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“Mago” della computer grafica a Singapore

In Storie di Talenti on 28 febbraio 2011 at 09:00

Lavorare come supervisore delle luci per alcuni dei più importanti film di animazione degli ultimi dieci anni. Tra cui il premio Oscar “Happy Feet”. Aver girato mezzo mondo, affermandosi come una delle più giovani promesse nel mondo della computer grafica. E aver dovuto lasciare l’Italia durante gli anni universitari, attirato da un’offerta di lavoro svedese infinitamente superiore, rispetto alle magre possibilità italiane. Trovarsi, una decade dopo, ad affermare: “Penso di aver ricevuto almeno tre o quattro offerte di lavoro all’anno da società di livello internazionale, da ogni parte del mondo. Dall’Italia, nessuna società mi ha mai offerto un lavoro. Nessuna, in più di dieci anni…

E’ la storia di Xavier Matia Bernasconi, 33enne “mago” della computer grafica, attualmente di stanza a Singapore, sud-est asiatico, per lavorare su un importante progetto della Lucasfilm. Nel suo personale portfolio si contano i video musicali di Madonna e degli U2, il film di animazione “The Tale of Desperaux”, “Gnomeo and Juliet” e -appunto- “Happy Feet”. Tra i Paesi in cui Xavier ha vissuto annoveriamo la Svezia, la Spagna, l’Australia, la Gran Bretagna, il Canada e –last but not least– Singapore. Xavier è oggi, a tutti gli effetti, un cittadino del mondo.

Lo è diventato quando, poco più che ventenne, ha lasciato Milano, l’università e tanti lavori malpagati, per un contratto in Svezia. Stipendio quattro volte superiore a quello italiano, casa in centro a Stoccolma pagata, lavoro di altissimo livello. Da lì l’avvio di una carriera molto promettente, che lo vede oggi impegnato nel delicato ruolo di “supervisore delle luci” in progetti di film di animazione, tra i più importanti a livello internazionale. “Un ruolo che può essere paragonato in parte a un direttore della fotografia, che si occupa solo delle luci, e non dell’inquadratura“, spiega Xavier.

Il quale ora, attraverso il sito Renderglobal.org, cerca di aiutare altri artisti italiani a trovare lavoro all’estero. Tra le sue collaborazioni, figurano il MIT di Boston e lo Sheridan College di Toronto. Un unico rimpianto: non aver conseguito la laurea. Ma la carriera internazionale lo ha chiamato prima.

Ospite della trasmissione è Marco Savini, fondatore di “Big Rock”, una delle principali scuole di computer grafica in Italia. Con lui affrontiamo il tema delle opportunità esistenti -nel Belpaese- per i giovani emuli di Xavier.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” torniamo ad aprire la nostra consueta finestra mensile sulle sezioni locali del network di Italiansonline. Ci trasferiamo a Colonia: Silvio Cisamolo, co-fondatore di IOL Colonia, ci presenta la comunità di giovani professionisti espatriati nella città tedesca.

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La discussione di questa settimana: Il sistema-Italia è a vostro parere cosciente dell’enorme “tesoro” di risorse umane attualmente disperso ai quatto angoli del mondo? Costituito da giovani professionisti formatisi nel nostro Paese? Ha interesse a riportare in patria i talenti attualmente al lavoro all’estero, o preferisce dimenticarli? Forse li teme?

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Alla prossima puntata: sabato 5 marzo, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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Thumbs up for “Goodbye Malinconia!”

In Fuga dei giovani on 27 febbraio 2011 at 09:00

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NO COMMENT

A Malinconia, tutti nell’angolo tutti che piangono,
toccano il fondo come l’Andrea Doria.
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat.
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bohnam.
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la “Nona”.
e pensare che per Dante questo era il “Bel paese là dove ‘l si sona”,
per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona.
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti. Da qua se ne vanno tutti.
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti.

Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato.
Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo.

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga.
E’ Malinconia, terra di santi subito e sanguisuga.
Il paese del sole in pratica oggi paese dei raggi UVA.
Non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba.
E chi vuole rimanere ma come fa, ha le mani legate come Andromeda,
qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran,
si peggiora con l’età, ti viene il broncio da Gary Coleman.
Metti nella valigia la collera e scappa da Malinconia.

Tanto se ne vanno tutti…

Tony:
Goodbye Malinconia
Maybe tomorrow I hope we find tomorrow.
Goodbye Malinconia
Hope did we get here, how did it get this far.
Goodbye Malinconia
We had it all, fools we let it slip away.

