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Professionisti nel sud-est Asiatico

In Storie di Talenti on 30 luglio 2011 at 09:00

Puntata esotica, quella che “Giovani Talenti” propone per concludere il mese di luglio. Ci trasferiamo nel sud-est asiatico, tra Cambogia e Singapore, per esplorare due professioni tra loro molto diverse. Quella di analista di microfinanza, incarnata da Matteo Marinelli, 30 anni, al lavoro per una multinazionale. E quella di “mago” della computer grafica, come nel caso di Xavier Matia Bernasconi, 33enne italiano al lavoro a Singapore. Entrambi hanno accettato la sfida professionale, di vivere e lavorare a latitudini spesso inesplorate dalla nostra emigrazione.

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“Goodbye Mamma” project unveiled

In Fuga dei giovani on 28 luglio 2011 at 09:00

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Riceviamo e pubblichiamo la presentazione ufficiale del progetto “Goodbye Mamma”, cui anche “La Fuga dei Talenti” ha -seppur in minima parte- contribuito, più che altro con idee e spunti.

Il progetto ormai è partito, e ha messo online un gustosissimo video, che vi consigliamo di visionare. Alleghiamo anche alcune informazioni sul progetto, con tutti i riferimenti web per saperne di più.

Goodbye Mamma è un progetto crossmediale nato dall’idea di aiutare gli italiani a lasciare il proprio paese. L’Italia ha sempre meno da offrire in termini di meritocrazia e flessibilità. Decidere di vivere all’estero porta ad una profonda crescita a livello individuale e professionale, generando un’importante spinta all’ottimismo.

All’estero si ha spesso il privilegio di potere scegliere chi essere, di acquisire sicurezze che diventano forza e energia, contro la rassegnazione e la disillusione della nostra società italiana. Siamo consapevoli delle potenzialità, ma anche delle difficoltà che presuppone tale cambiamento ed è proprio da questa nostra consapevolezza che nasce l’idea di fornire un supporto valido e strutturato per organizzare un percorso di vita all’estero. Pianificazione, dedizione e forza di volontà sono per noi gli elementi chiave per realizzare l’obiettivo di lasciare il Belpaese.

Goodbye Mamma si propone come un way to think in un mondo in movimento: una guida capace di fornire metodi concreti per aiutare a realizzare numerosi percorsi all’estero. Il nostro compito è quello di dare una bussola a tutti coloro che hanno la curiosità e la carica di mettersi in gioco in un Paese straniero, ma non sanno bene come. Dire Goodbye Mamma non implica una fuga azzardata dal paese natio o tristi e definitivi addii. Significa piuttosto sperimentare una realtà nuova fuori dal nido originario: la vita all’estero e le sue enormi possibilità. Il nostro punto di arrivo è quindi un mondo variopinto, ricco di spunti e stimoli.

Goodbye Mamma è un team di persone provenienti da differenti background internazionali e accomunate dal desiderio di fornire un supporto chiaro e versatile sulla tematica dell’italiano all’estero. Concretamente la nostra aspirazione si traduce in tre canali:un libro, un sito web e una community on line.

Il progetto, oltre a viaggiare di pari passo nel mondo virtuale e in quello cartaceo, si distingue per la possibilità di essere declinato su un ventaglio più ampio di media: le applicazioni per i-Phone e l’ideazione di un format televisivo docureality sono solo alcuni degli esempi per sviluppare ulteriormente il progetto.

“Partire, per poi tornare”, come scrive Renzo Piano, contribuendo a migliorare il nostro Paese qualora la decisione di trasferirsi all’estero non dovesse rivelarsi definitiva. Oppure rimanere per sempre nel posto che abbiamo scelto consapevolmente come la nostra casa nel mondo“.

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Nuovi Dati sull’Emigrazione – Istat

In Fuga dei giovani on 27 luglio 2011 at 09:00

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Nella tranquillità che contrassegna i mesi estivi, segnaliamo l’ultima ricerca Istat sulle cancellazioni di residenza. Cancellazioni che fotografano, pur parzialmente, le mobilità interna al Belpaese… ma soprattutto con l’estero.

I dati sono riferiti al 2009. Segnalano che:

i cittadini italiani espatriati sono stati quell’anno 39mila, pari al 60% dei cancellati per l’estero (gli altri sono stranieri che tornano nei loro Paesi o espatriano in altri Paesi). La maggior parte di loro sceglie la Germania (6281), seguita dalla Gran Bretagna (5042), la Svizzera (4196), la Francia (3248) e la Spagna (2890).

