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Archive for the ‘Declino Italia’ Category

Università tra luci ed ombre

In Declino Italia on 1 giugno 2016 at 09:00

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L’Anvur ha recentemente diffuso l’ultima fotografia aggiornata della nostra università. Molte le ombre, a fronte però di qualche luce. Andiamo per punti:

-nell’ultimo anno si registra una prima inversione di tendenza nelle immatricolazioni, con un incremento dell’1,6% degli iscritti;

-avere una laurea in tasca continua a fornire un vantaggio: tra il 2007 e il 2014 lo scarto tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati e’ passato da 3,6 punti a 12,3 punti, a favore dei primi. Permangono tuttavia problemi di non corrispondenza tra aspirazioni individuali e utilizzo delle proprie competenze nel mercato del lavoro.

l’Italia sta perdendo in modo massiccio una generazione di ricercatori. L’incertezza associata alle prospettive di carriera induce fenomeni preoccupanti come la “fuga di cervelli” in proporzioni superiori a quelle fisiologiche.

la quota di Pil dedicata alla spesa in ricerca e sviluppo resta su valori molto inferiori alla media dell’Unione Europea e dei principali Paesi Ocse: con l’1,27% l’Italia si colloca solo al 18esimo posto.

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Spigolature di Maggio

In Declino Italia on 18 maggio 2016 at 09:00

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Un po’ di dati, per riflettere. Sono molto diversi tra loro, ma sottolineano alcune criticità del sistema-Paese:

-secondo il Censis, prosegue l’esodo degli studenti dal Mezzogiorno: in dieci anni il Sud ha perso 3,3 miliardi di investimento in capitale umano. Nell’anno accademico 2014-2015 sono emigrati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord quasi 23mila universitari. Nel 2013 5000 laureati hanno lasciato il Mezzogiorno, per andare all’estero;

chi resta in Italia spesso, ancora troppo spesso, cerca lavoro attraverso gli amici o i parenti: tra i disoccupati, solo il 28,2% si rivolge ai centri per l’impiego. L’84% si rivolge a parenti, amici e sindacati. Siamo venti punti sotto la media europea, per domanda presso i centri di impiego, e 12 punti sopra la media UE per la via “familistica”. In Germania chiede aiuto ad amici e parenti solo il 39,3% dei disoccupati, in Svezia il 24,7%. Sono dati Eurostat;

-a proposito di modelli italiani immutabili: secondo la Consob, solo nel 6% dei casi gli amministratori dei board delle nostre società quotate sono stranieri. E la loro età media è di ben 57 anni. Quantomeno, l’85% di loro è laureato… non era così scontato.

Pillole Istat

In Declino Italia on 13 aprile 2016 at 09:00

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Ci raccontano cose che fondamentalmente già sappiamo, ma gli ultimi dati Istat sono utili a ricordarcele:

-INVECCHIAMENTO DEL PAESE (coi giovani che emigrano…)

L’Italia è un Paese di vecchi. Al 1 gennaio 2015 si registra un deciso sorpasso: ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. E 55,1 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa; valori in continua ascesa negli ultimi anni.

-ALTO NUMERO INATTIVI TRA I GIOVANI

Sono oltre 2,3 milioni (il 25,7% del totale) i giovani 15-29enni che nel 2015 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa. L’incidenza è più elevata tra le donne (27,1%) e nel Mezzogiorno (in Sicilia e Calabria sfiora il 40%). Tuttavia la quota è in calo rispetto all’anno prima: nel 2014 i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, erano il 26,5%. Il primo ribasso dall’inizio della crisi.

-INADEGUATO LIVELLO DI ISTRUZIONE

Tra chi ha da poco varcato la soglia dei trenta anni risulta laureato uno su quattro. Nel 2015 “il 25,3% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario, un livello di poco inferiore al 26% stabilito come obiettivo per l’Italia ma lontano dal 40% fissato per la media europea”. Quindi la quota di chi ha un titolo accademico sale, nel 2014 era al 23,9%, ma il target Ue, fissato nella Strategia Europa 2020, è distante.
 

