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…e l’Italia di domani!

In Meritocrazia on 31 maggio 2012 at 09:00

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L’Italia di domani è quella che intravediamo in certe dichiarazioni. O in certe notzie, che appaiono qua e là. Un’Italia embrionale: in quanto tale fragile, a rischio di non “sbocciare” mai. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E crederci.

-In questo senso , potrebbero essere -se ben investiti- una risorsa importante gli otto miliardi in fondi strutturali, che il Governo sembra intenzionato a sbloccare per l’occupazione dei giovani. Un pacchetto di cui potrebbero beneficiare ben 128.300 destinatari, coinvolgendo altri 28mila giovani stranieri, che potrebbero trovare interessante e attrattivo venire a lavorare nel Belpaese. Stavolta, non solamente per clima e cibo. Aggiungo che i dati annunciati da Mario Monti corrispondono a quelli della Commissione Europea, in una tabella recentemente presentata dal presidente José Barroso. E’ dunque uno sforzo europeo. E potrebbe rappresentare una garanzia in più. Speriamo.

-Anche l’annunciata riforma del merito, promessa sempre dal Governo, appare un’iniziativa interessante. Cominciare a introdurre degli elementi di competizione reale, in cui si fa passare il messaggio che vince il migliore, che non si è tutti uguali (messaggio sbagliatissimo – come insegna la storia di questo Paese, quelli più “uguali” degli altri, in quanto figli o parenti di, ci sono sempre. E -chissà perché- vincono sempre).

-Infine, un segnale che arriva addirittura dal New York Times: il giornale racconta il caso, già noto in Italia, della candidatura di Stefano Quintarelli a presidente dell’Agcom. Il NYT, con un’analisi che pochi hanno finora avuto il coraggio di fare, giunge alla conclusione che l’innovazione tecnologica in Italia sia stata fortemente rallentata dagli interessi di parte dell’ex-premier Silvio Berlusconi, impegnato a difendere la personale rendita di posizione delle sue televisioni. E quindi tendenzialmente ostile a un web più potente. E inevitabilmente libero. Analisi che potrebbe fare anche un bambino di quinta elementare: ma in Italia manca ancora il coraggio a dire certe cose. Ora però, la novità assoluta di un presidente che potrebbe essere scelto per curriculum e competenze, anziché la solita manfrina cooptativa delle trattative dietro le quinte della politica, stupisce persino gli americani. Che gridano -quasi- al miracolo, vedendoci per una volta come un Paese che potrebbe selezionare per merito, anziché mediante le solite logiche mafiose di clan e appartenenza. Quelle stesse logiche che hanno contribuito a formare una classe dirigente di inetti.

Chiudiamo la trilogia con un appello: quali altri segnali di “Italia del domani” state vedendo o avete visto, intorno a voi? Il cambiamento, sottoforma di merito e talento, sta arrivando? Scrivete, a: fugadeitalenti@gmail.com

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…l’Italia di oggi…

In Declino Italia on 30 maggio 2012 at 09:00

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Seconda puntata dellanostra trilogia sulle tre Italie:

L’Italia di oggi è quella dipinta dall’Istat nel suo recente rapporto. Un ritratto impietoso. Qualche dato, per capire fin dove ci ha spinto un ventennio buttato alle ortiche. In cui, anziché riformare, abbiamo messo in atto la massima: “la Storia è finita, andate in pace. E ingrassate la vostra pancia. I vostri figli e nipoti? Cavoli loro…”. Questo è il prodotto finale: complimenti agli esecutori.

-tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali, in termini reali, sono rimaste ferme.

-un’Italia con redditi ai livelli di dieci anni fa. Lo scorso anno il reddito reale delle famiglie è diminuito per il quarto anno consecutivo.  La propensione al risparmio è al minimo dal 1990.

-soprattutto, l’Italia è ultima nell’Unione Europea per la crescita, se prendiamo in considerazione il periodo 2000-2011. Crescita media annua pari al +0,4%. Ultima nell’Ue-27.

i giovani sono emarginati dal mondo del lavoro: 2,1 milioni di Neet. Tasso di disoccupazione tra gli under 30 al 20,2%. Tra gli under 30 occupati, oltre un terzo è a tempo determinato. La percentuale di precari o atipici è in crescita.

l’ascensore sociale è bloccato: solo l’8,5% di chi ha un padre operaio riesce ad accedere alle professioni apicali.

