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Lettere dalla Fuga / 2

In Lettere e Proposte on 29 febbraio 2012 at 09:00

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Seconda puntata con i vostri contributi, che avete inviato alla casella di posta fugadeitalenti@gmail.com, rispondendo alla domanda: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

Oggi pubblichiamo la lettera di Marco. Una lettera che vi chiedo di leggere fino in fondo. Pur nella sua amerezza, regala tanta speranza. Se posso interpetarlo, il messaggio è: “non abbiate paura: andate all’estero, poi tornate per riprendervi ciò che vi spetta di diritto. L’Italia non deve essere più un Paese per baroni, raccomandati e leccapiedi“:

Io sono un giovane medico laureatosi pochi anni fa al Policlinico di Roma: dopo la laurea ho concluso l’abilitazione per l’esame di Stato. Dopo due mesi ho provato ad entrare in specializzazione facendo il concorso, che per me è stato molto deludente, in quanto ho provato ad entrare in una specializzazione diversa da quella in cui ho fatto la Tesi. Questo perché,  frequentando il reparto, mi sentivo dire: ”è inutile che provi, quest’anno non entrerai mai”, ”vattene da questo reparto… è meglio”, ” sei figlio di qualcuno?”. Sentirsi dire queste cose è stato veramente un’umiliazione dopo anni di studio , di vita fuori da casa, e di sacrifici fatti per la medicina e per la ricerca.
Dopo aver sostenuto l’esame di specializzazione scritto, in cui ho ottenuto il massimo punteggio 60/60, ho fatto l’esame pratico, e proprio in quel momento mi sono reso conto che il punteggio sarebbe stato a discrezione dei professori della specializzazione –  dato che sono loro a correggerlo e non una commissione nazionale. Ma di pratico questo esame ha ben poco.
Dopo aver fatto l’esame è passata una settimana: il mio punteggio finale non è bastato per entrare in specializzazione, anche perché i titoli che avevo non erano correlati a quella specializzazione: questa per me è un’assurdità. Come può un medico che studia e frequenta farsi un’idea certa sul suo futuro lavoro? Questo dovrebbe avvenire dopo la laurea: in Inghilterra funziona proprio così. Dopo esserti laureato inizi il Foundation Programme che dura due anni e che ti permette di lavorare in vari reparti  del sistema sanitario nazionale, facendo delle rotazioni che -se non sbaglio- durano quattro mesi. Lavorando veramente e non “frequentando solo per farti vedere dal professore”, acquisisci una maggior consapevolezza su quale possa essere la vera specializzazione da intraprendere. E sicuramente ti ritrovi delle conoscenze e abilità di altre specialità anche diverse fra loro.
Un’altra pecca molto grave della formazione post-laurea italiana per un giovane medico è l’obbligo di intraprendere una specializzazione in un policlinico universitario: ovvero, le specializzazioni possono essere espletate solo all’università e non in ospedali del sistema sanitario nazionale… ma per quale motivo? Naturalmente negli altri Paesi europei non è così, in quanto la specializzazione si espleta direttamente in ospedali collegati con le università, ma non necessariamente università.
