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Le “Modest Proposals” de “La Fuga dei Talenti”

In Meritocrazia on 31 marzo 2009 at 08:56

Oggi voglio portare la vostra attenzione su un parte del libro La Fuga dei Talenti (ediz. San Paolo). Una parte che ritengo significativa, anche perché lancia -sul finire del capitolo introduttivo- tre proposte dure e provocatorie. Che si ispirano alle “Modest Proposals” di Jonathan Swift, maestro della satira inglese. Proposte dunque estreme, per rivoluzionare veramente l’Italia… ma “estreme” fino a un certo punto. Personalmente le considero la base su cui costruire il “Manifesto dei Giovani”, che questo blog vuole scrivere insieme a voi. Cosa ne pensate? Ecco intanto le proposte:

Rendere obbligatorio per tutti gli studenti di quarta o quinta superiore un periodo (da sei mesi fino a un anno) all’estero, possibilmente in Paesi di provata meritocrazia. Svuotare, letteralmente, intere classi dei nostri istituti secondari e inviare – con incentivi economici statali parametrati sul reddito familiare – questi ragazzi a vedere come funziona il mondo esterno, per imparare che non esiste solo il nostro microcosmo mafioso. Una misura obbligatoria per tutti i giovani, da quelli dello Zen di Palermo ai milanesi del Liceo Parini. In alternativa, se considerata troppo prematura, questa misura può essere posticipata alla fine degli studi superiori o degli anni di università. Nel periodo all’estero andrà inclusa la frequenza di un corso di studi adatto al profilo del ragazzo (o della ragazza), da abbinare a un periodo di stage lavorativo in azienda.

Rendere la raccomandazione un reato, punibile (per chi la concede o la riceve) con una detenzione fino a 10 anni, a seconda della gravità. Il massimo della pena andrebbe ovviamente comminato a chi pratica la raccomandazione nel settore pubblico, quindi a spese della collettività. Il reato dovrebbe riguardare, a fronte di prove concrete, anche il settore privato. Utilizzare pure le intercettazioni telefoniche e ambientali come prove dell’avvenuta raccomandazione. Non prevedere al riguardo alcun tipo di immunità, nemmeno quella che ricopre le quattro più alte cariche dello Stato.

Last but not least, premi economici a quelle aziende, di piccole e grandi dimensioni, che introducono criteri di selezione e reclutamento come unico (e sottolineo «unico») canale di ingresso nel mondo del lavoro, affidando l’assunzione dei nuovi dipendenti a un pool di esperti scelti tra i migliori del settore, sia interni che esterni all’azienda. Premi incrementabili, laddove queste stesse aziende legassero i passaggi di carriera e le promozioni agli obiettivi raggiunti e ai risultati conseguiti sul campo. Per il settore pubblico e le università: eliminare i concorsi così come sono organizzati oggi, prevedendo di subappaltarli in toto a team di esperti stranieri, con un unico membro interno italiano.

Cosa ne pensi? Scrivi i tuoi commenti contribuendo al “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

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Abbagli

In Giovani Italians on 30 marzo 2009 at 11:36

Scrivo poco volentieri, e -anzi- cerco di tenermi quanto più possibile alla larga dalla politica. Anche perché questo libro e questo blog nascono completamente indipendenti e apartitici. Quando posso, cerco casomai di attaccare a sinistra, quanto a destra. Tuttavia, quando l’attualità mi obbliga, vado fino in fondo. Ho trovato molto intelligente e interessante l’iniziativa del nascente Pdl, di dedicare ai giovani l’apertura del congresso di Roma. Annagrazia Calabria, classe 1982, ha aperto i lavori, seguita da altri quattro ragazzi e ragazze, più o meno coetanei. Altrettanto interessanti sono state le dichiarazioni prontamente rese da questi “volti nuovi” alle telecamere del Tg1: “Vogliamo una rivoluzione del merito”, chiedeva una di loro, appoggiata dalle richieste di altri coetanei che rivendicavano un’Italia “più giovane”. Tutto bello, tutto nuovo, dunque? Mah… Poi scavi un po’ più a fondo, e scopri che il giorno dopo queste belle facce fresche erano già sparite dalle prime file del Congresso, lasciando spazio ai soliti notabili di partito. Qualcuno ha persino malignato che alcuni di loro fossero in realtà il prodotto di un casting vero e proprio, affidato a un’agenzia interinale (se fosse vero, sarebbe gravissimo). E poi i discorsi dei giovani saliti sul palco: qualcuno ha chiamato Berlusconi “eroe”, qualcun altro ne ha amplificato le magnifiche e progressive sorti. Insomma, li facevo un po’ più critici e indipendenti… questi giovani. Ma il prodotto finale di tutta questa freschezza mediatica, fatta di “facce nuove” e pulite, il prodotto di questa pressante richiesta di meritocrazia di facciata, che cosa ha prodotto? Ha prodotto l’elezione per acclamazione di un “giovane” 72enne, saldamente intenzionato a non mollare il potere a nessuno. Un leader carismatico, che ha scelto personalmente deputati e ministri sulla base di una cooptazione magicamente ideata grazie alla nuova legge elettorale. Il che è quanto di più immeritocratico esista. Quando vedremo i giovani del Pdl riunirsi, discutere e chiedere un ricambio vero al comando, proponendo uno di loro… un ricambio interamente basato sulla selezione dei migliori giovani dirigenti del neonato partito, allora crederemo a questi spot. Tutto il resto sono solo -e per l’appunto- “abbagli”.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

