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In fuga dalla Concordia?

In Declino Italia on 29 novembre 2012 at 09:00

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L’Italia come una gigantesca Concordia incagliata nel bel mezzo del Mediterraneo? E’ estremamente suggestiva l’immagine cui ricorre il centro di ricerca Luigi Einaudi, per dipingere un Paese all’ultimo posto nel G7 per crescita del Pil.

2007-2017: un decennio perduto per il Belpaese? Questa la domanda che si pone il rapporto, che elenca le cifre del declino. Il Pil italiano è cresciuto:

-del +1,5% tra il 1990 e il 2000;

-del +1%  tra il 2001 e il 2007;

-del -0,9% tra il 2008 e il 2012.

Per il 2013-2017 le previsioni indicano uno striminzito +0,6%. Inutile persino per tornare ai livelli di crescita di dieci anni prima.

Più passano gli anni, più appare evidente il mismatch tra un Paese che ha camminato troppo lentamente, se non è addirittura retrocesso… e le sue nuove generazioni. Che cambiavano passo, internazionalizzandosi e globalizzandosi.

Basta osservare i dati pubblicati dal Corriere della Sera, che da un lato rilanciano la denuncia dell’Università Bocconi sulla necessità di incrementare il numero di laureati all’estero (sottintendendo che ormai l’Italia non riesce più ad assorbirli), e dall’altro fanno registrare un lieve -ma constante- incremento di stage lavorativi oltreconfine, grazie a programmi offerti dagli atenei.

Il Paese, soffocato da corporativismi e scarsa propensione all’innovazione, fatica sempre di più a rendersi attrattivo nei confronti delle giovani generazioni: la Cgil denuncia che oltre quattro milioni di lavoratori sono in part-time non per loro scelta, ma per mancanza di alternative. Si tratta soprattutto di donne e giovani, con questi ultimi che giocano -loro malgrado- la parte del leone.

E anche il sistema Excelsior, finora prodigo nel segnalare decine di migliaia di offerte di impiego cui i giovani -questi ingrati- non rispondevano (interessante poi andare a indagare la tipologia di queste offerte, quelle davvero qualificate erano poche…), ha ammesso che le assunzioni previste nel 2012 sono in calo a poco più di 400mila. In crollo i laureati: solo 58mila, poco più di 1/8 (un ottavo!) del totale, 16mila meno di un un anno fa.

E’ questo un Paese che guarda al futuro, un Paese che intende puntare sul capitale umano? Nonché sull’innovazione che questo capitale umano genera?

Difficile dare torto a chi accetterà l’offerta della Volkswagen: la casa automobilistica tedesca ha recentemente annunciato che estenderà anche all’Italia, dopo Spagna e Portogallo, il programma “StartUp”, per l’assunzione di giovani ingegneri neolaureati. Furbi questi tedeschi: le nostre università sfornano -a spese del Paese- ottimi ingegneri. E in Germania se li accaparrano.

Furbi loro… o stupidi noi?

Intanto i migliori talenti -coloro che possono e hanno gli strumenti per farlo- lasciano la Concordia. Troppi Schettino al comando hanno portato la “nave Italia” in secca.

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+++ MeeTalents (20 dicembre, Milano) – Aggiornamento Importante +++

In Fuga dei giovani on 28 novembre 2012 at 09:00

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E’ online il sito di MeeTalents, il primo “summit” dei talenti italiani all’estero o “controesodati” in Italia, organizzato dall’associazione ITalents. Rispetto al precedente annuncio su questo blog, la conferenza si è ridotta a una sola giornata, il 20 dicembre, e sarà ospitata all’interno della Villa Reale di Milano.

Sul sito è possibile inviare la propria candidatura per partecipare, consultare il programma e leggere i temi al centro del dibattito.

—> Tra tutti coloro che si candideranno, l’organizzazione rimborserà fino a 200 euro per le spese di viaggio sostenute per tornare in Italia.

CLICCA QUI PER ACCEDERE AL SITO DI MEETALENTS

Uno scenografo a Shanghai

In Storie di Talenti on 26 novembre 2012 at 09:00

In Italia a 30 anni ero considerato un eterno giovane. In Cina è cominciata una nuova fase della mia vita“. Riflessione sintentica, ma potentissima nel messaggio, quella di Alberto Sanseverino, 30enne scenografo e direttore creativo a Shanghai.

Nonostante i miei trent’anni e un curriculum accademico di tutto rispetto, in Italia ero considerato un eterno giovane“, precisa Alberto, un diploma di grafica pubblicitaria e una laurea in Scenografia all’Accademia milanese di Brera alle spalle.

