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Miserable Expectations…

In Declino Italia on 31 agosto 2011 at 09:00

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E’ un cumulo di detriti, colmo di incertezze, quello che ci ha consegnato l’estate appena trascorsa. Il “fortino Italia” è stato sfondato con una facilità impressionante dai venti della crisi, mettendo a nudo tutti i limiti e le debolezze strutturali di una nazione che non cresce più da vent’anni. Unico Paese del G8 a venire -de facto- commissariato da istituzioni esterne, l’Italia rischia seriamente di fare la fine che avevamo pronosticato due anni fa, quando pubblicammo “La Fuga dei Talenti” e lanciammo online questo blog.

All’epoca si negava ancora la crisi e si spandeva ottimismo, affermando che quel venticello di depressione avrebbe -al più- solleticato le solidissime fondamenta del Belpaese. Anzi, saremmo usciti da questo periodo con molto più slancio di altri. Due anni dopo, i catastrofici risultati di una classe dirigente inetta sono sotto gli occhi di tutti. Mai viste tante manovre finanziarie tutte insieme, una dopo l’altra, in un lasso di tempo limitatissimo, mentre l’Europa ci dettava le linee guida e i nostri -presunti- leader smentivano il giorno dopo quello che avevano affermato solo 24 ore prima.

La perfetta fotografia di una leadership gerontocratica, immeritocratica, corporativa e provinciale. Chiusa al mondo, con un paio di potenti paraocchi. Il tutto mentre la leadership che invochiamo da due anni, fatta di giovani innovativi e dal profilo internazionale, vive ancora sprangata fuori dai nostri confini (non basta purtroppo una legge a farli tornare…), oppure resta -abilmente repressa, nascosta e umiliata- all’interno dei confini stessi. La dimostrazione che le chiacchiere non servono. Servono fatti concreti. Togliete “Trote”, “figli di”, “nipoti di”, “raccomandati da”… e mettete al timone di quel che resta della nave capitani coraggiosi, abituati a solcare i mari della globalizzazione. Innovatori veri. Giovani, di provato merito.

Il tempo perso (gli ultimi due anni) non si recupera più, il treno della modernità è già partito, ma -quantomeno- possiamo tamponare qualche falla e cominciare a costruire una nuova nave, magari più modesta, con cui riprendere a solcare i mari.

Piccolo riassunto di un’altra estate da dimenticare, per l’Italia:

-secondo la Confartigianato, sono un milione e 138mila i disoccupati “under 35” in Italia. Il record negativo nell’Eurozona. Per i giovani fino ai 24 anni, il tasso tocca il 29,1%, contro una media-Ue al 21%. In Sicilia il record negativo di giovani disoccupati.

-secondo uno studio Censis-Unipol, solo il 28,6% delle famiglie con un capofamiglia under 35 riesce a risparmiare. La maggioranza ha invece speso tutto il proprio reddito, rinunciando a comprarsi una casa per vivere in affitto (il 40%). Oltre il il 10% ha dovuto indebitarsi o intaccare i propri risparmi. Anche l’argine della famiglia-ammortizzatore sociale comincia a mostrare le prime crepe.

-per Datagiovani, nel 2010 oltre 427mila giovani hanno perso il proprio posto di lavoro. Quasi il 20% dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, e circa il 60% è disoccupato da più di un anno. Le regioni del Mezzogiorno hanno reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale, con una minore probabilità di perderli nel corso di un anno. Ma l’indice di evoluzione globale mostra come le regioni del centro e di parte del nord, dopo un 2009 pessimo, stiano recuperando parte del terreno perso, mentre il Sud non dà -al contrario- segni di ripresa. Intanto, secondo Unioncamere, il 2011 si chuderà con un saldo negativo tra assunzioni e licenziamenti pari a quasi 88mila posti. Guarda caso, l’unico settore in crescita appare quello dei servizi avanzati. Eccolo qui, il “futuro”, se solo qualcuno fosse in grado di comprenderlo…

-sempre per Datagiovani, tra il 2006 e il 2011 il numero di giovani imprenditori si e’ ridotto di circa 64mila unita’, 7.800 in meno solo nell’ultimo anno. L’area piu’ colpita dalla “moria” di imprenditori under 30 e’ il Nordest. Commercio, costruzioni, alberghi e ristoranti sono le attivita’ a maggiore vocazione giovanile, mentre nell’industria si registra una vera e propria fuga.

