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L’Italia del Sol Calante

In Giovani Italians on 31 agosto 2009 at 11:58

Il Giappone ha voltato pagina. Una delle maggiori gerontocrazie al mondo ha spodestato dal trono del Governo l’ormai elefantiaco Partito Liberaldemocratico, al potere quasi ininterrottamente dal 1955, rimpiazzandolo con il Partito Democratico.  Come ogni sistema di potere incancrenito che si rispetti, anche quello costruito negli anni dai liberaldemocratici nipponici aveva portato in auge nepotismi e clientelismi, arrivando a trasmettere interi feudi elettorali di padre in figlio. Il segnale che arriva da Oriente è forte, e dovremmo farlo nostro: un segnale di cambiamento, votato e voluto soprattutto dai giovani del Sol Levante. Che hanno perfettamente compreso come i tempi siano cambiati: che certi meccanismi corporativi, buoni a rendere Tokyo una superpotenza economica mondiale fino a pochi decenni fa, ora non funzionano più. Full stop. E cosa accade invece più a ovest, nella seconda gerontocrazia mondiale… ovverossia l’Italia? Nulla, assolutamente nulla. Mentre infuria una battaglia tra “poteri forti” per assicurarsi il controllo dell’ormai quasi ex potenza del G8, leggo sempre più spesso sui giornali lettere di giovani che non ce la fanno più. “L’Italia è un Paese per vecchi, governato da vecchi, noi non abbiamo un posto e un ruolo e non ci lasciate sperare di poter arrivare. Ma siete ancora convinti che il male dell’Italia siamo noi?“, gridava solo ieri Aurora (24 anni) dalle pagine di Repubblica, dopo un’animata discussione con lo zio “ex-idealista, ex-sessantottino, probabilmente ex-troppe cose“. Qualche giorno prima era stato il turno di Sergio Denosa: “Sono un impiegato pubblico, laurea e master, 36 anni. Fiero di esserlo. E senza prospettive di carriera“. Sergio descrive la sua situazione di funzionario che -nonostante tutto- conserva la passione, pur circondato da capi “che pensano alla pensione che si avvicina, altrimenti pensano alla possibilità di far carriera. E a fruire di tutti i benefits possibili, con minima volontà progettuale, persone che rifiutano le innovazioni e applicano il minimo possibile per non scombinare il quadro di situazione. Persone che si contornano di servi“. Capi, la cui principale preoccupazione è applicare la massima “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”… Scrive Sergio: “Io sono nell’età di mezzo e mi sento male. Fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Avevo ideali, speranze, passione, volontà. Ti frenano, cercano di bloccare tutto. Mi domando se cambierà mai qualcosa. Le alternative sono andarsene in un Paese estero “normale” o continuare a suicidarsi in quest’agonia lavorativa, azzerarsi e allinearsi“. E poi c’è “Graceless”, “uno di quei milioni di giovani italiani che lavorano all’estero. Faccio il cameriere a Londra, con una laurea in Lingue inservibile perché l’università italiana prepara al fallimento e alla disoccupazione” [pienamente d’accordo con te, Graceless, se mi fossi limitato a seguire gli insegnamenti di certi baroni di Lingue non so manco io che fine avrei fatto, nda]. Graceless lancia una denuncia forte, tagliente, rivolgendosi al suo Paese: “Sono uno di quegli ex giovani sui quali si doveva investire e che invece avete solo investito e lasciato rantolare per terra. E non mi date il colpo finale solo perché vi siete scordati di me“. Graceless è ormai senza speranze: “L’unica soluzione a questa situazione è non pensare affatto, non pensare più, smettere di nuotare, affogare e risparmiare il fiato per lanciare l’allarme perché essere salvati costa e la riconoscenza non me la posso permettere“. Il finale è già scritto: “A ottobre farò il cameriere a Roma senza neanche un contratto e a 34 anni, se sarò fortunato, farò l’operaio grazie ad una raccomandazione [?!?]. E rimpiangerò per tutta la vita di aver lasciato il mestiere di cameriere a Londra“. Infine due lettere firmate: la storia di un giovane (o una giovane?… non è dato capire), ex ricercatore/trice con esperienze di lavoro all’estero, 22mila euro lordi l’anno grazie a un contratto di consulenza in Rai e un meccanismo infernale di partita Iva che lo/la obbliga a un secondo lavoro in nero. E la storia di una giovane nei suoi mid-twenties, per dirla all’inglese, il cui sogno è entrare in magistratura: continue modifiche della normativa di accesso la obbligano però a una gimcana tra scuole di specializzazione sbucate dal nulla, apertura di partite Iva, iscrizione all’albo degli avvocati (e perché?). Lei non mollerà, ma molti suoi colleghi “brillanti e volenterosi” si sono già persi per strada, denuncia lei. Tutti o quasi i protagonisti di queste lettere sono accomunati da una caratteristica: la dipendenza economica dai genitori fino in età avanzata (per potersi emancipare, non certo per vivere a casa tra tv e pop corn), e le difficoltà incontrate laddove i genitori vengono a mancare. Questi sono i “bamboccioni” di oggi: emarginati da un Paese gerontocratico e clientelare modello nipponico (ma loro a questo modello hanno già cominciato a voltare -fortunatamente- le spalle), in perenne lotta per la sopravvivenza. Tra pochi anni, è già facile pronosticare, l’Italia sarà l’unico Paese industrializzato a detenere l’ambita palma del Sol Calante. Scommettiamo?