Questo meccanismo ha portato al baronaggio e ad accentrare i poteri nelle mani dei soli professori delle università di Medicina, togliendo -di fatto- a molti qualificatissimi medici specialisti la possibilità di poter insegnare ai nuovi futuri medici. I quali, entrando in specializzazione si ritrovano a dover imparare da soli o a dover seguire i consigli e i comandi di specializzandi che sono anch’essi giovani medici.
Naturalmente tutte le cose che ho detto non sono valide per coloro che hanno una “raccomandazione”, che permette loro di essere accettati e di poter proseguire il percorso di studi. Perchè purtroppo è questa la via per coloro che vogliono intraprendere una specialità.
In Italia è questa la strada per ogni cosa, avere conoscenze che contano ed avere un’indole da leccapiedi non indifferente: cosa che io non ho per niente (non so se sia una sfortuna o un pregio), ed è per questo che da un anno lavoro nel precariato più totale, dato che trovare un lavoro come medico senza specializzazione è pressoché impossibile o quasi.
Ora attendo che venga pubblicato il bando per il nuovo concorso: nel frattempo studio e mi dedico a lavori part-time veramente malpagati. Inoltre imparo in privato l’inglese, per poter avere dei vantaggi quando il prossimo anno andrò all’estero per poter continuare a studiare e finalmente a lavorare.
In questo periodo di tempo sto vagando su internet per farmi un’idea sulle specializzazioni negli altri Paesi europei e mi sto rendendo conto che la formazione dell’università che ho frequentato è ridicola in confronto alla formazione delle altre università europee. Per fare l’application form (ovvero la domanda per la candidatura) ti richiedono cose a cui noi non siamo per niente preparati, come certificazioni su abilità pratiche acquisite e articoli di ricerca con il proprio nome – che io non ho avuto mai l’onore di avere, pur avendo contribuito innumerevoli volte con il mio lavoro a ricerche (ma naturalmente i nomi negli articoli erano del professore e di coloro che sono “qualcuno”, pur non avendo mai fatto qualcosa per quella ricerca).
Purtroppo è così: un giovane medico in Italia lavora gratis, fa ricerca, e se non è raccomandato gli viene detto ”vai a fare un altro lavoro che per te qui non c’è posto, non c’è posto neanche per noi”.
Mi sento di dire -come giovane medico che ha fatto tanti sacrifici- che il prossimo anno, a malincuore, andrò in un altro Paese europeo, per cercare di continuare la mia formazione professionale dignitosamente, lontano da un sistema sanitario Italiano gerontocratico, fondato sulle conoscenze e sulle simpatie e non su principi scientifici e morali ai quali ritengo di appartenere. 
Infine vorrei rispondere alla domanda: 2012 fuga dall’Italia ? Per me dovremmo farci rispettare molto di più, dovremmo avere più volontà di spingerci oltre senza l’ausilio dei baroni  medici che hanno portato un’arte nobile come quella della medicina a decadere, sporcata dal lucro e dai favoreggiamenti. Ma mi sembra una cosa molto difficile da fare, dato che l’Italia è il Paese più vecchio al mondo. Di anziani baroni ce ne sono troppi, sia in politica che nella medicina, ma nutro forti speranze per il futuro perché leggendo gli articoli di questo sito intravedo un movimento attivo che non vuole certo cadere negli errori dei nostri predecessori.
Quindi per me la domanda dovrebbe essere: 2012, l’anno della fuga dall’Italia per tornare e riprenderci ciò che ci spetta di diritto?”

