sergionava

Archive for ottobre 2010|Monthly archive page

Quarantunesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 30 ottobre 2010 at 09:00

Quarantunesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Puntata tutta dedicata all’innovazione, quella odierna, con un trio di giovani emigrati da poco negli Stati Uniti, per sviluppare un’ idea web che in Italia non aveva ricevuto alcun finanziamento. I soldi necessari a far partire il progetto alla fine sono arrivati, ma sottoforma di dollari della Silicon Valley, dove questi tre giovani sono ormai pronti a lanciare il progetto. All’Italia hanno lasciato una lettera, che ha fatto in poche ore il giro dei siti web: in questa missiva fotografano un Paese vecchio e immobile, che tiene fermi nelle scuderie i suoi puledri più giovani, quelli pronti per davvero a cambiare il mondo. Una puntata veramente da non perdere, se volete capire dove va il futuro. Con la domanda di fondo: l’Italia è davvero pronta ad agganciare il treno dell’innovazione?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “C’è spazio in Italia per giovani che vogliono investire seriamente nell’innovazione? Esiste capitale di rischio per loro? O sono obbligati ad espatriare?”

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

Il link al blog del programma: CLICCA QUI

Le frequenze di Radio 24: CLICCA QUI

Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Annunci

Tchao l’Italie!

In Declino Italia on 27 ottobre 2010 at 09:00

+++SOTTOSCRIVI IL “MANIFESTO DEGLI ESPATRIATI“+++

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”, CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Nell’export delle “worst practices” a volte siamo davvero imbattibili:  “Tchao la France” è il titolo dell’ultima fatica di Corinne Maier, la nota scrittrice transalpina già autrice di “Buongiorno Pigrizia”, un bestseller di qualche anno fa. “La verità è che la Francia non funziona, è un posto fantastico per i turisti, ma non per chi ci deve vivere. Il mio consiglio è: fate come me, e come altri due milioni e mezzo di connazionali. Partite!“. Così la Maier, che nell’intervista rilasciata qualche giorno fa dipinge il ritratto di un Paese che sembra assomigliare maledettamente all’Italia: gli affitti esorbitanti, la necessità di conoscere le persone “giuste” per potersi muovere, giovani senza futuro, fallimento delle grandi scuole nella promozione sociale, una minuscola élite politica, intellettuale ed economica, che ha in mano il Paese, gestendolo tramite reti inaccessibili.

Siamo sempre di più a partire, il numero dei francesi all’estero è triplicato in dieci anni, due milioni e mezzo di espatriati sono tantissimi se si pensa che, a differenza dell’Italia, la Francia tradizionalmente non è un Paese di emigrazione“, dichiara la Maier, fiera di poter portare ad esempio l’Italia, quale guida maestra in questo settore.

Che la Francia non sia il paradiso terrestre nessuno lo mette in dubbio: che Oltralpe sia presente qualche vizietto italico è pure fuori discussione. Ma -fatevelo dire da chi ci ha vissuto, non più tardi di tre anni fa- resta comunque un altro mondo. Che piaccia o no, si sente -forte- la presenza di uno Stato che si prende cura di te, anche se non conosci tutte le persone “giuste” per risolvere i tuoi problemi. E poi, attenzione: esistono due “France”: Parigi, e il resto del Paese. Da non confondere tra loro. I problemi della metropoli parigina possono non necessariamente essere gli stessi di Strasburgo, Rennes, Lione, ecc..

E poi inviterei la furba Maier, che in quanto a filoni un po’ provocatori ormai ci ha fatto il callo, a venire al di qua delle Alpi, anziché rifugiarsi a Bruxelles. Il titolo del suo prossimo libro potrebbe essere “Tchao l’Italie“…

E’ un Paese, il nostro, dove -ha denunciato una volta di più pure la Confartigianato- oltre il 55% dei giovani entra nel mondo del lavoro grazie a conoscenze o buoni rapporti familiari/amicali. E in questo la differenza è poca tra Nord (52,2%) e Sud (58,2%): neppure il 7% dei giovani viene assunto attraverso inserzioni, mentre è davvero minimale la quota di chi è passato per agenzie del lavoro o centri per l’impiego. Rispetto al totale delle assunzioni, le aziende hanno impiegato personale sulla base delle conoscenze nel 49,7% dei casi, una quota che supera addirittura il 53% in quelle fino a 9 dipendenti. “Selezione delle risorse umane”, questa sconosciuta…

