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Fuori Posto. E fuori luogo.

In Fuga dei giovani on 30 marzo 2011 at 09:00

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Il 25% dei lavoratori italiani (uno su quattro) si sente fuori posto. Ritiene cioé che la sua attuale occupazione non rifletta la propria formazione e competenze. Lo afferma un’indagine Eurobarometro, che stila anche una classifica dei più insoddisfatti: primi i francesi, poi britannici e i cechi. C’è poco da consolarsi, comunque: siamo due punti sopra la media europea, per la precisione al settimo posto di questa singolare classifica. E’ anche sintomatico che a sentirsi fuori posto in Europa siano soprattutto i giovani: il 29% degli “under 24” e il 26% degli “under 29% si dichiarano in questa condizione, poi per fortuna la situazione si riequilibra. Ma a preoccupare è soprattutto la seguente domanda: “Al lavoro ricevi il rispetto e il riconoscimento che meriti per il tuo impegno e i tuoi risultati?” L’Italia è ancora al settimo posto, per il 19% di “no”, quale risposta alla domanda. A parte la Francia, ci sopravanzano solo i Paesi dell’Est Europa. Non siamo messi bene, in generale…

Intanto -dati Isfol alla mano- quasi un trentenne su due in Italia vive ancora a casa coi genitori (per le donne al percentuale scende poco sopra il 30%). Come rileva Enrico Marro su “Il Corriere della Sera”, occorre risolvere il problema di “un sistema educativo, scolastico e produttivo che non favorisce l’indipendenza economica dei giovani“.

Sfaccettature diverse di uno stesso problema: lavoro che manca per i giovani. E che quand’anche c’è, li vede spesso sottoinquadrati, o male inquadrati. Al settimo posto in ben due classifiche europee, per qualità negativa del lavoro… beh, non è proprio il massimo.

A volte basterebbe poco… Registriamo con favore, ad esempio, l’appello del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che pochi giorni fa ha chiesto ai rettori delle università italiane di inserire online i curricula dei laureati. Lo prevede il Collegato lavoro, entrato in vigore a novembre. I CV dovrebbero essere resi noti e consultabili alle aziende, da parte delle università. Al contempo, dovrebbero essere inviati al portale ministeriale “Clic Lavoro”. Perché li si tiene nascosti? Presto detto: molti atenei curano delle privatissime banche dati, che vendono poi alle aziende. Un business nel business: soldi dalle matricole e dagli studenti per laurearsi, soldi dalle aziende che pagano per avere i CV dei laureati. Senza parole…: non solo si paga per studiare, ma bisogna pure aspettare che il potenziale futuro datore di lavoro paghi per avere il nostro curriculum. E contattarci, se va bene. Per fortuna non tutte le università seguono questa politica, ma occorrerebbe che qualcuno cominci a fare “name & shame” di chi segue queste pratiche medioevali.

Dicevamo: basta poco… Recentemente mi è saltato all’occhio il caso russo-tedesco, per l’attrazione dei talenti. La Germania, locomotiva d’Europa, ha presentato la scorsa settimana un disegno di legge che permetterà di facilitare il riconoscimento dei diplomi conseguiti all’estero. Sono circa 300mila gli immigrati, in particolare extracomunitari, che dovrebbero beneficiarne: in tal modo si eviterà l’assurda situazione di ottimi medici o ingegneri, obbligati a fare i tassisti a Berlino, a causa dell’impossibilità di far valere il proprio titolo di studio. C’è chi la chiama “attrazione dei talenti”. Aggiungiamo un: “regolarizzazione dei talenti”. Ci vuole davvero poco. Persino la Russia ha scoperto che i talenti servono. Per questo il presidente Dmitri Medvedev ha firmato la legge federale di modifica alle norme sull’immigrazione, per favorire l’ingresso di esperti e specialisti qualificati stranieri. I quali non avranno più troppi problemi con i visti. Semplice, no?