A metà degli anni 2000 Alberto fa di tutto, per farsi largo nel settore della scenografia, dopo aver conseguito il titolo: collabora con opere teatrali, mostre e progetti lirici, solo per fare qualche esempio. Viaggia per l’Italia e per il mondo, ma finisce con il trovare -la maggior parte delle volte- muri di gomma, o professionisti di talento costretti ad espatriare essi stessi, o -ancora- al lavoro -tra mille difficoltà- in Italia.

Accade così che nel 2011, preparandosi a un viaggio per Shanghai, dove avrebbe lavorato alla realizzazione del melodramma “Elisir D’Amore”, Alberto organizzi due colloqui di lavoro. In poco tempo giunge l’occasione e la proposta di espatrio: Alberto inizia come disegnatore 3d. Nel giro di un anno assume la qualifica di direttore creativo. Una posizione che gli permette di realizzare lavori importanti, “contaminandosi” con settori per lui completamente nuovi. “Si dice che un anno in Cina equivalga a sette in Italia“, scherza lui. Ma ha ragione.

Dall’Estremo Oriente, Alberto osserva un Paese -l’Italia- dove prevalgono le rendite “culturali e castali”. “Il mondo è cambiato, i mercati si sono aperti. Dobbiamo aprire gli occhi, se vogliamo far fronte alle sfide di questo mondo globalizzato. Bisogna guardare in grande, uscire dal provincialismo e dalla mediocrità, affrontando le sfide future. Non ci possiamo più giustificare, affermando che siamo il Bel Paese, con la più alta percentuale di opere d’arte“. Questa la “sveglia” che lancia alla sua madrepatria.

Ospite della puntata è Lorenzo Baraldi, scenografo e vicepresidente di Aesseci, Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori. Con lui cerchiamo di capire come si possano aprire ai giovani delle “autostrade di opportunità” anche in Italia, sia rimuovendo i blocchi gerontocratici e le rendite di potere che bloccano il Paese, sia riportando la cultura al centro della pianificazione strategica del sistema-Italia.

Nella rubrica “Expats” apriamo lo “Spazio Internactive”, dedicato ai nostri ascoltatori, proponendovi la lettera di Bettina, giovane designer. Una lettera che mantiene il filo rosso che fa da trait d’union alla puntata. L’Estremo Oriente. Bettina vive in Italia ma lavora con l’estero, in particolare proprio con la Cina. E ci spiega come potremmo aiutare i nostri giovani talenti ad emergere.

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La discussione di novembre: E’ auspicabile un rinnovo della classe dirigente italiana, attraverso i giovani professionisti attualmente all’estero? Merito, innovazione e trasparenza: solo loro possono “importare” in Italia queste regole-base del cambiamento?

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

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Alla prossima puntata: sabato 1° dicembre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centoquarantanovesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 24 novembre 2012 at 09:00

Centoquarantanovesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Anche gli scenografi emigrano: la storia che vi raccontiamo oggi, che ci porta fino in Cina, ci fa conoscere dall’interno  una professione spesso -e per definizione- “dietro le quinte”… ma comunque parte integrante della nostra vasta tradizione culturale.

Una storia di ricerca di opportunità, in un’Italia dove la cultura è ormai relegata da anni nella “Serie B” degli investimenti e delle priorità strategiche. Una ricerca destinata a concludersi con l’approdo a Shanghai, per il giovane protagonista della puntata odierna. Un’altra puntata da non perdere, che ci farà scoprire luoghi e professioni assolutamente inediti.

Prosegue anche oggi la rubrica “Job Abroad”, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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“Primavera Italia” – Oggi a Pesaro

In Giovani Italians on 23 novembre 2012 at 09:00

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Oggi pomeriggio a Pesaro torna di scena la riconnessione tra giovani imprenditori, giovani di talento in Italia e giovani di talento all’estero.

Dopo “Little Italy Big Italians” di un anno fa, i Giovani Imprenditori del Centro ripartono alla carica con un format innovativo, che punta a fare coalizione generazionale per arrivare a “un forte cambiamento, una rivoluzione pacifica come reazione alla crisi e agli scandali etico-politici di questo periodo“.

Per avviare questo cambiamento, però, occorre anche l’apporto -fondamentale- di chi ha lasciato questo Paese. Ma non si rassegna al declino. E intende impegnarsi, per rendere questo un Paese giovane, moderno, innovativo.

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Nuove mobilità o nuove migrazioni italiane?

In Fuga dei giovani on 21 novembre 2012 at 09:00

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Tempi incerti. Tra voglia -ormai cronica- di cambiamento… e tentazioni di fuga da un Paese, che di voglia di cambiare ne ha sempre troppo poca.

