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Centoquindicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 31 marzo 2012 at 09:00

Centoquindicesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Restiamo negli Stati Uniti anche questa settimana, con un focus molto specifico -questa volta- sulla vasta comunità di studenti ed ex-studenti di Mba. Una classe dirigente spesso “mancata”: all’estero, e con scarse possibilità di ritorno. Nonostante un bagaglio di studi di enorme valore. Mal compreso o valorizzato in Italia, però. Vale la pena studiare e formarsi ai massimi livelli, nell’ottica di un rientro? O è meglio farlo, per una carriera interamente all’estero?

Affronteremo questo tema con la storia di un giovane imprenditore e studente di Mba, che negli Stati Uniti è riuscito a farsi strada attraverso grandi difficoltà e sacrifici. Dimostrando come il “sogno americano” sia ancora qualcosa di possibile, se si possiede intraprendenza, adattabilità e spirito di avventura. Ovviamente, in grandi dosi…

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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1) sei un giovane professionista “under 40″ all’estero? Indicaci UN motivo che ti porterebbe a tornare
2) sei un giovane professionista “under 40″ in Italia? Indicaci UN motivo che ti aiuterebbe a restare

Inviate le vostre proposte, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.it

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“La Fuga dei Talenti” a Belluno

In Fuga dei giovani on 29 marzo 2012 at 09:00

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Riprende il nostro giro per l’Italia, a due mesi di distanza dall’ultima tappa a Foggia. Oggi siamo a Belluno: vi aspettiamo!

Giovedì 29 marzo alle ore 10,30 presso l’Aula magna dell’Istituto Catullo l’Associazione Bellunesi nel Mondo, attraverso il socialnetwork Bellunoradici.net e la collaborazione della Biblioteca dell’emigrazione “Dino Buzzati”, Belluno senza frontiere e “Scuole in rete per un mondo di solidarietà e pace”, presenta il libro “La fuga dei talenti” di Sergio Nava, giornalista e conduttore di Radio 24.

Oltre all’autore del libro saranno presenti in videoconferenza alcuni talenti di Bellunoradici.net.

Si parlerà del fenomeno della Fuga dei cervelli e di quali suggerimenti dare ai ragazzi di quinta superiore prossimi a entrare nel mondo del lavoro e in quello universitario.

IL VIDEO DI PRESENTAZIONE:

 

 

Riforma del lavoro: sì o no?

In Declino Italia on 28 marzo 2012 at 09:00

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Abbiamo finora evitato di toccare la questione della riforma del mercato del lavoro in Italia, non tanto per evitare un tema “caldo”, quanto perché è tuttora in evoluzione, quindi qualsiasi aggiornamento sarebbe stato a rischio di venire superato dai fatti. Il tema è sicuramente controverso: una riforma è senza ombra di dubbio necessaria, soprattutto per i giovani, ma -come ben sappiamo- in un Paese dove le leggi nascono per essere aggirate una frazione di secondo dopo la loro approvazione, in un Paese dove manca totalmente (a differenza del Nord Europa) la fiducia tra le parti sociali, anche la proposta migliore rischia di trasformarsi in una catastrofe.

Per spiegare il dibattito in corso da un punto di vista degli italiani all’estero abbiamo scelto di pubblicare l’interessante discussione sviluppatasi all’interno del gruppo “Fuga dei Talenti” sul social network Facebook. Una premessa: hanno ragione un po’ tutti, per paradosso. Ha ragione chi, dall’estero, invoca un modello anglosassone del mercato del lavoro. E chi, in Italia, ricorda che prima occorre rendere “anglosassoni” le nostre teste.

Noi ne approfittiamo per lanciare il dibattito: “La riforma Monti può -nel medio-lungo periodo- allinearci a standard europei di mercato del lavoro, rendendolo più aperto, meritocratico e dinamico… e perché no, invogliando qualcuno dei nostri expats a fare ritorno? Oppure no? E se no, avete un modello alternativo da proporre, sulla base delle vostre esperienze all’estero?” Qui abbiamo molto bisogno delle opinioni dei nostri giovani talenti espatriati!