Lettere dalla Fuga / 1

In Lettere e Proposte on 28 febbraio 2012 at 09:00

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La scorsa settimana vi abbiamo lanciato un invito a scriverci sul tema della fuga all’estero, quale conseguenza della crisi economica: vi abbiamo chiesto, E’ il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

Negli ultimi giorni l’ennesimo segnale negativo: dopo il chiarimento Istat sui dati Eurostat (scusate il gioco di parole), abbiamo comunque avuto conferma che -nell’Europa occidentale- i nostri stipendi navigano sotto la media. Per la precisione il salario annuo  di un dipendente di un’azienda con almeno dieci lavoratori è pari a 29.653 euro. Lontano anni luce da un salario lussemburghese, irlandese od olandese, tutti intorno o sopra i 40mila euro. La media dell’Eurozona è pari a 32.527 euro. Galleggiamo, insomma, consci che basta varcare le Alpi per vedere crescere in automatico la busta paga. Ma non eravamo nella top ten dell’economia mondiale?

Tradotto in termini ancora più semplici: negli anni della bonanza non solo non cresceva l’economia. Anche i salari erano al palo, incapaci di rispecchiare lo status di potenza globale. E con la crisi le cose sono –ça va sans dire– persino peggiorate. In questo quadro asfittico e senza ossigeno, a pagare le conseguenze sono stati in particolar modo i giovani, anche se Eurostat (o l’Istat) non lo dicono esplicitamente.

Da oggi, per tre giorni, pubblicheremo le lettere che i lettori del blog ci hanno scritto, rispondendo alla domanda che abbiamo posto mercoledì scorso. Oggi la prima lettera, di Alessandro:

Ciao, 
sono Alessandro, ingegnere, 38 anni. 
Seguo da qualche tempo il tuo blog, molto interessante e che fa riflettere me e credo molti altri. Di certo non i politici di destra o (mi spiace dirlo ma è così) non abbastanza ‘di sinistra’.
Dall’inizio del 2009 mi sono ritrovato senza lavoro, dopo la ‘ristrutturazione’ della società di progettazione per cui operavo…negli ultimi tre anni ho provato di tutto, corsi di formazione e master in Italia ed estero, che hanno prosciugato i risparmi degli ultimi 13 anni di lavoro, stage in Francia e Belgio, etc etc..
Oggi mi ritrovo a 38 anni, svogliato e stanco di colloqui che implacabilmente portano all’assunzione di ‘altri’, generalmente neolaureati, per occupare posti di responsabilità ed esperienza che anche per me sarebbero difficili. Così è, se vi pare.
Di ritorno da Parigi, già dopo qualche mese sento l’impossibilità di inserirmi nel sistema italiano: farò di tutto per ripartire per la Germania e possibilmente rimanerci, verrò in Italia in vacanza. 
Viva l’Italia.

Un Ingegnere agli Antipodi

In Storie di Talenti on 27 febbraio 2012 at 09:00

Sono partito dall’Italia per girare pagina, dopo gli anni dell’università. Sono rimasto in Australia per la mentalità moderna e le opportunità che offre: è un Paese multiculturale, dove non conta da dove vieni o chi è tuo padre. L’Australia è un Paese giovane, dove chi lavora sodo raccoglie i frutti del suo impegno. Credo che quello che più apprezzo in questo Paese sia il poter pensare o progettare il futuro con ottimismo“.

Parola di Enrico Cesano, 35enne Fleet Manager per la multinazionale Veolia a Sydney. Enrico arriva in Australia subito dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni: lo fa senza uno scopo preciso, a parte rilassarsi, dopo l’ultima -stressante- tappa accademica. Gli inizi sono tipici dei giovani emigranti: un impiego per tre mesi come cuoco, prima di trovare lavoro come ingegnere presso Eptec, azienda italo-australiana attiva nel settore dell’ingegneria civile. Nel suo nuovo ruolo da “project engineer” Enrico scopre un mondo del lavoro assolutamente informale: qualche mese dopo il proprietario dell’azienda gli offre una “sponsorship”, che gli avrebbe permesso di ottenere una residenza temporanea. Enrico non ci pensa due volte: accetta, e negli anni successivi sperimenta una importante progressione di carriera e professionale, con progetti di rilievo nazionale. “Sicuramente in Australia non si fanno problemi ad affidarti responsabilità“, commenta Enrico, non senza una velata ironia.

A metà 2010 il passaggio a Veolia Water Network Services, dove lavora per un semestre come Senior Project Engineer, prima di ottenere la qualifica di Fleet Manager, una carica che lo porta attualmente a gestire un parco veicoli e macchinari da milioni di dollari. “Sono decisamente contento di lavorare in Australia, perché ho trovato un ambiente e una cultura rispettosa, organizzata e meritocratica, dove -quando semini con il lavoro e la dedizione- ne raccogli i frutti“.

