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Azzurro Vecchio Pallido

In Declino Italia on 30 giugno 2010 at 09:00

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Il tramonto della squadra azzurra ai Mondiali di calcio in Sudafrica presenta delle inquietanti somiglianze con la situazione attuale del Paese. Un fatto che molti hanno sottolineato, nelle drammatiche ore che hanno seguito l’altrettanto drammatica eliminazione degli ex campioni del mondo: un condottiero vecchio e arrogante, praticamente richiamato dalla pensione e dalle serene passeggiate con i nipotini in riva al mare; un nucleo di “senatori” vecchi, resi immortali a Berlino, ma finiti poi nella polvere in  Sudafrica, senza più fiato in corpo; infine un gruppo di giovani cooptati, senza troppa arte né parte. Mentre i pochi giovani calciatori di classe di questo Paese venivano lasciati a casa… Meglio gli “average”, meglio i mediocri. Quelli non creano problemi, se ne stanno buoni buoni a prendere ordini dai vecchi. Il talento nel Belpaese dà fastidio. Soprattutto se giovane.

La somiglianza con l’Italia-Paese reale del 2010 è impressionante: “Siamo l’Italia di Cannavaro e Camoranesi: non stanno più in piedi ma continuano, senza rispetto per sé e per chi è costretto ad aspettare il proprio turno. Siamo l’Italia dove c’è chi si fa vanto di aver dato uno spiraglio ai quarantenni. I quarantenni, santo cielo. Dove chi dirige la baracca è la stessa faccia che torna, a furor di popolo. La gioventù da noi non brucia. Manco s’accende“, ha scritto in un bell’articolo Gabriele Romagnoli su “La Repubblica”, all’indomani dell’eliminazione.

Un’Italia vecchia, un’Italia che scricchiola, un’Italia che imbarca acqua nel suo lento affondamento. Non che gli “altri” non ci provino, ad avvisarci da fuori: in un bell’articolo appena uscito su Time Magazine, Stephen Faris si chiede se ce la faremo ad evitare un collasso economico. La risposta è quella che io do’ da tempo: stiamo lentamente affondando, vendendo l’argenteria di famiglia. Il “piano di salvataggio”, il bail out, dei giovani “under 40” di questo Paese è interamente affidato ai risparmi dei genitori. E quando questi finiranno che succederà? A chi chiedere soldi in prestito?!? Del bell’articolo di Reuters abbiamo già detto, riportandolo integralmente nell’ultimo “post” domenicale. Basti dire che -anche in questo caso- il refrain dominante era: l’Italia si sta lentamente suicidando. Infine, anche il francese “Les Echos”, in un articolo di recente pubblicazione che cita il nostro libro “La Fuga dei Talenti”, ricorda per l’ennesima volta la “Fuite des Talents”…

Certo, fa ridere che -per prendere un settore a caso (ma non troppo)- il tema dei giovani abbia fatto capolino anche nei temi della maturità: “il ruolo dei giovani nella storia e nella politica”, questa una delle tracce presenti. Come ha scritto Andrea Romano su “Il Sole 24 Ore”, “i maturandi del 2010 sono immersi in una retorica giovanilistica sovrabbondante, ma assai povera di risultati“. Fa quindi ridere l’altrettanto retorica esortazione del grand commis di Palazzo Gianni Letta, che chiede ai giovani di “fecondare il dibattito, un po’ stanco, della politica o dei luoghi deputati a discutere”, per risolvere quei problemi che i “vecchi” non sono stati capaci di risolvere. O che non intendono risolvere, verrebbe da aggiungere, tantomeno con l’aiuto di chi potrebbe veramente farcela.

La CNA dell’Emilia Romagna ha ben sintetizzato il problema:

-nel 2008 un italiano su sei aveva meno di 35 anni, nel 2020 sarà uno su sette;

-in Italia solo il 3% di figli di operai riesce a salire la scala sociale;

-nel 2005 -ad un anno dalla laurea- trovava posto più della metà dei giovani (56,9%), nel 2006 siamo scesi al 53%, nel 2007 al 47%;

-nel 1997 gli “under 35” costituivano il 22% degli imprenditori, nel 2007 il 15%;

last but not least, 34mila giovani ricercatori lasciano l’Italia fuggendo all’estero.

