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Architetti tra Dubai e Londra

In Fuga dei giovani on 31 luglio 2010 at 09:00

Le vite parallele di Luca Vigliero e Maria Cristina Sorvillo corrono lungo i binari dell’espatrio. Luca, 30 anni, ha scelto di trasferirsi a Dubai con la moglie Irene, dopo alcune (poco stimolanti) esperienze in Italia. Un Paese che non ha saputo, né voluto, sfruttare il suo potenziale e il suo nutrito background di esperienze all’estero.

Maria Cristina, 39 anni, resiste per molti più anni nel Belpaese, tentando tutte le strade, nel pubblico come nel privato. Alla fine si trasferisce in Gran Bretagna, dove -dopo un’esperienza come dipendente- apre un proprio studio di architettura ecosostenibile. E inizia una nuova avventura.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Matteo Rizzi, uno dei fondatori di Italiansonline.net, la più importante comunità virtuale mondiale di espatriati.

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Resta aperta ai vostri contributi l’ultima discussione lanciata in trasmissione: “Quali sono le vostre proposte -concrete- per rendere l’Italia un “Paese per giovani”? Questo, sia per evitare il crescente espatrio di professionisti under-40 in tutti i settori, sia per invogliare a tornare chi si è già trasferito all’estero?

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Italian Titanic – Second Class

In Declino Italia on 28 luglio 2010 at 09:00

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Non siamo il Titanic, ma nessuno si illuda, avendo il biglietto di prima classe ed essendo magari sceso per giocare sul ponte della seconda classe, di restare tra i passeggeri di prima classe“: anche l’ermetico Ministro dell’Economia Giulio Tremonti lo ha dovuto ammettere, la scorsa settimana. L’Italia potrebbe presto non essere nella “Champions League” europea.

Giusta punizione, per un Paese che ha alzato il ponte levatoio del benessere, escludendo dal futuro centinaia di migliaia dei suoi giovani: “Il problema dei giovani non impegnati né in un lavoro né in un percorso di studio e formazione, è oggi il problema numero uno, se si guarda al futuro dell’Italia“, ha denunciato -inascoltato- solo pochi giorni fa il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Interventi in cantiere: ZERO, ovviamente, in un Paese che dopo la caduta del Muro di Berlino ha pensato solo a flessibilizzare il mercato del lavoro, senza accompagnare questa misura (come avviene in Paesi più civilizzati del nostro, quelli della famosa “prima classe” tremontiana) con adeguati ammortizzatori sociali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e ben lo descrivono Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni in un bel libro di recente uscita, il cui titolo è eloquente: “Gioventù sprecata – Perché in Italia si fatica a diventare grandi“. Libro che vi consiglio di leggere, soprattutto nella parte iniziale.

-Sarà un caso che il Fondo Monetario Internazionale esorta “molti Paesi del Mediterraneo” ad “affrontare e risolvere una serie di problemi come la frammentazione del mercato del lavoro, una flessibilità salariale inadeguata e un sistema scolastico carente?” Indovinate qual è il più grande Paese europeo del Mediterraneo? E chissà come mai l’Fmi incita questi stessi Paesi a puntare sull’innovazione?

-Sarà un caso che l’ultimo rapporto Svimez è un vero e proprio pugno in un occhio? Con la denuncia di “un Nord che si meridionalizza”, dove i giovani inattivi sono aumentati dell’81% (!!!) tra il 2005 e il 2009? Con la denuncia di un Paese che si è aggiudicato la palma del tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa, dove gli occupati in età tra i 15 e i 24 anni sono crollati del 13,2%? Dove la laurea paga, ma in ritardo… e soprattutto dopo i 40 anni? Dove -tra il 1996 e il 2007- 242mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferirsi all’estero. Tra loro oltre 13mila laureati??? Hanno scelto di andare -nell’ordine- in Germania, Svizzera e Regno Unito. E sospetto -personalmente- che si tratti di dati abbondantemente per difetto. Chi li ha rimpiazzati? Nessuno, l’industria del Sud sta morendo…

La crisi ha colpito duro i pendolari, generalmente giovani, laureati e precari. E’ un’emigrazione diversa dagli anni ’60: il trolley e il pc al posto della valigia di cartone, molti con la laurea in tasca, e moltissime donne. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: il 75% ha meno di 45 anni, e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato. Oltre il 26% è laureato, e quasi il 43% lavora da meno di tre anni“. Così il rapporto Svimez.