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Il flop del “Rientro dei Cervelli”

In Fuga dei giovani on 27 agosto 2009 at 09:24

Sono tornati in venti. Il pomposo programma di “Rientro dei cervelli” ha fatto registrare l’ennesimo buco nell’acqua. Su 125 domande presentate, neppure due decimi hanno potuto usufruire di una borsa ministeriale per l’anno accademico 2008-2009. Lo ha denunciato (forse involontariamente…) al quotidiano “Il Messaggero” (ma sul tema potete ascoltare -cliccando qui- l’interessante approfondimento di “24 mattina”, andato in onda su Radio 24) Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale. Un flop che fa il pari con l’analogo insuccesso registrato nei primi anni 2000: 466 “cervelli” rientrati, di cui solo 45 hanno poi ottenuto l’ambito contratto di professore associato. 321 hanno continuato a navigare nel limbo dell’università italiana, mentre un centinaio di loro ha rifatto le valigie, capendo di aver perso solo tempo (dati contenuti nel libro “La Fuga dei Talenti”, pag.78). Insomma, non solo non riusciamo a importare “fuoriclasse” della ricerca o dell’istruzione, ma stentiamo maledettamente anche a far rientrare i nostri espatriati. Anche perché, come ha dimostrato un recente articolo de “Il Sole 24 Ore” (24 agosto), nonostante da fine luglio siano entrate in vigore precise regole per l’assunzione di ricercatori su basi meritocratiche, troppe nostre università continuano a infischiarsene. Per il quotidiano economico, ben il 52% degli atenei non rispetta i binari tracciati dalla riforma Gelmini, concepita per far vincere la meritocrazia. Uno su due! In una trentina di casi i concorsi continuano a prevedere prove scritte e orali o un colloquio soggetto a valutazione, altri “dimenticano” il sorteggio dei commissari, i più sfacciati infine (Camerino, Cassino, Palermo, Varese, Sassari, Politecnico di Milano) pongono un limite massimo alle pubblicazioni presentabili (dimenticando così il cv accademico e la differenza che può fare). Il tutto mentre -se il Governo non si dà una mossa in tempi brevi- sono già a rischio 80 milioni di euro, destinati a tremila posti da ricercatore cofinanziati dallo Stato. Ora ovviamente a rischio. La dimostrazione che i “bla bla” estivi sull’importanza di rilanciare la ricerca in un Paese agli ultimi posti delle classifiche internazionali sono buoni solo a riempire i giornali. Speriamo a questo punto che miglior sorte, rispetto alla -di fatto- defunta iniziativa di rientro dei cervelli, la ottenga il progetto di legge “Talenti Welcome” di Controesodo, presentato a fine luglio. Ddl che deve però ancora passare la lunga trafila parlamentare. Per chiudere con una nota di “ottimismo” vi segnalo l’ultimo intervento del Governatore di Bankitalia Mario Draghi: ieri ha denunciato come essere istruiti -in Italia- paghi meno che in altri Paesi. Ha denunciato come il nostro sistema formativo non segnali il merito, scoraggiando le stesse imprese a premiarlo con remunerazioni adeguate. Tutto vero. Ha dimenticato una cosa però, lui che di anni all’estero ne ha macinati: è anche per questo che i migliori talenti italiani lasciano il Belpaese.  Non tutti vengono richiamati col ruolo di Governatore di Bankitalia… Il 99% di loro (o poco meno) viene semplicemente dimenticato all’estero.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

