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+ Addio Monicelli +

In Giovani Italians on 29 novembre 2010 at 22:22

“Spingere con la forza e non tacere, usare la vostra forza giovanile per sovvertire. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età” (3 giugno 2010).

MARIO MONICELLI

(1915-2010)

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Ingegnere Meccanico in Danimarca

In Storie di Talenti on 29 novembre 2010 at 09:00

Io non mi sento un talento, o un genio di qualche tipo: semplicemente un lavoratore onesto e professionale in cerca di gratificazione. Io credo che -proprio per questo- vada sottolineata non solo la fuga dall’Italia delle eccellenze più eclatanti, ma anche quella -silenziosa- dei professionisti validi e normali, che sta avvenendo ogni giorno di più. Gente che letteralmente manda avanti le aziende, produce reddito, paga le tasse“.

Con questa lettera Antonino Pizzuto, ingegnere meccanico di 34 anni al lavoro in Danimarca, si è presentato alla trasmissione “Giovani Talenti”. Antonino, una laurea col massimo dei voti all’Università di Catania, ha compiuto -nel corso della sua breve carriera- un doppio espatrio: prima dal sud verso il nord, poi dal nord verso l’estero. Una vicenda veramente emblematica, la sua.

Subito dopo la laurea, Antonino ottiene il posto in una grande azienda metalmeccanica di Torino, dove vivrà per otto anni e mezzo. Le cose all’inizio vanno bene: da neolaureato il posto di lavoro lo soddisfa, si sposa e ha una figlia.

Qui cominciano però, paradossalmente, i problemi: la moglie, ricercatrice a progetto all’università, viene messa alla porta, proprio in seguito alla maternità. Ma non solo: il suo lavoro, progressivamente, comincia a non soddisfarlo più. Le responsabilità aumentano, tuttavia lo stipendio resta lo stesso. Crescono pure le ore lavorate, senza che di pari passo arrivino i riconoscimenti e le soddisfazioni. Ma quel che è peggio, come troppo spesso accade in Italia, Antonino ha l’impressione che le progressioni di carriera intorno a lui vengano stabilite in base all’amicizia. Non in base al valore.

La nascita della figlia trasforma il semplice “desiderio” di fare un’esperienza all’estero in una “necessità”: “Cosa avremmo potuto offrirle? Che scuola, se non possiamo permettercene una privata? Che opportunità, se non siamo ricchi in un Paese dove tutto ormai sembra in vendita?

Antonino comincia allora a inviare curricula all’estero, ricevendo diverse offerte. Fino a quando non si concretizza la possibilità di trasferirsi in Danimarca, per lavorare nella più grande azienda al mondo di pale eoliche. “Siamo felicissimi della scelta fatta“, spiega Antonino. Che elenca i punti-chiave del confronto Italia-Danimarca:

Stipendio: uscendo dall’Italia, praticamente raddoppia.

Sistema sociale: in Danimarca quasi tutto è gratis, il quantitativo pagato in tasse trova un corrispondente nei servizi offerti.

Meritocrazia: se vali, sei premiato. Antonino dopo due mesi era già stato promosso.

Bilancio lavoro-vita privata: in Danimarca Antonino lavora tra le 8 e le 16.30. Lavora duro, ma oltre il lavoro -afferma lui- “esiste una vita“. Vita che può interamente dedicare alla sua giovane famiglia.

La conclusione è semplice e inevitabile: Antonino, a tornare in Italia, non ci pensa proprio. Resta la sua metà preferita per le vacanze. “Ma per vivere, meglio in Danimarca“, chiosa amaro.

Ospite della puntata è Angelo Richiello, anche lui ingegnere meccanico, da molti anni al lavoro all’estero. Prima in Gran Bretagna, poi in Cina, ora in Austria. Sempre confrontato con sfide professionali nuove. Con Angelo commentiamo la storia di Antonino, e riflettiamo sulle opportunità professionali offerte dall’Italia ai suoi giovani ingegneri.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” torniamo ad aprire la nostra finestra su Italiansonline.net, la più grande comunità -virtuale e non- di espatriati italiani. In questa puntata ci spostiamo a Monaco di Baviera, dove incontriamo Marco Cantagallo, coordinatore della sezione IOL Monaco.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione lanciata in trasmissione: 1) Stipendio, 2) Sistema sociale, 3) Meritocrazia, 4) Bilancio vita privata / vita lavorativa: qual è, tra questi quattro punti critici, il principale fattore di attrattività all’estero per un giovane professionista italiano? E perché?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

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Alla prossima puntata: sabato 4 dicembre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!


Quarantacinquesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 27 novembre 2010 at 09:00

Quarantacinquesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Puntata davvero paradigmatica -oggi- sui numerosi motivi che portano ogni anno decine di migliaia di giovani a lasciare il Paese: vi raccontiamo la storia di un “professionista valido e normale”, come lui ama definirsi. Un ingegnere meccanico siciliano, prima espatriato al nord, poi -una volta compreso che la sua vita poteva ambire a traguardi migliori- coraggioso fino al punto da fare armi e bagagli e trasferirsi, con l’intera famiglia, in Danimarca. Unendosi a quella che lui definisce “la silenziosa fuga di professionisti, che sta avvenendo ogni giorno di più“. Puntata tutta da ascoltare, se volete comprendere a fondo perché potreste essere voi, i prossimi a fare la stessa scelta. Restate sintonizzati: punto per punto, vi spiegheremo quali sono i problemi reali del mercato del lavoro e professionale nel Belpaese.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “1) Stipendio, 2) Sistema sociale, 3) Meritocrazia, 4) Bilancio vita privata / vita lavorativa: qual è, tra questi quattro punti critici, il principale fattore di attrattività all’estero per un giovane professionista italiano? E perché?

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

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Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

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Domani “Arrivederci Italia?” a Londra!

In Fuga dei giovani on 25 novembre 2010 at 09:00

The Italian Bookshop in collaborazione con Bocconi Alumni Association, London ed Italians of London vi invita a:

ARRIVEDERCI ITALIA?
Ospiti Claudia Cucchiarato e Sergio Nava
in conversazione con Daniela De Rosa

Perché molti giovani italiani  lasciano il Paese per vedere riconosciute le loro qualità e il loro diritto al lavoro?
Entrambi gli autori, attraverso i loro libri e il loro lavoro giornalistico, indagano la nuova e massiccia emigrazione professionale di talenti, dall’Italia verso il resto del mondo
.

L’incontro avverrà venerdì 26 novembre alle ore 18.30
presso il teatro della Scuola Italiana a Londra
154 Holland Park Avenue – W11 4UH

Free event but booking essential
rsvp arrivedercitalia@italiansoflondon.com


Claudia Cucchiarato giornalista freelance lavora per La Repubblica e L’Unità

Sergio Nava giornalista lavora per Radio 24

Daniela De Rosa giornalista freelance collabora con diverse riviste (Anna, Donna Moderna, Elle, D. La Repubblica delle donne)

Arrivederci, Italia: Why Young Italians Are Leaving è il titolo di un articolo apparso sul Time

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The Italian Bookshop
5 Cecil Court, London WC2N 4EZ
tel +44(0)2072401634
fax +44(0)2072401635

I “lavoratori gratis” in fuga dall’Italia

In Declino Italia on 24 novembre 2010 at 09:00

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Il recente articolo del professor Michele Boldrin sulla “vergogna del lavoro gratis” ha toccato -a mio parere- il vero nodo centrale del “Medioevo italiano”. Il problema, fa intendere Boldrin, non è che occorre irrigidire ulteriormente i controlli degli ispettorati del lavoro o quant’altro: il problema è che occorre aprire alla concorrenza quei settori che godono di vere e proprie rendite di posizione. L’esempio classico che fa Boldrin è quello televisivo, dominato ancora da due giganti (Rai e Mediaset), che negli ultimi anni hanno teso persino a diventare un unicum, come se vivessimo in una specie di “regime comunista” delle telecomunicazioni (considerazione -quest’ultima- mia).