-Sarà un caso che -secondo il Cnel- nel 2009 l’occupazione giovanile si è ridotta dell’11%? Con una perdita netta di 485mila posti di lavoro per persone fino a 34 anni? E’ incredibile vedere, come -dall’altro lato- a guadagnare posti di lavoro siano state -udite, udite- le classi di età prossime al pensionamento!!! “La crisi nei suoi effetti occupazionali appare aver avuto una chiara caratterizzazione generazionale. Ad aver pagato i maggiori costi sono infatti i più giovani“, afferma il Cnel. Ma non è scandaloso, tutto ciò?

-Sarà un caso che -secondo l’undicesima indagine Neolaureati & Stage 2010- la percentuale di neolaureati che entra in azienda direttamente con un contratto a tempo indeterminato è passata dal 20% del 2004 a meno del 6% (!) del 2010?!? Con stipendi d’entrata che oscillano tra i 22mila e i 26mila euro?

C’è chi li chiama la “Lost Generation“, la “generazione perduta”. In realtà con loro si sta perdendo anche l’Italia, un Paese destinato ad affondare nelle paludi del sottosviluppo, salvo sterzate improvvise. E benefiche, quanto salvifiche.

In un qualsiasi Paese civile, i dati appena riportati sarebbero stati al centro di azioni di Governo risolute e decise. Qui invece da Palazzo Chigi giunge solo l’assordante silenzio di un esecutivo ormai ostaggio delle inchieste del malaffare di “quattro pensionati sfigati” (qualcuno li chiama “P3”, che non è poi esattamente la stessa cosa – forse è un po’ più grave). Mentre i giovani arrancano e fuggono all’estero, alla ricerca di quella salvezza lavorativa e professionale che il loro Paese non ha saputo -né voluto- dar loro. L’estero non è l’Eldorado, ok… ma quantomeno sanno guardarti e considerarti come “risorsa”, con tutto il tuo potenziale. Non ti considerano un mendicante, magari un po’ “sfigato”. Che magari ha pure l’insolenza -dopo anni passati sui libri e in giro per il mondo a perfezionarsi- di chiedere un lavoro e uno stipendio decenti.

Spiace osservarlo. E ripeterlo. Ma, allo stato attuale, il consiglio per tutti i giovani qualificati, l'”elite perduta” di questo Paese, resta lo stesso: emigrate. Lasciate che la barca affondi senza di voi. Poi tornate. E ricostruite il vostro Paese.

Italia Nostra e i Giovani

In Lettere e Proposte on 25 luglio 2010 at 09:00

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA INVIATACI DA LUIGI SANTAMBROGIO, PRESIDENTE DI “ITALIA NOSTRA – LOMBARDIA

“Perché non pensare ad uno “scambio intergenerazionale” piuttosto che a un “cambio generazionale”? Così vuole reagire Italia Nostra Lombardia all’immobilismo di questi tempi, costruendo un ponte a doppio senso accessibile da entrambe le direzioni di percorrenza, da quella cioè della tradizione storica dell’associazione e da quella dei giovani. Fuor di metafora, l’obiettivo è favorire l’incontro tra i diversi soggetti, incontro non sempre spontaneo, spesso veicolato da stage e tirocini universitari ma che, tuttavia, suggerisce quali siano i punti di contatto da non perdere di vista. Si pensi al Maximal, il Festival della musica elettronica di portata europea e organizzato da ventenni milanesi, dove un classico della letteratura italiana, “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, trova spazio come fonte d’ispirazione per proporre un modo diverso di vivere un luogo di periferia lontano dal centro, il Parco del Esposizioni di Novegro, per l’appunto location del festival. È questo un segnale da cogliere senza esitazione perché esprime la necessità di attualizzare gli schemi del passato su quanto offre il presente. In particolar modo negli ambiti della valorizzazione e della divulgazione culturale la “retorica dei giovani protagonisti” rivela una fucina di idee e di proposte concrete, tutte realizzabili anche con il coinvolgimento di popolazione e istituzioni locali: non è un’utopia, è la realtà che sta vivendo Italia Nostra Lombardia al fianco di studenti e neolaureati impegnati nell’elaborazione di progetti di valorizzazione turistico – culturale, per ora ancora in cantiere ma che presto prenderanno forma in eventi e iniziative di diverso genere.

È ora di prendere in seria considerazione la creatività delle nuove generazioni come antidoto alle attuali opportunità sempre meno stimolanti. Il concetto stesso di valorizzazione, proprio della tradizione culturale italiana e di un’associazione quale è Italia Nostra, sta rinnovandosi e modellandosi allo sguardo dei giovani che lo vivono. Riacquistata così una nuova “identità”, il territorio sta iniziando a reinventarsi.

