sergionava

Perché il blog…

L’Italia non e’ Europa. Lo dico e lo scrivo con tutta l’amarezza di essere italiano. O meglio, un “giovane italiano”. Ancora “giovane” per gli standard di un Paese dove non invecchi fino a 40 anni (se ti va bene). Un Paese che, per dirla col regista Mario Monicelli, “due generazioni di classe dirigente hanno portato alla deriva”.

Perché questa è l’amara verità: in Italia i giovani migliori e più preparati, quelli dalla maggiore apertura e mobilità internazionale, sono invogliati a far le valigie e ad andarsene. Normalmente a lavorare in un Paese straniero, in grado di valorizzarne per davvero le capacità. Qui non c’è posto per loro: qui comanda, in ogni settore, una classe dirigente che protegge i propri raccomandati e i propri vassalli. I bravi non servono, i bravi danno fastidio: perché chiedono meritocrazia, puntano ai risultati, vogliono farsi spazio solo grazie alle proprie capacità.

Il fenomeno è esploso a partire dal 2012, finendo presto sulle prime pagine, ma -come questo blog nato nel 2009 dimostra- la fuga dei nostri migliori talenti, vittime collaterali di raccomandati, “figli di” e mediocri arrampicatori/trici sociali (il peggio delle nuove leve dell’Italia), prosegue ormai inesorabile dalla fine degli anni ’90.

Questo blog, insieme all’iniziativa editoriale che l’accompagna, si pone un unico obiettivo: far prendere coscienza alla generazione dei ventenni e dei trentenni italiani che questo è il loro Paese. Che non sta scritto da alcuna parte che i “figli di”, i leccapiedi, gli arrivisti sociali… in una parola, i “mediocri”, debbano prendersi i posti che spettano loro. E, magari, comandare pure su di loro.

Prendiamone coscienza, e cambiamo le regole del gioco. Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento. Che non hanno “santi in Paradiso”, ma un “Curriculum” degno di questo nome.

Dobbiamo provarci, per non perpetuare all’infinito questo “esilio” dei migliori.

Sergio Nava

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L’AUTORE DEL BLOG E DEL LIBRO

Sergio Nava, classe 1975, giornalista, lavora in Italia ma ha accumulato negli anni diverse esperienze all’estero (in Francia, Gran Bretagna, Germania e Irlanda). Segue da vicino l’evolversi dell’Unione Europea, che considera -pur nei suoi attuali limiti- come l’unico approdo sicuro per curare l’Italia dei suoi mali endemici. Ritiene che la sua generazione sia la prima a poter veramente cambiare le regole del gioco nel Belpaese, se solo lo volesse, grazie anche alla maggiore apertura internazionale. E si rifiuta di credere che la «rivoluzione Obama» possa essere unicamente una prerogativa degli Stati Uniti…

Nel 2003 ha scritto il suo primo libro: «Veronica Guerin – Una giornalista in lotta contro il crimine» (Edizioni San Paolo).

Il sito professionale di Sergio Nava: CLICCA QUI PER COLLEGARTI

  1. Anche se sono nato nel 1957 condivido in pieno la premessa. Mi è nata una figlia da poco nonostante la tarda età e non ci penso nemmeno di farla crescere in un paese come quello descritto perchè è vero, ma purtroppo non riesco a vedere una via di uscita. Ci vuole una rivoluzione culturale notevole se non addirittura un partito politico con età limite per coinvolgere il voto giovane e costringere i “baroni” a smetterla. Forse questo potrebbe essere l’unica strada. Un movimento trasversale fatto da giovani per i giovani. Altro che Grillo che lancia solo insulti!

  2. Carissimi,
    l’idea del “partito” (vogliamo chiamarlo il ‘partito dei precari’, dai, tanto per avere un nome) non e’ affatto una sciocchezza. Sono circa 3.5 milioni le persone definibili come ‘precari’ in Italia; attraversano un’ampia fascia d’eta, sono ovunque (da Milano a Palermo) e hanno rappresentanti in tutte le fascie culturali (dal pluri-laureato all’operaio). Quindi, perche no? Un partito con questi numeri farebbe paura a molti. Se vuoi combattere un sistema devi indebolirlo dall’interno. Non ci sono altre soluzioni. Sono disponibile a discutere seriamente della cosa

