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+RECALL: Invia la tua proposta per rendere l’Italia un Paese delle opportunità+

In Lettere e Proposte on 30 aprile 2013 at 09:00

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Giovedì 9 maggio vi aspettiamo, al Festival Internazionale della Cultura di Bergamo: in un incontro dal titolo “Italia: un Paese delle opportunità per i talenti?“, cercheremo di comprendere come la Penisola possa tornare ad essere un territorio attrattivo per i nostri talenti in fuga, e per gli stranieri che intendono trasferirsi qui.

A questo proposito, lanciamo una call destinata ai lettori del blog “La Fuga dei Talenti”: in vista del Manifesto di Proposte che uscirà dall’incontro del 9 maggio, INVIATECI UNA PROPOSTA PER RENDERE L’ITALIA UN PAESE DELLE OPPORTUNITA’ PER I TALENTI.

Il tema è assolutamente libero: potete inviarci proposte nei settori che ritenete più idonei, in base alle vostre esperienze e alla vostra formazione.

Inviate le vostre proposte a: fugadeitalenti@gmail.com

Tutte le info, il programma aggiornato e le notizie sul Festival sul SITO UFFICIALE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CULTURA DI BERGAMO.

Aspettiamo i vostri input e i vostri contributi: la call sarà aperta fino all’8 maggio, hurry up!

Un Patent Attorney a Londra

In Storie di Talenti on 29 aprile 2013 at 09:00

Se domani decidessi di cambiare Paese, so già che in molte nazioni avanzate quanto ho fatto in passato verrebbe considerato, e mi permetterebbe di progredire nella mia carriera. Se invece decidessi di tornare in Italia, nell’80-90% dei casi dovrei aspettarmi di ripartire da zero, o -nell’ipotesi migliore- dal fondo della piramide. E ciò non è -nè deve essere- accettabile“: Simone Ferrara, 32 anni, Patent Attorney per Vodafone a Londra, mette nero su bianco il suo personale atto d’accusa contro un Paese che il merito sostiene di riconoscerlo ogni giorno…. peccato però lo faccia solo a parole.

La storia di Simone esce un po’ dal “format-tipo” della narrazione di “Giovani Talenti”: già durante il corso di studi in Ingegneria delle Telecomunicazioni, trascorre diversi mesi in Finlandia, appena un grado sotto il Circolo Polare Artico, in un laboratorio di ricerca. “Quella esperienza mi fece capire quanto siano grandi le potenzialità di crescita che sbocciano, quando si lavora in un ambiente internazionale“, ricorda Simone, che -una volta conclusa la tesi- lascia perdere le opportunità di lavoro nella Penisola. “Non ho fatto molti tentativi di rientro, una volta laureato – detto ciò, ho ricevuto varie proposte nei due mesi successivi alla tesi. Le offerte, in generale, erano buone dal punto di vista delle prospettive lavorative ed economiche, quello che però non mi convinse fu la generale mancanza di stimoli che percepii in Italia. Credo che questo sia ancora oggi uno dei maggiori problemi“.

Simone si trasferisce così, spinto anche da una “nostalgia al contrario” verso una dimensione pienamente internazionale del lavoro, alla Washington University di St. Louis, dove inizia un PhD. Negli Usa presta servizio come assistente ricercatore e assistente insegnante, e ottiene il Master in Electrical Engineering. A un certo punto opta per abbandonare il percorso di dottorato e tornare in Europa. Destinazione UK: “fortunatamente non mi trovavo in Italia, e nessuno mi chiese da dove venivo, chi conoscevo o se fossi pronto a lavorare senza alcuna promessa per il futuro. Invece, mi fu offerto un impiego esclusivamente in base alle mie capacità e al mio curriculum“, annota Simone.

Nel giugno 2008 inizia a lavorare come trainee Patent Attorney per uno studio legale a Londra. Diviene addirittura segretario -lui, italiano e dunque straniero- dell’associazione dei giovani Patent Attorneys britannici, prima di conseguire la qualifica di European Patent Attorney e passare a Vodafone, dove fa ora parte del team legale.

