sergionava

Classe dirigente “a propria insaputa”

In Declino Italia on 2 ottobre 2013 at 09:00

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Non commento neppure il delirio politico in corso in questi giorni. E’ troppo umiliante, avvilente e surreale per un Paese come l’Italia. Troppe volte abbiamo pensato di aver toccato il fondo. Ma il senso del limite è qualcosa che non appartiene alla autoproclamatasi “classe dirigente” italiana. Che tutto è in grado… fuorché dirigere qualcosa.

E’ grazie a una classe dirigente “a propria insaputa” che stiamo inanellando una serie di risultati straordinari:

l’ultimo rapporto della Commissione Europea non ha potuto tacere sul fatto che il sistema produttivo italiano è drammaticamente arretrato, nel ranking UE: deindustrializzazione in atto, salari congelati, produttività deteriorata. Il declino è già presente, che ci piaccia o no: sebbene l’attività manifatturiera rappresenti oltre il 15% del valore aggiunto complessivo generato dall’economia (dato di poco superiore alla media europea), quest’attività si concentra in settori a basso profilo tecnologico e innovativo (abbigliamento, metallurgia, legno). La quota di settori innovativi sul totale della produzione risulta invece ridotta nella Penisola, rispetto ad altri Paesi Ue. Dal 2007 abbiamo registrato un crollo della produzione industriale pari al 20%. Giù la competitività, invariata la produttività. Un quadro che rasenta la catastrofe;

-intanto l’Ocse rivela che quella componente straordinaria di valore aggiunto che detiene il nostro Paese, il capitale umano rappresentato dai laureati, o troviamo all’estero. Oltre 400mila fra laureati, titolari di diplomi universitari e dottori di ricerca vivono ormai oltreconfine, il 7,9% del totale. Il resto annaspa qui, nei marosi di un’economia tarata su profili di istruzione medio-bassi;

-infine, altra “buona” notizia: secondo l’Istat, negli ultimi dieci anni si è drammaticamente assottigliata in Italia la fascia d’età più dinamica e produttiva della popolazione. Quella fra i 15 e i 39 anni, ridottasi -tra il 2002 e il 2011- di ben due milioni di persone! La sua quota sul totale della popolazione è quindi scesa dal 34,7% al 29,9% del totale. Quale futuro, se vengono a mancare i giovani?

L’Italia stavolta è veramente a un bivio nella sua storia: o trova il colpo di reni miracoloso, o si inabissa. Condannata da una classe dirigente tra le peggiori nell’intero pianeta Terra.

Quando avrete letto le cifre di cui sopra, insieme a mille altre che certificano, attestano e sigillano il nostro declino, ripensate alle parole del presidente di Telecom Franco Bernabè. In sostanza ha avuto il coraggio di affermare, in un’audizione al Senato, di aver appreso solo dalla lettura dei comunicati stampa dell’assalto di Telefonica all’ex-gigante delle telecomunicazioni italiano. In Bernabé si specchia un’intera classe dirigente: abile a prendere posizioni di potere e stipendi collegati, abile a esercitare il potere… totalmente incapace però di gestirlo. Una classe dirigente “a sua insaputa”.

Dove sono i nostri talenti? A chi li abbiamo regalati? Chi ha loro rubato il posto, in questo PAese?

Quello che sta suonando in queste settimane è il “de profundis” di un intero sistema di potere, che prova a scappare con gli ultimi soldi in cassa. Speriamo solo non sia il “de profundis” dell’Italia.

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  1. E’ vero purtroppo in Italia non esiste meritocrazia e quindi chi vale va a cercare la valorizzazione oltre confine questo però a lungo andare porterà un totale impoverimento del Paese che diventerà una nazione di anziani senza futuro, bisogna aiutare i giovani secondo me in primis togliendo i test di accesso all’università e lasciando come negli altri stati europei libero accesso alle facoltà. Io credo che almeno il diritto di provare debba essere concesso a tutti e non vincolato da dei stupidi test di logica, contro i quali, che ha una mente filosofica non potrà mai combattere!!

  2. Cara Sonia , condivido la tua opinione.
    Ma noi ci dovevamo ribellare quando ne avevamo le possibilità!!!

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