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Lettera dall’Argentina

In Giovani Italians on 29 dicembre 2010 at 09:00

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Carlos, “italiano di prima generazione”, come ama definirsi lui, che ci scrive da Cordoba, Argentina. Carlos apre un altro fronte di collaborazione: quello tra giovani talenti italiani, e giovani talenti “figli di” italiani. Leggetela con attenzione. Buone Feste!

CARO SERGIO,

Sto studiando per il test CILS e ho visto l’intervista di “Gran Sportello Italia” (su RAI INTERNAZIONALE). Sono italiano di prima generazione (i miei genitori sono italiani ed emigrati del dopoguerra).

“La fuga dei talenti” credo che sia una problematica interessantissima ed una grande sfida per un giornalista: richiede diversi sguardi, per poter dar conto della sua complessità (aspetti sociologici, economici, politici, ecc.). Anche bisognerebbe considerare il punto di vista dell’italiano all’estero, che vorrebbe entrare in patria (avendo una o due cittadinanze), e la madre Italia che non tende i ponti, taglia i budgets e se ne frega, perché considera gli 80 millioni di italiani della “seconda Italia”, come cittadini di seconda.

Io vivo a Córdoba, Argentina. Dieci mesi fa cercavo qualche aiuto per lavorare per il Governo o qualche ditta italiana e ho ricevuto una risposta di GIORGIO NAPOLITANO, nella quale mi scriveva che “…mi permetto di consigliarLe di prendere in considerazione eventuali offerte d’impiego in ambito italiano ed europeo…”

L’ Italia non è in Europa? Cercavo lavoro in ARGENTINA, in ITALIA o in EUROPA? In ARGENTINA! Che visione ha futuro ha il governo, lo Stato e la Nazione italiani per la fuga dei talenti? L’Italia è una nazione che invecchia, perché ha un tasso di nascite ultra bassom e la gioventù della madre Italia se ne va per avere un’opportunità. E quelli che sono all’ estero, tra i cui mi conto, non possono nemmeno pensare a una vita in Italia… anche avendo tre lauree e parlando tre lingue.

SERGIO, credo che tu stia a lavorare a uno dei problema decisivi. L’Italia dovrà pensare e mettere in atto politiche per avere un capitale umano all’altezza delle necessità di un mondo dove l’economia diviene sfida per sopravivere. Cioè, la differenza competitiva la fa la mano d’ opera, le idee innovative ed il coraggio.

Per chiudere, ti faccio un invito a guardare anche nella direzione “italiani all’estero (altre Italie) —› Madre Italia, e a lavorare insieme per tracciare vincoli. Tra le due Italie potremmo diventare una potenza: ma ciò richiede apertura mentale, flusso di educazione, capitale e operazioni.

Ho scritto ad altri programmi della RAI e solo ho ricevuto risposte di cortesia, il che rafforza la mia convinzione, che la radice di questa “non comunicazione” è culturale, e centrata in un falso potere peninsulare, che guarda solo all'”oggi”.

Spero che questo sia l’inizio di un rapporto: vorrei sommarmi in questa “crociata”, e da qui potrei aiutarti per fare qualche ricerca su qualche argomento relazionato con “i talenti dispersi”

Un saluto cordiale,

CARLOS


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Un Cantautore a Bruxelles

In Storie di Talenti on 27 dicembre 2010 at 09:00

Ma quando mai in Italia?“: è questa la domanda che fa da leitmotiv a tutte le tappe della carriera musicale e professionale di Giacomo Lariccia, 35enne cantautore e musicista, da dieci anni a Bruxelles. Storia di successo, quella di Giacomo: una carriera ben avviata all’estero, nel quasi totale silenzio della madrepatria, che ha sempre ignorato questo talento. Perché certe cose altrove accadono… “ma quando mai in Italia?

