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“La Fuga dei Talenti” – Oggi a Prato

In Fuga dei giovani on 30 maggio 2013 at 09:00

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Appuntamento oggi con il Gruppo dei Giovani Imprenditori di Prato, per “La Fuga dei Talenti”: nell’ambito degli incontri “Job & Food”, racconteremo la nuova emigrazione professionale italiana e le sfide che questa pone per l’immediato futuro.

Dalla fuga alla circolazione dei talenti: sfide per l’Italia di domani“: questo il tema dell’incontro, nel corso del quale riepilogheremo i dati più recenti sull’emigrazione italiana all’estero, spiegheremo i motivi che spingono i nostri migliori giovani professionisti ad emigrare, e proveremo -in particolare- ad ipotizzare soluzioni per ripartire. E rifondare dalla base questo Paese.

“Guest Star” della serata sarà l’imprenditore innovativo Fabrizio Capobianco, fondatore di Funambol in Silicon Valley, uno degli italiani più rappresentativi in California. Con lui un collegamento video nel corso della serata.

Incontro con Nava-01 1_1

C U THERE!

I Negazionisti

In Fuga dei giovani on 29 maggio 2013 at 09:00

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C’è chi, quando fuori piove a dirotto, è capace di venirti a dire che splende un sole da spaccare le pietre. Queste sono le cose che sinceramente non sopporto. Mentre tutti i principali indicatori, dai dati Aire (per quanto incompleti) a quelli dell’Ufficio Federale Tedesco di Statistica, segnalano un’esplosione del fenomeno migratorio dall’Italia (con percentuali comprese -nel 2012- fra il 30 e il 40%), qualcuno comincia a dire che non è vero. Che tutto è a posto. Tranquilli, insomma…

Esemplare in questo senso il commento del demografo Massimo Livi Bacci (77 anni), docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, che in uno scritto contesta il problema della fuga dei cervelli, citando dati Istat sulla mobilità dei dottori di ricerca, e dati Almalaurea sulle carriere dei laureati all’estero. La notizia viene ripresa dall’Agenzia 9 Colonne, il cui direttore -entusiasta- ci ricama sopra un bel servizio televisivo per la trasmissione “Otto e Mezzo” de La7.

Doverosa premessa: se Livi Bacci, nel suo scritto, sottolinea il suo intento provocatorio, sottintendendo che alla fine il suo scopo è quello di esplorare meglio il problema (insomma, lancia il sasso, ma fa intendere di non crederci troppo neppure lui), il giornalista di turno invece calca la mano sulla tesi preconfezionata. A volte mi chiedo a cosa serva un Albo dei Giornalisti, o un Ordine dei Giornalisti. Probabilmente a nulla… Come si selezionano, soprattutto, i commentatori televisivi? Merito e qualità, oppure amicizia?

Ma veniamo a noi:

punto primo: ci spiace per Livi Bacci, ma continuare a vedere il problema dell’emigrazione come un problema che riguarda soprattutto i dottori di ricerca rivela una concezione vecchia della questione. Il mondo non finisce sulla porta dell’università. Il mondo prosegue nella vita reale. Espatriano, a centinaia di migliaia, professionisti -per la metà giovani- di TUTTI i settori. Questo aggrava drammaticamente l’emorragia di capitale umano qualificato dall’Italia. Smettiamola di circoscrivere il problema al solo mondo accademico. E’ falso e sbagliato;

punto secondo: ho dato una rapida scorsa alle due ricerche portate a testimonianza soprattutto dal servizio televisivo de La 7. la prima, quella sulla mobilità dei dottori di ricerca, fa riferimento a coloro che hanno concluso il percorso di studi nel 2004 e 2006. Accademici “sfornati” dalle università in periodi dove la crisi non aveva ancora colpito così duramente. Vogliamo ripetere la ricerca ora? Il mondo cambia…

In secondo luogo, nessuno ha mai detto che i nostri ricercatori emigrano -numericamente- molto più degli altri: abbiamo casomai sempre denunciato il saldo netto deficitario di arrivi dall’estero. Esportiamo capitale umano altamente qualificato… e non ne importiamo. Questo è di una gravità incedibile.