Paradossalmente tutto ciò accade nell’epoca della fuga dei talenti all’estero”.

Creativi tra Australia e Spagna

In Fuga dei giovani on 24 luglio 2010 at 09:00

Cosa lega Simone Bartolini, 29 anni, giovane italiano espatriato a Sydney, e Sebina Pulvirenti, trentenne di stanza a Barcellona? La creatività e la professione intellettuale, innanzitutto: Simone è un creativo pubblicitario che ha scelto l’Australia quale “terra promessa”, dopo ripetuti tentativi di affermazione professionale in Italia. Sebina invece è una direttrice di contenuti della sezione italiana di un importante portale di recensioni software. A Simone è stata sbarrata la strada da chi -nel Belpaese- voleva reprimere il suo talento, “normalizzandolo” e castrandolo. Sebina in Italia voleva invece fare la giornalista: ma non aveva le conoscenze giuste. In Spagna è bastato inviare un cv…

Nella rubrica “Spazio Emigranti” restiamo a Barcellona, per parlare dell’associazione Italiansinbarcelona.com.

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La Pensione dei Vecchi che non lasciano mai…

In Declino Italia on 21 luglio 2010 at 09:00

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Che faccio dopo la pensione?“, chiedeva angosciato lo scorso autunno Vincenzo Carbone, ora ex-primo presidente di Cassazione. Eh, già, cosa potrà mai fare un ultrasettantenne in un Paese normale? Beh… leggere libri, prendersi una bella vacanza, godersi gli ultimi anni di vita, accudire i nipotini.

Non così in Italia, dove il cancro del potere corrode -dentro- gli uomini: nonostante sia vecchio, Carbone non ne vuole proprio sentir parlare di pensione. Le poltrone, le stanze dei bottoni gli mancano ancor prima di lasciarle. Così entra in contatto con la P3 dei “quattro pensionati sfigati” (ancora una volta i vecchi, i pensionati…), che lavorano dietro le quinte per offrirgli -a scelta- un emendamento in grado di estendere a 78 anni l’età pensionabile, o addirittura la presidenza della Consob. Come se si trattasse di una qualsiasi Associazione delle Giovani Marmotte. Ma parliamo della Consob: l’autorità indipendente che dovrebbe vigilare sull’efficienza e sulla trasparenza delle attività del mercato mobiliare italiano!

Ho preso un episodio particolare, tra i tanti dell’ennesimo scandalo dell’ultima (sarà così?) “cricca” emersa da questa gigantesca palude di malaffare e corruzione all’italiana, per dimostrare come -alla fine- al cuore del problema ci siano sempre gli stessi ingredienti. Vecchi corrotti-corruttori-corruttibili (date un’occhiata alle foto sui giornali, troverete ben pochi giovani in questa vicenda), meritocrazia ignorata in modo sfacciato, consociativismi della peggior specie. Al limite della loggia segreta. Una logica di potere basata sull’appartenenza, sulla contiguità ai Palazzi, ai “Cesari” di turno. Una logica tribale, certamente lontana anni luce dal mondo occidentale.

Sui giornali, in televisione e nei convegni si continua a parlare di merito, di talento… di giovani. E’ dietro le quinte, però, che si consumano i veri “affari”. Quelli peggiori. Quelli decisivi. Siamo arrivati al cuore del “muro di gomma” che ha rovinato e sta rovinando l’Italia, che sbarra la strada ai suoi giovani migliori, obbligando i talenti ad emigrare? Scambio di potere politico -secondo la migliore tradizione- quando va bene. Illegalità pura, che sfocia nel crimine, quando va male.

Intanto la classe dirigente che governa il Paese affonda, travolta dalle inchieste: tra pregiudicati e processi in corso, l’impressione è di trovarsi in un qualche Stato sudamericano semi-fallito e sull’orlo della bancarotta. Ma siamo in Italia, tranquilli…

O forse no: dati Istat alla mano, quasi otto milioni di italiani, il 13% della popolazione, è povero. E chi è povero, sta diventando sempre più povero, ci informa l’agenzia statistica nazionale. Secondo i ricercatori che hanno curato l’indagine, a contenere una crescita ulteriore della povertà hanno -paradossalmente- contribuito i giovani: l’80% del calo occupazionale ha infatti colpito loro! Pazzesco! Quale futuro ha un Paese che distrugge -anno dopo anno- il futuro dei suoi giovani, obbligandoli a riparare in famiglia, divenuta il vero nuovo ammortizzatore sociale? Perché nel resto d’Europa non è così, perché il reddito minimo all’estero aiuta i giovani quantomeno a poter mettere in cantiere un progetto di vita indipendente? Persino un Rapporto della Camera denuncia come nel 2009 -al Sud- i giovani disoccupati rappresentavano il 36% del totale, contro il 20% al Nord. “L’Italia preoccupa”, ammette in un’intervista il Commissario Europeo all’Occupazione, Laszlo Andor. E Bankitalia, nel Bollettino Economico, prevede un tasso di disoccupazione in crescita nei prossimi trimestri, con i giovani più colpiti rispetto agli adulti…