Every step was out of place
and in this world we fell from grace,
looking back we lost our way,
an innocent time we all betrayed
and in time can we all learn,
not to crawl away and burn.
Stand up and don’t fall down.
Be a king for a day,
in man we all pray.

Caparezza a “Il Messaggero”:
DOMANDA: “Da qua se ne vanno tutti” insiste nel ritornello. Restare è un atto di coraggio o di vigliaccheria?
RISPOSTA:
«Oltre agli emigranti veri ci sono gli aspiranti-emigranti, che se ne andrebbero volentieri e poi per vari motivi, principalmente affettivi, restano. Magari cambiano lavoro e non Paese, si accontentano di un posto che non c’entra nulla con gli studi che hanno fatto. Poi ci sono quelli che cambiano Paese per lavoro, i ricercatori, i cervelli in fuga che vanno via per necessità, in sistemi più meritocratici, ma avrebbero preferito rimanere. Infine ci sono quelli che restano con l’intento preciso di combattere, ma non si può chiedere loro di farlo tutta la vita senza ricevere nulla in cambio. Ci sta che si stanchino e scappino».


Cinquantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 febbraio 2011 at 09:00

Cinquantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Appassionati di film d’animazione e di computer grafica? Oggi è decisamente la puntata che fa per voi! Vi portiamo fino a Singapore, sud-est asiatico, per raccontarvi la storia di un giovane talento italiano, divenuto ormai una promessa nel mondo della cinematografia d’animazione. Con lui, vincitore di un Oscar, ripercorreremo il viaggio intorno al globo che -in soli dieci anni- lo ha portato a vivere e a lavorare dall’Australia al Canada. Prima di fermarsi, ma solo per il momento, a Singapore. E in Italia? Zero offerte di lavoro, ovviamente. Quelle -poche- ricevute da studente, erano ovviamente malpagate.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Il sistema-Italia è a vostro parere cosciente dell’enorme “tesoro” di risorse umane attualmente disperso ai quatto angoli del mondo? Costituito da giovani professionisti formatisi nel nostro Paese? Ha interesse a riportare in patria i talenti attualmente al lavoro all’estero, o preferisce dimenticarli? Forse li teme?”

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

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Domani a Catania: Convegno sul Brain Drain nella Ricerca

In Fuga dei giovani on 25 febbraio 2011 at 09:00

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Dal sito de “L’Agenda – Università Catania”:

Sabato 26 febbraio alle 9:30, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, si svolge l’incontro dal titolo Academic brain drain: due facce della stessa medaglia. Risultati della ricerca scientifica a supporto delle politiche pubbliche.

“Brain drain qualificato” rappresenta quella fascia di giovani ricercatori italiani che emigrano all’estero o che pur prestando servizio in Italia, hanno la tentazione di andarsene. Tanti sono i quesiti ancora aperti, sui quali la comunità scientifica si interroga e discute, come tante sono le proposte che occorre esternare al fine di essere propositivi supportati da basi certe. Chi sono i ricercatori italiani all’estero? Come vivono e qual è il loro benessere lavorativo? Qual è la loro propensione a tornare? Come vedono l’Italia da lontano? Quali fattori stimolerebbero il ritorno in Patria e quali ne scoraggiano? E coloro che rimangono, come si ambientano, qual è il loro stato di benessere lavorativo e quel è la tentazione ad emigrare?

Dopo gli indirizzi di saluto del rettore dell’Università di Catania, Antonino Recca, e del presidente del Club coordinatore Catania Nord, ing. Alfredo Calì, a presentare il tema della giornata – che sarà moderata da Sergio Nava (Radio 24 sole24ore – “Giovani Talenti”) – sarà il prof. Benedetto Torrisi, docente di Controllo statistico della qualità e ricercatore di Statistica economica (Università di Catania). Partecipano inoltre il prof. Giuseppe Santisi, docente di Psicologia del Lavoro (Università di Catania), che interverrà sul tema “Il benessere lavorativo dei ricercatori italiani”, la prof.ssa Simona Monteleone, docente di Politica economica (Università di Catania), che interverrà sul tema “Le implicazioni di policy e le proposte per attirare cervelli in fuga”  e il prof. Francesco Basile, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania, che interverrà sul tema “La riforma dell’Università e lo stato della ricerca”. Concluderanno il delegato del governatore alle problematiche interenti l’integrazione, l’avv. Giovanni Altavilla e il governatore del distretto Lions 108 YB Sicilia, dott. Giuseppe Scamporrino.