La vera concorrenza tra imprese, l’apertura di settori finora “garantiti”, genera competizione per accaparrarsi i migliori: è questo, in sintesi, il messaggio di Boldrin. Il quale rileva come -drammaticamente- in Italia sia considerato “normale” non pagare la gente che lavora. Soprattutto i giovani, con la scusa che occorre fare gavetta. Un meccanismo perverso -ahinoi- accettato alla fine proprio dalla fascia più debole della società, sotto il ricatto che non esistono strade alternative. Così, in un sistema che risulta difficile definire pienamente “democratico”, inizia (bella l’immagine usata da Boldrin) questa lotteria del “posto fisso e pagato”, alla quale in centinaia di migliaia si sottopongono, offrendo le loro prestazioni lavorative a costo zero o quasi. E’ normale? No. Perché all’estero non avviene così? Sono tutti più ricchi di noi?

Ci sono due fattori, a mio parere, che concorrono a generare questo problema. Il primo è senz’altro di tipo economico: semplicemente, all’estero esiste un’economia più aperta, con un mercato del lavoro più concorrenziale, dove le aziende fanno a gara a contendersi i migliori. Per questo li pagano. In Italia vive gli ultimi anni d’oro un’economia corporativa e chiusa, dove -multinazionali e medie imprese innovative a parte- i concetti liberistici base sono pressoché inesistenti, per cui ogni settore (soprattutto nelle professioni) garantisce rendite di posizione a chi occupa già un posto-chiave.

Il secondo fattore, paradossalmente, è di tipo culturale: in questi ultimi anni, è stato fatto passare per “normale” il fatto che i neofiti del mercato del lavoro non andassero pagati, che dovessero fare la loro bella gavetta a costo zero, prima di accedere (se va bene) alla garanzia di un posto (sotto)pagato. Già – e qui viene il bello… perché anche quando ti pagano, in Italia ti pagano MENO che negli in altri Paesi (grazie anche a una pesante tassazione sul reddito da lavoro dipendente, un simpatico regalo di chi le tasse aveva promesso di ridurle a tutti). E l’asservimento, anche psicologico, a questo mercato del lavoro e a questa economia corporativa prosegue…

Non soprende dunque leggere un altro bell’articolo, questa volta a cura di Pierfranco Pellizzetti, che ha scoperto -un bel giorno- come tra gli operatori ecologici della sua città ci siano anche laureati, persino in Filosofia. Pellizzetti denuncia giustamente come siano stati proprio coloro i quali hanno deciso di investire nelle proprie competenze, a pagare le conseguenze peggiori di un mercato dove -con la laurea- finisci a pulire le strade… o nei call center. Per Pellizzetti, addirittura, le forme di occupazione emerse recentemente indicano una tendenza a offrire posti di lavoro con risvolto “servile”. Altro che emancipazione del “capitale umano”!

Due dati fanno riflettere: l’Italia spende in borse di studio un terzo di Francia e Germania. Nel 2008 abbiamo speso oltre 481milioni di euro, contro gli 1,4 miliardi (miliardi!) di euro degli altri due Paesi. I destinatari nel Belpaese sono stati 151.760, contro l’oltre mezzo milione in Francia e Germania. Insomma, se in Italia 8 studenti su 100 hanno beneficiato di una borsa di studio, negli altri due Paesi hanno beneficiato di analogo trattamento 25 studenti su 100. La beffa, in tutto ciò, è che -considerato che ne abbiamo già tante- l’attuale Governo ha ben pensato di ridurre del 90 (NOVANTA)% il finanziamento statale alle borse di studio per il 2011. E’ semplicemente vergognoso: il diritto allo studio, uno dei fondamenti di qualsiasi Paese democratico, viene spazzato sotto il tappeto dei tagli, come fosse una cosa “normale”. Cosa diremo alle decine di migliaia di talenti, i cui genitori non possono permettersi di pagare loro un triennio all’università?