Non resta che andarsene, lo scrivo da mesi. Quando questa Italia dei vecchi, del peggior consociativismo, della raccomandazione, della immeritocrazia, si troverà spopolata dei suoi giovani migliori, sarà costretta a fare marcia indietro. Se vorrà evitare l’affondamento definitivo.

Ammetto -al proposito- che mi hanno colpito le statistiche Eurobarometro sulla mobilità degli europei, rese note la scorsa settimana. Secondo le quali, solo il 4% degli italiani pensa a un futuro lavorativo all’estero, contro una media europea del 17%. Sarebbe interessante conoscere meglio il campione di popolazione preso in esame nel nostro Paese: quanti giovani, quanti laureati, ecc.. Per una volta mi dissocio dalle statistiche: non perché contraddicano quanto vado affermando da tempo. Semplicemente perché il flusso in uscita dei nostri giovani professionisti qualificati (laurea o laurea + master) è una realtà acclarata, che supera i sondaggi d’opinione.

Forse i più sinceri -in quel sondaggio Eurobarometro- sono stati gli stranieri: alla domanda “in quale Paese vorresti espatriare per lavoro?”, l’Italia figura solo all’ottavo posto, superata da Usa, UK, Australia, Spagna, Germania e Francia. In coppia, col 9% delle preferenze, con il Canada.

+++ AAA Cercasi Storie Espatriati per “Giovani Talenti” +++

In Storie di Talenti on 19 luglio 2010 at 09:00

ANNUNCIO DEL PROGRAMMA “GIOVANI TALENTI” – RADIO 24

“Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista della ripresa del format autunnale il 18 settembre: Sei giovane e “under 40″? Laureato/a e/o con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell’ottica di un ritorno?

Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it : la tua storia andrà on air in una delle prossime puntate!

Controesodo e Manovra per Rientro Espatriati: il Web risponde!

In Fuga dei giovani on 18 luglio 2010 at 09:00

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Numerose le reazioni all’ultima provocazione lanciata da “La Fuga dei Talenti” sul portale professionale LinkedIn: il tema della discussione era tutto incentrato sulle misure legislative in discussione per gli incentivi al rientro dei professionisti all’estero: Le ultime settimane hanno visto il succedersi di provvedimenti per il rientro in Italia dei nostri giovani (ma non solo) professionisti espatriati. A fine maggio la Camera ha votato praticamente all’unanimità il ddl Controesodo, che fornisce incentivi fiscali agli under-40 (attivi in qualsiasi campo) che risiedono all’estero per lavoro e/o studio da almeno due anni. Parallelamente, il Governo ha inserito nell’ultima Manovra (articolo 44) degli “Incentivi per il rientro in Italia dei ricercatori residenti all’estero”. Sono soluzioni utili a invertire la tendenza crescente dei giovani qualificati a lasciare l’Italia? Oppure dei semplici palliativi? In quest’ultimo caso, di cosa ci sarebbe davvero bisogno per fare dell’Italia un “Paese per giovani (e cervelli)”?

Queste le vostre risposte:

Andrea: Apprezzo gli sforzi che i Governi stanno facendo, ma penso che sia solo un palliativo, una cura leggera per un male molto più grande. Esistono troppi ostacoli alla realizzazione di progetti per i giovani, e questi sono aumentati negli ultimi anni. Potrei fare una provocazione, semplificando lo scenario, con una semplice domanda: perchè i giovano talenti non hanno sbocchi? Perchè sono giovani in un Paese di vecchi! Il potere è retto da persone che negli altri Stati sarebbero già tranquillamente in pensione. Li capisco, sono persone che verso i 60-70 vedono i loro colleghi e amici occupare luoghi di potere, e vogliono partecipare a queste posizioni che li fanno sentire importanti, ammirati …giovani. Sono una lobby di anziani che al limite, attraverso il loro potere, attuano un nepotismo antimeritocratico. Solo un governo del sistema gestito da giovani (innovativi, tecnologici, dinamici, intelligenti) potrebbe favorire le nuove leve e il futuro del Paese. E quindi ecco la mia provocazione: fare l’equivalente delle quote rosa (attuate nel nord Europa) per creare delle quote “under 40”, utili a garantire sbocchi alla politica di questa fascia e ovviamente limitare le carriere a n legislature.