 

L’Italia è “Europa”?

In Declino Italia on 23 febbraio 2011 at 09:00

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Un’economia sclerotica, una società civile rovinata dalla corruzione e dal crimine organizzato, un crescente scontro generazionale. Una società controllata da una classe dirigente gerontocratica, annidatasi nei settori della politica e degli affari, escludendo i giovani. I migliori elementi di questa società, proprio i giovani, vagano per l’Europa come emigranti“. Questa è l’Italia, così come la dipinge il Financial Times (vedi “post” in lingua originale, pubblicato domenica su questo blog).

E’ un quadro esagerato? Personalmente penso di no. E’ il momento di guardare in faccia la realtà, e rendersi conto di una situazione -per molti versi- insostenibile. Il degrado etico ha raggiunto livelli di guardia, con scandali che scoppiano ormai ogni giorno (Parentopoli a Roma, Affittopoli a Milano), per non parlare delle vicende giudiziarie che riguardano il premier. Le quali, a loro volta, portano alla luce un sottobosco di selezione della classe dirigente da voltastomaco. La sensazione è che -come venti anni fa- siamo alla vigilia di forti cambiamenti: speriamo che quantomeno disegnino il volto di un’Italia giovane e meritocratica, con un rinnovamento -questa volta- profondo e reale della classe dirigente.

Segnala Blue M, lettore di questo blog, la toccante lettera di un padre al quotidiano “Il Messaggero”:

“Non so perchè scrivo, ma è tanta l’amarezza come cittadino italiano e come padre che non posso farne a meno. In questi giorni mia figlia sta prendendo la decisone di andare all’estero. Fin qui nulla di strano, ma se la persona oltre ad essere tua figlia, è una laureata con i massimi dei voti in statistica demografica, specializzata in statistica delle malattie rare, master presso l’universita demografica tedesca Max Planck di Rostock, stage di approfondimento specialistico e di lingua inglese presso l’università di Reading di Londra, numerose pubblicazioni tra cui una a livelllo internazionale, e altre cose che neanche più ricordo, come posso rimanere indifferente all’unica colpa che posso ascrivere a mia figlia, che è quella di diventare una ricercatrice?

Ricercatrice in un paese come l’Italia, che non offre nessuna possibilità e opportunità di lavoro per simili talenti. Depauperare risorse umane così importanti per lo sviluppo del nostro paese ed esportarle all’estero sono un vero suicidio. Quando la scelta di andare all’estero è dettata solo da mancanza di opportunità e di prospettive che altri paesi sanno offrire a queste persone, dopo che tanto si è speso per la loro formazione in termini personali e pubblici, non posso che prenderne atto e dichiarare tutto il mio (papà) e un nostro (cittadino italiano) fallimento completo”.

L’Italia al momento ha fallito: è un Paese che continua a vantare straordinarie risorse, dove vivono e lavorano talenti eccezionali, dalla creatività superiore. Ma il sistema-Paese, in quanto tale, ha fallito. “Dappertutto vedo servi felici: uomini e donne che vivono contenti dei loro privilegi, ottenuti servendo i potenti che comandano il Paese. Sono servi, perché hanno barattato la libertà in cambio di privilegi, e sono felici perché non si rendono conto di ciò che hanno sacrificato“: così scrive Elio Rossi, nom de plume dell’autore del libro “I professionisti del potere”, appena uscito. Non conoscevo fino a pochi giorni fa né libro, né autore, ma mi sembra che Rossi centri perfettamente il problema.

Il recente rapporto di Manageritalia getta altre ombre sul futuro del Paese: la popolazione sta invecchiando, nei prossimi dieci anni gli italiani con un’età compresa tra i 20 e i 39 anni saranno numericamente superati per la prima volta da coloro che si trovano nella fascia 50-69 anni. Il tasso di disoccupazione dei giovani laureati è superiore rispetto alla media europea, e supera di tre volte quello Usa. Mentre non attiriamo “cervelli” e “talenti” stranieri, per compensare quantomeno la perdita di coloro che scelgono la via dell’espatrio. La classe dirigente italiana intanto prende la via della pensione: la media anagrafica è di 47,7 anni, contro una media Ue a 44,7 anni. Il titolo di studio e il livello del salario dei figli è in diretta relazione con quello dei padri. Mentre la spesa per la protezione sociale se ne va per la maggior parte in pensioni, e molto meno nel sostegno ai redditi da disoccupazione. Last but not least, anche la quota del Pil destinata all’istruzione resta inferiore rispetto alla media Ocse.