E l’Italia, oltre a far scappare i migliori, comincerà quantomeno ad attrarli? Prima o poi? Mah…

Infine vorrei segnalarvi questo splendido “post”, comparso qualche giorno fa sul blog “Italianiaberlino“. Lo ha scritto Ruth, italiana che vive nella capitale tedesca da molti anni. Ha deciso di raccogliere in un unico scritto le lettere dei tanti, troppi italiani in fuga dal Paese. E ne ha fatto una lettera aperta ai nostri governanti. I quali, ciechi, sordi e rinchiusi nella loro torre d’avorio, probabilmente non leggeranno mai questa missiva. Fatti loro. Dopotutto questo è un invito a cambiare l’Italia per davvero.

A questo indirizzo potete leggere il “post” per intero. Qui sotto ne riporto alcuni, significativi, estratti:

CLAUDIO: “[In Italia] ho visto manager imbecilli e impreparati, gente assunta perché raccomandata, megadirettori galattici dal passo pesante. Si lavorava tanto ma si sprecava anche tanto tempo. Di molte persone, là dentro, non ho mai capito i compiti effettivi e forse non lo sapevano neanche loro. Eravamo in 4 a tirare la carretta, gli altri zavorra. Per ultima ho provato la libera professione nel campo dell’edilizia romana. PEGGIO CHE MAI!”

FEDERICO: “E’ un’Italia che non condivido più in gran parte, in cui si è persa l’attrattività culturale, il senso di responsabilità civile, la capacità di guardare oltre il proprio interesse particolare. In cui il degrado sociale e valoriale è sotto gli occhi di tutti. Un Paese che non è stato in grado negli ultimi vent’anni di prendere il treno per entrare nella contemporaneità del XXI secolo ed oggi rimane indietro in tutti i settori strategici”.

BEATRICE: “Tre anni fa in Italia, a Milano, si respirava un’aria malsana. Costi altissimi per tutto: ristoranti, cibo, case,ecc. Io la casa, fortunatamente l’ ho comprata anni fa, ma cominciava ad essere piccola e il lavoro a scarseggiare. Parlando con mio marito, anche lui libero professionista, abbiamo deciso di lasciare l’Italia e venire a vivere a Berlino. é stata una scelta d’istinto, così, senza ragionare troppo su “faremo bene, faremo male, cosa succederà, lavoro famiglia, amici, ecc”.

SERENA: “Sono partita dall’ Italia, Puglia esattamente per mancanza di lavoro e inoltre perche essere governati da gente cosi disgustosa non é affatto possibile, ho lasciato la mia Italia, perché non posso educare mio figlio in un contesto simile”.

ALESSANDRO: “Il rettore di una grande università mi disse: “lei ha un curriculum superiore anche a quello dei nostri ordinari, quanto a concorsi vinti, premi, pubblicazioni e collaborazioni internazionali. Peró in Italia, come saprà, il curriculum non serve a niente. Conta solo la “fila”. Ed é praticamente impossibile inserire in questa fila, persone solo sulla base del merito…”.

CRISTINA: “Dopo la laurea con 110 e lode ho “lavorato” gratis per due anni presso il reparto dove avevo fatto la tesi. Due anni di responsabilità, orari massacranti e nessuna assicurazione. Per due volte ho tentato il concorso per entrare in specializzazione e per due volte sono stata superata da colleghi meno titolati e più raccomandati. A maggio 2010, esasperata, ho deciso di andarmene”.

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Imprenditore Innovativo a Dublino

In Storie di Talenti on 28 marzo 2011 at 09:00

Quando rispolverai il mio progetto Besmile@work decisi che non c’erano le condizioni per investire nella mia idea in Italia. Contro tutto (quasi), contro tutti (molti) decisi per l’Irlanda, dove le connessioni sono fertili, dove i modelli digitali sono valorizzati, dove l’ecosistema “Innovazione” è oleato. E dove le contingenze economico-finanziarie, oltre ad aver creato tensioni, hanno tracciato solchi di opportunità, per grandi nuove idee “. Ha le idee chiare sul proprio futuro Nicola Farronato, 34enne imprenditore  della conoscenza, che nell’Isola di Smeraldo ha posto le basi per la sua scommessa.