 

 

Pensiero del Weekend 7

In Meritocrazia on 28 marzo 2009 at 10:38

La Fuga dei Talenti” sbarca sul blog “Meritocrazia” di Roger Abravanel (Corriere.it)

Leggi l’articolo “L’immeritocrazia e la Fuga dei Talenti”

… e anche sul sito di Controesodo, la proposta di legge bipartisan per il rientro dei giovani professionisti

Leggi l’intervista di Sergio Nava a Controesodo

Intanto vi ricordiamo il sondaggio del blog “La Fuga dei Talenti”, che dopo neppure due mesi viaggia ormai spedito verso quota 500 voti. Il risultato è clamoroso: oltre l’80% di chi ha fatto click sulla maschera qui sotto ha definito l’Italia un: “Microcosmo mafioso, dove si va avanti solo a raccomandazioni”. Continuate a votare, your opinion counts!

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

La copertina de "La Fuga dei Talenti"

Storie di fuga

In Fuga dei giovani on 27 marzo 2009 at 00:17

L’iniziativa “Raccontaci la tua storia” sta raccogliendo i primi racconti di giovani italiani fuggiti all’estero, o magari tornati per pagarla cara. Perché questo è il Paese più gerontocratico e immeritocratico dell’Europa Occidentale. Sono storie di giovani che vogliono, hanno voluto e vorranno “trovare qualcosa da fare”, per dirla con il premier di questo Paese. Il quale forse ignora la reale condizione dei laureati e dei talenti italiani, che -dopo una vita passata nei McDonald’s o nei call center (almeno quelli che non sono emigrati) ora si vedono privati di ogni speranza per il futuro. Scrivi anche tu la tua a: storietalenti@gmail.com

Rita: “Laureata in medicina, specialista in chirurgia. Ho iniziato a lavorare gratuitamente all’ultimo anno di Università e sono stata assunta dopo due anni di scuola di specialità. Poi per un po’ di anni ho progredito, ho viaggiato in Europa, Asia e Stati Uniti per perfezionare le mie conoscenze. Quando però avrei dovuto fare il salto di qualità, improvvisamente l’anzianità di servizio e mille altre ragioni mi hanno tenuta nel limbo. Me ne sono andata quando avevo 42 anni, anche perché ero ancora la più giovane del reparto (ciliegina sulla torta, per una decina d’anni ho scritto lavori scientifici dove il mio nome era ultimo o penultimo, sempre per questioni di anzianità)”.

Luca (nome di fantasia), ricercatore, mi segnala la sua storia, pubblicata su un altro blog, quello dei ricercatori precari. La storia di chi, dopo dieci anni di studio e lavoro in giro per il mondo, vince finalmente un concorso in Italia. Con fiducia guarda al futuro lavorativo nel proprio Paese. Ma le cose andranno diversamente. Sulla sua strada si para il potentissimo prof. “Mengele”, uomo cinico, onnipotente, unicamente preposto ad azzerarlo. Un racconto vero, che mette i brividi solo a leggerlo. Ma che dà l’idea di cosa sia diventata la nostra “ricerca”. E di quanto siano squallidi certi “dinosauri” del sistema-Italia. Clicca qui per leggere la storia di Luca.