Per Social Watch, “la crisi economica ha portato nel 2009 a una forte diminuzione dei posti di lavoro per i più giovani. Il numero di giovani occupati è sceso di circa 300mila unità, cifra che rappresenta il 79% del calo complessivo dell’occupazione“. Esplode anche il numero di “Neet”, giovani che non lavorano e non frequentano alcun corso di studi.

Se l’Italia non si sveglia, non affronta riforme economiche e sociali radicali, rischia di scomparire“: è davvero tranchant il giudizio di Daniel Gros, autorevole economista, nonché Direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles. “I problemi dell’Italia sono gli stessi di dieci anni fa. […] Il Paese non investe a sufficienza nelle risorse umane. Chi non prepara al meglio le nuove generazioni non può far altro che retrocedere, perché è da una generazione altamente qualificata che parte la spinta innovativa di un Paese“. Conclude Gros, in modo illuminante: “Sfatiamo il mito che in Italia si sfornano troppi laureati senza futuro. Non è così: i “cervelli” servono e serviranno sempre di più alle aziende, per diventare più competitive e andare sui mercati, soprattutto quelli emergenti. E in fatto di qualità delle risorse umane, oggi l’Italia è il fanalino di coda in Europa“.

Gli indicatori economici non sembrano -neppure loro- darci ragione: siamo la “Cenerentola” dei Paesi del G7, in termini di crescita. Nell’ultimo trimestre 2010 il Pil si è attestato su un invisibile +0,1%, rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre 2010 la crescita dei Paesi dell’area Ocse ha fatto segnare un +2,7%, rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre l’Italia si assestava su un magro +1,4%. Lontanissima la Germania: +4%!

L’Europa aspetta ora il piano italiano di riforme per sostenere la crescita. Finché questo Paese non comprenderà però che giovani, innovazione e liberalizzazioni (quelle vere) sono il mix ideale per rilanciare il futuro, potrà sempre meno considerarsi come “Europa”. La deriva verso il sud del Mediterraneo appare anzi sempre più evidente… Se arriva a sostenerlo persino il “Financial Times”!

 

Una Designer nella Grande Mela

In Storie di Talenti on 21 febbraio 2011 at 09:00

Ho provato a tornare in Italia, quando non sono riuscita a trovare lavoro a New York per colpa della crisi. Allora mi è stato detto che ero troppo qualificata, oppure che non mi avrebbero pagato abbastanza per rientrare“. Così Benedetta Piantella, 29 anni, ha deciso: aprire una propria start-up di design nella Grande Mela.

Storia di emigrazione precoce, quella di Benedetta, nata e cresciuta a Parma, dove si è iscritta al Liceo Classico. A sedici anni la svolta della vita: ottiene una Borsa Intercultura e si trasferisce nel Maine (Usa), dove consegue un diploma di liceo americano. Rientrata in Italia, ottiene il secondo diploma. Dopo di che non ha esitazioni: torna negli Stati Uniti, per proseguire il percorso di studi. Si laurea, nel 2004, In Belle Arti e Arti Interattive a Boston. Da sempre appassionata di arti visive, disegno e pittura, Benedetta -negli anni “bostoniani”- si “innamora” dell’elettronica, dei sensori e degli ambienti interattivi. A quel punto scatta il trasferimento a New York, dove inanella una serie di lavori: grafica, insegnante di fotografia, corrispondente per quotidiani e blog italiani. Sempre continuando ad esporre, all’interno di mostre d’arte e fiere di design.

Nel 2006 Benedetta avvia un Master nella Grande Mela, in Telecomunicazione e Tecnologia: un anno dopo è in Italia, per degli stage. Lavora a Milano, apprezzandone la grande vivacità nel settore del design. Nel 2008 conclude il master, ma scopre un mondo nella palude della crisi economica, che offre pochissime possibilità lavorative: 200 curricula spediti, scarse offerte di impiego. Accetta una stage retribuito in una società di design newyorkese, prima dell’ultima (per ora) svolta: apre con un socio la GROUND Lab, società di design che sviluppa soluzioni open source per soluzioni sostenibili a problemi umanitari, sociali o ambientali nel mondo. In pochi mesi arrivano le prime collaborazioni, con importanti istituzioni internazionali, insieme ai primi lavori in Africa.

