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+++ Indagine: il vero volto della nuova emigrazione italiana – “Giovani Talenti” e “Centro AltreItalie” +++

In Fuga dei giovani on 17 febbraio 2013 at 09:00

GIOVANI, ISTRUITI, IN FUGA DA UN PAESE “ALLO SFASCIO”

IL VERO VOLTO DELLA NUOVA EMIGRAZIONE ITALIANA, NELLO STUDIO DEL CENTRO ALTREITALIE, IN PARTNERSHIP CON RADIO 24

Giovani, istruiti, originari del Nord Italia, invisibili -per metà- all’Anagrafe Italiani all’Estero (Aire), in fuga da un Paese “allo sfascio” e senza prospettive. E’ un’analisi impietosa, quella della “fuga dei talenti” italiana, emersa da un primo esame dei risultati del questionario “Nuove mobilità o nuove migrazioni”, realizzato dal Centro AltreItalie sulle Migrazioni Italiane/Globus et Locus, in partnership con la trasmissione di Radio 24 “Giovani Talenti”. Ha contribuito alla ricerca la Compagnia di San Paolo.

Età. I primi risultati del questionario, online sul sito www.altreitalie.it da novembre 2012 fino a fine febbraio 2013, e basati su un campione parziale di 936 italiani emigrati a partire dal 2000, rivelano come la maggioranza degli intervistati abbia un’età compresa tra i 25 e i 37 anni. Ben il 67% di loro proviene dal Nord Italia, solo il 16,42% dal Centro e il 16,54% dal Sud.

Per la maggior parte risiedono all’estero da meno di quattro anni: rientrano quindi ampiamente nella categoria della cosiddetta “nuova emigrazione professionale”. Il 43% è single. Solo il 24,5% ha figli.

Istruzione. La percentuale di laureati nel campione è doppia rispetto alle statistiche ufficiali Istat, raggiungendo il 56% (laurea triennale o magistrale). Il 13,3% ha un dottorato, l’8,1% un post-doc. Dati che indicano un tasso di emigrazione dei “dottori” decisamente superiore, rispetto alla media nazionale di laureati, ferma intorno al 20% nella fascia d’età dei 30-34enni.

Paesi di emigrazione. I primi cinque Paesi di espatrio sono, nell’ordine: Germania, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Spagna.

I motivi dietro l’emigrazione. La ricerca di lavoro costituisce la motivazione primaria di espatrio. È un lavoro spesso qualificato, quello ottenuto all’estero, come dimostrano le percentuali: il 18% ricopre l’incarico di dirigente o quadro, il 21% di docente universitario, il 14,6% di ricercatore.

Motivi di studio e ricerca di una migliore qualità della vita si collocano al secondo e terzo posto, rispettivamente, nei motivi di espatrio. Alla domanda “perché partire?”, le risposte costituiscono un vero e proprio atto d’accusa verso l’Italia: un Paese “allo sfascio”, “senza prospettive”, “ingiusto”, “corrotto e senza senso civico”, con cui “non ci si identifica più”. All’estero si trovano invece “opportunità di crescita professionale, umana e individuale” per sé e per i propri figli, “meritocrazia e opportunità che in Italia ci sogniamo”. Fino alle motivazioni più classiche, quali nuove esperienze e miglioramento delle lingue straniere.

Il ritorno in Italia è sicuro solo per il 18,7% degli emigrati: un 40% si dice invece incerto, mentre il 41,3% lo esclude a priori. Alla domanda “cosa dovrebbe cambiare in Italia?”, la maggioranza degli intervistati è accomunata da un’unica risposta: “tutto”.

I limiti delle statistiche ufficiali (Aire e Istat). Infine, la ricerca evidenzia tutti i limiti delle statistiche ufficiali: solo il 53% del campione si dichiara iscritto all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire). Circa la metà di loro è quindi “invisibile” alle statistiche ufficiali. Tesi -quest’ultima- confermata anche dall’indagine indipendente svolta dal Centro Altreitalie presso gli istituti statistici esteri, in merito ai flussi migratori degli italiani. L’indagine rivela cifre di espatrio molto più ampie, rispetto a quelle Istat/Aire. L’ufficio federale statistico tedesco, ad esempio, segnala che nel 2011 oltre 28.000 italiani si sono trasferiti in Germania, mentre negli Usa ogni anno vengono rilasciati oltre 20mila visti per “student and exchange visitors” a cittadini del Belpaese. Nel Regno Unito, sempre nel 2011, gli italiani che hanno richiesto il codice fiscale (senza il quale non si può aprire un conto nè lavorare) sono stati quasi 25.000 piazzandosi tra le prime sette nazionalità di immigrazione. Di questi oltre l’80% ha tra i 18 e i 34 anni.

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  1. Interessante…ma non sapevo che le isole non facessero più parte Dell’Italia…si parla solo di nord, centro e sud…

  2. Ovviamente le Isole sono comprese nel Sud. Guardiamo al senso dei risultati dell’indagine, non ai dettagli, pls

  3. Ciao Sergio, grazie anche per questa impietosa analisi. Fra i punti che maggiormente mi dispiace leggere e’ che i giovani se ne vanno con la chiara coscienza che DEVONO andarsene se vogliono costruirsi un futuro, e che se vogliono continuare a garantirselo questo futuro NON devono rientrare. Partire non e’ piu’ un’opzione. Non sono giovane come loro, ma ho comunque davanti a me almeno 20-25 anni di lavoro, e mi chiedo anche io come fare per continuare. I giovani che partono, oltre ad essere preparati, agguerriti ed intraprendenti, immagino siano anche privi di “spinte”, quindi persone abituate a camminare da soli contando solo sulle proprie capacita’ e risorse. E se accettano la grande sfida costituita dall’espatriare, quindi arrivare in un posto in cui nessuno sa nulla di loro, partire da zero, costruirsi una nuova vita, significa che hanno comunque la convinzione e l’ottimismo di riuscire a farcela. Guardiamo il lato positivo: se non altro, mostrando il meglio di noi, questi giovani contribuiscono a migliorare l’immagina dell’Italia nel mondo…possiamo provare a consolarci cosi!

  4. Chi se nè vá fá bene!! Non c’é nulla di buono in italia!! Penso di non morirci neanche io qua!! E una vergogna!!

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