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Il paradosso italiano

In Fuga dei giovani on 28 aprile 2010 at 09:00

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Il “paradosso italiano“, se così lo vogliamo definire, l’ha ben identificato il presidente della Svimez Nino Novacco, nel corso della recente audizione alla Camera: negli ultimi anni il Belpaese ha fornito forza di lavoro qualificata agli altri Paesi, accogliendo però in cambio e dall’estero soprattutto lavoratori con basse qualifiche. Un dato da anni sotto gli occhi di tutti, quasi lapalissiano: scoprirlo nel 2010 appare quantomeno bizzarro. Come è lapalissiano che il saldo negativo peggiore riguardi i laureati: su 43mila espatriati in dieci anni, afferma la Svimez, ne sono rientrati 38mila.  Anche qui, i numeri mi paiono largamente per difetto. I dati fornitici dall’Anagrafe degli Italiani all’Estero lo scorso febbraio -riferiti alla fascia 20-40 anni (fascia largamente qualificata)- facevano presupporre un espatrio (anche questo per difetto…) di oltre 300mila giovani in dieci anni. Quand’è che qualcuno si metterà seriamente a studiare questo fenomeno, anziché sparare numeri a caso?

Sempre secondo la Svimez, ogni anno ben 20mila laureati del Sud si trasferiscono verso Nord, mentre altri 2000 espatriano in altri Paesi. Sono dati che ci raccontano un dramma nel dramma. Non esiste infatti solamente il dramma di un Paese (l’Italia) che perde buona parte della sua élite generazionale, per fare posto a raccomandati, amici, parenti, conoscenti e Mediocri con la “M” maiuscola. Esiste anche il dramma di una buona fetta del Paese, che vede le sue menti migliori impegnate a percorrere un doppio cammino di emigrazione: verso il “Nord” più benestante e verso l’estero. Domanda: è un Paese “europeo” quello che permette tutto ciò?

Intanto la grande e insuperabile Rita Levi Montalcini ha festeggiato i suoi 101 anni, coccolata da un mondo virtuale di giovani ricercatori sparsi ai quattro angoli del mondo. “Sono dispiaciuta per i tanti cervelli costretti ad emigrare, perché il nostro Paese non li valorizza e non li sostiene abbastanza“, ha dichiarato lei in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”, lanciando l’estremo appello a non far fuggire questi talenti. Parole lasciate come sempre cadere nel vuoto.

All’estero vivono circa 30mila ricercatori italiani, stima l’Associazione Italiana per la Ricerca (Air), a fronte di una popolazione immigrata di pari livello pari a sole 3000 unità. Un decimo. Il pomposo e famigerato “Piano di Rientro dei Cervelli” ha fatto ritornare 500 ricercatori, per farne restare su suolo italico solo 42. Gli altri sono ripartiti.

Denuncia Enrico Prati, segretario dell’Air: “La causa non va cercata nelle economie delle singole aziende operanti nel settore della ricerca, quanto piuttosto nella mancanza di un adeguato piano industriale nazionale, che faccia leva sulle nuove tecnologie“. Insomma, afferma Prati: non si investe, non esiste una politica industriale aggressiva, non c’è un indirizzo di medio e lungo termine per la ricerca.

Fanno dunque ridere amaro gli insulti (involontari e non) a mezzo “media” verso i nostri ricercatori: la banca Intesa San Paolo ha dovuto ritirare uno spot che sapeva molto di presa in giro, nel corso del quale un ricercatore italiano realizzava una stupefacente scoperta in America, e subito dopo -come per magia- rientrava a casa, in un laboratorio supermoderno e bellissimo (talmente bello che infatti quasi non esiste). Anche il titolo di un recente articolo dell’house organ governativo “Il Giornale” sa tanto di presa per i fondelli: “Altro che fuga dei cervelli. Ora i luminari amano l’Italia”. Titolo chiaramente fuorviante. Si parla infatti dell’Ebri, l’istituto di ricerca fondato proprio dalla Montalcini tra mille difficoltà, per dimostrare come anche da noi esistano isole d’eccellenza. Lo vadano a raccontare alla nostra scienziata Premio Nobel, che per tenere in vita l’Ebri ha dovuto fare i miracoli. E la smettano di prendersi i meriti di eroi della ricerca, come lei.