Confartigianato si lamenta pure del fatto che -mentre tutti piangono crisi e disoccupazione- mancano alcune figure professionali, che non si trovano sul mercato del lavoro: installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti, falegnami, cuochi. Ma anche qui dobbiamo intenderci ed essere franchi, con i nostri giovani: “non studiate, questo è un Paese dove il personale qualificato non serve”. E quel poco che serve, entra con altri canali, più “opachi” rispetto alla media. Occorre essere amici di, figli di, nipoti di… Siamo sinceri: l’Italia sta diventando un’altra cosa? Un Paese dove serve manodopera, e non laureati? Se è così qualcuno lo dica, spalancando definitivamente le porte dell’espatrio a chi -qui- non ha più speranze. Dopotutto l’Enfapi, l’istituto professionale dell’Unione Industriali di Bergamo, non ha probabilmente esagerato, quando ha diffuso un manifesto pubblicitario con un messaggio velato, ma nemmeno troppo, del tipo “meno studi, meglio è”. Parlavano le foto: da un lato Andrea, caporeparto con la qualifica professionale, fidanzato e felice. Dall’altro Luca, laureato, precario e “bamboccione”. E’ questo il ritratto dell’Italia che vuole avviarsi a diventare un Paese dove conta il capitale umano? Più probabilmente, a forza di prenderlo a calci nel sedere, questo capitale umano, finiremo per retrocedere in qualche “Serie B” dei Paesi sottosviluppati, come pronostica Giovanni Floris nel suo ultimo libro.

“Perché ci mandate all’estero?”, chiedeva, con una lettera aperta pubblicata su “La Repubblica Firenze”, Maria Scermino, diplomata alla Normale e vincitrice di un Dottorato di Ricerca. Maria si rivolgeva direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “L’alto numero di ricercatori, laureati e professionisti italiani che operano all’estero, perché solo all’estero trovano la dovuta gratificazione al loro lavoro, impoverisce la nostra società e deprime lo sviluppo culturale, economico e scientifico del Paese“, scriveva Maria.

Che la via sia quella di una “exit strategy” generazionale concorda pure Alessandro Rimassa, già autore di “Generazione 1000 Euro”: “Fanno benissimo ad andarsene. […] Nella situazione attuale, drammatica, consiglio di andare all’estero e rimanerci, anche se spero che si possa migliorare il sistema per dare l’opportunità di restare in Italia“.

Ma che Paese è, dopotutto, quello in cui il posto in banca lo si ottiene per diritto ereditario? E a garantirlo non è una qualche connivente banca di un’isola sperduta del Mediterraneo, ma Unicredit, un gigante con sedi in tutta Europa…  Persino il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha criticato la recente intesa di Unicredit sugli esuberi, che garantisce, “a parità di valutazione in sede di selezione, una priorità nell’assunzione” ai figli degli ex dipendenti. E il merito dov’é? E la parità di opportunità per tutti dov’é? Ma che siamo, il Botswana?!? E’ un Paese del G8, questo? Perché, ancora una volta, conta nascere nella famiglia giusta?

Intanto i nostri giovani, quelli nati nelle famiglie “sbagliate”, lasciano il Paese: come ha rilevato la bella inchiesta di Repubblica, condotta da Claudia Cucchiarato, il 60% se ne va per “necessità”. Il 57% di quelli censiti dall’inchiesta del quotidiano ha meno di 34 anni, il 73% ha una laurea o dottorato, due su tre sono uomini. La valigia di cartone l’hanno lasciata a casa: le loro sono riallocazioni “mirate”. L’Italia la salutano da lontano, con la manina, considerandola poco più di Terzo Mondo.

E pure le imprese se ne vanno: l’ad di Fiat Sergio Marchionne ci sta davvero pensando, come ha detto -senza usare mezzi termini- a Rai 3 domenica scorsa. Il quotidiano “La Stampa” rileva invece, in un’interessante inchiesta, come 300 aziende italiane (lombarde e piemontesi) siano già espatriate in Svizzera per produrre beni e servizi, oltre 1000 hanno lasciato il Triveneto in direzione dell’Austria, e altre 600, sempre dal Triveneto, hanno imboccato la strada della Slovenia. In tutto circa 2000, attratte da burocrazia più snella, tasse minori e -in alcuni casi- costo del lavoro inferiore.

