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Cambiano i Governi. Prosegue l’Esodo.

In Fuga dei giovani on 5 marzo 2014 at 09:00

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Racconta una recente indagine Coldiretti/Ixe sui giovani italiani, che un ragazzo su due (fra i 30-34enni) è pronto ad espatriare per motivi di lavoro. Perché andarsene? Per il 19%, perché l’Italia  è un Paese fermo, in cui non si prendono mai decisioni. Per il 18% le tasse sono troppo alte, infine per il 17% manca il lavoro… e manca, parallelamente, la meritocrazia.

Solo il 27% ritiene che questo Paese possa offrire ancora un futuro. E non è certo un dato incoraggiante…

Quel che più fa male, è che -convinti che in Italia un posto lo si ottenga solo dietro raccomandazione (lo pensano 8 giovani su 10)- ben il 44% di questi giovani ha persino rinunciato a inviare il proprio curriculum alle aziende. E’ veramente imbarazzante rilevare quale sia oggi l’opinione dei nostri giovani sul sistema-Paese. Alla fine, la famiglia resta l’unico porto sicuro per una generazione in crisi. Rassegnata a una forzata convivenza con i genitori. O disposta a giocarsi il tutto per tutto all’estero.

Il nuovo -e giovane- primo ministro italiano Matteo Renzi può aver dato speranze ai giovani, promettendo riforme radicali. Ma non è ancora chiaro come intenda raggiungere quegli obiettivi“, argomenta il “Financial Times”, che osserva: “i giovani italiani altamente qualificati sarebbero una risorsa importante per un Paese, in cui la proporzione degli over 65 è la terza al mondo, dopo Giappone e Germania, e dove la proporzione della popolazione con istruzione di livello universitario è la penultima tra i Paesi Ocse, dopo la Turchia“.

A complemento, l’FT aggiunge come lo scorso anno l’equivalente del codice fiscale britannico sia stato assegnato a 44mila italiani, il 66% in più rispetto al 2012. Un vero e proprio boom di italiani in UK, confermato giovedì scorso anche dall’ufficio nazionale di statistica britannico: in un anno l’immigrazione netta Oltremanica ha raggiunto +212mila nuovi arrivi, con i cittadini di Polonia, Spagna, Italia e Portogallo a fare la parte del leone.

Infine, denuncia il settimanale L’Espresso: cinquemila laureati lasciano ogni anno l’Italia con un contratto di lavoro all’estero  in tasca. Si tratta per lo più di ingegneri, economisti, esperti di lingue e letterature straniere, e medici. Per Almalaurea, il 7% degli universitari che trovano impiego a un anno dal titolo lavora fuori dal Paese. Stiamo perdendo la classe dirigente del futuro. E perdiamo anche 175 milioni di euro spesi dalla pubblica istruzione per formarli.

Un solo dato: la banca-dati comunitaria Eures ospita i curricula di 190mila italiani, pronti a fare le valigie.

Cambiano i Governi, i problemi restano sempre gli stessi. Urgono risposte – SUBITO.

 

 

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