-quale conseguenza di tutto ciò, la famiglia resta l’estremo baluardo di difesa per i giovani: il 41,9% dei 25-34enni vive ancora con i genitori. Il 45% di loro ammette di farlo, perché senza lavoro e dunque impossibilitato a mantenersi.

Molti altri, a migliaia, scappano. Che ci restano a fare, in quest’Italia di oggi?

L’Italia di ieri…

In Declino Italia on 29 maggio 2012 at 09:00

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Al via oggi una trilogia di “post” sull’Italia di ieri, quella di oggi e quella -speriamo- di domani.”Post” che prendono spunto dall’attualità. Attualità che dipinge un Paese nel guado. Tra un passato che non muore, un presente di transizione… e un futuro -speriamo- finalmente diverso.

L’Italia di ieri:

Italia dei “figli di”: esemplare l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di giovedì. Nel quale condisce con una serie infinita di “… e chissenefrega!” la vicenda di tale Fausto Di Mezza, 40 anni, candidato alla dirigenza di A2A, azienda multiservizi lombarda. Azienda pubblica: un colosso con un fatturato da sei miliardi.

Di Mezza, candidato alla vicepresidenza su indicazione bresciana, nel curriculum si presenta così:  “figlio dell’avvocato Amilcare Di Mezza, professionista e imprenditore bresciano, e di Gnutti Giuliana, figlia di Cesarino Gnutti, capostipite della notissima famiglia di imprenditori della Valle Trompia”. Prima ancora di Stella era stato il quotidiano online “L’Inkiesta” a scandalizzarsi. Affermando, testualmente: “non è uno scherzo. L’avvocato Di Mezza si candida in quanto figlio di e nipote di“. Ad aggiungere danno alla beffa del perfetto cliché dell'”autoraccomandato”, come analizza molto bene Stella nel resto dell’articolo, c’è la lunghissima lista di incarichi politici in Forza Italia e Pdl, manco fossero degli attestati di buona capacità di amministrazione aziendale. In un sol colpo (o in un sol curriculum) appartenenza famigliare e appartenenza politica, quali etichette di clan: questa è l’Italia che non vogliamo più vedere.

Largo all’Italia del merito e degli outsider competenti. Stop all’Italia dei vincoli di sangue e politici. Thumbs up a Stella e a L’Inkiesta per aver smascherato l’ennesimo caso di Italia del passato (sempre pronta a farsi presente). Name and shame!

-via Facebook mi viene segnalata la seguente inserzione di lavoro: “Ricerchiamo studente o laureato in materie informatiche per stage della durata indicativa di un mese. Obiettivo: la creazione di un’applicazione in linguaggio Java. Possibilità di svolgere l’attività a domicilio, con presenza in azienda 1 giorno la settimana. Si richiedono buone doti organizzative e spirito di iniziativa“. Commento di Simone, che mi ha segnalato l’inserzione: “Ormai non c’è più limite all’indecenza. Questo si chiama sfruttamento del lavoro. Lo attua l’azienda XYZ, attraverso il sito Progetto Giovani del Comune di Padova“. Mi rivolgo direttamente al Progetto Giovani del Comune di Padova: ma secondo voi può mai esistere uno stage in cui il laureato va in azienda un giorno la settimana? In cui lo stage dura un mese? In cui anziché imparare a fare il lavoro, lo stagista deve creare in autonomia qualcosa a favore dell’azienda? Non è  forse lavoro mascherato…? Ma chi controlla le inserzioni che pubblicate?

Domani la seconda puntata: l’Italia di oggi.

Giovani Talenti d’Europa

In Storie di Talenti on 28 maggio 2012 at 09:00

Puntata speciale di “Giovani Talenti”, che viaggia fino all’Europarlamento di Strasburgo per realizzare una tavola rotonda fra tre giovani professionisti espatriati nel cuore dell’Europa.