Ospite della trasmissione è Diego Di Guida, anche lui ingegnere, attualmente direttore del personale e dello sviluppo business di Justweb, azienda con sede a Sorrento. Diego ci racconta il suo doppio espatrio, motivato dalla difficoltà di accettare il difficile contesto lavorativo italiano. A un certo punto della sua carriera ha però accettato la sfida di mettersi in gioco in una piccola start-up del Mezzogiorno, per poter “importare” e coltivare qui un ambiente di lavoro diverso dai “canonici” standard italiani.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo la nostra indagine nelle sezioni locali di Italiansonline.net, la più grande comunità -virtuale e non- di emigrati italiani. Oggi tappa a Zurigo, per raccontare perché la Svizzera resti una delle principali méte di espatrio dei nostri giovani professionisti. Ne parliamo con Pietro Ferrara, responsabile di IOL Zurigo.

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Intanto siete tutti invitati a compilare il “Manifesto 2012 dei Giovani Talenti”:

Inviaci la tua proposta, per rendere l’Italia un Paese di “Circolazione dei Talenti”:
1) sei un giovane professionista “under 40″ all’estero? Indicaci UN motivo che ti porterebbe a tornare
2) sei un giovane professionista “under 40″ in Italia? Indicaci UN motivo che ti aiuterebbe a restare

Inviate le vostre proposte, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 3 marzo, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centodecima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 25 febbraio 2012 at 09:00

Centodecima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Restiamo fuori dall’Europa, anche in questa nuova puntata di “Giovani Talenti”: dopo la Cina, tocca all’Australia. Torniamo a parlare di una professione considerata estremamente “solida”, quella dell’ingegnere. Vi mostreremo come, in un mondo flessibile ed elastico come quello anglosassone, il ramo di specializzazione professionale possa persino cambiare, nel corso della carriera. Senza traumi o problemi particolari. L’importante è dimostrare le giuste capacità.Non servono cognomi importantim né tantomeno “raccomandazioni”…

Lo faremo con la storia di un giovane professionista italiano, trasferitosi in Australia immediatamente dopo la laurea: quella che inizialmente sembrava una mera scelta di relax post-studi, si è trasformata -negli anni successivi- in una vera e propria scelta di vita. Che ha saputo sfruttare al meglio un contesto particolarmente fertile: dove chi è giovane, talentuoso e intraprendente può cogliere occasioni e opportunità realmente uniche. Dove la meritocrazia esiste per davvero, al di là dei fiumi di parole versati -spesso inutilmente- nella nostra provinciale Penisola.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+Oltre due milioni gli “under 40” italiani all’estero+

In Fuga dei giovani on 22 febbraio 2012 at 09:00

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Oltre due milioni: è questa la preoccupante stima che l’associazione ITalents fa dei giovani italiani fuggiti all’estero. La stima si basa sui dati Istat e Aire più recenti, che calcolano: 350mila 18-24enni , 600mila 25-34enni e 650mila 35-40enni italiani all’estero.

La somma algebrica porta a un milione e 600mila under 40 italiani “ufficiali” oltreconfine: a questi va aggiunto un ampio margine di tolleranza, che si basa sull’evidenza -conclamata- di un’ampia fetta della comunità tricolore che ha scelto di non registrarsi all’Anagrafe Ufficiale dei Residenti Estero. Di qui la stima sugli oltre due milioni di under 40 oltre le Alpi. Un numero enorme, che deve farci comprendere fino in fondo le straordinarie potenzialità -per il sistema-Paese-  di questa grande massa di giovani professionisti all’estero. Dotati di una visione internazionale, grandi competenze linguistiche, e di una mentalità globale, in grado di cambiare -una volta per tutte- il provincialismo corporativo italiano. Buttandone a mare il libro-mastro delle regole.

Non tutti sono fuggiti: molti vi sono nati, oltreconfine. Ma è lecito stimare in numerose centinaia di migliaia i nostri “expats” che all’estero ci sono andati per forza. Non per scelta.