Intanto né la parola “giovani” né la parola “ricerca” compaiono nei nove punti programmatici approvati la scorsa settimana all’interno del documento finale del Popolo della Libertà (partito di Governo), guidato da un anziano imprenditore e uomo politico. Il quale forse ignora anche un’altra parola, strettamente collegata alle prime due. Questa parola è: “FUTURO“.

“Giovani Talenti”-“Fuga dei Talenti” su Deutsche Welle

In Fuga dei giovani on 27 aprile 2010 at 09:00

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Ennesimo riconoscimento internazionale per il progetto libro-blog-trasmissione “Giovani Talenti”-“La Fuga dei Talenti”: questa volta a parlare di noi è il servizio inglese della Deutsche Welle, il programma internazionale della radiotelevisione pubblica tedesca.

In un servizio curato dalla corrispondente in Italia Vanessa Johnston, la testata si concentra sul fenomeno dell'”Italy’s brain drain“, intervistando Sergio Nava e alcuni giovani neolaureati italiani.

Leggi l’articolo sul sito della Deutsche Welle (in inglese)

Ascolta il servizio in streaming online dal sito della Deutsche Welle

Giovani Talenti – Architetti a Dubai

In Storie di Talenti on 26 aprile 2010 at 09:00

Luca Vigliero e Irene Raineri hanno entrambi 30 anni: sono architetti e lavorano in importanti studi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. “In Italia i giovani architetti vengono assunti con posizioni ridicole e stipendi irrisori. La gavetta è lunga e interminabile. L’unica opportunità di poter avere una posizione decente è quella di avere almeno 10 anni di esperienza“, denuncia Luca, protagonista della puntata odierna. Il quale, grazie a un semplice curriculum, ha ottenuto due opportunità lavorative: la prima a San Francisco, la seconda -per l’appunto- a Dubai. Lì ha scelto di andare: in un Paese dove -nonostante la crisi- “si immaginano sviluppi urbani, e per i prossimi 30 anni“. In Italia invece, accusa Luca, “si investe su sicuri studi di architettura stranieri, ma non sui giovani studi italiani“. Attualmente Luca è Senior Designer Architect per una società dove l’età media dei dipendenti è inferiore ai 30 anni.

Con lui ospite della puntata è la moglie Irene Raineri, laureata in Architettura del Paesaggio. Peccato solo che nel Belpaese “non esistano uffici specializzati in questa disciplina“, accusa. Anche lei lavora a Dubai, come Landscape Architect.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” proseguiamo il nostro tour a Dubai, ospitando Valeria di Santo, responsabile della sezione di Italiansonline.net negli Emirati Arabi Uniti.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La nuova discussione lanciata in trasmissione, interamente rivolta ai nostri giovani ricercatori: Giovani, professionisti e di talento: l’Italia consente loro di potersi affermare anche a livello personale, garantendo le basi per creare una famiglia, avere dei figli, con la certezza di un lavoro ben remunerato, una protezione sociale degna di un Paese europeo, e una precarietà che anche quando è tale, garantisce comunque flessibilità e mobilità? E qualora il Belpaese non lo facesse, non si rischia forse di condannare le nuove generazioni -e con loro il futuro del Paese stesso- a un inesorabile declino?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 1° maggio, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Boldrin e le Chiacchiere della Casta

In Declino Italia on 25 aprile 2010 at 09:00

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Rientrato dalla “no fly-zone” britannica, mi ritrovo immerso nella palude pontina d’Italia. Non che in realtà ne avessi perso il contatto, anzi… ho compreso bene il “non-sistema” Italia, proprio stando all’estero!

Una volta di più in quel di Londra, dove -rimasto cinque giorni oltre il previsto per cause di forza maggiore- ho avuto l’interessante esperienza di contattare un’Ambasciata la quale, solo al quinto giorno di crisi e paralisi dei cieli, ha finalmente scoperto l’emergenza. “Ma dove vivono?”, viene da chiedersi. E l’inglese lo capiscono, o aspettano le traduzioni dall’Italia per capire quello che sta succedendo lì?

