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Talenti: Ripartire dalla Scuola

In Lettere e Proposte on 21 maggio 2013 at 09:00

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Anna Maggi, una delle proponenti del “Manifesto per rendere l’Italia un Paese delle Opportunità per i Talenti” (che abbiamo reso noto la scorsa settimana, CLICCA QUI PER LEGGERLO), ci ha inviato una nota integrativa dei punti 5 e 6, cui lei ha contribuito attivamente. Lo ha fatto sottoforma di lettera, che ci ha inviato per e-mail. Lettera che pubblichiamo molto volentieri. Da leggere con attenzione:

“Uno dei problemi dell’Italia, su cui pone l’accento questo blog, e’ la mancanza di una cultura capace di riconoscere e valorizzare i talenti delle persone, che spesso trovano più agevole esprimersi all’estero. Eppure, la formazione e la preparazione ricevuta all’interno del nostro sistema scolastico pare sia stata finora più che adeguata, visto che i nostri giovani vengono richiamati a ricoprire incarichi di prestigio da ogni dove. Possiamo vantare un sistema scolastico che, se confrontato con quello di altri Paesi, lascia ad ogni studente abbastanza tempo per scoprire le proprie inclinazioni e i propri personali talenti. Eppure, nei talenti dei nostri giovani sembriamo non crederci.

Come sopperire a tale carenza di una cultura della valorizzazione dei talenti?

E’ dalla scuola che, a mio giudizio, occorre ripartire, per formare una nuova classe dirigente, dotata di una mentalità più moderna, per il nostro Paese. Occorre investire più risorse nella scuola, ma è necessario anche acquisire la capacità di spenderle meglio.

Come?

Ritengo sia prioritario creare le condizioni per l’affermazione, all’interno del corpo insegnante e della scuola italiana, di una cultura capace di valorizzare i talenti di ciascuno e di renderne possibile la piena espressione.

A tal fine trovo necessarie le seguenti misure:

1. Maggiore attenzione per le risorse umane della scuola.

Occorre ripensare il sistema di reclutamento degli insegnanti delle scuole statali, che ha finora riconosciuto in via prioritaria il cumulo degli anni di anzianità di servizio e non ha considerato la motivazione, le competenze didattiche e pedagogiche realmente acquisite, oltre ai  titoli e alle esperienze di insegnamento  acquisite all’estero, anche se in altri ambiti. Trovo che la chiamata diretta di docenti adeguatamente formati, se accompagnata da una seria e approfondita valutazione permanente del loro operato, riporterebbe al centro dell’attenzione il diritto degli studenti di ricevere un’istruzione di qualità, più che la salvaguardia di diritti acquisiti soltanto in nome dell’anzianità. Ci vorrebbe, all’interno di ogni scuola, una persona responsabile della selezione, della crescita professionale e della valutazione dei docenti.

2. Uscita dall’autoreferenzialita’.

 E’ necessario incoraggiare e normare la mobilità europea dei docenti sia in fase di formazione che di servizio, per favorire il confronto e lo scambio con le migliori pratiche a livello comunitario e per ampliare il bagaglio di competenze e conoscenze in circolazione nella scuola italiana”.

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