Laureato in Economia, Nicola comincia a lavorare in un’azienda veneta, nel dipartimento Customer Service. Un primo tentativo di passare al marketing va a vuoto: successivamente comincia per lui l’avventura nel settore commerciale, con una prima -indimenticabile- trasferta in Giappone.

In dieci anni Nicola collezionerà circa 200 missioni all’estero e quattro diversi datori di lavoro, insieme a sei mesi sabbatici tra Brasile e Russia, e un progetto imprenditoriale (poi andato male) nel sud della California.

Parallelamente, però, la sua creatività lo porta a mettere in moto una serie di progetti e collaborazioni a livello internazionale: laboratori di innovazione e creatività, format innovativi, associazioni di giovani innovatori, e altro ancora. Il progetto che lo lancerà nella sua nuova vita professionale si chiama “Smile@work”: nato nel 2005 come piattaforma virtuale per accelerare l’innovazione tra le piccole e medie imprese europee, “Smile@work” si sviluppa lentamente negli anni successivi, prendendo sempre più forma come idea di business. L’idea di fondo è quella di incrementare la “user experience” dei lavoratori: “attorno a me la maggior parte delle persone che vedevo erano insoddisfatte, passive, pessimiste“, afferma Nicola. Che da questo scenario “piatto” trae la forza per inventare qualcosa di nuovo: al termine di un percorso ad ostacoli, scatta l’idea del trasferimento in Irlanda, dove nasce la società “B-sm@rk”, primo progetto digitale non irlandese all’interno della piattaforma di early-stage funding NDRC. Da Dublino Nicola ha cominciato a coinvolgere anche alcuni giovani studenti italiani nell’avventura.

Ospite della trasmissione è Andrea Bettini, blogger ed editor di LSE LIFESTYLEntrepreneur, magazine dedicato agli imprenditori innovativi. Magazine, quest’ultimo, fondato proprio insieme a Nicola Farronato. Sulle pagine online, Andrea racconta quotidianamente le storie di giovani imprenditori innovativi.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo il nostro viaggio a tappe nelle sezioni locali del network Italiansonline, la più grande comunità -virtuale e non- di “expats” italiani. Questa settimana ci trasferiamo nella città olandese di Rotterdam, ospitando on air Giovanna Franceschini, co-amministratrice di IOL Rotterdam.

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La discussione di questa settimana: Ultimo treno per la modernizzazione: c’è spazio per una nuova classe di imprenditori innovativi in Italia, giovani e determinati a portare il Paese nel Terzo Millennio? Quali gli ostacoli alla loro crescita e affermazione? Esiste per loro il rischio -o l’obbligo- dell’espatrio, per dare forma ai propri progetti?

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Alla prossima puntata: sabato 2 aprile, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Sessantaduesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 marzo 2011 at 09:00

Sessantaduesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Dove vanno gli “imprenditori della conoscenza”? Trovano spazio in Italia? Raramente, purtroppo. Oggi vi portiamo in Irlanda: nell’ex- “Tigre Celtica”, martoriata dalla crisi, scopriamo come un giovane imprenditore dell’innovazione sta dando forma al proprio progetto, dopo aver cercato per diverso tempo di trovare terreno fertile nello Stivale. Nell’Isola di Smeraldo ha ottenuto infine quelle opportunità, di fatto negategli in un Paese vecchio e allergico -per natura- alla modernizzazione.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Ultimo treno per la modernizzazione: c’è spazio per una nuova classe di imprenditori innovativi in Italia, giovani e determinati a portare il Paese nel Terzo Millennio? Quali gli ostacoli alla loro crescita e affermazione? Esiste per loro il rischio -o l’obbligo- dell’espatrio, per dare forma ai propri progetti?”