Capitolo dati Almalaurea, infine: citiamo testualmente frasi della ricerca, quali “interessante rilevare che quanti decidono di spostarsi all’estero per motivi lavorativi risultano mediamente più brillanti (in particolare in termini di votazione negli esami e regolarità negli studi) rispetto a quanti decidono di rimanere in madrepatria. Infatti, il 55% degli occupati all’estero mostra un punteggio negli esami più elevato rispetto alla media del proprio corso di laurea (la quota è del 51% tra gli occupati in Italia)“. Non è questo “brain drain”? I migliori se ne vanno. Dobbiamo vedere le città svuotate, prima di suonare la sirena di emergenza?

Chiudo con il commento di Pietro, sul gruppo Facebook de “La Fuga dei Talenti”. Una pietra tombale sulla questione: “innanzitutto la cosiddetta “fuga dei cervelli” inizia spesso prima del dottorato, e non quando si e’ dottori di ricerca. Bisogna guardare quanti sono i dottori di ricerca di nazionalita’ italiana che vivono e lavorano all’estero, non quanti dottori di ricerca italiani si sono spostati all’estero dopo il conseguimento del dottorato. Poi ovviamente il problema non e’ che il 6% dei dottori di ricerca si trasferisca all’estero (cosa abbastanza naturale e positiva), ma che a fronte di un’uscita non ci sia un’entrata (e men che meno un rientro). L’Italia esporta dottori di ricerca verso i migliori istituti di ricerca e universita’ del mondo, e, quando va bene, importa studenti e dottori di ricerca da universita’ di basso livello di Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Infine, cosa fa chi resta in Italia? Quanti del 94% dei dottori di ricerca che restano lavora poi nel settore ricerca&sviluppo, e quanti invece finiscono a fare tutt’altro?“, scrive Pietro.

Quale insegnamento possiamo trarre, da questo episodio? Semplice: andare controtendenza, anche a livello informativo, non sempre è intelligente. Quando questo blog è nato, nell’ormai lontano 2009, faceva informazione in controtendenza. Tutti ancora parlavano di “fuga dei cervelli”. Noi parlavamo di “fuga dei talenti”, suonando l’allarme sull’espatrio di capitale umano -a 360°- dall’Italia. I fatti, purtroppo, ci hanno dato ragione. All’epoca però eravamo in controtendenza, ci guardavano con scetticismo.

Ma negare l’evidenza oggi ricorda molto quell’Ancien Regime che non vide arrivare il cambiamento. E ne fu travolto. Ecco, cerchiamo almeno, come sistema-Paese, di non fare quella fine. Lasciamola fare alla classe dirigente che questo Paese ha trascinato in Serie B.

L’Italia non merita questa fine. E’ ancora un Paese straordinario, ricco di persone straordinarie.

P.S.: Informazione di servizio. Ho notato questo interessante articolo sul sito de “Il Sole 24 Ore”. Una bella guida su come approcciare l’idea di andare all’estero. Può essere utile dargli un’occhiata, a chiunque sia interessato: CLICCA QUI PER LEGGERE

Giovani Talenti in Europa – Ritorno a Strasburgo

In Storie di Talenti on 27 maggio 2013 at 09:00

Puntata speciale di “Giovani Talenti”, che torna per il secondo anno consecutivo all’Europarlamento di Strasburgo, per una tavola rotonda fra giovani professionisti italiani espatriati nel cuore dell’Europa.

Giovani che, all’interno delle istituzioni comunitarie, o nelle organizzazioni che gravitano intorno al “villaggio brussellese”, hanno trovato quelle occasioni di crescita e sviluppo professionale troppo spesso negate o rallentate in Italia.

Qualche numero per fornire l’idea. Secondo i dati Aire, nei Paesi che ospitano le principali istituzioni europee il flusso di 20-40enni italiani emigrati -nel 2012- è stato così suddiviso: 2946 hanno scelto la Francia, 1012 hanno optato per il Belgio, 369 per il Lussemburgo. Dati che -ricordiamo- sono fortemente sottostimati rispetto alle cifre reali, come tutti i principali studi suggeriscono.

A Strasburgo “Giovani Talenti” incontra:

Vittoria Venezia, 3o anni, consigliere della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo;

Luca Fossati, 35 anni, consigliere responsabile per la Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo;

Eleonora Berti, 34 anni, project coordinator per gli Itinerari del Consiglio d’Europa;

-Gabriele Bertolli, 29 anni, Senior Consultant per il gruppo Strategis Communications.