Cito, per chiudere, un bell’articolo di Ilvo Diamanti, comparso all’inizio di agosto. Condivido innanzitutto la tesi di fondo, enunciata fin nel titolo: “L’arte di arrangiarsi non ci salverà“. Scrive Diamanti: “Gli italiani, nel Dopoguerra, hanno sempre reagito alle emergenze, interne ed esterne. Basti pensare alla Ricostruzione degli anni Cinquanta e Sessanta. Quando l’Italia divenne uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Gli italiani conquistarono il benessere, l’accesso all’istruzione di massa e ai diritti di cittadinanza sociale. […] Oggi dubito seriamente che riusciremmo nella stessa impresa. […] Ci ostacola, anzitutto, la nostra identità sociale. Il nostro “costume nazionale”. Gli italiani, infatti, si sentono uniti dalle differenze, locali e sociali. Sono – siamo – un Paese di paesi: città, villaggi, regioni. L’Italia è, al tempo stesso, un collage, una “casa comune”, dove coabitano molte famiglie. Appunto. Perché gli italiani si vedono diversi e distinti da ogni altro popolo proprio dall’attaccamento alla famiglia. E ancora, dall’arte di arrangiarsi. Cioè, dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e di rispondere alle difficoltà. E, ancora, dalla creatività e dall’innovazione. Un popolo di creativi, flessibili, attaccati alla propria famiglia, al proprio contesto locale. E, puntualmente, lontano dallo Stato, dalle istituzioni, dalla politica, dal governo. Una società familista, in grado di affrontare le difficoltà “esterne” di ogni genere. In grado di crescere “nonostante” lo Stato e la Politica. Si tratta di una cornice condivisa, come ha dimostrato il consenso ottenuto dalle celebrazioni del 150enario. Ma è ancora in grado di “funzionare” come in passato? Penso di no. Il localismo, la struttura familiare e quasi “clanica” della nostra società: sono limiti alla costruzione di una società aperta, equa, fondata sul merito. Ostacoli a ogni tentativo di liberalizzare. Gran parte degli italiani, d’altronde, sono d’accordo sulle liberalizzazioni. Ma tutti, o quasi, pensano di trasmettere ai figli non solo la casa e il patrimonio, ma anche la professione, l’impresa e la bottega. E molti (soprattutto quelli che non hanno un lavoro dipendente) vedono nell’elusione e nell’evasione fiscale una legittima difesa dallo Stato inefficiente, esoso e iniquo. Il quale, da parte sua, non fa molto per allontanare da sé questo ri-sentimento. […] Così dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Al di là delle colpe altrui, anche per propri limiti. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché la sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, oltre che nella politica e nei partiti: è un limite. (E non basta la fiducia nel Presidente della Repubblica a compensarlo.) Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico: è un limite”.

Watch out… SkyTg24 Pomeriggio

In Giovani Italians on 11 agosto 2011 at 09:00

+++ALERT+++Sergio Nava, conduttore di “Giovani Talenti” e autore del libro “La Fuga dei Talenti“, ospite oggi a SkyTg24 Pomeriggio, condotto da Paola Saluzzi, in onda tra le 14.30 e le 16.

Tema della puntata: “Generazione 500 Euro” – CANALE 500 DI SKY

IL LINK ALLA PAGINA WEB DELLA TRASMISSIONE

Holidays / Vacances / Vacaciones / Urlaub

In Fuga dei giovani on 8 agosto 2011 at 09:00

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Da oggi “La Fuga dei Talenti” chiude per ferie, fino alla fine del mese: sospendiamo quindi per qualche settimana la pubblicazione dei “post”, dandovi appuntamento a settembre 😉

Vi anticipiamo però che saremo venerdì 2 settembre al Festival Comodamente di Vittorio Veneto, ma non solo…

Vi ricordiamo la ricerca di nuove storie per la trasmissione “Giovani Talenti, cui potete accedere cliccando a questo link.