Scriveteci a: fugadeitalenti@gmail.com

Ora il dibattito su Facebook:

Massimo: Io sono a favore del licenziamento facile. Se il padrone di un’azienda vuole licenziare è bene che lo possa fare, come succede nel resto del mondo. E’ giusto supportare questo processo così come è giusto supportare i lavoratori che perdono il lavoro con sussidi e un mercato libero, aperto e COMPETITIVO. Ci vuole un mercato del lavoro libero come in Inghilterra o negli USA. Sono 12 anni che ci lavoro in un mercato così, e penso sia la cosa migliore. Voi che ne pensate??? Ciao da Bonn.

Mela: COSA NE PENSIAMO ! SI VEDE CHE TU NON SEI MAI STATO SCARICATO CON LA PAROLA “SIGNORA O SIGNORE LEI E TROPPO VECCHIO” (a 30 anni) per poter lavorare qui…. oppure ” Lei ha troppa esperienza, noi vogliamo qualcuno cui possiamo insegnare il lavoro, o tante altre frasi !!!!!! Il mercato libero e bello quando le persone non fanno fatica a trovare un’altro lavoro, ma oggi con la disoccupazione e con le categorie, diciamo così “favorite”, se rendiamo facile il licenziamento possiamo tutti andare a rubare per mangiare. MA PER PIACERE!

Massimo: L’azienda è libera di fare quello che vuole. Se il mio datore mi dice così io mi trovo un altro lavoro… Semplice. Ormai non esiste più un posto fisso.

Mela: Belle parole ” MI TROVO UN’ALTRO LAVORO” dove ????? a quale condizione e poi te lo danno anche se cercano???? MA PER PIACERE ! Magari non sei in Italia?

Massimo: Ho lasciato l’Italia qualche mese fa per lavorare all’estero. Il mercato del lavoro italiano mi sta stretto. Poca concorrenza. Tutti a pensare al posto fisso mentre fuori il mondo è cambiato; l’Italia non è il mondo. Se non è competitivo che schiatti! Continuiamo a votare i soliti partiti, accettare i furbetti, chiedere raccomandazioni, ecc. Se un’azienda viene da me e mi dice che costo troppo io me ne vado: la loro offerta di lavoro non combacia con la mia domanda di lavoro. Dov’è il problema? Il mondo è cambiato. Sveglia!

Roberta: Massimo ha ragione. Essere messi in esubero non e’ la fine del mondo in USA e Canada. Ho lavorato per due anni lì, e la gente che perde il lavoro per motivi legati ai bassi dell’economia, sa che appena l’economia riprende avranno una nuova opportunita’. In italia se sei messo in esubero vuol dire che non eri protetto da nessuno e quindi non degno di nota. Poveri noi…

Fabio: Credo che in Italia non esistano ancora le condizioni per dire con tranquillità “allora mi trovo un’altro lavoro” – anche se sarebbe bellissimo poterlo fare. Spesso quando ri siesce ad avere un lavoro sicuro, anche se non è quello che si sognava, lo si tiene stretto anche stringendo i denti, per paura del nulla che sta fuori. Credo che non è solo cambiando una norma che la condizione dei giovani talenti migliorerà, perchè è proprio tutto il sistema che non funziona: dalla giustizia incerta, al fisco asfissiante, all’istruzione , per finire all’atteggiamento di furbizia e superiorità che noi italiani riteniamo di avere.

Massimo: In un mercato competitivo le aziende non competitive escono dal mercato. L’Italia come azienda non è competitiva e i risultati si vedono. I talenti scappano, quelli che rimangono si accontentano di lavorare 10 ore al giorno per 1000 euro al mese con la benzina a 2 euro e con la speranza di essere “protetti” dall’art.18 (cosa non vera poi)… siamo un sistema out, fuori dalla realtà europea. Che fare? Rimanere? Penso che non dovremmo essere noi a decidere se rimanere o no, ma il lavoro stesso a decidere pe rnoi. Se vi chiamano dall’estero per un’esperienza di lavoro andate e provate. Se siete in gamba la soddisfazione e il salario vi faranno prendere decisioni impensabili. Ritornerei solo se mi dessero un salario rispettabile (sì sì, avete capito bene, l’azienda deve “rispettare” il lavoratore, anche con un salario adeguato alla professionalità) e responsabilità adeguate al mio profilo professionale. Per il sistema decadente gli Italiani devono scendere in piazza. “Ci vuole la rivoluzione”, disse Monicelli.

