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Managers del Futuro

In Fuga dei giovani on 31 dicembre 2011 at 09:00

Centoduesima puntata di “Giovani Talenti”, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

In questa puntata speciale di fine anno “Giovani Talenti” vi ripropone due delle migliori storie del 2011: quelle di due giovani manager italiani, al lavoro all’estero.
Un confronto utile a capire le immense professionalità che abbiamo lasciato emigrare ai quattro angoli del pianeta… perché troppo giovani, in un Paese vecchio e gerontocratico come il nostro.
Vi proponiamo la storia di Elena Alberti, 33enne Direttore Finanziario in Germania. E Gianluca Pettiti, anche lui 33 anni, amministratore delegato della sede brasiliana di un’importante multinazionale.
Nel meglio della rubrica “Spazio Emigranti” ripercorriamo il 2011 della musica dedicata ai giovani talenti in fuga, attraverso le interviste a Caparezza e Ivano Fossati, due artisti che hanno intitolato -a questo tema- alcuni brani dei rispettivi ultimi album.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “Tre idee per far ripartire l’Italia nel 2012 e renderla un Paese attrattivo per i giovani talenti, italiani e stranieri…”

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

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Gli amici degli amici – Come si assume in Italia

In Meritocrazia on 28 dicembre 2011 at 09:00

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Così non va. Proprio non va. La crisi non può portare un atteggiamento ancora più difensivo nella selezione delle risorse umane. I dati della ricerca Excelsior, resi noti lunedì, segnalano che -nel 2010- la quota di assunzioni avvenute per conoscenza ha sfondato quota 60%, attestandosi al 61,1%. Insomma, oltre sei aziende su dieci assumono persone che conoscono, oppure persone segnalate da qualcuno di cui si fidano.

Il fenomeno dilaga con percentuali bulgare tra le Pmi e nel Mezzogiorno: in quest’ultimo caso addirittura sette aziende su dieci ricorrono al canale “informale” di selezione. Nelle grandi aziende, quelle con oltre 500 dipendenti, la percentuale ovviamente si inverte: una su due fa riferimento alla propria banca dati interna per selezionare il personale. E solo una su dieci si affida ai canali informali. Ma parliamo di una netta minoranza delle aziende italiane (oltre il 95% delle quali sono Pmi).

Un altro dato colpisce l’attenzione: inserzioni sui media, agenzie di intermediazione e centri per l’impiego raccolgono una quota davvero minima di imprese. Le tre categorie -insieme- superano con difficoltà il 10% delle modalità di ricerca di personale.

E ora veniamo al dunque. Ci sono due osservazioni da fare, al proposito. La prima: non è detto che tutte queste assunzioni per conoscenza equivalgano -in automatico- a delle “raccomandazioni”. Possono essere anche segnalazioni “all’anglosassone”: cerco un profilo, per cui decido di chiedere a qualcuno di cui mi fido… che sono certo mi segnalerà quello migliore – tra quelli di sua conoscenza. Tuttavia, poiché viviamo in Italia, a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca spesso e volentieri: sono dunque certo che molte di queste assunzioni per conoscenza celino in realtà raccomandazioni o scambi di favori, in ottica futura. Insomma, spesso e volentieri, e per comodità, si rinuncia a cercare davvero il profilo migliore, preferendo quello più “ammanicato”. Non è un segnale di un Paese avanzato. Al contrario. Fa pensare a un Paese arretrato. Molto arretrato.

La seconda considerazione: ponendo anche -per assurdo- che il 100% di queste assunzioni per conoscenza celi in realtà delle segnalazini rigorosamente “anglosassoni”, una tale percentuale (sei imprese su dieci) lascia pochissime porte aperte a quei giovani bravi e preparati, privi però delle conoscenze giuste per accedere a un colloquio.

In questo Paese occorre cominciare a cambiare la cultura aziendale: avviare un percorso di ricerca serio e strutturato dei profili può apparire -a prima vista- una perdita di tempo. Ma -in prospettiva- può portare a un enorme cambiamento del Paese. Immaginate un Paese diverso, dove non accade più che sei imprese su dieci assumono per conoscenza. O che l’85% delle offerte di lavoro siano nascoste (dati Unioncamere). E otterrete l’Italia del futuro.