Le prossime puntate di “Giovani Talenti – Estate” (il sabato, alle 13.30 CET):

13 agosto: Ricerca… al femminile

20 agosto: Una cattedra… in Europa

27 agosto: Marketing & Comunicazione. Tra Cina ed Europa

Nell’augurarvi buone vacanze, vi ricordiamo anche che la trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 ripartirà -nella versione tradizionale- sabato 10 settembre. BUONE VACANZE A TUTTI!

RECALL / “Giovani Talenti” – AAA Cercasi Storie Expats!

In Storie di Talenti on 7 agosto 2011 at 09:00

“Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista della ripresa del format autunnale il prossimo 10 settembre:

IL PROFILO:

Sei giovane e “under 40″? Laureato/a e/o con master? Sei emigrato/a, dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia sulla base del tuo merito e delle tue capacità, tutti andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto all’estero per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, e nonostante il tuo profilo internazionale, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell’ottica di un ritorno?”

Scrivi a giovanitalenti@radio24.it , raccontando in una e-mail i tuoi studi, la tua carriera professionale in Italia e all’estero, i motivi che ti hanno spinto ad emigrare e il perché non torni in Italia: la tua storia sarà raccontata “on air”, in una delle prossime puntate!

 +++ Intanto siete tutti invitati all’ascolto di “Giovani Talenti – Estate”, la versione estiva del programma in onda fino al 3 settembre. Sempre alle 13.30 CET su Radio 24 +++

Lavorare nel cuore dell’Europa

In Storie di Talenti on 6 agosto 2011 at 09:00

Bruxelles è da diversi anni uno degli approdi più ricercati dai nostri giovani professionisti, che cercano uno sbocco internazionale. C’è chi, come Sandra Alverà, 35 anni, opta per un impiego presso una delle numerose associazioni che gravitano intorno all’Ue. Sandra lavora in un settore poco conosciuto in Italia, quello delle lobby. E c’è chi invece, come Carmela Asero, 34 anni, ha ottenuto una posizione proprio all’interno di una delle principali istituzioni comunitarie, la Commissione Europea. Dove presta servizio come funzionaria.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Leggi il blog di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

Utilizza la piattaforma online “Matching”: CLICCA QUI

La discussione di questa settimana: Avete colto -negli ultimi mesi- segnali incoraggianti a restare e a provarci, nel Belpaese? Vale ancora la pena scommettere sull’Italia? Oppure è meglio -comunque- emigrare?”

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata di “Giovani Talenti – Estate”: sabato 13 agosto, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Last Call for Italy

In Declino Italia on 5 agosto 2011 at 09:00

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L’Italia sull’orlo dell’abisso finanziario. Purtroppo mai come stavolta l’avevamo detto. Da almeno due anni predichiamo in tutte le salse che questa classe dirigente è vecchia, corporativa, chiusa al mondo e alla globalizzazione. Provinciale, incompetente, immeritocratica e -in ultima analisi- perdente. Dei perdenti assoluti, capaci solo di rendere perdente anche il nostro Paese.

Ora non fanno nemmeno pena, mentre in conferenze stampa al limite del surreale dicono che va tutto bene. Negare l’evidenza supera davvero ogni fantasia. Sa troppo di presa in giro. Serve -ora più che mai- una classe dirigente nuova, giovane, innovativa, meritocratica, aperta al mondo.

Lo si sarebbe dovuto fare prima. Molto prima. Ora è già troppo tardi. Ma proseguire con l’attuale classe dirigente equivale a girare nel Grand Canyon a bordo di una Ferrari lanciata a 200 km/h, sperando di non cadere nel burrone…

Serve unire le forze giovani e migliori del Paese, tanto gli italiani in Italia quanto gli italiani all’estero. Il momento è davvero grave. Ma per fortuna queste forze esistono già. Chiedono solo di prendere in mano le redini di un Paese messo in gionocchio da un ventennio di cattivo governo.

Ho pensato di tradurre il messaggio con l’immagine realizzata dal mio omonimo designer, Sergio Nava. Ha aperto un gruppo Facebook, “Largo ai Giovani d’Italia”. Un gruppo aggressivo, il cui messaggio dirompente però è quello giusto, in questa fase storica. Davvero non ci si può più tirare indietro.

