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Fare Impresa a Londra

In Storie di Talenti on 29 febbraio 2016 at 09:00

Londra è una città che ti stimola ad avere nuove idee, e ti aiuta a realizzarle in tempi straordinari. Tutto viaggia velocemente: ovviamente devi essere pronto a mantenere il passo imposto. Ma se l’idea è vincente, non c’è niente che possa limitarne la realizzazione“: così Giorgia Bacco, 33 anni, startupper nel settore medico, sintetizza il mix di ingredienti che le hanno permesso di trovare la sua strada nella capitale britannica.

Giorgia inizia con una laurea in Relazioni Pubbliche e Pubblicità a Milano, corso di studi cui fanno seguito dei lavori per alcune agenzie di pubblicità. Poi però decide per il salto Oltremanica: “per lavorare in un’azienda dove si definiscano le strategie di marketing e comunicazione mi sono trasferita a Londra, per iniziare un Master in International Marketing & Communications“.

Mentre inizia la sua carriera post-Master, Giorgia ha un’idea, che arriva dal contatto con la comunità italiana, e dalla propria esperienza personale: nota che, per come è strutturato il sistema sanitario inglese, alcune visite specialistiche, come quella ginecologica, è nei fatti obbligata a farle in Italia. Questo perchè in UK il punto di riferimento è quasi sempre il medico generalista, che prescrive visite specialistiche (generalmente molto costose, peraltro) solo in casi particolari.

Dall’osservazione di un bisogno, alla constatazione che questo era -ed è- un problema comune a molti connazionali: da lì l’idea di aprire uno studio medico solo per italiani. Con medici italiani, che Oltremanica non mancano… anzi. L’idea trova la sua concretizzazione nell’incubatore di impresa universitario, che l’accetta: nel 2014 Giorgia vince “The Big Idea Challenge”. Questo le permette di mettere in piedi, in soli cinque mesi, la propria start-up.

Ora lo studio medico conta su una nutrita schiera di medici specialisti, anche se sono soprattutto ginecologia e pediatria le visite più richieste.

Ospite della puntata è Luca Molinari, medico pediatra che collabora con Giorgia e -soprattutto- gestisce il gruppo Facebook “Medici Italiani a Londra”. Con Luca analizziamo i motivi che portano così tanti giovani medici italiani in Gran Bretagna.

Nella rubrica “Expats” spazio alle vostre lettere e riflessioni: oggi ospitiamo la missiva di Federico, che dagli Stati Uniti ci trasmette una grande carica di positività, con il suo personale… “Yes we can!”

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La discussione di febbraio: “Metà dei neolaureati italiani sogna l’estero, secondo una recente indagine. 45mila connazionali “under 40” emigrati in un anno: uno su due, rispetto al totale. Mentre Londra registra duemila arrivi al mese, e a Barcellona siamo la comunità straniera più numerosa. E’ ancora -e sempre di più- fuga dall’Italia?”

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Alla prossima puntata: sabato 5 marzo, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24

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Trecentodiciottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 27 febbraio 2016 at 09:00

Trecentodiciottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi il nostro baricentro si sposta nuovamente verso la Gran Bretagna, per raccontarvi una storia che unisce start-up e medicina, incrociando due diversi mondi professionali…

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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La discussione di febbraio: “Metà dei neolaureati italiani sogna l’estero, secondo una recente indagine. 45mila connazionali “under 40” emigrati in un anno: uno su due, rispetto al totale. Mentre Londra registra duemila arrivi al mese, e a Barcellona siamo la comunità straniera più numerosa. E’ ancora -e sempre di più- fuga dall’Italia?”