Serve “un nuovo Risorgimento”, per dirla con Alessandro Fusacchia di RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale), in un bell’intervento che consiglio di leggere assolutamente, da lui tenuto a metà maggio nell’assemblea annuale del Gruppo Giovani Imprenditori di Torino. Cito solo un passaggio, ma vi allego il link affinché possiate consultare il testo integrale: “Da questo Paese non se ne stanno andando i migliori ricercatori, se ne stanno andando TUTTI. C’è una GENERAZIONE che sta migrando. Chiunque può, se ne va“.

Amen.

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Architetto Ecosostenibile in UK

In Storie di Talenti on 28 giugno 2010 at 09:00

“Non è un Paese per giovani architetti”, verrebbe da dire, leggendo la storia di Maria Cristina Sorvillo, 39enne professionista attualmente al lavoro a Londra, dopo un iter decisamente tortuoso nel Belpaese. Sono una donna architetto che vive a Londra da più di tre anni, dopo aver tentato (in ogni modo) di lavorare in Italia per più di 10 anni, esercitando la propria professione. Ho tentato la carriera universitaria (dopo aver conseguito per merito un dottorato di ricerca), il posto pubblico, il posto in azienda privata, l’attivita’ professionale in proprio – ma con nessun risultato. La cultura architettonica nel nostro Paese è putroppo ancora indietro, ed ancor di più lo è il riconoscimento della professionalità in questo campo“: così afferma Maria Cristina, in uno sfogo affidato alla nostra trasmissione.

Dopo la laurea, Maria Cristina prova tutte le strade possibili in Italia: tenta in primis il settore privato, per scoprire che lo stipendio -quando c’è- lo vedi una volta l’anno. E quando va un po’ meglio, finisci per trovarti immersa in una ragnatela di parentele tutte interne all’azienda, che impediscono all'”outsider” di crescere. Contemporaneamente prova la strada del settore pubblico: anche qui, incredibilmente, scopre un’altra verità. Lavorare troppo non paga… lo si sconta con la mancata assunzione.

Così, impacchettate le sue esperienze accademiche, i suoi titoli professionali, la sua laurea e il suo dottorato, le sue esperienze di lavoro, i suoi riconoscimenti alle competizioni di design, i suoi mille progetti e le sue numerose pubblicazioni, Maria Cristina affronta colloqui di selezione Oltremanica, prima di essere assunta e partire con destinazione UK. Qui, dopo alcune esperienze da dipendente, avvia il suo studio, tutto incentrato sulla sostenibilità ambientale, con una grande apertura verso le nuove tecnologie, l’edificio e la città.

Ospite della puntata è Guendalina Salimei, collega di Maria Cristina, nonché titolare di un proprio studio di architettura a Roma. Lei ha fatto la scelta opposta: restare in Italia e lottare da qui per emergere professionalmente.

Tempo di Mondiali di calcio: anche la nostra rubrica “Spazio Emigranti” si adegua alla “febbre da football”. Per la nostra finestra mensile sulle sezioni della comunità di Italiansonline.net andiamo a visitare quella sudafricana, da poco riaperta. Intervistiamo Valentina Zedda, di IOL Sudafrica.

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E’ ancora aperto il dibattito intorno all’ultima discussione lanciata in trasmissione: I salari di ingresso per i neolaureati e i giovani professionisti in Italia. Li ritenete adeguati, soprattutto in confronto alla media europea? Il loro basso livello gioca -secondo voi- un ruolo decisivo nello spingere i nostri giovani professionisti all’espatrio?

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Alla prossima puntata: sabato 3 luglio, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Italy’s Lost Generation

In Fuga dei giovani on 27 giugno 2010 at 09:00

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Dilaga ormai il tema della “Fuga dei Talenti” italiana sulla stampa nazionale ed estera: in una sola settimana abbiamo potuto annotare ben due nuovi spunti.

-L’apertura di una sezione specifica e dedicata sul nuovo sito de “Il Fatto Quotidiano”: CLICCA QUI PER LEGGERE

-L’uscita di un articolo dell’agenzia di stampa Reuters, ripreso anche dalla versione online del “New York Times”. Qui il taglio è maggiormente legato alla condizione dei giovani in Italia: CLICCA QUI PER LEGGERLO

Copio e incollo l’articolo in inglese. Meditate, gente, meditate…

ROME (Reuters) – Once kept at home by love for mamma’s home-cooked pasta, a growing number of young Italians are now forced to live with their parents because they can’t get a steady job or afford a home of their own.