 

Un mio caro amico mi inoltra la storia (pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno) di Tommaso Aquilante: “Da più di un anno è ricercatore a Francoforte, presso la divisione di Econometria della Banca Centrale Europea. Il prestigioso incarico lo ha ricevuto, a soli 23 anni, dopo la laurea in discipline economiche e sociali ed il «Master of Science» alla Bocconi di Milano. Tommaso Aquilante, di Gricignano d’Aversa, è uno dei tanti «cervelli in fuga» [..] . L’economista si è ritagliato un ruolo di primo piano nella Bce: si occupa di analisi quantitative e previsioni economiche per gli Stati dell’area euro. […] Tra un mese Tommaso porterà a termine il suo lavoro a Francoforte e, a settembre, comincerà un dottorato di ricerca in «Economics» a Londra. Sempre lontano dalla sua terra d’origine. […] Aquilante spiega le difficoltà ad affermarsi in Italia. «Il nostro sistema-nazione — sottolinea — non è basato sul merito. In Italia si può anche arrivare in alto, ma spesso si deve scendere a compromessi. I ragazzi dovrebbero smetterla di chiedere favori ai potenti di turno e mettersi maggiormente in gioco»”.

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Universitari in Fuga

In Fuga dei giovani on 26 marzo 2009 at 10:22

La fuga dei giovani dall’Italia comincia dall’università. Sì, avete letto proprio bene: diverse statistiche puntano proprio in questa direzione. Sfiduciati da un sistema educativo superiore baronale, bocciato sonoramente persino dall’Ocse nonché a rischio “tagli”, sono sempre di più i ventenni che guardano all’estero ben prima di affacciarsi al mondo del lavoro. L’ultimo dato lo ha fornito La Repubblica domenica scorsa, fotografando un fenomeno sconosciuto ai più: nella prestigiosissima università inglese di Oxford gli studenti italiani sono 154. Dopo tedeschi, irlandesi e francesi, siamo la quarta nazione che esporta cervelli: tutti destinati a tornare, per portare il proprio contributo attivo a “mamma Italia”? Difficile… il giornalista Enrico Franceschini ne trova uno solo disposto a rientrare a Roma, tanto che conclude, sconsolato: “Uno intenzionato a tornare a casa, fra tanti nostri cervelli in fuga verso l’estero, dovrebbe venire accolto a braccia aperte”. Spiace dirglielo, ma dubitiamo al riguardo. Quantomeno sulle “braccia aperte”. I nostri giovani connazionali emigrati descrivono un “rapporto stretto con gli insegnanti, l’incontro settimanale con il tutor (il quale, magari, è il massimo esperto mondiale su un certo tema), il pensare fuori dagli schemi (responsabilizzandoti molto), e il lavoro che viene a cercare te non appena finisci gli studi”. Il tutto a costi ragionevoli (parliamo di Oxford). Da noi certi mediocri baroni si comportano come semidei, ti guardano schifandoti nelle poche ore di lezione, ti mollano a un assistente sottopagato se chiedi loro la tesi e ti augurano buona fortuna per il lavoro, non appena ti laurei. E parliamo dell’Italia. Dato ancora più interessante: secondo Almalaurea sono ben 40mila (davvero tanti) gli studenti italiani iscritti nelle università straniere. In testa alla classifica la Germania (oltre 7500), in coda gli Stati Uniti (oltre 3300). Quasi tutti studiano in Europa. Secondo Repubblica.it le domande per studiare Oltremanica sono cresciute nell’ultimo anno del 21% (1160 candidature nel 2009): parliamo di domande meramente universitarie, al netto dunque di master e dottorati. Ma anche per chi volesse approfondire gli studi post-laurea, come ricordava di recente Il Sole 24 Ore, si aprono molteplici possibilità: le borse Fulbright in Usa, borse scientifiche in Francia, borse annuali in Germania, ecc.. Bene, a fronte di tutta questa internazionalizzazione degli studi, volete sapere di quanto è “aumentato” il tasso di iscrizione delle matricole universitarie negli atenei di casa nostra? Non è aumentato… è diminuito: -4,4% di iscritti negli ultimi due anni (fonte: Conferenza Nazionale Assessori Cultura e Turismo), nonostante un contemporaneo incremento di studenti promossi alla maturità. La fuga dall’Italia, come vedete, comincia sempre prima.