L’alternativa: la fuga all’estero, sempre più massiccia, dei migliori giovani professionisti. Quelli che non hanno conoscenze o raccomandazioni da vantare. Ma un solido curriculum, unito a tanto talento. All’estero li attendono a braccia aperte. In Italia neppure sanno della loro esistenza. Tanto qui si assume solo chi si conosce…

+BREAKING NEWS: Nuovi dati Istat su Fuga Cervelli+

In Fuga dei giovani on 27 dicembre 2011 at 14:58

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FONTE: AGENZIA AGI /// Non si arresta la fuga dei cervelli all’estero. Secondo un’indagine dell’Istat compiuta su oltre 18 mila dottori di ricerca, quasi 1.300 – il 7% – si sono spostati all’estero. La ricerca e’ stata realizzata tra dicembre 2009 e febbraio 2010 e riguarda i dottori di ricerca che avevano conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006.

La “fuga” ovviamente non riguarda soltanto i paesi esteri ma rimarca anche, all’interno del Paese, la differenza tra Nord e Sud. Di questo 7%, spiega l’Istat, lo 0,6% gia’ risiedeva all’estero. E all’interno della percentuale del 6,4%, risultano piu’ all’estero i maschi delle femmine (7,6% contro 5,1% delle femmine).

Si sposta di piu’ soprattutto verso altri paesi chi ha conseguito il dottorato in giovane eta’ (meno di 32 anni) e chi proviene da famiglie con un elevato livello d’istruzione (in cui almeno uno dei due genitori ha conseguito un titolo universitario).

Dall’indagine, emerge che di questi circa 1.300 ricercatori che ora risiedono all’estero, migrano con piu’ frequenza i dottori di ricerca dell’area delle Scienze fisiche (il 22,7%) ma sono attratti dall’estero anche quanti hanno conseguito il dottorato in ambito matematico e informatico. Dei 1.300 ricercatori ‘fuggiti’, il 41,2% aveva la residenza (prima della fine del dottorato) al Nord, il 23,3% al Centro e il 24,2% al Sud.

Le regioni settentrionali presentano inoltre le piu’ elevate quote di spostamenti verso l’estero: si va dal minimo dell’Emilia-Romagna, pari al 6,9% (dei dottori di ricerca residenti prima dell’iscrizione all’universita’) al massimo del 10,5% della Liguria. Inoltre, i dottori di ricerca che hanno trascorso dei periodi in un altro Paese, durante e grazie al corso di dottorato, risultano vivere all’estero al momento dell’intervista in una quota doppia rispetto alla media generale (12,9% contro 6,4%); un risultato, almeno in parte, attribuibile al sostegno della cultura della mobilita’ da parte delle istituzioni nazionali ed europee. L’incidenza della mobilita’ verso altri Paesi cresce all’aumentare del livello d’istruzione dei genitori. In particolare, il 10% dei dottori di ricerca settentrionali con almeno uno dei due genitori laureati vive all’estero al momento dell’intervista. Gli originari del Centro e del Mezzogiorno provenienti da famiglie con un elevato livello d’istruzione hanno scelto di vivere in un altro Paese nel 7,8% e nel 5% dei casi. In sintesi, il profilo tipo di dottore di ricerca “mobile” verso altri Paesi riassume le seguenti caratteristiche: originario del Centro-Nord, proveniente da famiglia con elevato livello di istruzione (padre o madre quantomeno diplomati), ha conseguito il dottorato in eta’ relativamente giovane (meno di 32 anni), svolge attivita’ di ricerca (almeno in parte) nell’attuale lavoro iniziato successivamente al conseguimento del titolo.

Tali caratteristiche accomunano circa il 35% di quanti si sono spostati verso l’estero; tra i dottori con questo profilo il 14,7% e’ presente al momento dell’intervista in un altro Paese.

Italiani di Frontiera

In Fuga dei giovani on 24 dicembre 2011 at 09:00

Centounesima puntata di “Giovani Talenti”, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Puntata speciale e natalizia, in compagnia del giornalista Roberto Bonzio, ideatore del sito e del progetto “Italiani di Frontiera”. Con lui andiamo a scoprire le storie e i racconti dei tanti giovani talenti italiani che in Silicon Valley, California, stanno creando imprenditoria innovativa. E proviamo a ipotizzare possibili soluzioni sulla riconnessione del sistema-Italia con questo incredibile capitale umano qualificato, che vive e lavora dall’altra parte dell’Oceano.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+ Christmas Wishes +

In Lettere e Proposte on 21 dicembre 2011 at 09:00

Abbiamo rallentato un po’ i commenti e i “post” in questa ultima parte del 2011, ma vi promettiamo un ritorno in grande stile dal 2012!