Ospite insieme a loro, per commentare la nuova emigrazione professionale verso l’Europa, e valutare quanto l’UE rappresenti ancora un polo di attrazione  per i nostri giovani talenti, è Bruno Marasà, direttore dell’Ufficio a Milano del Parlamento Europeo.

Si chiude con questa puntata l’iniziativa “Giovani Talenti in Europa”, grazie alla quale sei ascoltatori  “under 30” del programma viaggeranno a Strasburgo a inizio luglio, per presentare agli eurodeputati le proprie proposte a favore dei giovani, in tema di progetti di studio, tirocinio e lavoro.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

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Alla prossima puntata: sabato 1° giugno, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centosettantacinquesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 25 maggio 2013 at 09:00

Centosettantacinquesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Puntata speciale, oggi: “Giovani Talenti” trasmette dagli studi del Parlamento Europeo di Strasburgo, con una tavola rotonda che coinvolgerà giovani espatriati al lavoro nelle istituzioni europee e rappresentanti dello stesso Europarlamento. Vi racconteremo quali opportunità professionali questi giovani hanno trovato in Europa, cosa si sono lasciati alle spalle in Italia… e se l’Europa possa rappresentare ancora un'”uscita di emergenza” per professionisti under 40 di talento, con scarse o nulle prospettive in Italia.

Oggi si chiude l’iniziativa “Giovani Talenti in Europa”, avviata a inizio aprile: ultima possibilità per inviare le vostre proposte e staccare due biglietti per la plenaria dell’Europarlamento di luglio, portando le vostre proposte ai deputati europei.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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L’Europa, la stalla e i buoi…

In Giovani Italians on 22 maggio 2013 at 09:00

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L’Europa salverà i nostri giovani? Stiamo a vedere: quanto accadrà da adesso fino alla fine di giugno potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro di un’intera generazione. Sempre che i Paesi europei si applichino con decisione al problema, con l’intenzione ferrea di risolverlo.

E’ questo il raggio di sole che intravediamo in un periodo così drammatico e difficile – soprattutto per l’Italia, Paese che sta pagando anni di inazione e di logiche sistmiche decisamente anacronistiche.

Come insegna la storia recente, ancora una volta l’Europa potrebbe venire in soccorso dei problemi italiani: in questo, l’azione di pressing del premier Enrico Letta, per trasformare il Consiglio Europeo di giugno in un summit di contrasto alla disoccupazione giovanile sembra trovare sempre più consenso nel Vecchio Continente. Il primo passo già a fine maggio, con un primo piano franco-tedesco, che potrebbe sbloccare risorse importanti a livello continentale per i giovani senza lavoro. Staremo a vedere: l’Europa ha molto deluso, nell’azione di contrasto alla crisi economico-finanziaria, con interventi ritardati e spesso maldestri. Speriamo che -almeno sui giovani- riesca a produrre risultati diversi e più efficaci.

C’è però un altro aspetto, da tenere presente. Un aspetto finito al momento sottotraccia, ma che rischia di avere effetti potenzialmente devastanti: la competizione globale sui talenti ha portato alcuni Paesi ad accelerare nell’accaparramento dei migliori professionisti. Uno di questi, in Europa, è la Germania, che ne fa un vanto: “prima di tutto il nostro compito è esaurire il potenziale che abbiamo nell’Europa del Sud, agevolando l’immigrazione dai Paesi mediterranei“, ha dichiarato il Ministro dell’Interno Hans-Peter Friedrich.

I numeri sono lì a dimosrarlo: solo lo scorso anno, l’emigrazione verso la Germania da Italia, Spagna, Grecia e Portogallo è cresciuta nell’ordine di oltre il 40%. 42mila italiani vi hanno trasferito il proprio domicilio, alla ricerca di lavoro. O con un contratto già in tasca.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha dichiarato che la fuga dei cervelli costa al nostro Paese ”grosso modo 5 miliardi di euro. I  nostri concorrenti increduli ringraziano del prezioso regalo”.