  3. Ho letto la “LETTERA-APPELLO A NAPOLITANO E AI QUATTRO PRESIDENTI EMERITI” e mi è bastato vedere i destinatari (e particolarmente la loro età) Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga per non farmela finire di leggerla.
    Azione da elogiare la vostra, ma servirà a poco. L’unico rimedio per noi cervelli in fuga è staccarci definitivamente dall’Italia. Per me è stato duro ma dopo 10 anni ci sono riuscito. Pensate all’Italia solo come al paese dove fare vacanze. Non ci sono altre speranze un saluto dalla Germania

  4. L’Italia è il paese perfetto per chi:
    …ha le spalle coperte, da parentele e amicizie influenti, capitali, imprese di famiglia…
    …ha sufficienti soldi per godersi le bellezze incomparabili che offre, senza doversi preoccupare della meritocrazia…
    …vuole rimanere parcheggiato a vita nella mediocre semplicità…
    …non ha grandi sogni…
    …non è interessato a “lasciare un segno”…
    …se ne frega delle possibilità che avranno i propri figli…
    …è cieco, sordo e muto…
    …semplicemente non ha sufficienti capacità intellettive per intuire lo stato di degrado in cui si trova…
    …non ha l’ambizione di poter cambiare il mondo, neppur in minima parte…

    Cari amici, sarebbe bello poter fare qualcosa, ma non c’è nulla che si possa fare, perchè chi detiene il potere, ministri, direttori e presidenti vari sono i primi ad avere interesse che le cose rimangano come sono. E’ un non-sense. E’ come cercare di convincere un lupo a diventare vegetariano. Homo homini lupus, ragazzi. Non lo faranno mai, hanno altre cose a cui pensare. Perchè dovrebbero tirarsi una zappa sui piedi e magari compromettere la tranquillità di uno stato di cose che è totalmente in loro favore.

    Quindi lasciate stare, non perdete tempo; l’intento è nobile e apprezzabile, ma non c’è nulla che si possa fare, se non farsi compatire. Andate all’estero, come fecero molti dei grandi che ci hanno preceduto (Fermi, Marconi, Marco Polo, Leonardo). Almeno il vostro nome verrà ricordato per quello che avete creato, e non per come miseramente avete fallito nel cercare di cambiare un sistema che è sbagliato nel suo codice genetico.

    Un augurio per una sfavillante carriera a tutti voi…

  5. Cari, quando io ho imparato questa lingua. Ho avuto una grande voglia de vivere li. Oggi, ho visto che in Italia c´è una crise grave…E sono stata sopresa quando sono stata al sud dal paese. Sembra piu povero che il mio Brasile. Sicuramente, rimanerò qui…in questa terra calda e piena di opportunità.

  6. Caro Paolo, le regole dei concorsi universitari sono state cambiate da poco. Secondo me c’è spazio perchè aumenti la meritocrazia nelle università italiane.

  7. Confermo che le regole sono mutate. Adesso chi ha più pubblicazioni e titoli scientifici dovrebbe vincere il concorso.

  8. Le regole per lo svolgimento dei concorsi universitari sono cambiate, ma le persone che le dovrebbero applicare sono le stesse del vecchio sistema. Il trucco ora piu’ utilizzato e’ quello di far passare per pubblicazione scientifica anche la ricetta della pasta e fagioli della nonna del candidato. Un paper pubblicato su una rivista internazionale non puo’ avere lo stesso peso di un lavoretto su un quaderno di dipartimento. Eppure…..
    Dopo quello che ho visto all’universita’ nei miei 7 anni di permanenza, ritengo incredibile pensare che qualcosa possa cambiare. Si lotta contro un sistema troppo potente. Io avevo trovato un posto di lavoro in un istituto di ricerca italiano in Italia. Questo dopo aver presentato un paper su una tecnica che loro stavano studiando e che io avevo gia’ sviluppato e applicato. Il mio bel posto da ricercatore. Il mio tutor me lo ha distrutto con una telefonata alla “persona giusta”. Ho visto succedere lo stesso ad altri amici. Se te ne vai, chi fa’ lezione e ricevimento studenti al posto loro?? Certo, sono stato un cretino: avrei dovuto patteggiare col tutor, proporgli che avrei fatto lezione e ricevimento per lui per il resto della mia vita. Onestamente, non credevo che fosse cosi’ marcio!
    Ho cercato lavoro all’estero di nascosto, cercando di non farmi scoprire: quando telefonava il recruiter, scappavo dalla stanza e facevo il colloquio nel parcheggio della facolta’. Se scoprono che stai pianificando di andartene ti distruggono definitivamente. Anche se ti presenti per fare un concorso al quale non eri “invitato” loro cominciano a crearti problemi, molto seri.
    Ho cercato lavoro prima in Italia, per due anni: tempo perso. Lavori improponibili, pagati male e a partita iva e in unica soluzione dopo almeno un paio di anni e solo se va tutto bene.
    Il rispetto delle regole e’ semplicemente qualcosa che non sono abituati a fare. Il tornaconto personale avra’ sempre il sopravvento, e’ inevitabile. In ogni caso io non mi fido di loro, quindi, amen! Unica soluzione: espatriare! Ed io espatriai!!

