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Con “Lo Hobbit” in Nuova Zelanda

In Storie di Talenti on 14 gennaio 2013 at 09:00

“All’estero c’è grande rispetto per il lavoro: in Italia ho avuto sempre e solo pesci in faccia. Mai un grazie. Quando c’è da lavorare si fa parte del team, coi capi: quando c’è da ricevere qualcosa, tu sei solo un impiegato. Nei Paesi anglosassoni, invece, c’è grande collaborazione tra tutti. E si dividono pure i risultati”.

Logica semplice e che non fa una grinza, quella espressa in poche righe da Giuseppe Tagliavini, 38enne digital compositor cinematografico per Weta Digital a Wellington, in Nuova Zelanda. Logica assolutamente trasportabile, dal mondo del cinema, alla cultura generale del lavoro in Italia. Cultura da cambiare, se intendiamo valorizzare al meglio i nostri talenti. Basti pensare che Giuseppe -lo scorso inverno- ha ottenuto la sua definitiva consacrazione nel mondo del cinema, lavorando al successo de “Lo Hobbit”.

Tutto ha inizio nella sua Ravenna, dove muove i primi passi nel mondo del cinema e dei cortometraggi. Conclusa l’Accademia di Belle Arti (tesi sugli effetti visivi nei film), Giuseppe si trasferisce a Roma, per lavorare a Cinecittà. Inizia come 3d artist, poi diviene compositor per film e pubblicità.

“Dopo qualche anno di esperienza, ho capito che non ero pagato adeguatamente, non ero considerato e che la mia carriera era arrivata a un vicolo cieco”, annota ora con amarezza Giuseppe. E’ il 2003: la mossa successiva lo vede emigrare in Gran Bretagna, per un corso di inglese, premessa necessaria al “salto nel mercato internazionale degli effetti visivi”.

Giuseppe inizia così a lavorare per la MPC: il suo primo film internazionale è Troy, cui seguiranno molti altri titoli già entrati nella storia del cinema. Lasciata Roma e l’ormai decaduta Cinecittà definitivamente alle spalle, Giuseppe diviene roto/prep supervisor, proseguendo contemporaneamente nella sua carriera di compositor. Verso la fine della scorsa decade, arrivano le prime collaborazioni con la neozelandese Weta Digital: presto arrivano pure nominations e premi, tra cui quelli per Avatar.

Nell’ultimo biennio Giuseppe opta per trasferirsi definitivamente in Nuova Zelanda: la sua ultima fatica è stata “Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato”, nelle sale di tutto il mondo lo scorso Natale.

Vivere in Nuova Zelanda è una fantastica esperienza“, annota Giuseppe, che elenca i suoi personali -e necessari- consigli all’Italia: a) rispetto e considerazione per il lavoro altrui; b) far avanzare in carriera solo chi merita (e non chi “conosce”); c) incentivi fiscali per chi importa progetti dall’estero (come in Canada, Singapore, UK); d) pagare stipendi adeguati alla professionalità; e) infine, maggiore serietà. In quest’ultimo caso Giuseppe ricorda di aver ricevuto chiamate, in passato, dalla Penisola: “mi chiedevano effetti hollywodiani con due soldi…” No comment.

Ospite della puntata è Giuseppe Squillaci, proprietario di CaneCane, società romana di produzione di effetti visivi e animazione. Con lui analizziamo il contesto lavorativo cinematografico in Italia, e commentiamo le occasioni professionali di cui Tagliavini ha potuto invece beneficiare all’estero.

Nella rubrica Expats torniamo a parlare, con maggiori dettagli, del progetto “La Fonderia dei Talenti”, legato alla legge Controesodo. “La Fonderia” si configura come il primo -concreto- “ponte” per fare matching tra i giovani professionisti che intendono tornare in Italia, e le aziende che potrebbero essere interessate ad assumere collaboratori dal profilo e dal background internazionale. Ne parliamo con Lorenzo Pompei, general manager.

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La discussione di gennaio: “Tre aspettative per il 2013: quali speranze affidate al nuovo anno, perché possa essere un anno di cambiamento? Inviateci i vostri tre punti fermi per innovare l’Italia, rendendola un Paese giovane, moderno e aperto alla circolazione dei talenti”

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Alla prossima puntata: sabato 19 gennaio, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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