When estate agents showed a young couple a rental apartment in Rome this year, they got a shock: the would-be tenants arrived with a gang of friends with bottles of bubbly wine.

The “protest party” was a set-up concocted by the couple who made a date to view a flat they knew they could not afford.

The serious purpose was to highlight the fact that renting a home is beyond the reach of many young Italians, the segment of society hardest hit by the economic crisis.

“We wanted to talk about the fact that a lot of Italians just can’t afford to leave their parents’ home,” said Chiara Bastianni, 25, of the “Fai la Valigia” (Pack your bags) group behind the unorthodox protest. “It’s a type of provocation.”

Landing a steady job has long been hard for the young but a shrinking economy has choked off the few jobs available to them. Connections are essential to nab the few positions available in the bloated public sector, while businesses often hire workers only on short-term contracts to dodge rigid labor laws.

After the steep recession in 2008-2009, nearly 60 percent of 18-34-year-olds now live with their parents, up from 49 percent in 1983, national statistics agency Istat says.

Nearly a third of people in their early 30s are still living with their parents — a figure that has tripled since 1983.

Mocked as “bamboccioni” (big babies), who choose to live a pampered life with mamma, a growing number have no choice.

The desire to stay with the family came a distant third in the Istat survey among the reasons cited for living at home, after financial and educational grounds. The percentage of youth wanting to leave home in the next three years rose to 51.9 percent in 2009 from 45.1 percent in 2003.

LOST GENERATION

Gabriele Gentile, 26, lives with his parents in Rome because taking on a monthly rent would be too risky. Without a permanent contract enjoyed by older, unionized workers, he can be fired at any time.

“If you lose your job, you risk staying at home for a long time. Even when you have a job, you have to keep looking for alternatives because you never know when you might be let go,” he said. “If I could, if I had a job that gave me more stability, I’d leave my parents’ house tomorrow.”

Sociologist Chiara Saraceno says the trend is worrying for Italy’s future, as the younger generation enters the labor market late, lives with job insecurity, gets fewer chances to develop skills and founds a family later.

“This is the generation which is bearing the brunt of an aging society, of a society which is investing very little in the young while putting the costs of the economic crisis and labor market changes on their shoulders,” said Saraceno, adding that young Italians risk becoming a “lost generation.”

While retirees — who form a majority of members of Italy’s largest union — and public sector workers lead the outcry over a 25-billion-euro ($33.5 billion) government austerity package, young people quietly endure the sharpest hit from the crisis.

In 2009, Italians between the age of 18 and 29 accounted for 79 percent of overall job losses, Istat says. The employment rate in that age bracket shrank to 44 percent.

Worse, more than two million people — over 21 percent of 15-29-year-olds — did not work or study in 2009, making Italy the European country with the highest number of inactive youth.

“SLOW SUICIDE”

Despite frequent laments about the plight of workers on short-term or “precarious” contracts and successive governments promising legislation, little change is expected.

Public Administration Minister Renato Brunetta drew outrage from the left and won little support on the right this year when he proposed taking money out of the pension system to give 500 euros a month to adults living with their parents.

The gerontocrats who dominate politics and business show little sign of making way for those in their 30s or 40s, considered “young” by Italian standards.

While the United States and Britain have leaders in their 40s, Italy’s revolving-door politics revolves around the likes of 73-year-old Prime Minister Silvio Berlusconi and 69-year-old ally Umberto Bossi. Challengers such as Gianfranco Fini and leftist leader Pierluigi Bersani are both in their late 50s.

So much so that former Prime Minister Romano Prodi, 71, says the young must kick the older political class out.

“When does anyone ever leave younger people room?” Prodi said this month. “Career politicians must be pushed out.”

Business can be equally geriatric — Frenchman Antoine Bernheim was 85 when he was replaced at the helm of Italian insurer Generali this year by Cesare Geronzi, who at 75 remains among Italy’s most influential businessmen.

Prominent sociologist Franco Ferrarotti says where all this leaves young Italians is simple: “They should learn foreign languages and move abroad.”

The growing youth crisis, he says, is a blow to the core value that has made the country what it is — family.

“What is really tragic in Italy is that the family is strong but having a new family is very expensive, so if it weren’t for immigrants, we’d be below zero percent population growth rate,” said Ferrarotti. “This is a slow suicide.”