Mela: Non e’ un male la flessibilita’, e avere la possibilità di cambiare lavoro è una cosa veramente meravigliosa! Ma qui in Italia si fa una riforma senza avere prospettive di futuro. A me e’ stato detto: “Signora lei ha troppa esperienza per questo lavoro”, oppure “Faccia la prova gratuita per 20 ore e vediamo se va bene”, oppure “Lei e’ troppo avanti in età, noi cercavamo una piu’ giovane (magari sull’annuncio non era stato scritto che volevano giovani), e ho visto datori di lavoro fare  laguerra per lasciare a casa dipendenti, per poi prenderne altri dove potevano avere agevolazioni fiscali. Quindi ben venga la flessibilità e che vada pure al quel paese l’art.18, ma caz…: prima che si pensi a incentivare il lavoro!!!!!!!!!

Riccardo: Io ho lasciato l’Italia 13 anni fa, e devo dire che sino ad ora non ho mai avuto paura di perdere il lavoro ma ho sempre avuto vergogna di perdere il lavoro per inefficienza – io la reputo una grande differenza. Provo simpatia per Massimo, ma devo anche dire che qui c’e’ un sistema completamente diverso da come lo intendiamo noi. Si, e’ vero: le aziende possono fare la posizione ridondante, e non licenziarti, il che significa che non attaccano la persona ma rimuovono la posizione. Per fare un’esempio se un’azienda sta avendo problemi e devono ridurre l’organico non lo fanno sulla base di chi e’ valido e di chi no, ma sulla base delle posizioni che devono essere rimosse. Inoltre la struttura organizzativa e’ di supporto all’imprenditoria. Qui la gente perde il lavoro e mette su un’azienda o una consulting nel giro di 24 ore.

Massimo: Durante una delle ultime puntate di Giovani Talenti, sono stati presentati due report che danno supporto a quanto si condivide qui: uno è sugli indicatori di innovazione, l’altro è sulla libertà di fare business in un Paese (http://www.heritage.org/index/ranking ). In entrambi siamo messi malissimo. Nel secondo mi ha molto colpito quanto segue:
– siamo un Paese che tra regole, burocrazia, mafie, caste, tasse risulta tra i meno interessanti per gli investitori (http://www.heritage.org/index/images/book/2012/chap2-mp2.jpg)
– la libertà di licenziare fa parte della libertà di fare business.
– un sistema basato su meritocrazie, libero mercato e leggi a supporto della libertà consente di essere “liberi”.
– nel documento del Capitolo 1 di questo report http://www.heritage.org/index/book/chapter-1 dove si legge che alla base dell’economia competitiva ci sono i seguenti 4 pilastri:

1. Rule of law (property rights, freedom from corruption);
2. Limited government (fiscal freedom, government spending);
2. Regulatory efficiency (business freedom, labor freedom, monetary freedom); and
3. Open markets (trade freedom, investment freedom, financial freedom).

Noi stiamo qui parlando di tutti i pilastri e vi dò pienamente ragione, ma intanto iniziamo dal terzo di questi pilastri, sull’efficienza dei regolatori, compreso il “labor freedom” che appunto recita nella pagina web: “By the same token, the ability of businesses to contract freely for labor and dismiss redundant workers when they are no longer needed is a vital mechanism for enhancing productivity and sustaining overall economic growth. The core principle of any market is free, voluntary exchange. That is as true in the labor market as it is in the market for goods. State intervention generates the same problems in the labor market that it produces in any other market. Government regulations take a variety of forms, including wage controls, hiring and firing restrictions, and other restrictions. In many countries, unions play an important role in regulating labor freedom and, depending on the nature of their activity, may be either a force for greater freedom or an impediment to the efficient functioning of labor markets. In general, the greater the degree of labor freedom, the lower the rate of unemployment in an economy.”