Da Londra, Simone riassume così la sua visione del “brain drain” italiano: “le principali cause della fuga dei talenti sono l’incapacità (o la non volontà) di riconoscere e premiare il merito, insieme alla scarsa internazionalizzazione dell’Italia. Quando si scava sotto la superficie, si scopre che l’Italia ha poco peso sulla scena internazionale, l’export è in maggior parte concentrato su prodotti a basso contenuto tecnologico/innovativo“. Simone conclude la propria riflessione, riassumendo le sue speranze per il Paese di origine: “vorrei una società dove le opportunità e la speranza di cambiamento non siano semplici parole sulle bocche ipocrite di chi ha potere, ma poi non dà l’esempio in prima persona. Vorrei che ogni università, scuola o centro educativo potesse contare su un panel di persone esemplari, che sappia guidare ed ispirare i giovani coi fatti“.

Ospite della puntata è Paolo Markovina, presidente di Aicipi, l’Associazione Italiana dei Consulenti ed Esperti in Proprietà Industriale di Enti e Imprese: con lui commentiamo la storia di Simone, consideriamo le opportunità nel settore per i giovani in Italia e ragioniamo sul potenziale innovativo del Paese.

Nella rubrica “Expats” leggiamo la lettera del mese, inviata dalla nostra ascoltatrice Marta. Pronta a trasferirsi negli Stati Uniti, a seguito del marito. Alle spalle lascia un lavoro “sicuro” in Italia. E tante, tante, tante… troppe promesse. Promesse di un Paese ormai incapace di offrire una reale prospettiva di futuro ai propri giovani.

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La discussione di aprile: Come dare un’opportunità ai giovani, favorire il ritorno in Italia dei talenti, e cambiare la classe dirigente della pubblica amministrazione? Cosa ne pensate di prevedere che dirigenti, direttori e amministratori di nuova nomina dimostrino nel curriculum almeno due anni di lavoro all’estero, quantomeno in Paesi del G20, quale condizione obbligatoria e imprescindibile?

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

Iniziativa Twitter – Hashtag della settimana: #noaimediocri

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 4 maggio, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centosettantunesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 27 aprile 2013 at 09:00

Centosettantunesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi andiamo al cuore di molti problemi tipicamente italiani: lo facciamo, sondando una professione più sviluppata  valorizzata all’estero, rispetto al Belpaese. Quella del Patent Attorney, figura specializzata nella tutela dei brevetti, anche a livello aziendale.

Il protagonista della storia odierna di “Giovani Talenti” vive e lavora a Londra, dove è giunto dopo aver lasciato un Paese, l’Italia, che semplicemente non gli offriva stimoli. Nè proposte interessanti. Dopo un passaggio negli Stati Uniti, è approdato Oltremanica.

Da Londra osserva un Paese assolutamente provinciale, incapace di offrire qualsivoglia stimolo di rientro a un giovane professionista che ha avuto il coraggio e la perseveranza di sviluppare la propria carriera all’estero. Un Paese in declino, che sta rapidamente perdendo peso sulla scena internazionale. Quanto tempo ci resta, prima di un’ulteriore retrocessione, finendo così sempre più ai margini… verrebbe da chiedersi?

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+Il premier incaricato E. Letta: “risposte per i giovani che lasciano l’Italia”+

In Fuga dei giovani on 24 aprile 2013 at 13:43

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FONTE: AGENZIA ANSA. ”Mi metto in questo impegno, perche’ penso che il Paese ha bisogno di risposte, specie quella parte del Paese che soffre, che ha bisogno di lavoro che non c’e’, le imprese che chiudono, i giovani che vanno via dal Paese”. Lo dice il Presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta.