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Perchè i giovani lasciano l’Italia

In Fuga dei giovani on 24 febbraio 2016 at 09:00

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Due soli dati, per farci riflettere oggi:

-l’Istituto Toniolo, col suo Rapporto Giovani, ci ricorda che -se, come sapevamo, il 60% dei giovani medita di lasciare l’Italia- questa stessa percentuale risulta ampiamente superiore, se confrontata agli altri Paesi dell’Europa occidentale. Se per il 45,4% dei giovani connazionali “la fuga all’estero rimane soprattutto una necessità per trovare migliori opportunità di vita e lavoro”, a dire la stessa cosa sono solo il 15,4% dei coetanei francesi, il 5,6% dei tedeschi, il 7,7% degli inglesi e il 20,8% degli spagnoli. E se per il 75,6% dei giovani italiani le opportunità offerte dalla Penisola sono “peggiori” o “abbastanza peggiori”, ciò è vero solo per il 20% dei francesi, il 17% dei britannici e l’,8,6% dei tedeschi. Questo è un problema;

-a ciò si aggiunga l’ultima ricerca dell’Istat, che -oltre a certificare l’ormai inesorabile invecchiamento del Paese- ribadisce che lo scorso anno, a fronte di 100mila italiani emigrati (+12,4% sul 2014), ne sono tornati solo 28mila (-5,6%).

Nella semplicità dei dati ritroviamo la difficoltà perdurante dell’Italia a risalire la china, e tornare ad essere in grado di di dare fiducia ai propri giovani.

 

 

Finanza in Lussemburgo

In Storie di Talenti on 22 febbraio 2016 at 09:00

Immaginati un ragazzo di 25 anni, con una valigia immensa e senza ruote, di quelle che non se ne fanno più, prendere tre treni: Torino-Milano, Milano-Basilea e Basilea-Lussemburgo, con 800 euro in tasca…“: inizia così la storia di Giovanni Cataldi, 34enne Chief Compliance Officer per una società di investimenti in Lussemburgo.

Tutto era però partito -per Giovanni- con una Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con Erasmus finale a Losanna: dopo un ulteriore Master di preparazione al concorso diplomatico ministeriale, coglie al volo l’occasione di un tirocinio in Lussemburgo, nel settore bancario. Dopotutto, proprio quell’anno, il Ministero non aveva più bandito alcun concorso…

Era la mia occasione? Ma soprattutto, qual era l’alternativa?“, si chiedeva amleticamente Giovanni l’estate della partenza per il Granducato. Tre mesi dopo il suo arrivo, i suoi sforzi vengono ripagati, con l’offerta di un contratto vero e proprio.

Caso vuole che -quasi contemporaneamente- un’altra banca, questa volta a Torino, gli offra un contratto… ma a condizioni neppure lontanamente paragonabili al Lussemburgo. “Non ebbi più esitazioni. Tornai in Lussemburgo, firmai il contratto, e capii che questa era -o doveva essere- la mia strada“. Quando la Farnesina bandirà poi successivamente il concorso, Giovanni decide di non presentarsi nemmeno.

E prosegue così la sua carriera nella finanza lussemburghese, cambiando società e specializzandosi ulteriormente.

Ospite della puntata è Daniele Gioffrè, collega di Giovanni rientrato nel frattempo in Italia proprio dal Lussemburgo. Ci racconta perché ha scelto di farlo, e come è andato il suo personale “controesodo”.

Nella rubrica “Expats” spazio al progetto fotografico “Genus”, curato dal fotografo Francesco Arese Visconti: Francesco ritrae i volti dei nuovi emigrati italiani in Svizzera, confrontandoli con quelli della vecchia emigrazione, tra gli anni ’60 e ’80. Il lavoro si concluderà a fine anno con una mostra e un libro.