Ma chi rimarrà qui, quando tutti avranno detto, “tchao l’Italie?

Fare Lobby a Bruxelles

In Storie di Talenti on 25 ottobre 2010 at 09:00

Una puntata che incrocia una storia di emigrazione “da favola” con una professione alquanto insolita, almeno in Italia: a “Giovani Talenti” fanno il loro esordio Bruxelles (capitale europea) e il mondo delle lobby (intese però come possibilità di lavoro).

Lo facciamo con la storia di Sandra Alverà, 35enne veneta, che in sedici anni ha compiuto il grande salto: dalla sua Cortina d’Ampezzo, dove si era fermata al diploma presso l’Istituto Alberghiero, a Hollywood, come ragazza alla pari, a soli 19 anni. In mezzo il classico episodio fortunato: la coppia di americani in vacanza in Veneto, che dà ascolto alla sua voglia di trovare “l’America”.

In California Sandra riscopre l’amore per lo studio: si iscrive al college, che completa. Poi si trasferisce a Bath, in Gran Bretagna, dove si iscrive alla Facoltà di Sociologia. Non contenta, si iscrive pure a un Master sull’Unione Europea. In mezzo, tanti anni di sacrifici autofinanziati.

La Sandra che a 29 anni torna in Italia per cercare lavoro è ben diversa dalla Sandra che l’aveva lasciata per inseguire il sogno americano. E’ una professionista, con studi e master all’estero. Basterà, perché questo Paese le offra una chance? Macché…: “Mi ritrovai a Roma. Ci sono rimasta per tre mesi, vagando alla ricerca di lavoro. Ma nulla. Offerte: qualche impiego non retribuito, un lavoro come centralinista in uno studio legale e un contratto per 300 euro mensili, definite come rimborso spese. Terrificante. Dopo anni all’estero volevo tornare a vivere nel mio Paese. Forte di una laurea e di un master, un ottimo inglese e un ottimo spagnolo, pensavo che avrei sfondato. Invece sono loro che hanno sfondato me… Che botta!

Ironia a parte, la situazione che attende Sandra al suo ritorno fotografa alla perfezione le migliaia di altri tentativi di reimpatrio nel Belpaese. Sandra ne prende atto: eccola allora ripartire per Bruxelles, prima per uno stage alla Commissione Europea, poi per misurarsi con altri due lavori, l’ultimo dei quali come “Manager Government Affairs” per la multinazionale Panasonic.

Nessuno mi chiese se avevo intenzione di sposarmi o se volessi fare figli. Così oggi mi ritrovo a guadagnare tre volte tanto un lavoro medio in Italia, ho un’auto aziendale che mi sono scelta, viaggio a destra e a manca… e va bene“. Sandra lavora nel settore delle lobby, che -a Bruxelles come a Washington- sono regolamentate e operano alla luce del sole.

Il contrario dell’Italia, dove le attività di lobby sono forse ancora più sviluppate, ma gestite e intessute in modo assolutamente informale, nell’ombra. Dove amicizie e conoscenze spesso contano più del mero rapporto professionale. Ne parliamo con l’ospite della puntata, Franco Spicciariello, giovane socio fondatore di “Open Gate Italia”, azienda che opera nel settore della lobbying e della regolamentazione. Franco ha deciso di provarci, nel Belpaese. Ce ne spiega il perché.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Erminio Capone, ideatore del portale “Italiani in Galizia”, che raggruppa i nostri connazionali espatriati nel nord della Spagna.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La discussione lanciata in trasmissione: Quanto il sistema lobbistico-informale italiano impedisce ai giovani di talento di emergere nel Belpaese? Condividete come la lobby in Italia funzioni benissimo -anche solo per avere un posto di lavoro- ma funzioni unicamente dietro le quinte? E perchè non portare tutto alla luce del sole? Non ne guadagnerebbe la meritocrazia?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 30 ottobre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Quarantesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 23 ottobre 2010 at 09:00

Quarantesima puntata di “Giovani Talenti”, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi approdiamo per la prima volta a Bruxelles, capitale dell’Unione Europea, dove scopriamo una professione semi-sconosciuta in Italia. Quella del lobbista. Lo facciamo con una giovane veneta, la cui storia vale davvero la pena di essere raccontata. Sembra una storia da film, ma è tutto vero… Da cameriera in un ristorante di Cortina fino ad Hollywood e l’America (quella del “sogno americano”), con ritorno in Europa. Ma l’Italia non l’ha voluta. E così ha cercato rifugio nel cuore dell’Unione Europea.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Quanto il sistema lobbistico-informale italiano impedisce ai giovani di talento di emergere nel Belpaese? Condividete come la lobby in Italia funzioni benissimo -anche solo per avere un posto di lavoro- ma funzioni unicamente dietro le quinte? E perchè non portare tutto alla luce del sole? Non ne guadagnerebbe la meritocrazia?”