Nota a margine: Enrico Letta è primo firmatario della Legge Controesodo per il ritorno degli espatriati under 40 in Italia.

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In Lettere e Proposte on 24 aprile 2013 at 09:00

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Il 9 maggio torniamo in pista, al Festival Internazionale della Cultura di Bergamo: in un incontro dal titolo “Italia: un Paese delle opportunità per i talenti?“, cercheremo di comprendere come la Penisola possa tornare ad essere un territorio attrattivo per i nostri talenti in fuga, e per gli stranieri che intendono trasferirsi qui.

A questo proposito, lanciamo una call destinata ai lettori del blog “La Fuga dei Talenti”: in vista del Manifesto di Proposte che uscirà dall’incontro del 9 maggio, INVIATECI UNA PROPOSTA PER RENDERE L’ITALIA UN PAESE DELLE OPPORTUNITA’ PER I TALENTI.

Il tema è assolutamente libero: potete inviarci proposte nei settori che ritenete più idonei, in base alle vostre esperienze e alla vostra formazione.

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Tutte le info, il programma aggiornato e le notizie sul Festival saranno online a partire da questo pomeriggio sul SITO UFFICIALE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CULTURA DI BERGAMO.

Aspettiamo i vostri input e i vostri contributi: la call sarà aperta fino all’8 maggio, hurry up!

The End – Titoli di Coda

In Declino Italia on 23 aprile 2013 at 09:00

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La voglia di trasformare questo blog, con un’ultima -drammatica- svolta, in una sorta di “scialuppa di salvataggio” per chi intende lasciare definitivamente l’Italia sta cominciando -lo ammetto- a farsi sempre più strada.

Il progetto “La Fuga dei Talenti” è nato nel 2009 con tre scopi precisi: in primis, denunciare il crescente esodo dall’Italia di un esercito di giovani professionisti altamente qualificati. Parallelamente, mettere il dito nella piaga dei giganteschi problemi strutturali che questo Paese, allergico ad ogni tentativo di seria riforma, si trascina da oltre 20 anni.

Ritengo che entrambi gli obiettivi, soprattutto il primo, siano stati sostanzialmente raggiunti. Esisteva in realtà anche un terzo obiettivo, nei fatti implicito: quello di indicare una strada da seguire, affinché il Paese tornasse a valorizzare tre componenti fondamentali per avviare un proprio “progetto di futuro”. I giovani, il talento (o il merito), l’innovazione.

Per fare ciò, era e resta necessario farsi indicare la strada da quell’immenso patrimonio di intelligenze vive che risiedono all’estero. Persone libere, persone intellettualmente oneste, persone giovani, la cui scelta di vita ha rappresentato, spesso e volentieri, un atto di coraggio e di denuncia implicita verso i mali strutturali che affliggono l’Italia. Espatrio come atto di protesta verso un sistema che -nel complesso- non funziona.

Le ultime vicende politiche hanno spazzato via ogni residuo di speranza. Questo, mi spiace dirlo, è un Paese finito. Senza futuro. Senza prospettiva.

Vedere un’intera classe dirigente che va a riprendere per i capelli un rispettabile uomo politico di 87 anni, supplicandolo di togliere ancora una volta le castagne dal fuoco, è stato semplicemente umiliante.

Anziché puntare su uomini nuovi, per avviare un percorso di profondo e radicale cambiamento, si è preferito investire di un ruolo di “salvatore della patria” il Presidente della Repubblica in carica, il cui unico orizzonte sarà -per l’appunto- quello di salvare il salvabile. La sua età, il peso di troppi anni passati a vederne di tutti i colori, la voglia di ritirarsi a vita privata, non gli consentiranno probabilmente di andare oltre. Non per sua colpa, siamo anzi certi che farà l’impossibile, ma semplicemente per le circostanze in cui tutto questo è avvenuto.