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Trecentodiciassettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 20 febbraio 2016 at 09:00

Trecentodiciassettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Barra verso il Lussemburgo, piccolo Granducato nel cuore d’Europa, per parlare delle opportunità nel settore bancario e finanziario. Lo faremo con una storia che è realmente paradigmatica, per le differenze di opportunità tra Italia ed estero…

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Quote of the Week…

In Giovani Italians on 17 febbraio 2016 at 09:00

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…non poteva che essere lo sfogo della ricercatrice Roberta D’Alessandro, che ha gelato i trionfalismi del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. La quale -incautamente- aveva celebrato l’ottima posizione raggiunta dai ricercatori italiani nell’assegnazione delle borse dell’ERC europeo. Peccato che la stessa Giannini non avesse guardato bene le tabelle… se lo avesse fatto, avrebbe visto come più della metà dei nostri stessi ricercatori lo avesse vinto all’estero (!) Un “unicum” tra i grandi Paesi europei.

La geniale Roberta D’Alessandro non gliele ha mandate a dire: il suo sfogo su Facebook ha messo a nudo il gap tra il mondo reale dei nostri giovani all’estero, che suda ogni centimetro conquistato e quanto sa di sal lo pane altrui… e una classe politica che non sembra proprio avere grande spessore. Anche impegnandosi.

Il testo della ricercatrice Roberta D’Alessandro:

“Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati.
La mia ERC e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai.
E così, io, Francesco e l’altra collega, Arianna Betti (che ha appena ottenuto 2 milioni di euro anche lei, da un altro ente), in 2 mesi abbiamo ottenuto 6 milioni di euro di fondi, che useremo in Olanda. L’Italia ne può evidentemente fare a meno.
Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.
Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.
Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto.

Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei”.

Questa la replica successiva del Ministro Giannini. Quando la toppa è peggio del buco – soprattutto perchè la Giannini vola altissimo, eterea e leggera… senza ancora una volta capire il nocciolo del problema. Un capolavoro di nulla:

“Ogni forma di polemica penso sia inutile e sterile quando si parla di ricerca scientifica e di risultati importanti che riguardano la comunità scientifica nazionale. I ministri non si vantano di alcunchè, hanno semmai il dovere, come credo di aver fatto umilmente e gioiosamente, di felicitarsi con tutti i membri della comunità italiana. Ricordo poi che, alla fine, i ricercatori, gli studiosi e gli scienziati non sono, italiani, tedeschi, francesi o americani ma membri di una comunità che per definizione è internazionale. Quindi più cooperazione, più fondi per la ricerca, che è il nostro compito e la nostra responsabilità, e più meccanismi semplici perchè – ha concluso – non siamo solo in grado di far rientrare i nostri giovani o meno giovani che sono all’estero per ragioni di studio ma anche di attrarre sempre più e sempre meglio talenti stranieri”.

Imprenditrice Innovativa a Londra

In Storie di Talenti on 15 febbraio 2016 at 09:00

Mi piace pensare alla mia esperienza professionale come a tre vite professionali, molto diverse tra loro, e tutte molto interessanti, nonché legate da un unico filo conduttore“. Si presenta così Paola Marinone, 37enne imprenditrice innovativa in Gran Bretagna.

Paola studia Economia a Milano, sfruttando fin da subito tutte le opportunità di viaggio ed esperienza all’estero. Su tutte i progetti Aiesec ed Erasmus.

Un anno prima di laurearsi Paola inizia la sua carriera professionale nel “no profit”. “Quattro bellissimi anni“, ricorda lei ancora, al termine dei quali opta per affrontare la sua “seconda” vita professionale.

Questa volta è il turno della tecnologia: Paola viene assunta da Google a Dublino, dove si unisce presto al neonato team di “You Tube Europe”.

Dopo cinque anni decide di prendersi un anno sabbatico, per “riossigenare” le proprie idee: in realtà gli bastano solo cinque mesi, per decidere il grande salto nella sua “terza” vita professionale. Quella da startupper: prende forma l’idea di Buzzmyvideos.

Cinque anni dopo Paola coordina un team di 35 persone e cinquemila creativi nel mondo. Tre mesi fa è stata premiata come miglior giovane imprenditirce nella categoria “Media and Communication”, ai Talented Young Italian Awards di Londra.

