sergionava

Un Patent Attorney a Londra

In Storie di Talenti on 29 aprile 2013 at 09:00

Se domani decidessi di cambiare Paese, so già che in molte nazioni avanzate quanto ho fatto in passato verrebbe considerato, e mi permetterebbe di progredire nella mia carriera. Se invece decidessi di tornare in Italia, nell’80-90% dei casi dovrei aspettarmi di ripartire da zero, o -nell’ipotesi migliore- dal fondo della piramide. E ciò non è -nè deve essere- accettabile“: Simone Ferrara, 32 anni, Patent Attorney per Vodafone a Londra, mette nero su bianco il suo personale atto d’accusa contro un Paese che il merito sostiene di riconoscerlo ogni giorno…. peccato però lo faccia solo a parole.

La storia di Simone esce un po’ dal “format-tipo” della narrazione di “Giovani Talenti”: già durante il corso di studi in Ingegneria delle Telecomunicazioni, trascorre diversi mesi in Finlandia, appena un grado sotto il Circolo Polare Artico, in un laboratorio di ricerca. “Quella esperienza mi fece capire quanto siano grandi le potenzialità di crescita che sbocciano, quando si lavora in un ambiente internazionale“, ricorda Simone, che -una volta conclusa la tesi- lascia perdere le opportunità di lavoro nella Penisola. “Non ho fatto molti tentativi di rientro, una volta laureato – detto ciò, ho ricevuto varie proposte nei due mesi successivi alla tesi. Le offerte, in generale, erano buone dal punto di vista delle prospettive lavorative ed economiche, quello che però non mi convinse fu la generale mancanza di stimoli che percepii in Italia. Credo che questo sia ancora oggi uno dei maggiori problemi“.

Simone si trasferisce così, spinto anche da una “nostalgia al contrario” verso una dimensione pienamente internazionale del lavoro, alla Washington University di St. Louis, dove inizia un PhD. Negli Usa presta servizio come assistente ricercatore e assistente insegnante, e ottiene il Master in Electrical Engineering. A un certo punto opta per abbandonare il percorso di dottorato e tornare in Europa. Destinazione UK: “fortunatamente non mi trovavo in Italia, e nessuno mi chiese da dove venivo, chi conoscevo o se fossi pronto a lavorare senza alcuna promessa per il futuro. Invece, mi fu offerto un impiego esclusivamente in base alle mie capacità e al mio curriculum“, annota Simone.

Nel giugno 2008 inizia a lavorare come trainee Patent Attorney per uno studio legale a Londra. Diviene addirittura segretario -lui, italiano e dunque straniero- dell’associazione dei giovani Patent Attorneys britannici, prima di conseguire la qualifica di European Patent Attorney e passare a Vodafone, dove fa ora parte del team legale.

Da Londra, Simone riassume così la sua visione del “brain drain” italiano: “le principali cause della fuga dei talenti sono l’incapacità (o la non volontà) di riconoscere e premiare il merito, insieme alla scarsa internazionalizzazione dell’Italia. Quando si scava sotto la superficie, si scopre che l’Italia ha poco peso sulla scena internazionale, l’export è in maggior parte concentrato su prodotti a basso contenuto tecnologico/innovativo“. Simone conclude la propria riflessione, riassumendo le sue speranze per il Paese di origine: “vorrei una società dove le opportunità e la speranza di cambiamento non siano semplici parole sulle bocche ipocrite di chi ha potere, ma poi non dà l’esempio in prima persona. Vorrei che ogni università, scuola o centro educativo potesse contare su un panel di persone esemplari, che sappia guidare ed ispirare i giovani coi fatti“.

Ospite della puntata è Paolo Markovina, presidente di Aicipi, l’Associazione Italiana dei Consulenti ed Esperti in Proprietà Industriale di Enti e Imprese: con lui commentiamo la storia di Simone, consideriamo le opportunità nel settore per i giovani in Italia e ragioniamo sul potenziale innovativo del Paese.

Nella rubrica “Expats” leggiamo la lettera del mese, inviata dalla nostra ascoltatrice Marta. Pronta a trasferirsi negli Stati Uniti, a seguito del marito. Alle spalle lascia un lavoro “sicuro” in Italia. E tante, tante, tante… troppe promesse. Promesse di un Paese ormai incapace di offrire una reale prospettiva di futuro ai propri giovani.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione di aprile: Come dare un’opportunità ai giovani, favorire il ritorno in Italia dei talenti, e cambiare la classe dirigente della pubblica amministrazione? Cosa ne pensate di prevedere che dirigenti, direttori e amministratori di nuova nomina dimostrino nel curriculum almeno due anni di lavoro all’estero, quantomeno in Paesi del G20, quale condizione obbligatoria e imprescindibile?

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

Iniziativa Twitter – Hashtag della settimana: #noaimediocri

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 4 maggio, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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