sergionava

Immagini di ottimismo. Immagini di pessimismo.

In Declino Italia on 6 dicembre 2012 at 09:00

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Tutti gli indicatori segnalano un Paese che arranca: la disoccupazione giovanile, meno di una settimana fa, ha fatto registrare quota 36,5%, il livello più alto mai toccato nelle serie storiche. Riporta l’Istat: “la crescita della disoccupazione, diffusa su tutto il territorio nazionale, interessa entrambe le componenti di genere e in oltre la meta’ dei casi persone con almeno 35 anni“.

Prosegue l’Istat: “tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 639mila e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d’età“. Le più colpite, come sempre, le giovani donne del Sud, il cui tasso di disoccupazione ha praticamente raggiunto livelli greco-spagnoli: 43,2%.

E questa è solo la punta dell’iceberg, che vede l’Italia protagonista di una spirale di declino, del quale è difficile vedere la luce in fondo al tunnel:

-l’Ocse ha rivisto al ribasso le stime del nostro Pil: -2,2% nel 2012, -1% nel 2013;

-il Centro Studi Confindustria pronostica un nuovo aggravamento della flessione del Pil nel quarto trimestre 2012;

-uno studio del gruppo S&D all’Europarlamento ipotizza una recessione anche nel 2013 per la Penisola, con un -1,5% del Pil;

-Bankitalia prevede per le famiglie italiane un quinto anno di riduzione del reddito reale. Sono -insomma- sempre più vulnerabili.

Come essere ottimisti? Senza cadere nel pessimismo? Oggi vi proponiamo due immagini di ottimismo, verso un futuro che può e deve essere migliore. E una di pessimismo. Col rischio di ritorno a un passato… che minaccia di non andarsene mai.

la prima immagine di ottimismo è quella di Nicola Sansone, 21enne giocatore del Parma. Di lui ci si è accorti quando una decina di giorni fa ha messo ko l’Inter. Sansone è il simbolo di una piccola pattuglia di calciatori, figli di emigrati italiani, che stanno giocando nel nostro campionato. Il Corriere della Sera sintetizza così: “la mentalità tedesca e il senso di appartenenza italiano. La cultura del lavoro e la fantasia con la palla al piede. La valigia in mano e le radici sempre presenti“. E se dal calcio questo movimento di ritorno si estendesse, inglobando tutte le professioni e gli ambiti? Quale enorme potenziale di cambiamento si innesterebbe?

la seconda immagine di ottimismo ha il nome e il volto di Dino Distefano, 39enne professore ordinario alla Queen Mary University di Londra. Ha appena vinto il “Roger Needham Award”, una specie di Nobel dell’Informatica, assegnato a quanti si sono distinti nei dieci anni successivi al conseguimento del dottorato. Ha inventato e brevettato il “software del software”, medicina preventiva e necessaria per evitare che i grandi sitemi “crashino”. Al concorso per un dottorato a Pisa era stato bocciato. Troppo fuori dal giro, per meritarsi il posto riservato agli “eletti” dal professore. E’ di questa Italia vincente all’estero che abbiamo bisogno, quella di Dino… non dei cooptati.

la terza immagine, stavolta di pessimismo, ha il volto del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella. Come ha denunciato il Corriere della Sera, tra i cinque funzionari a tempo determinato per l’Autorità Garante della Concorrenza, freschi vincitori di un posto pubblico, figura anche Marco Lo Bue, 28 anni. Figlio di Giovanni Lo Bue, uno dei componenti del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana. Nonché già co-titolare, con Pitruzzella, della società “Vela e Natura”. Vi invitiamo a leggere l’articolo che racconta la vicenda: al di là di tutte le spiegazioni e giustificazioni successive, ci chiediamo come queste cose possano ancora avvenire nel 2012, in una Authority che -per definizione- dovrebbe garantire la “CONCORRENZA”.

E’ sul bilanciere dei segnali di ottimismo e pessimismo che si giocherà il futuro, anche prossimo, dell’Italia. Tra un Paese che prova a cambiare ed ammodernarsi, anche con l’aiuto di chi l’ha lasciato. E un Paese dove spunta sempre qualche “figlio di”, magari anche giovane, pronto a conservare e perpetuare l’esistente.

Da questa lotta emergerà l’Italia del futuro. Dinamica, moderna e innovativa. Oppure in inesorabile decadenza, con pochi potentati e corporazioni alla disperata ricerca di un po’ di grasso da spolpare ancora, mentre la torta si riduce sempre più.

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