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“Controesodo” verso l’approvazione

In Declino Italia on 22 dicembre 2010 at 09:00

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Due notizie, per arrivare a Natale. La prima è buona, l’altra -come nelle migliori tradizioni- cattiva.

Quella buona è che nelle prossime ore il Senato dovrebbe dare il via libera alla legge “Controesodo”, che ha l’obiettivo dichiarato di far rientrare in Italia i nostri migliori talenti, al lavoro all’estero. Dopo la luce verde, a fine maggio, della Camera (con 485 voti a favore e nessun contrario), Controesodo attende dunque l’ok definitivo dell’altro ramo del Parlamento -tra poche ore- per diventare legge dello Stato. Si rivolge ai giovani con meno di 40 anni, che abbiano vissuto e lavorato all’estero per almeno 24 mesi consecutivi. Prevede uno sconto fiscale, per un ammontare massimo pari a 200mila euro, rivolto a chi opta per tornare in Italia dopo almeno due anni di studio universitario, post-universitario o attività lavorativa. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso avviato nel dicembre 2008, quando la proposta venne presentata. Ed è solo l’inizio di un percorso teso a facilitare e favorire il rientro dei nostri migliori giovani professionisti, attualmente sparsi per il mondo. Si tratta quantomeno di un inizio…

La cattiva notizia è invece rappresentata -su scala più generale- da quanto ci lascia in eredità questo decennio. Una realtà ben tratteggiata dalla lettera che una madre, Valentina Strada, ha scritto sabato scorso al “Corriere della Sera”, chiedendo -nei fatti- giustizia per la figlia 30enne, precaria: “per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano. Con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni. Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro“, denuncia Valentina.

Gli “Anni Zero” hanno -per paradosso- azzerato le chances di un’intera generazione. Chi aveva poco più di dieci anni nel Capodanno del Millennio, mai avrebbe immaginato la stangata che si stava per abbattere sulla sua testa. Mai avrebbe pensato che -nel giro di pochi anni- sarebbe sceso in piazza… semplicemente perché non aveva più nulla da perdere. Ora lo stanno capendo persino i genitori. Finalmente, è il caso di dire.

Gli Anni Zero ci lasciano in eredità un Parlamento dove i deputati vengono comprati come porci al mercato. Costano cari, ma si fanno comprare. In un Paese normale, mentre le loro pance ingrassano e la migliore gioventù di un’intera generazione scende in piazza, o scappa all’estero, questi figuranti da commedia tragica si dimetterebbero e verrebbero messi dietro le sbarre, se colpevoli di essere stati corrotti.

Ma l’Italia che gli “Anni Zero” ci consegnano non è un Paese normale:

-E’ anzi il Paese dove paghiamo le tasse più alte dell’Eurozona (43,5% – stime Ocse), nonostante chi sta al Governo avesse promesse di diminuirle, ben sedici anni fa.

-E’ il Paese che in Europa fa meglio solamente dell’Ungheria, in fatto di occupazione giovanile. Solo uno su cinque sono gli occupati nella fascia 15-24 anni.

-E’ un Paese -per dirla con il Centro Studi Confindustria- “malato”, che “delude”, che resta ancora una volta indietro. Dove produzione industriale e Pil (+1% di media) restano sostanzialmente stagnanti. Il modello-Germania brilla lontano, come una stella del firmamento. Il modello-Italia è stato invece travolto dal suo corporativismo, dalla sua gerontocrazia, dalla sua corruzione, dal suo affarismo e localismo. Quando ci sbarazzeremo di tutta questa ‘munnezza, così ben rappresentata persino in Parlamento?

-Lo stesso rapporto ribadisce un aspetto, sul quale insistiamo da tempo anche su questo blog: perché non si indirizza la politica industriale del Paese verso settori quali l’Information and Communication Technology, un “tesoro” che l’Italia non è ancora riuscita a sfruttare? Basti vedere la Gran Bretagna: se da noi questo settore fosse cresciuto allo stesso ritmo, nel decennio precedente la crisi (1997-2007), avrebbe apportato un contributo alla crescita del Pil pari a ben 7,1 punti percentuali. Il problema -per paradosso- è che le stesse imprese non sembrano consce della risorsa a disposizione. Senza contare che questo settore -per definizione- è giovane, e potrebbe offrire enormi possibilità di investimento a giovani imprenditori/fondatori di start-up, com oppure occupazionali, ai nostri giovani talenti.

-E’ un Paese con un debito pubblico a quota 1867 miliardi di euro. Oltre 30mila euro a testa. Provate a contarli. Non vi basterebbe tutta la vita.

-E’ il Paese delle corporazioni, che non lascia spazio agli outsider. Dove il 43,9% degli architetti, il 42% dei giuristi, il 39% degli ingegneri e così via, ha un figlio attivo nella stessa professione. Difficile -per chi non appartiene al club- entrare in un mondo costruito su misura da padri e nonni. “Gli ordini tradizionali, a prescindere dal numero degli iscritti, si stanno svuotando dall’interno: è un sistema che si estinguerà, perché i migliori professionisti se ne vanno“, riassume ad “Affari&Finanza” Riccardo Cappello, presidente dell’Associazione Giuristi e Consulenti Legali. E qui chi resta?… viene da chiedersi. Tanti “figli di”??? Qualcuno di loro sarà pur bravo, ma quanti incapaci popolano l’universo corporativo, protetti da tariffe minime e al riparo dal mercato… quello vero, quello concorrenziale?

E’ un’Italia, come ben riassume Aldo Cazzullo, dove “la classe dirigente non è selezionata dal merito, ma dai rapporti personali. I nuovi politici spesso non escono dalle “Grandes écoles” come l’Ena francese, ma dalle famiglie o dai famigli dei vecchi politici. Quel che conta non è studiare, sacrificarsi, fare esperienza, rischiare, mettersi in gioco, andare all’estero per poi tornare. Quel che conta è inserirsi in una rete di relazioni, in cui si entra per nascita, per matrimonio, per cooptazione. Il rapporto fondamentale che definisce la società italiana resta quello, vecchio di duemila anni, tra patrono e cliente“.

Per il rettore dell’Università di Torino Ezio Pellizzetti, ogni anno 34mila laureati e ricercatori italiani lasciano il Paese, con un perdita pari a 20miliardi di euro. La domanda fondamentale a questo punto è: se anche strumenti come Controesodo ne faciliteranno il ritorno, quale Paese troveranno -i nostri talenti all’estero- se mai rientreranno? La risposta la lasciamo agli Anni Dieci.

In bocca al lupo!