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Un Manager a Città del Messico

In Storie di Talenti on 30 gennaio 2012 at 09:00

Dall’estero vedo l’Italia in grossa difficoltà. E’ un Paese che sta disinvestendo dal suo principale asset: la gente. Siamo in una fase depressiva, e non si sta investendo -nel lungo periodo- sulla formazione della classe dirigente del futuro. I migliori se ne vanno all’estero, e in Italia i giovani neanche percepiscono le opportunità che ci sono oltre le Alpi“.

Parola di Mariano Errichiello, 29 anni, Business Development Manager per PricewaterhouseCoopers, società internazionale di consulenza: Mariano si trova attualmente a Città del Messico, tappa provvisoria di una straordinaria carriera, che lo ha visto spostarsi tra l’Europa e il Centroamerica.

Una laurea conseguita in Management delle Imprese Internazionali a Napoli, Mariano scopre molto presto le importanti possibilità di crescita professionale oltre le Alpi. L’occasione arriva attraverso l’associazione studentesca internazionale Aiesec, nella quale entra a far parte durante gli studi in ateneo. Nel giro di pochi anni scala le gerarchie, prima come presidente del comitato locale della propria università, poi candidandosi per una posizione da vicepresidente per le Relazioni Esterne in Centroamerica. Ottiene il posto: per un anno si trasferisce a Panama, dove gestisce le relazioni con i Governi, i partners, i media e lo sviluppo del business. Un’esperienza unica, che ne segnerà il percorso professionale successivo.

Rientrato in Italia per laurearsi, Mariano coglie -nel giugno 2009- l’ulteriore occasione lavorativa, che arriva dal Messico con la società PWC: determinanti, in questo caso, si rivelano i contatti stabiliti nella precedente esperienza panamense. Al punto che la chiamata arriva direttamente dalla sede di PWC a Città del Messico: “per questa nuova esperienza si rivelò fondamentale il precedente lavoro a Panama, dove imparai a lavorare in ambienti multiculturali, costruendo relazioni con i top executives“.

Nel corso degli anni Mariano cambia diverse posizioni, fino ad assumere la direzione di una business unit, da lui stesso fondata: attualmente si dedica allo sviluppo di business con le imprese straniere che operano in Messico, o che sono interessate ad entrare nel mercato messicano.

E’ incredibile vedere la quantità di giovani talenti italiani all’estero, alla guida di aziende importanti o di proprie iniziative imprenditoriali“, riflette Mariano. “Nella mia azienda mi va molto bene, sto crescendo molto rapidamente: ogni anno aumentano sempre di più le mie responsabilità“. Ma quello di Città del Messico non è certamente un punto di arrivo: Mariano è già al lavoro, per esplorare opportunità professionali in Brasile. “Quella determinazione che mi ha fatto uscire dall’Italia oggi mi premia: non penso che se fossi rimasto qui, a 29 anni ricoprirei la posizione che detengo in un’azienda prestigiosa, né mi sentirei capace di dare forma al mio futuro“.

Ospite della trasmissione è Chiara Pizzol, presidente di Aiesec Italia: con lei affrontiamo il tema dell’emigrazione dei giovani italiani, e indaghiamo le opportunità offerte dai programmi Aiesec.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo la nostra inchiesta sulla nuova emigrazione italiana, attraverso le sezioni locali di Italiansonline.net, la più grande comunità -virtuale e non- di connazionali all’estero. Oggi ci spostiamo a Budapest, Ungheria: con noi Eugenio Calabrò, amministratore di IOL Budapest.