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Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

Non è un Paese per giovani

In Giovani Italians on 25 marzo 2009 at 10:19

Diversi articoli nelle ultime settimane hanno toccato il tema urgente dell’emarginazione sociale dei giovani, che in Italia è divenuta vera e propria emergenza sociale. Ha cominciato IL (del Sole 24 Ore), con l’articolo “Giovani, dove siete finiti?”: un’indagine tra esperti del calibro di Massimo Livi Bacci, Vincenzo Galasso, Tito Boeri e altri, ha portato a una conclusione sostanzialmente necessaria e inevitabile. I giovani in Italia contano poco o nulla, sono diminuiti numericamente, entrano tardi a far parte a pieno titolo della società, mentre i salari bassi e i ridicoli ammortizzatori sociali li spingono a puntare al sempre più introvabile posto fisso. Insomma, sono tutt’altro che motivati. I giovani, dal canto loro, puntano il dito contro il “sistema-Paese”. Dice Arianna: “E’ vero che siamo una generazione di bamboccioni, ma la colpa è di un intero Paese che considera giovani i quarantenni, che è imbevuto di corruzione e che, ogni giorno, sprofonda nel declino”. Pochi giorni fa ha rincarato (e di molto) la dose il Corriere della Sera. I dati pubblicati pesano come macigni: nel 2007 solo 47 neolaureati su 100 trovavano lavoro a un anno dal “pezzo di carta”. Chi anche lo trovava, guadagnava ben poco: i 24-30enni incassavano in media 22mila euro l’anno, contro i quasi 30mila dei 50-60enni. Ma non basta: se hai meno di 35 anni praticamente non esisti, nel mondo del lavoro italiano. Sono giovani solo il 6,9% dei dirigenti, il 12,3% dei quadri, il 15% degli imprenditori, il 22% dei professionisti. Numeri da Terzo Mondo, non da Europa: la fascia d’età più creativa e innovativa, quella per davvero in grado di cambiare l’Italia, semplicemente non la trovi, nei posti di comando. Ancora dati: i medici con meno di 35 anni sono l’11,9%, i docenti universitari il 7,4%. L’Italia esprime tutto il suo male “familistico” e “relazionale” in altre cifre: i figli di architetti, avvocati, farmacisti, ingegneri e medici fanno -nel 40% circa dei casi- lo stesso lavoro del padre. Come non parlare di autoprotezione di status, con relativo traino di raccomandati e “figli di”, pronti a papparsi i pochi posti disponibili? Infine, cifra ancora più inquietante: 63 giovani su 100 sotto i 30 anni ricevono un aiuto economico dai genitori. Che l’Italia non sia Europa ce lo spiega l’autore dell’articolo, Lorenzo Salvia, nelle prime righe: all’Associazione Italiana Giovani Avvocati ci si può iscrivere fino a 45 anni. Oltremanica, un uomo di 44 anni, anche lui avvocato, era già primo ministro. Si chiamava Tony Blair. John Maynard Keynes sosteneva che i talenti degli uomini possono migliorare il tenore di vita di ognuno di noi. Per l’appunto… i “talenti”, doti che si estrinsecano al loro apice in giovane età. I nostri migliori “talenti” scappano da anni all’estero. Lasciando la terzomondista Italia al suo ineluttabile destino di Paese in declino.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani” : manifestodeigiovani@gmail.com