  9. Pur avendo lasciato l’Italia quasi vent’anni fa, non mi sono mai sentito fuggitivo. Come tanti, l’ho fatto per perseguire aspirazioni personali e professionali che non mi sarebbero state possibili altrimenti.

    Il fatto che tanti come me scelgano di andarsene e’ un sintomo di una situazione di difficolta’ a trovare sbocchi in Italia. Per invertire questa tendenza occorre creare le condizioni perche’ in Italia ci siano adeguate opportunita’ professionali, adeguate in relazione ad opportunita esistenti altrove.

    Purtroppo, come si puo’ leggere dalle altre risposte, raggiungere questo obiettivo richiede approcciare ed iniziare a risolvere la montagna di problemi strutturali che affligge l’Italia quali rigidita’ del sistema economico, del mercato del lavoro, della scuola, del sistema di formazione professionale, carenze infrastrutturali, inefficienze nel pubblico, cronismo, nepotismi, favoritismi e quant’altro.

    Anche se ci fosse la volonta’ politica, ci vorrebbe molto tempo e resterebbe comunque molto difficile realizzare i cambiamenti necessari. Occorrerebbe fare una politica mirata all’efficienza, che richiede fare compromessi e mettere in discussione equilibri ed interessi fortemente radicati.

    In pratica, non vedo una spinta propulsiva sufficiente per il cambiamento, per cui mi dispiace dover ammettere di essere molto pessimista. Per quanto mi riguarda, la possibilita’ di un eventuale rientro e’ argomento chiuso da tempo.

  10. Caro Sergio. Suonano come musica per le mie orecchie queste parole. Da tempo cerco di parlarne anche con i miei coetanei, ma niente … è più facile che finisci per fare la figura dell’idealista! Già … questa è l’ITALIA!

  11. Io penso che solamente viaggiando una persona possa capire quante opportunità ci sono nel Mondo e nel proprio paese. Rientrando in Italia ti trovi spiazzato perchè vedi le ricchezze del tuo paese e non riesci a far capire le potenzialità che ci sono e che potrebbero essere usate al meglio. La richezza di una cultura diversa, la potenzialità dello scambio e la voglia di investirsi in qualcosa che sia socialmente utile è un obiettivo che non coincide con gli Obiettivi di quest’Italia che punta sempre di più alla sola promozione interna. Spero che le cose cambino e che si investa sempre di più sui giovani e sui viaggi/scambio all’estero.

  12. Non è un Paese per vecchi. Ho letto con estremo interesse i commenti sul perchéil blog ma mi chiedo: perché è sempre più facile accusare piuttosto che proporre? perché è sempre più facile gridare ai mulini a vento piuttosto che fare il primo passo?
    Forse è proprio la profonda incapacità di noi giovani di essere costruttivi e propositivi che sta gettando troppe generazioni nel pessimismo cosmico.
    c’è sempre un punto di partenza per ogni grande sogno, poniamo al centro del nostro agire la “visione” di costruire il nostro Paese sul talento, ogni giorno di più.
    Attenzione poi all’uso del termine “meritocrazia”: fu utilizzato per la prima volta con volontà di criticare una degenerazione di una società utopistica egualitaria!
    Spero di leggervi presto con nuove idee, buon lavoro!