Una puntata che vogliamo interamente dedicare alle migliaia e migliaia di giovani che hanno deciso di fare dell’Europa -o dell’Unione Europea- la propria casa, per trovarvi occasioni professionali impensabili per loro in Italia.

Qualche dato può meglio inquadrare la presenza tricolore nelle istituzioni europee: nel 2010, sui 7652 funzionari al lavoro presso il segretariato dell’Europarlamento, ben 703 erano nostri connazionali (terzi per numero, dopo belgi e francesi). Alla Commissione Europea gli italiani nel 2012 risultano addirittura secondi, dopo i funzionari del Belgio. 2408 connazionali al lavoro per l’esecutivo comunitario, sui 23.847 totali. Come vedremo, però, non ci sono solo le istituzioni europee ad offrire impiego nello “European Village”: anche numerose lobby e multinazionali cercano giovani di talento, per coprire posizioni di prestigio.

A Strasburgo “Giovani Talenti” incontra:

Raffaella De Marte, 32 anni, responsabile dell’account Twitter del Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz.

Francesco Cerasani, 30 anni, assistente parlamentare

Alessandro Gropelli, 27 anni, EU Affairs Advisor per il gruppo Vodafone a Bruxelles

Ospite insieme a loro, per commentare la nuova emigrazione professionale verso l’Europa, e valutare quanto l’UE rappresenti ancora un polo di attrazione  per i nostri giovani talenti, c’è Bruno Marasà, direttore dell’Ufficio a Milano del Parlamento Europeo.

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Intanto siete tutti invitati a compilare il “Manifesto 2012 dei Giovani Talenti”:

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1) sei un giovane professionista “under 40″ all’estero? Indicaci UN motivo che ti porterebbe a tornare
2) sei un giovane professionista “under 40″ in Italia? Indicaci UN motivo che ti aiuterebbe a restare

Inviate le vostre proposte, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.it

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Alla prossima puntata: sabato 2 giugno, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centoventitreesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 26 maggio 2012 at 09:00

Centoventitreesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Oggi puntata speciale, registrata nel cuore dell’Europa. Una puntata nella quale andremo ad indagare quanto Bruxelles rappresenti ancora una “uscita di emergenza” per i nostri migliori giovani professionisti. Lo faremo con testimonianze dirette, di chi nell’UE ha trovato un approdo lavorativo, insperabile in Italia.

Tavola rotonda d’eccezione, oggi a “Giovani Talenti”. Restate all’ascolto: non ve ne pentirete!

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Controesodo: Nuove Istruzioni per l’Uso

In Fuga dei giovani on 24 maggio 2012 at 09:00

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Informazione di servizio per chi intenda tornare in Italia utilizzando la legge Controesodo, dopo l’emanazione della circolare attuativa da parte dell’Agenzia delle Entrate. “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un articolo con tutte le istruzioni per l’uso aggiornate. Di seguito l’inizio dell’articolo, poi il link alla pagina.

Gli incentivi fiscali per il rientro dei cervelli in Italia hanno trovato le linee guida applicative con la circolare 14/E diffusa dall’agenzia delle Entrate il 4 maggio 2012. La fonte normativa di queste agevolazioni è nella legge 238/2010 che, per contribuire allo sviluppo del Paese valorizzando le esperienze maturate dai cittadini dell’Unione europea, ha previsto benefici fiscali connessi al rimpatrio. Negli adempimenti legati a questi incentivi sono coinvolti anche i datori di lavoro dei beneficiari. La domanda del lavoratore Il bonus fiscale è rivolto ai lavoratori dipendenti…

CLICCA QUI PER LEGGERE IL RESTO DELL’ARTICOLO: Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/r1zqW

 

 

Gerontocrazia da “resettare”

In Declino Italia on 23 maggio 2012 at 09:00

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Ha ragione Franco Morganti, quando sul Corriere della Sera del 19 maggio invitava Pierluigi Celli ad attualizzare l’invito contenuto nella nota lettera al figlio, invitandolo a restare in un’Italia “diversa”? Un’Italia che sta finalmente attuando quelle riforme chieste a gran voce da anni?