Declino di un Paese e Fuga dei Talenti

In Declino Italia on 4 agosto 2011 at 09:00

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Blue M ci segnala una bella lettera comparsa alcuni giorni fa sul quotidiano “Il Messaggero”, che ben riassume e sintetizza, integrandoli tra loro con una lucidità esemplare, i motivi per cui i nostri migliori professionisti fuggono da un Paese che sta erodendo ogni residuo di credibilità nel contesto internazionale.

Pubblichiamo di seguito alcuni dei passaggi più significativi, invitandovi a leggere la versione integrale cliccando a questo indirizzo:

Le sale operative di Londra e l’Italia

Gentili onorevoli, sono un italiano residente a Londra che lavora come operatore per una delle piu’ grandi societa’ di gestione al mondo. Non passa giorno che non veda l’Italia come maglia nera dell’Europa tra i mercati azionari, cosi’ come non passa giorno che non veda i titoli che prezzano il rischio di fallimento dell’Italia salire, indicando una totale mancanza di fiducia del mercato nel fatto che l’Italia sia in grado di navigare verso acque tranquille durante e dopo la tempesta finanziaria che ormai da oltre due anni si sta abattendo sulle economie occidentali.

Cio’ che viene comunemente chiamata “speculazione” altro non e’ che la vendita dei titoli di Stato Italiani sul mercato secondario da parte di chi attualmente li detiene. La vendita e’ fondamentalmente dovuta dalla mancanza di fiducia che il mercato ripone sull’Italia e la capacita’ della sua classe politica di risolverne i problemi. Gli stessi problemi che hanno visto l’Italia crescere di soli 2 punti percentuali nell’ultimo decennio (0.2% all’anno) e problemi che ci portiamo dietro dagli anni 80, problemi che non sono mai stati realmente ne’ affrontati ne’ risolti.

In altre parole, le persone come me, che gestiscono le pensioni dei cittadini (anche di quelli italiani), la ricchezza di corporate e altre istituzioni finanziarie, non credono che la politica italiana abbia la capacita’ di risolvere i problemi che attanagliano il paese, con la conseguenza che, facendo gli interessi dei nostri clienti, ci troviamo costretti a vendere posizioni aperte sull’Italia, contribuendo cosi’ al profondo rosso dei mercati.

La scarsa capacita’ amministrativa e obiettivita’ della classe dirigente e’ apparsa chiara all’indomani dell’approvazione della manovra finanziaria quando tutti i politici si aspettavano un abbassamento degli spread con il BUND, abbassamento che non e’ mai arrivato. Difatti, il mercato in generale non ha apprezzato la finanziaria, anzi l’ha bocciata, in quanto non affronta nessuno dei problemi dell’Italia, anzi, tendera’ ad evedinziarli nel futuro. Problemi di alto debito e crescita zero non possono essere risolti da una finanziaria che miri esclusivamente alla riduzione di costi senza buttare uno sguardo verso la crescita del paese.

[…]

La riduzione degli spread e’ si arrivata, ma non certo grazie alla finanziaria approvata, ma grazie ad un intervento dell’Europa che ha sembrato calmare le acque, grazie ad una azione congiunta di Francia e Germania a favore della Grecia e di altre misure di politica monetaria (FMI e BCE)

[…]

Da Londra, al di là delle parole rassicuranti del FMI, di Draghi e dei nostri politici, ci si aspetta che la bufera torni ad abbattersi di nuovo sull’Italia e che questa volta non saranno sufficienti (cosi’ come non lo e’ stato per la Grecia) interventi miopi e di breve respiro come la finanziaria fatta con “le larghe intese”. Tali interventi non saranno sufficienti a contrastare e placare il mercato, rendendo necessario all’italia un aiuto dal FMI.

[…]

Dalle sale operative, l’Italia e’ vista come una nazione che è a disagio nel mondo odierno, ha paura della globalizzazione e dell’immigrazione. Una nazione che nel corso degli anni ha scelto una serie di politiche che discriminano i giovani a favore dei vecchi, combinando a questo una forte avversione per la meritocrazia che ha portato talenti nostrani a lasciare il paese (Rubbia, Modigliani e molti altri). Una nazione che dopo essersi “liberata” dall’oppressione della prima repubblica, non è riuscita a rinnovare le sue istituzioni e tutt’ora soffre di conflitti di interesse debilitanti nella magistratura, la politica, i media e business.