Quest’Italia gattopardesca, a suo agio nel più totale immobilismo, ben riflessa nel quadro che il giornalista Sergio Rizzo traccia dei cosiddetti 58 “grandi elettori regionali” del Presidente della Repubblica (uomini nel 91% dei casi, notabili, tendenzialmente vecchi) trascinerà l’intero Paese alla deriva.

La verità è che questa classe dirigente italiana, ormai in pieno default, ha deciso autodistruggersi, insieme al Paese. Preferendo ancora una volta il tirare a campare, rispetto a una cesura vera e propria col passato. E a una ripartenza verso il futuro. Con leader nuovi, giovani, innovativi, non legati al cosiddetto “status quo”. Il mondo è cambiato, la storia è cambiata, tutto evolve a velocità inimmaginabili solo 50 anni fa. Loro no, restano sempre uguali a sè stessi. Convinti, come Tolomeo, che il Sole (il resto del mondo) giri intorno alla Terra (l’Italia). Sveglia: casomai è il contrario.

Non avevamo tempo da perdere. Lo diciamo da almeno un paio d’anni. Siamo riusciti a darci un colpo di reni, almeno nei primi mesi del Governo tecnico, sorprendendo tutti. Poi anche quella spinta è venuta meno, lasciando tanta austerità e poche vere riforme strutturali.

Le elezioni, che dovevano segnare una ripartenza, hanno riconsegnato un Paese completamente ingovernabile. Non si è avuto il coraggio di scelte nuove neppure sul Presidente della Repubblica, aggrappandosi così a quello attuale. Scegliere di non scegliere: l’eterno ritornello italiano.

Domani lanciamo quella che potrebbe essere l’ultima iniziativa “costruttiva” di questo blog: l’abbiamo decisa giovedì scorso, in vista di un appuntamento programmato il 9 maggio. Proprio perché potrebbe essere l’ultima, vi chiediamo di fornire un contributo di idee forte.

Poi valuteremo cosa accadrà, di qui all’estate. Se non interverranno segnali nuovi, “La Fuga dei Talenti” modificherà la propria rotta di navigazione, trasformandosi in un blog utile a raggiungere le scialuppe di salvataggio, in fuga dalla “Nave Italia” in affondamento.

Mentre l’orchestra continuava a ballare e i passeggeri in prima classe festeggiavano a champagne, abbiamo segnalato che la nave aveva urtato l’iceberg, a causa della totale incompetenza dell’equipaggio. In pochi ci hanno creduto. Poi abbiamo avvisato che l’acqua entrava -copiosa- dalle falle aperte. Un po’ di scetticismo. Contemporaneamente, abbiamo urlato che i passeggeri più giovani, più attenti degli altri, intuendo il pericolo, stavano abbandonando l’imbarcazione. Qualche momento di smarrimento. Ora però, anziché riparare la nave, tappare le falle strutturalmente e migliorarla, innovando, si è deciso di proseguire la rotta – con qualche provvisorio rabberciamento. Sperando di scamparla anche stavolta.

Se così sarà, anzichè indicare come riparare gli squarci nella carena, ci dedicheremo a fornire tutte le informazioni utili per raggiungere le scialuppe di salvataggio. Scialuppe che già si stanno muovendo, sempre più numerose, verso altre navi, più solide, moderne… decisamente meglio attrezzate per solcare oceani sempre più agitati.

…e l’ultimo spenga la luce.

Imprenditrice della Formazione a Barcellona

In Storie di Talenti on 22 aprile 2013 at 09:00

L’Italia è senza dubbio un Paese meraviglioso, che offre però poche possibilità ai giovani che non si muovono all’interno di un sistema clientelare tipico della Penisola. Sono sicura che se tornassi a vivere a Roma, tutto il mio bagaglio di esperienze professionali internazionali e le mie qualifiche accademiche non avrebbero praticamente valore, in un sistema per nulla meritocratico… dove conta molto più chi conosci, rispetto a quanto sai, e cosa puoi apportare alla società”: è una condanna senza appello, quella che Paola Costa, 36enne imprenditrice nel settore della formazione a Barcellona, indirizza al proprio Paese di origine.