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Intanto siete tutti invitati a compilare il “Manifesto 2012 dei Giovani Talenti”:

Inviaci la tua proposta, per rendere l’Italia un Paese di “Circolazione dei Talenti”:
1) sei un giovane professionista “under 40″ all’estero? Indicaci UN motivo che ti porterebbe a tornare
2) sei un giovane professionista “under 40″ in Italia? Indicaci UN motivo che ti aiuterebbe a restare

Inviate le vostre proposte, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 4 febbraio, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centoseiesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 28 gennaio 2012 at 09:00

Centoseiesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Giovani manager “tricolori” dal profilo internazionale: proseguiamo oggi la nostra inchiesta, con una storia che ci arriva direttamente dal Centroamerica. Quella di un manager espatriato, che ha saputo cogliere -fin dall’università- le migliori occasioni di crescita professionale disponibili. A neppure 30 anni è oggi un affermato professionista, a capo di una business unit di una società di consulenza multinazionale. E pianifica -a breve- un cambio di Paese, progettando un trasferimento in Sudamerica. Dall’estero osserva l’Italia con disincanto: quello di chi vede un Paese che non investe realmente sulla formazione della classe dirigente del futuro. Non perdetevi la puntata odierna, perché parleremo anche di come -fin dagli studi universitari- si possa cominciare a rendere il proprio CV “internazionale”. Anche in ottica di carriera all’estero.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+++Sei giovani su dieci intendono fuggire dall’Italia+++

In Fuga dei giovani on 26 gennaio 2012 at 19:13

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I dati non lasciano scampo. Oltre la metà dei giovani italiani vuole fuggire da questo Paese. Due considerazioni: la nave rischia seriamente l’affondamento, se le migliori e più produttive menti di questa nazione ci abbandoneranno (e come dargli torto???).

Ma abbiamo anche una straordinaria finestra di opportunità di fronte a noi, per dimostrare loro che forse non è ancora tutto perduto…

FONTE: AGENZIA ANSA /// Quasi il 60% dei giovani tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, si dice disposta, oggi, ad intraprendere un progetto di vita all’estero: e’ quanto emerge da un sondaggio contenuto nel Rapporto Italia 2012, appena pubblicato dall’Eurispes. Piu’ precisamente, il 59,8% dei giovani (18-34 anni) si dichiara disponibile a lasciare il Paese, così pure 57,1% tra i 25-34enni. Il dato scende al di sotto del 50% tra i 35-44enni (45,2%) per poi calare in maniera piu’ decisa tra i 45-64enni (35%) e ancor tra gli over65 (20,5%). Sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all’estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunit… lavorative (22,9%), seguite a molta distanza dalle opportunità più genericamente intese (14,1%) e dal minore costo della vita (11,8%).

 

“Uscita di Sicurezza”

In Fuga dei giovani on 25 gennaio 2012 at 09:00

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La prima considerazione di oggi, scusate se a titolo puramente personale, è che Giulio Tremonti ha involontariamente copiato l’idea originale del libro “La Fuga dei Talenti“. “Uscita di sicurezza/emergenza” era il working title del volume uscito tre anni fa, da cui ha preso il via questo blog. Un titolo che poi la casa editrice decise di cambiare, per esigenze editoriali.

Accenno a questo aneddoto personale, per sottolineare l’ironia della situazione: vale a dire, uno degli attori istituzionali che hanno posto le basi del disastro attuale (salvo poi redimersi recentemente, con la politica del rigore), filosofeggia adesso sui mali del nostro tempo. Non leggerò il libro di Tremonti, premetto: il mio tempo è poco, e non mi piace sprecarlo. Dico solo che il trasformismo della classe dirigente italiana fa venire i brividi: l’ex-Ministro dell’Economia, che parla di “bisca della finanza” e “primato delle regole”, mi pare proprio la stessa persona che una decina di anni fa regalava condoni ai peggiori evasori di questo Paese, e che a metà degli anni 2000 riceveva abbondanti pacche sulle spalle dai colleghi francese e tedesco, consentendo a Roma, Parigi e Berlino, di annacquare il patto di stabilità euopeo. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Caro Tremonti, l'”uscita di sicurezza” non è quella che indica lei. E’ quella che da 15 anni i nostri migliori giovani professionisti cercano -in modo autonomo- da un Paese che lei ha co-governato, con i risultati che ben osserviamo oggi. Non basta un anno di politica del rigore a cancellarne sette di politica del non rigore, perdonando gli evasori, evitando accuratamente ogni investimento nelle politiche per la crescita, ignorando le riforme e dimenticando i giovani. Di quale “uscita di sicurezza” vogliamo parlare, allora?

