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+++FLASH – Nuovo Record Disoccupazione Giovanile+++

In Giovani Italians on 31 ottobre 2013 at 10:04

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FONTE: ANSA. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a settembre registra un altro record, salendo al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali su agosto e di 4,4 su base annua. Lo rileva l’Istat. E’ il valore piu’ alto mai registrato.

Italy Breaks Your Heart

In Declino Italia on 31 ottobre 2013 at 09:00

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Ha registrato un notevole successo online l’articolo di Frank Bruni sul suo blog all’interno del New York Times: dipinge un’Italia che -al di là degli stereotipi- grida davvero vendetta. Un Paese dalle potenzialità enormi, rimaste però bloccate negli ingranaggi di un modello sociale, culturale e di crescita in pieno stallo. Davvero una bella analisi su cosa siamo… e cosa avremmo potuto invece essere.”Un bel museo”, e nulla di più, riferisce Bruni con amarezza. Così tanta bellezza sprecata…

L’articolo si apre ovviamente con l’immagine di un gruppo di 40enni impegnati a pianificare la fuga dal Paese, per dare un futuro al proprio figlio.

CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO SUL NEW YORK TIMES

ROME — ON my first night back in Italy, at a dinner party in Milan, I watched and listened to a successful couple in their late 40s plot their escape from a country that they love but have lost faith in. They cleared the plates, opened a laptop, and began checking out real estate in London, where one of them had been offered a transfer. The prices horrified but didn’t deter them. They have a 10-year-old son, and they fear that Italy, with 40 percent unemployment among young adults and an economy whose listlessness has come to seem the new normal, doesn’t promise a particularly bright future for him.

Two days later and about 200 miles southeast of Milan, it was an older Italian woman — early 70s, I’d wager — who sang her country’s blues. I was having lunch on a mountaintop in the Marche region, and with wild boar sausage in front of me and a castle overhead, I could have convinced myself that I was in heaven. “A museum,” she corrected me. “You’re in a museum and an organic garden.” That’s what Italy had come to, she said. Each year the country lost more of its oomph, more of its relevance.

Because I was lucky enough to live here once and am always circling back, I’m well accustomed to Italians’ theatrical pessimism, to their talent for complaint. It’s something of a sport, something of an opera, performed with sweeping gesticulations and musical intonations and, in the past, with an understanding that there was really nowhere else they’d rather be.

But the arias have been different this time around. The whole mood has. Ask Italian students what awaits them on the far side of their degrees and they shrug. Ask their parents when or how Italy will turn the corner and you get the same expression of bafflement. You hear more than you did 10 or even five years ago about migrations to Britain, to the United States. You hear less faith in tomorrow.

I’ve been startled by it. Also spooked, because I arrived here straight from our government shutdown, and I’ve observed Italy’s discontent through a filter of America’s woes, processing it as a cautionary tale. Italy is what happens when a country knows full well what its problems are but can’t summon the discipline and will to fix them. It’s what happens when political dysfunction grinds on and on and good governance becomes a mirage, a myth, a joke. Italy coasts on its phenomenal blessings rather than building on them and loses traction in a global economy with more driven competitors. Sound familiar? There’s so much beauty and promise here, and so much waste. Italy breaks your heart.

Missione Compiuta: Italia Retrocessa – #zerotitoli

In Declino Italia on 30 ottobre 2013 at 09:00

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Vorrei personalmente congratularmi con l’intera classe dirigente italiana per lo straordinario risultato ottenuto nel 2013.

Dopo 20 anni di duro lavoro, è riuscita nell’obiettivo: far retrocedere l’Italia dal G8… al G20.

Come riportava qualche giorno fa il quotidiano “La Repubblica”, questa classe dirigente che -per dirla con il buon Josè Mourinho- è a tutti gli effetti #zerotitoli, ci ha fatto scivolare in nona posizione nel ranking mondiale dell’Fmi, dietro a Usa, Cina, Giappone, Germania, Francia, UK, Brasile e Russia. Lontani, lontanissimi i fasti del 1986, quando sorpassavamo la Gran Bretagna e ci piazzavamo al quinto posto. 27 anni dopo, abbiamo perso ben quattro posizioni. Fuori dal G8, retrocessi.