  13. Le regole per lo svolgimento dei concorsi universitari sono cambiate, ma le persone che le dovrebbero applicare sono le stesse del vecchio sistema. Il trucco ora piu’ utilizzato e’ quello di far passare per pubblicazione scientifica anche la ricetta della pasta e fagioli della nonna del candidato. Un paper pubblicato su una rivista internazionale non puo’ avere lo stesso peso di un lavoretto su un quaderno di dipartimento. Eppure…..Dopo quello che ho visto all’universita’ nei miei 7 anni di permanenza, ritengo incredibile pensare che qualcosa possa cambiare. Si lotta contro un sistema troppo potente. Io avevo trovato un posto di lavoro in un istituto di ricerca italiano in Italia. Questo dopo aver presentato un paper su una tecnica che loro stavano studiando e che io avevo gia’ sviluppato e applicato. Il mio bel posto da ricercatore. Il mio tutor me lo ha distrutto con una telefonata alla “persona giusta”. Ho visto succedere lo stesso ad altri amici. Se te ne vai, chi fa’ lezione e ricevimento studenti al posto loro?? Certo, sono stato un cretino: avrei dovuto patteggiare col tutor, proporgli che avrei fatto lezione e ricevimento per lui per il resto della mia vita. Onestamente, non credevo che fosse cosi’ marcio!Ho cercato lavoro all’estero di nascosto, cercando di non farmi scoprire: quando telefonava il recruiter, scappavo dalla stanza e facevo il colloquio nel parcheggio della facolta’. Se scoprono che stai pianificando di andartene ti distruggono definitivamente. Anche se ti presenti per fare un concorso al quale non eri “invitato” loro cominciano a crearti problemi, molto seri.Ho cercato lavoro prima in Italia, per due anni: tempo perso. Lavori improponibili, pagati male e a partita iva e in unica soluzione dopo almeno un paio di anni e solo se va tutto bene.Il rispetto delle regole e’ semplicemente qualcosa che non sono abituati a fare. Il tornaconto personale avra’ sempre il sopravvento, e’ inevitabile. In ogni caso io non mi fido di loro, quindi, amen! Unica soluzione: espatriare! Ed io espatriai!!
    +1

  14. “Forse è proprio la profonda incapacità di noi giovani di essere costruttivi e propositivi che sta gettando troppe generazioni nel pessimismo cosmico.” AndreaFreeSpirit.

    Questo commento e’ incredibile!!!
    PROFONDA incapacita’ di essere costruttivi????? E forse e’ PROPRIO questa la causa del pessimismo cosmico sul futuro dell’Italia???

    Fai un favore a te stesso: stai un 3 – 6 mesi fuori dall’Italia, ma non come turista, trovati un qualsiasi lavoro, affitta un appartamento, paga le tasse, insomma, vivi come vivono i cittadini di un paese che non sia l’Italia. Ma, importante, fa tutto questo DA SOLO, senza le spintarelle di papa’.
    Dopo aver fatto questa esperienza ne riparliamo.
    Se non ti va, puoi sempre fare una “esperienza virtuale” ascoltando le interviste dell’autore di questo blog ad alcuni giovani italiani. Sono davvero profondamente incapaci di proporre e costruire?? Ba’ !!

  15. Ho scoperto oggi questo blog.

    C’è una bella fotografia che ho letto tempo fa sulle ultime 2 generazioni “La Gioventù errante” di Valeria Palermi qui:
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2113172

    Alcune parole mi sono rimaste impresse:

    “Negli Usa ti danno la prima e anche la seconda opportunità: pensano che chi ha provato e fallito ha imparato una lezione utile. Da noi un insuccesso ti segna per sempre”.
    Ed è proprio così, oltre alla immeritocrazia che è ovunque.

    Ho letto la lettera inviata ai Presidenti solo oggi, è passato un anno. Niente è cambiato, come previsto.

    Qualcosa però si muove: losbarco.org che viene proprio da voi emigrati all’estero, il movimento 5 stelle, il fatto quotidiano, diversi blog come anche questo.
    Quando usciremo da questo fango putrido? Io non voglio rimanere sepolta, sono viva ho un cervello funzionante.
    Un senso insopportabile di impotenza a stare qui. Un grido di dolore.

  16. Credo che sia fondamentale usare questo blog come una finestra verso il futuro, per creare nuove opportunità nel nastro Belpaese, per fare in modo che altri giovani non scappino da lì e lo aiutino a cambiare, a svilupparsi come nei secoli generazioni di illustri italiani ci hanno insegnato. E’ una responsabilità nei confronti dei nostri figli ed una speranza per la nostra Italia di riemergere dalla palude in cui è affondata. Stà a noi cambiare e creare concrete opportunità, con fantasia, entusiasmo e passione.