Giacomo, un diploma di Liceo Linguistico alle spalle, si iscrive e si laurea in Scienze della Comunicazione. Una scelta fatta anche per rassicurare i suoi genitori, che vedevano nella musica -la sua vera passione- un settore “poco sicuro”. Con gli anni, però, Giacomo sente -sempre più forte- il richiamo del suo antico amore: jazz, rhythm ‘n’ blues, soul e cantautori non lo abbandonano mai. Tornano anzi a cercarlo, per riempire quel “vuoto, che la musica aveva creato, da quando l’avevo lasciata. Non ritengo un merito, quello di continuare testardamente ad inseguire la musica, ma una necessità“, racconta Giacomo.

Ottenuta la laurea, Giacomo “scappa” dall’Italia, per andare in un Paese dove lo studio del jazz sia più istituzionalizzato. Scartati Stati Uniti e Francia, la scelta cade sul Belgio, dove -a detta di Giacomo- le condizioni erano nettamente più allettanti: “conservatorio pubblico, affitti bassi, qualche conoscenza in loco. Era fatta!“.

A Bruxelles Giacomo si trasferisce nel giro di pochi mesi, senza immaginare che si tratterà di una scelta –de facto– definitiva. Frequenta il Conservatorio fiammingo, scoprendo con sorpresa come la popolazione locale abbia -negli anni- sviluppato un grande interesse per la musica originale. Grazie -soprattutto- a un’educazione musicale diffusa.

Giacomo produce il suo primo disco jazz, finanziato dallo Stato belga, conquistando la prima pagina culturale del quotidiano “Le Soir”, e ottenendo interviste persino con la radio nazionale. E’ un perfetto sconosciuto, ma ciò non importa: conta solo la qualità del suo lavoro. Comincia a collaborare con altri artisti: seguono i primi concerti, per l’Europa e per il mondo. La curiosità lo porta, col tempo, a varcare una nuova frontiera: quella della composizione di testi e musica. Per farlo avvia un progetto di canzone italiana, che chiama “Un’Avventura in Musica”. Sfumato il primo contatto con una major discografica, opta per una formula assolutamente innovativa: i suoi sostenitori finanziano direttamente il progetto, con delle mini-donazioni.

Il disco uscirà nei primi mesi del prossimo anno: la sfida, per Giacomo, è quella di penetrare un mercato -come quello italiano- dove i maggiori gruppi discografici esercitano un controllo pressoché totale. Dove a un piccolo outsider non si dà quasi mai ascolto. Ma la sfida ormai è lanciata.

Ospite della puntata è Olen Cesari, 35enne violinista. Anche Olen è in uscita col suo primo album, frutto di una carriera eccezionale, fatta di collaborazioni ad altissimo livello. La storia di Olen è speculare, per certi versi, a quella di Giacomo: Olen è infatti albanese. In Italia ha trovato il trampolino di lancio verso il successo.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” torniamo ad aprire la finestra mensile sulle sezioni locali di Italiansonline.net, la più grande comunità -virtuale e non- di italiani residenti all’estero. Oggi ospitiamo Antonino Briguglio, coordinatore della sezione di IOL Vienna. Che ci spiega come anche la capitale austriaca sia méta dei nostri giovani, in cerca di quell’affermazione professionale che l’Italia non riesce più ad offrire loro.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione lanciata in trasmissione: Cosa deve portare il 2011 ai giovani talenti italiani? Qual è il vostro augurio, affinché l’Italia possa divenire -a tutti gli effetti- un Paese per giovani di talento, meritevoli e allergici alle raccomandazioni? Giovani che non hanno bisogno di cercare all’estero la propria fortuna?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

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Alla prossima puntata: sabato 1 gennaio, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!


I numeri e i costi della Nuova Emigrazione

In Fuga dei giovani on 26 dicembre 2010 at 09:00

Estratto dell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore.com:

Ecco numeri e costi della nuova emigrazione italiana

Quanti giovani professionisti italiani emigrano ogni anno? A quanto ammonta il costo di questo esodo per il sistema-Paese, che ha investito nella loro formazione?

Una domanda per la quale non esistono purtroppo risposte ufficiali. “L’Italia è ancora un Paese di emigranti”, come ha messo nero su bianco la Fondazione Migrantes, nel suo ultimo rapporto 2010. Tuttavia, l’emigrazione dei nostri giovani professionisti, più volte stereotipata nel cliché della “fuga dei cervelli”, resta un buco nero, per le statistiche ufficiali.

La trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 ha provato a fare i conti, nell’ultimo anno, su numeri e costi e costi di questa emigrazione. Arrivando a conclusioni sorprendenti.

LEGGI L’INTERO ARTICOLO CLICCANDO SU QUESTO LINK

Quarantanovesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 25 dicembre 2010 at 09:00

+++ BUON NATALE! +++

Quarantanovesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Va in onda oggi la prima di una serie speciale di puntate natalizie: vi faremo ascoltare la storia di un giovane cantautore italiano che -dal Belgio- sta provando a farsi largo nel panorama musicale della Penisola, con un CD completamente autoprodotto. Come ha fatto, ve lo spiegheremo nel corso di questa puntata. Nel corso della quale vi faremo ascoltare anche un po’ di buona musica!

Il tema ci fornirà ovviamente lo spunto per parlare del panorama musicale italiano, così allergico agli outsider, e a chi -più in generale- non ha i “contatti” o le “conoscenze” giuste per sfondare. C’è speranza, per loro?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”, che ci terrà compagnia fino all’8 gennaio: “Cosa deve portare il 2011 ai giovani talenti italiani? Qual è il vostro augurio, affinché l’Italia possa divenire -a tutti gli effetti- un Paese per giovani di talento, meritevoli e allergici alle raccomandazioni? Giovani che non hanno bisogno di cercare all’estero la propria fortuna?”

Inviate le vostre risposte a: giovanitalenti@radio24.it

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Il Podcast di Radio 24 (per chi volesse ascoltare la puntata registrata o si trovasse all’estero): CLICCA QUI

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+++ Flash: Controesodo è legge +++

In Fuga dei giovani on 23 dicembre 2010 at 11:32

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AGENZIA ANSA: Il Senato ha approvato definitivamente il ddl di iniziativa parlamentare (primo firmatario Enrico Letta) che dispone incentivi fiscali per agevolare il rientro di lavoratori italiani all’estero. Il provvedimento è più noto come ddl contro la “fuga dei cervelli”. Il Senato non ha apportato modifiche al ddl già approvato dalla Camera e quindi è stato trasformato in legge.

INFO SU: http://www.controesodo.it


“Controesodo” verso l’approvazione

In Declino Italia on 22 dicembre 2010 at 09:00

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Due notizie, per arrivare a Natale. La prima è buona, l’altra -come nelle migliori tradizioni- cattiva.

Quella buona è che nelle prossime ore il Senato dovrebbe dare il via libera alla legge “Controesodo”, che ha l’obiettivo dichiarato di far rientrare in Italia i nostri migliori talenti, al lavoro all’estero. Dopo la luce verde, a fine maggio, della Camera (con 485 voti a favore e nessun contrario), Controesodo attende dunque l’ok definitivo dell’altro ramo del Parlamento -tra poche ore- per diventare legge dello Stato. Si rivolge ai giovani con meno di 40 anni, che abbiano vissuto e lavorato all’estero per almeno 24 mesi consecutivi. Prevede uno sconto fiscale, per un ammontare massimo pari a 200mila euro, rivolto a chi opta per tornare in Italia dopo almeno due anni di studio universitario, post-universitario o attività lavorativa. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso avviato nel dicembre 2008, quando la proposta venne presentata. Ed è solo l’inizio di un percorso teso a facilitare e favorire il rientro dei nostri migliori giovani professionisti, attualmente sparsi per il mondo. Si tratta quantomeno di un inizio…

La cattiva notizia è invece rappresentata -su scala più generale- da quanto ci lascia in eredità questo decennio. Una realtà ben tratteggiata dalla lettera che una madre, Valentina Strada, ha scritto sabato scorso al “Corriere della Sera”, chiedendo -nei fatti- giustizia per la figlia 30enne, precaria: “per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano. Con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni. Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro“, denuncia Valentina.

