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Un Ingegnere dei Trasporti in Australia

In Storie di Talenti on 31 marzo 2014 at 10:00

In Italia non lavori se non conosci“. “Sei giovane… quindi non capisci niente“. Quante volte avrete sentito ripetere, sino allo sfinimento, questi due concetti molto “italiani”? Andrea Colaiacomo, 30 anni, ingegnere esperto nei modelli del traffico e del trasporto, non ne poteva più di sentirli echeggiare nelle orecchie. Alla fine è emigrato -famiglia al seguito- fino in Australia.

Difficile dopotutto rimanere nel Paese del “così fan tutti“, dove ogni violazione delle regole è giustificata con la sola quantificazione dell’enorme massa dei trasgressori, che assolve automaticamente da ogni colpa: Andrea, dopo il liceo scientifico, sceglie Ingegneria Civile, per proseguire gli studi in ateneo. Poi un cambio di direzione, verso Ingegneria Gestionale.

Conclusa l’università, avvia una collaborazione con l’ateneo nel settore della mobilità e dei trasporti, prima di venire assunto da una piccola società di consulenza. Dopo alcuni mesi la società entra in crisi: Andrea deve cominciare a inviare curricula.

E’ solo l’inizio di una “via crucis” nel mercato del lavoro italiano, che rasenta l’impossibile: Andrea scopre suo malgrado il mondo dei contratti a progetto, comprendendo presto come nascondano dei veri e propri lavori da dipendente, mascherati dietro la vaga formula del “progetto”. Nei colloqui di lavoro Andrea si vede proporre, con la formula giustificativa del “così fan tutti“, delle vere e proprie violazioni di legge. Lui rifiuta, ma sa che fuori dalla porta c’è la fila di chi -per qualche euro- avrebbe accettato.

A quel punto Andrea apre una partita Iva e si mette in proprio, proponendo soluzioni nel settore della mobilità e dei trasporti soprattutto alle amministrazioni pubbliche. Investe in benzina e comincia a viaggiare tra le regioni: a parte qualche caso positivo, scopre un sottobosco di gestione della cosa pubblica affidata a politici e tecnici non sempre “competenti”, di pagamenti che arrivano con mesi o anni di ritardo, di logiche perverse di lavori gratuiti fatti solo per poter entrare nel “sistema”. Una situazione di fatto inaccettabile, che la dice lunga sul degrado morale e di gestione amministrativa, in cui versa l’Italia.

Un bel giorno Andrea si ricorda di un conoscente australiano, che aveva incontrato in un’azienda olandese. Quel conoscente è tornato a casa. Decide di scrivergli: lui gli racconta che la sua azienda in Australia sta assumendo. Andrea affronta la selezione: nel giro di pochi mesi si ritrova in Australia.

In un anno e mezzo Andrea ha ottenuto -oltre a un contratto a tempo indeterminato- due aumenti di stipendio e la responsabilità di un proprio team di lavoro.

Ospite della puntata è Marco De Mitri, anch’egli ingegnere specializzato nella pianificazione dei trasporti. Marco è rimasto in Italia, dove ha scelto di diffondere la cultura della mobilità sostenibile, fondando l’associazione “Nuove Mobilità”.

Nela rubrica “Expats” continuiamo il nostro viaggio nell’altro emisfero, con la splendida lettera del nostro ascoltatore Niccolò, che spiega i motivi che l’hanno portato a emigrare in Cile. Niccolò rivendica con fierezza: “noi che ce ne andiamo siamo la vera speranza dell’Italia“.

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Duecentodiciannovesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 29 marzo 2014 at 09:00

Duecentodiciannovesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Il vero problema dell’Italia è il traffico…“, avrete sentito dire qualche volta, parafrasando una nota battuta. Ed è vero, terribilmente vero. Solo che -anzichè provare a risolvere questo problema- facciamo emigrare quei giovani che potrebbero darci una grossa mano a debellarlo. Fino in Australia, per la precisione…

Oggi a “Giovani Talenti” la storia di chi le ha davvero provate tutte, per restare nella Penisola con un titolo di ingegneria tra le mani, e una forte competenza sui temi della mobilità (traffico e trasporti). Ma alla fine ha dovuto concludere che era meglio mollare tutto e accettare un lavoro ben retribuito e gratificante dall’altra parte del mondo.