Secondo dato: le imprese italiane hanno bisogno di circa 236mila diplomati tecnici e professionali. Ne prendiamo atto con piacere. Ma attenzione: il messaggio che emerge è, in modo chiaro, “meglio il diploma della laurea“. Un messaggio che rischia di rivelarsi un boomerang, se guardiamo al futuro: un futuro che, nei Paesi occidentali, si giocherà molto su innovazione e capitale umano, dove il grado di specializzazione e conoscenze sarà fondamentale. Inviare ai giovani il messaggio che la laurea non serve per lavorare può diventare un problema, in proiezione futuro. Ben peggior il dato emerso dalla ricerca del portale Infojobs.it, che ha cercato di capire se le nostre aziende abbiano strutture interne dedicate al Talent Management: solo il 16% del campione ha risposto di sì. Politiche innovative per la gestione e la valorizzazione delle eccellenze del capitale umano: cosa sono? Al di là dei milioni di chiacchiere inutili che si producono in questo Paese declinante, certi dati parlano da soli. In Italia il talento non interessa: dà semplicemente fastidio, viene considerato una perdita di tempo. Sempre secondo la stessa indagine, solo il 41% delle aziende intervistate corrisponde ai talenti uno stipendio più alto, rispetto agli altri lavoratori. Mentre Google vara un aumento a tutti i suoi 23mila dipendenti (esagerati!…) per evitare una pericolosa fuga di cervelli, nel piccolo mondo italico non sanno neppure valorizzare i più bravi. Né li sanno riconoscere. Ma dove pretende di andare, un Paese così?

Un Paese dove, non dimentichiamolo, l’unico welfare che funziona è quello della famiglia, depositaria dell’ultima “linea Maginot” degli ammortizzatori sociali. Ma fino a  quando?… si chiede persino uno studio di Bankitalia, che mette nero su bianco come -nella Grande Crisi- i “figli” abbiano contribuito per quasi il 70% alla variazione negativa del tasso di occupazione complessivo. E dove hanno trovato rifugio, questi figli? Ovviamente in famiglia. D’altronde non è un caso se la ricchezza delle famiglie copre per 4,3 volte il debito dello Stato. E dove stanno i soldi delle famiglie italiane? In banca. Per questo ora capirete come tutti i partiti, da qualche tempo -a partire dalla “rivoluzionaria” Lega Nord- abbiano messo gli occhi sulle banche, vere depositarie del tesoro di questo Paese. Trovando persino banchieri amici. C’è da preoccuparsi.

E’ un “Paese solido”, questo? Difficile rispondere all’affermazione così sicura del Ministro Giulio Tremonti. Personalemente, col livello di debito che ci troviamo, starei attento a pronunciare frasi un po’ avventate. Tremonti cita la solidità finanziaria delle famiglie e le banche come pilastri di questo sistema. Infatti la politica ci ha già messo gli occhi sopra, come abbiamo appena detto. E poi non dimentichiamoci che -secondo il Centro Einaudi- avremo bisogno di cinque anni per recuperare i livelli di Pil pre-crisi. Senza contare i ritardi strutturali, fin qui elencati, che hanno finito per emarginare dalla società le nuove generazioni. Quelle più pronte ad affrontare la sfida della globalizzazione. Peccato che vent’anni di “non Governo” abbiano ucciso la politica industriale, facendo fuggire dal Paese interi comparti produttivi, dove è più richiesta la presenza di capitale umano qualificato (elettronica, ingegneria, chimica, farmaceutica, ecc.). Contemporaneamente, si pongono barriere di ogni tipo a chi vuole puntare sui settori dell’innovazione futura. Al solo scopo di garantire gli attuali monopolisti.

Giovani che lavorano gratis e sistema-Italia allo sbando: c’è da stupirsi se i primi scelgono di fuggire?

Docente Universitaria in Olanda

In Storie di Talenti on 22 novembre 2010 at 09:00

So che in Italia un lavoro come quello attuale non lo troverei. Non lo troverei in primis perché sono fuori dal giro, e andare a fare un concorso senza un protettore sappiamo che è una battaglia contro i mulini a vento. Un concorso con un protettore, e con me quale vincitrice in pectore, io non lo voglio fare. Perché voglio vincere se sono la migliore, non se qualcuno ha deciso che quel posto è per me“: così Mariolina Eliantonio, 32 anni, racconta ai microfoni di “Giovani Talenti” i motivi che la spingono a restare in Olanda.

