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L’Italia delle Oligarchie

In Declino Italia on 31 marzo 2010 at 09:00

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I nostri laureati sono sempre più richiesti e assunti all’estero, soprattutto in Europa. E la loro uscita non dipende da noi. Si fa poco per trattenerli: la concorrenza straniera è sempre più agguerrita, assicura stipendi iniziali maggiori dei nostri e migliori prospettive di carriera“. Non sono parole mie, anche se le sottocrivo al 101%: sono parole di Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano. “Perché?”, viene ovviamente da chiedersi, leggendo le riflessioni di Ballio… pensando -forse ingenuamente- che una potenza del G8 qual è l’Italia avrebbe forse il dovere, oltre che il diritto, di essere competitiva -a livello di offerte di lavoro- nei confronti dei propri migliori giovani professionisti.

Non darò qui risposte definitive. Ma mi limiterò a un collage di notizie e commenti, realmente inquietanti, che ho raccolto negli ultimi giorni spulciando i giornali:

-secondo il professore della Bocconi Giovanni Valotti, in Italia lavorano 15mila dirigenti pubblici. In prevalenza uomini, hanno un’età media superiore ai 50 anni (!). Secondo Valotti, i loro risultati sono quasi totalmente slegati dall'(alta) retribuzione. Spesso, inoltre, sono persone totalmente fidelizzate al politico che le nomina.

in un bell’articolo a firma di Alessandro Penati su “La Repubblica”, si smonta pezzo per pezzo il mito del capitalismo italiano invincibile… dalla crisi. “L’immagine del capitalismo italiano che si riflette nello specchio dell’indice Ftse/Mib sembra una fotografia ingiallita di 15 anni fa“, esordisce Penati. Secondo il quale, l’intero nostro mercato azionario vale solo il 30% del Pil 2009. Molto meno di Usa e Francia, solo per fare un esempio. Restando in ambito continentale, osserva Penati, non possiamo certo vantare giganti paragonabili a Francia e Germania nel settore dei beni di consumo e industriali: col risultato che ne perde pure il Paese, “visto che i grandi gruppi necessitano di figure più qualificate sotto il profilo professionale, richiedono mediamente maggiori competenze e pagano quindi remunerazioni più elevate“. Vi suggerisce qualcosa questo passaggio, soprattutto se lo riferiamo alle ambizioni dei nostri giovani professionisti? La conclusione di Penati è allarmante: in Italia c’è una totale assenza di grandi imprese autoctone nei settori a maggiore crescita della produttività. Vale a dire: tecnologia, informatica, farmaceutica, beni di largo consumo per il tempo libero e grande distribuzione.

-restando al tema del nostro capitalismo malato, l’affaire Generali-Mediobanca ne è la più evidente rappresentazione scenica. Rappresentazione ben mimetizzata, ovviamente, tanto che la reale portata della partita delle nomine tra Trieste e Piazzetta Cuccia è stata -nella migliore delle ipotesi- compresa realmente solo dal 2% degli italiani. E’ stata tuttavia la più splendida esemplificazione di cosa si intenda per “old money” e new money”. Rapido riassunto delle puntate precedenti: gli “old money” sono, nel gergo Usa, i soldi che restano sempre in circolo, laddove un sistema economico non riesce a sviluppare una vera concorrenza, lasciando le redini di governo sempre in mano agli stessi. I “new money” sono invece tipici di un sistema aperto e concorrenziale, dove la libertà di fare impresa e stimolare la competizione è reale e non camuffata (l’esempio tipico sono gli Stati Uniti). L’Italia è campione mondiale nella specialità “old money”: una mappa dei cda coinvolti nella partita Mediobanca-Generali è esemplificativa, e ben viene descritta dal giornalista Massimo Giannini. “Un groviglio spaventoso, dove i controllati diventano controllanti, e ovviamente viceversa. Conservarlo in mani sicure è garanzia di continuità per il potere economico“. Laddove “potere economico” non va inteso come sistema ampio e aperto: parliamo infatti -alla fin fine- di poche decine di persone. Sempre le stesse. Tanto che Giannini conclude: “Questo è il capitalismo italiano. Un mercato asfittico dei soliti noti, polveroso e immobile com un piccolo mondo antico, dove nell’intreccio micidiale tra affari e politica si perpetuano le relazioni pericolose e i conflitti di interesse. Una “foresta pietrificata”, dove nulla si crea e nulla si distrugge. Qui il potere non si blinda. Fa di più: si cristallizza“.