Intanto noi restiamo qui a crogiolarci… in attesa ai semafori rossi (!)

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“Cuori Disperati”

In Fuga dei giovani on 26 marzo 2014 at 09:00

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Spesso i cervelli in fuga sono cuori disperati“, ha sentenziato alcuni giorni fa il premier Matteo Renzi, che ha avviato un difficile confronto in Parlamento e con le parti sociali sul tema del mercato del lavoro.

Non avevo mai sentito accostare una simile espressione -“cuori disperati“- ai giovani che lasciano l’Italia in crisi. Una crisi non solo congiunturale… anche -maledettamente- strutturale.

Ben vengano dunque le riforme strutturali. Ma solo se profondamente innovative e coraggiose. Finora il Jobs Act, nella parte del decreto legge, non è stato poi così “rivoluzionario”. Anzi, rischia di inasprire ulteriormente la precarietà. Vedremo i contenuti del disegno di legge delega, sperando siano realmente moderni e in grado di frantumare una volta per tutte l’attuale dualismo nel mercato del lavoro.

Renzi ha aggiunto che i numeri della disoccupazione giovanile “gridano vendetta“: anche questa, con i “cuori disperati“, appare una frase fatta. Dove Renzi è sembrato cambiare passo, parlando alla Camera, è invece nel ragionamento che ha svolto: “si è pensato di creare lavoro per decreto e si è fallito. Si è pensato di dare garanzie ai giovani moltiplicando norme, e si è nuovamente fallito. Ora la disoccupazione è a livelli atroci. Questo spinga il Parlamento ad affrontare la questione, anche con temi innovativi“.

Ecco, esattamente questo: al di là delle formule un po’ macchiettistiche che ricordano la parodia di Crozza (“cuori disperati” si inserirebbe perfettamente nel repertorio delle gag del comico) è proprio di soluzioni innovative che ha bisogno questo Paese.

Uno strumento può essere la Garanzia Giovani, che partirà a maggio, anche se l’ampliamento alla platea degli under 30 rischia di depauperare il già scarso arsenale di risorse (un miliardo e mezzo di euro per 900mila potenziali beneficiari – per uno stanziamento medio di 1600 euro circa… un po’ pochi, no?). Un altro strumento è il cosiddetto “contratto unico”, che l’Europa ci implora di adottare da diversi anni: se ne parla sempre, ma al momento nulla è deciso. L’innovazione va implementata, a un certo punto: il tempo delle parole è finito.

A forza di chiacchiere abbiamo “regalato” le nostre migliori menti all’estero: nel 2013 il numero di arrivi dall’Italia in Germania (fonte: Destatis) ha fatto registrare un ulteriore incremento. 23mila526 nuovi residenti italiani: più del doppio di quelli giunti in terra tedesca nel 2012 (erano poco meno di diecimila).

“Voci del Verbo Migrare” – Oggi a Torino

In Fuga dei giovani on 25 marzo 2014 at 09:00

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Martedì 25 marzo alle 17.30 prende il via il nuovo corso di formazione del Centro Interculturale: “VOCI DEL VERBO MIGRARE”, un ciclo di sei incontri dedicati a temi di attualità legati alle migrazioni che vedranno protagonisti testimoni ed esperti d’eccezione. Si comincia con “BELLO, ONESTO, EMIGRATO AUSTRALIA”, dedicato a una questione ancora poco dibattuta dall’opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione: le nuove mobilità degli italiani, le esperienze di emigrazione all’estero che coinvolgono un numero crescente di giovani italiani, colpiti dal problema della disoccupazione. Animeranno il dibattito Maddalena Tirabassi, direttrice del Centro Altreitalie, specializzato in ricerche su vecchie e nuove emigrazioni italiane, e Sergio Nava, giornalista autore del volume “La fuga dei Talenti” e animatore dell’omonimo blog. Modera l’antropologo Francesco Vietti.