Nelle 24 ore successive, fortunatamente, l’Ambasciata attivava quindi gli inevitabili numeri di emergenza, ai quali la cortese funzionaria di turno rispondeva però elargendo numeri di telefono di compagnie di autobus per l’Italia… già stracolme di prenotazioni fino al weekend!

Solo il martedì sera, al sesto (!) pieno giorno di crisi, l’Ambasciata provvedeva finalmente a ricontattare i sempre meno “dispersi” rimasti sul suolo di Sua Maestà, per annunciare loro l’incremento delle corse di autobus verso lo Stivale (non molte di più, in realtà: per quella sera era prevista una sola corsa aggiuntiva…). Il giorno dopo i cieli in UK avrebbero riaperto completamente, rendendo inutile il tutto. Io intanto avevo già passato Calais, in un viaggio avventuroso via terra che mi avrebbe portato solo il giorno dopo a Milano, al termine di 27 lunghe ore di tragitto (via treno, auto e traghetto).

Domanda: va bene farci fuggire, ma quantomeno interessatevi un attimo, quando -per cause di forza maggiore- siamo “stranded“, inchiodati all’estero. Invece -a quanto pare- lo scorso weekend gli uffici dell’Ambasciata erano ben sprangati, mentre migliaia di connazionali si ingegnavano, disegnando sulla mappa percorsi infiniti di ritorno, o sborsando cifre folli (anche 2000 euro in taxi!), solo per rientrare in patria.

Quantomeno, rientrato a Milano, ho avuto la piacevole sorpresa di scoprire come -nella realtà incantata e fatata dello schermo televisivo di questa Seconda Gerontocratica Repubblica- fosse improvvisamente affiorata la realtà. Solo per dieci minuti, si badi bene… mica han fatto la rivoluzione tutta d’un colpo!

E indovinate chi ha “bucato” lo schermo, per dire urbi et orbi che il Re è nudo, che in Italia comanda una Casta lontana dal resto del Paese, impegnata solo a raccontare chiacchiere e a parlarsi addosso, mentre lo Stivale va in rovina e i migliori giovani scappano? Ovviamente è stato un espatriato: il professor Michele Boldrin, economista alla Washington University di St. Louis, co-autore del libro “Tremonti, istruzioni per il disuso”.

Allego il link al video su Youtube: raramente raccomando di vedersi video sul web, ma questo merita assolutamente.

Guardate e riflettete: ancora una volta sono i nostri professionisti espatriati di successo a riportarci all’ordine, rompendo il vetro di fiaba di un Paese che solo i media raccontano. Ma che in realtà non esiste.

Ancora una volta voglio ringraziare chi se ne è andato, e nonostante ciò -dall’estero- non rinuncia a cercare di salvare un Paese sull’orlo dell’abisso. Dove i giovani, quelli migliori, scappano o pensano di scappare.

Saranno loro a “liberare” il Paese (oggi è il 25 aprile, si badi bene, il riferimento non è casuale) da questo acquitrino fangoso, di una casta gerontocratica che non vuole proprio lasciare la poltrona, e con essa il Potere?

Quattordicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 24 aprile 2010 at 09:00

Puntata in diretta -oggi e per la prima volta- per “Giovani Talenti“: ci colleghiamo con Dubai, per raccontarvi la storia di un giovane architetto italiano  (30 anni), approdato negli Emirati Arabi Uniti dopo un percorso tra Italia ed Europa. “In Italia i giovani architetti vengono assunti con posizioni ridicole e stipendi irrisori. La gavetta è lunga e interminabile. L’unica opportunità di poter avere una posizione decente è quella di avere almeno 10 anni di esperienza“, anticipa questo giovane architetto nella preparazione all’intervista. Non mancate quindi all’appuntamento, perché ci consentirà di andare a indagare in una categoria professionale -quella degli architetti- che presenta molti punti dolenti per i nostri giovani professionisti.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “Giovani, professionisti e di talento: l’Italia consente loro di potersi affermare anche a livello personale, garantendo le basi per creare una famiglia, avere dei figli, con la certezza di un lavoro ben remunerato, una protezione sociale degna di un Paese europeo, e una precarietà che, anche quando è tale, garantisce comunque flessibilità e mobilità? E qualora il Belpaese non lo facesse, non si rischia forse di condannare le nuove generazioni -e con loro il futuro del Paese stesso- a un inesorabile declino?” Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