    Maria Cristina Sorvillo – RIBA architect, London. http://www.thegreenh.org

  17. Che sia l’Italia che fà gli italiani o gli italiani che fanno l’italia? iI risultato é lo stesso. Un Italiano all’estero diventa differente perché l’ambiente é differente. Siamo dipendenti dall’ambiente nel quale ci troviamo.Appena uno torna in Italia é di nuovo ripreso nel sistema e rifa come tutti.E come un’insalata che al sole era verde e saporita e che privata di luce diventa bianca e senza sapore…Ma cosí non rischia di bruciarsi al sole o di morire di sete perché ha bisogno di poca acqua per sopravvivere.
    Il fatto di lagnarsi di non poter restare in Italia che si trova in queste pagine é già significativo allorché bisognerebbe invece congratularsene.
    Bisogna vedere l’obbligo di emigrare come una cosa normale. Un’opportunità per cambiare di mentalità. In America si và da uno stato all’altro senza fare tante storie. E normale di cambiar di stato per ragioni di lavoro e le distanze tra gli stati americani e quelli europei sono in genere molto più importanti. Se in Europa la lingua cambia, invece di esser la stessa , sarà una difficoltà supplementare per un mese o due ma in fine, arricchisce.
    Il sistema italiano é troppo vecchio. Dipende dal modo di pensare che si ha é che é stampato nel DNA. Si crede che sia l’unico modo di fare. Si crede ancora di essere i più forti e non ci si accorge che il rinascimento é finito da 500 anni e che i romani non sono più gli stessi che 2000 anni fa. Con di più, siamo anche i più mammoni di tutti. Questo ci spinge ad essere continuamente sotto tutela di qualcuno e reclamare diritti e privilegi ancora prima di aver fatto i doveri.Se non si trova lavoro di là della strada diventa un dramma, uno scandalo, una vergogna! Figuriamoci all’estero!
    La mamma, il sindacato, il sindaco, il prete, lo stato ti devono aiutare.
    Perché lo stato non mi dà lavoro? Perché io non ho sussidi? Perché nessuno mi aiuta? Perché anch’io non posso esser pagato senza fare niente? Questi sono i discorsi più comuni in Italia benché su questo blog siano differenti.
    Ma questa mentalità purtroppo l’esportiamo anche all’estero ed é cosí che per esempio in Belgio, tutti i sindacalisti nelle fabbriche sono italiani! Questa mania di essere tutelati o di tutelare é la nostra vera piaga.
    Ma lo stato siamo noi. Lo dobbiamo inventare noi il lavoro!
    Certo che esportiamo anche noi. Ma che cosa? Pizze? Pasta?Vino?E poi? Non é col stare a tavola che si va sulla luna. Ce lo impedisce.
    Per queste ragioni e per altre, gli investitori preferiscono investire negli altri paesi piuttosto che in Italia. Se non fosse vero, cercate di trovare un italiano che ha fatto una ditta all’estero e che si metta in testa di fare la stessa cosa in Italia. E quasi impossibile.
    Un esempio tipico?
    Eccone uno: Come a New York o a Bruxelles e Parigi, anche in Veneto é arrivato il Coworking da più di due anni. Il Coworking sarebbe un centro d’incontro per uomini che hanno nuove idee e uomini d’affari che vogliono investire nelle nuove idee. Li in quella cittadina del nord est, il coworking é sussidiato! Da chi? Da un uomo d’affari che forse crede ancora nella carità cristiana. Il risultato é che in due anni, questo Coworking , che pertanto non é né a Palermo né a Napoli, non ha fatto niente di niente e serve unicamente a fare mostre che nessuno và a visitare o a organizzare azioni di beneficenza come se fosse la salvation army o la Caritas.
    Ma c’é di peggio, gli incontri tra uomini d’affari sono perfino ostruiti dal direttore onorario che preferisce investire nelle sue mostricciole del cazzo invece di promuovere la creazione di nuove imprese.
    Esempio: Una mostra di seggioline in miniatura che per l’occasione, da giocattoli diventano articoli design!.Il bello é che sto tipo é pensionato e siccome é anche alto due metri, non lascierà nessuno prendergli il posto. Del resto, s’é messo a dipingere..Per via dei sussidi che riceve per fare delle mostre! Diventerà di sicuro un grande artista!
    Ed io che avrei voluto ritornare in Italia! Ma andrei dappertutto piuttosto che avere dei vicini cosí.
    L’ambiente dove si vive dipende da noi. Se non si sà cambiare l’ambiente, meglio cambiar di posto.Altrimenti dipenderemo dall’ambiente! Non c’é mamma che tenga!
    Altro esempio? In tutta l’Europa, i benzinai sono scomparsi per far posto a un gestore che con officina o negozio non ha più bisogno di servire i clienti. I clienti si servono da soli. Ma in Italia sussistono i benzinai. Razza che si direbbe impossibile di estinguere con le pompe automatizzateche tolgono il lavoro e riducono i membri del sindacato. Risultato:
    Devi prendere l’aereo alle 6 del mattino ma prima devi andare a far benzina per riportar la macchina che hai noleggiato. Niente da fare, trovi tutto chiuso. Di pompe automatiche, si, ne puoi trovare, ma stranamente, nessuna funziona con le carte di credito. Solo con banconote. Cosí, se ti manca cinque litri e che hai solo una banconota di 50€, devi lasciare il resto al benzinaio…
    – Italiani, tutti ladroni! Diceva un giorno Napoleone.
    – Non tutti, ma “buonaparte”. Gli rispondeva un italiano. Ma l’humor non ci scusa e il fatto di esser giovani non ci dà il diritto di prendere il posto dei vecchi perché se non si cambia di mentalità, sarà ancora la stessa cosa. Come sempre!