(Writing by Deepa Babington, Editing by Philip Pullella and Paul Taylor)


Ventitreesima Puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 giugno 2010 at 09:00

Ventitreesimo appuntamento con “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che porta on air il mondo della nuova emigrazione italiana. Di nuovo in Gran Bretagna, oggi, per parlarvi della storia di una donna architetto, approdata Oltremanica al termine di mille peripezie nel mondo del lavoro italiano. Un vero e proprio percorso a ostacoli, il suo, conclusosi con un’assunzione per selezione nel Regno Unito e l’avvio -successivo- di una propria attività a Londra. Prima però, il deserto del settore pubblico e privato italiano, con esperienze al limite del surreale. E’ questo il Paese moderno in cui pensiamo di vivere?

La puntata costituirà anche un’ottima occasione per riflettere sulla condizione dei giovani architetti nel Belpaese.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: I salari di ingresso per i neolaureati e i giovani professionisti in Italia. Li ritenete adeguati, soprattutto in confronto alla media europea? Il loro basso livello gioca -secondo voi- un ruolo decisivo nello spingere i nostri giovani professionisti all’espatrio?

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

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Il giorno de “Lo Sbarco”

In Declino Italia on 25 giugno 2010 at 09:00

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Partono oggi da Barcellona, con direzione Genova, le centinaia di espatriati de “Lo Sbarco“: faranno rotta via nave verso l’Italia, per denunciare la deriva culturale, politica e sociale che ha imboccato il nostro Paese. Una nave dei diritti: una nave con un messaggio chiaro, portato fino in Liguria da un nutrito manipolo di emigranti che hanno lasciato il Belpaese e non sono -per il momento- decisi a tornare. Se non temporaneamente. E per portare un messaggio forte.

Assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia“, si legge sul Manifesto del movimento. “Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi“.

Che saranno i nostri migliori espatriati a salvare questo Paese l’ho sempre sostenuto. La profezia si sta forse avverando?

MORE INFO @ LO SBARCO: WWW.LOSBARCO.ORG

Cosa restera di questi “Anni Zero”?

In Fuga dei giovani on 23 giugno 2010 at 09:00

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Forse abbiamo toccato il fondo. Ma forse resta ancora da scavare, in questa discesa verso l’abisso. Sinceramente le notizie che arrivano dal “fronte” non sono così rassicuranti.

Due indagini, la prima sulle “Statistiche in Tema di Laureati e di Lavoro”, la seconda di Od&M Consulting, hanno messo nero su bianco ciò che sospettavamo da tempo: un buon tornitore guadagna più di un neolaureato. Il 26,3% dei laureati specialisti incassa infatti -a dodici mesi dal titolo- tra i 1000 e i 1250 euro al mese. Un tornitore: 1303 euro.

Va un po’ meglio, ma di poco, ai laureati triennali: a dodici mesi dal titolo il 23,4% di loro viene retribuito tra i 1251 e i 1500 euro. Quanto un caposquadra… Gli esperti però assicurano: “I frutti si raccolgono dopo”. Certo, dopo aver passato anni sottopagati, alla perenne ricerca di un’assunzione in un mercato del lavoro dove l’85% delle offerte è sommerso, e ci si arriva solo con gli “agganci” giusti, facendo slalom tra stage e contratti a termine… così anche la prospettiva di un futuro più o meno sicuro appare un po’ meno confortante.

Ma questi sono dati ormai stranoti: quello che forse è un po’ meno noto è come questa situazione rischi -alla fine- di degenerare, con conseguenze devastanti per il sistema-Paese. Un’indagine Deloitte ci avverte: esiste il rischio di una “fuga dei cervelli” dalle aziende italiane. Per la società di consulenza, la riduzione degli organici in atto con la crisi (tagliare per salvare i conti, insomma…), sta facendo perdere capitale intellettuale alle nostre imprese. Al punto che il costo totale della sostituzione di ciascun dipendente perso potrebbe risultare tre volte superiore al salario annuale dello stesso dipendente. L’effetto: i manager che contano sui “senza lavoro” per riempire le future carenze di talenti rischiano di ritrovarsi senza le competenze e la leadership necessaria per cogliere i vantaggi di una economia in miglioramento.