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

Il link al blog del programma: CLICCA QUI

Le frequenze di Radio 24: CLICCA QUI

Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Nuove Letture per il Weekend

In Fuga dei giovani on 22 ottobre 2010 at 19:00

+++SOTTOSCRIVI IL “MANIFESTO DEGLI ESPATRIATI“+++

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”, CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Il quotidiano “La Repubblica” e il sito Repubblica.it tornano oggi ampiamente sul problema della fuga dei talenti (e dei cervelli), attraverso due lunghi articoli. Assolutamente da leggere!

Di seguito i links:

“Noi, emigranti e invisibili” – di Claudia Cucchiarato

“Cara Italia, ti scrivo.it Un Paese visto da lontano” – di Michele Smargiassi

Buona lettura!

P.S.: A proposito di buone letture, consiglio l’ultimo libro di Giovanni Floris, “Zona Retrocessione“, sull’Italia a rischio declino. Nel libro e nella sintesi del libro viene citato anche il calcolo fatto da questo blog, sul costo per il sistema-Paese dell’espatrio dei giovani neolaureati. Ringrazio Giovanni Floris per la citazione.

SINTESI DEL LIBRO, DA IBS.IT: “Nel 2009, nessun italiano in classifica, tra le cinquanta figure che hanno plasmato il decennio o i fra i cento libri dell’anno. “Zero tituli”. A costruirci un’immagine di simpatici ma inetti cafoni non sono solo antichi stereotipi, ma anche fatti e comportamenti reali. Tanto per cominciare il maggior debito pubblico dell’UE, 1821.9 miliardi di euro. Ma anche tasse tra le più alte, la giustizia più lenta, infrastrutture inefficienti e costosissime. In tutta Italia ci sono 230 chilometri di rete metropolitana; nella sola Londra, 408. Per un contenzioso su un assegno a vuoto impieghiamo 645 giorni; in Olanda, 39. Per avviare un’impresa ci vogliono circa 5000 euro e 62 giorni di scartoffie; in Usa, 170 dollari e 4 giorni. Nell’indice di libertà economica strutturato dal “Wall Street Journal” siamo al 74° posto, dietro al Botswana. E negli ultimi dieci anni la qualità della nostra vita è peggiorata. Esportiamo più giovani professionisti di chiunque altro, un esodo di cervelli da quasi due miliardi di dollari. Giovanni Floris illustra con dati, inchieste, aneddoti e notizie quello che nessuno ha il coraggio di dirci: quanto siamo caduti in basso, e come è successo. Rivela come ci vedono davvero gli altri Paesi e quanti investimenti mancati ci costa questa immagine. Chiede conto a una politica che non rimuove gli ostacoli alla crescita e ha smesso di fare il nostro interesse. Perché ormai, per l’Italia, navigare in zona retrocessione non è più solo imbarazzante. Può essere fatale”.


Voglio una vita spericolata… (ma solo se resto in Italia)

In Giovani Italians on 20 ottobre 2010 at 09:00

+++SOTTOSCRIVI IL “MANIFESTO DEGLI ESPATRIATI“+++

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”, CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

In un Paese dove tutto, a partire dagli appalti, “gira intorno ad associazioni, conoscenze, consorterie” (parole del costruttore Riccardo Fusi, indagato nell’ambito dell’inchiesta “Grandi Eventi”, intervistato dal “Corriere della Sera”), non stupisce che se non sei “vecchio”, o ben introdotto, non vai proprio da nessuna parte.

