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I Talenti all’Estero guadagnano di Più

In Fuga dei giovani on 18 settembre 2013 at 09:00

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I dati Almalaurea rendono finalmente giustizia scientifica alle tesi che “La Fuga dei Talenti”, anche in questi anni di crisi, sostiene e ha sostenuto con forza. La verità è questa: i giovani professionisti italiani di talento all’estero guadagnano semplicemente di più.

A cinque anni dalla laurea lo stipendio mensile netto medio di un giovane “dottore” è di 2324 euro.

In Italia arriva solo a 1378 euro.

La differenza è di quasi MILLE euro.

Se abbassiamo l’asticella a un anno dalla laurea, lo stipendio mensile netto di un giovane laureato espatriato è di 1586 euro.

I colleghi rimasti in Italia vivacchiano intorno ai 1024 euro, dopo anni passati a sgobbare sui libri, sperando in un Paese (e in un futuro) migliore.

La differenza è di oltre CINQUECENTO euro. A un solo anno dalla laurea.

Aggiunge Almalaurea che le retribuzioni migliorano -con il tempo- all’estero, più che nel nostro Paese: +18% a cinque anni dalla laurea, contro il +8% dell’Italia.

La laurea risulta più efficace all’estero: 60%, contro il 54,5% del Belpaese. Il 52% dei laureati italiani che lavorano all’estero utilizza le competenze acquisite durante gli studi in misura elevata, contro il 45% di chi resta qui.

E’ così che questo Paese, sempre più anacronisticamente lontano dalla globalizzazione, intende valorizzare il suo preziosissimo capitale umano, l’unica arma che gli è rimasta per salvarsi dal declino? E’ così che il sistema produttivo italiano ricompensa giovani che hanno creduto in un futuro?

Vogliamo piantarla una volta per tutte di raccontarci frottole? Vogliamo avere l’onestà intellettuale di dire che questi cinque anni di crisi hanno fatto cambiare pochissimo, nella testa di una classe dirigente sconfitta dalla Storia? (quella con la S maiuscola, beninteso…)

Vogliamo avere il coraggio di dire che il primo cambiamento deve essere nella testa degli italiani? Che serve -una volta per tutte- distruggere i modelli del passato (basati su anzianità, buone idee mai innovate, “piccolo è bello”, raccomandazioni quali unica forma di selezione, sfruttamento selvaggio del capitale umano), per rimpiazzarli con modelli completamente capovolti?

Intanto le nuove generazioni di questo Paese affondano: secondo l’Istat, tra il 2010 e il 2013 è crollato il numero degli under 35 al lavoro, passati da 6,3 a 5,3 milioni.

Passo e chiudo. E la voglia di chiudere definitivamente queste prediche a un Paese sordo, vi assicuro, monta sempre di più.

 

 

 

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