Marco: Palliativi. Perche’ dovrei rientrare in Italia, se le mie prospettive di occupazione sono basse e se le possibilita’ di acquisire nuove responsabilita’ e fare carriera sono legate ad una mentalita’ ormai antiquata ?

Roberta: Credo che la decisione di andare a vivere all’estero non sia esclusivamente motivata dalla mancanza di impiego, di fatto 60 milioni di persone vivono in Italia e non sembrano intenzionate ad andarsene. È’ sicuramente fortemente motivata dalla mancanza di possibilitá di seguire le proprie inclinazioni. L’impiego di “qualitá”, inteso come quello che soddisfa e realizza le aspirazioni della persona, si trova raramente, e quando lo si trova é scarsamente remunerato (se lo é). Inoltre, si devono fare enormi sacrifici per emanciparsi dal sistema. La carriera é ancora fortemente ancorata ad una mentalitá antiquata. Io credo che sia necessario creare il terreno per dare possibilitá ai giovani di crescere, senza paternalismi, senza barriere mentali, ma non credo ci sia una ricetta o una manovra che possa permettere questo cambiamento nel breve periodo. Manifestare l’intenzione di fare qualcosa e farla seguire da atti concreti é un punto di partenza. Un vero cambio di mentalitá potrebbe costituire un grosso incentivo.

Mariacristina: Credo che la decisione del nostro Governo sia la prova dell’italianità, che è sempre stata quella di tante parole e poche fatti. Le leggi sono inutili dove basterebbe il buon senso, l’etica e la meritocrazia. Ma in Italia queste tre caratteristiche sono difficili da trovare. In un paese dove si va avanti per conoscenze e spinte, dove le posizioni migliori sono spesso riservate ai figli di… per noi gente comune senza raccomandazione e denaro a disposizione è dura: significa che i sacrifici che stiamo facendo sono inutili. Per quello che mi riguarda, spero entro il 2012 di riuscire ad “EMIGRARE”. Non penso di essere un cervello in fuga, ma semplicemente un cervello che funziona, che non trova nel proprio paese le possibilità di fare qualcosa, le possibilità di tentare strade diverse, strade non percorse, uno stipendio dignitoso.

Francesca: Appoggiare e stimolare ogni iniziativa, anche la piu’ piccola, che generi un cambiamento di mentalita’ o prospettiva, anche il piu’ piccolo, in un individuo o in un gruppo. Sostenendola, diffondendola, portandola all’attenzione di piu’ persone possibili. Creando correnti di informazione che sblocchino l’attenzione fissa sull’Italia malata e la ridirezionino sull’Italia sana.

Flavia: Inutile parlarne od approvare qualche minuscola legge… incentivi fiscali in che misura, e poi una volta che le tasse sono poco di meno, questi giovani sono in grado di ottenere mutui, etc.? No, perche’ tutto il resto del sistema si e’ incancrenito da decenni, e non ne bastano altrettanti per risollevare le sorti dei giovani cervelli, talenti e tutti gli altri insieme. Sono palliativi e sono vergognosi, quanto e’ necessario per i giovani a tutti i livelli ed in tutti i campi e’ molto di piu’, e si sa.

Sebastiano: Palliativi. Vivo a Roma, dove per pagare un affitto in città non si spendono meno di 800-1000 euro per un appartamento normalissimo, a fronte di uno stipendio che non supera senz’altro i 2000 euro. La situazione non cambia molto su Milano, dove ho vissuto, anche se per alcuni aspetti (soprattutto logistici) la città ha dei vantaggi rispetto alla Capitale. La carriera può esserci, ma non è garantita, specie per mille barriere ‘mentali’ e di approccio all’organizzazione del lavoro day by day … Non si devono creare degli ‘scudi’ per il rientro dei ‘capitali umani, ma le condizioni perchè questi ‘capitali’ possano esercitare una professione secondo le proprie aspettative e/o capacità anche senza dover ‘emigrare’.

Marco: Credo di riassumere il pensiero di tutti dicendo che la vera manovra sarebbe evitare che i cervelli o i giovani se ne vadano dal Paese in futuro, piuttosto che cercare di far rientrare chi all’estero c’e’ gia’ (e si trova bene).

Gloriana: Per tornare in Italia ci vorrebbe una situazione lavorativa meno stagnante. Gli incentivi fiscali possono incoraggiare il ritorno, ma e’ necessaria che vi siano posti di lavoro e una situazione di ricerca e sviluppo piu’ dinamica. Stesso discorso se si volesse evitare l’esodo di giovani ricercatori verso l’estero, ci vogliono piu’ possibilita’, piu’ investimenti nella ricerca.