Ultime notizie dal fronte: da Manageritalia fanno sapere che i manager espatriati negli ultimi due anni sono almeno raddoppiati. Se non addirittura triplicati, nella capitale economica Milano. Dall’azienda alla ricerca, ha fatto molto scalpore la storia dela virologa Ilaria Capua, pubblicata con grande evidenza dal “Corriere della Sera” la scorsa settimana. Uno dei nostri “cervelli” di punta, bloccata da un assurdo sistema incrociato di veti all’italiana… sistema che fa semplicemente cadere le braccia. Fortunatamente stavolta la politica non solo si è mossa, ma si è addirittura compattata trasversalmente dietro di lei, che nel frattempo si è detta sempre più tentata da un ritorno all’estero. A questo link potete leggere l’articolo di Gian Antonio Stella, che ha aperto il caso.

Intanto registriamo un’altra indagine, che mira a studiare il complesso mondo della nuova emigrazione italiana: l’ha lanciata nei giorni scorsi il Centro Altreitalie. Lo studio, “Nuove mobilità o nuove migrazioni Italiane?“, intende “monitorare e “fotografare” gli italiani che -a partire dal 2000- hanno deciso di trasferirsi all’estero”. “I risultati ci permetteranno di inquadrare un fenomeno del quale ultimamente si parla molto anche a causa della crisi economica, ma della cui effettiva dimensione e delle cui caratteristiche si conosce ancora troppo poco. Oltre ai giovani laureati, che per primi hanno catturato l’attenzione dei media, sono sempre di più gli italiani di ogni età ed estrazione che scelgono di passare un periodo della loro vita all’estero“. Così recita l’introduzione alla ricerca.

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Una Marketing Manager sotto la Tour Eiffel

In Storie di Talenti on 19 novembre 2012 at 09:00

Tra tutti i miei compagni di corso all’università, il 50-60% sono all’estero, divisi tra Londra, Parigi, Lisbona, Ginevra, Lussemburgo e Bruxelles. Qualcuno è in Australia, in America o in Canada. Gli stipendi di chi è rimasto in Italia sono la metà di quelli proposti in Francia: i contratti sono spesso a progetto, rinnovati all’infinito, pochi si sono trasformati in contratti a tempo indeterminato“.

E’ lucida e netta l’analisti post-università di Lara Zanella, 28enne Marketing Manager per un’importante società di recruitment a Parigi. Una laurea in Marketing Management all’Università Bocconi alle spalle, integrata da un semestre di scambio a Montreal, Lara cerca immediatamente lavoro dopo il conseguimento del titolo.

Gli esiti però sono deludenti: quaranta colloqui sostenuti, solo tre offerte di stage in Italia, di cui ben due non retribuite. Inizia così il periodo di training semestrale a Milano per una società assicurativa. Al di là del lavoro interessante e degli ottimi colleghi, le possibilità di proseguire all’interno dell’azienda si rivelano però pari a zero. Come le viene immediatamente chiarito.

E’ a questo punto che Lara gioca la carta dell’estero, grazie anche alla conoscenza del francese: trova un’offerta di lavoro a Parigi, invia il proprio curriculum, e dopo soli cinque minuti viene contattata per un colloquio. Nel giro di pochi giorni si trova così a fare i bagagli per la Francia: a 25 anni, col ruolo di Business Development Manager, vede triplicarsi le responsabilità, così come pure stipendio e ore di lavoro. In piena autonomia decisionale.

Il progetto viene successivamente chiuso: Lara si rimette così sul mercato, trovando impiego come Marketing Manager nel settore della selezione delle risorse umane.

A Parigi, Lara osserva una società -quella francese- che premia l’impegno con stipendi più alti, e retribuisce in modo dignitoso anche gli stage, pur in tempi di crisi. Una società dove l’integrazione tra università e mondo del lavoro è reale, concreta, e si sviluppa molto presto nel percorso formativo. Una società, dove la meritocrazia esiste ed è praticata. Un ritorno in Italia? “Non nel breve periodo. Le opportunità di crescita in Francia sono state sicuramente più interessanti“, chiosa Lara.

Ospite della puntata è Rosa Rossignol, esperta di risorse umane e presidente della sezione di Parigi della Bocconi Alumni Association. Con lei allarghiamo lo sguardo al mondo dei giovani professionisti italiani usciti da una delle più prestigiose università della Penisola. E attualmente di stanza a Parigi. Perchè così tanti sono dovuti espatriare, per trovare occasioni di lavoro importanti?