Mariolina è arrivata ad occupare importanti posizioni di responsabilità all’interno dell’Università di Maastricht, una delle più prestigiose del Paese nordico, a coronamento di una carriera precoce. Ma molto intensa. Nata e cresciuta a Pescara, Mariolina fin da giovane viene abituata a scrivere e a parlare in un’altra lingua: prima frequenta l’unica scuola di inglese pomeridiana della città, poi inizia a imparare il tedesco, a soli 16 anni. Arrivata al bivio della scelta sulla facoltà universitaria, decide di iscriversi a Giurisprudenza, presso l’Università di Teramo. Non perde però occasione di mantenere gli occhi ben aperti sul contesto esterno: ogni estate viaggia all’estero per frequentare corsi di lingua, e per sette mesi lascia l’Italia con destinazione Germania, dove trascorre un periodo in Erasmus.

Conclusa l’università, Mariolina si iscrive al Master Magister Iuris Communis in Diritto Europeo e Comparato all’Università di Maastricht: la sua intenzione è quella di studiare diritto comunitario, possibilmente in un ambiente multiculturale. “Una delle scelte migliori della mia vita“, afferma lei ora a distanza di anni. In Olanda “mi è stato finalmente insegnato a pensare“, sostiene: una vera rivoluzione copernicana, di fronte alla quale i metodi italiani non hanno retto il confronto fin da subito. Casi di studio concreti, pratica allo stato puro e coinvolgimento attivo dello studente nelle lezioni: questo il segreto dell’università olandese. Che fa impallidire le nostre, ancora troppo legate alla teoria.

Concluso il Master, Mariolina decide di rientrare in Italia, per tentare la strada legale, conquistandosi il titolo di avvocato. Ma pochi mesi in un grande studio internazionale a Milano le fanno capire che la sua strada è in accademia: riprende allora i contatti con i professori a Maastricht, per candidarsi a un posto da dottoranda. Per ottenerlo si deve sottoporre a un rigido percorso di selezione, gestito da un gruppo di otto docenti, di varie discipline. E ottiene il posto: scoprendo presto che essere dottorandi, in Olanda, non è la stessa cosa che in Italia. Non si passa il tempo a lavorare gratis per il professore di turno, ma si portano avanti propri progetti di ricerca. Un’altra “rivoluzione copernicana”.

Alla fine di questo periodo, Mariolina si candida per un posto da Assistant Professor: nuovo rigido percorso di selezione, basato su parametri oggettivi, quali i risultati prodotti come ricercatrice e come insegnante. Mariolina passa anche questo ostacolo, arrivando a ricoprire una posizione per lei inimmaginabile nel Belpaese, alla sua età. Ad aggiungere prestigio alla sua posizione professionale, concorre anche la recente nomina a Direttrice di un Corso di laurea triennale, la European Law School. Ma potete solamente riuscire a immaginarlo, uno dei nostri “baroni”, che lascia tutto questo spazio di crescita professionale a una giovane trentaduenne?

Ospite della puntata è il professor Roberto Caranta, professore di diritto amministrativo all’Università di Torino. Con lui commentiamo la storia di Mariolina, e cerchiamo di capire quali sono gli ostacoli che -nelle nostre accademie- impediscono ai giovani di emergere.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Francesco Fragasso, co-fondatore di PIB (Professionisti Italiani a Boston), associazione che riunisce la nostra élite professionale nella città americana.

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La discussione lanciata in trasmissione: Quale ricetta proponete per evitare la “fuga dei cervelli -ricercatori o professori- dall’università italiana? Servono più risorse pubbliche, oppure occorre mettere da parte baroni e ultrasettantenni? O ancora, entrambe le cose?

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Alla prossima puntata: sabato 27 novembre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Ups and Downs

In Lettere e Proposte on 21 novembre 2010 at 09:00

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Nuova rubrica sul blog “La Fuga dei Talenti”: gli Ups & Downs della settimana.

