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Le Cifre di una Fuga (all’estero)

In Fuga dei giovani on 9 gennaio 2013 at 09:00

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L’ultima statistica del 2012 pone serie, serissime riflessioni -in prospettiva- per il 2013. Fotografando l’ovvio (ma come al solito, chissà perché, le statistiche arrivano sempre con troppo ritardo…): la nuova emigrazione professionale è sempre più composta da giovani e laureati.

La statistica è stata diffusa a fine dicembre (clicca qui per il link al sito Istat). Contiene questi punti fondamentali:

50mila connazionali hanno lasciato l’anno scorso il Paese, 20mila in più di quanti vi hanno fatto rientro (circa 31mila). Si emigra soprattutto verso la Germania (quasi 7000), la Svizzera (quasi 6000) e UK (poco più di 5000 connazionali). A seguire, la Francia, che precede Stati Uniti, Spagna, Brasile, Argentina, Australia e Venezuela.

per regioni, emigrano di più i lombardi (quasi diecimila), seguiti da Lazio, Veneto e Sicilia. Quasi diecimila i cittadini della Lombardia che nel 2011 hanno fatto le valigie, diretti all’estero. Poco sotto le cinquemila unità le altre regioni. Questo dato conferma un trend ormai consolidato: si emigra ormai sempre più dalle regioni del Nord, il Sud segue a ruota. Ed è una novità abbastanza rilevante.

-il tasso d’incidenza sul totale della popolazione vede in testa -come regioni di emigrazione- Valle D’Aosta, Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia Giulia. Il Nord Ovest e’ l’area del Paese con più emigranti, ma il saldo negativo peggiore tra reimpatri ed espatri colpisce il Nord Est. In generale, il tasso tra espatri e reimpatri è negativo -in generale- per il Paese: emigra lo 0,8 per mille, rientra lo 0,5 per mille.

il 57% degli emigrati sono uomini: la meta’ sono 20-40enni, per un’eta’ media di 33 anni. Concentriamo l’attenzione su un dato, in particolare: tra i reimpatri di cittadini italiani, sono 20-40enni solo il 26,8% dei rientrati, per un’età media di 36,5 anni. E’ evidente come l’Italia perda soprattutto forze fresche e produttive (in uscita), mentre -quando si tratta di tornare- la componente maggiore coinvolge soprattutto bambini o adolescenti, oppure cittadini avviati verso la pensione. Non è spreco di capitale umano, questo? L’Istat stessa ammette che l’identikit di chi torna si configura soprattutto come persone che hanno concluso il percorso lavorativo.

la quota di laureati “over 24” emigranti balza dal 12% del 2002 al 27,6% del 2011: oltre 10mila i laureati in uscita, il doppio di quelli di rientro. Questo è il dato di crescita forse più spettacolare registrato dall’indagine, che certifica un trend ormai consolidato. E’ evidente come emigri, in percentuale, una fetta ben superiore, rispetto alla media generale della popolazione con laurea. Il biennio di svolta appare il 2006-2007, quando il balzo in avanti è stato di ben otto punti. E’ come se i laureati italiani avessero anticipato, andandosene dal Paese, la crisi strutturale che avrebbe colpito di lì a poco la Penisola.

-méta preferita dai laureati la Gran Bretagna, seguita da Svizzera e Germania. 

Il quotidiano “La Repubblica” ha provato a fare i conti di quanto costi al sistema-Paese, in termini di formazione, questo movimento in uscita. Parliamo dunque di costi  per formare cittadini fino al titolo di “dottore”. Prima che questo stesso Paese, in molti casi, li obblighi de facto a fare le valigie, “regalando” le loro competenze a nazioni straniere. Aggiungiamo che -per 10.635 laureati che lasciano l’Italia- ne rientrano solo 5751. Poco più della metà. Il saldo negativo è nettissimo.

Ebbene, secondo “La Repubblica”, parliamo di un costo in termini formativi pari a otto miliardi e mezzo di euro in dieci anni, quasi un miliardo l’anno.  Il dato è stato ottenuto incrociando i dati Ocse sui costi sostenuti dallo Stato per formare un laureato, con il totale dei laureati espatriati (secondo l’Istat).

Ciliegina sulla torta: anche il quotidiano britannico “The Times” rileva come ormai la Gran Bretagna sia divenuta una delle principali méte di approdo dei giovani mediterranei, in fuga dalla crisi: indovinate chi primeggia? Gli italiani, con 5370 assegnazioni del National Insurance Number nel primo trimestre 2012, davanti agli spagnoli (5350) e portoghesi (2640). L’Ansa aggiunge che -secondo dati consolari- ogni mese 950 italiani richiedono l’iscrizione all’Aire (anagrafe cittadini estero) in UK, di cui 540 giungono da cittadini che espatriano direttamente dalla Penisola (gli altri sonosoprattutto connazionali che già risiedono Oltremanica, ma che non si sono ancora messi i regola).

“Cifre che rappresentano la punta dell’iceberg”, ammette l’Ansa: sottoscriviamo. Come, ne siamo certi, rappresentano la punta dell’iceberg anche le statistiche dell’Istat. Temiamo infatti che il numero di cittadini italiani (e di laureati) sia ampiamente superiore a quello certificato. Probabilmente doppio. E’ certamente più corretto parlare di 100mila cittadini che espatriano ogni anno. Non più “braccia”. Ma sempre più capitale umano. Specchio di un Paese che fatica sempre più a credere in sé stesso. Da qui occorre ripartire. Con il nuovo anno.

 

 

 

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