Le frequenze di Radio 24: CLICCA QUI

Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

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Giovani Talenti – Ricercatrice a Madrid

In Storie di Talenti on 19 aprile 2010 at 09:00

Al “Centro di Ricerca sul Cancro” di Madrid, uno dei gioielli della ricerca iberici, quasi un “cervello” straniero su tre è italiano. Vi stupisce? Tra loro c’è anche Daniela Piazzolla, 34enne lombarda, attualmente ricercatrice post-doc Senior. Daniela, biologa di formazione, vi è giunta al termine di un percorso che l’ha portata -in primis- ad ottenere un PhD all’Università di Vienna. In Austria Daniela ha compiuto alcune importanti scoperte, che le hanno fruttato riconoscimenti a livello internazionale. Ora pensa a un ritorno nello Stivale, ma -per dirla con parole sue- “in Italia le mie prospettive di lavoro nel campo della ricerca scientifica sono estremamente limitate, dato che gli investimenti pubblici e privati sono insufficienti“.

Con lei, ospite Enrico Prati, ricercatore al Cnr e segretario dell’Air, l’Associazione Italiana per la Ricerca.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Elena Fenili, vicepresidente di Rena, la Rete per l’Eccellenza Nazionale.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

La nuova discussione lanciata in trasmissione, interamente rivolta ai nostri giovani ricercatori: “Vale la pena scommettere -per la propria crescita e carriera professionale- su un percorso lavorativo “Made in Italy”? E soprattutto: vi soddisfa la selezione nel mondo della ricerca italiano? Infine: dove emigrare, nel caso l’espatrio si rendesse -di fatto- obbligatorio?”

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Alla prossima puntata: sabato 24 aprile, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

No-fly Zone

In Lettere e Proposte on 18 aprile 2010 at 09:00

Un importante aggiornamento per i lettori del blog: anche io, come decine di migliaia di persone, sono bloccato all’estero dalle ceneri del vulcano islandese.

A partire da martedi’ il blog potrebbe quindi subire significativi ritardi negli aggiornamenti. Keep in touch!

Sergio Nava


Tredicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 17 aprile 2010 at 09:00

Tredicesimo appuntamento con “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che porta on air il mondo della nuova emigrazione italiana. Ancora la ricerca e le prospettive per i nostri giovani ricercatori nel Belpaese e all’estero al centro del nostro programma, con una storia che arriva da Madrid. Storia di successo, di una giovane ricercatrice lombarda che ce l’ha fatta, sull’onda di una carriera che l’ha portata anche in Austria, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti scientifici.

La vicenda ci fornisce pure lo spunto per parlare dello stato della ricerca in Italia: Paese che, secondo gli ultimi dati della Commissione Europea, è scivolato al 23esimo posto nella classifica Ue sull’innovazione, finendo dietro a Grecia, Spagna e Portogallo. In Italia -secondo uno studio della Kpmg- esiste pure una competitività ridotta nel settore della ricerca. Sul piano delle “risorse umane”, fa impressione notare come nessuno abbia un quadro preciso di quanti nostri ricercatori vivano all’estero. Si stima possano arrivare a 20-30mila, mentre il database ufficiale del Ministero degli Esteri ne ha censiti meno di un decimo (!). Per non parlare del cosiddetto programma di “Rientro dei Cervelli”: per 500 reimpatriati, solo 40 sono stati “assorbiti”. Gli altri hanno rifatto le valigie. Probabilmente, per sempre.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete invitati a dibattere sul “tema della settimana”, tutto dedicato ai nostri giovani ricercatori: “Vale la pena scommettere -per la propria crescita e carriera professionale- su un percorso lavorativo in Italia? E soprattutto: vi soddisfa la selezione nel mondo della ricerca “Made in Italy”? Infine: dove emigrare, nel caso l’espatrio si rendesse -di fatto- obbligatorio?

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La retorica (vera) del declino. In una società bloccata, corporativa e gerontocratica

In Declino Italia on 14 aprile 2010 at 09:00

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Fa sempre piacere ascoltare dal massimo rappresentante della leadership politico-gerontocratica mondiale (il premier italiano Silvio Berlusconi, 73 anni), che “l’Italia non è un Paese in declino”. Probabilmente non ha mai parlato con un giovane che non sia qualcuno dei suoi numerosi (ed economicamente agiati) figli.