-di questi, segnala l’Istat, 5839 sono laureati (il 15% sul totale degli emigranti). La maggior parte di loro sceglie la Gran Bretagna (14% sul totale dei laureati emigrati), seguita dalla Svizzera (10,8%) e dalla Germania (9,9%).

-se prendiamo in considerazione la quota dei laureati sul totale della popolazione emigrata per singolo Paese, in testa alla classifica troviamo il Brasile (dove il 21% degli emigranti hanno un titolo da “dottore”), seguito dalla Cina (20,3%) e dall’Olanda (19,5%).

-a livello nazionale, l’Istat osserva come nel 2009 si sia interrotta la tendenza alla crescita della mobilità interna: i movimenti dal Mezzogiorno verso il Centronord hanno registrato un calo del 10,4%, rispetto al 2008. 13mila trasferimenti in meno. Un sintomo della crisi: basti pensare che il Nordest, uno dei principali collettori di immigrazione dal Sud, ha visto calare le mobilità del 16,1%. Allo stesso tempo, nel 2009 sono aumentati del 10,5% i flussi di rientro verso il Mezzogiorno.

-per quanto riguarda i laureati e i loro trasferimenti all’interno del territorio nazionale, il 15,6% dei trasferimenti tra le ripartizioni italiane riguarda proprio loro. Percentuale che cresce fino al 18,4% sul totale dei trasferimenti, considerando il Sud come origine dei flussi. Dato interessante: il maggiore flusso di laureati -in percentuale sul totale- si registra per i trasferimenti dal Centro verso il Nordovest (21,8%). Come è facile prevedere, le quote minori di laureati emigranti all’interno dell’Italia si registrano -al contrario- dal Nordovest e dal Nordest verso il Mezzogiorno.

Qualche rapida considerazione: queste statistiche, soprattutto per quanto riguarda il trasferimento dei giovani professionisti all’estero, presentano -è evidente- ampie lacune.

Soprattutto di due tipi: 1) a livello numerico, quando tutti gli indicatori propendono per un espatrio di circa 60-65mila “under 40” italiani ogni anno, suona bizzarro che questa ricerca collochi il totale degli expats italiani a soli 39.024, con soli 5839 laureati (2009). Cifre ampiamente sottostimate, di questo ne sono certo, anche sulla base di studi precedenti. Ovviamente l’Istat ha una prospettiva limitata dal fatto che molti expats non comunicano -per molto tempo- il proprio cambio di residenza, risultando -per anni- ancora residenti in Italia.

2) Il secondo rilievo riguarda i laureati: troppo bassa la percentuale del 15% sul totale degli espatriati. Se ricordo bene, lo stesso studio l’anno scorso collocava al 60% l'”altro titolo di studio” (i diplomati sono il 30% circa del totale). Nella categoria “altro titolo di studio” temo che troveremo una percentuale enorme di laureati e “masterizzati”. I quali, per scelta o per impossibilità di riconoscersi nella semplice casella “laureati” (se ho un master o un dottorato posseggo un titolo superiore, o comunque un altro titolo di studio, non mi considero un semplice laureato, right?), scelgono di barrare la casella “altro”.

In sintesi: queste statistiche, per quanto approssimative, possono comunque fornire utili indicazioni su dove i nostri emigranti vanno, siano essi semplici “expats”, o expats con titolo di studio quantomeno pari alla laurea.

Vi promettiamo che cercheremo di approfondire nei prossimi mesi queste statistiche. Keep in touch 😉

IL LINK AL RAPPORTO ISTAT –  Clicca qui per approfondire

Designer tra Due Mondi

In Storie di Talenti on 23 luglio 2011 at 09:00

L’Italia è spesso sinonimo di creatività nel mondo: una creatività associata -in molte occasioni- al nostro design. Tuttavia, per un incredibile paradosso, proprio i nostri giovani designer faticano ad emergere nel contesto nazionale. Protagonisti a “Giovani Talenti” sono Benedetta Piantella, 29 anni, imprenditrice e designer sostenibile a New York. E Luca di Cesare, 32 anni, che esercita la stessa professione dall’altra parte del mondo, in Cina.

