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Dottoranda a Reading – lontana dai Baroni

In Storie di Talenti on 11 novembre 2013 at 09:00

I baroni uccidono i giovani, dentro e fuori le università, perché barone non è solo il professore barone – ma è colui che accetta questo infinito ed incistato sistema di corruzione in una perenne attesa limbica“: è una denuncia coraggiosa, quella che Valentina Calista, 30 anni, attualmente PhD. a Reading, nel sud dell’Inghilterra, fa del sistema universitario che si è lasciata alle spalle.

Ne ha tutte le ragioni, se guardiamo alla sua storia accademica: una laurea in Filologia Moderna, Valentina decide di tentare una carriera accademica nel Belpaese, iniziando dal classico dottorato. La realtà che le si para davanti, però, è disarmante: la relatrice della sua tesi di laurea le lascia intravedere una possibile candidatura a “cultrice della materia” (nei fatti una sorta di portaborse ai baroni… retribuita a zero euro), e la invita al tempo stesso a candidarsi anche presso altri atenei. Quest’ultima opzione, apparentemente più praticabile, rivela però in breve il suo lato più oscuro: Valentina scopre, nei cinque tentativi che fa -da Nord a Sud- come i vincitori siano tutti già scritti e ben identificati in anticipo. I concorsi, insomma, sono solo una clamorosa farsa.

Un episodio su tutti, come racconta Valentina: “Un giorno, durante l’ultima prova di dottorato a Chieti, mi alzai, lasciai il foglio in bianco e lo consegnai al presidente della commissione, nonché direttore del dipartimento interessato. Lui -sorpreso- mi disse: “Signorina, c’è qualcosa che non va?”. Io risposi: “Si, sono venuta solamente perché ho pagato 60 euro di tassa, e mi volevo togliere lo sfizio per l’ennesima volta, osservando quanto sia tutto una buffonata! Me ne vado in Inghilterra”. Lui rimase choccato. L’altro commissario, nonché Professore di ruolo, mi sorrise e mi disse: “Signorina, complimenti, lei ha capito tutto”. Più chiaro di così.

A quel punto Valentina prende la decisione che le cambierà la vita: “non avevo più paura. Il mio futuro non era qui“. Invia mille curricula all’estero, riceve risposte da tutti gli atenei stranieri, fino a quando decide di candidarsi all’Università di Reading, nel sud-est inglese, presso il Dipartimento di Italian Studies. Anche qui però le cose si complicano, ancora una volta, a causa dell’università italiana di provenienza. La sua relatrice, che avrebbe dovuto scriverle quantomeno la lettera di referenze (passaporto indispensabile per essere accettata Oltremanica), sparisce dalla circolazione. Si disinteressa totalmente. La salva il professore di laurea triennale, che le redige il necessario documento.

Valentina passa le selezioni e approda in Inghilterra: da poche settimane ha avviato il suo PhD.: “qui si condivide il sapere, qui non lo si tiene stretto fino a soffocarlo, tutto per sè, qui la rivalità non è tra i primi sintomi di un sistema corrotto e insano come quello italiano. Qui c’è la meritocrazia, che invoglia ad una sana competitività. E qui si fa sul serio, perché la parola RICERCA ha una connotazione importante e seria“, riflette amaramente.

Ospite della puntata è Nicola Gardini, docente all’università di Oxford, autore -tra gli altri- del libro autobiografico “I baroni”, storia della sua kafkiana vicenda di professore-“corpo estraneo” in un’Italia soffocata dalle baronie accademiche. Con lui commentiamo la storia di Valentina.

Nella rubrica “Expats” andiamo controcorrente, parlando dei tanti giovani italiani che vorrebbero poter tornare nella Penisola. Ma alle loro condizioni. Senza compromessi. Lo spunto ce lo offre il blog del giornalista Antonio Siragusa, “Iotornose”.

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La discussione di novembre: “Di fronte al rischio declino l’Italia rivuole i suoi talenti ora all’estero – o dice di rivolerli. Le mosse degli ultimi due Governi vi convincono? Cosa fare di più? Cosa chiedete -in tre, concreti punti- al sistema-Italia, per tornare?”

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Alla prossima puntata: sabato 16 novembre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

 

 

 

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