Intanto le ultime statistiche dalla Penisola non dipingono un quadro consolante, per chi resta: la scorsa settimana l’Istat ha reso noto che nei primi nove mesi del 2011 sono andati in fumo 80mila posti di lavoro per gli under 30. Un’emorragia che si somma a quella -drammatica- del biennio 2009-2010, quando a venire bruciati furono altri 482mila posti di lavoro “giovani”. In tre anni è ragionevole stimare un totale di circa 600mila impieghi persi. Un’enormità, che ben ci fa comprendere i grandi  numeri sui giovani italiani fuggiti all’estero.

Poco qualificati, precari, poco retribuiti e in via di estinzione: gli impieghi per gli under 30 in Italia sembrano risentire troppo pesantemente dell’onda lunga della crisi, colpendo una fascia d’età che paga -da anni- lo scotto di un Paese che non ha saputo crescere per un intero ventennio. Abbandonato nelle mani di una classe dirigente inetta, protesa solo a fare l’interesse proprio e della propria cerchia di amici. Una gigantesca “cricca”, che potremmo definire la “P-Italia”, che ha divorato il potenziale di un Paese finito alla deriva.

Di qui la domanda, che poniamo a tutti i lettori del blog “La Fuga dei Talenti”: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

+++ SCRIVETE LE VOSTRE RIFLESSIONI A: fugadeitalenti@gmail.com +++

Le pubblicheremo nei prossimi giorni! Aspettiamo le vostre e-mail.

+”Giovani Talenti su Bloomberg+

In Fuga dei giovani on 21 febbraio 2012 at 09:00

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Il dietro le quinte di “Giovani Talenti” in questo servizio della rete televisiva internazionale Bloomberg: è stato trasmesso la scorsa settimana. Il servizio ha costituito ovviamente l’occasione per fare il punto sul tema giovani-disoccupazione-fuga all’estero, che sta attirando sempre più l’attenzione dei media internazionali. Potete vedere il video cliccando “Play” sulla schermata che trovate in questa pagina (audio in inglese).

Giovani Talenti” è stata protagonista anche di un analogo servizio della radio pubblica svizzera di lingua tedesca DRS, che potete ascoltare CLICCANDO A QUESTO LINK.

Addetta Stampa a Shanghai

In Storie di Talenti on 20 febbraio 2012 at 09:00

Attualmente lavoro come addetta stampa per un distributore cinese di marchi di abbigliamento europei. Sono orgogliosa del mio lavoro, perché ho imparato davvero molto dal punto di vista professionale. Sono sicura che in Italia il mio processo di apprendimento sarebbe stato molto più lento, in termini di tempo. Ma se volessi rientrare nella Penisola, un profilo come il mio sarebbe preso in considerazione?

Quesito al limite dell’amletico, quello di Silvia Agostinetto, 26 anni, PR Manager e addetta stampa di Novo, azienda che ha sede nella capitale economica cinese. Un percorso professionale ancora molto “giovane” il suo, che ci fornisce tuttavia alcuni importanti spunti di riflessione: Silvia consegue una laurea quinquennale all’università ‘Ca Foscari di Venezia, dove si specializza prima in Lingue e Culture dell’Asia Orientale, poi -per acquisire maggiore competenza tecnica- in traduzione tecnico/scientifica cinese-inglese.

Silvia sperimenta presto il forte scollamento tra la sfera universitaria e il mercato del lavoro, al punto che lo stage obbligatorio di fine corso si rivela un “si salvi chi può”, con un numero di studenti quadruplo rispetto alle aziende disponibili, nonché rimborsi spese pari a zero – nonostante i costi di trasferimento non indifferenti.

Una volta laureatasi, Silvia capisce di doversi arrangiare: “il sistema universitario italiano mi ha fornito ben pochi strumenti per prepararmi adeguatamente al mondo del lavoro. La preparazione di uno studente dovrebbe includere un orientamento professionale. Una volta conclusa l’università mi sentii molto frustrata, perché conoscevo perfettamente la lingua cinese, ma non sapevo cosa avrei voluto fare nella vita“.