Gli “Anni Zero” hanno -per paradosso- azzerato le chances di un’intera generazione. Chi aveva poco più di dieci anni nel Capodanno del Millennio, mai avrebbe immaginato la stangata che si stava per abbattere sulla sua testa. Mai avrebbe pensato che -nel giro di pochi anni- sarebbe sceso in piazza… semplicemente perché non aveva più nulla da perdere. Ora lo stanno capendo persino i genitori. Finalmente, è il caso di dire.

Gli Anni Zero ci lasciano in eredità un Parlamento dove i deputati vengono comprati come porci al mercato. Costano cari, ma si fanno comprare. In un Paese normale, mentre le loro pance ingrassano e la migliore gioventù di un’intera generazione scende in piazza, o scappa all’estero, questi figuranti da commedia tragica si dimetterebbero e verrebbero messi dietro le sbarre, se colpevoli di essere stati corrotti.

Ma l’Italia che gli “Anni Zero” ci consegnano non è un Paese normale:

-E’ anzi il Paese dove paghiamo le tasse più alte dell’Eurozona (43,5% – stime Ocse), nonostante chi sta al Governo avesse promesse di diminuirle, ben sedici anni fa.

-E’ il Paese che in Europa fa meglio solamente dell’Ungheria, in fatto di occupazione giovanile. Solo uno su cinque sono gli occupati nella fascia 15-24 anni.

-E’ un Paese -per dirla con il Centro Studi Confindustria- “malato”, che “delude”, che resta ancora una volta indietro. Dove produzione industriale e Pil (+1% di media) restano sostanzialmente stagnanti. Il modello-Germania brilla lontano, come una stella del firmamento. Il modello-Italia è stato invece travolto dal suo corporativismo, dalla sua gerontocrazia, dalla sua corruzione, dal suo affarismo e localismo. Quando ci sbarazzeremo di tutta questa ‘munnezza, così ben rappresentata persino in Parlamento?

-Lo stesso rapporto ribadisce un aspetto, sul quale insistiamo da tempo anche su questo blog: perché non si indirizza la politica industriale del Paese verso settori quali l’Information and Communication Technology, un “tesoro” che l’Italia non è ancora riuscita a sfruttare? Basti vedere la Gran Bretagna: se da noi questo settore fosse cresciuto allo stesso ritmo, nel decennio precedente la crisi (1997-2007), avrebbe apportato un contributo alla crescita del Pil pari a ben 7,1 punti percentuali. Il problema -per paradosso- è che le stesse imprese non sembrano consce della risorsa a disposizione. Senza contare che questo settore -per definizione- è giovane, e potrebbe offrire enormi possibilità di investimento a giovani imprenditori/fondatori di start-up, com oppure occupazionali, ai nostri giovani talenti.

-E’ un Paese con un debito pubblico a quota 1867 miliardi di euro. Oltre 30mila euro a testa. Provate a contarli. Non vi basterebbe tutta la vita.

-E’ il Paese delle corporazioni, che non lascia spazio agli outsider. Dove il 43,9% degli architetti, il 42% dei giuristi, il 39% degli ingegneri e così via, ha un figlio attivo nella stessa professione. Difficile -per chi non appartiene al club- entrare in un mondo costruito su misura da padri e nonni. “Gli ordini tradizionali, a prescindere dal numero degli iscritti, si stanno svuotando dall’interno: è un sistema che si estinguerà, perché i migliori professionisti se ne vanno“, riassume ad “Affari&Finanza” Riccardo Cappello, presidente dell’Associazione Giuristi e Consulenti Legali. E qui chi resta?… viene da chiedersi. Tanti “figli di”??? Qualcuno di loro sarà pur bravo, ma quanti incapaci popolano l’universo corporativo, protetti da tariffe minime e al riparo dal mercato… quello vero, quello concorrenziale?