Dalle sale operative sembra chiaro quale sia il grido di aiuto che noi lanciano alla classe politica: una riforma del sistema Italia, una riforma che non sia di facciata, ma sia una riforma vera. L’Italia necessita di una riforma strutturale del sistema impositivo, del sistema redistributivo e dell’utilizzo di risorse volte alla crescita del paese. In altre parole l’Italia necessita di un nuovo Risorgimento.

Tuttavia ci si chiede se questa classe dirigente sia all’altezza di queste riforme. Ci si chiede se mai una classe politica invecchiata all’interno dei palazzi sia in grado di consegnare una tale riforma strutturale del paese. Ci si chiede se chi e’ gia’ stato parlamentare, presidente del consiglio e rappresentante dello stato per piu’ di 3 legislature sia in grado di fornire quello che non ha fornito al paese negli ultimi trenta anni. Ci si chiede se sia possibile che una classe politica di ultrasessantenni sia in grado di vedere il futuro con gli occhi di un amministratore giovane e consegnare il paese ad un futuro nuovo e di speranza.

A tutte queste domande che noi operatori ci poniamo, la risposta e’ chiaramente negativa, alimentando cosi’ l’impellenza di vendere titoli per evitare di far sopportare ai nostri clienti la possibile catastrofe.

Il mercato sta chiedendo ai politici Italiani, la stessa cosa che i cittadini chiedono da ormai troppo tempo, il rinnovamento della classe politica e riforme strutturali, non una legge elettorale o una nuova finanziaria.

Chiede rinnovamento, stabilita’ e coraggio a tutta la classe politica, una classe politica senza troppi privilegi e con gli stessi diritti dei cittadini.

Chiede l’abbattimento di tutte le barriere all’entrata che opprimono i cittadini, e una classe politica competente che istaurati una sana rotazione tra i giovani e i vecchi all’interno del parlamento e organi costituzionali in quanto la politica e’ un servizio che viene reso al paese e non viceversa. Rotazione che dovrebbe avvenire forzando gli ultra ventennali parlamentari fuori dalla vita politica che consentirebbe l’applicazione di nuove idee e un rinnovamento del paese guidato da chi ha di fronte a se ancora gli anni per poter vedere l’effetto delle sue politiche economiche.

Se queste riforme non verranno effettuate quanto prima possibile, l’Italia potrebbe trovarsi nel giro di mesi o anche settimane, a vivere mesi di tensione come quelli vissuti in Grecia, perche’ il mercato punira’ severamente la politica inefficente, ma con essa, punira’ anche tutta la popolazione, facendola pagare per errori commessi dalla classe dirigente che si nascondera’ ancora una volta dietro la parola speculazione senza forse neanche sapere che loro stessi ne sono stati la causa.

Cordiali Saluti

Fabio Agostini

S.O.S.

In Declino Italia on 3 agosto 2011 at 09:00

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Forse la vera tragedia dell’Italia è che i migliori spesso se ne vanno all’estero“, scriveva Corrado Augias qualche settimana fa, nella sua rubrica su “La Repubblica”, rispondendo a un giovane musicista 33enne, emigrato a Berlino dopo aver toccato con mano il “muro di gomma” dei nostri conservatori.

Caro Augias, forse farebbe bene a togliere il “forse” dalla sua risposta. Stupisce anzi che -dopo tanti anni- lei assuma ancora un atteggiamento dubitativo. Quello che lei ha scritto è -in realtà- una certezza: la vera tragedia dell’Italia E’ che i migliori spesso se ne vanno all’estero.

Il problema, piuttosto, è chi rimane. Ci sono e ci saranno sempre i coraggiosi e gli idealisti, decisi a cambiare le cose. Tuttavia, saranno sempre sovrastati numericamente da raccomandati, cooptati, arrampicatori, figli, nipoti, cugini di quella casta, di quella P2-3-4-5-6-7-8-9-n… che sembra ormai riprodursi all’infinito, senza pudore, pur di continuare a dividersi la torta di un Paese senza futuro. Un Paese ormai nelle mani di una oligarchia ristretta, mafiosa nell’animo e arroccata a difesa dei propri privilegi. Finchè tutto non crollerà di colpo. Ma sarà già troppo tardi. Il declino del Paese sarà ormai consumato.