Nella rubrica “Expats” torniamo a parlare di Irlanda, uno dei Paesi che nella scorsa decade hanno maggiormente attirato la nuova e giovane emigrazione professionale italiana. Nonostante la pesante crisi che l’ha investita, l’Isola di Smeraldo continua a offrire opportunità importanti, come ci spiega Enrico Zoppi, co-fondatore dell’associazione IrlandaItaliana.

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Centoquarantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 17 novembre 2012 at 09:00

Centoquarantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Non basta più una laurea prestigiosa in Italia, per ottenere un lavoro? Sembrerebbe proprio di no, almeno ascoltando la storia della protagonista della trasmissione di oggi: un titolo di peso, accompagnato da un’esperienza di scambio in Canada, producono solo poche offerte di stage nel Belpaese, peraltro senza alcuna prospettiva di futuro.

Arriva così l’occasione in Francia, prima come Business Development Manager, poi come Marketing Manager: all’improvviso, a soli 25 anni, si accumulano responsabilità importanti, impensabili nella Penisola – considerate soprattutto le premesse.  Quel che più sorprende però, è l’ormai consistente e numerosa comunità di giovani professionisti italiani nella capitale francese. Con lauree “pesanti”, e incarichi di responsabilità.

Prosegue anche oggi la rubrica “Job Abroad”, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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Piccolo riassunto dei macigni che affondano l’Italia…

In Declino Italia on 14 novembre 2012 at 09:00

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La causa principale della raccomandazione, in Italia, è proprio quella che ha messo in risalto il direttore generale dell’Aler: funziona. Nella pratica, non c’è un giudizio diffuso che sia di sincera condanna. Anzi, a molti sembra un sistema di vita che ha una sua efficienza“: così inizia l’interessante articolo di Francesco Piccolo sul Corriere della Sera di qualche giorno fa.

Un sistema, sottolinea Piccolo, che inizia fin dalla nascita, dividendo da subito i cittadini di un Paese democratico in “Serie A” e “Serie B”. “Una comunità dovrebbe invece basarsi sul contrario“, sottolinea Piccolo: “cercare cioè di ottenere il meglio per tutti. La raccomandazione invece distribuisce disparità, e come conseguenza crea sfiducia nella neutralità“. Fino alla rivelazione finale: “la vita italiana, nella sostanza, è modellata sull’ossessione che si ha in provincia. Lì, non conta cosa vuoi fare, ma quante persone conosci“.

Un’analisi illuminante, che sottolinea una volta di più quanto il nostro sia un Paese provinciale nella testa delle persone, che non ha mai davvero saputo emanciparsi da quella visione limitata al proprio piccolo spicchio di appartenenza. Alla propria cerchia di influenze.

Un Paese che non ha mai davvero saputo farsi sistema, autocondannandosi al declino. Stupisce che ciò avvenga, in una nazione così ricca di intelligenza e creatività. Nonché di capitale umano di qualità superiore alla media. E’ ovvio che chi ha una visione aperta, globale e meritocratica della vita debba -giocoforza- emigrare verso Paesi meno provinciali e più evoluti.

Mi ha molto colpito leggere le previsioni a lungo periodo dell’Ocse sull’Italia. Che impongono una riflessione, una volta per tutte, su cosa vogliamo fare, per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni di questo Paese. Quantomeno alternativo alla fuga: l’Ocse stima una crescita nana del Pil italiano, al ritmo dell’1,4% annuo. Migliore solamente di altri due Paesi vecchi come e più del nostro, Germania e Giappone. Il nostro Pil passerà dall’attuale 2,8% su base mondiale all’1,4% nel 2060. La metà. La nostra influenza a livello planetario diverrà ancora più risibile e insignificante.

A determinare questo ritmo così lento sarà soprattutto il drammatico invecchiamento della popolazione: nel 2030 gli ultra65enni della Penisola saranno il 40% della popolazione, vent’anni dopo si avvicineranno al 60%. Il doppio, rispetto ad oggi.

Il declino è nei numeri, c’è poco da fare. L’unica molla di riscatto sarà ridisegnare il Paese, consegnandone le leve di potere a giovani altamente istruiti e con esperienza internazionale, escludendo dalle poltrone una classe dirigente fallimentare. Ancora una volta, i numeri sono impietosi: secondo l’Eurispes, quattro potenti su cinque in Italia hanno oltre 50 anni, i giovani under 35 rappresentano solo il 3% (!!!) dell’intera classe dirigente. Sette su dieci di questi giovani non lavorano in politica o nelle imprese… ma nello sport!