Avesse parlato con il 25enne Mauro Brivio, studente di Architettura al Politecnico di Milano e rappresentante degli studenti dell’ateneo, avrebbe evitato di lanciare messaggi di propaganda. “Mi sono chiesto quale caratteristica mi accomuni a tutti gli altri giovani italiani. La risposta è: la paura“, ha detto Brivio nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, raggelando la platea. “La mia generazione ha paura del proprio futuro“, ha avuto il coraggio di affermare, senza peli sulla lingua: paura di perdere la borsa di studio, paura di vedere scadere il contratto a progetto, paura di non riuscire a pagare le bollette e l’affitto.

Non è forse un Paese in declino quello dove quasi un “under 25” su tre è disoccupato, e dove i giovani non riescono a vedere più in là del brevissimo periodo? Se poi servono statistiche, beh… le ha sfornate giusto la scorsa settimana il bravo Luca Paolazzi del Centro Studi di Confindustria, che ha stimato come nel 2014 (quattro anni solamente) il nostro Pil pro capite sarà pari al 10% in meno rispetto alla media europea. Raggelante è osservare la discesa di questo parametro: se nel 1991 il Pil italiano era a quota 106 rispetto alla media Ue, lo scorso anno è sceso fino a 95, per crollare a 90 tra quattro anni. Se le cifre non sono un’opinione, la discesa pare ormai trasformarsi in un vero e proprio inabissamento, a questi ritmi. E nel 2020???

Il buon Commissario Europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia può ben sgolarsi a insistere sul ruolo della “concorrenza” stessa come motore dello sviluppo e della crescita nell’Ue. Lo vada a dire al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, che per domani ha convocato gli Stati Generali di ben 25 ordini professionali. Il cuore del corporativismo italiano. Alfano, per mettere subito le cose in chiaro, ha fatto capire che punterà ad eliminare il “tratto punitivo” imposto nel 2006 dall’allora Ministro Bersani, attraverso le “lenzuolate”. Questo è un Paese, oltre che schifosamente “conservatore” (non in senso politico, ma in senso “sociale”), anche del paradosso: il centrosinistra liberalizza (con fatica), il centrodestra “liberale” invece “corporativizza”. Mah… Intanto i giovani avvocati, solo per fare un esempio, si stracciano le vesti per una riforma dell’ordine che persino il Presidente dell’Antitrust Catricalà ha definito “contro i giovani”. Pensate che i legali con meno di 45 anni rappresentano ben il 60% del totale degli iscritti… ma incassano solo il 40% dei profitti. Questa è la situazione attuale: i gerontocrati nella stanza dei bottoni la vogliono forse peggiorare ulteriormente? Quando la si smetterà di inneggiare a meritocrazia, competizione, concorrenza… e le si inserirà per davvero nel contesto sociale, economico e produttivo di un Paese che affonda? Quando, per dirla col think tank “Ventuno”, si promuoveranno vere riforme strutturali, improntate a una genuina cultura liberale?

Paese in declino…: come definireste altrimenti una nazione dove -come ben ha riassunto “Il Messaggero” pochi giorni fa- le “eccellenze” non vengono premiate in termini di reddito, dove il successo professionale e il reddito stesso dipendono in larga parte dalla famiglia di origine, dove l’intero Meridione è afflitto da un esodo cronico di giovani talenti verso il Nord e verso l’estero? Un Paese la cui struttura produttiva è frammentata in migliaia di microimprese che non fanno network, dove prevale la manifattura e troppo poco si fa per promuovere il futuro… quello del settore tecnologico e dell’innovazione?!? A questo aggiungiamo pure che -secondo un’altra indagine di Confindustria- siamo ultimi in Europa per libertà di impresa. Pesa su di noi come un macigno, denuncia la ricerca, uno “stato ipertrofico”. Col risultato, denuncia Confindustria, che imprese e capitali stranieri non trovano più così interessante investire in Italia. E chi è qui comincia seriamente a pensare a delocalizzare.