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Stipendi da fame. Generazione bruciata.

In Giovani Italians on 23 marzo 2011 at 09:00

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Le grandi tragedie internazionali degli ultimi giorni non devono far dimenticare le nostre piccole, e quotidiane tragedie. Che restano ben presenti sullo sfondo. Anche perchè, quando le emergenze finiscono, i problemi sono lì ancora ad attenderti. Se non li hai risolti prima.

E’ dunque il caso di passare in rassegna alcune delle ultime notizie dal “fronte interno”. “Il Sole 24 Ore” ha provato a riassumere gli stipendi medi di un giovane al primo impiego. Arrivando a conclusioni, a dir poco, clamorose: altro che 1000 euro, oggi la busta paga di un giovane al primo impiego è di 823 euro in media. Sì, avete capito bene: 823 euro.

I dati sono quelli dello studio Datagiovani, che ha analizzato 313mila “under 30” al primo impiego. La tragedia di una generazione pagata alla stregua di una colf accomuna Nord e Sud: se nel nostro Meridione la media del primo stipendio si abbassa fino a 748 euro, sopra il Po mica se la ridono: 876 euro. Briciole.

Meglio lavorare nell’industria (937 euro), che nel commercio (658) euro, ma la differenza non è poi molta. Meglio un contratto a tempo indeterminato (867 euro), che uno atipico (801 euro). Ma anche qui, il minimo comune denominatore è la miseria.

Paga il titolo di studio? Per i livelli cui siamo scesi, potrebbe persino sembrare di sì: un neolaureato guadagna in media la “fantastica” cifra di 1088 euro (!), con “alti” di 1300 euro nel campo sanitario, e “bassi” di 950 euro se proviene da una formazione umanistica. Ma come dico sempre, andate a raccontare a un tedesco, o a un francese, queste barzellette. E poi vediamo cosa ne pensano dell’idea di venire a lavorare in Italia.

La mazzata finale arriva dal confronto con le retribuzioni del 2009: ebbene, i giovani non solo non hanno guadagnato un solo -misero- euro, ma hanno addirittura perso denaro in busta paga. In due anni il calo dei salari in ingresso è stato pari al 2,6%, con punte al Nord di -6% (!). Unico dato positivo: l’incremento delle buste paga per i neolaureati in ingresso (+5,9%), segno che qualcuno si sta rendendo conto che -di questo passo- si rischia veramente di far diventare l’Italia un ospedale geriatrico.

A fronte di ciò non lamentiamoci se, secondo l’Isfol, quasi la metà dei trentenni uomini (47,7%) vive ancora a casa con i genitori, con le donne che -più indipendenti- abbassano la percentuale al 32,7%. Li chiamano “bamboccioni”: ma dove mai possono andare, con questi stipendi da fame? Per fortuna conservano però ancora dignità e orgoglio, al punto che solo il 18% dei laureati accetta un lavoro qualsiasi, soprattutto se sottoinquadrato, o con una retribuzione non adeguata. Chiaramente in questi casi viene in soccorso una famiglia pronta a fare da “ammortizzatore sociale”, in mancanza di una politica degna di questo nome. Sapete quanto costa, a mamma e papà, un figlio a carico, in attesa di trovare un’occupazione degna di questo nome? Tra i 300 e i 500 euro al mese.

Ministro Sacconi, che fine ha fatto la riforma degli ammortizzatori sociali, che dovevate realizzare dopo le ultime elezioni regionali? Ne sono passati di mesi… vero? Per fortuna che i nostri giovani conservano la dignità di non diventare complici di questa “sindrome di Stoccolma”, che non solo li vuole disoccupati, ma anche a rischio di sottoinquadramento, dopo anni e anni passati a studiare. Cornuti e mazziati, verrebbe da dire.