Faccio questa premessa per venire ai giorni nostri: il pacchetto liberalizzazioni del nuovo Governo è stato ampiamente discusso, e ora passa al vaglio del Parlamento. Contiene un paio di norme, quella per l’avvio di società giovani con un solo euro di capitale, e quella relativa ai tirocini nel corso dell’ultimo biennio di studi, che sono assolutamente interessanti. Si poteva fare di più? Certo. E’ insufficiente il pacchetto, nel suo complesso? Ovviamente. Ma dopo decenni di distruzione sistematica del percorso di crescita di questo Paese vi aspettavate forse Batman, che ripulisce Gotham City?

E’ importante che questo percorso di liberalizzazione e crescita prosegua, fino allo sbrigliamento dell’ultimo laccio corporativo dell’Italia. Mario Monti non deve avere paura di andare fino in fondo. Non esistono vie di mezzo: o vince e sbanca, o perde. L’Italia onesta è con lui.

Ora però quello che mi preoccupa è il rischio -sempre più concreto- di una “fuga dei talenti” europea. Anche in questo abbiamo fatto da battistrada: si parla di quattromila greci emigrati in cinque mesi in Australia, di sessantamila spagnoli che hanno lasciato il Paese iberico in nove mesi, di cinquantamila irlandesi che lasceranno l’isola di smeraldo nel 2012. E anche i portoghesi fuggono. Vanno sempre più di moda l’Australia, il Brasile e tutti quei Paesi emergenti, in grado di offrire una prospettiva di futuro. La “nave Europa”, in particolare quella del Sud, si sta inabissando. O sembra sul punto di inabissarsi. Chi è furbo capisce l’occasione storica: il Governo brasiliano ha allo studio un progetto per incentivare l’attrazione di talenti dall’Europa, per favorire l’arrivo di 400mila (!) professionisti altamente qualificati nel Paese carioca. “E’ la globalizzazione, bellezza!” E in questo momento ci vede perdenti. Riusciremo a invertire il trend? Difficile. Ma non impossibile.

Il timore, fondato, è che questa percezione stia già aggravando la “fuga di talenti” dall’Italia. E’ una sensazione molto forte, leggendo le e-mail che mi arrivano, i commenti a questo blog, i “post” sui social network. Difficile ancora quantificare le evoluzioni più recenti di questo trend di fuga, ma penso che -appena riusciremo ad avere i dati 2011- le sorprese saranno amare. La differenza è che gli altri Paesi qualche dato provano ad abbozzarlo: qui, come al solito, tocca ai giornalisti estorcerlo. E lo si estorcerà, anche stavolta.

Chiudo con due considerazioni, che lasciano -stavolta- un margine di speranza: la prima è un’informazione di servizio. Alla Camera è passato, in Commissione, l’emendamento che estende i benefici degli sgravi fiscali della legge Controesodo fino al 2015 (dal 2013). Due anni in più, dunque, per rientrare, usufruendo di un forte taglio sulle tasse.

La seconda, è la frase che Mario Monti ha dedicato agli studenti italiani della London School of Economics: “certamente non dimentichiamo le giovani menti brillanti, definiti come “cervelli in fuga”“. E’ un impegno che rileviamo molto volentieri, ma del quale staremo molto a attenti a verificarne l’attuazione.

Non è più tempo per sconti o dimenticanze. Ora si valuta solo ed esclusivamente sulla base dei risultati.