-a proposito di “cricche” varie, mi ha molto colpito leggere l’interessante inchiesta di Paolo Berizzi sulla Parentopoli di Guido Bertolaso all’interno della Protezione Civile. Proviamo a riassumere: grazie alla procedura straordinaria, il Superman delle Emergenze (la cui immagine di efficienza e integrità morale è andata a pezzi, in seguito alle ultime inchieste), avrebbe -secondo Berizzi- piazzato il cognato  Francesco Piermarini nei cantieri del G8 della Maddalena. Ma non solo. Nell’elenco figurano anche: Giuseppina Pierozzi, figlia del capo del personale di Palazzo Chigi (assunta all’ufficio stampa della Protezione Civile); Carola Angioni, figlia del generale Franco Angioni; Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di Palazzo Chigi. E poi ancora: la figlia di Carmen Iannacone (funzionaria della Corte dei Conti); la nipote del cardinale Achille Silvestrini; cinque figli di magistrati della Corte dei Conti; Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo. E tanti altri ancora… Berizzi spiega che si tratta di assunzioni cooptative. Per chiamata diretta. Senza concorso. Ma tutte qeste parentele saranno forse un caso?!? Erano -questi “figli di”- effettivamente i migliori sul mercato??? Oppure non rappresentano piuttosto una perpetuazione, senza alcun pudore, di oligarchie di potere?

-sul tema delle oligarchie e dei “giri di interesse” (che infettano la democrazia), segnalo questa interessante riflessione di Gustavo Zagrebelsky. Consiglio un’attenta lettura.

-intanto l’Italia affonda, con 380mila occupati in meno, nella media del 2009. Il dato peggiore dal 1995. Secondo l’ultimo Eurobarometro, gli italiani sono i più pessimisti d’Europa sulla situazione economica e sociale.

Domanda finale: possiamo continuare a permetterci di tenere in vita oligarchie vecchie e corrotte, occupate solo ad assicurare a sé e alla propria prole posti di potere e di lavoro, permettendo al contempo che giovani di merito e valore -gli unici realmente in grado di cambiare l’Italia- continuino a scappare fuori dai confini nazionali? Solo perché “figli di nessuno”?

Giovani Talenti – Business in China

In Storie di Talenti on 29 marzo 2010 at 09:00

La puntata di “Giovani Talenti” festeggia il traguardo delle prime dieci trasmissioni trasferendosi in Cina. Da dove raccontiamo la storia di Alberto Orengia, 27enne project manager per una società di consulenza con base a Shanghai, nella quale si occupa di curare gli investimenti di aziende italiane nell’Estremo Oriente. Giovane e con un curriculum brillante, Alberto sta rapidamente bruciando le tappe professionali in Cina: in Italia, a parità di curriculum, le risposte dei potenziali datori di lavoro variavano da “scusaci, ma abbiamo preferito assumere un amico”, a “veramente le abbiamo già fatto un colloquio?”…

Con lui, ospite Saro Capozzoli, fondatore di Jesa Consulting, il più noto consulente di impresa italiano a Shanghai. Anche perché lui, dei nostri connazionali, è stato un po’ il capostipite nella capitale del business cinese, scommettendo prima di tutti sulla Cina e sulle sue potenzialità di crescita.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo la nostra panoramica sulle sezioni locali di Italiansonline.net, per indagare sulla “Nuova Emigrazione” italiana. Oggi ci trasferiamo a Bruxelles e dintorni.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La nuova discussione lanciata in trasmissione: Ritenete che la Cina e l’Oriente possano rappresentare le nuove frontiere per l’emigrazione dei nostri giovani professionisti? Soprattutto, quando a fronte del medesimo curriculum, a Shanghai assumono con selezione e in Italia rispondono: “Lei era perfetto, ma abbiamo trovato un amico”?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 3 aprile, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Il voto in un Paese senza futuro

In Declino Italia on 28 marzo 2010 at 09:00

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Oggi e domani si vota. Come sempre più spesso accade, in questa campagna elettorale -la prima con l’esplicita e vergognosa censura informativa di ogni tipo di talk-show (questa sì che è democrazia… alla faccia del Partito dell’Amore!)- si è parlato di tutto, tranne che dei problemi reali di un Paese dove i giovani non hanno futuro. Un Paese dove si pensa a tamponare, come nelle migliori navi che affondano, tutte le falle che pian piano si aprono a prua e a poppa… ma dove non si immagina da anni una benché minima politica di sviluppo economico-scientifico-industriale, che abbia un respiro superiore ai sei mesi. E che indichi una nuova rotta a questa “nave dei fantasmi”.