  18. Che sia l’Italia che fà gli italiani o gli italiani che fanno l’italia? iI risultato é lo stesso. Un Italiano all’estero diventa differente perché l’ambiente é differente. Siamo dipendenti dall’ambiente nel quale ci troviamo.Appena uno torna in Italia é di nuovo ripreso nel sistema e rifa come tutti.E come un’insalata che al sole era verde e saporita e che privata di luce diventa bianca e senza sapore…Ma cosí non rischia di bruciarsi al sole o di morire di sete perché ha bisogno di poca acqua per sopravvivere.Il fatto di lagnarsi di non poter restare in Italia che si trova in queste pagine é già significativo allorché bisognerebbe invece congratularsene. Bisogna vedere l’obbligo di emigrare come una cosa normale. Un’opportunità per cambiare di mentalità. In America si và da uno stato all’altro senza fare tante storie. E normale di cambiar di stato per ragioni di lavoro e le distanze tra gli stati americani e quelli europei sono in genere molto più importanti. Se in Europa la lingua cambia, invece di esser la stessa , sarà una difficoltà supplementare per un mese o due ma in fine, arricchisce.Il sistema italiano é troppo vecchio. Dipende dal modo di pensare che si ha é che é stampato nel DNA. Si crede che sia l’unico modo di fare. Si crede ancora di essere i più forti e non ci si accorge che il rinascimento é finito da 500 anni e che i romani non sono più gli stessi che 2000 anni fa. Con di più, siamo anche i più mammoni di tutti. Questo ci spinge ad essere continuamente sotto tutela di qualcuno e reclamare diritti e privilegi ancora prima di aver fatto i doveri.Se non si trova lavoro di là della strada diventa un dramma, uno scandalo, una vergogna! Figuriamoci all’estero!La mamma, il sindacato, il sindaco, il prete, lo stato ti devono aiutare. Perché lo stato non mi dà lavoro? Perché io non ho sussidi? Perché nessuno mi aiuta? Perché anch’io non posso esser pagato senza fare niente? Questi sono i discorsi più comuni in Italia benché su questo blog siano differenti.Ma questa mentalità purtroppo l’esportiamo anche all’estero ed é cosí che per esempio in Belgio, tutti i sindacalisti nelle fabbriche sono italiani! Questa mania di essere tutelati o di tutelare é la nostra vera piaga.Ma lo stato siamo noi. Lo dobbiamo inventare noi il lavoro! Certo che esportiamo anche noi. Ma che cosa? Pizze? Pasta?Vino?E poi? Non é col stare a tavola che si va sulla luna. Ce lo impedisce.Per queste ragioni e per altre, gli investitori preferiscono investire negli altri paesi piuttosto che in Italia. Se non fosse vero, cercate di trovare un italiano che ha fatto una ditta all’estero e che si metta in testa di fare la stessa cosa in Italia. E quasi impossibile.Un esempio tipico?Eccone uno: Come a New York o a Bruxelles e Parigi, anche in Veneto é arrivato il Coworking da più di due anni. Il Coworking sarebbe un centro d’incontro per uomini che hanno nuove idee e uomini d’affari che vogliono investire nelle nuove idee. Li in quella cittadina del nord est, il coworking é sussidiato! Da chi? Da un uomo d’affari che forse crede ancora nella carità cristiana. Il risultato é che in due anni, questo Coworking , che pertanto non é né a Palermo né a Napoli, non ha fatto niente di niente e serve unicamente a fare mostre che nessuno và a visitare o a organizzare azioni di beneficenza come se fosse la salvation army o la Caritas.Ma c’é di peggio, gli incontri tra uomini d’affari sono perfino ostruiti dal direttore onorario che preferisce investire nelle sue mostricciole del cazzo invece di promuovere la creazione di nuove imprese.Esempio: Una mostra di seggioline in miniatura che per l’occasione, da giocattoli diventano articoli design!.Il bello é che sto tipo é pensionato e siccome é anche alto due metri, non lascierà nessuno prendergli il posto. Del resto, s’é messo a dipingere..Per via dei sussidi che riceve per fare delle mostre! Diventerà di sicuro un grande artista!Ed io che avrei voluto ritornare in Italia! Ma andrei dappertutto piuttosto che avere dei vicini cosí.L’ambiente dove si vive dipende da noi. Se non si sà cambiare l’ambiente, meglio cambiar di posto.Altrimenti dipenderemo dall’ambiente! Non c’é mamma che tenga!Altro esempio? In tutta l’Europa, i benzinai sono scomparsi per far posto a un gestore che con officina o negozio non ha più bisogno di servire i clienti. I clienti si servono da soli. Ma in Italia sussistono i benzinai. Razza che si direbbe impossibile di estinguere con le pompe automatizzateche tolgono il lavoro e riducono i membri del sindacato. Risultato:Devi prendere l’aereo alle 6 del mattino ma prima devi andare a far benzina per riportar la macchina che hai noleggiato. Niente da fare, trovi tutto chiuso. Di pompe automatiche, si, ne puoi trovare, ma stranamente, nessuna funziona con le carte di credito. Solo con banconote. Cosí, se ti manca cinque litri e che hai solo una banconota di 50€, devi lasciare il resto al benzinaio…- Italiani, tutti ladroni! Diceva un giorno Napoleone.- Non tutti, ma “buonaparte”. Gli rispondeva un italiano. Ma l’humor non ci scusa e il fatto di esser giovani non ci dà il diritto di prendere il posto dei vecchi perché se non si cambia di mentalità, sarà ancora la stessa cosa. Come sempre!
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  19. […] premurati di spiegare a Napolitano & soci i motivi per cui non tornano. E infine c'è anche qualche combattivo che ci tiene a tentare di cambiare le regole del gioco. Molti sostengono che l'Italia sia […]