Risorse Umane in Olanda

In Storie di Talenti on 23 gennaio 2012 at 09:00

“L’Olanda è una società in cui il fatto di essere straniera viene a volte considerato quasi come un vantaggio, una skill in più che puoi vantare, rispetto ai “locali”. L’inizio ad Amsterdam è stato quasi come un secondo svezzamento, per me: da subito sono diventata l’unica responsabile del mio lavoro, pochissimo controllo e tantissima fiducia nelle mie capacità. Tantissima autonomia a livello di orari, lavoro da casa, eccetera. Soprattutto, molta importanza assegnata ai risultati. Venivo trattata da adulta, in una relazione tra due mondi adulti”.

Storie da un altro mondo, verrebbe da pensare, leggendo il diario che Silvia Arnaboldi, 31enne Talent Development Senior Facilitator, ci invia dall’Olanda. Silvia vi è arrivata dopo una laurea in Sociologia a Milano, al termine della quale ha preso in considerazione due opzioni: il dottorato in università, o un impiego nel settore privato. Ha scartato la prima… scoraggiata dal pensiero di un lavoro a 800 euro al mese, che le avrebbe imposto un secondo impiego, per potersi mantenere. Contemporaneamente, viene assunta con un contratto co.co.pro. da una società di selezione milanese, con uno stipendio che non supera mai i mille euro.

Stanca di questa vita lavorativa senza prospettive, Silvia opta nel giugno del 2006 per seguire il suo ragazzo in Olanda: ad Amsterdam trova una “città molto vivibile, sicura, a misura d’uomo, dove vai con la bibicletta dappertutto, culturalmente viva e molto aperta agli stranieri“. Nonostante l’inglese non perfetto, in poche settimane riceve tre offerte di lavoro, una delle quali la conduce alla sua attuale multinazionale.

In pochi anni Silvia scala la gerarchia all’interno del settore HR, ricoprendo ruoli diversi. Soprattutto, impara a conoscere -nel tempo- un mondo del lavoro molto differente rispetto al nostro, dove il primo valore è il “rispetto” della professionalità del dipendente.

Ora guarda con interesse a un possibile ritorno lavorativo in Italia, in gran parte per motivi affettivi: tuttavia, le sue ultime ricerche nel Belpaese l’hanno portata a confrontarsi nuovamente con un mondo cristallizzato. Dove nulla è cambiato. Linguaggio molto formale nelle risposte (che raramente arrivano), l’atteggiamento di chi ti fa sentire “fortunato” a lavorare per un’azienda tricolore, gli stipendi parametrati in base all’anzianità e non alle competenze. Silvia conclude: “il modo in cui la risorsa umana viene trattata in Italia non è sempre basato sul concetto che le persone siano la “risorsa” più importante dell’azienda“.

All’inizio della puntata vi proponiamo l’intervista esclusiva con il Ministro degli Esteri Giulio Terzi, col quale affrontiamo il tema della quantificazione dell’espatrio -ogni anno- di decine di migliaia di giovani talenti dal Belpaese. Quale perdita per il sistema-Italia? Quali azioni, da parte del Governo, per contrastare il fenomeno?

Ospite della trasmissione è Stefano Scabbio, amministratore delegato di ManPower Group Italia e Iberia. Con lui commentiamo la storia di Silvia, e cerchiamo di comprendere quali logiche sbagliate ostacolino una reale selezione per merito e competenze nel Belpaese.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” affrontiamo il tema della fuga “temporanea” dall’Italia. Ai nostri microfoni Riccardo Caserini, autore del libro e del blog “Anno Sabbatico”.

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Centocinquesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 21 gennaio 2012 at 09:00

Centocinquesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Selezione, questa sconosciuta… In un Paese, l’Italia, dove sei imprese su dieci assumono “per conoscenza”. Oggi andiamo al cuore del problema, con la storia di una giovane professionista delle risorse umane al lavoro in Olanda, per una multinazionale americana. Vi è arrivata, dopo un primo impiego nel Belpaese, che non la soddisfaceva: in poche settimane ad Amsterdam ha ricevuto ben tre offerte di lavoro. In Olanda le si è aperto un mondo completamente nuovo, anche e soprattutto nella gestione del rapporto di lavoro tra impresa e dipendente. Lontano anni luce dalla realtà media italiana. Con lei in studio l’amministratore delegato di una delle maggiori agenzie di lavoro europee e mondiali.