UP: Il Festival TNT “Giovani Talenti”, organizzato a Roma. Purché non si riduca a un semplice spot, per affermare che l’Italia lavora per i giovani talenti del Paese. L’idea è stata buona, anche grazie al Ministero della Gioventù, ma occorre assolutamente un follow-up. Voto: 7

DOWN: Il Ministro Sacconi dichiara che il Governo intende lanciare una campagna per il lavoro manuale. Anziché avviare una politica industriale che valorizzi il capitale umano, una politica che punti a formare laureati altamente specializzati, Sacconi alza bandiera bianca. E’ il piacere dell’inazione. Sacconi non si smentisce: “Ai giovani conviene mettersi in gioco, apprendendo un lavoro anche lontano dalle loro aspirazioni, ma pur sempre dignitoso perchè lavoro”. Prendiamo una macchina del tempo e andiamo a dirlo alla sua, di generazione. Chissà cosa ci rispondono. Voto: 4

P.S.: Cosa ci fa il figlio della compagna del Ministro della Cultura Sandro Bondi alla direzione generale del cinema del dicastero, come denuncia “Il Fatto Quotidiano“? Perché non cominciare da lui, nel fare un po’ di rottamazione anti-nepotistica? Quando se ne va, e si trova un lavoro da solo? Voto: 2

Quarantaquattresima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 20 novembre 2010 at 09:00

Quarantaquattresima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Torniamo oggi a parlare di università, con la storia di una giovane ricercatrice e docente, che in Olanda ce l’ha fatta. Senza raccomandazioni, protezioni o baroni di turno, pronti a facilitarle il percorso. Solo sulla base del proprio merito. E di selezioni ferree. Nessuna eterna fila, nessuna “schiavizzazione” al professore di turno. Un cursus honorum accademico pulito, come dovrebbe essere in qualsiasi Paese civile. Ma in Italia potrà mai essere così, ci chiediamo, nel corso della puntata?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Quale ricetta proponete per evitare la “fuga dei cervelli -ricercatori o professori- dall’università italiana? Servono più risorse pubbliche, oppure occorre mettere da parte baroni e ultrasettantenni? O ancora, entrambe le cose?

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Ultime notizie dal Fronte

In Fuga dei giovani on 17 novembre 2010 at 09:00

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Un debito al 116% del Pil: è il “regalo” che le generazioni precedenti lasciano a quelle future in Italia, secondo gli ultimi dati Eurostat. Ci supera solo la Grecia, che ha le sue -pesanti- “gatte da pelare”. Ma non eravamo un Paese solido economicamente? Chi pagherà questo debito, che nel frattempo è già salito all’astronomica cifra (fonte: Bankitalia) di 1844,6 (!) miliardi di euro – nuovo record? Il tutto mentre il Pil -nel terzo trimestre, è cresciuto all’anemico tasso dello 0,2%, sotto la media europea…

Intanto i migliori continuano ad andarsene: ormai è un fenomeno che -dopo i giovani- rischia di contagiare anche le imprese. Abbiamo fatto scuola pure in Europa, a causa della crisi. Analoghi fenomeni -riportano le agenzie di stampa- cominciano a registrarsi anche in Francia e in Irlanda. Con la differenza, a mio modesto parere, che in quei Paesi siano le difficoltà economiche ad accentuare questa situazione di difficoltà. Mentre qui siamo di fronte soprattutto a situazioni strutturali. Peraltro già ampiamente denunciate su questo blog.

Le ultime notizie dal fronte:

nuovi casi di “fuga dei talenti”, secondo quanto riportato dai giornali: dalla piccola Università dell’Insubria emigrano Daniele Faccio, 37enne ricercatore già citato dal magazine The Economist (destinazione: Scozia), l’altra ricercatrice Giovanna Tissoni, specialista in ottica-non-lineare, e l’associato Andrea Giuliani (destinazione: Francia). Certo, hanno sicuramente inciso i tagli alle università, come accusa Il Venerdì de La Repubblica, ma se il rettore evitasse di proporre lauree honoris causa a Renzo Bossi, piccolo monumento al familismo italiano… forse potrebbe evitare di stimolare ulteriori fughe. Non se ne vanno però solo i ricercatori: su un sito di informazione toscano ho trovato un articolo che racconta la storia di un giovane artista fiorentino (25 anni), emigrato a Bonn per affermarsi. Riccardo Prosperi, questo il suo nome, ha dichiarato nell’intervista: “La Germania ti aiuta, perché ti presenti da straniero, e sicuramente ciò dà molta più possibilità ai giovani di essere ascoltati, e almeno guardati con occhi diversi”. E se ne vanno pure i cuochi, come dimostra il recente articolo de Il Sole 24 Ore: “Sono tanti i cuochi che lasciano l’Italia”, afferma Sonia Re, responsabile marketing e comunicazione dell’associazione professinale di categoria. Anche qui, la Germania è uno dei mercati naturali di approdo. Due giovani chef italiani, non a caso, sono finiti nella top ten del critico gastronomico del Wall Street Journal, Bruce Paling.