L’indagine, peraltro molto simile ad altre già realizzate in passato (la dimostrazione che in questo Paese non cambia mai nulla, al di là delle parole..), fa luce su un aspetto inedito: ben il 91,1% della classe dirigente italiana risiede nel Paese, solo l’8,9% all’estero. La dimostrazione plateale dell’incapacità italiana di rendere i propri talenti -soprattutto quelli espatriati- classe dirigente del Paese. Unico dato positivo: in 20 anni il livello di istruzione della classe dirigente italiana è cresciuto del 20%. Ma non è sufficiente, ovviamente.

Il tutto mentre un’intera generazione di giovani -dati Bankitalia alla mano- rifiuta gli stereotipi troppo frettolosamente “affibbiati” da qualche Ministro: altro che schizzinosi, un quarto dei neolaureati nell’ultimo triennio ha un’occupazione con bassa o nessuna qualifica, un terzo invece svolge mansioni diverse rispetto all’ambito di laurea. Il tasso di “overeducation”, a sopresa, è più altro al Centro e al NordEst, rispetto a NordOvest e Mezzogiorno.

Molti altri scappano da un Paese vecchio, gerontocratico e destinato -se non si riforma profondamente- a un lungo e umiliante declino. Ha ragione il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a chiedere di sviluppare “una progettualità coraggiosa e innovativa“, superando la “presente condizione di diffusa sottoutilizzazione delle capacità di lavoro e innovazione delle giovani generazioni, le cui energie sono indispensabili per avviare un processo di duratura crescita economica e occupazionale“.

Dalle parole, però, occorre ora passare ai fatti. Immediatamente. In uno sforzo gigantesco, che coinvolga non solo la politica. Ma tutto il sistema-Paese.

Una carriera manageriale in Lussemburgo

In Storie di Talenti on 12 novembre 2012 at 09:00

Ora gestisco un team che ha rappresentanti in Francia, Perù, Polonia, Guatemala, Belgio e Germania… e pensare che fino a poco tempo fa non riuscivo nemmeno a farmi assumere come area manager per il Triveneto…

Un vero paradosso, la storia di Dario Dall’Oste, 34enne Direttore Commerciale nel piccolo Granducato di Lussemburgo per International Lacquers, quarto produttore al mondo di smalto per unghie.

Dario si laurea in Giurisprudenza, accompagnando gli studi con un’esperienza quale responsabile vendite all’interno dell’azienda di famiglia. La sorpresa più amara arriva per lui, non appena prova a intraprendere una carriera lavorativa in solitario: invia oltre 30 curricula ai potenziali datori di lavoro, ricevendo in cambio risposte demoralizzanti e persino contraddittorie, quali “lei è troppo qualificato”, oppure “lei non ha l’esperienza richiesta”… il tutto quando -ovviamente- le risposte arrivavano. A nulla serve l’Mba conseguito nel frattempo.

Completamente ribaltata la situazione sul fronte estero: due colloqui, due proposte ricevute. Dario sceglie l’opzione lussemburghese, che lui stesso definisce “salvifica”. Scopre persino che l’Mba all’estero conta ed è apprezzato, mentre in Italia costituisce -nei fatti- solo una “nota stilistica” all’interno del curriculum o degli annunci di lavoro.

La carriera di Dario in Lussemburgo è fulminea: assunto nel maggio 2010 come “sales manager Italia”, scala rapidamente le posizioni, arrivando in poco meno di due anni ad assumere la direzione commerciale (mondo).

Qui non è il paradiso, la mia azienda non è perfetta, non si trova su un altro pianeta: è semplicemente un ambiente competitivo, dove si deve produrre, dove contano i numeri e non le buone intenzioni, dove se vali te lo riconoscono“, annota Dario nel suo diario lussemburghese. E l’Italia?, viene da chiedersi… “In due anni e mezzo ho ricevuto dalla Penisola solo una buona proposta, che ho rifiutato, per continuare la mia avventura qui. Punto. Evidentemente non valgo ancora abbastanza, sono ancora troppo giovane per le responsabilità, non mi accontento di salari ultrabassi, non mi bastano dei “poi vedremo”, pretendo progettualità“.

Ospite della puntata è Stefano Michieletto, direttore commerciale di un’azienda veneta di medie dimensioni, che ha frequentato con Dario l’Mba. Stefano è rimasto in Italia. E ha dovuto confrontarsi con un tessuto lavorativo ben diverso.

Nella rubrica “Expats” vi presentiamo un progetto molto innovativo, per fare rete tra espatriati. Una piattaforma, già “esportata” con successo all’interno di varie associazioni regionali di emigrati, che unisce chi ha lasciato il Paese con la propria regione di origine. Il progetto di chiama Braindock: ne parliamo con Christian Girardi, amministratore delegato.

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