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Too little… too late

In Fuga dei giovani on 24 marzo 2009 at 09:38

E’ andata persino oltre le mie aspettative la valanga di risposte piovute ieri sul capo degli organizzatori dell’iniziativa “Controesodo”, che a Milano hanno presentato la prima delle proposte di legge bipartisan per il rientro dei giovani professionisti italiani “under 40”, emigrati da tempo all’estero. Iniziativa meritoria, va precisato: “Dopotutto, da qualche parte bisognava pure cominciare, per lanciare un segnale concreto”, ha provato a sottolineare uno dei relatori. Ma niente: da ogni angolo del mondo è arrivata, come una valanga, la protesta dei giovani italiani emigrati. Che hanno messo nero su bianco il proprio disagio, la propria insofferenza e il proprio disamore verso un Paese che -almeno nelle sue strutture di selezione e meritocratiche- non appartiene al mondo civilizzato. E’ inutile che ci giriamo intorno: è proprio così. Quella di ieri non è stata tanto una protesta contro “Controesodo”. O meglio, forse in parte lo è anche stata: protesta contro un sistema politico che si è accorto troppo tardi e troppo lentamente delle decine e forse centinaia di migliaia di giovani emigrati per trovare una realizzazione professionale (in tutti i campi), che la feudale e medioevale Italia ha negato loro. Riporto solo alcuni messaggi (fonte Corriere.it): “Facciamo in modo che il sistema italiano sia competitivo strutturalmente e i cervelli torneranno. […] Non è una questione di soldi, ma di opportunità” (Alessandro, New York); “Un ingegnere neolaureato in Italia guadagna 1000 euro al mese a Milano. Dovunque in Francia o Germania parte da 2000. Perché dovrebbe tornare? Per vedere i suoi capi (tra l’altro 70enni) arricchirsi alle sue spalle? Noi giovani in Italia siamo sfruttati” (Giovanni, Bristol); “In assenza di meritocrazia, i giovani perdono la voglia di competere. Smettiamo di premiare parenti e amici di partito. Iniziamo a premiare i tanti cervelli repressi dalla mancanza di meritocrazia” (Anna, Torino); “A nessuno è venuto in mente che per molti di noi che siamo all’estero uno sgravio fiscale non è la conditio sine qua non per rientrare in Italia, ma cerchiamo ben altro. Meritocrazia. Infrastrutture. Politica Seria. Fine della gerontocrazia. Riconoscimento della dignità del proprio lavoro” (Gianni, Londra); fino a Sandra da Toronto: “Se torno (laureata in Fisica), mi fate lavorare in un call center? Promesso?” Signori, questo è il declino dell’Italia: un declino che ci neghiamo ogni giorno. Come ha ben riassunto l’agenzia di stampa Apcom: “All’estero, scrivono quasi tutti, si sta meglio, perché la paga è migliore, l’orario è migliore e c’è meritocrazia”. Modestamente, avevo scritto più o meno le stesse cose nell’introduzione al libro “La Fuga dei Talenti”, quando commentai proprio “Controesodo”. Un’iniziativa cui rinnovo i miei migliori auguri: ma, come ho già scritto, un’iniziativa che rischia solo di trasformarsi in un’aspirina. In Italia occorre un antibiotico, in grado di curare i mali endemici del Paese. Che passano, ricordiamolo ancora una volta, dalla selezione stessa della classe dirigente. In tutti i settori.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

Il Manifesto dei Giovani italiani

In Giovani Italians on 23 marzo 2009 at 10:18

Il blog “Fuga dei Talenti” lancia oggi una nuova iniziativa, che intende inviare un concreto segnale di cambiamento a un Paese ormai in declino. Convinti che sia il momento di passare all’azione con proposte vere, per svecchiare i meccanismi relazionali e immeritocratici che stanno affossando l’Italia in questo momento di crisi, lanciamo l’idea di un “Manifesto dei Giovani”. Un manifesto apolitico, fatto di denunce e di proposte concrete. Un manifesto scritto coralmente da chi partecipa a questo blog e magari sta leggendo o leggerà il libro collegato a questa iniziativa. Un manifesto che impone un ultimatum: “Restiamo o torneremo in Italia solo se…” Un manifesto contro la gerontocrazia, il provincialismo relazionale, il “mal di merito” italiano. Un manifesto per restituire ai giovani meritevoli e di talento quelle possibilità e opportunità che è giusto che questa società conceda loro. Un manifesto contro i lavori precari e malpagati, contro i raccomandati, i cooptati e gli arrivisti sociali. Un manifesto per un’istruzione migliore e per una selezione “all’anglosassone” dei posti di lavoro. Un manifesto per un’Italia più “europea”. Un manifesto, insomma, per cominciare ad aprire crepe sempre più profonde in quella cappa di vetro che soffoca le nuove generazioni (dati certificati dal Cnel) e che impedisce loro di crescere ed emergere.

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Tre le sezioni di cui si compone:

 

-I giovani italiani denunciano che…

 

-I giovani italiani propongono di…

 

-I giovani italiani annunciano che…

 

Al termine di questa iniziativa (che si chiuderà a fine estate) il blog “Fuga dei Talenti” invierà il Manifesto così compilato alla Presidenza della Repubblica.