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Etica e accesso al pubblico impiego

In Meritocrazia on 21 luglio 2011 at 09:00

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Manuele, lettore del blog “La Fuga dei Talenti”, che ci invia un articolo molto interessante sulle “worst practices” nel settore dell’amministrazione pubblica. Dal quale emerge chiaramente come un Paese medioevale come il nostro sia riuscito a bloccare l’ascensore sociale anche nel settore pubblico.

L’articolo è consultabile a questo indirizzo: CLICCA QUI PER COLLEGARTI

Di seguito il testo integrale. Buona lettura!

Etica e accesso al pubblico impiego

di Manuele Bellonzi

La questione etica in merito alle modalità di accesso al pubblico impiego sembrerebbe esaurirsi nell’enunciazione del comma secondo all’articolo 97 della Costituzione repubblicana: agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso (…). L’ambito di analisi dovrebbe quindi svolgersi su di un piano squisitamente giuridico se, una
miriade di sentenze amministrative e penali, le cronache quasi quotidiane dei giornali e una quantità immane di pubblicazioni su baronìe, nepotismi e caste, non ci imponesse ai nostri giorni, vigorosamente, un approfondimento ed una riflessione sui profili squisitamente etici. Partendo da un dato pubblicato dalla Banca d’Italia (Indagine su redditi e la ricchezza delle famiglie italiane – 1998-2004) non possiamo non domandarci le ragioni per le quali a parità di istruzione,
genere, età, stato civile, area geografica e altri parametri, la probabilità di entrare nella pubblica amministrazione aumenta del 44 per cento per gli individui il cui padre lavora nel settore pubblico. Sembra quindi che circa il 53% della popolazione resti oggi “imprigionata”nel ceto (e quindi nelle possibilità occupazionali da cui proviene. Questo ne ha comportato, in Italia, il blocco di ciò che i sociologi chiamano “ascensore sociale”. Quando l’economia è in fase di espansione si riattiva una sorta di “giustizia sociale”, permettendo un’opportunità per i principi meritocratici.
Ma nella fase attuale di stallo o di recessione, se non si attivano politiche ad hoc di riduzione delle disuguaglianze, il Paese rischia di non uscire da un circolo vizioso dove il clan e la conservazione familiare uccidono il merito, l’innovazione ed anche parte dell’economia e delle possibilità di ripresa. I profili etici sono quindi duplici: individuali; in merito al corretto esplicarsi del principio di eguaglianza e non discriminazione e collettivi; relativamente alle conseguenze che ricadono
sull’efficienza soprattutto della p.a. e sulla sua capacità di innovazione e di produrre servizi di qualità.
Non è ovviamente possibile quantificare il danno creato da un sistema dove il familismo amorale (termine coniato da E. Banfield nel 1958) sembra essere una sorta di ordinamento giuridico parallelo e sottostante indubbiamente contra legem e contrario ad un’etica universale di giustizia e non discriminazione. Le oramai note “fughe dei cervelli” sono state, parzialmente, quantificate anche in ambito prettamente economico. Nel 2007 ben 11.700 laureati sembra che siano andati a cercar fortuna all’estero (nella maggior parte dei casi per non tornare più indietro, come invece fecero i nostri
avi fra ‘800 e ‘900). Allo Stato uno studente laureato costa, per tutto il suo percorso di studi (dalle elementari alla laurea) circa 101.000 euro. Anche non valutando le ricadute sull’economia in prospettiva, il solo costo della diaspora del 2007 si è attestato a euro 1.184.999.400. Una cifra impressionante che non può non far riflettere soprattutto l’economista e lo studioso di management pubblico. Si afferma spesso che, per l’accesso alla pubblica amministrazione, il modello del concorso pubblico è superato. Benissimo, posso essere d’accordo. Ma non posso non ricordare che anche quei (pochi) strumenti che in passato sono stati attribuiti ai manager per “scegliersi” la squadra non sempre hanno optato per criteri meritocratici e operato superando la ben conosciuta logica del clan. Come riusciremo ad uscire dal lungo tunnel del Pleistocene?