Uberto: Massimo parla di licenziamenti facili , in realtà credo che intenda auspicabile un mercato del lavoro dinamico, dove chi dovesse perdere il lavoro ha una discreta possibilità di trovarne un altro in breve tempo. Magari non uguale, non nello spesso posto, ma pur sempre un lavoro. Il puinto è che bisognerebbe prima rendere possibile la creazione di un mercato dinamico, poi provare a cambiare le regole del gioco. In Italia in questo contesto, il licenziamento facile genererà sicuramente tensioni sociali che danneggeranno l’intero sistema-Paese.

Piero: Purtroppo uno dei problemi è che pure in un mercato del lavoro dinamico come quello USA durante l’ultima crisi, il periodo di unemployment si è notevolmente allungato rispetto ai precedenti periodi di recessione. Inoltre negli States non c’è una welfare net che supporti periodi cosi prolungati di unemployment. Un saluto da Londra.

Una Credit Analyst nella Grande Mela

In Storie di Talenti on 26 marzo 2012 at 09:30

Il senso che sempre e comunque “si può fare” è la cosa più attraente del vivere negli Stati Uniti. Il sapere che il tuo successo dipende solo da te è un pensiero che ti libera, soprattutto nel caso dei giovani e delle donne, spesso le categorie più svantaggiate nel mondo del lavoro. Qui se osi e tieni duro per quello che desideri, i risultati arrivano. L’America mi ha insegnato a credere in me stessa e a non mollare mai”.

Anna Alemani, 34enne Credit Analyst, ha una visione estremamente lucida, nonché molto disincantata, degli Stati Uniti. Paese dove è giunta subito dopo la laurea in Economia e Commercio, conseguita all’Università Bocconi. Delusa dal livello delle offerte di lavoro in Italia, mette in tasca i cinquemila euro regalatile dalla nonna e prende il primo volo per gli Stati Uniti. Destinazione New York. L’idea è di restare pochi mesi. Ormai vi risiede da circa undici anni.

Nella Grande Mela Anna inizia a lavorare nel campo delle istituzioni internazionali, con l’Onu. Poi passa alla Camera di Commercio Italiana, prima di dare una svolta alla propria carriera. Opta per un Master in Finanza presso la Columbia University, che le apre le porte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s. Infine il passaggio a Noble Americas, con l’incarico di analizzare il rischio credito, nel campo dell’energia e dei prodotti agroalimentari.

Ciò che rende originale l’esperienza di Anna è l’aver messo su famiglia negli Stati Uniti: ha tre figli, e come tiene a precisare, questo non le ha chiuso le porte del mondo del lavoro. Al contrario: fondamentali -nei suoi passaggi di carriera- sono stati i risultati prodotti. Il suo sguardo verso la società americana resta abbastanza critico, soprattutto a causa delle profonde contraddizioni che la segnano: tuttavia, un ritorno in Italia appare realmente difficile. “Alcuni anni fa, insieme ad alcuni amici espatriati, abbiamo provato a tornare in Italia con un nostro progetto imprenditoriale. Abbiamo parlato con finanziatori di alto livello e siamo andati molto vicino a farcela. Ma poi abbiamo fallito, anche per colpa della cultura chiusa e nepotistica italiana“, denuncia Anna. Conscia che l’esperienza all’estero rappresenta, nella provincialissima Italia, una vera e propria minaccia per lo status quo.