Altri dati ancora, a conferma dell’emergenza: secondo l’ultimo Rapporto Uil, nel 2009-2010 ben il 76% delle assunzioni è stato fatto utilizzando contratti temporanei. Addio “indeterminato”, dunque. Di fronte a un mercato del lavoro che si precarizza sempre di più, cosa mette la politica sull’altro piatto della bilancia? Ancora una volta, il nulla. Ancora una volta a chiederci: quando si decideranno, a varare uno straccio di riforma degli ammortizzatori sociali, che protegga i giovani precari, coprendoli nei periodi di inattività?

E non pensate che la crisi dei giovani -se mai ci fosse bisogno di prove ulteriori- riguardi solo le regioni più povere: un editoriale sul “Corriere della Sera Milano” metteva recentemente in risalto come la disoccupazione tra i giovani lombardi sia cresciuta -nel 2009- di ben sei punti percentuali. Il giornale lancia un appello ad affrontare “un’emergenza dalle proporzioni drammatiche, da affrontare con misure economiche straordinarie“. Non mi risultano reazioni significative, di fronte a questa accorata presa di posizione.

Intanto perdiamo colpi: il “Made in Italy” è ormai sempre più traballante (come dimostra la recente acquisizione di Bulgari), anche se -va precisato- osservando l’inadeguatezza palese della nostra classe dirigente, non è sempre e solo un male l’acquisizione dall’estero di pezzi del nostro sustema produttivo. A patto che non scappino col malloppo, portandosi via tasselli importanti del nostro sistema industriale.

Ad aggravare le cose, c’è pure l’ormai intollerabile ritardo italiano nel settore ICT. Un dato per tutti: l’Italia è penultima in Europa, davanti solo alla Turchia, per penetrazione della fibra ottica nelle case. Quando capiremo che il futuro non è il digitale terrestre dei “maghi incantatori” della tv, ma il WEB, beh… forse avremo fatto un passo avanti abbastanza considerevole. Superando anche gli interessi economici personali di qualcuno, che ha nella tv la sua principale voce di introiti.

Riforma degli ammortizzatori sociali PER i giovani, e nuova politica industriale, che favorisca i giovani. E con loro, la MODERNIZZAZIONE del Paese: sono questi i due, necessari ingredienti, per evitare la “fuga dei talenti” all’estero. Se non è già troppo tardi.

Da Madrid nello Spazio

In Storie di Talenti on 21 marzo 2011 at 09:00

La situazione spagnola non è molto migliore di quella italiana (per quanto riguarda il “posto fisso”), ma mi sento molto più motivata e valorizzata, sia sotto l’aspetto remunerativo, sia per quanto riguarda quello “umano” e di relazione con i colleghi di lavoro“: parola di Paola Sestito, 35 anni, una laurea in Fisica alle spalle. Ora Paola vive e lavora a Madrid, con il marito e il figlio, appena nato. “Penso che il nostro bambino potrà avere opportunità migliori di quelle che abbiamo avuto noi, nel nostro Paese“, aggiunge con un tocco di amarezza.

Il percorso professionale di Paola prende forma con la laurea alla Facoltà di Fisica dell’Università di Pisa: una scelta, la sua, dettata da una grande passione per l’astronomia. Paola vince successivamente un concorso di Dottorato proprio in Astronomia all’Università di Firenze, nel corso del quale pubblica vari articoli e partecipa a numerosi congressi internazionali. Al termine del Dottorato inizia la trafila di lavori precari, grazie soprattutto ad assegni di ricerca: l’Osservatorio Astronomico di Bologna per cominciare, poi quello di Arcetri. A precarietà si sommano pendolarismo, scarse motivazioni, stipendi bassi e poche prospettive, in un ambiente dove le sicurezze sono tutto tranne che all’ordine del giorno.