 

 

Spunti di Riflessione

In Declino Italia on 30 marzo 2016 at 09:00

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L’Italia e’ all’ultimo posto nell’Unione Europea per percentuale di spesa pubblica destinata all’educazione (7,9% nel 2014, a fronte del 10,2% medio UE), e al penultimo posto per quella destinata alla cultura (1,4% a fronte del 2,1% medio UE). Lo afferma Eurostat.
In percentuale sul Pil, la spesa italiana per l’educazione e’ al 4,1%, a fronte del 4,9% medio UE, penultima dopo la Romania (3%) insieme a Spagna, Bulgaria e Slovacchia.
Nella spesa per l’istruzione terziaria -infine- il nostro Paese e’ fanalino di coda in Europa, lontanissimo dai livelli tedeschi (0,9% sul Pil e 2% sulla spesa pubblica).

Letargo?

In Declino Italia on 9 dicembre 2015 at 09:00

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E’ un’Italia “in letargo”, come la definisce il Censis, nell’ultimo rapporto? I segnali sono effettivamente contraddittori, tra crescite anemiche e decimali che ballano, unite all’impressione di un Paese ormai a due velocità, tra chi “conserva” rendite di posizione e chi guarda invece al futuro, cavalcando innovazione e globalizzazione.

Un dato il Censis lo rende ben chiaro: gli anni della crisi hano impresso una netta accelerazione al fenomeno dell’emigrazione dal Paese.

Espatriati (italiani e stranieri) più che raddoppiati, dai 51mila113 del 2007 ai 136mila328 del 2014 – il valore più alto registrato dagli anni ’70 ad oggi. Secondo il Censis, se nel 2007 ogni dieci iscritti dall’estero vi era una persona che lasciava l’Italia (il saldo di chi restava era dunque pari a oltre 476mila individui), nel 2014 il rapporto è di una cancellazione ogni DUE iscrizioni – il saldo è dunque crollato a 141mila.

Negli anni della crisi, conclude il Censis, il numero degli italiani espatriati è cresciuto del 124,8%, con un totale di 88.859 persone emigrate nel 2014. Gli stranieri che hanno lasciato il Paese fanno segnare tassi di crescita del +114,5%.

E l’identikit degli italiani che se ne vanno è sempre più lo stesso: 18-39enni, con gli uomini in leggero vantaggio sulle donne.

Uscire dal “letargo” significa anche e soprattutto rendere l’Italia un Paese finalmente attrattivo. Per i suoi giovani. E per il mondo.

“Moderate Innovator”

In Declino Italia on 20 maggio 2015 at 09:00

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Innovatore moderato“: la classifica europea sull’innovazione pone l’Italia ancora una volta tra i Paesi dove l’innovazione, vera linfa vitale di un’economia del Terzo Millennio, semplicemente latita.

Per chi non l’avesse ancora capito, il tasso di innovazione di un Paese non viene misurato dal numero di telefonini di ultima generazione, o dei “post” su Facebook, o ancora dagli ormai insopportabili tweets sempre più autoreferenziali. No, perché -se così fosse- l’ormai iperproduzione social che gli italiani fanno quotidianamente ci avrebbe già portato in testa alle classifiche di innovazione mondiali.

Un parametro per definire un Paese come innovatore è -ad esempio- la quantità di investimenti in “venture capital“, utili ad avviare nuove imprese. Bene, questi li abbiamo addirittura visti diminuire (!) . Meglio abbiamo fatto sul fronte delle pubblicazioni scientifiche internazionali congiunte, così come nell’innovazione delle Pmi: progressi che ci sono stati riconosciuti dall’UE.

Tuttavia, ciò non basta per salire di grado, e staccare i Paesi con cui condividiamo lo status di “innovatori moderati”: Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lituania, ecc. ecc..

Attualmente il Governo ha mosso finalmente i primi passi sulla banda larga. Non resta che dire: “fate presto”.

Concorrenza e Liberalizzazioni: il vero test per il Governo

In Declino Italia on 18 febbraio 2015 at 09:00

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Aspettando il 20 febbraio. Dopodomani il Governo dovrebbe presentare le attese norme in materia di concorrenza, che dovrebbero riguardare taxi, farmacie/parafarmacie, notai, avvocati – tra gli altri.

Finalmente si torna a parlare di liberalizzazioni. Speriamo verrà fatto con una robusta iniezione di concorrenza, che sbricioli i lacci e lacciuoli di un’economia imbrigliata e zavorrata da ordini e corporazioni ormai completamente anacronistici. Buoni solo a difendere le rendite di posizione degli anziani e di chi -in tempi ormai lontani- ha saputo costruirsi una posizione di privilegio. Spesso, sulla base di leggi “pre-crollo muro di Berlino”. Quindi ormai superate dalla storia – e dalla globalizzazione.