Sinceramente non lo so: mi sembra un approccio corretto, ma un po’ troppo ottimista. Che questo Governo abbia un modus operandi più concreto e “down to earth”, rispetto alle innumerevoli sfide da affrontare per riformare questo Paese è fuori discussione. E’ anche pur vero che, rispetto all’esecutivo che l’ha preceduto, anche il Governo di Paperopoli avrebbe fatto miglior figura… Questo senza nulla togliere ai meriti di Mario Monti, che all’estero ha ribaltato di 180 gradi l’immagine dell’Italia. Da zimbello del mondo a primo attore della strategia anticrisi. Neanche nei sogni più rosei potevamo immaginarcelo.

Qualcosa -dunque- si muove. Ma aspetterei a festeggiare: servono segnali un po’ più decisi. Almeno sul fronte interno.

Il primo è anagrafico: quando la Coldiretti diffonde uno studio che ci fotografa impietosamente come un Paese di vecchietti al potere, vuol dire che c’è ancora qualcosa che non va. L’età media della nostra classe dirigente è di 59 anni. Per settori, il quadro è abbastanza impietoso: Ministri 64 anni,  senatori 57, deputati 54, professori universitari 63, direttori generali P.A. 57, manager aziende quotate 53, imprese industria e commercio 59, sindacati 57, vescovi Chiesa Cattolica 67, bancari 67 (per inciso, questi ultimi sono quelli che dovrebbero fare credito ai giovani… ah ah ah!).

Un’allegra generazione di 50-60enni, che dubitiamo seriamente guardi al futuro. Questa è una generazione interamente rivolta al passato, per forma mentis portata a difendere posizioni, rendite e privilegi acquisiti. Altro che riforme e innovazione! Anche nell’anagrafe, insomma, ritroviamo i motivi del declino dell’Italia.

Suona così involontariamente comica la difesa d’ufficio di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, classe 1949…: “I settantenni di oggi sono quelli che hanno fatto l’Italia, persone quasi completamente attive, sane, con una grande energia. Sono i giovani che devono farsi avanti“. Roma, ci è o ci fa? Lo vogliamo dire che siete voi a non dare loro spazio?

Comunque, sulla base del ragionamento di Giuseppe Roma, è giunto il momento di richiamare in servizio Garibaldi e Cavour, trovando il modo di farli resuscitare. Avendo loro fatto per primi l’Italia, chi meglio di loro può traghettarla nelle perigliose acque del Terzo Millennio Digitale? E perché non riportare in vita Giulio Cesare? Nelle parole di Giuseppe Roma, cari lettori, leggiamo l’esatto motivo del perché questo Paese abbia ancora MOLTA strada da fare prima di tornare ad essere un luogo da cui non scappare.

Caro Franco Morganti (classe 1931, ci risulta): con tutto il rispetto frenerei un po’ il suo ottimismo. Quello che indica lei è l’obiettivo verso cui puntare. Sa, questi giovani che hanno voltato le spalle all’Italia, sono ora un tantino diffidenti. Non basta qualche liberalizzazione annacquata a farli restare o rientrare. Non basta un Governo più presentabile (per quanto ancora troppo “anziano”). Non bastano promesse. Servono fatti.

Il merito? Se ne parla, ma al momento né nel pubblico, né nel privato si odono “rivoluzioni meritocratiche”. I giovani? Ancora emarginati dalle stanze dei bottoni, ci risulta. Gli ordini professionali? Ancora potenti, per quanto qualcosa abbiano dovuto cedere.

Morganti: non bastano i palliativi: serve uno tsunami culturale, che scardini quei meccanismi di privilegi che la sua generazione e quella immediatamente successiva hanno costruito, mettendo un freno a mano grosso come il Pirellone al potenziale di crescita del Paese.