Rispetto al 1986, gli Usa sono sempre primi, Giappone, Germania e Francia hanno perso una sola posizione, la Gran Bretagna addirittura ha tenuto botta. Quindi non ci vengano a raccontare favole, sulla crisi del mondo occidentale. La crisi è nostra, strutturale. figlia di una classe dirigente inetta, ignorante e incapace di comprendere la globalizzazione.

E parlo dell’intera classe dirigente: quella politica, quella imprenditoriale, quella universitaria, quella culturale. Un devastante mix di cultura del “piccolo è bello” (con modello famiglia ricca-azienda povera-sussidi da chiedere a questo o quel politico, impastato di buone idee iniziali… ma scarsissima cultura manageriale), a braccetto con i simpatici compari post- pre- o ultrarivoluzionari del ’68, abilissimi ad abbandonare gli ideali di gioventù e a fare network, prendersi le poltrone che contano e sedercisi sopra, tenendole belle calde per figli e amici… fino alla devastazione culturale degli ultimi anni, figlia di televisione trash, ignoranza diffusa e promozione sociale del furbo, dell’evasore fiscale e del delinquente. Che bel mix, nevvero!

In Serie A c’è l’esonero per gli allenatori incapaci… e in Italia, Paese tanto bravo ad applicare la meritocrazia solo nel calcio? (copyright -questo- di Fabrizio Capobianco, imprenditore italiano modello in Silicon Valley).

Andatevi a leggere una delle ultime relazioni del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, persona intellettualmente onesta, una delle poche “mosche bianche” che in Italia appartengono ancora a quella che possiamo definire “classe dirigente”: CLICCA A QUESTO LINK PER LEGGERE LA RELAZIONE “INVESTIRE IN CONOSCENZA, CAMBIARE IL FUTURO”

Ecco uno dei passaggi più significativi della relazione di Ignazio Visco:

Alle carenze nella dotazione di capitale umano, si contrappone il basso livello di domanda di lavoro qualificato espressa dal nostro sistema produttivo. Si genera così quello che ho in più occasioni definito “un paradosso”. Dal punto di vista della teoria economica, a un basso livello di istruzione dovrebbe corrispondere, ceteris paribus, un rendimento della stessa elevato, trattandosi di un fattore relativamente scarso. È questa una regolarità che si osserva per i paesi OCSE, quando si confronti il rapporto tra il reddito da lavoro dei laureati e quello dei diplomati tra 30 e 44 anni con la quota di popolazione in possesso della laurea. In Italia, invece, a un basso livello di istruzione si associa una remunerazione relativamente bassa.

Vi è il rischio che questo paradosso segnali una perversa interazione tra la domanda e l’offerta di capitale umano che ne amplifica le rispettive carenze. Da studi condotti in Banca d’Italia emerge chiaramente che la propensione a investire in nuove tecnologie è ridotta dalla difficoltà che le imprese incontrano nel trovare competenze adeguate nel mercato del lavoro; ne discende un minore rendimento dell’investimento in capitale umano adeguato alle nuove tecnologie e quindi una minore offerta, che acuisce le difficoltà delle imprese e ne frena ulteriormente la domanda. Quasi metà del divario nella quota di laureati tra Italia e Germania è attribuibile a questo tipo di interazioni.

Per sradicare questo circolo vizioso occorre rimuovere gli ostacoli all’incontro efficiente di domanda e offerta di competenze. Da un lato, vi possono essere problemi informativi. Consapevoli della bassa qualità media del capitale umano e incapaci di valutare se un candidato disponga o meno delle competenze necessarie, le imprese potrebbero rispondere offrendo retribuzioni mediamente basse e uniformi e limitando gli investimenti in nuove tecnologie. I giovani, a fronte delle nuove competenze richieste dal mercato, trovano nel sistema scolastico un’offerta formativa spesso inadeguata e ancora tradizionale, pagando con bassi salari e condizioni di lavoro precarie l’incompatibilità tra ciò che sanno e ciò che viene loro richiesto.