Incrociamo le dita: negli ultimi giorni il potente ordine dei farmacisti ha già cominciato ad alzare le barricate. Ma non sarà il solo. Vedremo se questo Governo avrà la forza e la volontà di lavorare nell’interesse dei cittadini e dell’economia. Lo attendiamo al varco.

Non possiamo più aspettare: in un Paese che invecchia sempre di più (quest’anno l’età media della popolazione ha raggiunto i 44,4 anni – siamo vecchi…), dove il 50% dei giovani pianifica un espatrio per studio o lavoro (e l’80% ci pensa, secondo l’ultimo aggiornamento del “Rapporto Giovani Toniolo”), occorre portare fino in fondo lo sforzo riformatore.

Se -per dirla con Matteo Renzi- vogliamo che il 2015 sia un “anno felix”, molto dipende da noi. Non solo dal contesto economico internazionale. O dall’Europa.

Due buone notizie, per chiudere: da due giorni è attivo lo sportello Smart&Start Italia. Con una dotazione economica di 200 milioni di euro, estende le agevolazioni per le start-up innovative a tutte le regioni. Previsto un finanziamento a tasso zero, che potrà arrivare fino al 70% dell’investimento totale. Ulteriori incentivi, se la start-up è costituita interamente da donne, da giovani, o se è presente almeno un dottore di ricerca “controesodato” dall’estero

…a proposito di “Controesodo”, è di qualche giorno fa la notizia che i relatori del decreto Milleproproghe Marchi e Sisto hanno annunciato la proposta di estendere di altri due anni gli incentivi per il rientro dei cervelli. Vi terremo aggiornati: come ribadito più volte, la situazione appare molto confusa, tra Controesodo (legge 238/10) ormai agli sgoccioli, proposte su norme “acchiappa-talenti” prima annunciate e poi ritirate dal Mise, e ora pure questa idea di proroga. Le idee non sembrano molto chiare.

Nuova Politica Industriale

In Declino Italia on 10 settembre 2014 at 09:00

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Bene fa il premier Matteo Renzi a invocare un’Italia diversa anche sul fronte della politica industriale, quando dice che le “imprese italiane devono andare a prendere questi settori di alta qualità, che l’Italia potrebbe puntare ad ottenere, che sono il nostro futuro“. Il tutto con effetti benefici pure su salari e occupazione, ovviamente. Anche perché, nota il premier, è ora di finirla di andare a sbattere contro il muro della concorrenza, nei settori di bassa qualità, contro i giganti indiano e cinese. Possiamo solo perdere…

Renzi non deve però sottovalutare la spinta che il suo stesso Governo deve fornire, con un serio orientamento di politica industriale, che premi innanzitutto le industrie innovative – e incentivi chi non lo ha ancora capito a muoversi in quella direzione.

Dopotutto, se l’Italia galleggia al 49esimo posto nella classifica sulla competitività del World Economic Forum, un motivo ci sarà: inefficienza del Governo, delle tasse, della burocrazia, lentezza della giustizia, pesante debito pubblico e rigidità del mercato del lavoro le cause principali. In questa gara al ribasso battiamo di un soffio il Kazakistan.

Il tutto mentre l’Ocse, nell’Employment Outlook, traccia un quadro impietoso del Paese:

gli under 25 italiani sono sempre più spesso disoccupati;

-tra coloro che lavorano, la metà ha un contratto precario, meno di due terzi saranno ancora allo stesso posto di lavoro tra un anno;

la disoccupazione giovanile è raddoppiata in soli sei anni;

-i Neet, acronimo fino a pochi anni fa sconosciuto, sono balzati su di oltre sei punti;

oltre la metà dei lavoratori italiani giovani ha un contratto atipico – il precariato è una trappola, non un punto di partenza, come avviene normalmente in Paesi più evoluti;

infine, il Belpaese è 20esima nella classifica Ocse per i salari, persino dietro la Spagna. Per la qualità dei posti di lavoro si aggiudica valutazioni mediocri.

Il punto di arrivo è quello indicato all’inizio dallo stesso Renzi, senza alcun dubbio. Ma per farlo occorre spostare delle montagne. Innanzitutto culturali. In bocca al lupo.

 

Le tre velocità del Sistema Italia

In Declino Italia on 3 settembre 2014 at 09:00

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Fra tutte le chiacchiere e i dati  economici che hanno segnato questa estate assai piovosa, una classifica Eurostat ha attirato -in particolare- la mia attenzione: quella sulle tre velocità del sistema-Italia, fotografata dall’UE (e riportata da “La Repubblica”).