Valerio: Il disegno di Legge Letta, non solo incentiva il ritorno in Italia di Italiani residenti all’estero, ma rende economicamente interessante l’avvio di attività indipendenti, così come l’arrivo di talenti stranieri che già hanno prestato in Italia ed intendano ritornarci. Io mi sono trasferito da poco in Italia dopo 10 anni all’estero, e se questo ddl diventerà effettivo, ne trarrò interessanti vantaggi per 3 anni (25,000 €/anno).

Federico: L’Italia è un pessimo mercato per le menti (almeno per quanto riguarda il mondo dell’IT). Una mossa come quella del Governo ha un peso veramente irrisorio, se rapportato alle difficoltà che si incontrano, dovute a investimenti praticamente nulli e un mercato snaturato dalla qualità tendente verso zero.

Vincenzo: Secondo me si tratta di semplici palliativi! Chi decide di trasferirsi all’estero per fare carriera lo fa dopo averle tentate tutte qui in Italia, e non sarà qualche incentivo di breve respiro a cambiare le decisioni di chi nel frattempo è riuscito a inserirsi altrove, non senza avere investito in termini personali ed economici. Inoltre, dove sono i presunti posti di lavoro per questi talenti e ricercatori da fare rientrare? Chi garantisce per queste persone? Piuttosto che spendere soldi per fare rientrare i “cervelli” andati all’estero qualche tempo fa, non sarebbe più opportuno cominciare a creare le condizioni affinchè si arresti il flusso di “cervelli” che stanno lasciando l’Italia adesso? Qui occorre cambiare mentalità sull’innovazione e sullo sviluppo d’impresa molto in fretta, siamo fuori tempo massimo, e la cosa grave è che ciò non sia vissuto da tutti con il patema dell’urgenza: il governo deve defiscalizzare l’innovazione e gli utili reinvestiti nello sviluppo d’impresa, e gli imprenditori devono cominciare a camminare con le loro gambe e smetterla di pensare che l’innovazione si fa solo se si trova un finanziamento a fondo perduto….altrimenti non si va da nessuna parte!

Christian: Personalmente vivo e lavoro all´estero da 5 anni circa e sarei disponibile a tornare nel “Bel Paese” qualora se ne presentasse l´opportunitá. Non so quanto sia grande questo incentivo per l´azienda che assume, ma sicuramente é un segno che qualcosa si sta muovendo per il controesodo.

Aldo: Personalmente sono fuori quota età, ma anche se non lo fossi questi incentivi non sarebbero abbastanza da farmi pensare ad un rientro in Italia. Dopo 15-20 anni di lavoro all’estero dubito che riuscirei ad ambientarmi nel mondo del lavoro italiano del quale sento parlare.

Marcello: Oggi il problema più pressante è non farci scappare i pochi cervelli che sono rimasti. Grazie a questa Finanziaria vedremo un vero esodo, che non sarà minimamente intaccato dai pochi che rientreranno.

Marketing tra Londra e Barcellona

In Fuga dei giovani on 17 luglio 2010 at 09:00

Puntata tutta al femminile, la prima di “Giovani Talenti – Estate“. Parliamo di marketing, riascoltando le storie di Alessandra Carrillo, 28enne International Marketing Manager di stanza a Barcellona, e di Elena Ianni, 31enne Marketing Manager al lavoro a Londra.

La necessità di ricambio generazionale in Italia, unita alla quasi totale impossibilità di rientrare nel Belpaese, una volta espatriati, fanno da sfondo a questa puntata, dedicata alle due giovani professioniste all’estero.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Federico Taddia, co-autore del libro “Fuori Luogo”, un’interessante rassegna di italiani che all’estero ce l’hanno fatta, grazie ai lavori e alle professioni più disparate.

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Alla prossima puntata di “Giovani Talenti – Estate”: sabato 24 luglio, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Il Sogno è Finito

In Declino Italia on 14 luglio 2010 at 09:00

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¡Que viva España! Campioni del Mondo, e una lezione chiara: sono i giovani la chiave del successo. Con un’età media di soli 25 anni, di fronte alla quale i nostri “nonnetti Azzurri” facevano onestamente ridere, le Furie Rosse hanno meritatamente conquistato la Coppa del Mondo.