E’ così che Silvia rifà quasi immediatamente le valigie e riparte per l’Estremo Oriente, dove si fa largo in un mercato dell’impiego estremamente competitivo, scoprendo come -anche in Cina- la sola conoscenza della lingua non basti più. Occorre un background tecnico e professionale.

Ospite della trasmissione è Daniele Salvaggio, delegato nazionale Giovani per Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana. Con lui discutiamo le opportunità professionali nel settore per i giovani in Italia. E approfondiamo il tema del drammatico scollamento tra università e mondo del lavoro.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo la nostra puntata a sfondo “cinese”, raccontandovi di un corposo gruppo di professionisti italiani emigrati in Estremo Oriente. Emanuela Verrecchia, una veterana tra i nostri expats “cinesi”, li ha riuniti nel gruppo LinkedIn “Italiani in Cina”.

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Centonovesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 18 febbraio 2012 at 09:00

Centonovesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Rotta verso la Cina, per parlare di comunicazione e rapporti con la stampa. Avete capito bene: anche a Shanghai, poco più che ventenni, si possono ottenere ruoli importanti nelle relazioni pubbliche. Non occorre avere le “conoscenze” giuste. Sono sufficienti abilità e spirito di iniziativa. Affronteremo il tema, insieme a una giovane veneta, partita per l’Estremo Oriente praticamente subito dopo la laurea. Ora ha un incarico di responsabilità presso un’azienda cinese. A Shanghai è andata praticamente allo sbaraglio, senza alcun aiuto da parte della sua università o del sistema-Paese. La storia di oggi ci offre lo spunto per parlare del preoccupante scollamento tra i nostri atenei e il mondo del lavoro. Italiano e internazionale.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Spigolature – In Danimarca

In Fuga dei giovani on 16 febbraio 2012 at 09:00

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Il quotidiano danese Politiken ha recentemente fatto i calcoli dei permessi di residenza rilasciati dal Paese scandinavo. E’ risultato che gli italiani, insieme a greci e spagnoli, sono tra gli “europei” che registrano la crescita maggiore, in quanto ad espatrio.

936 permessi “italiani” nel 2011, contro i 1025 spagnoli. I greci sono fermi a 264. Gli italiani hanno cominciano a “fuggire” in Danimarca nel 2009, quando i permessi rilasciati sono balzati da quasi 700  a oltre 800, per poi superare abbondantemente i 900 dal 2010. Il titolo dell’articolo online è eloquente: “Greci e Italiani vengono in Danimarca“.

Non temete di fare le valigie per lavoro“, affermava qualche settimana fa il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, con una frase che cela un messaggio giusto, ma declamato con un po’ di ingenuità. Anche perché -se tralasciamo chi il naso fuori dalla Penisola non intende metterlo, condannandosi a restare tagliato fuori dalla globalizzazione- sono ormai decine di migliaia i nostri giovani di talento che fuggono -delusi e arrabbiati- dalla Penisola. Una bella risposta al Ministro l’ha data Margherita Fabbri, 29enne toscana attualmente negli Usa. La sua lettera, che riportiamo qui sotto, è stata pubblicata sul sito online de La Stampa:

“Chiediamo più rispetto”

Egregio Ministro Cancellieri, ho 29 anni, una laurea in Economia dello Sviluppo nella mia città natale, Firenze, conseguita a 24 ed almeno 6 anni di pellegrinaggi sulle spalle, per costruirmi quell’esperienza che un giorno credevo mi sarebbe servita per ottenere un buon impiego nel mio paese, o fuori da esso. In Italia ho lavorato per un anno e mezzo: un contratto a progetto, 10-11 ore al giorno, weekend inclusi, a 800 euro al mese. Vivevo a Roma, e quei soldi per campare non mi bastavano: dovevo chiedere l’aiuto di mio padre.