Appello a C. A. Ciampi (Presidente Emerito)

In Fuga dei giovani on 23 agosto 2009 at 13:19

Un’altra estate si avvia alla conclusione. Conclusione inevitabile, con i titoli di coda sovraimpressi sull’ultimo tramonto dell’ultima serata trascorsa in spiaggia. E’ stata un’estate decisamente sottotono, in attesa di un autunno che non si preannuncia affatto facile. Un’estate che ci ha regalato l’ennesima storia di due cervelli in fuga (come sempre più spesso accade, nel campo della ricerca), la cui esperienza decennale negli Usa ha permesso loro di realizzare scoperte in serie. L’ultima delle quali relativa alla cura dei tumori cerebrali infantili, con l’identificazione di una nuova funzione per la proteina Huwe 1, molecola rivelatasi indispensabile per la corretta programmazione delle cellule staminali del cervello. Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno lasciato l’Italia -e soprattutto il Policlinico Gemelli- nel 1999, dopo aver denunciato le continue pressioni del primario di oncologia pediatrica Renato Mastrangelo, la cui unica e principale preoccupazione di carattere scientifico pareva essere -parole loro, riportate sui giornali- quella di far inserire il nome del figlio Stefano (ora ben inquadrato nelle strutture universitarie, vedasi sito del Policlinico) nelle pubblicazioni dei due “cervelli” (ben 25 quelle di cui ha finito col fregiarsi il solito “figlio di”…). Al punto da impedire loro di scegliere persino i propri collaboratori. Una via crucis professionale che ha portato i due, poco più che trentenni, a mollare tutto e a cercare rifugio negli Stati Uniti, dove hanno infilato un successo dopo l’altro. Un percorso analogo a quello annunciato solamente a fine giugno da un’altra ricercatrice, Rita Clementi, con una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La dimostrazione che in dieci anni nulla è cambiato. La notizia ferragostana relativa al duo Iavarone/Lasorella (due veri signori, al punto che hanno evitato per quanto possibile di rivangare troppo i fantasmi del passato), ha scatenato il solito putiferio di reazioni di solidarietà, tutte inneggianti alla meritocrazia. I soliti baroni politici e universitari si sono riempiti la bocca con le consuete frasi fatte, confidando che il polverone estivo si sarebbe presto esaurito. Così non deve essere, però: questo è un Paese che rischia di tornare nel Paleolitico, se non velocizza quanto più possibile il passaggio di mano generazionale della propria classe dirigente… in tutti i settori! Troppe migliaia di giovani stanno continuando a lasciare l’Italia ogni anno, soffocati come sono da baronati economici, politici, universitari, medici, artistici e di mille altri tipi. Una denuncia ribadita mille volte anche nel libro “La Fuga dei Talenti“.

Il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in una recente intervista al quotidiano “La Repubblica”, ha testualmente dichiarato: “Ho fiducia nelle nuove generazioni. C’è un’élite solida di 20-40enni che è pronta a prendere la guida del Paese e dargli un nuovo impulso“. Presidente, lei sa benissimo come questo processo di cambiamento sia ostacolato da precisi potentati che fanno l’impossibile per frenarlo, soffocando le ambizioni e la carica innovativa della nuova classe dirigente di cui lei parla. E’ il momento di passare all’attacco, facendo i nomi e cognomi di chi blocca il cambiamento. Cominci lei, signor Presidente: avvii per primo e con coraggio, attraverso l’autorità morale di cui dispone, questo processo di “name and shame“. Lo faccia pubblicamente, costringa sulla difensiva questi personaggi e questi “baroncelli”. Li esponga al giudizio pubblico. I giovani -vedrà- la seguiranno e la incoraggeranno. Sono stanchi, ma hanno bisogno di una guida morale che si esponga per primo.

Ai lettori del blog: FACCIAMO SENTIRE LA VOCE DI QUESTO APPELLO AL PRESIDENTE EMERITO CIAMPI. INVIATE UN’E-MAIL CON IL LINK DI QUESTA PAGINA INTERNET E LA VOSTRA PERSONALE RICHIESTA A: ciampi_ca@posta.senato.it (per copia conoscenza anche a: fugadeitalenti@gmail.com)

COME OGGETTO DELL’E-MAIL SCRIVETE: “APPELLO DEI GIOVANI ITALIANI PER UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE”. E SPARGETE VOCE VIA INTERNET: quanti più saremo, tanto più difficile sarà lasciare questo appello inascoltato!