Insomma, se anche arrivasse -più prima che poi, speriamo- un piano serio e concreto a livello europeo per combattere la disoccupazione giovanile, potremmo trovarci di fronte all’amara sorpresa che sia troppo tardi…

Potremmo scoprire di aver finalmente chiuso la stalla… quando i migliori buoi (perdonateci il paragone) sono già scappati. Magari, felici e soddisfatti “al pascolo” su suolo germanico (o americano, brasiliano, cinese, malese, australiano…).

Got the message? Hurry up!

 

Talenti: Ripartire dalla Scuola

In Lettere e Proposte on 21 maggio 2013 at 09:00

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Anna Maggi, una delle proponenti del “Manifesto per rendere l’Italia un Paese delle Opportunità per i Talenti” (che abbiamo reso noto la scorsa settimana, CLICCA QUI PER LEGGERLO), ci ha inviato una nota integrativa dei punti 5 e 6, cui lei ha contribuito attivamente. Lo ha fatto sottoforma di lettera, che ci ha inviato per e-mail. Lettera che pubblichiamo molto volentieri. Da leggere con attenzione:

“Uno dei problemi dell’Italia, su cui pone l’accento questo blog, e’ la mancanza di una cultura capace di riconoscere e valorizzare i talenti delle persone, che spesso trovano più agevole esprimersi all’estero. Eppure, la formazione e la preparazione ricevuta all’interno del nostro sistema scolastico pare sia stata finora più che adeguata, visto che i nostri giovani vengono richiamati a ricoprire incarichi di prestigio da ogni dove. Possiamo vantare un sistema scolastico che, se confrontato con quello di altri Paesi, lascia ad ogni studente abbastanza tempo per scoprire le proprie inclinazioni e i propri personali talenti. Eppure, nei talenti dei nostri giovani sembriamo non crederci.

Come sopperire a tale carenza di una cultura della valorizzazione dei talenti?

E’ dalla scuola che, a mio giudizio, occorre ripartire, per formare una nuova classe dirigente, dotata di una mentalità più moderna, per il nostro Paese. Occorre investire più risorse nella scuola, ma è necessario anche acquisire la capacità di spenderle meglio.

Come?

Ritengo sia prioritario creare le condizioni per l’affermazione, all’interno del corpo insegnante e della scuola italiana, di una cultura capace di valorizzare i talenti di ciascuno e di renderne possibile la piena espressione.

A tal fine trovo necessarie le seguenti misure:

1. Maggiore attenzione per le risorse umane della scuola.

Occorre ripensare il sistema di reclutamento degli insegnanti delle scuole statali, che ha finora riconosciuto in via prioritaria il cumulo degli anni di anzianità di servizio e non ha considerato la motivazione, le competenze didattiche e pedagogiche realmente acquisite, oltre ai  titoli e alle esperienze di insegnamento  acquisite all’estero, anche se in altri ambiti. Trovo che la chiamata diretta di docenti adeguatamente formati, se accompagnata da una seria e approfondita valutazione permanente del loro operato, riporterebbe al centro dell’attenzione il diritto degli studenti di ricevere un’istruzione di qualità, più che la salvaguardia di diritti acquisiti soltanto in nome dell’anzianità. Ci vorrebbe, all’interno di ogni scuola, una persona responsabile della selezione, della crescita professionale e della valutazione dei docenti.

2. Uscita dall’autoreferenzialita’.

 E’ necessario incoraggiare e normare la mobilità europea dei docenti sia in fase di formazione che di servizio, per favorire il confronto e lo scambio con le migliori pratiche a livello comunitario e per ampliare il bagaglio di competenze e conoscenze in circolazione nella scuola italiana”.

Un Chirurgo in Brasile

In Storie di Talenti on 20 maggio 2013 at 09:00

Sono un giovane chirurgo, che si è formato tra Italia, Francia, Inghilterra e Brasile. La carriera e la vita mi hanno portato a lavorare in numerosi Paesi, accumulando sia esperienza, sia una visione globale di ciò che è la chirurgia nel mondo. Cosa mi ha spinto a fuggire? Il sistema italiano ingessato, insieme alla mancanza di occasioni per quelli che -come me- si sono fatti da soli, e che sono alla costante ricerca di opportunità per svolgere il proprio lavoro in modo onesto ed efficace“.