Paola si laurea in Scienze Politiche, ma già prima della tesi si trasferisce in Cina: un semestre a Pechino, approfittando della presenza della madre, prima di tornare altri sei mesi a Shanghai, per completare la tesi di laurea sperimentale. Caso vuole che il lavoro trovato per mantenersi nel semestre trascorso nella capitale economica cinese si trasformi in una proposta a lungo termine: Paola resta dunque a Shanghai, per dirigere il dipartimento di vini italiani di un’ importante trading company francese.

Il soggiorno in Cina finisce nel 2003, quando l’esplodere della Sars le consiglia un ritorno in Europa: qui avviene anche l’unico tentativo di contatto lavorativo con la Penisola. Con sua enorme sorpresa, scopre che l’unica offerta ricevuta, in un intero semestre passato a cercare impiego nella capitale, è quella di cameriera sul treno veloce Roma-Milano. A questo può ambire, al massimo, una giovane professionista quadrilingue, con un’esperienza di lavoro significativa in Cina.

Scoraggiata, Paola guarda alla Spagna: si trasferisce a Barcellona, dove trova impiego e si iscrive a un Master: alla fine del 2004 l’Istituto del Commercio Estero Spagnolo le assegna una borsa di studio, per un programma di internazionalizzazione della durata di un triennio. Paola atterra dunque a Madrid, per frequentare un Master in Business and Management Trade, prima di tornare in Estremo Oriente. La prima tappa è a Taipei, per lavorare come analista di mercato. Negli anni successivi Paola cambia diversi lavori e settori, passando dalla finanza alla moda: a Honk Kong per la banca BBVA, poi il passaggio a un’azienda spagnola sempre nell’ex-colonia britannica, prima di un nuovo passaggio a Shanghai, e dell’eventuale ritorno a Honk Kong, con un lavoro da Project Manager.

E’ a questo punto che, dopo sei anni consecutivi in Asia, Paola pensa ad un ritorno in Europa: non prende in considerazione l’Italia, Paese dai troppi e necessari “Santi in Paradiso”, ma la Spagna, patria del marito. Trova un lavoro a Barcellona nel settore della moda: dopo soli sei mesi, però, i colpi della crisi mordono. Paola si ritrova disoccupata.

E’ a questo punto che scatta l’idea geniale… non si perde d’animo e fa di necessità virtù: grazie al supporto dell’agenzia pubblica “Barcelona Activa”, dà così corpo alla sua idea imprenditoriale. Una scuola di insegnamento della lingua e della cultura cinese, “Orientalmente”. Paola la fonda lo scorso giugno: in pochi mesi, grazie anche alla vittoria di un premio internazionale, l’azienda si espande alla velocità della luce, aprendo una sede a Roma e raggiungendo i 120 studenti, con un’equipe di oltre venti collaboratori. L’idea ora è creare un vero e proprio network di franchising. Un successo, frutto ancora una volta della creatività italiana… applicata all’estero.

Ospite della puntata è Anna Maggi, insegnante in un liceo linguistico paritario di Milano e autrice del libro “Torno a casa – Storia di una migrazione controcorrente”. Anna ci racconta il suo personale “Controesodo”, nell’ambito dell’insegnamento, dalla Germania alla Lombardia. Per rispondere alla domanda fondamentale: si può ancora tornare a scommettere sull’Italia, professionalmente parlando?

Nella rubrica “Expats” indaghiamo il crescente sottobosco di discussioni e dibattiti che si stanno sviluppando in Italia, intorno al tema dell’espatrio. All’inizio di quest’anno un nutrito gruppo di informatici ed esperti dell’ICT si è incontrato, di persona e via web, per dibattere apertamente l’opportunità di lasciare il Paese. Francesco Fullone, tra i fondatori di “Xpug Emigriamo”, ci spiega i motivi dell’iniziativa.