Ospite della puntata è Luca Bianchi, vicedirettore della Svimez, col quale affrontiamo il tema dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno. Un quadro completamente opposto, rispetto agli Stati Uniti. Cercheremo di capire perché, e quali vantaggi potrebbero derivare da un maggiore impiego delle giovani donne nel mondo del lavoro italiano.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” vi portiamo a Budapest, dove si è costituita un’associazione di nuovi emigranti italiani. Si chiama Vivibudapest. Ce ne parla il presidente, Piergiuseppe Moretti.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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Alla prossima puntata: sabato 31 marzo, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centoquattordicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 24 marzo 2012 at 09:00

Centoquattordicesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi dedichiamo la puntata alle giovani donne, con una bella storia che giunge dagli Stati Uniti: quella di una credit analyst, al lavoro a New York. La sua vicenda ci offrirà lo spunto per comprendere quanto le possibilità di impiego -Oltreoceano- siano non solo maggiori, ma anche più adatte al mondo femminile. In particolare quello delle madri. Una bella storia di America vissuta “dal di dentro”, attraverso la voce e l’esperienza di chi ha provato sulla propria pelle i vantaggi del “Paese delle possibilità”. Pur conservandone un’immagine comunque disincantata e per nulla stereotipata.

La puntata di oggi ci consentirà di volgere lo sguardo anche alla nostra piccola Italia, dove essere giovane, istruita e donna -soprattutto al Sud- non costituisce certamente un vantaggio. Al contrario. Come vi dimostreremo.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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Meritocrazia primo fattore di fuga – Indagine ITalents

In Fuga dei giovani on 21 marzo 2012 at 09:00

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L’indagine ITalents-Comune di Milano- Controesodo sull'”Italia diffusa” ha sollevato un velo importante sulla comunità italiana all’estero,  con la prima indagine effettivamente mirata a comprendere il fenomeno dei talenti in fuga dall’Italia. L’indagine è stata presentata lunedì a Milano, in una conferenza stampa congiunta.

Di seguito alcuni dei primi, preziosissimi risultati, elaborati da Alessandro Rosina, presidente di ITalents:

circa 1400 risposte pervenute al questionario online, 1200 delle quali da italiani residenti all’estero

il 17,1% dei quali residenti in UK, in assoluto il primo Paese. Seguono Usa (9,2%), Belgio (9,1%), Francia (8,4%), Germania (8%), Spagna (7,9%), Olanda e Svizzera (5,4% ciascuno), Canada (3%), Irlanda (2%), Australia (1,7%), Danimarca (1,6%), Cina e Svezia (1,2% ciascuno), Austria (1,1%). In tutto hanno risposto italiani da 87 Paesi diversi.

tornerebbero in Italia? La maggior parte risponde no, ma senza escluderlo del tutto (55,4%). Insomma, resta aperto uno spiraglio, anche perché solo il 12,8% esclude completamente il rientro in patria. Quasi uno su tre pensa invece di tornare (la metà entro i prossimi tre anni). Dato molto interessante: i giovani risultano i più possibilisti, sul rientro: oltre il 45% degli under 30 pensa di farlo.

perché si è fuggiti dal Paese? A sorpresa (ma non troppo), è il fattore meritocrazia e la trasparenza nel percorso di carriera a venire indicato come la motivazione principale (oltre l’80% degli intervistati la indicano). Seguono gli strumenti per poter condurre al meglio il proprio lavoro, a disposizione oltre le Alpi. Solo al terzo posto (60%) le remunerazioni più alte all’estero. Poi ancora: la scarsa fiducia nella crescita del Paese, il lavoro più stabile al’estero e il miglior welfare oltre le Alpi.

-conoscono, all’estero, la Legge Controesodo per il rientro dei cervelli/talenti? Quasi la metà (47%) sì, un dato che dimostra quanto esistano però ancora ampi margini di miglioramento. Più sale il titolo di studio, più cresce la conoscenza della legge (58,9% di coloro che hanno un dottorato).

-infine, il tasso di proattività dei nostri expats appare decisamente interessante: l’86% di coloro che hanno risposto al questionario si è infatti detto disponibile a fornire opinioni sul set di proposte che il Parlamento esaminerà, per favorire la mobilità dei talenti.