Per intanto… tanti auguri di Buon Natale e Buon anno!

E un piccolo web-appello dalla trasmissione “Giovani Talenti” (Radio 24):

Il 2012 è alle porte: “Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista del prossimo anno.

“Sei giovane e “under 40″? Laureato/a, magari con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell`ottica di un ritorno?”

Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it – La tua storia potrebbe essere raccontata “on air” in una delle prossime puntate!

Una Avvocatessa in Danimarca

In Storie di Talenti on 19 dicembre 2011 at 09:00

In Danimarca i giovani sono incoraggiati, aiutati, valorizzati -giustamente- come la risorsa del futuro. Qui sono felice, riesco ad avere una famiglia ed una carriera. La Danimarca è un posto perfetto per le famiglie giovani, ci sono tante opportunità e tanta flessibilità“.

Parola di Lorenza Porciello, 32enne, avvocatessa al lavoro nell’ufficio legale di un’importante multinazionale danese. Nonchè protagonista della puntata numero CENTO di “Giovani Talenti”. Lorenza vi è arrivata dopo una laurea in Giurispudenza, ben integrata -già da studentessa- con un anno vissuto proprio in Danimarca, con il programma Leonardo.

La sua esperienza post-laurea a Roma dura però solo tre anni e mezzo, nel corso dei quali cambia vari studi legali e organizzazioni internazionali, fino ad approdare in uno studio  internazionale della capitale. “Rispetto ai miei colleghi di università dovevo anche considerarmi fortunata, perché uno stipendio lo ricevevo“, ricorda Lorenza con malcelata ironia. Ma i ritmi di lavoro appaiono insostenibili: 12-15 ore al giorno, da conciliare con un Master e con un esame per divenire Conciliatore.

In quegli anni Lorenza diviene sempre più allergica al clientelismo, all’atteggiamento sprezzante verso i giovani, alle enormi difficoltà che si parano davanti ai giovani outsider in Italia.

Così decide di rimettersi in gioco, avviando una serie di colloqui in Danimarca, che la portano all’assunzione come Legal Counsel. Lorenza lavora nel nord Europa da quasi cinque anni: appena messo piede lassù il suo stipendio è triplicato, le ore di lavoro si sono ridotte del 33%, e la qualità della vita è impagabile.

Da Copenhagen Lorenza osserva un Paese -l’Italia- delle “corporazioni”. Corporazioni -come quella degli avvocati- basate sui privilegi, sull’onore della casta, sulla totale mancanza di trasparenza.

Ospite della trasmissione è Dario Greco, presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, col quale affrontiamo proprio il tema della difficoltà dei giovani nell’accesso alle professioni in Italia. Soprattutto, nell’accesso a un lavoro decentemente retribuito.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” raccontiamo storie di giovani talenti emigrati in Cina. Lo facciamo con Duccio Alabisio, autore del volume “Shanghai Solo Andata”, da poco in libreria.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione di questa settimana: Gli Ordini professionali italiani sono una barriera all’ingresso e alla crescita dei giovani? Se sì, cosa fare: abolirli tout court o riformarli? E come?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

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Alla prossima puntata: sabato 24 dicembre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto, per la prima di tre trasmissioni speciali della pausa natalizia!

CENTESIMA puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 17 dicembre 2011 at 09:00

Puntata numero CENTO perGiovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

In questa puntata speciale, vi proponiamo un’altra storia emblematica, di un Paese corporativo che proprio non riesce ad offrire opportunità importanti ai suoi giovani. Vi racconteremo come una giovane avvocatessa sia dovuta andare fino in Danimarca, per realizzarsi professionalmente, e trovare quelle condizioni di lavoro gratificanti, negate a lei -e ai suoi colleghi- in patria. Una storia davvero impressionante, che ci fa chiedere: ma servono davvero, gli Ordini professionali, in Italia?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “Gli Ordini professionali italiani sono una barriera all’ingresso e alla crescita dei giovani? Se sì, cosa fare: abolirli tout court o riformarli? E come?

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“Italians di Silicon Valley” – L’Inchiesta

In Fuga dei giovani on 15 dicembre 2011 at 09:00

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L’Italia, un Paese “non governato” e perennemente fermo, dove “non importa cosa sai fare, ma chi conosci.

E’ una delle frasi che più mi ha colpito di questa interessantissima inchiesta presente sulla versione online del quotidiano “La Repubblica” – Le Inchieste.

