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“La meglio Italia”

In Fuga dei giovani on 2 aprile 2014 at 09:00

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Dobbiamo prendere atto che siamo di nuovo entrati in una fase emigratoria, che tocca più fasce d’età. Il numero degli espatri, che secondo diverse stime si aggirava dalle 30mila alle 50mila unità annue almeno fino agli anni più recenti, sfiora oggi le 70mila/100mila unità, a seconda delle fonti“: segnalo l’ultima uscita del Centro AltreItalie, l’interessante e documentato libro “La meglio Italia. Le mobilità italiane nel  XXI secolo“, fresco di stampa.

Un’inchiesta, l’ultima di una lunga serie, su questa “fuga” dal Paese, che ha contraddistinto gli ultimi anni di crisi strutturale della Penisola: un’inchiesta interessante, perché al di là del racconto delle storie e dell’analisi delle motivazioni di emigrazione, prova a mettere nero su bianco i labili numeri di un fenomeno realmente difficile da inquadrare. E lo fa innovando: confrontando cioè le incomplete statistiche Aire/Istat con i numeri degli uffici di statistica dei Paesi di approdo.

“La meglio Italia” fugge, mentre qui restiamo ancora un po’ troppo impantanati nelle chiacchiere: bene ha fatto il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco a lanciare un messaggio chiaro, la scorsa settimana alle imprese. Nella sostanza: serve “un salto di qualità di prodotto e di processo, che le porti a essere più grandi, più tecnologiche, più internazionalizzate. […] Attraverso una maggiore patrimonializzazione, anche con risorse proprie, gli imprenditori potranno dimostrare direttamente la fiducia nelle prospettive delle loro imprese“.

Passare dalle parole ai fatti: il mondo è cambiato. “Serve un profondo mutamento”, incalza Visco. Solo le imprese che sapranno cogliere le sfide della globalizzazione sopravviveranno. E con loro, il Paese che sorreggono.

Intanto, il Centro Studi Confindustria lancia l’allarme:

l’ascensore sociale in Italia continua a restare bloccato: solo il 9% dei giovani arriva al traguardo della laurea se ha genitori con bassa istruzione, contro il 64% dei laureati figli di laureati;

-l’Italia è caratterizzata da un nodo nella transizione tra scuola e lavoro. Lo dimostra il fatto che nel 2012 tra i 20-34enni laureati o diplomati, in Italia solo il 52,3% lavora entro tre anni dalla conclusione del proprio percorso di formazione, contro il 74,9% della media europea e l’88,4% in Germania.

E la “meglio Italia” se ne va…

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