T’accorgerai che il mondo è mal messo.
Dio l’aveva creato preciso, aveva fatto gli uomini tutti poveri e tutti ignoranti.
Gli uomini invece, non si sa come,
si sono accordati per tirar su qualche decina di persone molto ricche e molto istruite
e lasciar tutti gli altri come Dio li aveva creati.

don Lorenzo Milani

Il mio appello

In Declino Italia on 20 luglio 2011 at 09:00

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Fa sorridere, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che usa l’immagine del “Titanic” per giustificare l’importanza della manovra. Un Titanic “europeo”, non più solo italiano. Forse perché quello italiano è già mezzo affondato…

Qualche dato a riprova:

-anche il Cnel conferma l’allarme disoccupazione. Nella fascia d’età 25-30 anni non lavora né studia il 28,8% dei giovani, in crescita di quasi cinque punti rispetto alla fase pre-crisi. Oltre uno su quattro. Troppo debole l’economia, anemica al punto tale da risultare incapace di imprimere una seria svolta alla domanda di lavoro. Calano anche i contratti a tempo indeterminato: prima della crisi, secondo lo studio, quasi il 31% dei giovani con contratto temporaneo otteneva nel giro di un anno un contratto permanente. Ora siamo scesi al 22%. Quel che è peggio, i pochi laureati di cui dispone questo Paese devono sempre più accettare lavori inferiori alle loro qualifiche. Questo lo facciamo presente anche al Ministro Sacconi, sempre tanto solerte nel ricordare ai giovani che occorre prendere quello che passa il convento. Certo, poi occorrerebbe indagare se -per i posti da Ministro- non accada l’esatto contrario. Che cioè vengano ricoperti da persone “underqualified”.

-secondo un’indagine Od&M Consulting, un giovane appena uscito dall’università riceve in media uno stipendio di 24mila euro lordi l’anno. Poca cosa, occorre dire: pensate che in un anno, il loro stipendio è cresciuto solo dello 0,2% (!). Peggio è addirittura andata ai giovani con un’esperienza in azienda tra i 3 e i 5 anni: tra il 2009 e il 2010 il loro stipendio si è persino abbassato del 2,1%! Sempre secondo la stessa indagine, la beffa sta nel fatto che i giovani diplomati hanno addirittura visto crescere la propria retribuzione. Se un neolaureato percepisce 24mila euro lordi l’anno, un neodiplomato ha raggiunto quota 22mila euro. Un incentivo davvero “incredibile” ad investire, anche a costo di sacrifici, nella propria istruzione. Fosse solo per dotare il Paese di capitale umano qualificato, in grado di far avanzare la macchina.

cresce, in Italia, la povertà: il 13,8% della popolazione vive una condizione di povertà relativa (Istat). Colpisce vedere come le maggiormente colpite siano le famiglie con i figli più piccoli. Parliamo dunque di famiglie giovani. Quasi una famiglia su tre, con figli minori, vive in condizioni di disagio economico.

-in tutto questo, la vergogna delle difese di casta, con le norme sugli ordini professionali spudoratamente difese in Parlamento dai rappresentanti di quegli stessi ordini, decisi a mantenere i propri privilegi fino all’affondamento della barca. Notai ed avvocati hanno fatto una tale barricata, che quei commi -frettolosamente inseriti nella manovra- altrettanto frettolosamente sono stati rinviati a interventi legislativi successivi. Semplicemente  vergognoso, anche perché tutto ciò è avvenuto alla luce del sole, con la sfacciataggine tipica di chi si sente impunito a vita.

Unico segnale di speranza, in questa situazione: la norma della manovra che prevede un regime fiscale superagevolato al 5% per i giovani “under 35” che apriranno un’attività. L’idea è buona, può da sola non bastare, forse -come accusa l’opposizione- è persino priva di copertura finanziaria. Ma rappresenta comunque un piccolo punto di partenza.

Ma non è qui che voglio fermarmi: anche questa “lista della spesa” di ingiustizie, l’ennesima pubblicata su questo blog, da sola non serve, se non a denunciare una situazione insostenibile. Finora abbiamo denunciato, ci siamo arrabbiati, abbiamo detto che le cose così come sono non vanno. Che decine di migliaia di giovani professionisti qualificati scappano da questo Paese, stufi marci di una situazione senza speranza.

Ma non ha più senso fermarsi a questo. L’invito, l’appello che lancio ai lettori del blog, è quello di non tollerare più alcuna ingiustizia. Nel grande, come nel piccolo. Nel quadro macro, come in quello micro. Gli strumenti esistono, fortunatamente ci troviamo ancora in uno stato di diritto. L’appello è molto semplice: facciamo valere da oggi i nostri diritti, di cittadini, di lavoratori, di professionisti. E perché no, anche di giovani.