E’ un’Italia, come ben riassume Aldo Cazzullo, dove “la classe dirigente non è selezionata dal merito, ma dai rapporti personali. I nuovi politici spesso non escono dalle “Grandes écoles” come l’Ena francese, ma dalle famiglie o dai famigli dei vecchi politici. Quel che conta non è studiare, sacrificarsi, fare esperienza, rischiare, mettersi in gioco, andare all’estero per poi tornare. Quel che conta è inserirsi in una rete di relazioni, in cui si entra per nascita, per matrimonio, per cooptazione. Il rapporto fondamentale che definisce la società italiana resta quello, vecchio di duemila anni, tra patrono e cliente“.

Per il rettore dell’Università di Torino Ezio Pellizzetti, ogni anno 34mila laureati e ricercatori italiani lasciano il Paese, con un perdita pari a 20miliardi di euro. La domanda fondamentale a questo punto è: se anche strumenti come Controesodo ne faciliteranno il ritorno, quale Paese troveranno -i nostri talenti all’estero- se mai rientreranno? La risposta la lasciamo agli Anni Dieci.

In bocca al lupo!

 

“Cervello” italiano al MIT

In Storie di Talenti on 20 dicembre 2010 at 09:00

Negli Stati Uniti noi dottorandi -dopo il Phd- rappresentiamo l’università nel mondo: un po’ come l’ultimo modello della Prius per la Toyota. E’ su di noi che si gioca la reputazione dell’ateneo. In Italia, al contrario, rappresentiamo un ostacolo alla crescita, una voce di bilancio da tagliare“: così Marco di Maggio, 25 enne studente di PhD nel dipartimento di Economia del prestigiosissimo MIT di Boston, traccia un efficace paragone tra la condizione dei “cervelli” in Italia e negli Usa.

Marco giunge a Boston al termine di una carriera molto internazionale, cominciata però in Italia, con una laurea in Analisi Economica all’Università di Napoli. Immediatamente dopo parte per gli Stati Uniti, dove viene accettato in qualità di Visiting Scholar presso la Northwestern University di Chicago, Illinois. Alla fine di quell’anno accademico gli viene offerto di restare, con proposte allettanti, accompagnate da una generosa borsa di studio. Ma lui, con un pizzico di incoscienza, decide di rischiare: accetta l’offerta di lavoro come Research Assistant alla University of Chicago Graduate School of Business. In contemporanea, Marco completa la propria laurea specialistica a Napoli, grazie alla quale vince pure un premio.

Infine, grazie a una borsa di studio, compie il salto decisivo verso il MIT di Boston, uno dei templi dell’educazione accademica americana. “Qui è possibile incontrare Peter Diamond (Nobel 2010), o tanti altri professori che ti salutano nei corridoi (che tristezza stupirsene…!), che ti invitano a prendere un caffé, che vogliono sapere come sta andando la tua ricerca. […] In Italia molti professori, soprattutto quelli che lo sono diventati per eredità o discendenza, volteggiano a 10 cm. da terra per i corridoi dei Dipartimenti, perché non si sono mai misurati con un mondo esterno competitivo, nel quale la loro parentela non avrebbe un peso. Forse la domanda non è perché molti giovani emigrano all’estero… ma perché non lo facciano tutti. Sarebbe forse meglio concentrarsi nell’agevolare queste due fasi, la fuga e il rientro dei cervelli“, osserva Marco.

Il quale -dopo aver svolto un piccolo sondaggio tra ricercatori italiani negli Usa- condensa così i punti su cui l’Italia dovrebbe cambiare, per indurli a tornare.

1) Riconoscere che la ricerca è un vero e proprio lavoro

2) Cercare proattivamente talenti all’estero

3) Incrementare il numero di laureati in Parlamento

4) Un mercato del lavoro, dove i talenti “non raccomandati” non abbiano sempre la sensazione di partire con un handicap

5) Non far equivalere il ritorno in Italia ad una “ripartenza da zero”

6) Una riforma organica dell’università italiana, con una coerenza di impianto

Ospite della puntata è Emilio Calvano, rientrato dagli Stati Uniti grazie a una borsa di ricerca, dopo aver lavorato come ricercatore post-doc ad Harvard. Attualmente Emilio è docente a contratto dell’Università Bocconi a Milano. Con lui parliamo dell'”effetto ritorno” negli atenei italiani. Si può tornare… e progettare una permanenza a lungo termine?