Certo, è solo un pallone. Ma il pallone tricolore è sgonfio, esausto, sfibrato. Sembra l’Italia. Infatti è l’Italia: giovanilista a parole, nella pratica spaventosamente gerontocratica e aggrappata alle rendite di posizione acquisite con l’età. E i giovani veri? Nella Nazionale e nella Nazione, fuori. Esclusi. Vezzeggiati, ma messi ai margini. Il talenti irregolare o sregolato, poco gestibile, fonte di guai e di disordine, resta a casa“: così scriveva Pierluigi Battista a fine giugno su “Il Corriere della Sera”, fotografando con esattezza la situazione.

Gli sciovinisti del sabato sera, quelli che esultano per una Spagna in crisi (fonte di supposte rivincite “patriottiche”), dovrebbero nascondere la testa sotto la sabbia per la vergogna. Non solo calcisticamente. Salvatore mi scrive via Facebook: “Visto che oramai in Italia Innovazione, Ricerca, Federalismo etc. sono diventate buzz words… mi chiedevo se da qualche parte: Napoli, Roma, Milano, Torino… o in qualche altra regione italiana esistesse una iniziativa simile o paragonabile a quella spagnola di Madrid“. E mi cita il network MDEA, una rete di ricerca internazionale promossa dalla Comunidad de Madrid. Aggiunge Salvatore: “La particolaritá che mi ha favorevolmente colpito di questa iniziativa é che questi spagnoli hanno avuto l’intelligenza di formare lo Scientific Council, con i migliori ricercatori nel campo, a prescindere della nazionalitá (anzi sembra quasi che fosse necessario il non risiedere in Spagna): http://www.networks.imdea.org/AboutUs/ScientificCouncil/tabid/648/Default.aspx Ora se esiste… un qualcosa del genere… mi piacerebbe venirne a conoscenza!!! Se non esiste, come tempo, che si aspetta a far partire iniziative del genere???

Crisi o non crisi, è la mentalità vincente e moderna la ricetta per agganciarsi al treno della globalizzazione. Per questo sono convinto che la Spagna ce la farà, magari non subito. Ma ce la farà, a riprendersi più rapidamente dell’Italia. Anche lì i suoi giovani sono in difficoltà, con impieghi temporanei e sottopagati (meno di 1000 euro al mese): tuttavia, nella penisola iberica termini come “innovazione” non suonano esotici. Pure i giovani spagnoli paiono più determinati a prendersi ciò che sanno di meritare. Infine, non hanno un cronico problema di “raccomandazione” e “cooptazione”, come invece avviene dalle nostre parti.

Carlo mi invia qualche dato dalla Francia, giusto per riassumere: secondo l’Ocse (dati 2008 – da aggiornare ovviamente in peggio), il tasso di partecipazione al mercato del lavoro per i giovani italiani “under 24” risultava del 35,9%, contro il 40,8% della Francia, il 52,5% della Spagna, e su su a salire. La media europea era del 45,4%: quasi dieci punti in più. Idem, per il tasso di disoccupazione nella stessa fascia d’età, dove l’Italia risultava seconda solo alla Spagna. Un confronto diretto Italia-Francia sui giovani laureati “under 24” rivela inoltre come Oltralpe le cose vadano meglio: 6,1% di disoccupati in Francia, contro l’8,5% italiano. Anche la qualità dei contratti offerti dai “cugini” appare decisamente migliore: il 49,7% dei sono a durata indeterminata, contro il 26,4% di quelli determinati. Da brivido pure gli stipendi medi per Paese: ai 29.198 dollari italiani, si contrappongono i 35.292 dollari tedeschi, i 35.430 dollari francesi, i 40.825 dollari britannici. Ma soprattutto i 33.850 dollari della media europea. Siamo sempre sotto gli standard!

Perché? Le risposte le forniamo da un anno e mezzo, ormai. Ma in un anno e mezzo non è cambiato nulla. O meglio, decine di inchieste stanno portando a galla un liquame putrefatto di affaristi e politici, che negli ultimi anni hanno fatto di questo Paese carne da macello. In una nazione normale, un’intera classe dirigente -o supposta tale- sarebbe già stata spazzata via, sostituita con linfa nuova e -possibilmente- non corrotta. Qui tutto prosegue. Fino all’abisso.

Leggetevi questo bell’articolo (“L’amaro ritorno degli italiani“) comparso sul “Corriere d’Italia”, storica pubblicazione tricolore in terra di Germania. Ne anticipiamo solo un passaggio: il resto lo potete trovare cliccando su questo link.