Non servono rivoluzioni, non servono folle oceaniche in piazza. Basta intestardirsi, giorno dopo giorno, nella pretesa del rispetto di un’Italia meritocratica, giusta, nuova. Onesta. Se una maggioranza silenziosa comincerà a farlo, senza più accettare squallidi compromessi o contentini, o aiutini dall’alto… questo Paese cambierà. Io per primo mi impegno a farlo, nel mio piccolo. E conto di parlarne, prima o poi.

Come cambierà? Leggete il bell’articolo di Alessandro Rosina, che potete trovare a questo link, e ve ne farete un’idea precisa.

Ingegneri in Europa

In Storie di Talenti on 16 luglio 2011 at 09:00

Il 29% dei neolaureati che lasciano l’Italia sono ingegneri, i costruttori del futuro. Lasciano un Paese, che non sa o non vuole più progettare, privando sé stesso e i suoi giovani più innovativi di ogni speranza. Protagonisti di “Giovani Talenti” sono Antonino Pizzuto, 34enne ingegnere meccanico al lavoro in Danimarca. E Felice Allievi, 32 anni, ingegnere strutturista nello studio Calatrava di Valencia.

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+”La Fuga dei Talenti” a Torino+

In Fuga dei giovani on 14 luglio 2011 at 09:00

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“La Fuga dei Talenti” oggi alla “Altreitalie Summer Academy 150” del Centro Studi Altreitalie, a Torino. Insieme ad altri relatori affronteremo la questione della nuova emigrazione professionale.

IL PROGRAMMA:

ore 9.30-13.00

Le mobilità contemporanee

(Coordina Paola Corti, Università di Torino)

Peppino Ortoleva

Le vecchie mobilità intellettuali

Sergio Nava, Radio24

Dalla Fuga alla Circolazione dei Talenti. Sfide per l’Italia del futuro

Claudia Cucchiarato, giornalista

Guerra di cifre: perché è così difficile capire chi e quanti sono gli italiani all’estero?

Luca Bianchi, SVIMEZ

Le mobilità interne

Stefano Luconi, Università di Padova

Nuove mobilità o nuove migrazioni?

Dibattito

More info @: CLICCA QUI PER IL PROGRAMMA

Riflessioni di Mezza Estate

In Declino Italia on 13 luglio 2011 at 09:00

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Ma chi ti ha ridotta in questo stato?“, viene da chiedersi, leggendo numeri e statistiche recenti. Perchè i nostri giovani se ne vanno?… mi è stato chiesto recentemente. Provo a fare una sintesi, sulla base di alcuni dati comparsi nelle ultime settimane.

IMPRESE & INNOVAZIONE: L’Italia è tra gli ultimi Paesi nell’area Ocse per volume di finanziamenti alle aziende giovani con potenziale di crescita. Parliamo di “venture capital”, quel capitale di rischio grazie al quale regioni come la Silicon Valley hanno potuto prosperare e crescere negli ultimi decenni. La frazione dedicata agli investimenti di rischio nel Belpaese è davvero ridicola: lo 0,005% del Pil (!!!), contro lo 0,03% della Germania e lo 0,05% di Francia e Gran Bretagna. Solo Polonia, Ungheria e Lussemburgo fanno peggio di noi. Israele, Stati Uniti, Svizzera e Svezia sono invece tra i Paesi con maggiore propensione al “venture capital”. E’ evidente come -nella nostra cultura assolutamente conservatrice- manchi l’attitudine al rischio. Al proposito vi segnalo pure l’illuminante articolo di Michele Vianello.

-Restiamo in tema imprese & innovazione: colpisce scoprire come, secondo l’annuale ricerca Mediobanca, in Italia siano praticamente inesistenti le multinazionali “public company”, ad azionariato diffuso. Nel Belpaese rappresentano solo l’1,6% del totale (!!!): nel mondo sono il 67,6%. Lo Stato influisce sul 65,1% delle multinazionali italiane (nel mondo la percentuale scende al 18,6%!), le grandi famiglie italiane controllano il restante 33,4% (nel mondo la percentuale è poco più di un terzo: 12,5%). Sarà anche per questo che -nel 2010- la nostra manifattura ha registrato fatturati in crescita solo del 9,3%, quella tedesca del 17,6%, la Francia dell’11,8%? L’utile netto medio in Italia non arriva al 2%… La prima multinazionale italiana tra i colossi industriali è l’Eni, tredicesima. Fiat è 32esima. Poche, in affanno, a forte tendenza statale o famigliare e in calo vistoso nei ranking mondiali: la fotografia delle multinazionali italiane fa paura. E’ qui che i nostri migliori giovani possono trovare lavoro? Forse… Indubbiamente, le prospettive estere risultano ben più allettanti.

