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L’Italia che non cambia mai…

In Fuga dei giovani on 4 agosto 2010 at 09:00

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Mi ha molto colpito la storia di Paolo Macchiarini, 51enne chirurgo specializzato in interventi al torace, che la scorsa settimana ha annunciato che tornerà all’estero. Storia paradigmatica, quella di Macchiarini: formatosi a Siena, trasferitosi in Francia e negli Stati Uniti, poi rientrato in Italia, per la precisione all’ospedale fiorentino di Careggi. Pochi giorni fa l’annuncio: Macchiarini parte per la Svezia. Destinazione: il prestigiosissimo Karolinska Institutet.

Mi hanno preso in giro: ero tornato in Italia perché chiamato per un progetto innovativo, ma non ho avuto quello che mi hanno promesso“, ha denunciato lui pochi giorni fa, spiattellando pubblicamente la propria storia ai media. Dopo aver compiuto, nelle ultime settimane, un trapianto di trachea con un metodo altamente innovativo, Macchiarini ha denunciato senza paura il mondo accademico fiorentino: “Per le ricerche innovative che sto portando avanti ho bisogno di finanziamenti e la Regione Toscana è l’unica che me li ha dati, ma c’è stata una chiusura evidente del mondo accademico fiorentino nel darmi un incarico. Possibile che non sono bastate quattro riunioni per decidere sul mio ruolo, quando al Karolinska è stato sufficiente leggere il curriculum per darmi un incarico, e all’University College di Londra per darmi la nomina a professore in chirugia toracica? Mi chiedo se questo paradosso sia giustificato per tutti i giovani che fanno ricerca“. E ha concluso: “Inizierò a settembre la mia attività, soprattutto per i giovani che lavorano con me e potranno avere una prospettiva“. Già, ancora i giovani

Ovviamente, squarciato il velo d’ipocrisia, mostrata la nudità del re, è stato tutto un correre a riprendersi il povero Macchiarini, in una specie di “Telethon” francamente poco edificante. La Regione Toscana, col suo presidente Enrico Rossi, ha promesso che farà di tutto per farlo restare a insegnare: in questo caso va precisato che Macchiarini non lascerà l’ospedale fiorentino, proprio per gratitudine verso la stessa Regione, che gli ha concesso i finanziamenti necessari a farlo lavorare. Molto più aspra la contesa con l’università, con il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Gian Franco Gensini, che ha dichiarato: “Spiace leggere cose non vere da parte del professor Macchiarini”. Gensini ha richiamato non meglio precisate condizioni amministrative, necessarie per una chiamata diretta all’insegnamento.

Macchiarini, che aveva definito il sistema universitario italiano partitocratico e non meritocratico, si è limitato a controbattere con un “buongiorno”.

Questa è l’Italia: parole, parole, parole… La storia di Macchiarini la si può ritrovare -quasi identica- nella quasi totalità delle centinaia di storie di quei pochi coraggiosi, che hanno provato a rientrare nel Belpaese. Attratti da un cambio di mentalità di facciata, hanno cercato di reinserirsi nel “sistema”, fiduciosi di poter ricominciare. Ma presto hanno scoperto come termini quali “merito”, “giovani”, “ricambio”, hanno una valenza puramente linguistica, dalle nostre parti. Dietro c’è il nulla. Dietro proseguono -immutabili- le vecchie logiche di potere.

Riuscirà la cosiddetta “Riforma Gelmini” a cambiare le cose? Difficile dirlo. Il mandato a tempo per i rettori, l’abilitazione nazionale per ordinari e associati, lo stop ai ricercatori a vita, il Fondo per il merito (se mai si troveranno i soldi…), rappresentano degli elementi indubbiamente positivi. Lo scarso potere pratico dei Dipartimenti, il rischio che -nonostante l’abilitazione nazionale dei docenti- i singoli atenei continuino a reclutare “gli amici degli amici”, le scarse garanzie di assunzione per i giovani ricercatori, il mancato pensionamento forzato delle “mummie”, i professori “over 65” (il pensionamento sarà obbligatorio solo per gli “over 70”), rappresentano punti negativi. Il tutto in un contesto di fondi e soldi che scarseggiano.