 

Scrivete le vostre proposte di articoli per il Manifesto (max. due righe per articolo, specificando a quale sezione è destinato – non c’è alcun limite al numero di articoli che puoi inviare) a: manifestodeigiovani@gmail.com 

 

Pensiero del Weekend 6

In Fuga dei giovani on 21 marzo 2009 at 00:06

Piccola segnalazione: ieri a ora di pranzo il libro e il blog “La Fuga dei Talenti” sono stati protagonisti dell’intervista al Gr3 della Rai (clicca sul link per ascoltare l’mp3). Questo fine settimana, intanto, pubblichiamo la prima storia pervenuta all’iniziativa storietalenti@gmail.com. Una storia di denuncia, scritta da un giovane giornalista (lo chiameremo Mario, nome di fantasia), che è stanco di aspettare il proprio turno e di fare la fila in un Paese che non seleziona per reale meritocrazia. E’ anche per questo che Mario sta seriamente pensando di emigrare all’estero.

«Che in Italia non si vada lontano senza “santi in paradiso” è una cosa che ho imparato presto. Faccio il giornalista e sono iscritto all’albo da quasi cinque anni. Un periodo nel quale ho sentito molte promesse, un numero indefinito di prediche su quanto sia dura la professione e su quanto sia importante la dedizione. Salvo, poi, vedermi passare davanti una serie di nomi che spuntano apparentemente dal nulla. Il tormentone è sempre lo stesso: “Devi fare la gavetta, devi aspettare”. Peccato che i pochi posti che si liberano non siano, generalmente, assegnati a chi sta facendo la gavetta quanto, piuttosto, a chi può sfoggiare qualche conoscenza importante.
Quello che, invece, ti offrono senza problemi sono mesi e mesi di stage che, in Italia, corrispondono a un lavoro non retribuito. Questo è forse uno degli aspetti più paradossali e deliranti della realtà di casa nostra (in molti Paesi, stranamente, non si può far lavorare qualcuno senza pagarlo). Il gioco è facile: si prendono dei giovani che hanno bisogno di entrare nel mondo del lavoro e li si fa sgobbare gratis. In teoria dovrebbero essere lì per imparare: in realtà sono utilizzati come forza lavoro a costo zero. E nemmeno si cerca poi di inserirli in qualche modo, nell’azienda: semplicemente, la volta dopo, si sceglie un altro gruppo di stagisti. Nelle redazioni, ormai è una consuetudine. Si scrive stage ma si legge “sfruttamento”…

Con queste premesse, è naturale che venga voglia di cercare un lavoro in un altro Paese. Certo, per un giornalista non è facile, perché se non sei madrelingua è piuttosto complicato scrivere per dei giornali stranieri. Però, si può anche lavorare in un ufficio stampa, per incominciare. Di sicuro, a partire dai livelli di retribuzione dei free-lance, fino alle condizioni della libertà di stampa e della qualità dell’informazione, la situazione in molte altre nazioni è nettamente migliore! Ecco perché sto seriamente pensando di andarmene dall’Italia».  

Sei un giovane professionista emigrato per fuggire da un Paese gerontocratico e immeritocratico quale è l’Italia? Oppure stai seriamente pensando di farlo? Scrivi a: storietalenti@gmail.com Pubblicheremo tutto!

 

 

 

Out now!

In Fuga dei giovani on 20 marzo 2009 at 00:46

La Fuga dei Talenti” (364 pagine, edizioni San Paolo) è disponibile da oggi in tutte le principali librerie italiane. Raccoglie 27 storie di giovani professionisti emigrati per cercare quella realizzazione che il loro Paese, l’Italia, non avrebbe mai potuto offrire loro. “La Fuga dei Talenti” offre uno spaccato, anche drammatico, della condizione dei giovani nel “Belpaese”: soffocati dalla gerontocrazia e dalla non meritocrazia, stanchi di un sistema dove tutto si basa sulle relazioni “giuste”, lasciano ogni anno e a migliaia una nazione condannata al declino. Come recita la controcopertina del volume: “Un libro che qualsiasi giovane dovrebbe leggere, prima di decidere cosa fare da grande. E dove farlo”.

La copertina de "La Fuga dei Talenti"

 

In anteprima esclusiva oggi pubblichiamo l’indice del libro. Scaricalo qui (in formato Word)

Dove puoi trovare “La Fuga dei Talenti” online:

Libreria Coletti

Ibs

Bol