Ospiti della trasmissione sono l’architetto e designer Luisa Bocchietto, presidente dell’Associazione per il Disegno Industriale (Adi), con la quale affrontiamo il tema delle opportunità lavorative per i giovani designer nel Belpaese. E Massimo Banzi, designer interattivo e co-fondatore del progetto “Arduino”, il più importante del suo genere in Italia.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” raccontiamo il progetto “Interviste Performative – Andata senza ritorno?”, un’iniziativa artistica ambientata in tre città straniere, per studiare la nuova emigrazione degli under 40. Incontriamo l’ideatrice del progetto, Alice Bescapé. Che ci parla dei risultati di questa serie di interviste con i nostri giovani all’estero.

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La discussione di questa settimana: Italia, patria del design a livello mondiale. Ma è anche la “patria” giusta per giovani e ambiziosi designer? Oppure -chi può- lascia il Paese e cerca fortuna all’estero?

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Spigolature…

In Declino Italia on 20 febbraio 2011 at 18:00

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Financial Times, 18 febbraio 2011

As the Arab world’s rolling revolution becomes bloodier and more tragic in Libya and Bahrain, autocrats who seem to have ruled forever are quaking. Perhaps elected autocrats should also be on guard. There is a European country that has many characteristics of the Arab world: a sclerotic economy, a culture worn down by corruption and organised crime, and a growing clash of generations. It is controlled by a gerontocratic ruling class entrenched in politics and business to the exclusion of its youth. Its best and brightest young people roam Europe as economic migrants. That country is Italy. It is a democracy, so the ageing consistory that runs the country should be replaceable. Yet it never is: the more elections Italy has, the less seems to change.


Cinquantasettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 19 febbraio 2011 at 09:00

Cinquantasettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Torniamo finalmente a New York, dopo mesi di “latitanza”, che ci hanno visti impegnati a raccogliere storie tra Boston e la California. Lo facciamo per raccontarvi una vicenda veramente fuori dal comune… La protagonista della puntata di oggi è una giovane designer, specializzata in una tipologia molto particolare di design. Quasi introvabile, in Italia. Non anticipiamo oltre: possiamo solo aggiungere che anche lei, come molti coetanei, non è riuscita -nonostante anni di studio e lavoro negli Usa- a ricevere proposte allettanti dall’Italia. Per questo, sull’onda anche della crisi economica esplosa alla fine degli anni 2000, ha aperto una propria start-up a New York, con la quale ora realizza progetti sostenibili in Africa, per conto di importanti organizzazioni internazionali. Una storia che ha quasi dell’incredibile: immaginabile, in Italia?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Meritocrazia & Fuga dei Talenti

In Meritocrazia on 17 febbraio 2011 at 09:00

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Pubblico oggi l’intervento che ho fatto una settimana fa al convegno “Guardare al futuro con Merito“, organizzato dai Giovani Imprenditori di Unindustria Bologna. Non mi piace generalmente pubblicare discorsi o relazioni, ma in questa ho cercato di “condensare” i numeri del fenomeno della “Fuga dei Talenti”, e provare a proporre delle soluzioni. Si può quindi considerare come il sunto -per il momento- di oltre tre anni di lavoro. Mi piacerebbe ricevere le vostre impressioni al riguardo.

Due premesse:

-invito tutti a guardare online il bel video che il gruppo di lavoro sul merito, che ha promosso la conferenza, ha realizzato per introdurre l’incontro. Un video che fa dell'”onestà intellettuale” la sua -fondamentale- premessa. Da vedere.

-su temi simili, molto collegati a questo blog, segnalo anche l’interessante editoriale di Alessandro Rosina, pubblicato a fine gennaio su “La Repubblica degli Stagisti”. Cinque motivi per lasciare l’Italia… e cinque per tornare! Lettura da non perdere.

ORA IL TESTO DEL MIO INTERVENTO:

“Decine di migliaia di giovani, tra i 20 e i 40 anni, lasciano ogni anno l’Italia. Le stime ufficiali li collocano oltre i 30mila. E’ però più ragionevole situarli intorno ai 50-60mila, includendo coloro che lasciano il Paese, senza denunciarlo all’anagrafe ufficiale.