Professore Universitario in Bretagna

In Storie di Talenti on 19 marzo 2012 at 09:00

In Italia, vuoi per deformazione mentale, vuoi per carenza di posizioni permanenti, capita di essere considerati delle “giovani promesse” fino a quarant’anni suonati, all’ombra del professore che ti paga, e che spesso è l’artefice della tua carriera. In Francia questa idea è inconcepibile: per avere avanzamenti di grado è necessario cambiare città e dipartimento“.

Così afferma Michele Bolognesi, 32enne professore associato all’Università di Rennes, in Francia: una laurea in Matematica alle spalle all’Università di Pavia, Michele opta presto per la carriera accademica. Parte per Nizza, dove completa un master di ricerca: successivamente si trasferisce a Montpellier, dove ottiene un PhD. A fine 2006 il rientro in Italia, dove Michele prova a costruirsi un percorso in ateneo: un anno a Pavia con un assegno di ricerca, altri due alla Scuola Normale Superiore di Pisa, fino alla decisione di rimettersi in gioco all’estero. Sei mesi a Berlino, infine l’approdo all’università di Rennes, con un contratto da professore associato.

Ero rientrato in Italia con l’idea di strutturarmi nel nostro Paese: nel frattempo, però, è profondamente cambiato il nostro sistema universitario, trasformandosi in una “trappola” dal punto di vista professionale“, spiega Michele. Senza contare il suo essere outsider, in un sistema che tende a premiare gli insider, coloro che aspettano in fila il proprio turno, per ottenere posizioni dal professore di riferimento. In Francia Michele scopre come il suo curriculum arrivi ad essere persino conteso dagli atenei: addirittura, si può persino permettere il lusso di scegliere l’offerta migliore, godendo di tutte le agevolazioni previste dallo Stato francese per i suoi funzionari.

Sono contento di non dovere niente a nessuno, e di essere considerato un adulto indipendente, autonomo e responsabile della sua ricerca e del suo insegnamento“, sintetizza Michele – con una punta di orgoglio.

Ospite della trasmissione è il professor Roberto Merletti, docente di ingegneria del sistema neuromuscolare al Politecnico di Torino e direttore dell’omonimo laboratorio. Il professor Merletti, con una lunga e prestigiosa carriera negli Usa alle spalle, ha contattato “Giovani Talenti” proprio per denunciare il grande spreco di intelligenze nei nostri atenei, che formano professionisti eccezionali, senza poi poter fornire loro opportunità allettanti per restare.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ci trasferiamo negli Stati Uniti, per raccontarvi la storia di un gruppo di professionisti italiani, che hanno costituito l’associazione Pin New York: un network per valorizzare l’italianità all’estero. Cui si rivolgono anche molti giovani che cercano vie di fuga dall’Italia: ne parliamo con il co-fondatore Massimo Fantini.

+++Puntata speciale delle news di “Giovani Talenti”: in esclusiva gli ultimi dati Aire sugli espatri di 20-40enni dall’Italia nel 2011. Primatiste le regioni Lombardia e Veneto, in crescita i trasferimenti verso Argentina e Brasile.

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Alla prossima puntata: sabato 24 marzo, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

+++Nuovi Dati su Fuga dei Talenti – 2011 Update+++

In Fuga dei giovani on 18 marzo 2012 at 09:00

FUGA DEI CERVELLI: LOMBARDIA E VENETO PRIMATISTE NEGLI ESPATRI DI “UNDER 40”. GIOVANI QUASI LA META’ DEI NEOEMIGRANTI. LO RIVELA RADIO 24

E’ il Nord Italia l’area più’ colpita dalla fuga dei cervelli all’estero. Lo rivela, sulla base degli ultimi dati Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero) la trasmissione Giovani Talenti” di Radio 24.

Nel 2011 sono state Lombardia e Veneto le regioni dalle quali sono emigrati più’ 20-40enni: 4768 lombardi e 2568 veneti. Si conferma e aggrava quindi il trend che vede espatriare i giovani residenti nelle zone più’ produttive del Paese. Solo al terzo posto la Sicilia (2418 espatri), seconda nel 2010 e primatista nel decennio 2000-2010, seguita da Lazio (2236) e Piemonte (2197).