Paola a quel punto tenta un salto professionale pieno di rischi e di ulteriori incognite: cambia completamente settore, si iscrive a un Master in Management, Innovazione e Ingegneria dei Servizi alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa. Ma niente, anche qui la crisi del 2008 colpisce in modo duro: nonostante la lode come una dei tre migliori allievi del corso, non si presentano opportunità di rilievo. Ben mille i curricula inviati all’epoca, cui fanno seguito opportunità professionali risibili, a fronte del profilo offerto.

Fino a quando Paola non decide di puntare dritta verso l’estero: torna sul settore della ricerca e ottiene un colloquio all’Università Complutense di Madrid, per partecipare a un progetto relativo al lancio e al management di un telescopio spaziale. A Madrid nasce anche suo figlio.

Ospite della trasmissione è il marito di Paola, Francesco Cornacchia. Francesco l’ha raggiunta a qualche mese di distanza dal suo trasferimento. Anche lui ricercatore di formazione, si è successivamente spostato sul settore privato, concentrandosi sulle energie rinnovabili. A un lavoro presso una start-up di Roma Francesco fa seguire il trasferimento in Spagna, seguendo la moglie. A Madrid ottiene un contratto a tempo indeterminato, insieme all’incarico di inserire la sua azienda nel mercato italiano. Con lui affrontiamo pure il tema delle sempre più numerose giovani coppie che espatriano dall’Italia.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” apriamo un nuovo filone d’inchiesta, in collaborazione con il Ministero degli Esteri. Andiamo a scoprire la nuova emigrazione professionale, nelle sue città-simbolo. Con l’aiuto e l’analisi dei nostri consoli sul posto. Iniziamo da Londra, con il console generale Uberto Vanni D’Archirafi.

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La discussione di questa settimana: Ritenete che l’Italia abbia perso posizioni, nelle opportunità offerte ai suoi giovani ricercatori, più di altri Paesi duramente colpiti dalla crisi, come ad esempio la Spagna? Come far ripartire gli investimenti in R&S, sia a livello pubblico, ma soprattutto privato?

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Sessantunesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 19 marzo 2011 at 09:00

Sessantunesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Torniamo a occuparci oggi di ricerca e del perché numerosi nostri giovani ricercatori abbandonano il Paese. Lo facciamo con la storia di una donna, 35 anni, fisico di formazione e attualmente al lavoro a Madrid. Dove è approdata al termine di un vero e proprio percorso a ostacoli nel mondo della ricerca italiano, fatto di precarietà e di certezze risicatissime.  Una difficoltà che l’ha portata persino a provare la carriera nel mondo del management, sull’onda di una crisi che sembrava precluderle ogni tipo di spazio professionale. Fino all’approdo finale a Madrid, dove ora può finalmente pianificare un futuro e una famiglia, insieme a suo marito e al suo bambino.

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ITALIA!

In Giovani Italians on 17 marzo 2011 at 09:00

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Dedicato all'”Italia diffusa”, all’Italia dei Talenti che restano per combattere, che se ne vanno per affermarsi, che provano a tornare per ricostruire un Paese migliore.

W L’ITALIA GIOVANE!

Via. Verso un futuro migliore.

In Giovani Italians on 16 marzo 2011 at 09:00

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Vorrei tornare oggi, anche solo per un attimo, su alcuni dati che -la scorsa settimana- mi hanno letteralmente fatto sobbalzare sulla sedia. Mi riferisco all’ultimo rapporto Almalaurea, che intendo brevemente riassumere:

in calo i laureati in Italia, come pure le iscrizioni all’università (nonostante l’incremento dei diplomati). Tra l’altro, i laureati in Italia corrispondono grossomodo al 20% della popolazione, la META’ degli obiettivi fissati a livello europeo.

cala l’occupazione per i laureati italiani, sia tra quelli pre-riforma, sia fra i triennali e gli specialistici biennali.