fuggono le imprese: secondo il settimanale “Affari e Finanza”, trecento aziende sono già emigrate in Svizzera, cento hanno preso la via dell’Austria e 600 sono già in Slovenia. E se ne vanno piano piano anche le multinazionali: dopo Glaxo e Rossignol, prepara le valigie anche l’americana Carrier. Mentre Alcoa ha già abbandonato parte delle attività. “Il problema non è tanto attirare le multinazionali, ma non far scappare le imprese italiane”, ha avvertito pochi giorni fa il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, che ha rilevato come nel Belpaese “multinazionali ce ne sono sempre di meno”. Fisco, costo dell’energia ed esenzioni fiscali tra i motivi citati da Bombassei, quali fattori critici per la permanenza o meno delle industrie sul suolo patrio.

-quand’anche riusciamo ad attrarre quella (poca) immigrazione qualificata, non sappiamo neppure cosa farcene. Lo denuncia l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, che ha condotto uno studio ad hoc sugli immigrati provenienti dall’est europeo. In Italia il flusso migratorio costituito dai laureati provenienti da questa area geografica è rilevante, afferma lo studio, ma la percentuale di coloro che svolgono professioni intellettuali è molto bassa. Un tipico caso di “brain waste”.

-non che sappiamo poi valorizzare neppure i nostri, di giovani laureati. Secondo il centro studi Datagiovani, citato da Il Sole 24 Ore, in ben otto regioni (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria) avere un diploma rappresenta un miglior scudo contro la disoccupazione, rispetto alla laurea. Il numero di regioni sale a dieci, se si prendono in considerazione solo gli uomini. E tra i diplomi, i licei perdono terreno, rispetto agli istituti professionali. Lo ripetiamo da mesi, su questo blog: se continuiamo a soffocare il giovane capitale umano qualificato, in un contesto di economia globale che premierà sempre di più le economie ad alto tasso innovativo, per noi semplicemente non ci sarà posto

-infine, mi ha abbastanza impressionato leggere alcune notizie di stampa sul cosiddetto “collegato lavoro“, che entrerà in vigore il 24 novembre. Prima che ne parlasse la Cgil, era stato un mio amico, di professione avvocato del lavoro, a mettermi in guardia. La riduzione a 60 giorni del tempo massimo entro il quale un lavoratore può impugnare un licenziamento ritenuto illegittimo, e limiti analoghi per contestare le eventuali invalidità di un contratto temporaneo, rischiano di abbattersi come mannaie sui già risicati diritti dei precari. Che sono, come ben sappiamo, quasi tutti giovani. Per la Cgil, si tratta di una “tagliola” che lederà i diritti di 100-150mila persone. E la norma sarà applicata persino retroattivamente: a rischio sono soprattutto i precari delle piccole imprese. Il consiglio è quello di informarsi subito. La riflessione, che giriamo al Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è: ma con quale coraggio, dopo esservi riempiti per mesi la bocca di parole quali “giovani” e “merito”, esercitate questo ennesimo accanimento terapeutico contro le fasce più deboli e giovani della società? Con quale coraggio negate il futuro alle generazioni sulle quali si costruirà l’Italia del futuro? Con quale coraggio li incoraggiate -una volta di più- a fare le valigie ed emigrare?

Laureati scientifici in Gran Bretagna

In Storie di Talenti on 15 novembre 2010 at 09:00

Sostiene Denis: “A quel punto mi ritrovavo con un Master che si aggiungeva alla mia laurea e alla mia esperienza lavorativa quadriennale. Che fare? Rischiare di perdere tempo ed energia, per ottenere proposte inadeguate alle mie qualifiche? No Grazie!