Con noi pure Giannantonio De Roni, segretario generale di “Unicredit & Universities”, l’istituzione che -attraverso borse di studio e borse di ricerca, aiuta i giovani talenti dell’accademia italiana a partire, formarsi all’estero e poi rientrare. Sia Marco che Emilio sono -rispettivamente- partiti e rientrati proprio grazie a queste borse. Funzionano questi programmi? Si può fare di più? E come?

Nella rubrica “Spazio Emigranti” restiamo negli Stati Uniti, con Filippo Scognamiglio, segretario di Nova, l’associazione che riunisce i nostri migliori studenti di Mba Oltreoceano.

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La discussione lanciata in trasmissione: L’attuale e futuro sistema di reclutamento all’interno delle università italiane favorisce la “fuga di cervelli” di potenziali giovani docenti o ricercatori? Programmi mirati di borse di ricerca e borse di studio, che finanzino i giovani talenti su base più capillare, possono aiutare a tamponare l’esodo? Come sviluppare anche qui un “calciomercato” dei cervelli?

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Alla prossima puntata: sabato 25dicembre, dalle 15 alle 15.30 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Quarantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 18 dicembre 2010 at 09:00

Quarantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi torniamo a parlare di carriere universitarie in Italia e all’estero, con una nuova chiave di lettura: è possibile incentivare e favorire il ritorno nel Paese di giovani accademici formatisi fuori dai nostri confini, sia offrendo loro posizioni a tempo nelle nostre università, sia garantendo un futuro -di livello e in prospettiva- in questi stessi atenei?

Lo faremo, raccontandovi sia la storia di un giovane Phd attualmente di stanza a Boston, sia quella di un docente universitario a contratto, rientrato in Italia, dopo aver fatto ricerca negli Usa. Entrambi si sono affidati a un programma specifico, avviato da una fondazione bancaria. Cercheremo, a partire da questa puntata, di comprendere quanti siano le iniziative che -nel loro piccolo- provano a invertire il trend della “fuga” dei giovani talenti.

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 15 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: “L’attuale e futuro sistema di reclutamento all’interno delle università italiane favorisce la “fuga di cervelli” di potenziali giovani docenti o ricercatori? Programmi mirati di borse di ricerca e borse di studio, che finanzino i giovani talenti su base più capillare, possono aiutare a tamponare l’esodo? Come sviluppare anche qui un “calciomercato” dei cervelli?”

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“Alérgica al mérito, adicta al enchufe”

In Meritocrazia on 15 dicembre 2010 at 09:00

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Dedico oggi il titolo del “post” all’articolo di Eusebio Val, corrispondente a Roma del quotidiano catalano “La Vanguardia”, pubblicato domenica sul giornale iberico. Cito l’articolo non solo perché -con mia sorpresa- ha dedicato un passaggio al libro “La Fuga dei Talenti”, spiegando come -un anno fa- fu il primo a spiegare i motivi per cui 27 giovani professionisti di talento avevano fatto le valigie, lasciando il Paese.

Lo cito anche perché presenta dei passaggi veramente interessanti: come quando Val scrive, “il ricorso esteso alla pratica della “raccomandazione” ricorda la Spagna di trenta o quaranta anni fa. In Italia questo sistema arcaico, semifeudale, è ancora vivissimo. Rappresenta una zavorra allo sviluppo, alla modernizzazione e all’efficacia a tutti i livelli. Un prelato spagnolo, che occupa una posizione di rilievo nel dicastero vaticano, commentava poco tempo fa a “La Vanguardia” di aver ricevuto richieste inverosimili di raccomandazione. Chi gliene faceva richiesta, supponeva che rivolgersi a lui gli avrebbe automaticamente aperto le porte. Ovviamente il prelato deve stare attento a rifiutare le richieste. La gente si potrebbe offendere, poiché in Italia le raccomandazioni sono considerate qualcosa di assolutamente naturale“.