Una denuncia lucida di un’Italia immobile, cui si contrappone la Silicon Valley,  “un posto unico al mondo: un microclima che fa crescere innovazione, uno stato mentale prima che una concentrazione di big company e di start-up del futuro, una profezia che si autoadempie“.

Inchiesta interamente dedicata agli italiani di successo in Silicon Valley. Davvero imperdibile. Buona lettura e buona visione!

CLICCA QUI PER COLLEGARTI ALL’INCHIESTA DE “LA REPUBBLICA”

Iniziativa “150 per 1000” – Ora tocca a voi!

In Fuga dei giovani on 14 dicembre 2011 at 09:00

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L’associazione ITalents lancia l’iniziativa “150 per 1000”, che punta a raccogliere le storie di chi ha lasciato l’Italia perché non ha trovato adeguate opportunità di valorizzazione, o per confrontarsi col mondo globale.

—>Qui sotto potete leggere l’invito: per inviare i vostri contributi, scrivete al nostro blog (fugadeitalenti@gmail.com), specificando nell’oggetto “CONTRIBUTO 150 per 1000” – Provvederemo a girare i vostri racconti a ITalents.

Caro lettore/lettrice,

l’associazione ITalents sta attivando il suo sito, che diventerà il punto di riferimento per la costruzione di un’”Italia diffusa” non basata sui confini ma sulla rete.

L’associazione è nata, non a caso nell’anno del 150esimo anniversario dell’Unità, per veicolare una nuova idea di Italia, definita non tanto dal territorio geografico ma dal valore dei suoi talenti, ovunque si trovino. Nella convinzione che il contributo di chi è italiano a pieno titolo all’estero sia indispensabile per innescare una rivoluzione culturale che consenta di rimuovere stereotipi e cattive abitudini e rinnovare l’Italia.

L’obiettivo è quello, attraverso una piattaforma strutturata, di promuovere idee, attività ed iniziative che consentano a tutti di poter contribuire attivamente e collettivamente al cambiamento e alla crescita del Paese.

Tra le prime iniziative c’è anche il progetto 150×1000 che mira a far conoscere l’esperienza di chi è andato oltre confine perché non ha trovato in Italia adeguate opportunità di valorizzazione e/o perché semplicemente perché ha deciso di confrontarsi con un mondo più ampio. Il nome del progetto richiama esplicitamente l’impresa dei 1000 e i 150 anni di storia del paese.

Quello che ti chiediamo (a te e ad altri 149 talenti) è un breve scritto di più o meno mille battute spazi inclusi a partire da un dato o una parola che secondo te, in base alla tua esperienza, rappresenta l’Italia da lasciare (ciò che non va) o l’Italia da (ri)costruire/ritrovare (quello che l’Italia può diventare, o deve riscoprire, o gli elementi e le virtù da cui ripartire).

Questo contributo verrà pubblicato sul sito e poi anche, se accetti, su un apposito volume in corso di progettazione.

Speriamo davvero in una tua collaborazione!

Le giovani “vittime” del mercato del lavoro italiano

In Giovani Italians on 13 dicembre 2011 at 09:00

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L’agenzia di stampa internazionale “Reuters” torna sul tema dei giovani italiani. Lo fa con questo articolo, pubblicato alla fine di novembre, che riportiamo nella sua versione originale.

Il link alla pagina di Reuters

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Italy’s young victims of broken labor market

ROME (Reuters) – They are called the “precari,” or “precarious ones” — Italians in their twenties and thirties armed with ambition and often excellent academic degrees who have spent their entire working lives in poorly paid temporary jobs.

They are the rule, not the exception, in a country where young people are hardly ever given regular work but instead move from one 6-month or one-year contract to another.

In some ways they are lucky to have work at all. Only one Italian in five under the age of 25 has a job, along with Greece, the lowest youth employment rate in the euro zone. Italy’s overall employment rate, at 57 percent, is the second lowest in the area after tiny Malta.

When Luca Di Bonaventura graduated in political science from Florence University in 2001 he had high hopes of a career in journalism.

Now, after a decade of 6-month contracts with major Italian news agencies, earning between 600 and 1,500 euros per month, he has applied for jobs as a traffic warden and bank teller.

“I’d be a doorman in a hotel. I would take any job tomorrow if it offered me a regular contract with sick pay, holiday pay, anything that gave me the chance to plan my life.”