Parole chiare, che non lasciano margine di interpretazione alcuno, quelle di Umberto Morelli, 34enne chirurgo e ricercatore a San Paolo, in Brasile. Umberto vi approda al culmine di una carriera trascorsa a ricercare sempre il meglio, per la sua formazione. Mentre il settore della medicina italiana lo invita, neppure troppo indirettamente, a restare chiuso nel “piccolo mondo antico” del Belpaese, lui tiene sempre la valigia pronta. La prima la preparara per lasciare la sua Calabria e trasferirsi a Roma, per studiare Medicina. Nella capitale si specializza in Chirurgia, e -dopo un lungo e tortuoso iter tra le scuole di specializzazione di mezza Italia- riesce, con molti sacrifici e testardaggine, ad avviare l’ultimo tratto di formazione, per divenire chirurgo.

A un certo punto Umberto scopre che “l’insegnamento italiano non mi bastava, c’erano interventi che la mia scuola non praticava, io volevo migliorare il mio livello…“: nel 2007 prepara un’altra valigia e si trasferisce a Strasburgo, per un tirocinio semestrale. Torna in Italia, ma solo per ripartire dopo pochi mesi, per un nuovo stage in Brasile.

La chiusura del percorso di specializzazione si svolge con il classico rito italiano: “sei bravissimo!“, tante pacche sulle spalle, ma nessuna proposta concreta. Non serve essere andato all’estero per imparare qualcosa di nuovo, non serve aver provato a formarsi con una mentalità più aperta. L’unico ad offrire ad Umberto una possibilità concreta è il suo professore brasiliano. Che gli propone un Master in Chirurgia: lui riparte, e resta in Sudamerica fino al giugno 2010. Il biennio successivo lo vede di ritorno in Europa: prima in Gran Bretagna al Royal London Hospital, con una fellowship, poi a Colmar, in Alsazia, dove viene assunto come Chef de Clinique. “Per nessuno di questi lavori sono dovuto scendere a compromessi“, rivendica Umberto con orgoglio. Era sufficiente il CV.

L’ultima tappa di carriera lo vede di ritorno in Brasile, dove è chirurgo e ricercatore: non solo, il Paese carioca, una vera fucina delle opportunità per i giovani determinati e di talento, sta offrendo ogni giorno nuove possibilità di lavoro al giovane chirurgo italiano. L’Italia, da San Paolo, appare realmente lontana…

Ospite della puntata è Carlo Eugenio Vitelli, primario di Chirurgia all’ospedale S. Giovanni di Roma. Il professor Vitelli, in un recente articolo sull’Huffington Post Italia, ha invitato i giovani chirurghi ad emigrare, denunciando i motivi per cui fare carriera oggi -in Italia- è molto difficile. Con lui commentiamo la storia di Umberto Morelli, e allarghiamo lo sguardo alle opportunità di lavoro per i giovani medici all’estero.

Nella rubrica “Expats” andiamo a conoscere un gruppo di giovani italiani a Bruxelles. Dalla capitale belga hanno deciso di farsi movimento di opinione, per indicare ricette e strade concrete, che rendano l’Italia un Paese dinamico. Soprattutto, un Paese per giovani. Ne parliamo con Daniel Puglisi, co-fondatore di “Giovani Italiani a Bruxelles”.

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Centosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 18 maggio 2013 at 09:00

Centosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Giovani chirurghi con la valigia: questo il tema della puntata odierna, che ci porta fino in Brasile. Vi racconteremo una storia davvero emblematica, di un chirurgo trentenne che è andato fino a San Paolo, per trovare quelle opportunità professionali negate in Italia. O meglio, negate da un certo sistema medico italiano, dove conta più l’affiliazione del merito, dove uscire per specializzarsi all’estero viene visto con sospetto, dove si studia tanto ma si pratica poco…

Una storia che apre uno spaccato preoccupante sul mondo sanitario italiano. E sui motivi per cui, statistiche alla mano, sempre più giovani medici fuggono all’estero. Anche il protagonista della puntata odierna, prima di approdare in Brasile, ha trascorso periodi importanti di studio e di lavoro in Francia e Gran Bretagna.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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“Vivo Altrove” – il Documentario

In Fuga dei giovani on 16 maggio 2013 at 09:00

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E’ con grande soddisfazione che vi annunciamo l’uscita del documentario “Vivo Altrove“, realizzato da Claudia Cucchiarato, collega giornalista con cui da tre anni condividiamo la comune battaglia per far emergere il sottobosco della nuova emigrazione professionale dall’Italia.