Dall’altro lato, non aiutano le condizioni del mercato del lavoro italiano: scarsa mobilità geografica, ridotta dimensione aziendale e conseguente difficoltà ad adottare adeguati schemi di selezione e reclutamento del personale, carenze delle politiche attive del lavoro. I margini ottenuti con la maggiore flessibilità del mercato del lavoro introdotta dalla metà degli anni novanta, e la contestuale riduzione dei salari reali, sono stati troppo poco utilizzati dalle imprese per realizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo e in nuove tecnologie necessari per affrontare con efficacia le sfide poste dai grandi cambiamenti degli ultimi decenni. La sopravvivenza delle imprese che non hanno intrapreso il necessario aggiustamento strutturale ha avuto luogo al costo di mantenere bassa la qualità del capitale umano mediamente richiesto, comprimendone la dotazione complessiva e con essa anche il suo rendimento.

Queste considerazioni aiutano a chiarire come la capacità di puntare su una crescita dell’economia, e della società, basata su innovazione e competenze, richieda, nel nostro paese, una pluralità di azioni e il coinvolgimento di più attori, in grado di rompere questo circolo vizioso”.

Una ricerca internazionale conferma: boom dell’emigrazione italiana dal 2012

In Fuga dei giovani on 29 ottobre 2013 at 10:00

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In esclusiva a “Giovani Talenti” una nuova ricerca internazionale sulle migrazioni dal Sud dell’Europa e dall’Italia in tempi di crisi. La ricerca conferma: in netta crescita l’emigrazione dall’Italia negli ultimi 18 mesi.

CLICCA QUI PER IL LINK E PER ASCOLTARE L’AUDIO DELL’INTERVISTA

Boom della fuga dall’Italia nell’ultimo anno e mezzo: la rivelazione arriva da uno studio condotto da quattro università europee, coordinato dal Global Governance Programme dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze.

La ricerca, di cui la trasmissione di Radio 24 “Giovani Talenti” fornisce un’anticipazione esclusiva, ha studiato l’emigrazione legata alla crisi nei Paesi del sud del Mediterraneo e in Irlanda. I cosiddetti “Piigs”. Ottomila i casi di espatrio presi in considerazione.

I primi risultati relativi all’Italia confermano che il declino strutturale del Paese, combinato alla crisi economica, sta portando lontana la parte migliore e più giovane del Paese: in media, rivela la ricerca, lasciano la Penisola giovani con laurea, master o Phd – insomma, altamente qualificati. Il 35% di loro è under 30, la metà ha fra i 30 e i 45 anni. Sono soprattutto ingegneri ed economisti ad abbandonare il Paese. 

Svizzera, Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna i principali Paesi di approdo dei nostri talenti: il 40% di loro se ne è andato negli ultimi 18 mesi. Sempre più spesso lo fa con il proprio partner, e bambini al seguito. Una fuga in piena regola, insomma, verso Paesi in grado di garantire loro un futuro.

Un Designer a Bangalore

In Storie di Talenti on 28 ottobre 2013 at 09:00

Fare in Italia quanto sto facendo in India sarebbe un’utopia“: non usa mezze misure Tommaso Bistacchi, 31enne Design Leader per la sede indiana di una multinazionale asiatica.

Tommaso approda a Bangalore, dopo un percorso italiano all’insegna della scarsa valorizzazione del talento: una laurea al Politecnico di Milano (Facoltà di Design) nello zaino, inizia -come molti- collaborando con uno studio di progettazione. Un impatto col mondo del lavoro “mortificante”, lo definisce oggi, soprattutto per le condizioni economiche: partita Iva, uno stipendio lordo ridicolo, con condizioni di lavoro identiche a quelle di una persona assunta – ma senza alcun tipo di garanzia. Tommaso prova allora un’altra strada: quella della libera professione, come freelance. Lo fa, anche sulla spinta dei crescenti riconoscimenti che accumula grazie al suo lavoro.

Presto scopre però come per mantenersi debba fare non uno, ma due lavori: il designer… e pure il grafico. Il primo gli offre margini di guadagno a lunga (spesso lunghissima) scadenza, mentre il secondo riesce -almeno in teoria- a garantirgli introiti più regolari. Ma in entrambi i casi è una via crucis di contratti firmati e onorati con difficoltà, e in ritardo. Intanto il talento di Tommaso emerge, con nuove creazioni e riconoscimenti internazionali.

Prova così a inviare nuovi curricula, a Milano: si rende però presto conto come la capitale italiana del design altro non sia che un sottobosco fatto di contratti ridicoli, a 500 euro al mese, o stage gratuiti (nonostante il portfolio accumulato…). Ancora una volta l’aggettivo che Tommaso sceglie per descrivere la situazione è “mortificante”.