E’ dopotutto il Paese dei “grandi vecchi che non mollano mai la poltrona“, per dirla con il giornalista Curzio Maltese, che in un bell’articolo ha tracciato un deprimente ritratto del giorno in cui il Governo Berlusconi ha chiesto la fiducia: al timone un 74enne – in politica da 16 anni. Rileva Maltese, persino l’immortale Andreotti a quell’età aveva tirato i remi in barca. Dall’alto vigilava Gianfranco Fini, un uomo che da 17 anni “medita sul modo di succedere a Berlusconi alla guida di una moderna destra“. Davanti, i capi dell’opposizione, gente “in pista da venti o trent’anni“. E per non limitarsi alla sola politica (che già basterebbe), Maltese ha ricordato come in finanza domini un ragazzo del 1935, tal Cesare Geronzi. Strano che qualcuno non abbia riproposto Guido Carli. Ah, già… è deceduto quasi vent’anni fa. “E chissà come mai sempre più giovani fuggono da questa Italia verso l’estero“, annota Maltese. “Approdano in terre bizzarre, come la Gran Bretagna, dove il premier è più giovane di Pier Silvio, e i ministri potrebbero essere i nipoti del nostro Primo Ministro. Sbandano vero la Germania o la Scandinavia, dove i fondi per la ricerca negli anni di crisi sono stati aumentati, e infatti l’economia è ripartita“.

Come dar torto, a questi giovani? Certo, basterebbe accendere ogni tanto la tv la domenica sera, e picchiare la testa contro il muro dopo cinque minuti di visione di “Report”, programma che una settimana su due ci sbatte in faccia gli intrecci di potere della Penisola, con persone che occupano contemporaneamente almeno dieci incarichi. Mediocri, che spesso non hanno neppure una minima infarinatura relativa al lavoro che svolgono, ma che proprio per questo diventano snodi fondamentali di un sistema di potere dove il merito non conta.

Tuttavia, se proprio vogliamo andare sulle cifre, è sufficiente analizzare l’ultimo rapporto Unioncamere, citato da “Il Sole 24 Ore”, dove si mette nero su bianco che “le opportunità di carriera per gli under 30 crollano drasticamente“. Per Unioncamere, la presenza dei giovani all’interno del variegato mondo dei sei milioni di imprese italiane appare sempre più “leggera“. “Leggera” è forse un eufemismo, quando leggiamo i dati: gli amministratori “under 30” nelle imprese italiane risltano quest’anno pari a 167.260, contro i 289.474 di dieci anni fa. Anche il calo percentuale è drastico: dal 10,2% al 4,4%, meno della metà! Dimezzata o ridotta a un terzo la loro percentuale nel settore dei servizi (dal 15,6% all’8,6%), delle costruzioni (dal 9,3% al 4,3%), della sanità (dal 10,1% al 4,3%), dell’istruzione (dal 9% al 3,3%). Il crollo è trasversale: dalla ricca Lombardia (dove sono passati al 9% al 3,4% in dieci anni), fino alla Sicilia (dal 12,5% al 5,6%). Unica sorpresa: in Calabria la loro percentuale supera la misera media nazionale (7,2% contro il 4,4%).

Passando dal lavoro dirigenziale a quello dipendente, le cose non migliorano: già abbiamo raccontato in un precedente “post” dell’inchiesta de “La Stampa”, che fissava a oltre 50% la quota di giovani che trovano lavoro grazie a parenti e conoscenti. Roba da Terzo Mondo. Persino l’italianissimo “Corriere d’Italia”, un giornale realizzato dalla nostra comunità di espatriati in Germania, se ne è accorto: “Giovane, o conosci qualcuno o te ne vai all’estero!”, questo il titolo di un articolo recentemente comparso online. Un articolo che sfata il mito della maggiore meritocrazia nei concorsi da ricercatore universiatrio, rivisti con una legge dello scorso anno. Perché i blog online riescono ancora ad azzeccare in anticipo numerosi futuri vincitori? E perché tanti commissari esterni (oltre 300) si dimettono? “Le reti parentali impediscono lo sviluppo. I giovani migliori ma senza protezione devono lasciare il Paese“, osserva Mauro Montanari, autore dell’articolo.

Senza protezione presente e futura, verrebbe da aggiungere: ha fatto molto scalpore, ma solo tra i più attenti (figurati se ne parlava il Tg1…) la recente dichiarazione del presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua. Secondo il quale, “se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale“. Dichiarazione gravissima, poiché riguarda centinaia di migliaia di giovani -da anni- senza impiego stabile. Loro, secondo simulazioni indipendenti, si troveranno a percepire pensioni da 700 euro mensili (per gli uomini) e da 400-550 euro (per le donne). Altre simulazioni (Boeri-Galasso) estendono la forbice tra i 638 e i 1052  euro mensili, con l’aggiunta di un’età pensionabile che sarà raggiunta solo intorno ai 67 anni. Viene da chiedersi quanto salirà, tra circa 30 anni, il livello di povertà in Italia. Moltissimo. I soliti noti avranno già saccheggiato tutto. Lasciando in eredità ai giovani d’oggi un Paese povero. Molto povero.