Ospute della puntata è Massimiliano Magrini, venture capiutalist: lui ha investito nell’azienda di Paola. E con lui andiamo a scoprire meglio il mondo dei nostri imprenditori innovativi all’estero. Quali sono i passi giusti da fare per lanciare la propria start-up?

Nella rubrica “Expats”restiamo in Gran Bretagna: vi portiamo a scoprire il nuovo “regno” degli italiani in UK. Si tratta del progetto “Italian Kingdom”, nato per raccontare e aggregare la nostra nuova emigrazione professionale. Ce ne parla Stefano Broli, direttore di “Italian Kingdom”.

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Trecentosedicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 13 febbraio 2016 at 09:00

Trecentosedicesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Torniamo a parlare di start-up, ancora una volta in Gran Bretagna: protagonista oggi una giovane donna che ha trovato Oltremanica la sua “terza” vita professionale. Ed è già stata ampiamente coronata dal successo.

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“Il Futuro Altrove”

In Fuga dei giovani on 10 febbraio 2016 at 09:00

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Molto ben fatta la puntata di TG2 Dossier di sabato 6 febbraio sui giovani italiani all’estero, raccontati senza clichè o preconcetti. Uno spaccato davvero interessante e in presa diretta di questo mondo che sta crescendo oltreconfine. Raccontato dalla loro viva voce. I motivi che li hanno spinti a lasciare l’Italia appaiono evidenti.

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA DI TG2 DOSSIER

Un Architetto a Singapore

In Storie di Talenti on 8 febbraio 2016 at 09:00

Oggi abbiamo messo tutto il passato alle spalle, e guardiamo fiduciosi al futuro. Ci siamo scrollati di dosso tutta la pesantezza accumulata negli anni di quel pessimismo cosmico, che è stato il tratto distintivo dell’Italia dell’ultimo decennio“: così Pierfrancesco Perini, 37enne architetto al lavoro a Singapore, si guarda indietro. “No regrets”… insomma.

Un percorso lineare, il suo: maturità scientifica, poi l’iscrizione ad Architettura. Dopo la laurea, il progetto è preciso: “sognavo una carriera accademica, lo studio e la didattica erano la mia passione“. In parte, il sogno si avvera: Pierfrancesco ottiene un contratto di docenza universitaria, per un corso di 30 ore. E vince anche il concorso per un dottorato di ricerca alla Facoltà di Architettura.

Ma è il massimo cui può ambire, in un’Italia in cui serve sempre la “spinta” giusta. E se non ce l’hai, finisce lì. Assegni di ricerca e concorsi per ricercatori si rivelano per lui strade senza uscita: “non potevo permettermi di aspettare dieci anni per diventare ricercatore“, annota con amarezza. Così cambia, con coraggio: passa al settore privato, come “Store Designer”. Ottiene due contratti, prima a Como, poi a Milano, spostandosi quindi nel Nord Italia.

Riuscii a trovare una stabilità lavorativa, ma le prospettive di crescita erano limitate. E non mi soddisfacevano. Sono stati anni duri. Avrei potuto accontentarmi di un contratto a tempo indeterminato, che per molti era un miraggio. Ma non è nella mia natura“: così Pierfrancesco alla fine del 2013 accetta -forse con un pizzico di sana “follia”- una proposta di lavoro come Store Concept Manager per un’azienda internazionale, con base a Singapore. E diviene in breve responsabile dello sviluppo e della gestione del settore per i mercati emergenti. In pochi mesi, fa trasferire l’intera famiglia a Singapore.

Ospite della puntata è Pippo Ciorra, curatore per l’architettura del Museo Maxxi di Roma, e autore del libro “Senza architettura. Le ragioni di una crisi”. Con lui analizziamo i motivi che hanno spinto Pierfrancesco a lasciare il Paese.

Nella rubrica “Expats” torna l’appuntamento con “L’Ideogramma”, di Emanuela Verrecchia. Oggi Emanuela ci avvisa sui possibili rischi degli stage di lavoro in Cina.

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