Sopravviverà l’università pubblica, riuscendo al contempo a rinnovarsi e a far fuori quelle baronie che impediscono -a luminari quali Macchiarini- di affermarsi, solo sulla base del proprio curriculum?

Nella risposta a questo quesito si gioca il futuro del nostro sistema educativo superiore. E, in ultima analisi, il futuro dell’Italia stessa. Che non cambia mai. Non cambia, maledettamente, proprio mai…

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  1. far confusione a mio parere non aiuta nessuno. la soluzione non deve essere trovata ad personam, macchiarini non è l’unico talento in italia che meriterebbe di restare. va cambiato un sistema.
    se fossi un ricercatore vincitore di consorso che da cinque anni aspetta di essere assunto e che comunque fa silenziosamente il suo lavoro questa vicenda mi farebbe parecchia rabbia. perchè non potrei sfruttare le conoscenze che ha macchiarini. tutta questa vicenda dovrebbe servire a promuovere il ricambio generazionale e a rompere i sistemi di garanzia a vita che esistono nell’università, non nel risolvere un personalismo, per quanto straordinario sia il suo promotore. quanti altri macchiarini lavorano nel precariato e silenziosamente attendono che il sistema li assuma (quando arriveranno i soldi)?

  2. Cara scettica, guarda che Macchiarini nei panni del giovane ricercatore c’è stato, ma appunto perché non c’erano possibilità di entrare all’università se ne è andato all’estero nei prini anni ’90. Ha lavorato e fatto carriera e sapendo come girano le cose in Italia se n’è tenuto lontano. Ha provato a rientrare solo quando (divenuto famoso in tutto il mondo per il trapianto di trachea) è stato INVITATO a farlo, con la promessa di poter creare una scuola. E lo ha fatto per poter dare il suo appoggio appunto ai giovani. Le sue “conoscenze” non sono in Italia, dove non vive da tanti anni e dove nessuno lo conosceva, ma nel mondo scientifico internazionale; e voleva metterle a disposizione dei giovani. L’unico politico che conosce è Rossi, che da assessore alla sanità toscana lo ha chiamato alla fine del 2008, e che si è impeganto concretamente per ottenere che un chirurgo superlativo operasse a Firenze. Ma non sono intrallazzi, solo stima reciproca. Conosco personalmente Macchiarini per ragioni professionali, e ti assicuro che ha un senso dell’etica (professionale e morale) assoluto

  3. Andate sul sito dell’Università di Careggi, cercate Chirurgia toracica e guardate cosa c’é: i curricula del Direttore di dipartimento nonché Professore Ordinario (70 anni, una manciata pubblicazioni per 4/5 su riviste in italiano, attività clinica un centinaio di interventi all’anno, cioè neanche 2 alla settimana) e di Macchiarini, nella cui sala operatoria -per ordine del suddetto Ordinario- gli specializzandi non possono entrare. E guardate cosa è segnato tra le attività di ricerca: trapianto di polmone e di trachea (che in realtà fa solo Macchiarini). Cioè: Macchiarini va bene per far vedere che il reparto fa certe cose, ma deve sembrare che è merito del direttore. Onori ai capi e oneri agli altri… come al solito!

  4. e mò che lo hanno sfruttato, lo fanno pure arrestare…ahihahiahiahiahiahiahia

  5. A quanto pare, però, l’università fece bene a non prenderselo. Arrestato nel 2012, sotto processo in Italia (ad oggi) e sotto indagine in Svezia. A leggere la dichiarazione “a Stoccolma hanno solo letto il mio cv per darmi l’incarico” oggi vengono i brividi: se avessero controllato prima, magari avrebbero evitato i guai oggi! Un documentario della TV svedese lo accusa di aver causato la morte di molti pazienti, e l’università svedese lo sospetta di aver mentito nel CV.

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