E’ il voto di un Paese agonizzante, nelle mani di un populismo dilagante, che lo rende talmente provinciale da non essersi ancora accorto che l’Europa -quella vera- è sempre più lontana. Infatti partecipiamo al summit della Lega Araba…

Auguri, Italia!

Decima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 27 marzo 2010 at 09:00

Taglia il traguardo dei primi dieci appuntamentiGiovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che porta on air il mondo della nuova emigrazione italiana. Oggi -per festeggiare la ricorrenza- ci trasferiamo armi e bagagli in Cina, per raccontare la storia di un giovane “project manager” di stanza a Shanghai, dove si occupa degli investimenti in Oriente delle imprese italiane. Per scoprire come persino la Cina offra maggiori opportunità, ai nostri giovani professionisti e laureati, rispetto al loro Paese di origine.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “Ritenete che la Cina e l’Oriente possano rappresentare le nuove frontiere per l’emigrazione dei nostri giovani professionisti? Soprattutto, quando a fronte del medesimo curriculum, a Shanghai assumono con selezione e in Italia rispondono: “Lei era perfetto, ma abbiamo trovato un amico”?

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La sindrome di Dorian Gray

In Fuga dei giovani on 24 marzo 2010 at 09:00

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Se posso darvi un consiglio, diffidate di coloro che dicono “largo ai giovani”. Mentre lo dicono, stanno pensando a come non consentirvi di farvi strada“. Meriterebbe di essere incisa su tutte le lavagne di tutte le scuole primarie, elementari, medie, superiori e in tutte le università, la frase pronunciata venerdì dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Che ha detto una sacrosanta verità, riassumendo in un unico -sferzante- concetto l’enorme ipocrisia che si cela in questo Paese di Vecchi. I quali, ai giovani non hanno alcuna voglia di lasciare nessun tipo di spazio. A meno che non se li scelgano loro, gli “eredi” per la stanza dei bottoni, spulciando tra figli, nipoti, pronipoti e leccapiedi di corte.

Questo accade in un Paese dove la politica -sempre per dirla con Fini- anziché guardare al futuro, procede con gli occhi fissi nello “specchietto retrovisore”. Politica anche questa vecchia, ben simboleggiata dal Presidente del Consiglio più vecchio del G8, eternamente innamorato solo di sé stesso, al punto da far circolare foto di propaganda risalenti a 16 anni fa… Dorian Gray non avrebbe saputo far di meglio. E per l’Italia, imbalsamata nell’eterna bolla del suo personalissimo Dorian Gray, un giorno arriverà il brusco risveglio. Quel giorno -quando la sveglia arriverà- questo Stivale bucato si scoprirà un Paese vecchio, abbandonato dai suoi giovani migliori. E quindi, irrimediabilmente, senza futuro.

Ho scelto la  nostra deprimente politica per introdurre il “post” di oggi, dedicato ancora una volta ai giovani in fuga. Cito alcune lettere comparse sui giornali o sui siti: “Da bambino sognavo di fare l’astronauta o il pompiere, il mio sogno attuale è quello di riuscire a sfruttare la mia preparazione universitaria in un Paese con una classe dirigente in grado di utilizzarmi” (Paolo Badali, lettera a “La Repubblica”); “Mio figlio si è laureato con una laurea quinquennale nel dicembre 2006 in Geologia alla Statale di Milano, e dopo sei mesi di offerte ridicole – venditore di refrattari, ricercatore senza stipendio all’università, geologo in Pakistan a mille euro lordi per una società (carogna) italiana – se ne è andato in Australia, con un visto di sei mesi di studio e sei di lavoro. Al primo colloquio è stato assunto da uno studio geologico di Brisbane. Si trattava di un lavoro duro, sul campo per 12 ore al giorno, ma pagato il triplo rispetto a un ricercatore universitario italiano. Ora lavora alla Bma, una multinazionale del carbone. […] Non credo che mio figlio tornerà, e come lui tanti altri. Non credo che il problema sia solo di Milano. E’ l’Italia intera ad esserlo, cara e inospitale. Ingrata con i suoi giovani migliori. E miope a tal punto da compromettere il suo stesso futuro” (Aldo Bignami, lettera a “Il Corriere della Sera”); infine la storia di Alice e Matteo -pubblicata anch’essa su “Il Corriere”- finiti pure loro in Australia. Trentuno anni lui, trenta lei. Laureatisi a pieni voti nel 2004, si sono infilati nel tunnel degli stage e dei contratti a termine. Matteo: 250 euro al mese (!!!) per fare l’account in un’agenzia di pubblicità, prima di arrivare – dopo circa un anno e mezzo- al contratto a tempo indeterminato per la stratosferica cifra di 1100 euro mensili, straordinari e domeniche inclusi. Alice: precaria a zero euro per un paio di siti internet, prima di accettare (lei che è laureata) un lavoro da segretaria a mille euro al mese… Nel 2008 la svolta: un bel “ciao ciao” al Paese dei Vecchi, e il biglietto di sola andata per Adelaide, dove Alice continua a fare la segretaria, ma per 2100 euro al mese (e conta di cambiare presto lavoro), mentre Matteo -udite udite!- insegna italiano all’università per 4800 euro mensili!!! Al futuro guardano adesso con speranza: per questo, al loro prossimo figlio augurano di nascere “nella terra delle opportunità“.