Simona Allegretti is 37, has a degree in Italian literature and works in a school for hairdressers after years of temporary jobs as a teacher and working in a call centre. She earns 15 euros an hour and has no contract or employment protection.

She abandoned her quest for a teaching career in Italy’s state system after years of occasional work as a poorly paid substitute. Less than one percent of regular teachers are under 35, and these are virtually unheard of in secondary school.

New Prime Minister Mario Monti has pledged that labor reform will be a top priority of his new technocrat government, brought in earlier this month to battle a debt emergency that threatens the whole of the euro zone.

NOT ALWAYS LIKE THIS

It wasn’t always like this. Until the mid-1990s temporary jobs were a rarity in Italy, and in any case carried similar levels of benefits as regular work.

When new types of temporary contracts and agency work were introduced they were widely hailed as a vital injection of flexibility in an ossified system. Now there is a consensus, even among economists and at Italy’s central bank, that things have gone too far.

Nine out of ten first jobs are now taken under a temporary contract, whether the worker is an unskilled laborer or a graduate. Starting salaries, in real terms, are at the same level as in the 1980s.

The system is failing because companies take advantage of the much lower labor costs associated with these contracts by renewing them as often as is allowed and then simply substituting the temporary worker with a new one.

So temporary work that was supposed to be a stepping stone to a stable job is leading nowhere. Workers either return to unemployment or struggle for years with unstable work. “Precari a vita,” or “precarious for life,” has become a common term.

Moreover, unlike in many European countries, most unemployed Italians cannot rely on government benefits or access to programs to help them find a job.

“Without the prospect of even gradual stabilization of temporary employment the quality of human capital is weakened, with long-term negative effects on productivity and profitability,” former Bank of Italy Governor Mario Draghi, now head of the European Central Bank, said in a recent speech.

THE OTHER SIDE OF THE STORY

Abuse of the temporary contract is only half the story, however.

One reason why firms are so reluctant to hire workers on regular contracts is because once they have done so it is almost impossible to fire them.

“We have to get away from a dual labor market where some are too protected while others are totally without protection or insurance in the case of unemployment,” Monti said in his maiden speech to parliament.

These “too protected” workers populate the public sector and companies with more than 15 employees. Here workers benefit from rigid rules offering strong guarantees and, especially in the public sector, a job for life.

Workers in firms of more than 15 employees are protected by article 18 of a labor statute drawn up in the 1970s.

It states that a worker can only be dismissed for gross misconduct, and unless this is proved he must be reinstated with payment of full salary for the period of lost employment, as well as legal costs while the case was being judged.

The fact that it only applies to companies above 15 employees was originally to protect trade unionists from arbitrary dismissal, but it has created a major disincentive for small companies to grow, damaging Italy’s industrial structure.

While firms have great difficulty shedding single workers, they can close an entire branch of production if they can show that the company needs to restructure due to economic crisis.

“Paradoxically, in Italy it is far easier to fire ten workers than to fire one,” said labor expert Piero Ichino.

Monti will not get union support for any easing of firing restrictions unless he also introduces a comprehensive system of jobless benefits, something he told parliament was sorely needed but which will be hard to finance in current circumstances.

“TURNING POINT”

Even if the new prime minister can hammer out a consensus on hiring and firing, his task of reforming the labor market will be far from over. Debate is already raging over another contentious issue: collective bargaining.

Car maker Fiat, Italy’s largest private industrial group, has led the way by ignoring industry-wide national agreements and striking deals at the plant level to set tougher rules on working hours, sick pay and strikes.

Ichino said Fiat’s example, which is being followed by other large groups, “marks a turning point in Italy’s system of industrial relations.”

The move towards contracts that take more account of company and regional differences is opposed by many on the left and has split the country’s trade unions, but Monti made clear that he sees it as the way forward.

“We intend to continue to move the focus of collective agreements to the company level, as the European institutions ask, and as the social partners have already begun to do,” he said.

Chiara Di Lorenzo, 31, from Naples, is hoping the reforms will give her a better chance of finding a job worthy of her masters degree in international co-operation and development.

She is still looking for stable employment after a chain of part-time, temporary and sometimes unpaid jobs working with refugees, non-profit organizations and Rome University.

She helped set up a Facebook group called “Network Precario,” whose 900 members try to help each other in the search for “real” work. But morale is low.

“There are hardly any funds for co-operation and development in Italy, so there isn’t much hope unless you know someone who counts,” she says.