Come se non bastassero i tagli interni alle aziende sul capitale umano, anche la politica ci sta mettendo del suo, con messaggi devastanti: nel Piano di Azione per l’Occupabilità dei Giovani, presentato la scorsa settimana, i Ministri del Lavoro e dell’Istruzione, Maurizio Sacconi e Mariastella Gelmini, hanno fatto risaltare come -nel mondo del lavoro- il diploma renda più della laurea, in termini di occupazione. Tra i diplomati compresi nella fascia “25-34 anni”, l’8% risulta disoccupato, contro l’11,2% dei laureati: questi i dati ministeriali, che riflettono -nella parte sulle retribuzioni- quelli citati in apertura di questo “post”.

Quali sono le conseguenze di tutto ciò? Semplice: se passerà il messaggio “laurea=disoccupazione”, l’Italia del futuro sarà così composta. Una minoranza di laureati competenti all’estero, in ottime e ben retribuite posizioni, una maggioranza di diplomati a occupare posizioni di medio livello in Italia. Al vertice, una classe dirigente mediocre, scarsamente qualificata. Culturalmente, si sta smontando quell’esile zoccolo duro di “élite generazionale”, prodotta dalla fascia educata dei giovani in uscita dalle nostre università. Anziché risolvere con coraggio gli annosi problemi strutturali di questo Paese, per permettere ai giovani di talento di farsi largo ed affermarsi, si sceglie la strada più comoda: “diplomatevi e andate a lavorare presto”, questo il messaggio.

Davvero imbarazzante. L’Italia del futuro l’ha ben descritta Francesco Giavazzi alcuni giorni fa, in un editoriale pubblicato su “Il Corriere della Sera”: “Ai nostri figli trasmetteremo società stagnanti, in cui ciò che conta è dove sei nato, non quanto ti sei impegnato“.

Un’Italia con ancora meno laureati, con una classe dirigente mediocre e incolta: un’Italia senza innovazione, ricerca e sviluppo, che continua a spendere tutte le ultime risorse rimaste nella “old industry”, dove le cosiddette “potenze emergenti” sono pronte a farci le scarpe. “Le nostre imprese piccole (per intenderci, l’ossatura dell’intero sistema-Paese, ndr) sono certamente straordinarie, ma nella concorrenza globale del mondo post-crisi fanno una maledetta fatica”, scriveva Giorgio Barba Navaretti su “Il Sole 24 Ore” qualche giorno fa. Barba Navaretti dimostrava come -pur con un tessuto di Pmi straordinario- l’Italia deve puntare su imprese innovative, capaci di trasformarsi da piccole o microscopiche in medie, anche attraverso sinergie, per adattarsi ai mercati e alla globalizzazione. Il tessuto esiste, ma manca la strategia. E manca -forse- una maggiore propensione all’assorbimento di forza-lavoro qualificata. I laureati, per l’appunto. Meglio se con esperienze internazionali alle spalle.

Loro intanto se ne vanno, lasciandosi alle spalle un Paese dove -per dirla con la Cassazione in relazione all’inchiesta “Grandi Eventi”- prevale un “sistema spregiudicato di relazioni personali“. La fuga inizia ormai fin dall’università: sarebbero circa cinquantamila i nostri giovani connazionali che frequentano atenei esteri.

Cosa resterà, di questi “Anni Zero”?… viene da chiedersi. Forse nulla. Solo la storia di un’altra emigrazione. Quella dei “cervelli”.

Aguzzate la Vista! (Incentivi per rientro Ricercatori)

In Fuga dei giovani on 22 giugno 2010 at 10:30

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Oltre al noto ddl Controesodo, per il rientro in Italia dei professionisti “under 40” residenti all’estero per lavoro e/o studio da almeno due anni, c’è un’altra misura legislativa -questa volta ristretta ai soli ricercatori e professori- che mira a facilitarne il ritorno nel Belpaese.

Nascosta in un anonimo articolo (il numero 44) inserito all’interno dell’ultima Manovra Finanziaria (quella attualmente sotto assedio in sede parlamentare, con migliaia di emendamenti), la misura di fatto detassa il 90% del reddito di ricercatori e docenti che -al termine di almeno due anni di residenza all’estero- decidano di rientrare in Italia.

Non avrebbe fatto certamente male pubblicizzarla un po’ meglio (anche se pare si tratti di un semplice “copia e incolla” di misure analoghe già varate in passato, secondo fonti parlamentari).

