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Manager in Fuga e scarsa Attrattività del Sistema-Italia

In Declino Italia on 27 novembre 2013 at 09:00

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Due ricerche nell’ambito business sottolineano -una volta di più- lo scarso appeal del sistema-Italia nella capacità di valorizzazione dei talenti.

Studi che ci permettono di uscire, una volta di più, dall’abusato clichè dei “cervelli in fuga” – che ci confina nel solo ambito accademico. I risultati sono estremamente interessanti.

Il primo studio arriva da AstraRicerche (condotto per ManagerItalia e Kilpatrick): si basa su interviste a 1500 manager espatriati. AstraRicerche stima che il totale dei manager italiani all’estero sia pari a 10mila.  Il risultato è -per certi versi- sconfortante: il 51% di loro ha visto all’estero possibilità professionali più stimolanti, rispetto all’Italia, mentre nel 27% dei casi la motivazione di espatrio è stata l’assenza tout court di queste stesse opportunità nel Belpaese.

Il 97% dei manager italiani all’estero è soddisfatto del suo lavoro, dove si vedono apprezzati per passione e impegno, capacità relazionali e creatività. Per paradosso, nel 48% dei casi la caratteristica penalizzante è data dall’incapacità di staccarsi dai modelli aziendali/manageriali italiani (!) – un chiaro riferimento alle regole molto peculiari che hanno permeato (e stanno permeando) la gestione delle nostre aziende.

Veniamo ora al cuore del problema: l’86% dei manager espatriati trova all’estero meritocrazia, nel 79% dei casi fa carriera senza avere particolari conoscenze, e quand’anche queste conoscenze ci sono, valgono e si usano in relazione al merito e all’esperienza delle persone.

Visti da fuori: i nostri manager espatriati giudicano la classe manageriale italiana come scarsamente capace di muoversi all’estero. In sintesi: provinciale. Per l’85% degli intervistati presenta una insufficiente frequentazione con l’estero, per il il 51%  non è pronta ad affrontare le sfide che arrivano da fuori e per il 55% le manca lo “standing” internazionale per muoversi in un mondo globale. Non è un caso, aggiungiamo noi, che la classe dirigente italiana sia generalmente dipinta come vecchia e scarsamente istruita, almeno nella media generale…

Infine, ciliegina sulla torta: per i nostri manager all’estero l’Italia non offre prospettive socio-economiche per tornare (83%), dovrebbe prendere a modello il Paese attuale di residenza in molti aspetti della vita professionale (77%), l’Italia è un Paese corrotto (66%) che gode di una pessima immagine all’estero (61%).

Tornerebbero, i nostri manager all’estero? Sì, ma solo per motivi affettivi, sostanzialmente.

Interessante infine la capacità attrattiva del sistema-Italia verso i manager stranieri, visti dai loro colleghi italiani all’estero: verrebbero in Italia a lavorare, poichè lo considerano uno dei Paesi più belli al mondo (90%), ma le motivazioni calano drasticamente quando si passa alla presenza di realtà aziendali interessanti nel Belpaese (24%) e si avvicinano allo zero quando parliamo di buone opportunità professionali nella Penisola (12%…).

Qui ci ricolleghiamo all’indagine Adecco-Insead (“Global Talent Competitiveness Index”), presentata proprio ieri, relativa alla capacità competitiva di un Paese sulla base dello sviluppo, attrazione e mantenimento dei talenti: l’Italia è 36esima in classifica su 103 Paesi. Il dato non inganni, però: siamo addirittura 79esimi per capacità di attrarre i talenti, mentre miglioriamo nella capacità di farli crescere (33esimi). “I principali fattori critici per la capacità di attrarre talenti in Italia sono rappresentati da una bassa “apertura verso l’esterno” del sistema-Paese, da una limitata mobilità sociale, da una scarsa presenza delle donne nel mondo professionale  in confronto agli uomini”, denuncia la ricerca.

Giusto per avere qualche modello da cui “copiare”… quali sono i Paesi che beneficiano maggiormente, in termini di competitività, dalla valorizzazione e attrazione dei talenti? Nell’ordine Svizzera, Singapore e Danimarca. Otto Paesi dei primi dieci, con la sola eccezione di Singapore e Usa, sono europei. Noi navighiamo -come sempre- nei posti bassi della classifica. E’ drammatico, in particolare, il dato relativo alla capacità di attrazione, che ci vede nelle ultime posizioni.

Come ripartire? Le soluzioni le conosciamo bene. Da anni. Il problema è che non vogliamo adottarle. Passo e chiudo.

 

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