Infine il problema gerontocratico, simbolo forse supremo del nostro declino. L’ottimo Carlo Carboni scrive su “Il Sole 24 Ore” che in Italia “i giovani sono diventati una generazione invisibile non solo per “inferiorità numerica” rispetto agli over 65, ma anche per le loro aspettative depresse di ascesa sociale. Del resto, in maggioranza arriviamo a retribuzioni più soddisfacenti solo in età adulta e, solo dopo i 50-60 anni, poche migliaia di noi vengono selezionati tra le élite. E’ per questo che non solo abbiamo leader politici attempati, ma anche i nostri medici, artisti, professionisti e, persino, showmen sono over 65“. Carboni denuncia una “idiosincrasia gerontocratica” all’italiana, che scredita i giovani per accreditare i più anziani, e propone di sostenere politiche di ingresso a favor dei giovani nel mondo d’impresa. Carboni auspica un intervento bipartisan, per rinsaldare un patto generazionale e sostenere il nostro “brain power”, fresco di laurea. Nella professione come nell’impresa, nel terziario come nell’industria. Mediante una forte spinta e incentivazione all’imprenditorialità. In un Paese normale, qualcuno promuoverebbe immediatamente nell’arena politica le sue proposte. Ma in questa palude declinante dove ci troviamo meglio non disturbare i pochi e attempati manovratori. Sapete qua è l’età media dei manager italiani? 47,5 anni. I più vecchi in Europa. Non che ne abbiamo molti, in realtà: sono solo il 2,2% dei lavoratori dipendenti (pensate che in UK sono ben il 15%…).

Per concludere un consiglio al nostro premier: il declino meglio combatterlo coi fatti, non con gli slogan. Anche gli slogan servono, soprattutto se infondono ottimismo. Ma alla lunga sortiscono un effetto “narcotizzante”, che non serve a nulla. Quella che osserviamo allo stato attuale è una società bloccata, corporativa e gerontocratica. Che ha retto alla crisi giocando in difesa, col modulo calcistico in cui eccelliamo: il “catenaccio”. Ma per non proseguire sulla strada del declino servono ora politiche coraggiose, che puntino sui giovani, sull’innovazione e sulla concorrenza. Sul rischio, e non sulla conservazione dell’esistente.

Non vediamo però nulla di tutto ciò nell’agenda di Governo, dove dominano anzi riforme costituzionali (perché tanta fretta?) e della giustizia (per aiutare l'”Imputato d’Italia”, ça va sans dire).

Stando così le cose, nel 2020 saremo già fuori da un pel pezzo dal club dei primi dieci Paesi industrializzati al mondo.

Giovani Talenti – Marketing nella City

In Storie di Talenti on 12 aprile 2010 at 09:00

Nella dodicesima puntata di “Giovani Talenti” raccontiamo la storia di Elena Ianni, 31enne  Marketing Manager per la Royal Bank of Scotland, uno dei maggiori istituti di credito britannici. Elena, due lauree all’attivo in Italia e una brillante carriera Oltremanica, che l’ha portata -attraverso una rapida progressione di incarichi- ad occupare una posizione di grande responsabilità, ha un problema: non riesce a fare ritorno nel proprio Paese. Troppo giovane, e per di più donna, per occupare una posizione equivalente nello Stivale. Eppure a Londra hanno creduto e scommesso su di lei. Perché in Italia questo non avviene?

Con lei, ospite il professor Franco Giacomazzi, presidente dell’Associazione Italiana Marketing, con il quale cerchiamo di capire quali opportunità questo settore offra -nel nostro Paese- a giovani brillanti, preparati, e dal forte background internazionale.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Elena Fenili, vicepresidente di Rena, Rete per l’Eccellenza Nazionale.

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La nuova discussione lanciata in trasmissione: Ritenete che il sistema-Italia abbandoni i suoi migliori giovani professionisti all’estero? E tenda ad alzare barriere verso il loro rientro, quasi ostacolandolo, anziché allungare ponti d’oro per offrire loro posizioni competitive, che consentano a questa élite generazionale di fare rientro, per contribuire allo sviluppo del Paese? E se così fosse, è corretto parlare di un vero e proprio atteggiamento “suicida” da parte del nostro Paese?”

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Alla prossima puntata: sabato 17 aprile, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!