Sostiene Elena: “Sono italiana e mi sento italiana. Ma nonostante tutto questo, e solo per il motivo di essere nata in Italia, devo farmi carico anche dei dolori di questo Paese, e farmi prendere a schiaffi da un’economia che non mi vuole, non ha bisogno di me, non ha fiducia di me e non mi ha mai aiutata, stimolata a valorizzarmi? No, certo che no“.

Torna a fare tappa in Gran Bretagna “Giovani Talenti”, con la storia di una giovane coppia friulana che Oltremanica ce l’ha fatta. Denis Missana, 32 anni, ed Elena Novello, 28 anni, sono rispettivamente: Senior Emea Sales Support Specialist per Sonic Wall, azienda americana con sede nei sobborghi di Londra (lui), e Sustainability Engineer per un’altra corporate americana (lei). Quando anche le giovani coppie emigrano…

Denis, protagonista di questa puntata, ha alle spalle una laurea in Matematica all’Università di Udine. Scartata fin da subito la strada del dottorato (terrorizzato dalle prospettive di fila, precariato e bassa paga), Denis affronta una lunga serie di colloqui con aziende locali. Il suo obiettivo è trovare un posto di lavoro che gli permetta di applicare i propri studi nel campo della statistica. Quello che lo attende è però un vero e proprio percorso ad ostacoli: per lavorare in banca -in mancanza di offerte di lavoro pubblicizzate in modo trasparente- si affida alle conoscenze. Ma non ottiene molto: nella prima banca gli preferiscono due ragionieri, nella seconda si rifanno sentire solo sei mesi dopo… Non va meglio nel settore assicurativo: invia dieci CV, ottiene una sola risposta. Gli offrono sei mesi di contratto, ma a lui non bastano. Gli serve un anno, per evitare il militare. Un’altra azienda lo chiama per il suo diploma (la laurea non serve…), mentre una software house una proposta gliela fa pure, ma la paga (800 euro) e la distanza sconsigliano di accettare. Alla fine di questo peregrinare, Denis ottiene un contratto come consulente Sales & Marketing per una società locale, dove resterà quattro anni. Al termine dei quali si tuffa in un Master part time in Marketing & Business Communication. Il totale disinteresse delle aziende italiane verso questa ulteriore qualifica lo spingerà -alla fine- a seguire la moglie in Gran Bretagna: dove, pur con un inglese scolastico, ottiene presto colloqui nel settore dell’Information Technology. Denis scoprirà presto una maggiore apertura del mercato del lavoro, con colloqui svolti in modo professionale. Il passo verso l’assunzione è breve: ora cura l’adattamento al canale di vendita europeo di tutti i processi di promozione e informazione decise negli Usa.

Ospite della puntata è la moglie Elena Novello, laureata in Ingegneria Civile, delusa dal “baronismo che permea gli ambienti didattici italiani“, ma anche molto critica verso la maniera astrusa con la quale è organizzato l’esame di Stato che abilita alla professione. Elena scopre ancor prima di Denis l’inutilità della sua laurea in Italia: per questo decide di prendere il volo verso la Gran Bretagna, dove ottiene presto incarichi di responsabilità. Attualmente si occupa di progetti internazionali, soprattutto della loro certificazione di sostenibilità ambientale. Con Elena parliamo anche dei pro e dei contro nell’avviare una famiglia all’estero: la Gran Bretagna è una nazione per giovani coppie?

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Gaspare Impastato, autore del sito “Un Italiano a Parigi”: guida turistica online per chi visita la “Ville Lumiere”, punto di informazione per chi vi si trasferisce, ma anche social network per chi ci vive già.

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La discussione lanciata in trasmissione: L’Italia è in grado di offrire adeguata valorizzazione ai laureati nelle materie scientifiche? Oppure non li premia, a livello di offerte di impiego, carriera e stipendio? E se così fosse, non rischiamo di perdere in termini di competitività, rispetto ai Paesi dove il capitale umano scientifico viene ricercato e premiato?

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Alla prossima puntata: sabato 20 novembre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!