Sconfortante, assolutamente sconfortante. Ovviamente l’articolo prende le mosse dalla Parentopoli romana, che rischia di travolgere l’intera giunta Alemanno, con circa duemila assunzioni ad personam nelle società comunali (Atac ed Ama): generi di, figli di, compagne di, cugini di… persino “cubiste di”! Una vergogna assoluta, una fogna a cielo aperto, che è stata rivelata dagli organi di stampa.

Ripeto e sottolineo: una fogna a cielo aperto, simbolo di quell’Italia consociativa e di cordata, dove non importa quanto sei bravo o di valore. L’importante è stare dalla parte giusta al momento giusto (la “parte” può essere ovviamente di destra, sinistra o centro, non importa…). E il gioco è fatto. “Occupazione clientelare”, si chiama.

Per questo l’Italia è in declino: nei posti giusti ci vanno le persone sbagliate. Per questo decine di migliaia di giovani in gamba, che non accettano di piegarsi a questo sistema feudale, se ne vanno. Con schifo, anche con astio. Ma se ne vanno. Sono l’élite generazionale mancata di questo Paese. Sono quella parte sana dell’Italia, che crede ancora nel valore del merito. Se è vero, come pubblicato dai giornali, che l’Assessore alla Mobilità del Comune di Roma Sergio Marchi ha -in Atac- la fidanzata, il fratello della fidanzata, la moglie del capo staff, il figlio e il nipote di un collaboratore, la ex fidanzata di un secondo collaboratore, la segretaria, la figlia della segretaria… persino un cognato consulente. Beh… allora viene proprio da chiedersi, ma perché questo Paese non si ribalta e non riparte da zero? C’è troppo marcio per un ricambio normale.

Serve piuttosto un azzeramento dell’attuale classe dirigente, troppo compromessa. Sostituita, così auspichiamo, da quella classe dirigente che in questo momento si trova all’estero. E non vede l’ora di tornare a cambiare l’Italia. In positivo.

Gli ultimi dati intanto non consolano: i giovani sembrano sempre più vittime di un sistema che -da un lato- è dominato dal potere gerontocratico, dall’altro privilegia solo chi riesce a farsi raccomandare o cooptare. Le prospettive non sono incoraggianti: i laureati, la base su cui costruire la società del capitale umano del futuro, risultano in calo (Rapporto Stella): lauree mediche e giuridiche hanno risentito più di tutte. La flessione dell’occupazione a un anno dalla laurea si fa sentire praticamente per tutti, gli unici segnali positivi riguardano i “dottori” in Economia Statistica.

E -secondo il Corriere della Sera– i giovani professionisti che iniziano a lavorare oggi percepiranno -all’atto della pensione- tra il 25% e il 50% del reddito attuale. Un reddito medio che si aggira tra 1200 e 1600 euro al mese. Sarà forse per questo che il presidente dell’Inps affermava di non voler diffondere proiezioni sulle pensioni future degli attuali “giovani”, temendo un sommovimento sociale? Stando ai dati del Corriere, un giovane d’oggi -se gli andrà bene- percepirà 800 euro di pensione mensili. Se gli andrà male… 300 euro!!! Se le casse di previdenza possono orgogliosamente affermare di aver attuato interventi per evitare la bancarotta, si chiede il quotidiano, possono allo stesso tempo affermare di poter garantire una pensione dignitosa ai loro iscritti?

Per dirla con Tullio Gregory (che cita l’ultimo Rapporto Censis), quella attuale è “un’Italia che lascia sprofondare i giovani nella sfiducia e nell’inerzia“. Sprofondando anch’essa con loro.

P.S.: Ho lasciato per ultima la traduzione del titolo dell’articolo de “La Vanguardia”: “Allergica al merito, dipendente dalla Raccomandazione“. Ovviamente parla dell’Italia. Hasta pronto!

 

+Fuga dei Talenti: l’Italia perde Miliardi+

In Fuga dei giovani on 14 dicembre 2010 at 12:00

COMUNICATO DELLA TRASMISSIONE “GIOVANI TALENTI” – RADIO 24

Giovani Talenti: “ Secondo  i dati Istat l’investimento in capitale umano che viene perso per l’espatrio dei laureati ammonta a 851 milioni e 760mila dollari. Secondo Confimprese ammonterebbe a ben 5 miliardi e 915 milioni di dollari.

