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Nuova Politica Industriale

In Declino Italia on 10 settembre 2014 at 09:00

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Bene fa il premier Matteo Renzi a invocare un’Italia diversa anche sul fronte della politica industriale, quando dice che le “imprese italiane devono andare a prendere questi settori di alta qualità, che l’Italia potrebbe puntare ad ottenere, che sono il nostro futuro“. Il tutto con effetti benefici pure su salari e occupazione, ovviamente. Anche perché, nota il premier, è ora di finirla di andare a sbattere contro il muro della concorrenza, nei settori di bassa qualità, contro i giganti indiano e cinese. Possiamo solo perdere…

Renzi non deve però sottovalutare la spinta che il suo stesso Governo deve fornire, con un serio orientamento di politica industriale, che premi innanzitutto le industrie innovative – e incentivi chi non lo ha ancora capito a muoversi in quella direzione.

Dopotutto, se l’Italia galleggia al 49esimo posto nella classifica sulla competitività del World Economic Forum, un motivo ci sarà: inefficienza del Governo, delle tasse, della burocrazia, lentezza della giustizia, pesante debito pubblico e rigidità del mercato del lavoro le cause principali. In questa gara al ribasso battiamo di un soffio il Kazakistan.

Il tutto mentre l’Ocse, nell’Employment Outlook, traccia un quadro impietoso del Paese:

gli under 25 italiani sono sempre più spesso disoccupati;

-tra coloro che lavorano, la metà ha un contratto precario, meno di due terzi saranno ancora allo stesso posto di lavoro tra un anno;

la disoccupazione giovanile è raddoppiata in soli sei anni;

-i Neet, acronimo fino a pochi anni fa sconosciuto, sono balzati su di oltre sei punti;

oltre la metà dei lavoratori italiani giovani ha un contratto atipico – il precariato è una trappola, non un punto di partenza, come avviene normalmente in Paesi più evoluti;

infine, il Belpaese è 20esima nella classifica Ocse per i salari, persino dietro la Spagna. Per la qualità dei posti di lavoro si aggiudica valutazioni mediocri.

Il punto di arrivo è quello indicato all’inizio dallo stesso Renzi, senza alcun dubbio. Ma per farlo occorre spostare delle montagne. Innanzitutto culturali. In bocca al lupo.

 

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