Ad aprile riceve una e-mail dall’India, con la proposta di un colloquio. Lo vengono a cercare dall’Asia. Lui pensa a uno scherzo, ma risponde. E’ tutto vero, invece: a contattarlo è la terza compagnia asiatica di architettura e interior design. Fa il colloquio: gli propongono un ottimo stipendio, con casa e viaggi in Italia pagati. Accetta e parte: oggi Tommaso è il numero due della sede indiana. Vive e lavora a Bangalore: lo choc culturale c’è stato, non si può certo nasconderlo. Ma il lavoro è davvero un’altra cosa, rispetto alla vecchia, vecchissima Italia.

Ospite della puntata è Giacomo Cavalleri, designer e direttore creativo: alle spalle una carriera tra Italia, UK e USA, Giacomo ha provato negli anni ad avviare progetti giovani (o legati ai giovani) in Italia. Proprio mentre preparavamo la puntata, ha però accettato un’offerta di lavoro tra Indonesia e Singapore. Anche lui, stanco di un Paese -quale è il nostro- dove i giovani non riescono mai a contare, ad esprimere appieno la propria vena creativa.

Nella rubrica “Expats” riapriamo lo spazio “Intermactive” di fine mese, con le vostre lettere. Torna a scriverci Marta, la nostra ascoltatrice espatriata a Detroit col marito. Questa volta ci invia una serie di informazioni utili: una vera e propria guida su “come fare a”, per donne che intendono fare la sua stessa scelta.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione di ottobre: Europa, America o Asia? Quali sono le nuove mete di espatrio? Dove state orientando le vostre scelte di emigrazione?

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

Iniziativa Twitter – Hashtag della settimana: #espatriaremadove

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 2 novembre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

“Il Declino dell’Italia e l’Avanzata del Caos”

In Declino Italia on 27 ottobre 2013 at 09:00

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Seconda -drammatica- segnalazione della settimana su “La Fuga dei Talenti”. Questa volta ringraziamo Giulia, expat italiana al lavoro in Olanda, per averci segnalato questo illuminante articolo di Roberto Orsi, Project Assistant Professor all’Università di Tokyo.

L’articolo, pubblicato sul blog della London School of Economics, rappresenta un’analisi spietata del declino dell’Italia. Con un finale realmente drammatico. “Mi scuso se non riesco a finire questa giornata da ottimista, ma la verita’ è che questo articolo mi ha un po’ ri-azzerato le speranze di tornare in Italia!“, sintetizza Giulia al termine della lettura.

Giulia pone il focus su un paragrafo -in particolare- di questo scritto:

“In sum, everybody in the country producing anything of value, together with most of the educated people is leaving, planning to leave, or would like to leave. Indeed, Italy has become a place for some sort of demographic pillaging from the perspective of other, more organised countries, which have long seen the opportunity to easily attract highly qualified workers, often trained at the expenses of the Italian state, simply by offering them resonable economic prospects which they will never see if they remain in Italy”.

Una sintesi perfetta, non c’è che dire…

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DI “THE DEMISE OF ITALY AND THE RISE OF CHAOS” (IN INGLESE)

Centonovantasettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 ottobre 2013 at 09:00

Centonovantasettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi andiamo ad esplorare un settore professionale, vanto internazionale di Milano e dell’Italia. Quello del design. Con una certa sorpresa, scopriamo come la situazione per i giovani che si affacciano a questa professione sia in realtà cupa. Contratti ridicoli o mascherati da partite Iva (per chi prova a farsi assumere); sostanziale impossibuilità di venire pagati in tempi ragionevoli (per chi invece tenta di mettersi in proprio). Il protagonista della puntata di oggi ha così colto al volo l’occasione di un’assunzione in India, per trovare quella realizazione professionale negatagli in Italia. Next stop: Bangalore

….e, per aggiungere sorpresa a sorpresa, anche l’ospite della puntata di oggi, proprio in fase di preparazione della puntata, ha preso il volo verso l’Asia.

Hallo, hallo… è rimasto qualcuno in Italia??? Che fine farà la nostra creatività, se ad andarsene sono le forze più giovani e innovative?