I sei appuntamenti tematici,che si svolgono dal 25 Marzo al 15 Maggio 2014, nelle giornate di Martedì o Giovedì, in orario 17.30 – 19.30 , presso la Sala Conferenze “Giovani di Utoya” di corso Taranto 160, sono rivolti ai cittadini interessati, a operatori sociali e culturali, animatori, volontari, insegnanti, educatori, studenti avranno un’impostazione antropologica e, attraverso approfondimenti e testimonianze, affronteranno temi inediti o ancora scarsamente esplorati dell’attuale dibattito sulle migrazioni come ad esempio la partecipazione politica dei migranti o i percorsi di vita dei richiedenti asilo e rifugiati dopo l’arrivo a Lampedusa.

L’Italia, a lungo terra di emigrazione, è circa da trent’anni divenuto Paese d’immigrazione, sperimentando un’importante trasformazione della propria realtà in termini interculturali. La grave crisi economica degli ultimi anni ha tuttavia nuovamente invertito la tendenza, prosciugando i flussi dei nuovi arrivi e dando nuovamente il via a una nuova emigrazione di giovani italiani. In questa fase così delicata, appare fondamentale conoscere gli aspetti più rilevanti della storia recente delle migrazioni che hanno coinvolto il nostro paese e interrogarsi sui cambiamenti che si stanno verificando e che saranno ancora più evidenti nei prossimi anni. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

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Planetologia in Belgio

In Storie di Talenti on 24 marzo 2014 at 09:00

Nel 2014, anno del decennale della laurea, abbiamo tracciato un bilancio con i 23 compagni di studi universitari con cui sono rimasta in contatto. In sette abbiamo la residenza all’estero, altri quattro hanno base in Italia ma trascorrono gran parte dell’anno oltreconfine, per lavoro. Siamo quindi in undici, quasi la metà, a non lavorare in Italia. E pur se con lavori saltuari o contratti da precari, nessuno è a casa disoccupato. Un successo! Ma a quale prezzo? Circa la metà dei miei compagni è stata costretta a fare le valigie, e altri ci seguiranno…” Statistica semplice ma preoccupante, quella che ci sottopone Lidia Pittarello, 33enne post-doc in Planetologia alla Vrije Universiteit di Bruxelles.

Figlia di genitori emigrati in Germania e poi rientrati in Italia, Lidia si trova a distanza di anni a ripetere il loro medesimo cammino (ma anche per lei ci sarà l’opportunità di un rientro?): al termine della laurea in Scienze Geologiche, prosegue con un Dottorato in Scienze della Terra, al termine del quale le viene offerta una borsa da 18 mesi.

Lidia decide di guardarsi intorno, incerta del futuro e delle prospettive offerte in Italia. Il suo supervisore è molto chiaro nell’avvertirla: il biglietto di uscita dalla Penisola sarà con ogni probabilità un biglietto di sola andata.

Lidia trova un post-doc a Vienna, capitale che le resterà nel cuore come “la città con la miglior qualità di vita al mondo“. Vi resta un triennio, poi -alla conclusione del progetto- ricomincia la ricerca di un lavoro, che si  concentra soprattutto sul settore universitario. L’occasione stavolta arriva da Bruxelles, con un ulteriore cambio di rotta nella specializzazione: Lidia vira verso la Planetologia.

Tornare in Italia non è una prospettiva che prendo in considerazione“, taglia corto Lidia, osservando la percentuale crescente di ex-compagni di corso emigrati.

Uno di loro è l’ospite della settimana: Matteo Belvedere, dopo un dottorato italiano molto interessante (ma contrassegnato dalla continua difficoltà di reperimento dei fondi), ha portato la famiglia pochi mesi fa a Berlino. Ora lavora alla Alexander von Humboldt Foundation. Per lui e sua moglie la vita è completamente cambiata. Ovviamente in meglio.

Nella rubrica “Expats” ci occupiamo di un network di ricercatori italiani all’estero che -uscendo dalla logica del gruppo di denuncia della “fuga dei cervelli”- ha deciso di puntare su un’altra strada. Quella della connessione scientifica dei “cervelli” italiani all’estero. Partendo dall’assunto che tutti loro portano avanti ricerche di grande interesse… perché non metterli in rete? E’ questo l’obiettivo di AIRIcerca. Ce ne parla il fondatore Luca Cassetta.

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Duecentodiciottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 22 marzo 2014 at 09:00

Duecentodiciottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

C’è un futuro per i nostri giovani geologi? O per loro non resta che la strada dell’emigrazione forzata? Proviamo oggi a rispondere, con una storia che arriva dal Belgio. Storia di uscita “obbligata” dall’Italia, per poter lavorare e proseguire un percorso in università.