+PREVIEW: Oggi intervista esclusiva di “Giovani Talenti” a un importante esponente del Governo Monti – Stay Tuned!+

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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+”La Fuga dei Talenti” a Foggia+

In Fuga dei giovani on 20 gennaio 2012 at 09:00

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Oggi ci trasferiamo in Puglia, per continuare a parlare del fenomeno della fuga dei talenti dall’Italia. Ma soprattutto, per fornire spunti di riflessione su come avviare una riconnessione tra chi è rimasto qui, intenzionato a cambiare le cose. E chi invece è all’estero, con molte soluzioni in tasca. Vi aspetto!

WHERE: Università degli Studi di Foggia, Aula Magna Facoltà di Giurisprudenza

WHEN: 10.30 a.m.

LINK 1/ARTICOLO DI PRESENTAZIONE

LINK 2/ARTICOLO DI PRESENTAZIONE

+++ “Giovani Talenti” su Financial Times +++

In Fuga dei giovani on 18 gennaio 2012 at 09:00

Partendo dal documentario “Italy Love it or Leave it” (di Gustav Hofer e Luca Ragazzi), il giornalista del Financial Times Guy Dinmore fa il punto sulla fuga dei talenti in Italia. “C’è una finestra di opportunità“, dopo il cambio di Governo e l’arrivo di un esecutivo tecnico, si afferma nell’articolo. Che cita la trasmissione “Giovani Talenti“. Time for a change? Speriamo…

Buona lettura!

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IL LINK ALL’ARTICOLO

UNA SINTESI DEL TESTO DELL’ARTICOLO

Italy sees ‘window’ to reverse brain drain

By Guy Dinmore in Rome

Paving the way: an award-winning film traces a gay couple’s journey as they consider a life abroad

Tired of the nepotism, corruption, social prejudice and lack of opportunities in their native Italy, Luca and Gustav, a gay couple in their 30s, consider joining their many friends in seeking a better life abroad.

In the road-movie documentary Italy – Love It or Leave It , recently released in Rome – and the winner of the Best Film award at the Milan Film Festival – the two men set off from the capital in their old Fiat 500 on a six-month grand tour to see if they can fall in love with their own country again.

The film was made in the dying months of Silvio Berlusconi’s slowly imploding government. Now, however, there is a sense that perhaps something is starting to change after years in which hordes of talented young Italians gave up hope and left.

Italy produces proportionally fewer graduates than its European peers, and yet surveys indicate its exodus ratio is significantly higher. Few reliable statistics exist, although Confimprese Italia, a business association, estimates that 120,000 young Italians went abroad in 2008-09, of whom 70 per cent were graduates.

Since then the economic backdrop has worsened. Nearly one in three 15- to 24-year-olds are jobless, the highest rate for at least seven years.

Sergio Nava, a journalist who tracks the brain drain from Italy in a weekly radio broadcast Flight of the Talented, is leading a campaign to reverse the trend. With the collapse of Mr Berlusconi’s coalition in November and its replacement by Mario Monti’s emergency team of technocrats, Mr Nava feels mildly optimistic, saying Italy has a “window of opportunity” to change for the better.

“Before, politicians looked like Martians and talked of things that didn’t make sense. Now the debate has shifted,” he says. “Finally the themes that young people have spoken about for years in leaving Italy are on the agenda. We need a new Italy, a new country with new ideas and best practices – liberalisation, investment in young people, new start-ups.”

Mr Nava calls Italy a “country of privileges” jealously protected by corporations and vested interest groups. The system of raccomandazione – where people get jobs through personal contacts rather than on merit – lies at the heart of the problem. A recent survey sponsored by the ministry of labour showed the recession is entrenching the system, with 61 per cent of companies relying on personal introductions for recruitment, up from 50 per cent a year earlier.