Stanca di questa dipendenza, prima che la storia dei «bamboccioni» incominciasse, prima che i nostri cosiddetti rappresentanti imparassero a puntare il dito contro un nuovo capro espiatorio, lasciai l’Italia. Era il 2008 e da allora non ci sono più tornata. Ho vissuto in Belgio, in Perù, oggi sono negli Usa e domani chissà. Certo è che di tornare non se ne parla, di posto fisso non ne ho avuto mai nemmeno uno e la mia famiglia la vedo due volte l’anno. Sia chiaro, mi ritengo fortunata. Già, perché un numero imprecisato di miei amici, rimanendo in Italia, ha dovuto fronteggiare destini ben più foschi. E le assicuro che non le farebbe piacere parlare con nessuno di loro, le farebbe male come ministro, come donna, come italiana e forse anche come madre.

Per favore, smettiamola con queste solfe dei giovani attaccati alle gonne di mammà. Glielo dico da lontano, io che non cerco un impiego in Italia e che quando provo a farlo ricevo risposte assurde. Le chiedo di smetterla di credere che i giovani italiani siano un branco di decerebrati senza voglia di fare. Di svogliati ce ne sono. Ma, mi creda, là fuori esistono migliaia di giovani qualificati, laboriosi, pieni di energia, desiderosi di aiutare questo nostro paese a crescere e migliorare ed ai quali da anni non viene offerto non solo un briciolo di possibilità, ma neanche un minimo di rispetto (e la sua dichiarazione di ieri ne è la prova).

* 29 anni, laureata in Economia dello sviluppo, fiorentina oggi negli Usa

+Iniziativa di FdT: un “ponte” per il rientro+

In Lettere e Proposte on 15 febbraio 2012 at 09:00

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Oltre il 60% dei circa 650 votanti del nostro sondaggio online hanno fornito un’indicazione chiara e inequivocabile: l’iniziativa concreta indicata per contrastare l’esodo dei giovani professionisti italiani è quella di “organizzare un pool di aziende in grado di attrarre talenti qualificati, offrendo loro selezione, salari e prospettive di carriera pari a quelle esistenti all’estero“.

Questo è il risultato della campagna che abbiamo lanciato circa un anno fa (e che resterà comunque online, sottoforma di sondaggio), per avviare un’iniziativa concreta, mirata a risolvere il problema della fuga dei talenti. L’iniziativa si articolerà in due modi:

la pubblicazione online, sulla pagina “Le Iniziative” del blog, di offerte di lavoro mirate, da parte delle aziende che intendono assumere giovani talenti di rientro. Queste offerte dovranno ovviamente garantire una selezione strutturata, salari adeguati, posizioni e prospettive di carriera in linea con quelle all’estero. L’inserzione -in linea con lo spirito del blog- è gratuita: le aziende interessate possono inviare una e-mail a: fugadeitalenti@gmail.com , specificando nell’oggetto “Offerta di Lavoro per Talenti di Rientro“. L’inserzione sarà pubblicata sul blog, a disposizione delle migliaia di lettori mensili, molti dei quali residenti all’estero. Ricordiamo anche che chi rientra dall’estero può beneficiare, a certe condizioni, degli sgravi fiscali offerti dalla legge Controesodo (collegati a questo link per maggiori informazioni). Quali vantaggi, assumendo un giovane talento qualificato di rientro? Una risorsa altamente qualificata, con competenze internazionali, un cv di spessore, lingue straniere parlate correntemente, aperto/a alla globalizzazione, in grado di assistere l’azienda nell’affrontare i nuovi mercati e un mondo in rapida evoluzione.

segnalando, sulla stessa pagina, iniziative analoghe, che nasceranno a breve attraverso altre associazioni, e indicandone tutti i necessari riferimenti.

Costruiamo un “ponte” per il rientro dei talenti all’estero: invia gratuitamente la tua offerta di lavoro per i giovani talenti che intendono tornare in Italia, con tutti i riferimenti necessari, a: fugadeitalenti@gmail.com