  20. è vero che l’italia non è attrattiva per i giovani talenti nè italiani nè tantomeno stranieri , ed è assolutamente regolare e giusto che chi ha le opportunità per guardare oltre confine faccia bene a farlo . il problema di fondo tuttavia ritengo che sia culturale , pensate infatti , a quanti giovani talenti , in italia non sarebbero stati disposti a divenire imprenditori di se stessi , e quanti una volta andati all’estero , spesso si legge che divengono imprenditori di successo . evidentemente , una volta sbarcati all’estero, vengono coinvolti in una progressiva e positiva attività che non preclude affatto l’idea di divenire imprenditore se ritieni di avere una buona ed innovativa idea di business , ma il fatto è che all’estero , tale passaggio , da lavoratore ad imprenditore , è molto agevolato (poca burocrazia, credito all’idea e non al patrimonio etc,etc.) . sono un piccolo imprenditore meridionale , ho circa 15 collaboratori , più volte ho chiesto a giovani stagisti , o a giovani platee in occasione di eventi e conferenze , di credere nelle proprie idee e di essere disponibili anche a rischiare , mettendosi in gioco ,anche insieme , con obbiettivi precisi e scadenze programmate , ma la verità è che in italia non si insegna la cultura d’impresa e si pretende che i giovani siano solo flessibili , che sciocchezza !!! se trovi un vero giovane talento altro che flessibilità dovresti tenertelo caro caro!!!!
    buona fortuna a tutti i giovani talenti
    uberto caiazzo

  21. la fase due del primo ministro monti ha introdotto la possibilità di costituire , velocemente , in via telematica , con un solo euro di capiatale , per chi ha meno di 35 anni di età , una nuova tipologia di società , denominata società semplice a responsabilità limitata . questa è una buona opportunità per tutti i giovani talenti per mettersi in proprio e puntare a valorizzare le loro competenze . per i giovani talenti che operano in campania , per trovare i fondi per dare vita ad un progetto imprenditoriale , c’è il progetto jeremie , è un fondo di 150 mln di euro costituito da unicredit banca e regione campania , che finanzia a condizioni vantaggiose le iniziative fino ad un massimo di 500000,00 euro . penso che siano sufficienti per nuove iniziative di giovani talenti . buona fortuna a tutti coloro che ci proveranno .
    uberto caiazzo