Ma la cosa incredibile è scoprire, a dieci anni di distanza dalla laurea, che circa metà dei propri compagni di corso è emigrata all’estero, oppure lavora all’estero la maggior parte del tempo. Potere della globalizzazione… o Italia in crisi nera?

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E se ripartissimo dal capitale umano?

In Giovani Italians on 19 marzo 2014 at 09:00

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Laurearsi in Italia rende meno che all’estero. “Nel 2010 il rendimento della laurea per i lavoratori dipendenti italiani rispetto a chi ha solo un diploma è stato di poco più del 30%, 15 punti percentuali in meno rispetto agli altri maggiori Paesi europei“, ha rilevato il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, anticipando una ricerca dell’Istituto Centrale. Per Visco, questo rendimento “è significativamente più basso per i più giovani“.

Formazione e istruzione rappresentano una sfida per il Paese, ha rilevato Visco. E’ una sfida che non coinvolge solo il Governo, ma l’intero sistema-Italia. Implica uno smantellamento dei baronati universitari, implica la guarigione del nostro sistema di microscopiche-piccole-medie imprese dalla tradizionale allergia verso l’assunzione dei laureati (avete presente l’esilarante scena del film “Smetto quando voglio”?), implica un ingresso dell’Italia nel Millennio della Globalizzazione. Superando paure e resistenze ataviche.

Serve insom un cambio di passo collettivo: i dati Almalaurea ci dicono che solo il 30% dei diciannovenni si iscrive a un programma di studi universitario. Partiamo quindi con una distanza di dieci punti dagli obiettivi europei: contando che inevitabilmente una parte di queste matricole si perderà per strada, rischiamo di arrivare a un 25% (stima ottimistica) di laureati tra le giovani generazioni attuali. Troppo basso.

Certamente non invoglia a un’iscrizione all’università il sapere che il 26,5% dei laureati triennali è disoccupato. La percentuale scende -di poco, al 22,9%- per gli specialisti. Sette anni fa questi dati erano più o meno la metà (!)

Intanto il Governo Renzi promette rivoluzioni sì, ma non prima del medio termine, in materia di lavoro: nell’immediato offre solo una “liberalizzazione” dei contratti a termine (forse aumenteranno un po’ i posti di lavoro, ma resterà in tutta la sua magnitudine il dramma della precarietà dei giovani). La Garanzia Giovani, che doveva partire questo mese, è slittata in avanti di altri  due mesi. L’unica notizia positiva è che sarà estesa alla fascia “under 30”. Su questo non si può che concordare.

Il contratto unico a tutele crescenti, l’unica vera “rivoluzione” (sostenuta tra l’altro dall’Europa), resta ancora in stand-by.

E’ la politica degli annunci a fare acqua (giocare al Messia è fin troppo facile)… oppure in Italia non si riesce mai a cambiare niente? Staremo a vedere.

Un Ingegnere nella Meritocrazia Anglosassone

In Storie di Talenti on 17 marzo 2014 at 09:00

Sono un ingegnere delle Telecomunicazioni, che in Italia ha sempre provato a dare il massimo, a dedicarsi costantemente al suo arricchimento professionale, ma che -piu’ provava a sconfiggere il meccanismo antimeritocratico del nostro povero Paese- più incontrava le resistenze e le inerzie di un sistema che spinge tanti di noi a prendere quel primo biglietto aereo, che ha un sapore dolceamaro“: è netto e senza peli nel suo giudizio Nicola Arnoldi, 32enne IP Network Development Engineer per BSkyB a Londra.

Nicola avvia il proprio percorso professionale nel suo Trentino: cambia due lavori, immerso in una realtà italiana sostanzialmente priva di stimoli. A distanza di anni, ricorda quel periodo come anni in cui le sue capacità erano bloccate, sostanzialmente non sfruttate… persino ignorate. Nicola lo dipinge come “il sistema italiano, che e’ dappertutto, e condiziona la giornata lavorativa, da mattina a sera“. Un sistema dove alla fine l’obiettivo non sembrano mai essere i risultati, o la valorizzazione del talento. I parametri che contano sono insomma altri…

Un bel giorno Nicola viene contattato da una società di selezione, che gli propone un colloquio. Incuriosito, anche per un senso di sfida, lo accetta: al termine di una durissima selezione, ottiene il posto a BSkyB, terzo Isp britannico specializzato nella fornitura di servizi a banda larga. Il lavoro ovviamente è a Londra.