-le retribuzioni fanno oggettivamente ridere, se paragonate a quelle del centro-nord Europa. Per un neolaureato si parla generalmente di poco più di mille euro. Cui prodest tanto studio, se poi l’atterraggio nel mondo del lavoro, quando va bene, implica degli anni di veri e propri “stenti”?

-soprattutto, secondo Almalaurea per ogni “cervello” che entra ne esce uno e mezzo!.

-come se non bastasse, i laureati specialistici biennali del 2009 che lavorano all’estero a un anno dal titolo erano -un anno- fa il 4,5% del totale, in crescita di ben un punto e mezzo rispetto all’anno precedente (o, se vogliamo metterla diversamente, il 50% in più…).

-fa riflettere anche che il 29% dei nostri neolaureati all’estero siano ingegneri (!). Se ne vanno i “costruttori” di futuro?

last but not least, anche i risultati di questo espatrio sembrano arrivare da un altro pianeta: a un anno dalla laurea, ha un lavoro stabile il 48% degli italiani occupati all’estero. In Italia possono vantare una simile condizione il 34% dei loro coetanei. I quali però, quand’anche trovano un lavoro, non se la passano per niente bene: ogni mese portano a casa 1054 euro, contro i 1568 di chi vive all’estero!

Nota Aggiuntiva: particolarmente drammatica la situazione delle donne italiane. Nella classe d’età 18-29 anni, secondo l’Istat, sono ben 1 milione e 153mila le cosiddette “Neet”, che non studiano né lavorano. Il 29,9% della fascia d’età, sette punti sopra la media maschile! Al Sud, quasi una laureata su tre è “Neet”. Non se la passa poi così meglio il Nord (20,9%). Questo, nonostante le donne seguano di più e meglio percorsi di istruzione universitari, rispetto ai loro coetanei uomini.

Domani, 17 marzo, è festa dell’Unità Nazionale: è questa l’Italia che vogliamo costruire? O non serve piuttosto un cambio di marcia radicale, per un Paese da cui cominciano a scappare tutti?

 

+”La Fuga dei Talenti” su WSJ!+

In Fuga dei giovani on 15 marzo 2011 at 09:00

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“La Fuga dei Talenti” citato in un articolo dell’autorevole quotidiano finanziario “The Wall Street Journal”, uscito venerdì 11 marzo. Qui sotto la versione integrale. Il tema è sempre più al centro dei media internazionali.

Italy Takes Steps to Address Flight of Talented Youth

ROME—After finishing his master’s in business administration in France and Singapore last year, Edoardo Irrera moved back to his homeland to look for a job. After less than three months in Italy, the 28-year-old gave up and headed to New York, where he quickly landed a job at investment firm Evercore Partners.

“I would have liked to come back, but there are no opportunities in Italy,” said Mr. Irrera, who is from Sicily. “I hope I’ll be able to make it back in a few years and finally have my experience count.”

For years, Italy, which has one of the oldest populations in the world, has been suffering the departure of skilled young people. Some 9,000 people with university degrees left in 2008, says Italian statistical agency Istat, up from 3,800 in 2002.

Now, Italy is trying to change that. In December, Parliament approved a law dubbed “counter-exodus” that gives a tax break for Italians—and other Europeans—under the age of 40 who come back to Italy after two years of work or study abroad. To account for women’s generally lower salaries in Italy, men will be taxed on 30% of their income and women, 20%, during the first three years that they reside in the country again.

“We aim for 1,000 skilled young people coming back to Italy just to begin with,” said Guglielmo Vaccaro, a deputy from the center-left opposition Democratic Party and a main proponent of the law. “We believe we can begin rebuilding the country.”

The law is part of a growing public realization in Italy that skilled people must be lured back. Brain-drain tales fill the nation’s newspapers, talk shows and blogs. “If people know they’re not alone, they’ll feel empowered to change the rules of the game,” said Sergio Nava, journalist and owner of the blog “Escape of the skilled“, in which he hosts letters from Italians who have left the country for jobs abroad.