I nostri giovani all’estero l’hanno capito da tempo. Per questo se ne sono andati. Tutti gli indicatori danno loro ragione. Ma non è uno scandalo che nel nostro Mezzogiorno due giovani su tre siano disoccupati (dati Svimez), mentre oltre il 30% dei laureati con meno di 34 anni non lavora né studia? Ma che Paese è?

Non è uno scandalo che, secondo Datagiovani, la categoria che sta più pagando gli effetti della crisi siano gli “under 35”? Non vi pare incredibile che -tra il 2006 e il 2010- i lavoratori dipendenti in quella fascia d’eta si siano ridotti del 12,6%, passando da 4 milioni e 600mila a 4 milioni? E qui non si tratta solo di Sud: le punte maggiori di crollo si sono registrate in Friuli-Venezia Giulia (-19,7%) e Piemonte (-18,2%). Se cinque anni fa gli “under 35” rappresentavano in Italia il 40% dei dipendenti, ora superano a stento il 34%. Una vergogna. Ma che futuro ha un Paese così, che soffoca sul nascere le speranze e le aspettative dei propri giovani?

Un Paese dove, secondo gli ultimi dati dell’agenzia di selezione Bachelor, il 60% delle laureate guadagna -a quattro anni dal titolo di studio- meno di 1250 euro netti al mese. Solo il 5% supera i 2000 euro. Peccato che le loro colleghe espatriate, all’estero guadagnino oltre 2000 euro nel 56% dei casi!

In tutto questo il Governo procede a tentoni: sgravi fiscali nella manovra per gli imprenditori under 35, riforma dell’apprendistato su quattro livelli. Tentativi importanti, va detto. Ma gli inglesi dirrebero: too little… e soprattutto too late! Ci voleva tanto a immaginarli qualche anno fa, anziché ridursi a implementarli quando mancano persino gli occhi per piangere? Questa classe politica è lo specchio fedele dell’improvvisazione dilettantistica: mai una misura di ampio respiro che guardi al futuro, ci si riduce sempre a varare norme in fretta e furia, sull’onda di una sfiducia montante.

Basti pensare al welfare state: la grande riforma organica degli ammortizzatori sociali annunciata anni fa dal Ministro Maurizio Sacconi non è mai arrivata. Nel frattempo i disoccupati “senza rete” hanno superato quota tre milioni. Una strategia da dilettanti, quella seguita finora: nessuna vera riforma mirata ad assicurare un reddito minimo ai giovani atipici, accompagnandoli in un percorso di ingresso nel mercato del lavoro disegnato sulle specifiche esigenze personali (accantoniamo per un attimo il discorso sull’apprendistato, i cui effetti sono ancora tutti da vedere). Nessuno sforzo per lavorare in modo serio e con impegno al progetto di contratto unico, lodato persino dalla Commissione Europea, che avrebbe potuto finalmente spazzar via o comunque diminuire l’insopportabile dualismo del mercato del lavoro, che divide i “protetti” dell’indeterminato (soprattutto anziani) dagli “abbandonati” dei co.co.co/co.co.pro./co.co….qualcosa. Abbandonati sia sotto il punto di vista delle tutele contrattuali, che dei salari. Semplicemente ridicoli. Da questo Governo abbiamo visto solo una pervicace ostinazione nel portare avanti la cassa integrazione, strumento che -se allungato nel tempo- finisce col danneggiare il dipendente, anziché aiutarlo, facendogli perdere il treno del cambiamento, soprattutto impedendogli di riqualificarsi e cogliere così nuove sfide professionali.

Intanto l’Italia invecchia: secondo Eurostat, facciamo peggio solo della Germania, in quanto a tasso di natalità. Di quei pochi giovani che nascono, una percentuale crescente arriva in culla già col passaporto in mano. Se non emigrerà una volta raggiunta la maggiore età, ci penseranno i giovani genitori a portarli -fin da piccoli- in Paesi in grado di offrire maggiori speranze di vita…

Diamoci una mossa. Prima che questa classe dirigente annichilisca quel poco di futuro che ci è rimasto. Rivolgo l’appello anche ai tanti nostri connazionali che vivono all’estero: dateci una mano.