I giovani laureati che lasciano l’italia non rappresentano solo una perdita in termini sociali, ma anche economici. Un dato scientifico in questo senso non è mai stato calcolato, ma la trasmissione “Giovani Talenti” (che ogni sabato alle 15 -su Radio 24- si occupa dei giovani laureati che emigrano per lavorare), ha elaborato un valore sulla base di dati ufficiali e ricerche indipendenti.

Utilizzando i dati Ocse sui costi dell’istruzione (Rapporto “Education at a glance”), “Giovani Talenti” ha stimato un costo prudenziale di 130mila dollari complessivi per laureato (dato relativo all’intero ciclo di studi, dalla suola primaria all’università), a carico del sistema-Paese.

Sulla base degli ultimi dati Istat, relativi ai cambi di residenza nel 2008, l’investimento in capitale umano che viene perso per l’espatrio dei laureati (6552 unità nel 2008), ammonta -secondo “Giovani Talenti”- a 851 milioni e 760mila dollari: il dato Istat non tiene però conto dei numerosi laureati trasferitisi all’estero senza modificare la propria residenza.

Questo costo si moltiplicherebbe però addirittura per cinque, sulla base della recente ricerca di Confimprese. Secondo cui 65mila giovani -tra i 20 e i 32 anni- lasciano ogni anno la Penisola. Il 70% di loro sono laureati (45mila e 500) In questo caso, la perdita secca annua per l’Italia in termini di capitale umano laureato emigrato, sempre secondo “Giovani Talenti”, ammonterebbe a ben 5 miliardi e 915 milioni di dollari.

Si tratta ovviamente di stime indicative, ma che rendono l’idea della perdita. Le stime si riferiscono al solo investimento educativo del sistema-Paese sui laureati. Se allargato ai diplomati, salirebbero ulteriormente.

In base alle storie raccolte dalla trasmissione “Giovani Talenti” a Radio 24 , solo una minoranza di questi laureati fa ritorno, rendendo la perdita sopra stimata -di fatto- irreversibile.

Alcuni altri numeri sul fenomeno della emigrazione dei talenti emergono da un’indagine a puntate, realizzata dalla trasmissione di Radio 24 nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, per raccogliere elementi concreti sulla nuova emigrazione professionale.

Ecco i principali dati raccolti: il ricercatore Lorenzo Beltrame (autore del paper “Realtà e retorica del brain drain in Italia”) ha stimato in 410mila i laureati italiani all’estero. Il saldo netto tra “cervelli” in entrata e in uscita è sfavorevole: uno contro tre. L’immigrazione in Italia appare scarsamente qualificata, mentre la nostra emigrazione è -al contrario- qualificata. Per l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr, circa 25mila professionisti italiani occupano posizioni di alto livello negli Usa. 3500 di loro ricoprono posizioni di ricerca o docenza nelle università americane. Per la ricercatrice Simona Monteleone (autrice del paper “Analisi Multivariata delle tendenze migratorie dei ricercatori italiani all’estero”), il 70% dei ricercatori “under 40” intervistati mostra bassa o nulla propensione a rientrare in Italia. Per Almalaurea, oltre il 50% dei laureati italiani all’estero afferma di non pensarci proprio, a rientrare (il flusso in uscita è quadruplicato -secondo Almalaurea- in meno di dieci anni). Infine, secondo il ricercatore Alvise Del Prà (centro Altreitalie), Barcellona e Berlino sono tra le città-simbolo della nuova emigrazione giovane. Il capoluogo catalano ha registrato in dieci anni (dal 2000) un +400% di italiani residenti: il 70% di loro ha meno di 35 anni.

“Giovani Talenti” è la prima trasmissione radiofonica in Italia a raccontare settimanalmente la nuova emigrazione professionale qualificata, di giovani “under 40”. E’ in onda il sabato, dalle 15 alle 15.30. La conduce Sergio Nava, 35 anni, giornalista di Radio 24.