Italy’s experience is paradoxical. It has one of the highest youth jobless rates in the European Union, with 13.9% of people ages 25 to 29 without a job compared with 12.2% in the EU as a whole.

Yet many companies say they have trouble finding skilled employees.

Alessandro Rosina, professor of demographics at the Catholic University of Milan, said educated Italian youth have left in droves over the past two decades because of the low level of investment in research by universities and companies. Italy invests 1.2% of its gross domestic product on R&D, compared with the average 1.9% of the rest of the EU, according to European statistical agency Eurostat.

The government recently passed a sweeping overhaul of the country’s university system aimed at encouraging more research and making higher education more meritocratic.

Many Italians are skeptical of the counter-exodus measures, saying Italy has tried in vain to draw young people back.

“Everything is better in Italy, except that you can’t make a good living there,” said Federico De Martino, 31, a research fellow at the Minneapolis Center for Magnetic Resonance Research who now lives in Minnesota. “If I stay here, I can become a professor in three or four years, whereas in Italy it could easily take me 15 years.”

—Nathania Zevi

Un Manager italiano a New York

In Storie di Talenti on 14 marzo 2011 at 09:00

Approdare Oltreoceano e avviare una brillante carriera manageriale, arrivando a ricoprire posizioni importanti, sia nel contesto americano, sia in quello -più allargato- italiano. E’ la storia di Tomaso Veneroso, 36enne presidente di Amcast, società americana specializzata nella ricambistica utilizzata nell’industria estrattiva e mineraria. Tomaso è approdato a New York dopo una laurea in Scienze Statistiche all’Università di Trieste, e un primo incarico come tecnico di produzione alle Fonderie Acciaierie Rojale. Nel 1999 il trasferimento negli Stati Uniti, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo marketing della sua azienda al di là dell’Atlantico. Due anni dopo il grande salto: diviene prima CEO, poi Presidente di Amcast.

Ma la sua storia non finisce qui: oltre ad accompagnare la propria crescita professionale con Master prestigiosi e corsi di specializzazione, Tomaso contribuisce a co-fondare la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, di cui -nel 2006- diviene Presidente per gli Usa.

Ritengo che la cosa migliore che possa fare per aiutare il mio Paese sia creare opportunità di lavoro e sensibilizzare le istituzioni che esiste una nuova classe di giovani dirigenti, ricercatori, scienziati, ecc., che parlano “italiano”, e che con il lavoro rafforzano dall’estero i rapporti con la madrepatria ogni giorno, attraverso la creazione di opportunità, che vanno dalla cultura al business, alla scienza“, afferma Tomaso.

Ospiti della trasmissione sono Tommaso Occhipinti, General Manager di Adaptica, giovane azienda innovativa del Nord-Est, con il quale cerchiamo di capire quali sono le opportunità e le difficoltà nell’aprire una propria impresa in Italia. E Raffaella Sadun, Assistant Professor of Business Administration all’Università di Harvard, nonché co-autrice di una ricerca molto interessante sulla classe manageriale italiana. Dalla quale è emerso come -più che il merito- nel Belpaese contino la fedeltà ai propri referenti, insieme alle capacità “relazionali”.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” torniamo a parlare de “Lo Sbarco”, la traversata Barcellona-Genova, che lo scorso giugno portò simbolicamente in Italia centinaia di nostri espatriati. Ora l’iniziativa è un libro: ce ne parla uno dei redattori, Leonardo Benucci.

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La discussione di questa settimana: Esiste, in Italia e all’estero, una nuova classe dirigente e imprenditoriale, giovane e innovativa? E’ pronta -soprattutto- a prendere le redini del Paese, evitando il cosiddetto “rischio-declino”? Troverà gli spazi necessari per emergere qui, oppure dovrà guardare sempre più all’estero?

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Alla prossima puntata: sabato 19 marzo, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!