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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The Point of No Return

In Fuga dei giovani on 24 ottobre 2013 at 11:37

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Condivido e sottoscrivo parola per parola l’articolo di oggi di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera (clicca qui per l’articolo sul sito). Non ha bisogno di commenti:

“Cielo grigio, prati verdi, ragazzi che studiano dietro i vetri bagnati. “Italian Studies at Oxford” (Iso) mi ha chiesto di spiegare la politica italiana, lunedì a Pembroke College, e ho tessuto l’elogio di Empy e Dudù. In questa fantasmagorica confusione, sono gli unici ad aver mantenuto la testa sulle spalle (zampe?), senza lasciarsi andare a comportamenti riprovevoli o commenti inopportuni.

Uno vorrebbe poter dire, all’estero, che la società italiana ha capito la gravità del momento, che siamo pronti alla riscossa: ma come si fa? Che stranezza uno sciopero di quattro ore, neanche fossimo nel 1983. Che assurdità tre mesi di discussioni sulla decadenza di un protagonista di ieri, già decaduto nei fatti e nella considerazione del mondo. Che follia tre partiti di governo spaccati all’interno e litigiosi tra loro. Che vergogna la cagnara in Parlamento e in televisione. Che malinconia Mario Monti pieno di malumori e rimpianti. Che tristezza Enrico Letta costretto a scegliere il minimo denominatore.

Anche per questo – anche perché la macchina italiana è inceppata – Oxford è piena di giovani connazionali. Come ogni posto interessante del mondo. Abbiamo esportato 380.000 laureati in dieci anni, ne abbiamo importati 55mila: non è uno scambio, è una fuga. E’ italiano Ferdinando Giugliano, PhD in economia, a ventotto anni già editorialista del “Financial Times”. E’ italiano Emilio Bonfiglio, classe 1980, figlio di un maresciallo della scorta di Borsellino: traduce dal greco in antico armeno, siriaco e latino. Sono italiani Clara e Filippo, Marco e Caterina. Provo a convincerli che in Italia non tutto è perduto. Ma è dura: non sono nemmeno arrabbiati, sono rassegnati.

Mi dice Sir Ivor Roberts, ex ambasciatore britannico a Roma, dal 2006 presidente di Trinity College: metà dei nuovi lettori (lecturers) sono italiani. E’ italiano il docente di letteratura inglese, Stefano Evangelista. E’ italiano, di Padova, il professore d’inglese di Eton – neo-housemaster, novello papà – Marco Liviero. Insegnare lingua inglese a Eton e Oxford è come dirigere il samba al carnevale di Rio.  Chi ci riesce? Gli italiani.

Ho contributo alla legge “Controesodo” (2010), che prevede vantaggi fiscali per chi torna: ha funzionato (circa 4.000 rientri), non come avremmo sperato. Apprezzo La Fonderia dei Talenti, Italents, Meetalents. So che alcune regioni ci provano: WelcomeTalentBusiness (Lombardia), Brain Back (Umbria), Master and Back (Sardegna). Ho la sensazione, tuttavia, che questi sforzi serviranno a poco, se non cambia il clima civile, politico ed economico in Italia: più serietà, meno imbrogli, più soldi. Ne scrivo da anni, e temo di non sbagliarmi: siamo al punto di non ritorno. In ogni senso”.

BEPPE SEVERGNINI

Salari da fame e Fuga all’Estero

In Fuga dei giovani on 23 ottobre 2013 at 09:00

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Oggi vorrei che qualcuno si decidesse a rispondere a questa semplice domanda: perché all’estero -mediamente- i giovani professionisti italiani guadagnano 500 euro in più, rispetto a chi resta? Perché in Italia lo stipendio per un giovane è sempre inferiore, rispetto agli altri Paesi occidentali? E’ solo colpa della tassazione e del cuneo fiscale… oppure entra in gioco anche un fattore “culturale”, per cui il giovane lo si paga meno e basta, così si risparmia?

E abbiamo mai tenuto conto delle catastrofiche conseguenze cui andremo incontro, nel mortificare così un’intera generazione?