La percentuale di laureati, in questa fascia, è molto alta: c’è chi stima possa arrivare fino al 70%. Forse è inferiore, ma sicuramente in crescita: dati Istat segnalano un sostanziale raddoppio dei laureati espatriati nel corso della prima decade degli anni 2000.

Non si tratta solo di ricercatori, come cliché consumati (e di comodo) ci hanno portato a credere fino a qualche anno fa. Emigrano tutti: dal professore al manager, dal medico all’avvocato, dall’ingegnere all’architetto, fino al giornalista. Se ne va il futuro di questo Paese, se ne va chi ha idee nuove di impresa, parla bene l’inglese e le altre lingue del terzo millennio, chi sa utilizzare le nuove tecnologie, internet su tutte. Avete inteso bene, parlo delle famose tre “I”, attraverso le quali la politica aveva promesso una modernizzazione del Paese. Che fine han fatto?

Quel che è peggio, a fronte di un espatrio considerevole e in crescita, soprattutto tra le classi più produttive, l’Italia fa registrare saldi netti in perdita tra la cosiddetta “skilled population”, i laureati. Ce lo ha ricordato l’Economist, circa un mese fa. Sulla base di dati Ocse, ha mostrato come se -nel 2005- il saldo nella bilancia “laureati immigrati-emigrati” fosse positivo in Germania, Francia, e così pure in Spagna e Gran Bretagna, l’Italia risultava l’unico Paese ad avere un saldo negativo. Né va meglio con gli studenti stranieri iscritti alle università italiane: solo il 3% sul totale, contro una media Ocse al 10%.

Insomma, esportiamo risorse umane qualificate, mentre importiamo manodopera non qualificata. Dove va, un Paese così? Quale futuro può avere? Torneremo a fare i cinesi? E per competere con chi, con la Cina? O con l’India?” […]

CONTINUA A LEGGERE LA RELAZIONE DI SERGIO NAVA IN VERSIONE .DOC


Cercasi Barack

In Declino Italia on 16 febbraio 2011 at 09:00

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Barack Obama taglia 1100 miliardi nella Manovra americana. L’obiettivo è una riduzione drastica del deficit. Ma non dimentica tre settori, dove continuare invece a investire: 1) scuola/istruzione (13 miliardi di finanziamenti aggiuntivi, assunzione di 100mila nuovi insegnanti); 2) ricerca; 3) infrastrutture.

Cambiamo scenario, veniamo al’Italia: la crisi pesa molto nel budget 2011 del Belpaese (dati della Ragioneria Generale dello Stato). Quest’anno gli stanziamenti pubblici faranno segnare un -4,8% nelle spese per l’istruzione scolastica; un -7,5% in ricerca e innovazione; un -41,9% per le infrastrutture. Male anche i beni culturali (-11,3%), lo sviluppo delle imprese (-18,1%), mentre l’università fa segnare un asfittico +1,2%. Unico segnale positivo: raddoppiano significativamente il budget le spese destinate alle politiche per il lavoro, che passano a 5678 miliardi (+108,2%). Purché non si dedichino solo a difendere l’esistente, ma a incentivare la creazione di lavoro nuovo, per i giovani… new jobs, new money.

Quale Paese guarda al futuro, e quale naviga nell’incerto destino del presente? Eppure basterebbe così poco, per far resuscitare un Pil italiano inchiodato -nel 2010- al +1,1%. Secondo “Il Sole 24 Ore”, una politica di liberalizzazioni reale porterebbe a un incremento del Pil compreso tra una forbice del 2,3-2,7% nel 2011, e fino al 3% nel 2012 (!)

Toc toc, dov’é il Governo? Basta cambiare tre articoli costituzionali (come fatto sei giorni fa), per avviare la ripresa? Quella di oggi è un’Italia che gioca in difesa, screditata a livello internazionale da scandali sessuali che insultano il concetto stesso di “meritocrazia”, nonché di selezione della classe dirigente. Il punto più basso toccato nella storia recente del nostro Paese, forse ancora peggiore rispetto a Tangentopoli.

C’è una speranza, esiste una speranza? . Quello che viviamo oggi è il passato. Il futuro non potrà che essere diverso. E per costruirlo serviranno i giovani che oggi sono all’estero, o che ancora oggi stanno fuggendo all’estero. I nostri “Barack”.

Forse l’Italia tornerà, un giorno, ad essere un Paese per loro. E avrà tanto bisogno della loro esperienza e voglia di ricostruire. Almeno così speriamo.