Condivido l’analisi di Irene Tinagli, uno dei nostri più noti “Cervelli in Fuga”, sul dramma italiano. In un’intervista al sito de “Il Sole 24 Ore”, la Tinagli risponde alla domanda sulla mancanza più pesante per l’Italia, nella valorizzazione dei giovani talenti. “Ci sono due facce della medaglia: una legata alla valorizzazione, al merito, alla capacità di esprimersi e quindi alla necessità di sistemi più trasparenti nell’allocazione delle opportunità, più meritocratici. L’altra è relativa allo sviluppo delle condizioni che consentano a tutti di arrivare a certi risultati. L’Italia, in entrambi gli aspetti fa ancora fatica, è un Paese nel quale i divari aumentano, ci sono sacche di povertà, c’è una cristallizzazione dell’accesso alle opportunità sia all’ingresso che nelle fasi di valorizzazione, è un sistema chiuso“. Molto condivisibile anche l’analisi di Irene Tinagli sulla crisi: “I problemi dell’Italia vengono prima della crisi, perché noi paghiamo il prezzo di scelte mancate. […] Mancano politiche strutturali che imprimano un cambiamento chiaro“.

Intanto, mentre il Ministero della Salute si arrabatta per trovare e varare 28 miseri milioni di euro (fanno ridere, se pensiamo che ne abbiamo appena regalati 110 alla vergognosa “legge mancia“) per finanziare progetti di ricerca destinati a ricercatori “under 40” (un plauso -questa volta- ai criteri di selezione, che hanno previsto il coinvolgimento di revisori stranieri, insieme a un Comitato di valutazione composto da colleghi “under 40”), e il Ministro Ferruccio Fazio si interroga su quale strumento utilizzare per favorire il “rientro dei cervelli” (“Per legge ha sempre dimostrato di n0n funzionare”, ha dichiarato Fazio), noi guardiamo con sgomento allo “European Innovation Scoreboard 2009“, pubblicato recentemente dalla Commissione Europea.

L’Italia, giusto per parlare di capacità attrattiva dei “cervelli”, figura tra i “moderate innovators“, quelli -per intenderci- il cui grado di innovazione figura al di sotto della media dell’Europa-27. Con un tasso di miglioramento che –ça a sans dire– è anch’esso sotto la media dell’Ue-27… Tra le nostre ataviche debolezze, figura il settore “Risorse Umane”, ovviamente: inteso come disponibilità sul mercato di persone di talento, e con una formazione superiore. Già ne abbiamo poche, dunque… in più, molte di quelle poche, le obblighiamo persino a riparare all’estero! Per darvi un’idea in materia di capacità innovativa, l’Italia naviga in compagnia di Malta e Grecia, lontana anni luce da Svezia, Finlandia e Germania. E’ in compagnia di Atene e La Valletta il nostro futuro?