Il totale dei 20-40enni espatriati nel 2011 ammonta a 27.616, in leggera crescita rispetto al 2010, quando il dato risultava pari a 27.246.

Emigrano più i giovani uomini rispetto alle giovani donne: 15.569 contro 12.047, anche se nella fascia 20-30 anni lo scarto e’ minimo, e tende ad accentuarsi nella fascia 30-40 anni.

La comunita’ dei 20-40enni rappresenta una fetta importante sul totale degli espatriati dall’Italia, che nel 2011 ammontava complessivamente a 60.635 unita’: le classi più giovani e produttive rappresentano infatti il 45,54% del totale. Circa uno su quattro ha tra i 30 e i 40 anni.

Tra le destinazioni dell’espatrio “under 40” gioca sempre un ruolo fondamentale l’Europa (18.347 giovani emigrati in altri Paesi del Continente), ma e’ in netta ascesa l’emigrazione verso l’America Meridionale (4201), che stacca nettamente quella verso l’America Centro-settentrionale (2653). Per Paesi, domina la classifica di espatri dei 20-40enni la Germania (3549 emigrati), seguita dalla Gran Bretagna (3366) e dalla Svizzera (3118). Quinti gli Stati Uniti (1821), seguiti dall’Argentina (1817). Anche il Brasile, con 1461 espatri, si conferma una destinazione interessante.

L’Anagrafe Italiani Residenti Estero e’ il registro ufficiale dei connazionali che hanno stabilito la loro residenza oltre i nostri confini. Nonostante l’iscrizione sia obbligatoria, indagini indipendenti hanno rilevato come meno di un giovane su due si iscriva al registro. Sulla base dei dati ufficiali, e’ dunque stimabile un espatrio di 20-40enni reale e complessivo intorno alle 60mila unita’, nell’anno 2011, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.

Centrotredicesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 17 marzo 2012 at 09:00

Centotredicesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Rotta verso l’affascinante Bretagna, nord della Francia, per la storia di oggi, che ci riporta in ambito accademico. Si può arrivare, poco più che trentenne, a ricoprire un ruolo di docente in un’università francese, dopo aver provato -una prima volta- a rientrare in Italia, per affermarsi in ateneo? La risposta è ovviamente sì, e scopriremo come ce l’ha fatta il giovane professore protagonista -oggi- della puntata di “Giovani Talenti”.

Vi proporremo anche -in esclusiva- i nuovi dati sul flussi migratori degli “under 40” nel corso del 2011: non perdetevi la puntata odierna, ci sono novità importanti sul fronte della “fuga dei talenti” dall’Italia!

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+++Conferenza Stampa ITalents-Controesodo-Comune di Milano+++

In Fuga dei giovani on 16 marzo 2012 at 14:00

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ITalents, Controesodo e Comune di Milano presentano lunedì 19 marzo alle ore 11 i primi dati sul censimento lanciato online lo scorso autunno, il primo di questo genere mai realizzato in Italia. Il censimento ha coinvolto numerose centinaia di italiani all’estero, indagando in profondità il loro background professionale e i motivi dell’espatrio. Si tratta della prima indagine istituzionale rivolta alla nuova emigrazione professionale.

Emergenza giovani in fuga, come si inverte la tendenza?“: la conferenza stampa si terrà nella Sala del Consiglio Ispi, in via Clerici 5 a Milano.

Tra i relatori: Alessandro Rosina, presidente di ITalents; Guglielmo Vaccaro e Alessia Mosca, deputati, tra i promotori della Legge Controesodo; Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca del Comune di Milano.

Nel corso della conferenza stampa saranno presentati gli emendamenti alla Legge Controesodo, recentemente approvati in Parlamento, che estendono la platea dei potenziali beneficiari del provvedimento. E saranno annunciate le prossime tappe del progetto “Sportello Unico Welcome Talents”, lanciato dall’amministrazione milanese.