 

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Alla prossima puntata: sabato 27 aprile, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centosettantesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 20 aprile 2013 at 09:00

Centosettantesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

La necessità aguzza l’ingegno: è questa, in sintesi, la massima che fa da sfondo alla storia della protagonista della puntata di oggi. Puntata che ci riporta in una delle capitali europee per eccellenza per l’espatrio di giovani italiani: Barcellona.

Vi racconteremo una storia che parte dalla Cina e arriva nella capitale catalana. Senza praticamente passare dall’Italia: anche perchè le offerte lavorative giunte dal Belpaese erano semplicemente ridicole.

Una storia di “vita globale”, tra Estremo Oriente ed Europa: la protagonista della puntata odierna ha saputo trasformare l’esperienza fatta in Cina in un proprio progetto imprenditoriale -di successo- in Spagna, legato all’istruzione e alla formazione. E ha avuto il coraggio di farlo non appena è rimasta disoccupata, a causa della crisi.

Attenzione: la puntata odierna ci offrirà però anche lo spunto per parlare di un altro tema a noi caro. Quello del Controesodo. E’ possibile fare “migrazioni controcorrente”, in questo periodo di crisi, scommettendo contro tutto e contro tutti su un ritorno nella madrepatria?

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+ Non ci sono più alibi +

In Declino Italia on 17 aprile 2013 at 09:00

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Le imprese italiane sono troppo piccole, incapaci di crescere ed innovare, troppo specializzate negli stessi settori a bassa tecnologia e in cui operano le economie emergenti (ben più competitive)“. A scriverlo, in un recente rapporto sugli squilibri macroeconomici, è la Commissione Europea.

Si tratta di una delle definizioni purtroppo più lucide del risultato di vent’anni di zero politica industriale in Italia. Vent’anni in cui si sono anche sviluppate centinaia e migliaia di imprese straordinarie, contro tutto e contro tutti (questo non dimentichiamolo, di storie ce ne sarebbero da raccontare…) – ma il sistema-Paese, preso nel suo insieme, scivolava nella “Serie B” mondiale descritta da Bruxelles.

La performance delle esportazioni italiane, prosegue il rapporto, “continua a soffrire a causa di un modello di specializzazione dei prodotti non favorevole, e della limitata capacità delle imprese di crescere” nelle proprie dimensioni. “Il modello di specializzazione italiano è molto simile a quello dei mercati emergenti come la Cina, con la maggior parte del valore aggiunto nei settori tradizionali, relativamente low-tech”. Ciò è dovutoprincipalmente alla limitata capacità di innovazione delle imprese italiane“.

Prosegue il rapporto: “la predominanza di micro e piccole imprese mette in luce le difficoltà delle aziende italiane di crescere e diventare attori internazionali, in ragione delle barriere istituzionali e normative, delle caratteristiche strutturali delle imprese e di un ambiente “non-business friendly”. Questi fattori limitano il flusso di investimenti stranieri diretti, impedendo all’Italia di trarne vantaggio, attraverso il trasferimento di capitali e di conoscenza, un aumento del coinvolgimento nel commercio mondiale e l’impulso per un ambiente imprenditoriale più competitivo e un management delle società più moderno“.

Nulla da ridire: è la fotografia dell’Italia produttiva nel 2013. Nitida e trasparente. Ribadiamo: una fotografia che non si applica a quegli imprenditori che -remando controcorrente- hanno investito in imprese innovative e ad elevato capitale umano. Ma qualche rondine non fa -purtroppo- primavera: il quadro “macro” è questo.