Giovani Talenti – Studio Legale Londinese

In Storie di Talenti on 22 marzo 2010 at 09:00

Nella nona puntata di “Giovani Talenti” raccontiamo la storia di Vittorio Muschitiello, 32enne avvocato pugliese, a Londra dal 2003. Vittorio, dopo una brillante carriera tra studi legali internazionali e posizioni di prestigio presso l’authority della concorrenza britannica, ha aperto negli ultimi anni -e insieme a due soci- un proprio studio di avvocato, rivolto alle aziende che investono a cavallo tra l’Italia e lo UK. Avvocati giovani, tariffe competitive e qualità: questo il brillante mix di caratteristiche che ha consentito al suo studio di battere la crisi, che morde anche la Gran Bretagna.

Con lui, ospite l’avvocato Nicola Bianchi, coordinatore della Commissione per l’assegnazione dei crediti formativi presso il Consiglio Nazionale Forense. All’avvocato Bianchi abbiamo chiesto -in particolare- se la riforma dell’ordine attualmente in discussione in Parlamento possa essere considerata come aperta ai giovani. Oppure, per dirla con il garante della concorrenza Antonio Catricalà, non sia piuttosto una riforma che penalizza i giovani aspiranti legali.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Filippo Addarii, cofondatore del sito Cervelli in Fuga.

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La nuova discussione lanciata in trasmissione: “Esistono barriere corporative in Italia? Quanto queste barriere, riducendo la concorrenza, impediscono di fatto l’accesso alle diverse professioni da parte dei giovani, e quanto -una volta entrati nel “club”- finiscono comunque col limitarne il raggio di azione, di indipendenza e di crescita professionale”?

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Neolaureati con la valigia. In fuga dall’Italia

In Fuga dei giovani on 21 marzo 2010 at 09:00

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Un neolaureato su due intende lasciare l’Italia. E’ questo il risultato-choc del sondaggio condotto dalla società di selezione del personale Bachelor, specializzata proprio nel mercato del lavoro dei giovani freschi di laurea.

Su un campione complessivo di 377 neolaureati che hanno risposto al sondaggio di Bachelor, queste sono state le risposte al questionario:

Ritiene sarà necessario, per lei, trasferirsi in via definitiva all’estero per mettere a frutto il suo percorso formativo? SI’ 49,1%

In caso di trasferimento definitivo all’estero per lavoro, ritiene che le competenze che potrebbe acquisire sarebbero maggiori rispetto a quelle acquisibili in Italia? SI’ 62,9%

In caso di trasferimento definitivo all’estero per lavoro, ritiene che il merito le sarebbe maggiormente riconosciuto che in Italia? SI’ 87,8%

In caso di trasferimento definitivo all’estero per lavoro, ritiene che la sua ottica sarebbe quella di tornare nel nostro Paese? SI’ 55,7%

In caso di trasferimento definitivo all’estero per lavoro, lo farebbe per ottenere -pur giovane e under 40- posizioni lavorative superiori per livello e responsabilità a quelle disponibili in Italia? SI’ 88,3%

Al netto del fatto che il campione è sì limitato numericamente, ma presenta il vantaggio di essere orientato su un target estremamente focalizzato e di qualità, le osservazioni che si possono trarre dal sondaggio di Bachelor sono -a mio avviso- le seguenti:

-in un Paese del G8, che un neolaureato su due voglia andarsene è un dato preoccupante. Anche perché la domanda includeva l’aggettivo “necessario”, in riferimento al trasferimento all’estero. Quindi, seppure i “no” siano in leggera prevalenza (192 laureati contro i 185 con la valigia pronta), c’è davvero poco di cui rallegrarsi.

-non è una sorpresa, ma vale comunque la pena sottolinearlo, come anche chi l’Italia non intenda lasciarla, finisce comunque per unirsi al coro di chi ne critica la profonda struttura immeritocratica da un lato, e la sua acclarata incapacità di offrire posizioni di livello e responsabilità agli “under 40” dall’altro. Qui le percentuali diventano bulgare, fino a sfiorare il 90%.

-infine il dato sul ritorno: è un dato che racchiude già un senso di sconfitta del sistema-Paese, un sistema che -come i nostri giovani ben sanno- non sarebbe mai pronto a riaccogliere a braccia spalancate i propri “figliol prodigi”, come invece la Bibbia insegna. Chi ha la valigia in mano sa già che le esperienze fatte all’estero e il know-how acquisito fuori qui -semplicemente- non servono. Né vengono apprezzati. Infatti, solo il 55,7% pensa di rientrare.