Racconta un’Italia, dove la crisi non ha sostanzialmente intaccato i patrimoni finanziari delle famiglie (scesi da 3771 a 3717 miliardi nel periodo 2008-2013), dove -addirittura- i patrimoni delle imprese finanziarie hanno registrato un boom (da 4759 miliardi a 6060), mentre sono drammaticamente crollati i patrimoni finanziari delle imprese non finanziarie (già bassi, peraltro: da 1700 a 1541 miliardi).

Basti pensare che la Spagna ha un patrimonio finanziario delle imprese largamente superiore al nostro (2100 miliardi), mentre Francia e Germania ci surclassano ampiamente.

Viene il sospetto che l’italiano medio preferisca parcheggiare il proprio patrimonio presso approdi sicuri: sicuramente il fisco pesantissimo e la stretta sul credito bancario non aiutano, anzi, ma quello che Riccardo Illy -nel libro “La rana cinese”- definiva come il modello tutto italiano “famiglia ricca – azienda povera”… pare essere ancora lo schema dominante, nel Belpaese. La globalizzazione prima, e la crisi poi, non ci hanno insegnato proprio nulla.

Finché, pur nelle difficoltà della crisi, non riusciremo a spostare la nostra ricchezza sul cuore pulsante dell’economia, le sue imprese, tornando a scoprire il gusto delle parole “rischio” ed “investimento”, difficilmente potremo tornare ad essere un Paese con un futuro. Per sè stesso e per i propri figli. Non stupiamoci se poi emigrano.

Good Summer… and Good Luck!

In Declino Italia on 6 agosto 2014 at 09:00

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Ultimo “post” prima dell’estate, con poche -rapide- riflessioni prima di un autunno che non si annuncia affatto semplice.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto -se mai ne avessimo ancora bisogno- chiare dimostrazioni di una vecchia Italia che non vuole cambiare, nè vuole capire che un ciclo è finito. Per sempre.

In pochi giorni abbiamo dovuto sopportare:

la protesta dei dipendenti della Camera, spaventati dal tetto ai loro maxi-stipendi – il rispetto per chi guadagna infinitamente meno di loro non è ovviamente contemplato. Abbiamo anche scoperto che a proteggerli ci sono ben 14 sigle sindacali. Quando parliamo dei macigni che impediscono il cambiamento, forse potremmo portare anche questo come esempio? Vicenda che si commenta da sola…

-un candidato presidente alla Figc che si produce in un commento dal sapore razzista, seguito da altre affermazioni al limite del surreale, che ne dimostrano tutto lo spessore. Un “vecchio” candidato alla presidenza, aggiungiamo. Che non rendendosi minimamente conto che anche il suo tempo è passato, continua -imperterrito- la sua corsa. Ignorando, o fingendo di ignorare, che la sua epoca, fatta di pacche sulle spalle, promesse di favori, amici degli amici, è finita. A sostenerlo un blocco di suoi consimili. Poi non ci lamentiamo se agli ultimi due Mondiali abbiamo fatto le figure che abbiamo fatto. Ci è andata persino bene, osservando questa classe dirigente.

-ancora una volta, i nostri amati professori universitari ci hanno regalato il meglio di sè: dopo aver fatto le barricate su una dichiarazione dell’ex-Ministro dell’Università Carrozza, che li voleva mandare in pensione a 70 anni, rieccoli nuovamente in lotta contro l’ipotesi di un pensionamento a 65 anni, inizialmente prevista dalla riforma della PA. Alla fine hanno spuntato tre anni in più. E figuriamoci se sono contenti: altra protesta, altre polemiche, nel nome di presunte professionalità che andranno perse. Scusate, ma chi vieta loro, graziati da munifiche pensioni d’oro che i loro posteri potranno solo sognare, di restare a titolo gratuito in università, per accompagnare un ricambio generazionale con i giovani che ne prenderanno il posto? Basti ricordare che -secondo una recente ricerca- negli ultimi dieci anni l’università italiana ha formato oltre 68mila ricercatori e ne ha assunti solo 4500, il 6,7% (!)

Per una volta abbiamo preferito identificare in modo chiaro e concreto tre esempi di ostacoli al rinnovamento. Speriamo di non ritrovarli, e non doverne riparlare al rientro dalle vacanze.

Buona Estate!