“Ritorno a casa e mi sento come un estraneo!” esclama amaro un giovane sui vent’anni, parlandomi del suo ritorno in Italia per qualche giorno. Vive qui a Londra da nove mesi. Da poco è sceso nella sua Romagna, dopo essere rinato in questa metropoli a una vita nuova, totalmente differente. Qui si è abituato a vedere, a incrociare in ogni momento del giorno razze e culture più diverse, dall’India ai Caraibi. A farne un suo normalissimo ambiente di vita e di lotta.

“Ritornando a casa – riprende – vedi la tua terra con occhi diversi da com’era quando eri sempre lì. Sai, non notavi le cose…” Ciò mi incuriosisce. Mi fa pensare al pesce nell’acqua: fin che sei dentro non ti accorgi di nulla, tutto scorre automaticamente. Quando te ne allontani, hai un’altra percezione delle cose e dei meccanismi, più viva e attenta.

“È come se non avessi mai fatto parte di quella gente!” incalza, sorprendendomi.“Nel nostro Paese si sta come costruendo una massa di schiavi… Ormai, d’altronde, è impossibile sognare. Il sogno, quello che si aveva una volta da piccoli, non esiste più. La vita si è fatta dura. Ci si sveglia al mattino e come un incubo ti trovi davanti il mutuo da pagare…”

Sono le quattro pennellate che ti improvvisa un giovane, spiegando poi che tutto – pur nella complessità di un’enorme città – qui gli sembra più semplice. “Se non lavori hai dei sussidi, non sei abbandonato a te stesso. Se uno ha voglia di lavorare, lavora! Ma non è così in Italia…” Lasciandosi andare alla nostalgia gli sfugge, tuttavia, un“Home, sweet home!” come ripetono gli inglesi. Ciononostante – ve l’assicura – nessuno dei tanti giovani che conosce a Londra vuole tornare in Italia. Sì, solo per le vacanze”.


Irene Tinagli e i “Talenti (da svendere”) all’estero

In Storie di Talenti on 12 luglio 2010 at 09:00

Puntata d’eccezione, l’ultima della serie invernale di “Giovani Talenti”: apriamo infatti il microfono a due giovani donne, entrambe impegnate a rinnovare -pur da angolature diverse- l’Italia.

Parliamo di Irene Tinagli, ricercatrice 36enne all’Università Carlos III di Madrid, una breve esperienza politica col PD, ora collaboratrice di “Italia Futura”, e di Giorgia Petrini, 35enne imprenditrice e scrittrice, animatrice del progetto “Side Leaders”.

Irene Tinagli ha cominciato lavorando come ricercatrice in Italia, nella sua università. Ma: “ero sempre meno contenta di quello che facevo lì. Non stavo imparando, avevo voglia di crescere ancora intellettualmente, di imparare davvero e fare ricerca“. A condizionarla in negativo, le infinite liste d’attesa. Così prende armi e bagagli, trasferendosi alla Carnegie Mellon di Pittsburgh, negli Usa, dove frequenta un Master of Science e il PhD. In quel periodo conosce Richard Florida: l’incontro le fornirà l’ispirazione per scrivere il libro “Talento da svendere”.

Da pochi mesi Irene è rientrata in Europa, dove insegna e fa ricerca a Madrid. Non ha però perso i contatti né con gli Usa, né con l’Italia, attraverso il suo impegno con “Italia Futura”, per la quale ha redatto un interessante rapporto in materia di mobilità sociale. “Ho fatto tutto con le mie forze, e so che ho ancora molta strada da fare, ma non mi spaventa. E’ giusto così“, afferma Irene Tinagli.

Ospite della puntata è Giorgia Petrini, imprenditrice e scrittrice, autrice del libro “L’Italia che innova”: anche con lei dibattiamo gli argomenti più “caldi” finora emersi nel corso della trasmissione, tra gerontocrazia, meritocrazia, selezione dei talenti, prospettive di carriera per i giovani e proposte concrete per rendere l’Italia un “Paese per giovani“.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Ludovico Ferro, autore di uno studio di imminente uscita sui fattori di attrattività del Veneto nei confronti dei giovani. Autoctoni o immigrati che siano. Uno studio dal quale emerge come la domanda sempre più frequente tra i giovani laureandi veneti (ma viene il sospetto che il fenomeno non sia circoscritto solo a questa regione…) è: “resto qui o lascio l’Italia?

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La nuova discussione lanciata in trasmissione: “Quali sono le vostre proposte -concrete- per rendere l’Italia un “Paese per giovani”? Questo, sia per evitare il crescente espatrio di professionisti under-40 in tutti i settori, sia per invogliare a tornare chi si è già trasferito all’estero?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 17 luglio, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto, con la nuova serie “Giovani Talenti -Estate”, che vi accompagnerà nei mesi più torridi dell’anno, fino all’11 settembre!