La ricerca è comunque più approfondita, anche perché prende in considerazione i neolaureati da zero a quattro anni: le domande sono state di conseguenza frazionate anche in relazione al periodo di laurea. A una prima rapida analisi, i risultati non divergono moltissimo tra “classi” di laureati, se non sul dato della necessità dell’espatrio: i giovani freschissimi di “pezzo di carta” sono -a sorpresa, ma neppure troppo- tra i meno propensi ad emigrare. Gli “Young Talent” (laurea da 0-6 mesi) pensano di espatriare solo nel 33,1% dei casi. E sono anche (62,2%) quelli che pensano maggiormente a un’ottica di rientro, una volta “consumato” l’eventuale espatrio. Inutile aggiungere come la percentuale si alzi drammaticamente non appena aumentano i mesi post-laurea, con le inevitabili disillusioni che il mercato del lavoro italiano offre. I “Talent” (laurea da 6-24 mesi) se ne andrebbero nel 61% dei casi, gli “Skilled Talent” (laurea da 25-48 mesi), nel 58,5% dei casi.

Né consolano, dopotutto, i recenti dati di Almalaurea: secondo cui lievita sensibilmente la disoccupazione tra i laureati: non solo quelli triennali (dal 16,5 al 22%), tradizionalmente più deboli, ma anche tra quelli magistrali (21% di senza lavoro) e fra gli specialisti a ciclo unico (medici, architetti, veterinari, ecc.), ora al 15%.  Tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è sceso -nel 2009- di quasi 7 punti, attestandosi al 62%, tra gli specialistici la contrazione cresce (dal 53% al 45,5%), mentre tra gli specialistici a ciclo unico si torna a “respirare” – si fa per dire (meno sei punti, dal 43% al 37%). Cala non solo l’occupazione, ma anche il reddito: le retribuzioni nominali risultano in discesa tra il 2 e il 5%, facendo registrare remunerazioni vergognose, soprattutto dopo tanti anni di studio. Tra i 1050 e i 1110 euro netti mensili. Prima di ringraziare, andate a vedere quanto guadagnano in più i vostri colleghi-coetanei europei…!

Le aziende intanto, continuano ad assorbire -anche a causa della crisi- sempre meno “dottori”: nel primo bimestre 2010 (rispetto al corrispondente bimestre 2009), il calo delle richieste di laureati è stato pari al 31%. Per dirla con il giornalista Federico Pace, i laureati sono “il simbolo di un’Italia in crisi. Un Paese che non accetta ricambi generazionali, non conosce meritocrazia e preferisce tenerli relegati alle periferie del mondo attivo”. Laureati come icone di un lavoro “somministrato”. Non “offerto”. Non esistono più aree protette: le aziende richiedono sempre meno laureati in economia (-37%), come chiedono sempre meno ingegneri. Tanto che il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli parla di una vera e propria “Emergenza Giovani“.

E intanto sale il debito pubblico, come certifica Bankitalia: 1.787.846 milioni di euro. Tutti questi zeri li dovremo ripagare noi, non le classi dirigenti -catastrofiche e inette- che ci hanno preceduto. Chiudo con una nota di speranza: il bell’esperimento “LOMBARDIA 2010 – SPAZIO AGLI UNDER 35“, che ha preso da pochi giorni il via online. Un tentativo di offrire visibilità ai pochi candidati giovani alle elezioni regionali, simbolo -loro malgrado- della difficile speranza di cambio generazionale.

Potete vedere i video a questo indirizzo web. L’auspicio dei promotori è che l’esperimento possa presto venire esteso su scala nazionale.

Nona puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 20 marzo 2010 at 09:00

Nono appuntamento con “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che porta on air il mondo della nuova emigrazione italiana. Oggi andiamo a sondare la categoria degli avvocati, scoprendo come -anche per loro- l’emigrazione all’estero possa rappresentare un’importante risorsa, per intraprendere una migliore carriera professionale e trovare sbocchi più interessanti dal punto di vista lavorativo. Con noi ospite in onda un giovane avvocato pugliese di 32 anni, che dopo una carriera-lampo in UK, ha aperto un proprio studio associato a Londra. Un case study di successo, in piena crisi della City.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “Esistono barriere corporative in Italia? Quanto queste barriere, riducendo la concorrenza, impediscono di fatto l’accesso alle diverse professioni da parte dei giovani, e quanto -una volta entrati nel “club”- finiscono comunque col limitarne il raggio di azione, di indipendenza e di crescita professionale?