Lo sa cosa sta avvenendo? Ora dall’Italia fuggono non solo i giovani, ma anche gli imprenditori: “Il Sole 24 Ore” ci informa che sono state ben 720 le imprese del Nord Est che si sono trasferite, nel 2011. Parliamo di una delle regioni più ricche del Paese, dove però -rispetto al Land tedesco del Baden Wuerttemberg- gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono un quarto. Quelli privati un dodicesimo…

Afferma la ricercatrice del Cnr Carolina Brandi, in un’audizione al Senato: “alla base del preoccupante dato sull’emigrazione dei giovani laureati italiani vi è tanto la ricerca di un lavoro in linea con le aspettative, quanto l’estrema difficoltà, in Italia, di utilizzare adeguatamente gli sforzi compiuti per la formazione, e pertanto di non vanificarli“.

Tutto qui: inutile scrivere trattati filosofici. Serve la volontà di attrarre i migliori, ben sapendo che rivoluzioneranno il mondo che avete costruito. Questo porterà alla perdita dei VOSTRI privilegi, in favore del BENE COMUNE.

Lo ha capito la Danimarca, dove -così mi è stato riferito in forma confidenziale- l’agenzia governativa “Work in Denmark”,  puntando sulla crisi del Sud Europa, viene periodicamente e soprattutto in Italia (ma anche in Spagna e in Grecia) per “fare la spesa” (dicono proprio così!), nel senso di rubare giovani talenti da portare a Copenhagen. I settori? Farmaceutico, chimico e ingenieristico.

Lo ha capito la Turchia, Paese giovane, che come ha scritto recentemente il “Wall Street Journal”, sta letteralmente riportando a casa migliaia e migliaia di giovani altamente qualificati – ora all’estero.

Quando lo capirà l’Italia? Quando saremo già Terzo Mondo??? Come on…!

Un Imprenditore a Copenhagen

In Storie di Talenti on 21 maggio 2012 at 09:00

Anche se il mio inizio lavorativo -come molti, in Italia- è stato difficile, soprattutto per trovare buone esperienze lavorative ed emergere da un sistema di raccomandazioni e stage inutili e non retribuiti, alla fine ho avuto -sempre grazie esclusivamente alle mie forze e alle mie esperienze internazionali- buone opportunità occupazionali“.

Anche se, conferma Claudio Pellegatta, 36enne imprenditore e Business Development Manager: “lavorando per gli stranieri si è spesso più autonomi, si hanno maggiori responsabilità e maggiori possibilità di raggiungere posizioni importanti, rispetto alle aziende italiane“.

Una laurea in Scienze Politiche alle spalle a Milano, un Erasmus in Norvegia e un periodo di studi universitario a Copenhagen, Claudio si misura presto con il mondo del lavoro: in sequenza presta servizio all’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale, presso un’associazione e un’azienda privata tricolori, con esiti non sempre positivi (in un caso finirà addirittura in tribunale, per l’improvvisa interruzione del rapporto di lavoro). Poi l’approdo a Kotra, agenzia sudcoreana degli investimenti, sede di Milano.

Fino al trasferimento a Copenhagen, frutto -in questo caso- più di esigenze famigliari, che non di lavoro: la classica “tempesta perfetta”, con annessa volontà di offrire al figlio in arrivo un welfare state più promettente, rispetto a quello che il Belpaese sarebbe stato in grado di offrirgli. A latitudini nordiche, Claudio co-fonda un’agenzia internazionale di sviluppo commerciale, Columdae, che in pochi anni si allarga e si sviluppa.

Claudio, a differenza di molti giovani expats, è positivo sul futuro dell’Italia. Ed è anche critico verso l’atteggiamento di alcuni suoi coetanei: “non chiedete cosa il vostro Paese debba fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese“, è l’invito che lancia ai giovani italiani, invitandoli a divenire forza del cambiamento.

Ospite della puntata è Fulvia Guazzone, coordinatrice del progetto “La tua idea di impresa”, sostenuto da Confindustria, mirato a stimolare la cultura dell’imprenditorialità fin dalle scuole. Con lei analizziamo proprio la questione della necessità di stimolare maggiormente l’autoimprenditorialità tra i giovani, quale ricetta contro questo momento di crisi e disoccupazione.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” analizziamo un altro spaccato della nostra giovane emigrazione: quella dei medici. In fuga da un sistema -quello della sanità italiana- troppo spesso condizionato da baronato e politica. Lo facciamo, raccontando l’esperienza del portale “Doctors in Fuga”: ne parliamo con l’amministratore Giuseppe Cannuni.

