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Iniziativa #Zerotitoli – Stop all’incompetenza della classe dirigente

In Lettere e Proposte on 27 febbraio 2013 at 09:00

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Le recenti vicende di cronaca hanno messo sotto il naso di tutti quanto sospettavamo ormai da tempo, in merito alla “competenza” della presunta classe dirigente italiana: semplicemente, questa “classe dirigente” non ha titoli. E anche quando li produce, c’è il rischio che siano millantati.

Il caso del giornalista Giannino, che è riuscito nella non facile impresa di far credere per anni di avere non una, ma due lauree (!), oltre che un Master all’estero (addirittura a Chicago, addirittura nello stesso ateneo del collega di partito Luigi Zingales – che l’ha fortunatamente smascherato), fa il paio con un altro caso di cronaca.

Ovviamente diverso per gravità e tipologia, ma altrettanto significativo. Quello, passato molto più in sordina, di Giuseppe Biesuz, indicato dalla Regione Lombardia nel 2008 come direttore generale delle Ferrovie Nord Milano, dopo aver vinto un concorso. A dicembre 2012 Biesuz, 51 anni, viene arrestato per bancarotta. Nel corso dell’inchiesta, si scopre che aveva vinto il concorso pubblico producendo un’inesistente Laurea in Economia e Commercio (mica puoi nominare un semplice diplomato a quella posizione, quindi una laurea -anche finta- serviva). Lasciamo infine perdere il fatto -come denuncia l’articolo de “La Repubblica”, dal quale abbiamo attinto queste informazioni- che Biesuz avrebbe persino sbianchettato otto lievi precedenti penali dal curriculum.

Episodi che fanno il tris con la laurea “albanese” del figlio di Umberto Bossi: episodi che rappresentanto la spia del’allarme rosso di una classe dirigente italiana “Zero Titoli”. Dobbiamo ricordare come, sulla base di alcune statistiche riportate anche su questo blog, metà dei manager italiani non sono neppure laureati? Metà!

Prima che qualcuno avanzi la solita (e forse corretta, sotto certi punti di vista) critica, secondo cui la differenza tra le reali capacità delle persone non la fa un pezzo di carta (ma perché poi le lauree, allora poi le millantano, se non servono a nulla?), vorrei ricordare che questa classe dirigente anziana e senza titoli che guida il Paese non è certo l’unica alternativa che abbiamo.

All’estero (e anche in Italia) abbiamo una classe dirigente potenziale che vanta fior di lauree e Master, oltre a esperienze vere di lavoro e studio all’estero, che tutti i personaggi precedentemente citati hanno probabilmente visto solo col binocolo. L’alternativa c’è, esiste. Peccato solo che questa alternativa, questa classe dirigente titolata e potenziale, la facciamo scappare da oltre 20 anni fuori dai nostri confini. E se resta qui la reprimiamo, le tagliamo le ali, per paura che cambi troppi cose, che sovverta uno “status quo” che ormai emana una puzza cadaverica, tanto è marcio…

Qui resta insomma solo una classe dirigente “zero titoli”, che in 20 anni ci ha fatto retrocedere in tutte le classifiche internazionali. Tutte. Mentre i nostri assi nella manica lavorano fuori, arricchendo con le loro competenze Paesi stranieri. Complimenti…

+++DA QUI L’INIZIATIVA, CUI INVITO TUTTI I LETTORI DEL BLOG AD ADERIRE+++

Un’iniziativa social, alla quale chiamo tutti a raccolta: più si è, più si riesce a far passare il messaggio:

FACEBOOK – “postate” sui vostri profili il seguente messaggio: “No agli incompetenti alla guida dell’Italia. Io la mia laurea -vera- me la sono sudata. Le mie esperienze -certificate- di studio e lavoro all’estero le ho fatte. Fuori gli #zerotitoli dall’Italia! Riportiamo a casa i nostri veri #talenti!

TWITTER: l’hashtag di riferimento è #zerotitoli

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  1. Ciao, ammetto che l’affaire Giannino mi ha colpito molto, e non solo perche’ ero un fan di “La versione di Oscar”. Non ho capito il perche’ di quel che e’ successo: lo considero veramente il caso di una persona con grandi competenze e non mi ero mai posto la domanda sui suoi titoli. Pero’ concordo su di un fatto: per poter raggiungere certe cariche pubbliche si dovrebbe istituire anche l’obbligo di una “certificazione” coerente con la poszione ed il ruolo. E’ una realta’ in tutti gli altri ambiti (privati ed anche pubblici) e non capisco perche’ un politico debba sfuggirvi. Oltre, ovviamente, alla conoscenza di almeno una lingua, preferibilmente l’inglese.

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