Lo spunto lo offre la ricerca di Carlo Barone, docente di Sociologia dell’Università di Trento. Elaborando più fonti, Barone è giunto alla seguenti conclusioni:

-a quattro anni dalla laurea, un giovane guadagna in media 1337 euro in Italia, contro i 1783 all’estero;

-se laureato in materie scientifiche, il guadagno in Italia è di 1302 euro, contro i 1839 in Europa;

-se medico, gli euro in Italia sono 1398, contro i 1907 europei;

-se laureato in Economia o Giurisprudenza, il raffronto è: 1248 in Italia vs. 1809 in Europa;

-il massimo lo raggiungono gli umanisti, “condannati” a 1077 miseri euro in Italia… e premiati invece con 1776 euro in Europa.

Certo, esiste anche un gap salariale Nord-Sud, in Italia. Ma il massimo che si raggiunge -in media- al Nord in termini di salario (1450 euro), è comunque di gran lunga inferiore alla media europea. Più vicino alle retribuzioni del Sud, che non a quelle comunitarie. Quindi sfatiamo una volta per tutte il mito del ricco e meritocratico Nord. E’ sempre meno vero, believe you me.

Intanto Almalaurea ci ricorda come, a un anno dal conseguimento del titolo, il guadagno dei giovani laureati in Italia sia di soli 1049 euro (lauree triennali) e di 1059 per le lauree specialistiche. I dati segnalano persino una contrazione degli stipendi, rispetto alle precedenti rilevazioni (!)

In Italia, studiare conviene meno: per i laureati tra i 25-39 anni, la probabilità di essere occupati è pari a quella dei diplomati (73%) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi ha conseguito la licenza media”. Così il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, raffrontando impietosamente i dati italiani con quelli europei.

Di una cosa siamo certi: di questo passo, l’Italia sarà un Paese votato al suicidio. Il trend in corso è da brividi. E nessuno sembra seriamente intenzionato o in grado di frenare la corsa verso l’abisso.

 

 

 

 

 

“Cara Italia…”

In Declino Italia on 22 ottobre 2013 at 09:00

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Settimana di segnalazioni, quella che inauguriamo oggi. La prima ce la invia il nostro lettore Lorenzo. Si tratta di una bellissima lettera che la blogger Cecilia Rasile, analista politica, scrittrice e freelance appassionata di Medio Oriente, ha scritto al suo Paese, l’Italia.

Italia vista dall’estero. Vista come un Paese a cui è stata rubata una risorsa fondamentale: la speranza. Clicca qui per leggere la lettera in versione integrale.

“Cara Italia,

È ormai un anno che me ne sono andata, ma ancora mi manchi.

Mi mancano le persone che ti hanno fatta grande, i tuoi viali alberati, i tuo scorci unici, la tua unicità.

Solo tu sai essere insieme difficile e spaventosamente meravigliosa, solo tu sai riempiere di una solarità che scalda l’animo, anche se nessun paese sa essere amaro come te.

Amaro è vederti data in pasto a chi di te si nutre, privandoti della tua grandezza, mettendo all’angolo chi ti ama e concedendo il palcoscenico unicamente a chi ti fa violenza.

Non solo nel teatrino dei talk show, dei telegiornali o del parlamento, ma nella sensazione d’impotenza che si prova osservando, parlando con chi ogni giorno si sveglia cercando di credere nel domani.

Ogni giorno che passa, ogni governo che si succede, ogni scandalo che scoppia, non serve ad altro che a rubare la speranza nel futuro. Un futuro che non appartiene solo a te, allo spread, al Parlamento o ad una legge elettorale, ma alle migliaia di persone che in te credono, che alla mattina si alzano, si vestono e cercano un espediente per tirare avanti, ai migliaia di giovani che mettono da parte i propri sogni per un posto mal retribuito per cui sono sovra qualificati, ai migliaia di imprenditori che per sopravvivere devono scendere a compromessi, ai poliziotti e ai carabinieri che pagano di tasca loro quello che un pensionato ruba in supermercato, ai giovani genitori che hanno ancora il coraggio di credere in te quando mettono al mondo un figlio.

Questo è ciò che sta succedendo, non stiamo diventando solo più poveri, non stiamo solo pagando più tasse, non stiamo perdendo competitività, stiamo smarrendo qualcosa di molto più prezioso: la speranza.

Un paese che non crede più nel proprio domani è un paese che non ne ha uno. Un paese che, invece di lottare sceglie di assopirsi e conformarsi, un futuro non lo merita”. […]

CLICCA QUI PER LEGGERE IL SEGUITO DELLA LETTERA