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Alla prossima puntata: sabato 26 maggio, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centoventiduesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 19 maggio 2012 at 09:00

Centoventiduesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Fare impresa giovane: lontano dall’Italia si può. Come insegna la storia che raccontiamo oggi, quella di un imprenditore e consulente di 36 anni, che ha co-fondato una sua azienda a Copenhagen. Lo ha fatto, dopo aver trascorso i primi anni di lavoro in Italia, con risultati a corrente alternata. Più facile lavorare per aziende straniere, che non per quelle tricolori.

Ma il messaggio che lanciamo oggi è anche un altro: quanto può essere decisivo, per il rilancio del Paese, stimolare l’imprenditoria giovanile? Quanto deve essere, per i giovani italiani, un “must”, superare le resistenze della vecchia classe dirigente, per prendere tra le proprie mani il destino del Paese?

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Cambio di Passo. Ora!

In Giovani Italians on 16 maggio 2012 at 09:00

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Piccoli, timidi segnali… che qualcosa si muove: il piano per il Sud varato venerdì dal Governo prevede -tra le altre cose- il progetto “Angels“, un’embrionale idea di riconnessione dell’Italia con i suoi cervelli all’estero.

Con una somma minima (poco più di cinque milioni di euro), come riconosciuto dallo stesso Ministro alla Coesione Territoriale Fabrizio Barca, il progetto prevede il coinvolgimento di 30-50 giovani ricercatori italiani all’estero, chiamati a interagire con i dipartimenti universitari del Sud, allo scopo di connettersi con i giovani studenti e ricercatori del territorio, portarli Oltralpe, e farli successivamente rientrare, per riportare in Italia le best practice apprese fuori.

Progetto interessante, ma chiediamo al Governo di crederci un po’ di più, strutturandolo ulteriormente e allargandolo anche ad altri settori, esterni al mondo della ricerca. L’impressione è che l’attuale esecutivo abbia compreso l’importanza del tema della riconnessione con i migliori giovani professionisti fuggiti dal Paese. Che abbia cominciato a lavorarci, ma senza crederci ancora fino in fondo, forse anche a causa dell’enorme numero di priorità in agenda.

Tuttavia, un vero investimento nel futuro passa anche dal fare rete con l'”Italia diffusa” all’estero. E’ un passaggio realmente imprescindibile.

La situazione resta grave: gli ultimi dati Ocse classificano l’Italia come un Paese con grossi problemi occupazionali. Siamo fanalino di coda, con Spagna, Ungheria, Grecia e Turchia (che gruppo!), per quanto riguarda il tasso di occupazione, inchiodati al 56,8% (fascia 15-64 anni). Tra i giovani la situazione peggiore, per l’Ocse: solo il 19,5% degli under 25 lavora in Italia. Facciamo meglio solo di Grecia e Ungheria.

Il tutto mentre resta troppo basso il tasso di scolarizzazione: per Eurostat, ben il 18,8% degli italiani under 25 si ferma alla terza media. Percentuali straordinariamente lontane dai Paesi più avanzati d’Europa, quali Lussemburgo, Olanda, Germania e Francia. Il nostro è un Paese che non pare proprio comprendere quanto sia cruciale la sfida del capitale umano, in ottica futura.

Fa, a questo proposito, riflettere una recente ricerca dell’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli: in Italia il tasso di occupazione dei 25-29enni con alte competenze (titolo di studio universitario o superiore) è il più basso tra i Paesi europei. Solo il 55,6%, contro una media comunitaria all’80%! In Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania questo tasso supera l’85%, in Olanda il 90%. “Il mercato del lavoro italiano non riconosce le qualità dei giovani“, è la sconsolata analisi delle Acli.

Servono interventi decisi. Subito. Serve coraggio, per cambiare alla radice un sistema-Paese che non funziona più. Che sta sprecando il suo straordinario capitale umano, obbligandolo alla fuga. Le azioni intraprese dal Governo sono giuste, in linea di principio, ma ancora troppo timide. Occorrono più investimenti e una maggiore decisione. Il tempo è davvero troppo poco.