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Cervelli & Talenti in fuga da un’Italia senza futuro

In Fuga dei giovani on 17 marzo 2010 at 09:00

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La fuga come antidoto all’estinzione. Come espressione di buon senso e realismo. Per rimanere vivi“. Torno oggi a parlare della splendida analisi di Enrico Beltramini su “Limes”, interamente dedicata alla fuga dei cervelli all’estero, di cui ho già scritto in un precedente “post”. Lo faccio, realizzando un collage di notizie e riflessioni, per sottolineare come questa, ormai, sia una vera e propria emergenza nazionale.

“L’emigrazione dei cervelli tecnologici in California è un fenomeno abbastanza recente, iniziato nella seconda parte degli anni Novanta. Incidentalmente è coincisa con la bolla della New Economy. Più propriamente, con la fine della guerra fredda e l’avvio della globalizzazione delle persone. Nel caso italiano, la migrazione esprime soltanto marginalmente la ricerca di opportunità professionali altrimenti negate in Italia. E’ innanzitutto il prodotto di una disaffezione, o forse meglio di un senso di alienazione. Un’alienazione a cui si risponde partendo. Molti italiani che vivono in California, a San Francisco e qui in Silicon Valley, potrebbero parafrasare la frase di Pierluigi Celli al figlio: “Avremmo voluto che fosse diverso e quando ci siamo accorti che diverso non era, abbiamo fatto i bagagli e ce ne siamo andati”, scrive Enrico Beltramini.

Che aggiunge: “Certo, non si sono impegnati a riformare il sistema, perché l’impresa sembrava superiore alle loro forze. Sarebbe loro piaciuto che il sistema fosse diverso. Quando hanno capito che diverso non era, se ne sono andati. La volontà d’azione sta qui, nella fuga. Una fuga intesa come forma di resistenza, la scelta di non lottare, ma nemmeno farsi assimilare ad un universo simbolico a cui ci si sente estranei. Chi è fuggito non lo ha fatto per cercare lavoro ma per salvarsi da una certa antropologia“.

Beltramini conclude: “Oh, i cervelli italiani che sono venuti in California in esilio volontario a lavorare nella tecnologia avevano le idee chiare sull’Italia che volevano. Un’Italia guidata da una classe dirigente che fosse illuminata in economia e ‘straniera’ in politica. Per ‘straniera’ in politica si intende una élite che avesse affinità culturali con le classi dirigenti europee, e in particolare atlantiche. Che trovasse nelle esperienze delle élite politiche straniere una sponda pratica, nonché un punto di riferimento intellettuale“.

Ho citato l’articolo di Enrico Beltramini, perché ritengo che fotografi molto bene i motivi di espatrio di decine di migliaia di nostri giovani professionisti: non li anima una codarda volontà di fuga. Semplicemente, sono consci del fatto che viviamo una volta sola. E sanno perfettamente come l’Italia sia un Paese morto. Morto nella sua ricerca di innovazione, morto nella sua mai per davvero compiuta capacità di adattarsi ai ritmi della globalizzazione. Morto nella sua classe dirigente… da film di Serie C. Classe dirigente rovinata da quell’esercito di raccomandati e cooptati, che neppure in Uganda ci invidiano. Ma che noi, invece, promuoviamo allegramente alle posizioni di vertice. Fuga, dunque, come antidoto al bromuro di un Paese addormentato, che scivola lentamente verso l’abisso. Fuga che -purtroppo- nasconde una sconfitta di fondo: “Avrei voluto provare a cambiare le cose, ma l’impresa era titanica”, dicono molti espatriati. Una sconfitta che spesso si traduce in una semplice quanto banale domanda: “Ma perché, quello che faccio qui all’estero (da straniero), non avrei mai potuto farlo nel mio Paese?” Fuga come sconfitta nazionale: perché se c’è una certezza, quella è che l’Italia resta un “perdente assoluto”, per dirla con Manuel Vazquez Montalban. Un Paese sconfitto dalla storia. Per colpe e responsabilità innanzitutto proprie.

