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Il Paese dell’Eterno Gambero

In Declino Italia on 5 agosto 2013 at 11:00

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Non so come i nostri amici e lettori all’estero vedano l’Italia oggi. Sospetto, ma mi piacerebbe avere conferme in proposito, che lo vedano come un Paese sempre più indecifrabile, che suscita emozioni contrapposte. Che invoglia qualche piccolo sentimento di ritorno, subito frenato però da notizie che fanno letteralmente cadere le braccia. A cui segue l’immancabile commento: “Ancora??? Ma basta!

Un po’ come quei bambini estremamente bravi e dotati, con un potenziale creativo enorme… che però ti fanno uscire dai gangheri, per la loro incapacità di canalizzare questo enorme potenziale in qualcosa di concreto (proprio ora che tanto bambini non sono più, perché stanno crescendo…), continuando a voler vivere un’eterna infanzia.

Questa è l’Italia: Paese che -nel sottobosco- comincia a cambiare pelle. Nascono sempre più start-up giovani, le nuove generazioni si industriano per cambiare ritmo e modelli, mentre una parte delle vecchie generazioni ha finalmente compreso come innovazione, capitale umano qualificato e internazionalizzazione siano la chiave per affrontare questo delicato Terzo Millennio. Sullo sfondo, una stagione politica che ha imposto una discreta cura di austerità, per risanare i conti. Peccato che nessuno abbia ancora avuto il coraggio di avviare serie riforme strutturali, che spazzino via un bel po’ di monopoli e privilegi. A quando?

Non è però questo il punto: il punto è che la ricreazione è finita, per chi spera ancora in un ritorno al passato. C’era una volta un Paese del boom economico, il Paese del “Drive In”, il Paese dove i soldi giravano e venivano ampiamente dispensati per corrompere politici, evadere il fisco, tessere relazioni malsane e della peggior specie, imperniate su squallidi faccendieri. Mentre ogni politica industriale e di crescita andava a farsi fottere, ipotecando il futuro.

In molti hanno nostalgia di quel Paese dei balocchi, dove la giustizia era un inutile accessorio, dove le regole erano il giogo dei deboli e il divertissement dei potenti. Molti dei protagonisti di quella stagione sono infatti ancora lì: nella stanza dei bottoni. Alcuni hanno cambiato casacca. Altri sono passati dalla seconda linea alla prima linea. Ma sono ancora lì.

E’ quel modello di Italia che ha prodotto un’evasione fiscale annua stimata tra 150 e 220 miliardi annui (come suggeriva un recente articolo de “Il Sole 24 Ore”). Una vergogna mondiale: parliamo di una decina di manovre finanziare, perlomeno… recuperare un solo anno di evasione fiscale garantirebbe al Paese un’intera decade di manovre gratis!

Non c’è dunque reato più odioso di questo, perché priva il Paese di risorse fondamentali per la crescita, di investimenti vitali per i giovani, di un welfare state degno di questo nome, a fronte dell’enorme carico fiscale che grava sugli imprenditori onesti e sui lavoratori dipendenti.

In questo continuo tentativo di ritorno agli anni ’80 / primissimi anni ’90, a quella chimera ormai irraggiungibile di un’Italia che non esiste (fortunatamente) più, e non tornerà mai più, chiunque venga beccato con le mani nella marmellata ha a questo punto tre strade, tutte obbligatorie. Saldare il proprio debito con la giustizia. Rispettare le sentenze. E lasciare spazio a una nuova classe dirigente, basata su modelli onesti e con una visione del futuro moderna e innovativa.

L’Italia non può più permettersi passi indietro. Chiunque anteponga i propri interessi personali o di casta al futuro del Paese ha sbagliato indirizzo ed epoca storica. Ora l’Italia deve guardare avanti. Con tre stelle polari: il merito, la spinta innovativa e il rispetto delle leggi e delle regole.

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