Qui alcuni link chiarificatori:

L’Articolo de Il Sole 24 Ore online

L’Articolo 44 della Manovra su Il Sole 24 Ore online

Il testo completo della Manovra

Ingegnere Nucleare nell’Idaho

In Storie di Talenti on 21 giugno 2010 at 09:00

Perché non sono in Italia? Innanzitutto perché sono una persona che può raggiungere risultati, ma ho bisogno di stimoli. In America se c’è una cosa che capiscono è proprio questa: le persone lavorano sodo quando sanno che c’è un premio, morale o economico che sia. Mostri le tue capacità, chiarisci quali sono gli stimoli a cui rispondi, e l’azienda fa il possibile per ottenere il massimo da te. Se hai voglia, se continui a spingere, non ha importanza che età hai. Puoi fare carriera velocemente“: è in questo scarto, tutto giocato tra il mondo del lavoro italiano e quello anglosassone, che troviamo la chiave di volta per narrare la storia di Cristian Rabiti, 36enne ingegnere nucleare al lavoro nell’Idaho, Stato del nordovest americano, dove è a capo di un gruppo di lavoro presso l’Idaho National Laboratory.

Cristian è approdato negli Usa dopo una laurea in Ingegneria Nucleare all’Università di Bologna, una specializzazione a Parigi, il ritorno e la conseguente disillusione nel Belpaese, prima di accettare l’offerta di un dottorato in Germania. Da lì Cristian risponde di sì a un’offerta di lavoro che lo porta a Chicago in qualità di “Assistant Nuclear Engineering”, prima di approdare nell’Idaho. Attualmente sta frequentando -tra le altre cose- anche un MBA in Spagna.

Ospite della puntata è Aldo Pizzuto, responsabile del programma italiano sulla fusione e direttore dell’Unità Fusione dell’ENEA presso il Centro Ricerche di Frascati. Con lui affrontiamo -tra le altre cose- il tema delle opportunità professionali che si apriranno per i giovani professionisti del settore, grazie all’annunciato ritorno dell’energia nucleare in Italia.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” chiudiamo il countdown verso l’iniziativa “Lo Sbarco“, intervistando Andrea De Lotto, uno degli organizzatori.

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La nuova discussione lanciata in trasmissione: Secondo Unioncamere l’85% delle offerte di lavoro, in Italia, è nascosta, non pubblicizzata cioè con la necessaria trasparenza. E’ un sistema che taglia fuori -secondo voi- i giovani di talento e dall’apertura internazionale, ma senza le conoscenze e gli “agganci” giusti? All’estero è così, oppure -soprattutto nei Paesi di cultura nordica e anglosassone- c’è molta più trasparenza? Come raggiungere i loro livelli?

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La Francia in campo per i “pochi” Cervelli in fuga

In Fuga dei giovani on 20 giugno 2010 at 09:00

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Segnalo oggi dal nostro blog gemello “Giovani Talenti” il post sul piano francese per il rientro dei cervelli: la cosa curiosa, leggendo l’articolo, è che si scopre come -numericamente- non siano poi molti i ricercatori transalpini che lasciano il Paese. Ma il Governo è preoccupato dalla loro qualità: pare infatti che -all’estero- si trovino alcuni dei migliori ricercatori e accademici francesi.

Fa certamente sorridere il problema Oltralpe, se consideriamo che in Italia il dramma è duplice: se ne vanno molti più cervelli… e tutti di qualità!

LEGGI IL POST SUL BLOG “GIOVANI TALENTI”

Ventiduesima Puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 19 giugno 2010 at 09:00

Ventiduesimo appuntamento con “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che porta on air il mondo della nuova emigrazione italiana. Oggi torniamo negli Stati Uniti, per “atterrare” nell’Idaho, Stato del nordovest Usa. Lo facciamo per parlarvi della storia di un giovane ingegnere nucleare italiano, approdato fin qui per trovare quegli stimoli professionali che nel Belpaese sono pressoché inesistenti per i giovani di talento.

Il protagonista della storia odierna è fuggito da un Paese dove sembra drammaticamente valere il concetto del “più studi meno vali“. Sarà anche l’occasione per affrontare il tema delle possibilità professionali che si stanno aprendo per gli ingegneri nucleari in Italia, dopo la decisione di tornare all’atomo per produrre energia.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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