Non che ora ce la passiamo poi così bene: l'”esoterica” Banca d’Italia (per riprendere un aggettivo usato dal Ministro del Lavoro Sacconi), ha segnalato che la disoccupazione reale nel Belpaese -includendo Cig e “scoraggiati”- ha raggiunto quota 11%. Il tasso di disoccupazione giovanile, ha aggiunto Via Nazionale, è di tre volte maggiore. Ovvio che al Governo questi dati non piacciano. Non li vedono in televisione, quindi non esistono. Invece sono l’amara realtà.

Facciamoci due risate, per chiudere: Riccardo Chiaberge su “Il Fatto Quotidiano “segnala come l’intellighenzia culturale e scientifica nostrana, quando si riunisce, dimentica (che strano!) di invitare i più giovani. La linfa vitale del sistema. Il risultato è un bel convegno geriatrico, dove l’ultima idea buona partorita da quelle menti risale probabilmente a 40 anni fa. Intanto il mondo va avanti. E i nostri giovani, quelli migliori, scappano.

+FugadeiTalenti: Oltre 60mila giovani lasciano l’Italia ogni anno+

In Fuga dei giovani on 19 ottobre 2010 at 09:00

+++SOTTOSCRIVI IL “MANIFESTO DEGLI ESPATRIATI“+++

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”, CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

+++BREAKING NEWS+++

Fonte: Agenzia Ansa

Piu’ di 60mila giovani italiani, lavoratori o in cerca di lavoro, lasciano il Paese ogni anno per cercare migliori occasioni di impiego all’estero. Molti di questi in cerca di prima occupazione. E’ quanto emerge dallo studio di Confimpreseitalia, l’associazione delle micro imprese e dell’artigianato aderente a Confapi. “Si tratta di un’analisi”, spiega il segretario confederale Claudio Bosi, “messa a punto in base all’incrocio di dati dei ministeri dell’Interno e degli Esteri, facendo riferimento ai ragazzi tra i 20 e i 32 anni”. Confimpreseitalia sottolinea come ”molti di questi giovani sono qualificati e ad alta scolarizzazione, anche e soprattutto universitaria”. L’organizzazione propone l’istituzione di un ‘Osservatorio Permanente sulla mobilita’ professionale e del lavoro’, con l’obiettivo, ”in stretto collegamento con i ministeri competenti, di censire e monitorare permanentemente questo fenomeno”.

Un Medico a Boston

In Storie di Talenti on 18 ottobre 2010 at 09:00

Concluso il mio progetto di ricerca a Philadelphia, con buoni risultati e la dimostrazione che la terapia genica da me proposta bloccava la crescita dei tumori che sperimentavo, avrei voluto tornare in Italia. Ho incontrato direttori di reparto e ho inviato documenti per un paio di concorsi. Ma, pur con l’esperienza accumulata, o mi è stato offerto di lavorare giorno e notte per guadagnare cifre irrisorie, o mi è stato detto che non c’era spazio, o che non avevo abbastanza esperienza in ricerca per competere con persone interne“.

E’ questa l’amara -ma non sorprendente- conclusione (almeno per ora) del percorso professionale di Giovanni Abbadessa, 34enne oncologo napoletano attualmente al lavoro a Boston, negli Usa. Giovanni ha rinunciato a comode prospettive di impiego nella sua città per salire a Milano a specializzarsi. Una scelta sofferta, criticata a Napoli (da chi gli rimproverava la decisione di “buttar via” una carriera già scritta), e neppure particolarmente ricompensata dall’ambiente sociale milanese. La “capitale economica” appare spesso fredda, ai nuovi arrivati: tuttavia, il centro ospedaliero dove Giovanni va a prestare servizio lo accoglie molto bene, e diventa per lui una “bella palestra di medicina”.