Loro, intanto, all’estero, si arrovellano: “Sebbene il lavoro in Irlanda mi gratifichi dal punto di vista professionale, in realtà mi sento sempre lontano da casa”. Così Davide Sgobba, giovanissimo credit administrator in una banca di Dublino, racconta ciò che prova a vedere l’Italia da migliaia di km. da casa. La notizia è comparsa in rete, dopo la partecipazione di Davide all’inaugurazione della mostra “Migranti”, in Puglia. La storia di Davide ben riassume quella di centinaia di migliaia di suoi coetanei: una laurea in Economia e Commercio, poi il bivio. Un’offerta da promotore finanziario nella propria regione (dove -all’atto del colloquio- lo trattano, per inciso, come se gli stessero facendo un favore a farlo lavorare), e un’altra offerta dall’Irlanda, grazie al semplice invio di un cv. Qui invece, al momento del colloquio di lavoro, si sente trattato “da pari”. Indovinate un po’ cosa avrà mai scelto? Ma perché questo Paese ha sempre lo stramaledetto vizio di umiliare i giovani che non hanno una raccomandazione? Con quale diritto?!?

Anche per questo -si stima- 700mila giovani, tra il 1997 e il 2008, hanno lasciato il Mezzogiorno, impoverendolo di una classe dirigente locale degna di questo nome. Giovani che hanno abbandonato il Sud, per disperazione, lasciandolo preda di clientelismi di ogni tipo. Non che al Nord la situazione sia poi così diversa. C’è poco da fare i bauscia. Clientelismi, nepotismi e corruzione esistono anche sopra il Po… e in forma ben più ipocrita. Comunque, la situazione di crisi economica è talmente grave, che -dati dello Svimez- 40mila di questi giovani meridionali, a partire da gennaio, hanno rifatto i bagagli e sono tornati al Sud. Molti di loro sono laureati: l’Italia sta così male, che non esistono più zone franche, dove il lavoro si trova con facilità. C’è di che preoccuparsi.

Si sgolava, un mese fa, il presidente della Camera Gianfranco Fini, invocando quel rispetto delle regole, che per primo questo stesso Governo evita accuratamente di rispettare, quando ci sono in gioco certi interessi. Torno alle splendide parole di Beltramini: emigrazione come modo per “sentirsi vivi”, per uscire da questa melma che sta arrivando pian piano a soffocarci tutti.

Una recente indagine dell’Ispo afferma che il 25% degli intervistati si vergogna di essere italiano, mentre la metà di loro prova almeno un motivo di imbarazzo, quando pensa al proprio Paese: ovviamente i politici sono la categoria che ci imbarazza di più. Questa vergogna e questo imbarazzo allontanano sempre più giovani professionisti dal Paese.

Un Paese dove, per dirla con il titolo di una mostra appena inaugurata a Roma -cui partecipa anche un giovane artista italiano espatriato in Germania- “C’era una volta un futuro“.

Giovani Talenti – “Cervelli” che scelgono l’America

In Storie di Talenti on 15 marzo 2010 at 09:00

Nell’ottava puntata di “Giovani Talenti” raccontiamo la storia di Riccardo Lattanzi, 34enne ricercatore e assistant professor di radiologia alla New York University School of Medicine, dove coordina anche la sede locale dell’Issnaf, l’associazione che riunisce gli scienziati italiani emigrati negli Usa. Riccardo è pure giornalista freelance scientifico per importanti testate italiane. Nel suo blog vi segnaliamo due interessantissimi articoli: il primo sui dati relativi agli studenti e ai ricercatori italiani di stanza negli Usa; il secondo invece riguarda una correzione ai miei calcoli sul costo per il sistema-Paese dei giovani professionisti che lasciano l’Italia: ebbene, i calcoli di Riccardo lasciano intravedere una situazione molto peggiore di quella che io stesso avevo preventivato. Assolutamente da leggere!

Con lui, ospite in questa puntata tematica dedicata ai nostri “cervelli” Oltreoceano (riuniti sotto l’insegna dell’Issnaf), c’è Marisa Roberto, professoressa di neurobiologia a San Diego, premiata a gennaio da Barack Obama con il “Presidential Early Career Award for Scientists and Engineers”.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” concludiamo questo speciale sull’Issnaf ospitando il professor Vito Campese, che ne è presidente.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La nuova discussione lanciata in trasmissione: “Quale futuro ha un Paese, come l’Italia, dove si investe poco più dell’1% del Pil in ricerca e sviluppo, meno che in Portogallo, Spagna e Repubblica Ceca? E dove solo sei aziende figurano nelle prime cento europee per investimenti in ricerca? Quale futuro hanno i ricercatori e i produttori di innovazione in una nazione che fatica ad attrarre cervelli dall’estero, spalancando invece le porte di uscita a chi se ne vuole andare”?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 20 marzo, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!