Claudia, già autrice del libro “Vivo Altrove” (Bruno Mondadori, 2010), ha letteralmente fatto i salti mortali, negli ultimi due anni, per trasformare questo libro in documentario.

Qui sotto potete vedere in anteprima il trailer del documentario, che Claudia -residente a Barcellona- ha presentato all’ultimo Festival del Giornalismo di Perugia. Prossimamente vi diremo dove e come poter visionare l’intero film, che -come il libro- racconta storie di giovani italiani emigrati ai quattro angoli dell’Europa.

Buona visione!

+++3838: I primi numeri dei Controesodati (2011)+++

In Giovani Italians on 15 maggio 2013 at 09:00

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Quelli che presentiamo oggi sono i numeri, ancora piccoli, di un “piccolo” successo. O “miracolo”: quello della Legge Controesodo, che nel solo 2011 è riuscita a riportare in Italia quasi 4000 connazionali “under 40” residenti da almeno due anni all’estero, per motivi di studio o di lavoro.

Certo, nell’attuale situazione di crisi, il compito della legge appare realmente immane: un po’ come quello del bambino che prova a svuotare il mare con il secchiello. Per quanti secchielli d’acqua riesca a riempire, svuotandoli nella piscina di casa, a dieci metri c’è sempre un fiume che sfocia liberamente nel mare, rifornendolo di ettolitri d’acqua al secondo…

Metafore a parte, una riflessione che parta dagli ultimi dati dell’Ufficio Statistico Tedesco (Destatis), di cui vi abbiamo informato la scorsa settimana, è più che mai necessaria. 42mila italiani sono emigrati nel solo 2012 in Germania, con un incremento del 40%. Tutti i mezzi di informazione si sono soffermati su questo clamoroso -per quanto prevedibile- dato.

Nessuno si è mai chiesto invece quanto totalmente inadeguati siano gli strumenti ufficiali che monitorano la nostra “fuga dei talenti”: Aire e Istat. L’Aire in particolare, nei dati forniti in esclusiva alla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24, pur ammettendo un incremento nel 2012 del flusso di espatri pari al 30%, stimava in diecimila (!) i connazionali emigrati quello stesso anno in Germania. UN QUARTO del dato reale!

A questo punto occorre essere realisti: sono davvero solo 78mila i cittadini italiani emigrati all’estero nel 2012??? Più probabile una stima cautelativa intorno ai 200mila, applicando -con moderazione- il modello tedesco di moltiplicazione per 4.

E i 20-40enni sono stati realmente solo 35mila??? Più probabile una stima sui 90-100mila…

Ecco perché il tentativo di reinvertire il flusso, rendendo l’Italia un Paese attrattivo, appare al momento molto difficile. Ma i dati che vi forniamo ora sulla Legge Controesodo dimostrano che -cominciando nel 2011- qualcosa è partito… Sorvoliamo su quanto sia stato difficile ottenere questi dati, in un italianissimo gioco di rimandi e rimpalli tra Ministero del Tesoro ed Agenzia delle Entrate… L’importante è averli avuti e averli resi pubblici:

I DATI SUI CONTROESODATI 2011

Donne e lavoratori dipendenti: questo l’identikit degli italiani che -nel 2011- hanno scelto di fare ritorno nella Penisola, usufruendo di incentivi fiscali, dopo almeno due anni di lavoro o studio all’estero.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, sono stati 3838 i connazionali che hanno beneficiato delle agevolazioni consentite dalla legge 238/10 (rientro dei lavoratori italiani residenti all’estero), nota come “Legge Controesodo”.

Di questi 3838, la stragrande maggioranza (93%) sono lavoratori dipendenti: 3576 in tutto. Solo una minoranza i redditi da lavoro autonomo e d’impresa: 262.

A differenza degli espatri dall’Italia, che vedono storicamente una leggera prevalenza maschile (il 56% nel 2012), nei rientri in patria con bonus fiscale si impongonole donne: 2263, il 59%. Percentuale che supera il 60%, nel caso dei lavoratori dipendenti (2167 donne, contro 1409 uomini).

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