[…]

Sara Perria, a 30-year-old journalist who moved to London, says opportunities are scant in Italy. “All in all, the sensation is that the experience, languages, the moving around, this makes things harder not easier to go back,” she says.

At the end of their odyssey, co-directors Gustav Hofer and Luca Ragazzi are filmed unpacking boxes in a new home. The camera pans to a window looking on to Rome’s Altar of the Motherland, the grand monument to national unity – the couple has decided to stay.

Mr Nava, the radio host, likes the movie, despite its sentimental conclusion. Maybe it reflects a reality that Italy is starting to turn a corner. However, he adds: “I am not so sure.”

+++IL “MANIFESTO DEI GIOVANI TALENTI”+++

In Lettere e Proposte on 17 gennaio 2012 at 09:00

Giovani Talenti” (Radio 24), la prima trasmissione radiofonica a raccontare la nuova emigrazione  professionale, lancia il suo primo Manifesto e invita i suoi ascoltatori a contribuire via web!

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Loris Degioanni, da Torino alla Silicon Valley

In Storie di Talenti on 16 gennaio 2012 at 09:00

Ho lasciato l’Italia circa otto anni fa. Non per rinuncia, non per stanchezza. Nemmeno per rabbia. L’ho fatto per inseguire una passione“: storia, in breve, di Loris Degioanni, 37 anni, Senior Director of Technology per l’azienda californiana Riverbed, dove è approdato al termine di un percorso assolutamente eccezionale.

Da studente del Politecnico di Torino, Loris sviluppa un software open source, WinPcap, che permette l’analisi sul traffico delle reti wi-fi. Il progetto si rivela un successo, al punto che -prima della tesi- ben 80mila utenti scaricano il prodotto. La popolarità gli spiana la strada verso un dottorato in Italia: nel 2005 arriva pure la chiamata dalla California. Ha la voce e il volto del professor John Bruno, che invita Loris a proseguire la ricerca alla University of California Davis, nei pressi di San Francisco.

Nel giro di pochi mesi prende corpo un’idea solo in apparenza folle, praticamente impensabile in Italia: Loris e il professor Bruno lasciano l’ateneo, mettendosi in proprio e fondando una start-up, la CACE Technologies. Al centro del progetto c’è il software Wireshark, uno dei più importanti prodotti per l’analisi di rete. In pochi anni l’azienda cresce e chiama dall’Italia numerosi giovani ingegneri del software (molti proprio dal Politecnico di Torino), per sviluppare il prodotto. Due anni fa Loris cede l’azienda alla multinazionale Riverbed, che assume lui e il suo team.

Cosa insegna la sua storia? Più cose. Innanzitutto che in Silicon Valley si rischia per davvero. Dove mai avreste trovato un professore disposto a lasciare la propria cattedra, per inseguire il progetto imprenditoriale di un suo studente? In secondo luogo, che la Silicon Valley è un modello di ecosistema da cui prendere esempio, per aiutare i giovani imprenditori di prima generazione ad emergere. Last but not least: il patrimonio di capitale umano dei giovani talenti italiani è la vera nuova ricchezza del nostro Paese. Senza di loro, Loris non ce l’avrebbe fatta. Neppure in California.

Ospite della trasmissione è Andrea Giannangelo, giovanissimo imprenditore innovativo, che -poco più che ventenne- ha già avviato -in Italia- la propria start-up web. Si chiama Iubenda: con Andrea cerchiamo di capire quanto le condizione siano mature anche nel Belpaese per tentare la strada di un’impresa innovativa.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” lanciamo la terza puntata della nostra inchiesta sulle “parole” che fanno fuggire i nostri migliori giovani professionisti all’estero. Oggi il termine è: “selezione”. O anche… la non selezione, la cattiva selezione, che emargina gli outsider competenti e non raccomandati. Ne parliamo con Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss.

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