Partire a 30 anni non e’ uno scherzo, ma una volta a Londra capisco che la strada intrapresa e’ quella giusta. L’ambiente e’ a dir poco stimolante“, racconta Nicola. “Qui la parola d’ordine è trasparenza“, aggiunge soddisfatto, elencando i tre pilastri su cui si basa l’ambiente di lavoro anglosassone: trasparenza, merito, responsabilità.

In UK il rapporto causa-effetto è cristallino: se lavori bene vieni premiato sulla base dei tuoi risultati, al di là della tua capacità “relazionale”. Se vali, insomma, vieni valorizzato pienamente nelle tue capacità. “L’etica professionale e il rispetto per la professionalità dei colleghi sono vangelo a tutti i livelli, a tutte le ore del giorno“, racconta Nicola. Lo stesso, inutile nasconderlo, non avviene quasi mai in Italia.

Ospite della puntata è Fabrizio Granelli, docente associato in Telecomunicazioni all’Università di Trento, ateneo con il quale Nicola ha cominciato da poco a collaborare, nell’ottica di aiutare gli studenti a fare tirocini in Gran Bretagna. Con il professor Granelli allarghiamo lo sguardo alla necessità di internazionalizzare maggiormente le nostre università, avvicinandole contemporaneamente e sempre di più al mondo del lavoro.

Nella rubrica “Expats” parliamo di Cina, raccontandovi un blog molto particolare, “Sapore di Cina”, che -tra le altre cose- mette a disposizione un motore di ricerca specializzato in offerte di lavoro in Estremo Oriente. Ne parliamo con il suo ideatore, Ivan Malloci.

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Duecentodiciassettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 15 marzo 2014 at 09:00

Duecentodiciassettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Meritocrazia in salsa anglosassone, quella che fa da sfondo a questa nuova puntata di “Giovani Talenti”: oggi vi raccontiamo la storia di un giovane ingegnere delle telecomunicazioni, che a Londra ha visto valorizzate pienamente le proprie capacità, in un ambiento trasparente e attento a dare importanza ai risultati sul luogo di lavoro, in un rapporto di causa-effetto vincente.

Chi produce, ottiene soddisfazioni e ricompense. Quanto è lontana, la peggiore Italia relazionale… Puntata da non perdere, per i cultori della meritocrazia!

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Corrotti e Perdenti

In Declino Italia on 12 marzo 2014 at 09:00

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Nuovi Governi, vecchi problemi. A ricordarceli è l’Europa, che in ben due rapporti -la scorsa settimana- ha evidenziato le nostre immense lacune.

Siamo ampiamente sotto la media europea in materia di innovazione: innovatori moderati, insieme a Grecia e Ungheria. Siamo l’unico Paese del G7 a mostrare risultati inferiori alla media, nella maggior parte degli indicatori. Tra questi, la bassa presenza di dottorandi extraeuropei e lo scarso tasso di imprese innovative che collaborano tra loro.

Dovete fare riforme, ripete sino allo sfinimento la Commissione Europea, stanca di un Paese che -per dirla con Beppe Severgnini- declina sempre tutto al tempo futuro. “Faremo, vareremo, lanceremo…”, continuando a vivere immerso in un “Presente” immutabile… di agonia.

L’alto livello di corruzione e di evasione fiscale riduce l’efficienza nell’uso delle risorse nell’economia, e ostacola la realizzazione dei benefici delle riforme adottate“, scrive Bruxelles nell’altro rapporto, sugli squilibri macroeconomici, che -tanto per cambiare- ci ha messo tra gli “asini” della classe europea, relegati in un angolino. Siamo tutto, tranne che competitivi.

Penso che non ci sia miglior epitaffio, pur nella terminologia burocratica brussellese, della frase che ho appena riportato tra virgolette, per certificare il fallimento di un Paese che non è mai realmente cresciuto.

La cui profonda corruzione interiore ha spinto i migliori e gli intellettualmente onesti ad andarsene. Dovremmo avere il coraggio di ammetterlo a noi stessi.