-…d’altronde il quadro delle multinazionali “made in Italy” altro non rispecchia che il sistema-Paese: se il Pil dell’Ocse è cresciuto nel primo trimestre 2011 dello 0,5%, quello italiano è salito solo dello 0,1%. Una lumaca.

PENSIONI FUTURE: Previsioni nere per gli attuali giovani precari, in vista del loro futuro pensionistico: parliamo di quasi un giovane su due, quando smetterà di lavorare – intorno al 2050. La loro pensione non arriverà a mille euro al mese! Lo afferma lo studio Censis-Unipol. Ironia della sorte: la previsione non contempla un milione di giovani autonomi o con contratti atipici, insieme ai due milioni di giovani Neet. Per i quali le prospettive risultano persino peggiori. Abbiamo realmente bruciato una generazione… Che ne sarà di loro?

L’ITALIA CORPORATIVA CHE SOFFOCA I GIOVANI OUTSIDER: Illuminante articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, sul sistema degli ordini professionali italiani, ormai un elefantiaco pachiderma buono solo a far mangiare parenti e amici: gli avvocati e i farmacisti “figli o nipoti di” avvocati e farmacisti sono oltre il triplo della media.Tra i commercialisti e i consulenti del lavoro, la ricerca della Fondazione Rodolfo De Benedetti (citata da Stella), dimostra invece come -dove il livello di familismo è più alto- peggiora la qualità dei servizi professionali. Il familismo è un fenomeno trasversale: persino più alto nel ricco Nordest che al Sud.

LAVORO: Per chiudere, parliamo ancora di lavoro giovanile. Un recente sondaggio condotto dall’associazione Rena, dal titolo (Pre)Occupiamoci, che ha coinvolto per la maggior parte la fascia 25-35 anni, ha rilevato come la retribuzione mensile più diffusa trai giovani sia tra i 1000 e i 1500 euro. Quasi il 60% degli intervistati considera la propria posizione precaria, nel quasi 80% dei casi si sente tutelato dalla famiglia – e quasi per nulla da azienda, Stato o sindacato. La metà del campione non riscontra corrispondenza fra la tipologia di contratto e la mansione reale. Due aziende su tre ricorrono a forme di contratti atipici. Per un intervistato su tre, la prima emergenza è garantire anche ai lavoratori atipici gli standard di welfare di cui gode chi ha un contratto collettivo.

last but not least, per Eurostat il tasso di occupazione italiano nel 2010 era del 61,1%, molto al di sotto del 68,6% europeo.

Qualche rapida “riflessione di mezza estate”, ora: per anni questo blog e altre pubblicazioni hanno denunciato i problemi dell’Italia e -soprattutto- dei suoi giovani. Raccontato storie, affastellato cifre, condotto analisi. I problemi sono sotto gli occhi di tutti, le possibili cure anche. Ma nulla, o troppo poco, è stato fatto. Di quel poco, molto aveva solamente l’aspetto -peraltro ipocrita- di interventi di facciata. Prepariamoci per un autunno difficile. Senza un cambio radicale, senza un rinnovo vero della classe dirigente, senza un ritorno attivo dei giovani ora all’estero, il rischio del baratro è vicinissimo.

E ora più che mai, anche un pauroso incremento della “fuga dei talenti” appare come un rischio concreto.

Imprenditori e manager tra Occidente e Oriente

In Storie di Talenti on 9 luglio 2011 at 09:00

Prima puntata di “Giovani Talenti – Estate“, con due storie -sempre straordinarie- che ben incarnano la capacità imprenditoriale e manageriale italiana, tra Usa e Cina. Protagonisti a “Giovani Talenti” sono Tomaso Veneroso, 36 anni, presidente di Amcast, società americana specializzata nella ricambistica.Tomaso vive a New York. E Roberto Fabbri, 29 anni, General Manager dell’impresa “Amore”, azienda italiana trapiantata in Cina, per la precisione a Shanghai.

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