E si riflette, direttamente o indirettamente:

-in chiusure record delle imprese a nei primi tre mesi del 2013 (+13% rispetto al 2012);

-in buste paga ferme a gennaio (dato Istat);

-in sei milioni di persone di fatto fuori dal mercato del lavoro, in un Paese che ne conta 60 milioni: quasi tre milioni di inattivi, insieme a due milioni e 744mila inattivi. Dati da allarme rosso fuoco;

-e se gli indicatori dicono qualcosa, persino la Lombardia, un tempo “isola felice” e ricca d’Italia, in soli tre mesi ha perso altri 50mila impieghi. Secondo “La Repubblica”, licenziano Fnac, Darty, Carrefour, Manpower, Upim, Panasonic, Nestlè, Nokia, persino alcuni tra i più prestigiosi hotel di Milano. Una catastrofe.

E’ vero: c’è la crisi, lo Stato non ha pagato per anni le imprese secondo tempi accettabili, manca un Governo che dia la direzione. Il Paese è in stallo…

Ma finiamola con gli alibi: paghiamo anni di zero investimenti sul futuro. Intrappolati nel boom degli anni ’80, non abbiamo visto cadere il muro di Berlino, non abbiamo previsto l’emergere di nuove potenze, non abbiamo capito nulla di quanto accadeva fuori dalla Penisola. Abbagliati da una classe dirigente ignorante e provinciale. A tutti i livelli.

La colpa è anche dei maghi della finanza, è anche dell’Europa, è anche di tutti gli altri. Ma è -in primis- nostra. Finché non individueremo i maggiori responsabili di questo sfacelo (noi stessi), non potremo porvi rimedio.

Lo sapete che, secondo il WTO, nel 2012 siamo scivolati al nono posto (uno in meno), nella quota di esportazioni a livello mondiale? Arretriamo anche negli scambi globali: è l’effetto di quella straordinaria denuncia che la Commissione Europea ha messo nero su bianco.

La fuga dei migliori talenti all’estero è l’ennesimo effetto, non la causa del problema.

Basta alibi. Basta dare la colpa agli altri. Guardiamoci dentro, in modo intellettualmente onesto. Scopriremo un sacco di problemi.

 

Designer tra Italia e Singapore

In Storie di Talenti on 15 aprile 2013 at 09:00

Tra poco più di 48 ore vedrò l’Italia da un oblò, e penserò che -per quanto sia un Belpaese, non è un Paese per giovani. A Singapore voglio dimostrare che avere 29 anni non significa essere giovani, se dietro ne hai quindici di lavoro. Singapore non è un paradiso, nè un’utopia, ma è sicuramente meglio del Paese che lascio“: con queste poche righe, un vero e proprio “testamento” a futuro memoria, Riccardo Bellotto, 30 anni, architetto e Senior Designer al lavoro nel Sud-Est asiatico, ha lasciato lo scorso autunno la Penisola.

Riccardo ci fornisce lo spunto su cui impostiamo la puntata di “Giovani Talenti”: a causa di un disguido aereo, però, non è purtroppo potuto intervenire -come previsto- nella puntata che abbiamo registrato a Milano.

Ne approfittiamo per approfondire lo spunto fornitoci dalla storia di Riccardo con l’ospite della puntata: Bettina Di Virgilio, industrial designer, titolare dello studio Bet Di Virgilio a Milano. Storia davvero interessante e in qualche modo speculare, quella di Bettina: giovane designer 37enne, è riuscita a restare in Italia, ma la quasi totalità del suo fatturato arriva lavorando con l’estero, in particolare proprio con l’Estremo Oriente. Bettina ci spiega perché. E ci spiega anche quali siano le principali difficoltà lavorative, per un giovane professionista che sceglie di restare nella Penisola. Ci spiega perché -parole sue- “vivere in Italia è diventato un lusso“.

Nella rubrica “Expats” raccontiamo un’altra associazione di nuovi emigrati italiani, nata in questi ultimi anni. Dall’Estremo Oriente ci spostiamo negli Usa, per conoscere da vicino i componenti di “Italians in DC”, associazione che riunisce i nostri espatriati nella capitale federale americana. Ce ne parla Ivan Butina, cofondatore di “Italians in DC”.

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