  22. Mirco, 37 anni, direttore ff di una struttura complessa di medicina da due anni. Io resto perché è lottando ogni giorno contro le mille difficoltà e le mille ingiustizie che possiamo costruire l’Italia che sogniamo. Non chiedo che oggi mi vengano riconosciuti meriti o i giusti compensi ma punto tutto su un progetto che dovrà funzionare per almeno 30 anni. In Italia, oggi, bisogna prima dimostrare e poi chiedere. Sono consapevole di essere stato molto fortunato ad ottenere un ruolo importante, ma credetemi, bisogna saper tenere stretto quello che abbiamo, dimostrando di essere più bravi della vecchia generazione che ci precede.

  23. Buongiorno Sig. Nava, scopro questo blog su segnalazione oggi. Pare a prima vista davvero interssante, proprio ben costruito nelle intenzioni e nei contenuti. Poi si scopre però leggendo che è vecchio di anni ormai e un pò morto… Peccato perchè davvero sembrava una bella iniziativa. E quindi le sue parole “Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento.” suona come una CAMPANA A MORTO visti i GIOVANI che oggi sono al Governo in Italia, raccomandati, imbranati e egoisti, che imparano subito a pensare ai casi propri, e sopratutto l’impiastro orrendo che stanno facendo con l’assurdo Governo della larghe intese sempre però pilotato da un vecchio novantenne. Vede, Sig. Nava, il suo blog era una bella idea di uno che spera sempre che la realtà non sia come la si dipinge. Ma invece è quella che è: e quindi se si può occorre andarsene. Altra strada non c’è. Spero che con questo blog abbia almeno venduto parecchie copie dell’interessante libro che voleva inizialmente reclamizzare. Il blog poteva però andare meglio. Io nel frattempo me ne restdero all’estero in attesa che si avverino le speranze e le cose cambino. Ma mi sto avvicinando alla vecchia aspettando… saluti dall’ Asia Pacifica.

  24. Buongiorno Mauro. Questo blog non lo considero affatto morto. Continuo ad essere convinto della necessità dell’iniziativa, e della necessità della riconnessione dell’Italia con i suoi migliori espatriati, per creare una nuova classe dirigente, aperta e globale. Il tema è più che mai attuale. Altrimenti lei stesso non ci avrebbe scritto, per dire la sua. Finché l’interesse di voi italiani all’estero resterà vivo, questo blog sarà vivo e le sue iniziative saranno valide. Quando e se si spegnerà il vostro interesse, allora condividerò le sue conclusioni. Ma spero sinceramente che questo non avvenga mai.

  25. Gent. Sig. Nava, la rimngrazio della sua cortese risposta. Ovviamente mi ripropongo di vistare questo blog di tanto in tanto, perchè non posso che essere daccordo con lei sulla validità della proposta di dibattito su questo argomento. Proporrei una sezione dove Italiani, giovani e meno giovani possano raccontare la loro esperienza, ad uso di chi vuole intraprendere questa eseprienza, che spesso è una vera e propria avventura. Se c’è già mi scuso ma non l’ho vista…Migliori Saluti

  26. Cosa può fare l’Italia per chiamare qualcuno ‘talento’ prima della sua ‘fuga’?
    Quando ho lasciato l’Italia credevo non fosse il paese giusto per me, per tre motivi principali (non necessariamente in quest’ordine):
    – donna;
    – giovane sotto i 30 anni;
    – persona che si impegna.
    A 3 anni di distanza sono ancora dello stesso parere.
    In un paese straniero, qualcuno sta utilizzando soldi pubblici per darmi la possibilità di fare ricerca nel settore che amo. Ho trovato lavoro, ispirazione, e motivazione. Qualcuno mi ha riconosciuto e mi ha detto ‘sei un talento!’ per la prima volta nella mia vita.
    Qualsiasi iniziativa che funzioni dovrà essere capace di trasmettere questo messaggio ad un giovane. Voi, non-giovani, siete consapevoli che dipendete da noi per il vostro futuro? Io sono per l’inclusione e contro l’esclusione delle risorse umane.
    I migliori auguri al nostro bellissimo paese.

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