over 70”), rappresentano punti negativi. Il tutto in un contesto di fondi e soldi che scarseggiano.

Sopravviverà l’università pubblica, riuscendo al contempo a rinnovarsi e a far fuori quelle baronie che impediscono -a luminari quali Macchiarini- di affermarsi, solo sulla base del proprio curriculum?

Nella risposta a questo quesito si gioca il futuro del nostro sistema educativo superiore. E, in ultima analisi, il futuro dell’Italia stessa. Che non cambia mai. Non cambia, maledettamente, proprio mai…

Approdi che non conoscono crisi

In Fuga dei giovani on 1 agosto 2010 at 09:00

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E’ da qualche settimana che non sentiamo più parlare di “cervelli in fuga”, “fuga dei talenti”, ecc.: l’argomento sembra essere passato di moda, come uno dei tanti temi di dibattito nazionalpopolari, sui quali ci possiamo permettere di discettare a nostro piacimento. Riesumandolo di tanto in tanto, ma anche dimenticandolo: tac, un colpo di scopa, e abbiamo spazzato la polvere sotto lo zerbino. Basta poco, per credere di averlo cancellato… Invece sta ancora lì, pronto a riemergere alla prima occasione. In questo, non possiamo non definire come “superficiale” il nostro giornalismo. Capace di riempire pagine e pagine sulle ultime beghe politiche, ma pronto a girare la faccia dall’altra parte, non appena si parla del futuro del Paese. I suoi giovani.

Oggi, complice anche la domenica estiva, vi invito a una lettura veloce. Vi sottopongo parte delle conclusioni della Summer Academy del Centro Altreitalie. Quelle relative al panel che si è occupato della nuova emigrazione italiana: leggete con attenzione la parte relativa a Barcellona e Berlino. Città che, persino in tempo di crisi, continuano ad attirare giovani italiani. Ma come è possibile, viene da chiedersi, che si preferisca la crisi all’estero, rispetto a quella in Italia? Forse perché si ha la sensazione che le possibilità, al di là delle Alpi, siano comunque più numerose rispetto a quelle offerte da un Paese vecchio, gerontocratico e alieno dal merito qual è il nostro?

Buona lettura!

“Nei giorni nostri la mobilità all’interno dell’area dell’Unione resta bassa, meno del 2% vive in un’altro paese dell’Unione e solamente il 4% ha avuto un’esperienza del genere in passato. L’Italia naturalmente copre una posizione particolare nella graduatoria, vista la sua esperienza di Paese d’emigrazione che in particolare nel dopoguerra si è indirizzata verso i paesi europei, in primis – numericamente parlando – Germania dove ora vivono oltre mezzo milione di italiani (seguita da paesi come la Svizzera, Francia ecc.). Il passato migratorio italiano del secondo dopoguerra contribuisce a rendere ancora più difficoltoso il reperimento di dati attendibili sui nuovi flussi di mobilità contemporanea. Di fatto, diventa particolarmente difficile distinguere tra esponenti delle “tradizionali” migrazioni per lavoro, seconde generazioni e rappresentanti delle “nuove mobilità altamente qualificate”. A questo scopo sono stati analizzati due “case studies”, la città di Berlino e quella di Barcellona. Entrambe le metropoli, per motivi diversi, non sono in passato state capaci di attirare l’emigrazione per lavoro del secondo dopoguerra. Ambedue hanno però conosciuto a partire dagli anni novanta un notevole afflusso di italiani, giovani e perlopiù altamente qualificati. Berlino, nonostante un’alta disoccupazione, a partire dal crollo del muro ad oggi ha visto raddoppiare la popolazione italiana diventando una delle prime città tedesche per presenze italiane. Ancora più eclatante è il caso di Barcellona, dove la collettività italiana rappresenta in termini assoluti la prima comunità di stranieri, prima di equadoreñi, romeni e altre nazionalità. Ciò che stupisce maggiormente leggendo i dati dei rispettivi uffici statistici è che in entrambe le città, nonostante la crisi economica e la dilagante disoccupazione, nell’ultimo anno non si è registrato nessun calo degli afflussi. Sembrano essere profondamente mutate le motivazioni all’emigrazione rispetto alle forme del passato: i ricongiungimenti familiari, le relazioni sentimentali, lo studio piuttosto che la qualità della vita sembrano essere diventati importanti fattori propulsivi nella scelta di muoversi attraverso la cosiddetta “area Schengen” come, del resto, è stato sottolineato anche dall’intervento di Roberta Resmini che ha presentato il suo lavoro di ricerca sulla poco conosciuta migrazione italiana in Lussemburgo. Anche in questo caso, come in altre aree europee, mete tradizionali dell’emigrazione del secondo dopoguerra, vi è una compenetrazione tra diverse tipologie di migranti o “mobili”: migranti per lavoro tradizionali, italo-lussemburghesi ed esponenti delle nuove mobilità. […]

La sessione si è chiusa con un lungo dibattito da cui è emersa la necessità di approfondire gli studi su questi flussi di mobilità contemporanea attraverso l’utilizzo di una nuova forma di concettualizzazione capace di distaccarsi dai paradigmi delle migrazioni passate e di definire l’eterogeneità di questa popolazione senza fermarsi a termini ristretti come la “fuga dei cervelli” o le “migrazioni qualificate”.