Conclusa la specializzazione, Giovanni si trova di fronte alla scelta fondamentale: restare a Milano, con un posto praticamente assicurato nel suo centro ospedaliero, tornare a Napoli, o…? Lui sceglie la terza ipotesi, compiendo un nuovo salto nel buio: si trasferisce negli Usa, a Philadelphia, dove opta per fare ricerca. Praticamente dal nulla, a soli 28 anni, organizza un proprio gruppo di ricercati sui tumori del fegato, ottenendo ottimi risultati in soli tre anni.

Conclusa questa esperienza, Giovanni è pronto per tornare in Italia, ma… dall’altra parte dell’Oceano trova il vuoto. Offerte inadeguate, salari bassi, spazi già occupati da chi si era diligentemente messo in fila ben prima di lui (magari senza mettere mai il naso fuori dai patri confini…).

Per la seconda settimana consecutiva “Giovani Talenti” racconta la storia di quei battitori liberi che nel Belpaese non servono. In Italia prevale l'”esecutore”, non il talento. Per questo il Talento (con la T maiuscola) non torna più.

A quel punto Giovanni opta per restare negli Stati Uniti: nel giro di pochi anni scala le posizioni presso un’importante azienda fermaceutica americana, dedita alle ricerche sul cancro. Attualmente Giovanni vi ricopre l’incarico di Senior Medical Director.

Ospiti della puntata sono il professor Armando Santoro, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Clinico Humanitas, che di Giovanni è stato il mentore ai tempi della sua specializzazione in Italia. E Paolo Macchiarini, il superchirurgo della trachea, che questa estate ha molto fatto parlare di se’ sui giornali, denunciando la propria voglia di lasciare nuovamente l’Italia.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La discussione lanciata in trasmissione, aperta -in particolare- ai nostri giovani medici: “Ritenete inevitabile un espatrio dei camici bianchi, per ottenere opportunità, salari e posizioni professionali adeguate? E perché risulta così poco attraente -per voi giovani medici- ipotizzare un rientro in Italia? C’è un problema di valorizzazione e adeguata progressione professionale meritocratica, per i giovani medici italiani nel Belpaese?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 23 ottobre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Trentanovesima puntata di “Giovani Talenti”- Radio 24

In Fuga dei giovani on 16 ottobre 2010 at 09:00

Trentanovesima puntata di “Giovani Talenti”, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi vi parliamo di un giovane napoletano, che per il suo futuro ha scommesso sugli Stati Uniti. Rifiutando le comode prospettive di un impiego (quasi) assicurato a casa propria, il protagonista della puntata odierna ha preso armi e bagagli e si è trasferito prima a Milano per specializzarsi, poi negli States, dove ha messo in piedi un proprio laboratorio di ricerca. Successivamente, ha provato a tornare in Italia. Ma… indovinate un po’ il livello delle proposte ricevute dal Belpaese? Attualmente ricopre un incarico di primo piano presso un’importante azienda farmaceutica di Boston.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”, aperto ai nostri giovani medici: “Ritenete inevitabile un espatrio dei camici bianchi, per ottenere opportunità, salari e posizioni professionali adeguate? E perché risulta così poco attraente -per voi giovani medici- ipotizzare un rientro in Italia? C’è un problema di valorizzazione e adeguata progressione professionale meritocratica, per i giovani medici italiani nel Belpaese?

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

Il link al blog del programma: CLICCA QUI

Le frequenze di Radio 24: CLICCA QUI

Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Young Venetian Excellence

In Fuga dei giovani on 15 ottobre 2010 at 09:00

+++SOTTOSCRIVI IL “MANIFESTO DEGLI ESPATRIATI“+++

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”, CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

Domani sarò a Padova per intervenire alla prima edizione dello “Young Venetian Excellence Award”, una meritevole iniziativa organizzata dall’Associazione Padovani nel Mondo, che intende premiare gli “under 35” veneti che all’estero ce l’hanno fatta.

E’ bello e confortante sapere che persino le tradizionali associazioni di espatriati stanno cominciando a puntare i fari verso la nuova emigrazione professionale italiana.

Il programma della manifestazione lo potete trovare cliccando su questo link .

A domani!

Sergio Nava

P.S.: Sempre domani, sulla radio tedesca Deutschlandfunk, andrà in onda un lungo speciale sui giovani italiani, che parlerà anche del progetto “La Fuga dei Talenti”.

Potrete ascoltarlo collegandovi live tra le 11 e le 12 sul sito di Deutschlandfunk: CLICCA QUI PER COLLEGARTI